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Foto dell’ Oceano Atlantico visto da Pandora

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Spiego a Pandora l’ Oceano Atlantico

Dopo aver spiegato a Pandora tutto quello che c’ e da sapere sul Mar delle Filippine e avergli fatto vedere due foto del Mar delle Filippine , io gli dissi – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sull’ Oceano Atlantico e Pandora disse – ok e come ti avevo detto prima se ci sono foto fammele vedere e io dissi – certamente Pandora . Dopo io iniziai a dire a Pandora tutto quello che c’ e da sapere sull’ Oceano Atlantico – ‘oceano Atlantico è il secondo oceano della Terra, di cui ricopre circa il 20% della superficie. Il nome dell’oceano, derivato dalla mitologia greca, significa “mare di Atlante”.

 

Geografia

 

Questo oceano occupa un bacino a forma di “S”, disposto nella direzione nord-sud. È diviso in due sezioni principali, l’Atlantico del Nord e l’Atlantico del Sud, da correnti equatoriali poste a circa 8° di latitudine nord. È delimitato ad ovest dal continente americano (sia dalla parte settentrionale che da quella meridionale) e ad est dall’Europa e dall’Africa (ma due dei suoi mari adiacenti, il Mediterraneo ed il Mar Nero bagnano anche l’Asia). Comunica con l’oceano Pacifico attraverso il Mare Glaciale Artico a nord, e il Canale di Drake (nella Terra del Fuoco) e Capo Horn a sud. Inoltre esiste una connessione artificiale tra i due oceani, il Canale di Panamá, che si trova vicino all’equatore, nell’istmo che unisce le due Americhe. A est comunica con l’oceano Indiano, attraverso il Capo Agulhas, al 20°E (e non dal Capo di Buona Speranza come si ritiene comunemente), ma anche attraverso il canale artificiale di Suez.

 

L’Atlantico copre il 20% della superficie della Terra, ed è secondo solo al Pacifico come grandezza. L’oceano propriamente detto copre un’area di circa 82.362.000 km² (pari ad 8 volte quella dell’Europa), che raggiunge i 106.450.000 km² se si considerano anche i suoi mari adiacenti. Le terre occupate dal bacino idrografico dell’Atlantico ammontano a quattro volte quelle del Pacifico o dell’Indiano. Il volume dell’oceano Atlantico è di 323.600.000 km³, e di 354.700.000 km³ considerando anche i mari adiacenti.

 

La profondità media (volume/superficie) dell’Atlantico è di 3.926 m, ridotta a 3.332 m se si prendono in considerazione i mari adiacenti. La profondità maggiore è di 9.219 m, raggiunta nell’abisso Milwaukee, che si trova nella Fossa di Porto Rico, circa 135 km a nord dell’isola di Porto Rico. La larghezza dell’Atlantico varia tra 2.848 km nel punto più stretto, tra il Brasile e la Liberia, fino a 4.830 km tra gli Stati Uniti e l’Africa settentrionale..

 

Storia dell’oceano

 

I geofisici sono riusciti a inserire i vari tasselli della storia dell’oceano grazie ai modelli termici, alla teoria della tettonica a zolle, e alle misurazioni compiute in profondità. Unitamente a questo, gli esperti hanno realizzato una carta topografica del fondo dell’oceano, grazie all’impiego di strumenti atti a generare e a propagare onde acustiche riflesse dal fondo, oltre allo studio di frammenti di campioni prelevati dal fondale e delle anomalie magnetiche presenti nelle rocce magmatiche che spuntano sul fondo.

 

L’Atlantico si è formato 150 milioni di anni fa, con lo spezzarsi del supercontinente Pangea a causa del fenomeno del magma fuso risalente dal mantello che formò una nuova crosta intercorrente fra Africa e America del nord e che ebbe l’effetto di dividere le terre dell’emisfero settentrionale dall’Africa e dall’America del sud. Da allora è andato espandendosi, un movimento che dura ancora oggi: le Americhe si separano da Europa e Africa ad un ritmo di alcuni centimetri all’anno.

 

In un periodo databile 125 milioni di anni fa, nella zona centrale dell’Atlantico settentrionale si formò una attiva Dorsale medio oceanica e proprio in questo periodo l’America del sud iniziò a staccarsi dall’Africa. Il movimento fra le due Americhe fece sorgere una compressione nella zona caraibica che provocò la subduzione della zolla venezuelana.

