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Foto della Balena vista da Pandora

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Spiego a Pandora la balena

Dopo aver spiegato a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sul delfino e avergli fatto vedere due foto del delfino , io dissi a Pandora – ora ti spiego tutto quello che c’e da sapere sulla balena e Pandora disse – ok e se ci sono foto fammele vedere e io dissi – certamente Pandora . Dopo aver detto questo a Pandora , gli iniziai a dire a tutto quello che c’ era da sapere sulla balena – In senso lato con ‘balena’ si intende qualsiasi cetaceo di gigantesca taglia (Capodogli, Balenottere, Megattere, Balene vere). Il termine è usato in questo senso in espressioni come “caccia alla balena”, “canto delle balene”, “protezione delle balene” ecc.

 

Comportamento

 

A causa del loro habitat, le balene sono “respiratrici coscienti”: devono decidere quando respirare. Ma allora come dormono? Tutti i mammiferi dormono e così fanno anche le balene, con l’unica differenza che non possono cadere in uno stato di incoscienza per periodi troppo lunghi, proprio perché devono essere coscienti per poter respirare. La soluzione a questo problema è ottenuta facendo sì che sia solo un emisfero per volta del loro cervello a dormire. Così le balene non sono mai completamente addormentate ma possono comunque riposare secondo i loro bisogni. I cetacei dormono circa 8 ore al giorno. Sulla sommità del dorso si può riconoscere un foro denominato cocchiume che viene utilizzato dal mammifero per espellere i residui idrici e mucosi presenti nell’apparato respiratorio.

 

Riproduzione

 

Le femmine di balena danno alla luce normalmente 10-11 piccoli lunghi dai 5 ai 7 m. Sono dei placentati. Nella maggior parte delle balene la maturità riproduttiva arriva tardi, tipicamente a sette-dieci anni. Questa strategia fornisce ad ogni nuovo nato un’alta percentuale di sopravvivenza.

 

Al parto il piccolo nasce facendo uscire prima la coda, in modo da minimizzare il rischio di affogare. Le madri delle balena nutrono i giovani in modo attivo, spruzzando il latte grasso nelle loro bocche.

 Filogenesi

 

Le balene sono discendenti dei mammiferi che vivevano sulla terraferma. I loro antenati hanno iniziato ad adattarsi alla vita acquatica approssimativamente 50 milioni di anni fa. Una recente scoperta (2009: la notizia è stata pubblicata dalla rivista americana online PLosOne, Public Library of Science) conferma l’ipotesi che i più antichi antenati dei cetacei attuali avevano origini terrestri: le balene venivano a terra per partorire.

 

Numeri

 

La balena azzurra è il più grande tra i cetacei viventi, le sue dimensioni arrivano a 33 metri di lunghezza per 160 tonnellate di peso, l’equivalente di 28-30 elefanti africani adulti. Queste balene possono avere un pene che arriva anche ai 2.4 metri di lunghezza notizia particolarmente interessante.

 

Balene ed esseri umani

 

Conservazione

 

La maggior parte delle specie di grandi balene sono a rischio di estinzione a causa della caccia a cui sono sottoposte. Tuttavia sono i delfini di fiume i cetacei che attualmente rischiano di più da questo punto di vista, soprattutto a causa dell’antropizzazione del loro habitat naturale. Questi cambiamenti sono nella maggior parte dei casi determinati dal crescente sviluppo economico come la costruzione di sbarramenti e dighe per scopi di irrigazione o produzione di elettricità. Per esempio la diga “Three Gorges Dam” sul fiume cinese Yangtze sta minacciando la sopravvivenza del delfino di Yangtse. Inoltre, le grandi dighe che sono progettate sul fiume di Irrawaddy in Myanmar e sul fiume Mekong lungo la Thailandia ed il Laos potrebbero condurre all’estinzione dei delfini di Mekong e di Irrawaddy. Alcune di queste dighe, come la diga di “Nam Theun 2 Dam” nel Laos, sono sostenute da gruppi internazionali a sostegno della conservazione naturale come la World Conservation Union.

 

Caccia alla balena

 

Per i secoli le grandi balene sono state cercate per l’olio, la carne, i fanoni e l’ambra. Fino alla metà del ventesimo secolo, la caccia alla balena ha condotto molte popolazioni di balene alla quasi estinzione. La commissione internazionale di caccia alla balena ha introdotto una moratoria sulla caccia alla balena nel 1986. Per vari motivi alcune eccezioni a questa moratoria esistono; le nazioni che correntemente praticano la caccia alla balena sono: la Norvegia, l’Islanda ed il Giappone. Oltre a queste ci sono anche le comunità aborigene della Siberia, dell’Alaska e del Canada del Nord, perché la caccia alla balena fa parte della loro tradizione culturale ed un mezzo di sostentamento primario della popolazione. Il 21 dicembre 2007 il Giappone rinuncia alla caccia alle specie a rischio estinzione, tuttavia non abolendola del tutto.

 

Reti da pesca

 

Parecchie specie di piccole balene restano impigliate nelle reti dei pescatori durante le fasi di pesca, questa situazione può impedire alle balene di risalire in superficie a respirare e le condanna ad una morte per annegamento. Questo capita specialmente durante la pesca del tonno nell’Oceano Pacifico dove ogni anno migliaia di delfini muoiono annegati. In vari paesi le piccole balene sono ricercate come fonte alimentare pregiata, per l’olio o per la carne da usare come esca.

 

Sonar e test sismici

 

Gli ecologi lungamente hanno sostenuto che alcuni cetacei, comprese le balene, sono messi in pericolo dai sonar usati nei mezzi navali più moderni.

 

Nel 2003 scienziati britannici e spagnoli hanno suggerito con vari articoli pubblicati sulla rivista Nature che i sonar possono causare spiaggiamenti e causare embolie gassose . Gli spiaggiamenti di balene sono diffusi tra varie specie (maggiormente tra quelle che usano un sistema di ecolocazione). Per studiare il fenomeno sono stati presi in considerazioni tutte le registrazioni di spiaggiamenti degli ultimi 1.000 anni riportate in scritti religiosi e nelle indagini scientifiche per cercare di valutare l’incidenza dei sonar in questo fenomeno.

