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Spiego a Pandora cos’ e l’ acqua dolce

Dopo aver detto a Pandora tutto quello che sapevo sull’ acqua di mare , gli dissi – adesso ti spiego tutto quello che so sull’ acqua dolce e Pandora disse – ok , inizia pure quando vuoi . Io allora iniziai a dire a Pandora tutto quello che sapevo sul acqua dolce – Il termine acqua dolce indica genericamente ogni tipo di corso d’acqua interno, derivato più o meno direttamente dallo scioglimento dei ghiacciai e/o dall’acqua piovana. La definizione esclude quindi tutte le acque marine e lagunari, definite salate e salmastre, e comprende quindi laghi, stagni, fiumi, torrenti e ruscelli, tutti corsi d’acqua caratterizzati, come vuole il nome, da una salinità relativamente bassa.

Origini delle acque dolci

La fonte pressoché unica di tutte le acque dolci sono le precipitazioni atmosferiche, nelle varie forme di pioggia, neve, grandine, nebbia e così via. Queste possono concorrere a formare i sistemi di acque interne direttamente, oppure permanere in forma solida, laddove le condizioni climatiche lo permettano, formando nevi e ghiacciai che si sciolgono per effetto delle variazioni di temperatura stagionali. Questo fenomeno permette, in molte zone del Pianeta, un rifornimento continuo di acque dolci anche nei periodi di siccità, un fattore fondamentale nell’ecologia di tali aree, che andrebbero altrimenti incontro a desertificazione più o meno parziale nei periodi estivi.

Enormi quantità di acqua dolce permangono in forma di ghiaccio nelle calotte polari, localizzate al Polo Nord e Sud. Va rilevato però che, nel caso della calotta polare artica, l’acqua dolce che la costituisce non deriva in massima parte dalle precipitazioni, bensì sia acqua di origine marina andata incontro ad un processo di desalinizzazione a seguito del congelamento.

Infine, una frazione veramente minima dell’acqua dolce presente sulla superficie della terra deriva da fenomeni eruttivi, come emissioni vulcaniche.

Composizione chimica

 Per definizione, le acque dolci contengono meno di 500 parti per milione (ppm) di sali disciolti. Il seguente schema ricapitola le salinità percentuali che definiscono i vari tipi di acque:Salinità dell’acqua

 Acqua dolce Acqua salmastra Acqua salata Salamoia

 < 0,05% 0,05-3% 3-5% > 5%

 < 450 ppm 500-30.000 ppm 30.000 – 50.000 ppm > 50.000 ppm

All’interno di questo ambito, comunque, i livelli di salinità e la composizione chimica relativi ad acque in zone diverse del globo può variare molto, così come tale composizione può variare nel tempo in una stessa zona. Le precipitazioni, da cui le acque dolci originano, portano al suolo diversi materiali presenti nell’atmosfera, così come elementi provenienti dalle masse di acqua marina da cui le nubi si sono formate, o dalle regioni che queste hanno attraversato. Un fenomeno limite è quello delle piogge acide, dovuto alla presenza nelle nubi che originano le precipitazioni di solfuri e composti azotati, derivati dalle attività industriali.

Nelle zone costiere, le precipitazioni possono contenere elevati livelli di salinità, qualora le condizioni atmosferiche, ad esempio il vento, abbiano portato nell’atmosfera delle gocce di acqua marina nebulizzata, che poi ricadono a terra come pioggia. Precipitazioni di questo tipo possono contenere livelli elevati di sodio, magnesio, solfati e cloruri oltre che tracce di numerosi altri elementi.

Nei terreni desertici, o comunque con suoli secchi e polverosi, il vento può portare in quota sabbia e polvere che, concorrendo a formare le nubi, vengono trasportate lontano insieme ad esse per poi ricadere sotto forma di precipitazioni, originando il fenomeno noto come “piogge di sabbia”. A causa dei potenti venti in quota, queste possono avvenire in regioni molto lontane dalle zona d’origine, esempi tipici sono le “piogge di sabbia” che avvengono in Europa o Sud America a causa di nuvole provenienti dal Sahara, e possono portare le acque dolci di tali regioni ad avere livelli elevati di elementi quali ferro ed altri minerali.