 

La Dorsale medio atlantica alimenta questa espansione: attraversa tutto l’Atlantico da nord a sud, e da essa emergono nuove sezioni del fondo marino che spingono verso l’esterno quelle già esistenti. In prossimità dei continenti, il fondo marino viene spinto verso il basso, rientra nel mantello terrestre e favorisce la formazione di isole vulcaniche.

 

Una delle conseguenze di questo movimento è che il fondo marino dell’atlantico è una zona geologicamente giovane, con un’età spesso inferiore al centinaio di milioni di anni.

 

All’incirca 80 milioni di anni fa l’Atlantico settentrionale assunse le sembianze, per davvero, di un oceano, e in alcune zone la profondità raggiunse i 5000 metri e finalmente una circolazione di acqua che consentiva uno scambio fra i vari oceani; in questo periodo si staccarono la Groenlandia e l’America settentrionale. Circa 65 milioni di anni fa la Groenlandia si allontanò dall’Europa e fino a 20 milioni di anni fa, una dorsale asismica vicino all’Islanda aveva protetto l’Atlantico dal fluire di acque fredde artiche. Una buona parte della topografia dell’oceano è stata impostata 36 milioni di anni fa, solamente la penisola iberica e l’Europa erano ancora lontani dall’Africa.

 La storia batimetrica dell’oceano consente di chiarire alcune anomalie, quali ad esempio il rilevamento di sedimenti carbonatici in uno strato inferiore a quello del carbonato di calcio; questo fenomeno accade perché la crosta oceanica quando si forma si colloca sopra la profondità di compensazione del carbonato di calcio e perciò viene inevitabilmente coperta da sedimenti carbonatici; ma in una seconda fase il fondo allontanandosi dal centro, subisce una subsidenza che lo trascina più in basso della profondità di compensazione ed ai sedimenti carbonatici a questo punto si sovrappongono argille e fanghi silicei oltre a sedimenti terrigeni.

 

Fondo oceanico

 

La caratteristica principale della topografia del fondo oceanico dell’Atlantico è una grande catena di montagne sottomarine, chiamata la Dorsale Medio Atlantica. Si estende dall’estremità nord, accanto all’Islanda, fino all’estremo sud a 58° di latitudine, raggiungendo una larghezza massima di circa 1.600 km. Lungo la dorsale, nei pressi della sommità, si trova una grande fossa che scorre per la maggior parte della catena montuosa. La profondità delle acque sopra la dorsale è spesso inferiore a 2.700 m, e numerosi picchi si ergono fuori dall’acqua, formando delle isole. L’Atlantico del Sud presenta anche altre due ristrette dorsali asismiche, la Catena di Walvis e la Catena di Rio Grande.

 

La Dorsale medio atlantica separa l’oceano Atlantico in due grandi sezioni, che hanno una profondità compresa tra 3.000 e 5.500 metri. Dorsali trasversali, che uniscono i continenti alla Dorsale medio atlantica, dividono il fondo oceanico in numerosi bacini. Alcuni dei più grandi sono i bacini della Guiana, del Nord America, di Capo Verde e delle Canarie nell’Atlantico del Nord, mentre in quello del Sud si trovano i bacini dell’Angola, dell’Argentina e del Brasile.

 

Il fondo marino è considerato in genere abbastanza piatto, anche se non mancano montagne, fosse e altre caratteristiche. Due fosse superano gli 8.000 metri di profondità. Le piattaforme continentali, vicino alle terre emerse, costituiscono circa l’11% del fondo oceanico. Inoltre, molte formazioni simili a canali scavati tagliano queste piattaforme.

 

I sedimenti depositati sul fondo hanno origini disparate.

 

I depositi terrigeni sono composti da particelle di sabbia, fango e roccia, formate dall’erosione dell’acqua, del vento e dall’attività vulcanica della terraferma, e poi trasportate da fiumi e piogge verso il mare. Questi materiali si trovano principalmente:

 sulle piattaforme continentali, ove sono più spessi presso la foce dei grandi fiumi (come il delta del Niger);

 ai piedi delle scarpate continentali, ove si accumulano in grandi conoidi torbiditiche per opera delle correnti torbide prodotte da grandi frane sottomarine o convogliate direttamente dalle foci dei fiumi attraverso canyon sottomarini (è il caso del Congo).