 

A seguito di un crescente interesse pubblico, l’ordinamento giudiziario degli Stati Uniti ha ordinato al reparto della difesa degli Stati Uniti di limitare rigorosamente l’uso del sonar a bassa frequenza durante il periodi di pace. Tentativi per ottenere simili risultati sulle navi inglesi, effettuati in Gran Bretagna dalle società per la conservazione delle balene e dei delfini, non hanno per ora ottenuto esiti positivi. Il Parlamento Europeo d’altra parte ha chiesto ai membri dell’UE di limitare l’uso di sistemi sonar di una certa potenza fino a quando non si saranno fatti studi sugli impatti ambientali di tali tecnologie .

 

Inoltre i conservazionisti sono preoccupati anche che i test sismici usati per rilevare giacimenti di petrolio e di gas sottomarini possono danneggiare le capacità di ecolocazione e di udito delle balene. Suggeriscono anche che le modifiche, ai campi magnetici naturali, causate dai test possono essere a loro volta responsabili degli spiaggiamenti. A questo proposito si veda: test sismici e l’impatto di suoni ad intensità molto elevate sulle balene, Lindy Weilgart, Dipartimento di Biologia Dalhouise University (formato PDF)

 

Letteratura

 

Bibbia

 

La Bibbia sembra accennare alle balene per quattro volte: « e Dio creò le grandi balene »

 (Genesi 1:21)

 « Son io forse il mare oppure una balena (mostro marino), perché tu mi metta accanto una guardia? »

 (Giobbe 7:12)

 « tu sei come un giovane leone delle nazioni, e tu sei come una balena nel mare »

 (Ezechiele 32:2)

 « per come Giona erano tre giorni e tre notti nella pancia della balena; così il figlio dell’uomo sarà di tre giorni e tre notti nel cuore della terra »

 (Matteo 12:40)

 

Tutte le citazioni sono desunte dalla versione di re Giacomo. Tuttavia, non c’è prova o evidenza che provi che questi animali citati del mare erano effettivamente balene.

 

Famoso è il libro di Giona (nella versione di re Giacomo e in alcune altre traduzioni) non si usa la parola “balena”, riferendosi dappertutto a “un pesce” o a “un grande pesce”: « ora il Signore aveva preparato un pesce grande per ingoiare Giona. E Giona rimase nella pancia del pesce per tre giorni e tre notti. »

 (Giona 1:17)

 

Luciano di Samosata

 

Nel romanzo fantascientifico di Luciano di Samosata, Storia Vera, l’autore e il gruppo di compagni è inghiottito, nel libro II, da un κτος, cioè un cetaceo, una balena. I personaggi possono vivere per alcuni mesi nel corpo della balena nutrendosi dei pesci e degli uccelli che entrano nel corpo del cetaceo, costruendo abitazioni sui sedimenti che si trovano nell’enorme corpo della bestia.

 

Herman Melville

 

La caccia delle balene è l’argomento di uno dei classici della letteratura americana, Moby Dick di Herman Melville. Melville ha classificato le balene come “un pesce sputante con una coda orizzontale”, malgrado nel secolo precedente la scienza già suggeriva altrimenti.

 

Il libro di Melville è un lavoro straordinario, è in parte una storia di avventura, parte è un’allegoria metafisica e parte è storia naturale; è essenzialmente un sommario completo delle conoscenze del XIX secolo circa la biologia, l’ecologia e l’importanza culturale delle balene.lui si è ispirato al racconto di Owen Chease, che ha raccontato di aver visto una balena bianca nell’Oceano Pacifico. Gli abitanti di Moca la chiamarono Moca Dick, poiché è stata avvistata nai pressi della città di Moca.

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Foto del delfino visto da Pandora

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Spiego a Pandora cos’ e il Delfino

Dopo aver spiegato a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sui canguri e avergli fatto vedere una foto sui canguri , io dissi a Pandora – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sul delfino e Pandora disse – ok e se ci sono foto fammele vedere e io dissi – certamente Pandora . Dopo io iniziai a dire a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sul Delfino – Con il nome di delfini si indica comunemente un gruppo parafiletico di mammiferi marini appartenenti all’ordine degli Odontoceti e che raggruppa le famiglie Delphinidae (delfini oceanici) e Platanistidae (delfini di fiume), i cui membri generalmente sono di piccole dimensioni.

 

Il termine “delfino” talvolta viene utilizzato per riferirsi specificamente alle specie più conosciute: il tursiope ed il delfino comune.

 

Anche il narvalo e il beluga vengono occasionalmente chiamati delfini, pur essendo classificati nella famiglia Monodontidae. Sono state classificate quasi 40 specie di delfino suddivise in 17 generi. Variano in dimensione da 1.2 m e 40 kg (Cephalorhynchus hectori maui) a 9.5 m e 6 tonnellate (orca). La maggior parte delle specie pesano da 50 a 200 kg.

 

Sistematica

 

Sottordine Odontoceti (Odontoceti)

 Famiglia Delfinidi (Delphinidae)

 Genere Delphinus

 Delphinus capensis

 Delphinus delphis (Delfino comune)

 Genere Tursiops (Tursiope o delfino tursiope)

 Tursiops truncatus (Tursiope)

 Tursiops aduncus (Tursiope indo-pacifico)

 Tursiops gillii (Tursiope di Gill)

 Genere Lissodelphis (Lissodelfino o delfino-balena franca)

 Lissodelphis borealis (Lissodelfino del nord)

 Lissiodelphis peronii (Lissodelfino del sud)

 Genere Sotalia

 Sotalia o delfino di fiume (Sotalia fluviatilis)

 Sotalia della Guyana, (Sotalia guianensis)

 Genere Sousa

 Delfino bianco della Cina Sousa chinensis’

 Delfino del Camerun, Sousa teuszii

 Genere Stenella

 Stenella frontalis (Stenella maculata Atlantica)