 Distribuzione delle acque dolci

Solo il 3% di tutta l’acqua presente sulla superficie della Terra è dolce, e più dei due terzi di questa percentuale si trova in forma solida nei ghiacciai. Dell’acqua liquida presente sulla superficie terrestre, gran parte costituisce i grandi bacini lacustri, come i Grandi Laghi nordamericani o il Lago Baikal in Russia, che trattengono lo 0,26% delle acque dolci totali, e le paludi che ne costituiscono lo 0,03%. A causa della loro estensione ridotta rispetto ai precedenti, i sistemi fluviali e le falde acquifere sotterranee costituiscono una percentuale relativamente limitata delle acque dolci totali, lo 0,006%. L’atmosfera, infine, contiene lo 0,4% delle acque dolci totali.

Le acque dolci non sono distribuite uniformemente sulla superficie terrestre, essendo abbondanti in alcune regioni geografiche e pressoché assenti in altre. Queste variazioni dipendono dalla morfologia del terreno, dal clima (che a sua volta dipende in gran parte dalla latitudine), dalla temperatura, dai livelli di precipitazioni e via dicendo. Tutte queste variabili portano alla presenza di aree in cui le acque dolci sono estremamente scarse, come nelle regioni desertiche, e aree in cui invece la scarsità di acqua non si verifica quasi mai, come in molte regioni temperate e nelle foreste pluviali.

 Il lago nel termine naturale

L’acqua dolce come ecosistemica

Da un punto di vista ecologico, le acque dolci formano habitat raggruppabili in due grandi ecosistemi: gli ecosistemi lotici, che comprendono le acque in movimento, quindi quelle di fiumi, ruscelli, nonché le acque sotterranee che scorrono nelle falde acquifere, e gli ecosistemi lentici, costituiti da acque ferme e dunque da laghi, paludi, stagni, torbiere etc.

La vita in acqua dolce

Le acque dolci creano un ambiente ipotonico rispetto ai tessuti degli organismi viventi; una cellula vivente posta in tali condizioni assorbirebbe eccessive quantità di acqua attraverso il suo plasmalemma e si rigonfierebbe fino a lacerarsi o esplodere. Per questo motivo, gli animali acquatici adattatisi a vivere in acqua dolce hanno evoluto sistemi per liberarsi dell’acqua in eccesso, espellendone almeno tanta quanta ne viene assorbita. I protozoi ed altri organismi unicellulari utilizzano a questo scopo vacuoli contrattili, ma animali più complessi come i pesci d’acqua dolce possiedono organi appositi, quali nefroni e reni in grado di filtrare selettivamente il sangue ed espellere l’acqua in eccesso, insieme a sostanze di rifiuto quali composti azotati o anidride carbonica.

Questo sistema viene utilizzato anche da molti organismi terrestri, quali i mammiferi, per espellere l’acqua in eccesso assunta con la dieta.

L’acqua dolce come fattore ecologico

 L’acqua dolce è fondamentale per la sopravvivenza di tutti gli ecosistemi terrestri. La maggior parte degli organismi terrestri, fra cui i mammiferi, e la quasi totalità delle piante vascolari necessitano di acqua dolce per svolgere le funzioni fisiologiche, essendo impossibilitati ad utilizzare l’acqua salata a causa di problemi osmotici. Alcuni piccoli mammiferi come molti roditori ed altri animali riescono ad ottenere l’acqua necessaria per via metabolica, attraverso la digestione di piante e semi di cui si nutrono, ma la maggior parte degli animali deve avere accesso regolare ad una fonte di acqua dolce per sopravvivere.

Le acque dolci rappresentano perciò uno dei più importanti fattori ecologici; in ambiente terrestre essa costituisce in effetti il principale limitante per determinare la sopravvivenza di un determinato organismo in un particolare habitat.

L’evoluzione di metodi per ottimizzare gli scambi osmotici con l’ambiente esterno, per conservare la maggiore quantità di acqua possibile ed evitare l’essiccamento, ha guidato tutta l’evoluzione dei viventi una volta che questi hanno abbandonato i mari per colonizzare gli ambienti terrestri.

L’acqua dolce è importante anche per le attività umane in quanto, oltre ovviamente ad essere fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo stesso, la sua presenza o assenza condiziona attività produttive fondamentali quali l’agricoltura e l’allevamento, nonché molti tipi di industria. Per contro, le stesse attività umane possono portare ad inquinamento dei corsi d’acqua, o compromettere il ciclo idrologico portando in definitiva ad una diminuzione dell’acqua dolce disponibile, con conseguenti danni per gli ecosistemi che da essa dipendono.