 

I deposti pelagici sono formati dai resti di organismi che vanno a fondo quando muoiono (possono essere silicei, come i radiolari e le diatomee, o calcarei, come i foraminiferi). Coprono la maggior parte del fondo marino, con spessori che vanno da 120 metri a più di 3.000, con lo spessore minimo in corrispondenza della Dorsale. I depositi autogenici o autigeni sono assembramenti di minerali, come i noduli di manganese, prodottisi per precipitazione dalle acque oceaniche in particolari condizioni di chimismo e temperatura. Sono comuni dove le altre tipologie di sedimentazione sono assenti.

 

Caratteristiche dell’acqua

 

La salinità delle acque di superficie nell’oceano aperto va da 33 a 37 parti per mille, e varia con la latitudine e le stagioni. Anche se i valori minimi di salinità si trovano appena a nord dell’equatore, in genere i valori più bassi si trovano alle alte latitudini, e vicino alle foci di grandi fiumi che immettono le loro acque dolci nell’oceano. I massimi valori di salinità si trovano attorno alla latitudine 25° nord. I valori di salinità superficiale sono influenzati dall’evaporazione, dalle precipitazioni, dall’apporto di acqua dolce dei fiumi e, nelle zone più fredde, dallo scioglimento dei ghiacci.

 

La temperatura delle acque superficiali varia con la latitudine, con le correnti, le stagioni e la distribuzione di energia solare. Lungo l’Oceano, varia da meno di 2 gradi centigradi nelle regioni polari fino a 29 °C all’equatore. Nelle medie latitudini, la temperatura è intermedia, ma soggetta a grandi variazioni (fino a 7 o 8 °C). A causa delle basse temperature, la superficie è normalmente coperta di ghiaccio nel mare del Labrador, nello Stretto di Danimarca e nel mar Baltico da ottobre a giugno.

 

L’oceano Atlantico consiste di quattro principali masse d’acqua. Le acque centrali dell’Atlantico del Nord e del Sud costituiscono le acque superficiali. L’acqua intermedia sub-antartica si estende alle profondità di 1.000 m. L’acqua profonda del Nord Atlantico raggiunge la profondità di 4.000 m. L’acqua antartica di fondo occupa i bacini oceanici a profondità maggiori di 4.000 m.

 

A causa della forza di Coriolis, l’acqua del Nord Atlantico circola in senso orario, mentre l’acqua del Sud Atlantico circola in senso antiorario. Le maree dell’Oceano sono semidiurne, cioè comprendono due alte maree nell’arco delle 24 ore. Le maree sono un’onda che si muove da sud a nord. A latitudini superiori a 40°, è presente anche un’oscillazione est-ovest.

 

Clima

 

Il clima Atlantico e delle terre adiacenti allo stesso Oceano ed è influenzato dalla temperatura delle acque superficiali, dalle correnti oceaniche e dai venti che soffiano sopra le acque. A causa della grande capacità dei mari di trattenere il calore, i climi marittimi sono temperati, e non presentano variazioni stagionali estreme. Le precipitazioni risentono enormemente dell’Oceano, perché l’evaporazione dell’acqua oceanica è una delle fonti principali di vapore acqueo.

 

Le zone climatiche cambiano con la latitudine: le zone più calde attraversano l’Atlantico a nord dell’equatore. Le zone più fredde si trovano a grandi latitudini, e specialmente nelle zone coperte di ghiaccio. Le correnti oceaniche contribuiscono al clima, trasportando acqua calda e fredda in diverse regioni. I venti che soffiano su queste acque contribuiranno poi a riscaldare o raffreddare le terre adiacenti.

 

La corrente del Golfo, per esempio, riscalda l’atmosfera delle isole Britanniche e dell’Europa del Nord (che altrimenti sperimenterebbero temperature ben più basse), mentre le correnti fredde contribuiscono alla formazione di nebbia al largo delle coste nordest del Canada, e delle coste nordovest dell’Africa.

 

I cicloni tropicali (uragani) si sviluppano al largo della costa africana vicino a Capo Verde, e si muovono verso ovest nel mare Caraibico. Gli uragani possono formarsi da maggio a dicembre, ma sono più frequenti tra agosto e novembre. Le tempeste sono comuni nell’Atlantico del Nord durante l’inverno, rendendo pericolosa la traversata.

 

Un metodo che calcola la temperatura dell’acqua nella parte settentrionale dell’Oceano è l’indice AMO.

 

Storia ed economia

 

L’oceano Atlantico sembra essere il più giovane degli oceani. Gli studi geologici hanno mostrato come esso non esistesse prima di 100 milioni di anni fa, quando i continenti attuali si formarono dalla frattura del supercontinente Pangea.