 Stenella clymene

 Stenella attenuata (Stenella maculata Pantropicale)

 Stenella longirostris (Stenella dal lungo rostro)

 Stenella coeruleoalba (Stenella striata)

 Genere Steno

 Steno bredanensis (Steno o delfino dai denti rugosi)

 Genere Cephalorynchus (Cefalorinchi)

 Cephalorhynchus eutropia

 Cephalorhynchus commersonii (Cefalorinco di Commerson)

 Cephalorhynchus heavisidii

 Cephalorhynchus hectori (Cefalorinco di Hector)

 Genere Grampus

 Grampus griseus (Grampo)

 Genere Lagenodelphis

 Lagenodelphis hosei (Delfino del Borneo)

 Genere Lagenorhyncus (Lagenorinchi)

 Lagenorhynchus acutus (Lagenorinco dai fianchi bianchi)

 Lagenorhynchus obscurus

 Lagenorhynchus cruciger

 Lagenorhynchus obliquidens (Lagenorinco dai denti obliqui)

 Lagenorhynchus australis

 Lagenorhynchus albirostris (Lagenorinco dal becco bianco)

 Genere Orcaella

 Orcaella brevirostris (Orcella o delfino dell’Irravaddi)

 Orcaella heinsohni (Delfino coda smussata)

 Genere Peponocephalia

 Peponocephalia electra

 Genere Orcinus

 Orcinus orca (Orca)

 Genere Feresa

 Feresa attenuata

 Genere Pseudorca

 Pseudorca crassidens (Pseudorca)

 Genere Globicephala (Globicefali)

 Globicephala melas (Globicefalo nero)

 Globicephala macrorhynchus (Globicefalo indiano)

 Globicephala sieboldii (Globicefalo del Pacifico)

 Famiglia Platanistidi (Platanistidae), delfini di acqua dolce

 Genere Inia

 Boto (Inia geoffrensis), bonto, delfino amazzonico o delfino rosa

 Genere Lipotes

 Lipote (Lipotes vexillifer), o delfino bianco dello Yangtze

 Genere Platanista

 Platanista gangetica

 Platanista del fiume Gange (Platanista gangetica gangetica)

 Platanista del fiume Indo (Platanista gangetica minor)

 Genere Pontoporia

 Stenodelfo, stenodelfino (Pontoporia blainvillei, Stenodelphis blainvillei), delfino del Rio della Plata

 Famiglia Monodontidae

 Genere Delphinapterus

 Delphinapterus leucas (Beluga)

 Genere Monodon

 Monodon monoceros (Narvalo)

 

Sei animali della famiglia Delfinidi sono occasionalmente ma impropriamente chiamati “balene”:

 Peponocephalia electra

 Orca (Orcinus orca)

 Feresa attenuata

 Pseudoorca crassidens

 Globicefalo nero (Globicephala melas)

 Globicefalo indiano (Globicephala macrorhynchus)

 

Struttura

 

Il delfino è un vertebrato appartenente alla famiglia dei mammiferi. Ha un corpo affusolato, adattato per nuotare velocemente, ed usa la pinna come organo motore. La testa contiene un organo particolare e voluminoso, utilizzato per l’orientamento e la ricerca del cibo. In molte specie le mandibole sono elongate e formano un becco, o rostro, distintivo; per alcune specie, come il tursiope, la bocca assume una curva con un’espressione simile ad un sorriso permanente. In molte specie i denti possono essere molto numerosi, fino a 250. Il cervello del delfino è largo e possiede una corteccia molto strutturata, per complessità paragonabile al cervello umano, anche se non è ancora chiaro per cosa sia utilizzato. La colorazione di base consiste di gradazioni di grigio con il lato del ventre bianco, spesso combinato con linee e macchie con tonalità differenti. La pupilla nell’occhio del delfino ha una figura a forma di cuore. La maggior parte degli odontoceti nuota rapidamente. Le specie più piccole occasionalmente riescono a cavalcare le onde, e i delfini sono spesso visti affiancare le navi e “accompagnarle” nuotando in superficie. I delfini sono anche famosi per le loro evoluzioni acrobatiche fuori dall’acqua. Arrivano a vivere sino a 35 anni..

 

Nutrizione

 

I delfini sono predatori e cacciano le loro prede in velocità. La dentatura è adattata agli animali che cacciano: le specie con molti denti si nutrono prevalentemente di pesci, mentre le specie con becchi più corti e minor numero di denti si nutrono di molluschi (seppie, calamari, polpi e moscardini). Alcune specie di delfini catturano anche crostacei, tra cui i granchi.

 

Etologia

 

Fin dall’antichità i delfini sono stati accreditati, nel Mar Mediterraneo, di mostrare un’intelligenza superiore a quella normalmente attribuita ai pesci, sia nel proprio gruppo che nei confronti dell’uomo, il che ha creato una precoce e persistente idea della loro socievolezza e li ha posti al centro di culti, miti e rappresentazioni, come a Creta. È ormai noto in effetti che i delfini, come gli altri cetacei, dispongono di un sistema di comunicazione complesso come un vero e proprio linguaggio, fondato non solo sulla capacità di produrre ultrasuoni significanti all’interno del gruppo, ma anche su schemi di movimento utilizzati come segni di comunicazione.

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Foto dei Canguri visti da Pandora

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Spiego a Pandora cosa sono sui Canguri

Dopo aver finito di spiegare alcuni mari che esistono nel mondo a Pandora , gli dissi – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sui canguri e Pandora disse – ok e se ci sono foto fammele vedere e io dissi – certamente Pandora . Dopo pochi minuti iniziai a dire a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sui Canguri – I Diprotodonti (Diprotodontia) sono l’ordine dei marsupiali più ricco di specie ed include canguri, ratti canguro, potori, possum e koala.

 Descrizione

 

I diprotodonti sono caratterizzati dalla combinazione di due particolarità: la presenza di una sola coppia di larghi incisivi sulla mandibola (che dà il nome al taxon) e la sindattilia, cioè la fusione del secondo con il terzo dito fino alla base degli artigli (che sono separati).