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Spiego a Pandora cos’ e l’ acqua di mare

Dopo aver fatto vedere a Pandora le foto dei laghi , dei fiumi e dei mari come gli avevo detto , gli dissi – adesso ti spiego cos’ e l’ acqua di mare e Pandora disse – iniziai pure quando vuoi . Io allora iniziai a dire a Pandora tutto quello che sapevo sull’ acqua di mare – L’acqua di mare è l’acqua che costituisce i mari e gli oceani, in cui la concentrazione media dei sali disciolti è di 35 g/L. Negli oceani e nei mari si possono trovare molte forme di vita, tra cui vegetazione e animali (pesci).

Cosa contiene

La concentrazione di sale varia a seconda dell’apporto dei fiumi e dell’intensità di evaporazione, siccome solo l’acqua pura evapora i sali rimangono sul fondo. Dunque più fiumi affluiscono nel mare, minore sarà la concentrazione di sali, perché le acque vengono rimescolate disperdendo i sali. La proporzione dei sali, invece, rimane sempre uguale: in tutte le distese di acqua salata il più presente è il cloruro di sodio (NaCl), più comunemente detto “sale da cucina”.

Nelle acque marine si trovano anche nitrati e fosfati, che risalgono in superficie grazie alle correnti e favoriscono lo sviluppo degli organismi autotrofi (alghe).

Oltre al sale, ai nitrati e ai fosfati, nell’acqua marina ci sono due gas disciolti, l’ossigeno e l’anidride carbonica. Questi gas disciolti servono per effettuare i due processi che garantiscono la vita agli esseri viventi che popolano il mare: la respirazione e la fotosintesi clorofilliana. Infatti i pesci non respirano gli atomi di ossigeno contenuti nelle molecole d’acqua, ma le molecole di ossigeno disciolte. Senza le correnti, l’ossigeno rimarrebbe solo nei venti metri più superficiali, ma grazie a questi movimenti marini, arriva anche nella zona più profonda, la zona afotica.

Proprietà

 Oltre alle proprietà dell’acqua (capacità termica, tensione superficiale, capacità solvente, ecc.), l’acqua salata ha un’ulteriore caratteristica: il sale disciolto causa l’abbassamento del punto di fusione (abbassamento crioscopico) dell’acqua di circa 2 °C, permettendo ad alcune specie di pesci di vivere a temperature prossime agli 0 °C.

A causa dei sali disciolti ha una densità maggiore (circa 1,03 kg/dm3) rispetto all’acqua dolce e per questo gli oggetti immersi in essa, ricevendo una spinta idrostatica maggiore, galleggiano meglio.

Dati di percentuale

 

L’acqua salata costituisce il 96% circa dell’idrosfera e ricopre il 71% circa della Terra.

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Foto dei mari visti da Pandora

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Foto dei fiumi visti da Pandora

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Foto dei laghi visti da Pandora

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Spiego a Pandora cosa sono i Fiumi

Dopo aver spiegato a Pandora tutto quello che sapevo sui laghi , gli dissi – adesso ti spiego tutto quello che so sui fiumi e dopo se vuoi ti faccio delle immagini sia dei laghi , dei fiumi e dei mari , quando quanti Pandora mi senti dire quelle parole disse – si . Dopo iniziai a spiegare a Pandora tutto quello che sapevo sui fiumi – Il fiume è un corso d’acqua perenne (non va mai in secca) che scorre principalmente in superficie ma che può essere parzialmente sotterraneo; può essere alimentato dalle precipitazioni piovose, dallo scioglimento di nevi o ghiacciai o dalle falde idriche sotterranee. Dalla sorgente il fiume comincia la discesa verso valle con una pendenza variabile all’interno di uno spazio fisicamente delimitato da spartiacque (anch’esso variabile nel tempo) a percorso preferenziale, detto letto, che costituisce il fondo di una valle, che altro non è che il risultato del lavoro d’erosione compiuto dal fiume stesso nel corso di millenni. Il punto in cui il fiume nasce (dove l’acqua sgorga dal terreno) è la sorgente. Durante il suo percorso verso il basso, al fiume si possono unire altri corsi d’acqua, che costituiscono i suoi affluenti. Il fiume termina, eccetto rari casi, in un corpo idrico recettore, come un lago, un mare o un altro fiume. Il punto in cui il fiume sbocca nel corpo recettore è la sua foce.

Il fiume di norma ha una pendenza maggiore nei primi tratti dopo sorgente, e man mano che si scende di quota la pendenza diminuisce, così come la velocità. Questo andamento longitudinale prende il nome di profilo del fiume. Esiste un profilo ideale, il profilo d’equilibrio, che rappresenta la situazione nella quale non c’è né erosione né sedimentazione per tutta la lunghezza del fiume. Se il profilo reale è diverso da quello d’equilibrio, nei tratti in cui il primo è più alto del secondo avviene erosione, viceversa avviene sedimentazione.

La forza delle acque è tale da erodere la roccia e trascinare con sé detriti di varie dimensioni: pietre, legna e altri residui vegetali, fango, sabbia. Dopo aver superato i pendii più ripidi, il fiume comincia a depositare detriti sempre più piccoli e, una volta arrivato in pianura, lascia solo sabbia, fango e materiale molto minuto.

La quantità d’acqua che scorre in un fiume si misura con la portata, cioè il volume d’acqua che passa attraverso una sezione trasversale del fiume nell’unità di tempo. Difficilmente questa è costante, nella maggior parte dei casi si possono distinguere tre situazioni:

 magra, nei periodi più secchi, quando nel fiume scorre poca acqua;

 morbida, nei periodi umidi, in cui nel fiume scorre abbondante acqua;

 piena, quando scorre una quantità eccezionale di acqua tale da inondare aree che normalmente sono asciutte.

Considerando una sezione trasversale del fiume, è possibile individuare

 il letto del fiume, che è il terreno sul quale l’acqua scorre;

 l’alveo, è la parte della sezione trasversale occupata dal flusso dell’acqua (essendo la portata variabile, si potranno distinguere alveo di magra, alveo di morbida e alveo di piena);

 gli argini, non sempre presenti, che sono due rilievi del terreno paralleli all’alveo, che lo delimitano; possono essere naturali (formati dalla deposizione ai lati del flusso del materiale trasportato) o artificiali, costruiti per contenere il flusso al loro interno ed evitare che inondi le zone circostanti;

 la valle o la pianura alluvionale, cioè il territorio nel quale il fiume scorre: nel primo caso è un’incisione a forma di V nel territorio circostante, generata dall’erosione del fiume e delle precipitazioni, per questo la pendenza dei versanti è maggiore quanto è maggiore la compattezza del terreno; nel secondo caso è una pianura formata dai sedimenti depositati gli uni sugli altri dalle piene del fiume.

 la riva destra e la riva sinistra: guardando nel senso della direzione di scorrimento.

Il bacino di un fiume, infine, comprende tutta l’area nella quale l’acqua delle precipitazioni si raccoglie, tramite scorrimento e affluenti, nel fiume stesso.

Un corso d’acqua quando subisce forti variazioni di portata, tali che in alcuni periodi dell’anno può rimanere asciutto, prende il nome di torrente.

L’alveo di scorrimento

 Si tratta della sede all’interno della quale si verifica lo scorrimento delle acque fluviali. È proprio l’azione erosiva esercitata dalle acque che, agendo sul substrato roccioso, ne determina la progressiva escavazione. Per ciascun corso d’acqua è possibile individuare, in sezione trasversale, tre distinti alvei:

 Letto ordinario (o alveo di piena): costituisce il canale di scorrimento del fiume nei periodi di piena ordinaria, che si ripetono in primavera ed autunno. È chiaramente delimitato lateralmente da sponde, o scarpate, sub-verticali, oltre le quali si individua il piano del letto maggiore, in posizione leggermente soprelevata. Nel letto ordinario sono contenuti materiali grossolani, depositati conseguentemente alle variazioni di corrente, responsabili anche del continuo rimaneggiamento (con conseguente irregolarità) dell’alveo di scorrimento. Risulta scarsa, in virtù dei fenomeni alluvionali di piena, la presenza di vegetazione arborea.

 Letto di inondazione (o alveo maggiore): è costituito dalla superficie massima inondabile dal fiume nel corso delle alluvioni, è sopraelevato e di dimensioni maggiori rispetto al letto di scorrimento ordinario. Paradossalmente, l’attività umana di prelievo (spesso indiscriminato) del sedimento fluviale, per la produzione di laterizi, può dal luogo ad un abbassamento del livello di scorrimento del letto di inondazione. In questo modo, anche in fase di piena, diviene più difficile per il fiume dar luogo a fenomeni alluvionali. Il letto di inondazione è caratterizzato dalla presenza di sedimenti e materiale grossolano, depositati dalle acque nelle fasi di esondazione.