 

L’ordine include i marsupiali di maggiori dimensioni. Il marsupio è in genere ben sviluppato.

 

Distribuzione e abitudini

 

I diprotodonti sono e sono sempre stati ristretti all’Australasia. Quasi tutte le specie sono erbivore, ma ve ne sono anche di insettivore e onnivore. Molte specie sono adattate alla vita al suolo, ma vi sono anche specie arboricole.

 

Tassonomia

 

Le 138 specie viventi sono raggruppate in 3 sottordini e 11 famiglie. Diamo qui un elenco che comprende tutte le famiglie con specie viventi e alcune di quelle estinte

 

Ordine Diprotodontia – Diprotodonti

 Famiglia Palorchestidae †

 Famiglia Thylacoleonidae †

 Sottordine Vombatiformes – Vombatiformi

 Famiglia Phascolarctidae – Fascolartidi (1 specie vivente: il koala)

 Famiglia Vombatidae – Vombatidi (3 specie viventi)

 Famiglia Diprotodontidae † – Diprotodontidi

 Sottordine Phalangeriformes – Falangeriformi

 Famiglia Phalangeridae – Falangeridi (28 specie viventi)

 Famiglia Burramydae – Burramiidi (5 specie viventi)

 Famiglia Tarsipedidae – Tarsipedidi (1 specie vivente)

 Famiglia Petauridae – Petauridi (11 specie viventi)

 Famiglia Pseudocheiridae – Pseudocheiridi (17 specie viventi)

 Famiglia Acrobatidae – Acrobatidi (2 specie viventi)

 Sottordine Macropodiformes – Macropodiformi

 Famiglia Macropodidae – Macropodidi (61 specie viventi)

 Famiglia Potoroidae – Potoroidi (8 specie viventi)

 Famiglia Hypsiprymnodontidae – Ipsiprimnodontidi (1 specie vivente)

 

specie di Diprodontia

 

Famiglia Phascolarctidae

 

koala Phascolarctos cinereus

 Vombato comune, Vombatus ursinus

 Vombato dal naso peloso meridionale, Lasiorhinus latifrons

 Vombato dal naso peloso settentrionale o yaminon, Lasiorhinus krefftii

 Burramydae

 

possum pigmeo di montagna Burramys parvus

 Famiglia Tarsipedidae

 

possum del miele Tarsipes rostratus

 Genere Dactylopsila

 Dactylopsila megalura, triok dalla coda grande

 Dactylopsila palpator, triok dal dito lungo

 Dactylopsila tatei, triok di Tate

 Dactylopsila trivirgata, possum striato

 Genere Gymnobelideus

 Gymnobelideus leadbeateri, possum di Leadbeater

 Genere Petaurus

 Petaurus abidi, petauro settentrionale

 Petaurus australis, petauro dal ventre giallo

 Petaurus biacensis, petauro di Biak

 Petaurus breviceps, petauro dello zucchero

 Petaurus gracilis, petauro di Mahogany

 Genere dorcopsidi

 Dorcopside di Macleay, Dorcopsulus macleayi

 Dorcopside minore, Dorcopsulus vanheurni

 Petaurus norfolcensis, petauro scoiattolo

 Genere Hemibelideus

 Hemibelideus lemuroides, possum dalla coda ad anelli lemuroide

 Genere Petauroides

 Petauroides volans, petauro maggiore

 Sottofamiglia Pseudocheirinae

 Genere Petropseudes

 Petropseudes dahli, possum dalla coda ad anelli delle rocce

 Genere Pseudocheirus

 Pseudocheirus peregrinus, possum dalla coda ad anelli comune

 Genere Pseudochirulus

 Pseudochirulus canescens, possum dalla coda ad anelli di pianura

 Pseudochirulus caroli, possum dalla coda ad anelli di Weyland

 Pseudochirulus cinereus, possum dalla coda ad anelli cinereo

 Pseudochirulus forbesi, possum dalla coda ad anelli dipinto

 Pseudochirulus herbertensis, possum dalla coda ad anelli del Fiume Herbert

 Pseudochirulus larvatus, possum dalla coda ad anelli mascherato

 Pseudochirulus mayeri, possum dalla coda ad anelli pigmeo

 Pseudochirulus schlegeli, possum dalla coda ad anelli di Vogelkop

 Sottofamiglia Pseudochiropinae

 Genere Pseudochirops

 Pseudochirops albertisii, possum dalla coda ad anelli di D’Albertis

 Pseudochirops archeri, possum dalla coda ad anelli verde

 Pseudochirops corinnae, possum dalla coda ad anelli dal manto felpato

 Pseudochirops coronatus, possum dalla coda ad anelli recluso

 Pseudochirops cupreus, possum dalla coda ad anelli ramato

 

genere Acrobatidi

 Acrobata pigmeo Acrobates pygmaeus

 possum dalla coda a penna Distoechurus pennatus

 genere macropodidae

 famiglia lagostropidi

 wallaby lepre fasciato Lagostrophus fasciatus

 

famiglia dendrogadi

 Canguro arboricolo brizzolato, Dendrolagus inustus.

 Canguro arboricolo di Lumholtz, Dendrolagus lumholtzi.

 Canguro arboricolo di Bennett, Dendrolagus bennettianus.

 Canguro arboricolo orsino, Dendrolagus ursinus.

 Canguro arboricolo di Matschie, Dendrolagus matschiei.

 Canguro arboricolo di Doria, Dendrolagus dorianus.

 Canguro arboricolo di Seri, Dendrolagus stellarum.

 Canguro arboricolo di Goodfellow, Dendrolagus goodfellowi.

 Canguro arboricolo dal mantello dorato, Dendrolagus pulcherrimus.

 Canguro arboricolo di pianura, Dendrolagus spadix.

 Dingiso, Dendrolagus mbaiso.

 Tenkile, Dendrolagus scottae.

 dorcopsidi

 Dorcopside nero, Dorcopsis atrata

 Dorcopside dalle strisce bianche, Dorcopsis hageni

 Dorcopside grigio, Dorcopsis luctuosa

 Dorcopside bruno, Dorcopsis muelleri

 lagorcestidi

 Wallaby lepre dagli occhiali, Lagorchestes conspicillatus

 Wallaby lepre rossiccio, Lagorchestes hirsutus

 Genere Macropus

 Sottogenere Notamacropus

 Wallaby agile, Macropus agilis

 Wallaby dalle strisce nere, Macropus dorsalis

 Wallaby tammar, Macropus eugenii

 Wallaby toolache, Macropus greyi (estinto)

 Wallaby di boscaglia occidentale, Macropus irma

 Wallaby parma: Macropus parma (ritenuto estinto per 100 anni, ma riscoperto)

 Wallaby dalla faccia graziosa: Macropus parryi

 Wallaby dal collo rosso: Macropus rufogriseus

 Sottogenere Osphranter

 Canguro antilopino, Macropus antilopinus

 Wallaroo di Woodward, Macropus bernardus

 Wallaroo orientale, Macropus robustus

 Canguro rosso: Macropus rufus

 Sottogenere Macropus

 Canguro grigio occidentale, Macropus fuliginosus

 Canguro grigio orientale, Macropus giganteus

 onicogaleidi

 il wallaby dalla coda unghiuta dalle briglie, Onychogalea fraenata.

 il wallaby dalla coda unghiuta lunato, Onychogalea lunata.

 il wallaby dalla coda unghiuta settentrionale, Onychogalea unguifera.

 Genere Petrogale

 Gruppo di P. brachyotis

 Wallaby delle rocce dalle orecchie corte, Petrogale brachyotis

 Monjon, Petrogale burbidgei

 Nabarlek, Petrogale concinna

 Gruppo di P. xanthopus

 Wallaby delle rocce di Proserpine, Petrogale persephone

 Wallaby delle rocce di Rothschild, Petrogale rothschildi

 Wallaby delle rocce dai piedi gialli, Petrogale xanthopus

 Gruppo di P. lateralis/penicillata

 Wallaby delle rocce alleato, Petrogale assimilis

 Wallaby delle rocce di Capo York, Petrogale coenensis

 Wallaby delle rocce di Godman, Petrogale godmani

 Wallaby delle rocce di Herbert, Petrogale herberti

 Wallaby delle rocce disadorno, Petrogale inornata

 Wallaby delle rocce dai fianchi neri, Petrogale lateralis

 Wallaby delle rocce di Mareeba, Petrogale mareeba

 Wallaby delle rocce dalla coda a spazzola, Petrogale penicillata

 Wallaby delle rocce dal collo viola, Petrogale purpureicollis

 Wallaby delle rocce del Monte Claro, Petrogale sharmani

 setonidi

 quokka Setonix brachyurus

 Genere Thylogale

 Pademelon della Tasmania, Thylogale billardierii

 Pademelon di Brown, Thylogale browni

 Pademelon scuro, Thylogale brunii

 Pademelon di Calaby, Thylogale calabyi

 Pademelon di montagna, Thylogale lanatus

 Pademelon dalle zampe rosse, Thylogale stigmatica

 Pademelon dal collo rosso, Thylogale thetis

 wallabidi

 Wallabia Wallabia bicolor

 Sottofamiglia Potoroinae

 Genere Aepyprymnus

 Ratto canguro rossiccio, Aepyprymnus rufescens

 Genere Bettongia

 Bettongia orientale, Bettongia gaimardi

 Boodie, Bettongia lesueur

 Woylie, Bettongia penicillata

 Bettongia settentrionale, Bettongia tropica

 Genere Potorous

 Potoroo dai piedi lunghi, Potorous longipes

 Potoroo dal naso lungo, Potorous tridactylus

 Potoroo di Gilbert, Potorous gilbertii

 ipsirimontidi

 ratto canguro muschiato Hypsyprymnodon moschatus .

 

Informazioni sull’ Animale

 

Classificazione scientifica

 Dominio: Eukaryota

 Regno: Animalia

 Sottoregno: Eumetazoa Bilateria

 Superphylum: Deuterostomia

 Phylum: Chordata

 Subphylum: Vertebrata

 Infraphylum: Gnathostomata

 Superclasse: Tetrapoda

 Classe: Mammalia

 Sottoclasse: Theria

 Infraclasse: Metatheria

 Superordine: Australidelphia

 Ordine: Diprotodontia

 Owen, 1866

 

Sottordini

 Vombatiformes

 Phalangeriformes

 Macropodiformes.

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Foto del Mar Glaciale Artico visto da Pandora

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Spiego a Pandora il Mar Glaciale Artico

Dopo aver finito di spiegare a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sul Mar Adriatico e avergli fatto vedere una foto del Mar Adriatico , gli dissi – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sul Mar Glaciale Artico e Pandora disse – ok , inizia pure quando vuoi e se ci sono foto fammele vedere e io dissi – certamente Pandora . Dopo iniziai a dire a Pandora tutto quello che c’ e da sapere sul Mar Glaciale Artico – Il Mar Glaciale Artico (abbreviazioni diffuse nel linguaggio comune: “Mare Artico”, “Artico”; “Mar Artico”) o Oceano Glaciale Artico (abbreviazioni diffuse nel linguaggio comune: “Oceano Artico”, “Artico”) è un mare o un oceano situato interamente nella regione del Polo Nord. La letteratura di divulgazione scientifica in merito è infatti ambigua: alcune fonti lo definiscono un mare, altre un oceano. L’Organizzazione Idrografica Internazionale (massima autorità internazionale in ambito idrografico) lo considera però un oceano.

 

L’ambiguità tra oceano e mare non ha solo una valenza toponomastica ma anche geografica: in caso di mare l’Oceano Atlantico ha un’estensione maggiore in quanto comprende anche il Mare Glaciale Artico.