 Letto di magra (o canale di scorrimento): rappresenta il canale in cui, nelle fasi di magra, si limita a scorrere la blanda corrente fluviale. Rappresenta la fascia di maggior profondità, e non è costituito da argini sufficientemente definiti da permetterne immediatamente la distinzione dal canale ordinario, nel quale si forma. In generale, è costituito da un canale di scorrimento che, spesso, tende a dividersi e riunirsi senza soluzione di continuità, in base all’azione di escavazione dei sedimenti del letto ordinario, esercitata dalla corrente di magra.

Da un punto di vista morfologico, il letto di inondazione è il più ampio, ed al suo interno contiene il letto ordinario il quale, a sua volta, comprende il più piccolo letto di magra.

L’alveo di un fiume può assumere diverse forme a seconda della natura dei territori attraversati e della loro pendenza. In particolare nelle zone dove la pendenza è maggiore i corsi d’acqua possono superare salti di roccia poco erodibile con cascate o rapide oppure approfondire il proprio corso fino a formare canyon. In aree pianeggianti o sub-pianeggianti lo scorrimento del fiume dà spesso origine a meandri, lanche o canali intrecciati.

La foce

 La foce di un fiume, cioè il punto in cui si immette in un corpo d’acqua, può infatti essere di tre tipi: semplice, a delta o ad estuario.

 La foce semplice è una foce ad un solo ramo.

 La foce a delta è la foce nella quale le acque del fiume si dividono in due o più rami, prendendo una caratteristica forma triangolare cosicché la forma della foce ricorda quella della lettera delta dell’alfabeto greco. Essa si forma quando la corrente del mare (poco profondo) è così debole che non riesce a portar via i sedimenti trasportati dal fiume, le sabbie si depositano e impediscono alle acque di arrivare direttamente al mare e quindi si dividono in più rami (tra i fiumi con una foce a delta ci sono il Po, il Danubio, il Nilo ed il Mississippi).

 La foce ad estuario è quella in cui le sponde del fiume si allargano ad imbuto (come per esempio nei fiumi Senna, Congo e Tamigi) e si forma quando la forza del mare (onde e flussi di marea) è così violenta che spazza subito via i sedimenti del fiume. Il mare col tempo allarga sempre di più la foce e abbassa il letto del fiume (estuario, in latino, vuol dire appunto “luogo dove le acque sono agitate”).

Caratteristiche

 Le caratteristiche strutturali più importanti di un fiume (e che quindi lo caratterizzano in modo particolare) sono sicuramente:

 il profilo (il percorso che segue dalla sorgente alla foce) che per fenomeni di erosione, trasporto e sedimentazione cambia nel tempo, fino a che non raggiunge una particolare forma detta profilo di equilibrio, cioè l’andamento più breve e più stabile che il fiume può avere

 la portata (il volume d’acqua che passa in una sezione del fiume in un minuto-secondo)

 il regime (ovvero l’insieme delle variazioni della portata durante un periodo annuale)

 il coefficiente di deflusso (il rapporto fra il deflusso, ossia il volume di acqua che esce attraverso una sezione nell’unità di tempo, e l’afflusso meteorico, ossia le precipitazioni).

 

Tutte queste caratteristiche sono da rapportare alle condizione climatiche, e geolitologiche del territorio attraversato dal corso d’acqua in esame. Anche il letto di un fiume (come la sua foce), può assumere aspetti differenti (si possono suddividere infatti i letti di un fiume in letti di magra o di piena), e lo studio della sua sezione è utile per la determinazione delle sue caratteristiche, ed in particolare per quelle di sedimentazione. La capacità di sedimentazione di un fiume, infatti, se molto elevata in pianura, porta sovente alla sopraelevazione del suo letto rispetto al piano di campagna (come nel caso di un fiume pensile).

Molto importanti, a questo proposito, sono quindi le opere d’ingegneria, con cui s’intende governare i corsi d’acqua, diminuirne l’azione erosiva, migliorarne la navigabilità, e difendere abitanti e campagne dalle loro piene (a volte disastrose).

Diritto

A livello nazionale il R.D.L. n. 3267 del 31/12/1923 impone il vincolo (denominato impropriamente “forestale”) per determinati territori individuati all’interno dei singoli bacini fluviali, che soggetti a determinati usi, possono subire danni di carattere idrogeologico. Tale legge è stata in molte regioni superata dalla normativa regionale, competente ormai in materia.