 

Toponomastica

 

La denominazione “Mar Glaciale Artico” venne data da Charles Pierre Claret de Fleurieu nel 1797. Nel 1845 la Reale Società Geografica di Londra adottò la denominazione “Arctic Glacial Ocean” (in italiano “Oceano Glaciale Artico”).

 

Idrografia

 

Il Mar Glaciale Artico occupa un bacino approssimativamente circolare ed occupa un’area di circa 14.090.000 chilometri quadrati.

 

Quasi racchiuso dalla terraferma e quindi rientrante tra i mari mediterranei, questo mare è circondato dalle terre di Europa, Asia, Nordamerica e Groenlandia (per un totale di 45.389 km di linee di costa), e da numerose isole. Ai suoi bordi si trovano alcuni mari periferici: Mare di Barents, Mar di Beaufort, Mare dei Ciukci, Mare di Kara, Mare di Laptev, Mare Siberiano Orientale, Mare di Lincoln, Mare di Wandel, mare di Groenlandia, Mar Bianco e il Mare di Norvegia.

 

Una dorsale sottomarina, la dorsale di Lomonosov, divide il Mar Glaciale Artico in due bacini: quello Euroasiatico (o di Nansen), che è profondo da 4.000 a 5.450 metri, e quello Nordamericano, profondo circa 4.000 metri. La topografia del fondo oceanico è segnata da dorsali, pianure abissali, fosse e bacini..

 

Caratteristiche dell’acqua

 

Il maggior flusso di acqua in entrata viene dall’oceano Atlantico, grazie alla corrente norvegese, che scorre lungo la costa dell’Eurasia. Altra acqua entra dall’oceano Pacifico attraverso lo Stretto di Bering. La maggior parte dell’acqua in uscita passa attraverso la corrente orientale della Groenlandia. La temperatura e la salinità variano stagionalmente, seguendo la formazione e lo scioglimento dei ghiacci. Il ghiaccio galleggia sulla superficie dell’acqua, con uno spessore medio di 3 metri (con punte occasionali di 10 metri). La coltre di ghiaccio raddoppia le proprie dimensioni in inverno, inglobando parte della terraferma circostante. Gli iceberg si staccano dal confine della banchisa, e navigano lentamente verso sud sciogliendosi.

 

Clima

 

Il ghiaccio copre la maggior parte della superficie del mare per tutto l’anno, e di conseguenza le temperature sono sottozero per la maggior parte del tempo. L’Artico è una forte sorgente di aria fredda che si muove verso l’equatore, incontrando nel suo passaggio aria più calda alle medie latitudini e provocando piogge e nevicate. La sua posizione polare fa sì che l’inverno sia lungo e per la maggior parte nell’oscurità. In tale periodo, il tempo è freddo stabile e il cielo generalmente pulito. In estate, la notte si riduce quasi a zero, ma la maggiore radiazione solare non fa alzare di molto le temperature. Il tempo è nebbioso, con deboli cicloni che portano pioggia e neve.

 

Il Polo Nord soffre di un buco nell’ozono simile a quello più conosciuto del Polo Sud, ma più piccolo.

 

Vita marina

 

Nel mare glaciale artico sono presenti specie a rischio tra cui il tricheco e la balena, oltre ad altri mammiferi (pinnipedi) e pesci; tra gli invertebrati è nota la grande medusa criniera di leone, presente nel mondo non al di sotto del 42º parallelo Nord.

 

L’ecosistema è comunque fragile e lento a ricostituirsi in seguito a sconvolgimenti.

 

La vegetazione maggiormente diffusa è quella del fitoplancton, che utilizza i nutrienti portati al mare dai fiumi e dalle correnti pacifiche e oceaniche. L’assenza di luce nel periodo invernale e lo strato di ghiaccio presente sopra l’acqua rendono difficile lo sviluppo delle piante; tuttavia in estate è possibile per le piante crescere ed effettuare la fotosintesi per periodi più prolungati..

 

Economia

 

I porti principali di questo mare sono le città russe di Murmansk e Arcangelo in Russia, Churchill in Canada, e Prudhoe Bay in Alaska (USA). La navigazione spesso è possibile solo d’estate, quando il ghiaccio lascia libera una parte dell’acqua. Sono spesso necessarie speciali navi rompighiaccio, che sono capaci di aprirsi la via in uno strato di ghiaccio galleggiante, finché questo è abbastanza sottile. Il Passaggio a nord-ovest (sulle coste nord del Canada e dell’Alaska) è stato teatro di famose esplorazioni.

 

Il Mar Glaciale Artico è anche strategicamente importante, essendo la via più corta tra il Nordamerica e la Russia; esistono stazioni e basi scientifiche nella zona a Ny Alesund nelle isole Svalbard, Norvegia. en:International Arctic Science Committee

 

Scioglimento dei ghiacci

 

Con l’aumento dell’inquinamento si è verificato un progressivo scioglimento dei ghiacci artici. Tra il 1979 e il 2006 l’estensione dei ghiacci artici si è ridotta del 25%, mediamente ogni anno 100.000 chilometri quadrati di ghiaccio si sciolgono e non si riformano durante l’inverno. Nel 2009 un’equipe di scienziati utilizzando un moderno modello climatico e seguendo uno scenario di inquinamento medio ha stimato che entro il 2100 nel mare Artico tutti i ghiacciai saranno sciolti.

 

 

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Foto del Mar Adriatico visto da Pandora

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Spiego a Pandora il mar Adriatico

Dopo aver spiegato a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sul Mar Baltico e avergli fatto vedere le foto del Mar Baltico , gli dissi – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sul Mar Adriatico e Pandora disse – ok e se ci sono foto fammele vedere e io dissi – certamente Pandora . Dopo aver detto questo a Pandora gli inizia a dire a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sul Mar Adriatico – Il mare Adriatico (in albanese Deti Adriatik; in bosniaco e croato Jadransko more; in montenegrino Jadransko more o Јадранско море; in sloveno Jadransko morje) è l’articolazione del mar Mediterraneo situata tra la penisola italiana e la penisola balcanica. Bagna sei Paesi: Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Montenegro e Albania. Nel periodo pre-classico l’Adriatico era considerato un’articolazione dello Ionio; venne considerato un mare a sé stante a partire dal periodo repubblicano romano. Nel Medioevo i Veneziani chiamavano l’intero Adriatico con il nome di golfo di Venezia e, dal momento che la Serenissima era una delle potenze maggiori d’Europa, tale denominazione si diffuse molto, senza poter però mai soppiantare il nome originale, al quale rimasero fedeli i pochi porti adriatici che Venezia non riuscì a sottomettere. Nei codici marittimi veneziani era addirittura chiamato “il nostro canal”, quasi fosse la continuazione del Canal Grande.