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Spiego a Pandora cosa sono i laghi

Dopo aver detto a Pandora tutto quello che sapevo sui fiumi , gli dissi – adesso ti spiego tutto quello che so sui laghi e Pandora disse – ok , iniziai pure quando vuoi . Io allora quando era pronto iniziai a spiegare a pandora tutto quello che sapevo sui laghi – Un lago è una grande massa per lo più d’acqua dolce raccolta nelle cavità terrestri. I laghi di grosse dimensioni sono alle volte chiamati “mari interni”, mentre talvolta i piccoli mari sono chiamati laghi. Due esempi sono: il Grande Lago Salato ed il Mar Morto. Tipologie

In realtà ci sono differenti tipi di laghi:

 laghi di superficie (comunemente chiamati soltanto laghi)

 laghi sotterranei

 laghi stagionali, un esempio di lago stagionale è il lago Eyre in Australia che è riempito quando le piogge stagionali sono abbondanti

 laghi subglaciali, un esempio di lago subglaciale è il lago Vostok che si trova sotto i ghiacci dell’Antartide Lago proglaciale.

Origine dei laghi

Una classificazione dei laghi viene fatta in base al tipo di evento geologico responsabile alla loro formazione.

 endoreici, come il Mar Caspio o il Lago d’Aral senza emissari;

 tettonici, dovuti allo sprofondamento di tratti della superficie terrestre, come il Tanganica, il Malawi e il Vittoria;

 vulcanici

 craterici come il Lago Albano o il Lago di Nemi;

 di caldera come il Lago di Bolsena o il Lago di Bracciano;

 alluvionali, quando un corso d’acqua, ad es. il Brenta trova dei depositi alluvionali sul proprio corso, creando così il Lago di Levico e il Lago di Caldonazzo;

 glaciali, dovuti alla erosione da parte di lingue glaciali, come i laghi della zona prealpina, ad es. i Cento Laghi;

 morenici, quando la contropendenza è dovuta ad un deposito morenico di un fronte glaciale, come nel Canavese il Lago di Candia o quello di Viverone;

 carsici

 superficiali, in corrispondenza di doline e spesso molto piccoli;

 sotterranei, entro grotte, spesso collegate fra di loro da sifoni;

 di sbarramento naturale di un corso d’acqua, entro una valle, ad opera di frane di grandi dimensioni, un esempio è il Lago di Alleghe;

 costieri, situati nelle estreme vicinanze della costa e spesso composti d’acqua salmastra (es. il lago di Varano e il lago di Lesina)

 lacustri, ovvero specchi d’acqua o veri e propri laghi non molto grandi contenuti in un’isola a sua volta inserita in un altro lago, come il lago Manitou, che è il più grande rappresentante di questo genere;

 artificiali, dovuti alle opere costruite dall’uomo, spesso dighe per la produzione di energia elettrica, per es. il Lago di Corbara.

In regioni aride sottoposte ad intense piogge stagionali, viene utilizzato in geomorfologia il termine laghi effimeri per indicare depressioni poco profonde riempite dagli apporti meteorici durante la stagione piovosa e sottoposti a rapido essiccamento per l’intensa evaporazione durante la stagione arida. L’evaporazione delle acque meteoriche provoca la concentrazione e la deposizione progressiva dei sali(nell’ordine: carbonati, solfati e cloruri), dando origine a depositi evaporitici in forma di croste superficiali e noduli.

Fine dei laghi

 La maggior parte dei laghi ha una vita relativamente breve (su scala geologica) in quanto vengono cancellati da due fenomeni:

 l’interramento dovuto alla sedimentazione in corrispondenza degli immissari, dovuta all’improvviso calo della velocità della corrente;

 l’erosione della soglia (punto più basso del bordo della conca lacustre) ad opera dell’emissario.

A questi, per i laghi con sponde basse e clima adatto, si aggiunge l’interramento dovuto allo sviluppo di canneti ed altra vegetazione di riva. Un esempio di questo fenomeno è il Lago Trasimeno.

Equilibrio idrico

 I laghi sono solitamente alimentati da fiumi (detti immissari) , da sorgenti , da ghiacciai oppure da piogge, e questo influisce sulla salinità e acidità dell’acqua. L’acqua defluisce naturalmente dai laghi tramite fiumi (detti emissari) ed evaporazione.

I laghi sono una grossa riserva di acqua dolce utilizzate dall’uomo per l’irrigazione dei campi, come fonte di acqua potabile ed in alcuni casi anche per produrre energia elettrica.

Le correnti d’acqua

L’acqua nei laghi non è ferma, come spesso erroneamente si pensa: oltre alle correnti derivanti dalla presenza di immissari ed emissari (anche sotterranei), possono formarsi dei gorghi o delle onde dovute a varie cause, tra le quali l’azione del vento sulla superficie. Inoltre i laghi sono soggetti ad una serie di movimenti, detti sesse, veri e propri spostamenti periodici di acqua da una parte all’altra del bacino, osservabili come veri e propri dislivelli tra una parte e l’altra della costa. Nel Lago di Bolsena sono state registrate sesse anche di 50 cm.

Proprietà termiche dei laghi

 Le proprietà termiche di un lago sono il fattore fisico più importante del determinare il ciclo annuale e giornaliero di un lago, queste influenzano le caratteristiche chimiche delle acque ed in ultima analisi l’ecologia degli organismi costituenti l’ecosistema lacustre.

La principale fonte di calore di un lago è la radiazione solare che cede calore venendo assorbita dall’acqua. L’acqua però ha una scarsa tendenza a cedere calore per diffusione molecolare, motivo per cui solo lo strato superficiale (nell’ordine di alcuni metri) risulta influenzato dalla temperatura esterna, e viene chiamato epilimnio. Nello strato immediatamente sottostante all’epilimnio la temperatura varia rapidamente con la profondità, esso viene chiamato metalimnio. Segue poi, se il lago è abbastanza profondo, uno strato in cui la temperatura si mantiene costante intorno ai 4 °C, questo strato è detto ipolimnio.

A differenza della maggior parte delle sostanze, la cui densità aumenta al diminuire della temperatura e quindi la densità della sostanza allo stato solido è maggiore della densità dello stato liquido, l’acqua ha un comportamento diverso: il massimo di densità si ha alla temperatura di 4 °C, tanto è vero che lo stato solido dell’acqua, ovvero il ghiaccio, galleggia. Per questo motivo l’acqua alla temperatura di 4 °C essendo la più densa e pesante, si trova nello strato più profondo. Un tipico lago profondo della zona temperata in estate avrà nell’epilimnio una temperatura alta con acque poco dense, che galleggiano sullo strato ipolimnico più denso e freddo, separate da un sottile strato metalimnico. Questo profilo di densità, determinato dalla differente temperatura, impedisce alle acque dei vari strati di mescolarsi fra loro (stratificazione termica), limitando gli scambi di sostanze disciolte e particellate. In inverno, se la temperatura delle acque superficiali scende al disotto dei 4 °C, arrivando a formare del ghiaccio, si avrà una stratificazione termica inversa, con l’epilimnio più freddo, ma comunque più leggero per via dell’anomalia della curva di densità, che galleggia su un ipolimnio più caldo ma più pesante. Tra le due situazioni sopra descritte intercorrono tipicamente due fasi dette di piena circolazione (olomissi), in primavera ed in autunno, in cui tutta la colonna d’acqua si trova a 4 °C, e nelle quali scompare la stratificazione termica, in queste condizioni il vento può innescare un rimescolamento completo delle acque.

Al variare delle condizioni climatiche e della profondità del corpo lacustre i cicli annuali e giornalieri di laghi diversi differiscono notevolmente, si distinguono quindi:

 Laghi olomittici, presentano almeno una fase di piena circolazione

 Laghi dimittici, due fasi di piena circolazione (tipicamente i laghi delle zone temperate)

 Laghi monomittici, una sola fase di piena circolazione (tipicamente i laghi sub-polari ed i laghi sub-tropicali)

 Laghi meromittici, privi di una fase di piena circolazione (con stratificazione perenne dovuta al profilo della temperatura e/o all’eccesso di sali dissolti nella acque, aumentandone così la densità, sul fondo)

 Laghi oligomittici, con fasi di piena circolazione non regolari negli anni.

Attività sportive

Nei laghi, oltre alla pesca, vengono praticate numerose attività sportive, tra le quali il canottaggio, la vela, il windsurf e le immersioni subacquee. Piuttosto diffusa la balneazione estiva, anche se i laghi rappresentano un pericolo mediamente più alto rispetto alle coste marittime, per diversi motivi: l’acqua è più fredda, possono essere presenti correnti o vortici inaspettati, sono spesso senza sorveglianza, non c’è un bagnino né alcun attrezzo di salvataggio.