 

È lungo circa 800 km e largo mediamente 150 km, ricoprendo una superficie di 132mila km². La profondità non supera i 300 m nella parte settentrionale e raggiunge i 1222 m più a sud, lungo la direttrice da Bari alle bocche di Cattaro. La salinità media è del 3.8%, con forti differenze tra il nord, meno salino, e il sud. I principali corsi d’acqua che sfociano nel mar Adriatico sono il Po, l’Adige, l’Isonzo, il Tagliamento, il Brenta, il Piave, il Reno, la Narenta, il Metauro, l’Aterno-Pescara. In generale, i fiumi del nord, alimentati dai ghiacciai alpini, hanno un regime più regolare nel corso dell’anno, mentre quelli centro-meridionali presentano un carattere torrentizio. L’ampiezza di marea è abbastanza contenuta (circa 30 cm al sud e non oltre i 90 nell’estremità settentrionali): ciò ha permesso sin dall’antichità la fondazione, lungo la bassa costa settentrionale, di centri abitati come Aquileia, Chioggia, Grado, Venezia, famosa in tutto il mondo per il fenomeno dell’acqua alta che periodicamente ne sommerge di qualche decina di centimetri molte aree, e Ravenna. Porti principali in Italia sono Ravenna, Trieste, Venezia, Ancona, Bari; in Slovenia il solo porto di Capodistria; in Croazia Pola, Fiume, Zara, Sebenico, Spalato e Ragusa; la Bosnia-Erzegovina si serve del porto croato di Porto Tolero (in croato: Ploče); in Montenegro Antivari; in Albania Durazzo e Valona.

 

Etimologia

 

Il nome Adriatico, secondo alcuni storici[senza fonte], deriva da quello della città di Adria, in provincia di Rovigo, in Veneto. In effetti per i Greci tale città, che i siracusani trasformarono in una loro colonia, era considerata l’estremità settentrionale dell’Adriatico, il cui nome verrebbe così a significare “mare che termina ad Adria”. Secondo altri storici, invece, Adriatico deriva da Atri (anticamente Hadria e poi Hatria), trimillenaria città d’arte abruzzese, dato che per i Romani era punto di arrivo di uno dei principali itinerari tra Roma e l’Adriatico. Altra ipotesi vuole che il nome derivi da Jader, antico nome della città di Zara. Secondo la prima ipotesi, i greci diedero il nome di Adrias Kolpos inizialmente alla parte settentrionale del mare, poi gradualmente il nome venne esteso per tutta la sua lunghezza, fino alle isole Ionie. Quando i Romani conquistarono il Nord Italia, alla fine del III secolo a.C., il nome si era già consolidato.

 

Miti e leggende

 

Le coste del mare Adriatico sono teatro di racconti di storie passate di grande fascino, anche se per alcune di queste non esistono testimonianze documentate e certe. Una delle leggende più conosciute è quella legata agli Argonauti. Ambientata a Pola (Pula) in Croazia, narra della storia della nave dei sudditi del re di Colchide che, partiti alla ricerca del Vello d’oro, si sarebbero fermati sulle coste dell’Adriatico per paura di dover comunicare al sovrano il fallimento della loro missione e la morte di suo figlio Giasone.

 

Sempre dall’altra parte dell’Adriatico, lungo le coste della Penisola Istriana, si racconta la storia dell’arcipelago delle isole Brioni, dove sono stati ritrovati resti dei dinosauri che hanno abitato queste terre 150 milioni di anni fa. Secondo la leggenda[senza fonte], questo arcipelago nacque per mano degli angeli: le isole sarebbero infatti alcuni pezzi di Paradiso che il Diavolo aveva sparpagliato.

 

Secondo lo studioso Graves, anche la storia di Circe potrebbe essere ricondotta al mare Adriatico, collocando la casa della maga lungo la foce del Po o in Istria.

 

Lungo le coste dell’Adriatico avrebbero poi navigato anche i Pelasgi. Naturalmente non ci sono notizie certe al riguardo, ma ad esempio Silio Italico racconta la risalita di questa popolazione di navigatori lungo la costa e il loro insediamento sul colle dell’Annunziata (conosciuto anche con il nome di colle Pelasgico) ad Ascoli Piceno, nelle Marche. Un po’ più a nord, nel ravennate, anche Strabone identifica delle colonie pelasgiche, accostandole a quelle di Caere (Cerveteri) e di Pyrgi lungo il Tirreno.

 

Confine con il mar Ionio

 

Il Mar Adriatico è collegato al mar Ionio tramite il Canale d’Otranto, ossia lo stretto di mare fra punta Palascia, nel Salento, e capo Linguetta in Albania (linea A in figura). Questa linea di demarcazione viene spostata più a sud da alcune convenzioni nautiche, che per esigenze di semplicità seguono la linea dei paralleli. In particolare:

 ai fini meteorologici (Meteomar) e delle Informazioni nautiche degli avvisi ai naviganti, il limite marittimo tra Adriatico meridionale e Ionio settentrionale è dato dal 40º parallelo nord (linea B): sulla costa italiana corrisponde a punta Mucurune nei pressi di Castro. 40°00′00″N 18°25′48″E

 per i restanti Avvisi ai naviganti (portolani, fari e fanali, Navarea III, ecc.) il limite convenzionale fra costa ionica e costa adriatica è invece posto a Santa Maria di Leuca (punta Mèliso, lungo il meridiano 18°22′ E). Secondo quest’ultima convenzione, il limite idrografico tra mar Adriatico a nord e mar Ionio a sud seguirebbe il parallelo 39°47′ N dal largo di punta Mèliso (39°47′00″N 18°22′00″E) alle coste settentrionali dell’isola di Corfù (linea C in figura).