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Faccio capire a Pandora cos’ e il mare e quanti ce ne sono

Il Giorno dopo io dissi a Pandora – oggi ti spiego il mare e quanti mari ci sono e Pandora disse – ok , iniziai pure quando vuoi . Io allora iniziai a spiegare a Pandora tutto quello che sapevo sui mari – Il mare è una vasta distesa di acqua salata a ridosso dei continenti e connessa con un oceano. Lo stesso termine è alle volte usato per indicare laghi, normalmente salati, che non hanno sbocchi sull’oceano: esempi sono il Mar Caspio, il Mar Morto ed il Mar di Galilea. Il termine mare è usato anche come sinonimo di oceano quando esprime un concetto generico, per esempio quando si parla dei mari tropicali o dell’acqua marina riferendosi a quella oceanica in generale. Il confine tra acqua e terra è denominato costa o litorale. Il mare, non essendo solido, presenta vari movimenti delle acque che lo compongono e i principali movimenti sono:

 le onde (generate dal vento, dai terremoti e maremoti )

 le maree (dovute all’attrazione di alcuni corpi celesti, principalmente la Luna ed il Sole)

 le correnti marine (superficiali e sottomarine, causate dalle diverse temperature dell’acqua).

Altri fenomeni marini che determinano dei movimenti delle acque sono gli uragani e le trombe marine.

La condizione del mare è determinata dalla scala Douglas.

Mari

Sono suddivisi secondo l’oceano di appartenenza.

Oceano Pacifico

 Mar di Bering

 Mare di Bismarck

 Golfo dell’Alaska

 Golfo di California

 Mare di Okhotsk

 Mar del Giappone

 Mar Cinese Orientale

 Mar Cinese Meridionale

 Mar Giallo

 Mare di Sulu

 Mare di Celebes

 Mare delle Molucche

 Mare di Ceram

 Mar di Bohol

 Mar delle Filippine

 Mar di Sibuyan

 Mar di Flores

 Mar di Banda

 Mare degli Arafura

 Mar di Giava

 Mar di Tasmania

 Mar dei Coralli

 Mare delle Salomone

 Oceano Atlantico

Baia di Hudson

 Baia di James

 Baia di Baffin

 Golfo di San Lorenzo

 Mar dei Caraibi

 Golfo del Messico

 Mar dei Sargassi

 Mare del Nord

 Mar Baltico

 Golfo di Botnia

 Mar d’Irlanda

 Mare Celtico

 La Manica

 Mar Mediterraneo

 Mar Adriatico

 Mar Ionio

 Mar Ligure

 Mar Tirreno

 Mare di Corsica

 Mare di Sardegna

 Canale di Piombino

 Canale di Corsica

 Canale di Sardegna

 Mar di Sicilia

 Stretto di Sicilia

 Mare delle Baleari

 Mare di Alboran

 Mar Libico

 Golfo della Sirte

 Mar Egeo

 Mar di Levante

 Mar Nero

 Mar d’Azov

 Mar di Marmara

Oceano Indiano

 Mar Rosso

 Mar Arabico

 Golfo Persico

 Golfo di Oman

 Golfo di Aden

 Canale del Mozambico

 Golfo del Bengala

 Mare delle Andamane

 Stretto di Malacca

Mare Glaciale Artico

 Mar Glaciale Artico

 Mar di Groenlandia

 Mare di Barents

 Mar Bianco

 Mare di Kara

 Mar di Beaufort

 Golfo di Amundsen

 Mar dei Chukchi

 Mare di Laptev

 Mare della Siberia Orientale

Mari Antartici

 Mare di Weddell

 Mare di Ross

Mari senza sbocco sull’oceano

 Lago d’Aral

 Mar Caspio

 Mar Morto

 Mar di Galilea

Mari extraterrestri

La Luna è caratterizzata da varie configurazioni morfologiche chiamate mari. Sono stati chiamati mari perché il colore più scuro faceva presupporre la presenza di acqua, nonostante si tratti in verità di pianure basaltiche. Sulla Luna è presente dell’acqua sotto forma di ghiaccio; l’origine di tale ghiaccio dovrebbe essere dovuta a comete che si sono scontrate con il satellite in posizioni poco o per nulla irradiate dai raggi del Sole. Acqua liquida potrebbe essere presente sulla superficie o nel sottosuolo di molti satelliti, tra cui ricordiamo principalmente Europa, una delle lune di Giove. Si pensa che Europa ospiti al suo interno un vero e proprio oceano sotto la superficie ghiacciata, circondante tutto il satellite. Si pensa che sulla superficie di Titano siano presenti Idrocarburi liquidi, anche se sarebbe più esatto descriverli come “laghi” al posto di “mari”.