 

L’Organizzazione idrografica internazionale fa sostanzialmente propria quest’ultima definizione, ponendo il limite meridionale dell’Adriatico lungo la linea immaginaria che va da punta Mèliso a capo Cefalo (39°45′7.31″N 19°37′45.5″E) sull’isola di Corfù[2]. In questo modo, la costa settentrionale dell’isola di Corfù e le isole Diapontie sarebbero quindi bagnate dal mar Adriatico..

 

Golfi, insenature e promontori

 

Il mar Adriatico è articolato in numerosi seni, soprattutto nel suo settore orientale e settentrionale. Le principali articolazioni nel settore tra Punta Palascia e Pola sono:

 Golfo di Venezia

 Golfo di Trieste

 Golfo di Panzano (davanti Monfalcone e Duino)

 Baia o vallone di Muggia (tra Muggia e Trieste)

 Vallone di Capodistria

 Vallone di Pirano

 Laguna di Grado

 Laguna di Marano

 Laguna di Caorle

 Laguna Veneta (Venezia, Chioggia)

 Delta del Po

 promontorio del Monte San Bartolo

 Golfo di Ancona

 promontorio del Conero

 Golfo di Vasto

 promontorio del Gargano

 Golfo di Manfredonia

 

Tra Pola e Capo Linguetta la costa si presenta articolatissima, tra canali, golfi, promontori; segnaliamo i principali:

 Capo Promontore

 Golfo del Quarnaro

 Golfo di Fiume

 Quarnerolo

 Canale della Morlacca

 Canale di Zara

 Capo San Salvatore

 Baia dei Castelli (tra Spalato e Traù)

 Canale della Brazza

 Canale di Lesina

 Canale di Curzola

 Canale della Narenta o di Sabbioncello

 Promontorio di Sabbioncello

 Canale di Meleda

 Canale di Lagosta

 Capo Ostro, nel promontorio di Prevlaka

 Bocche di Cattaro

 Golfo del Drin

 Baia di Valona

 

La costa occidentale si presenta bassa e sabbiosa in quasi tutta la sua lunghezza, eccetto il promontorio del Gargano, il promontorio del Conero e il promontorio del San Bartolo, mentre quella orientale è rocciosa, ricca di insenature, isole e penisole, come l’Istria e la Dalmazia. Le principali isole del mare Adriatico (tutte in territorio croato) sono:

 Veglia, 409 km²

 Cherso, 405,7 km²

 Brazza, 396 km²

 Lesina, 299,7 km²

 Pago, 285 km²

 Curzola, 279 km²

 Isola Lunga, 124 km²

 Meleda, 100,4 km²

 Arbe, 93,6 km²

 Lissa, 90,3 km²

 Lussino, 74,4 km²

 Pasmano, 63 km²

 Solta, 51,9 km²

 Ugliano, 50,2 km²

 Incoronata, 50 km²

 Lagosta, 46 km².

 

In territorio italiano sono da ricordare le isole Tremiti.

 

Porti

 

Si affacciano sul mar Adriatico numerose città con rilevanti attività portuali ed economie collegate allo sfruttamento del mare.

 

In senso orario,

 in Italia oltre ai porti principali di Trieste, Venezia, Ravenna, Ancona. Bari, Brindisi, si segnalano anche i seguenti.

 

In Puglia Otranto, Monopoli, Polignano a Mare, Mola di Bari, Giovinazzo, Molfetta, Bisceglie, Trani, Barletta, Manfredonia.

 

In Molise: Termoli.

 

In Abruzzo: Vasto, Ortona, Pescara, Giulianova.

 

Nelle Marche: San Benedetto del Tronto, Civitanova Marche, Senigallia, Fano, Pesaro.

 

In Emilia-Romagna: Porto Garibaldi, Marina di Ravenna, Cattolica, Rimini,

 

In Veneto: Chioggia, Jesolo, Caorle.

 

In Friuli – Venezia Giulia: Lignano Sabbiadoro, Grado, Monfalcone, Sistiana, Muggia.

 in Slovenia:

 

Capodistria, Isola d’Istria, Pirano;

 in Croazia:

 

Cittanova d’Istria, Parenzo, Rovigno, Pola, Abbazia, Fiume, Porto Re, Nona, Zara, Sebenico, Spalato, Macarsca, Ragusa;

 in Bosnia Erzegovina:

 

Neum

 in Montenegro:

 

Cattaro, Antivari, Dulcigno;

 in Albania:

 

Durazzo, Valona, San Giovanni di Medua, Saranda.

 

Relitti subacquei

 

Alto Adriatico. Relitti Militari e Civili[1]:

 Cacciatorpediniere “Quintino Sella”

 Incrociatore “Amalfi”

 Torpediniera “88S”

 Torpediniera “5PN”

 Sommergibile “Medusa”

 Relitto “Sassi”

 Mercantile “Vila”

 Aereo “P-47 Thunderbolth”

 Mercantile “VRMAC”

 Matoponte “NIVIA”

 Mercantile “EVDOKIA II”

 Peschereccio “Ferreo”

 

Relitti antichi della laguna di Venezia[2]:

 Relitto del “Mercure”

 Rrelitti di San Marco in Boccalama

 Relitto dei “Cannoni”

 Relitto del “Vetro”

 Brigantino

 Relitto delle “Alghe”

 Relitto delle “Ceppe”

 Brigantino Hellmuth

 Relitto dei mattoni

 

Relitti lungo la costa di Ravenna e Rimini:

 Piattaforma “Paguro”

 “Cargo Anni”

 Relitto “I Tralicci”

 Relitto “Thistlegorm dell’Adriatico”.