 

L’Atlantico è stato esplorato estensivamente. I Vichinghi, i Portoghesi e Cristoforo Colombo sono tra i più famosi primi esploratori. I Vichinghi colonizzarono la Groenlandia prima dell’anno Mille, ma la colonia fu spazzata via da un peggioramento del clima.

 Dopo Colombo, l’esplorazione europea accelerò rapidamente, e furono stabilite molte nuove rotte commerciali. Il risultato è che l’Atlantico era e rimane la sede del maggior traffico commerciale tra Europa ed America. Sono state intraprese numerose esplorazioni scientifiche per studiare l’Oceano e il suo ambiente.

 

L’Oceano ha anche contribuito significativamente allo sviluppo economico delle nazioni che si affacciano su di esso. Oltre ad ospitare le maggiori rotte commerciali, l’Atlantico offre abbondanti giacimenti di petrolio nelle rocce sedimentarie delle piattaforme continentali, e le maggiori riserve di pesca del mondo. Per preservare queste riserve e l’ambiente oceanico, esistono numerosi trattati che cercano di ridurre l’inquinamento causato da versamenti di petrolio e rifiuti plastici.

 

Dopo aver remato per 81 giorni e 4.766 km, il 3 dicembre 1999 Tori Murden divenne la prima donna ad aver attraversato l’oceano Atlantico da sola, quando raggiunse Guadalupa dalle isole Canarie.

 

Pericoli

 

Gli iceberg sono comuni nello stretto di Davis, nello stretto di Danimarca, e nell’Atlantico nordoccidentale da febbraio ad agosto. A volte sono stati visti anche molto a sud, vicino alle Bermude e alle isole Madeira. Le navi svilupperanno ghiaccio sulla loro struttura nell’Atlantico più a nord da ottobre a maggio. Il caso più famoso di incidente dovuto ad un iceberg nel Nord Atlantico è l’affondamento dell’RMS Titanic il 15 aprile 1912. La nebbia persistente può essere un pericolo da maggio a settembre. Uragani da maggio a dicembre. Nell’800 si verificarono casi di affondamento di navi a vapore con scafo in legno, quindi più fragile nell’impatto con le onde durante le tempeste.

 

Ambiente – problemi correnti

 

Ci sono molte specie marine in pericolo, tra cui le mante, i leoni marini, le tartarughe e le balene. Le reti a strascico hanno accelerato il declino delle riserve di pesca, e sono soggetto di aspre dispute internazionali. Inquinamento da fogne al largo degli Stati Uniti, del sud del Brasile e dell’Argentina. Inquinamento da petrolio nel mare Caraibico, nel Golfo del Messico, e nel mare del Nord. Inquinamento da fogne e industrie nel mar Baltico e mare del Nord

 

Geografia – note

 

Punti critici sono lo Stretto di Gibilterra e l’accesso al Canale di Panamá. Gli stretti strategici includono lo Stretto di Dover, lo Stretto della Florida, il Passaggio di Mona e il Canale Sopravento. Durante la guerra fredda, il cosiddetto passaggio di Groenlandia-Islanda-Regno Unito (GIUK) era un problema strategico di grande importanza, e il fondale fu riempito di idrofoni per rilevare il movimento dei sottomarini sovietici.

 

Porti

 

Anversa (Belgio), Amburgo (Germania), Casablanca (Marocco), colon (Panamá), Copenaghen (Danimarca), Cork (Irlanda), Dakar (Senegal), Danzica (Polonia), Halifax (Canada), Helsinki (Finlandia), Las Palmas (isole Canarie), Le Havre (Francia), Lagos (Nigeria), Lisbona (Portogallo), Liverpool (Regno Unito), Londra (Regno Unito), Montevideo (Uruguay), Montreal (Canada), Murmansk (Russia), New Orleans (Stati Uniti), New York (Stati Uniti), Newport News ([Stati Uniti), Oslo (Norvegia), Punta Arenas, (Cile), Puerto Williams, (Cile), Rio de Janeiro (Brasile), Rotterdam (Olanda), San Pietroburgo (Russia), Southampton (Regno Unito), Stoccolma (Svezia).

 

 

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Foto del Mar delle Filippine viste da Pandora

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Spiego a Pandora il Mar Delle Filippine

Dopo aver spiegato a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sul Mar Egeo quello stesso mare a cui avevo salvato Pandora e avergli fatto vedere varie foto , gli dissi – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sul Mar Delle Filippine e Pandora disse – ok  , inizia quanto vuoi a spiegare tutto quello che c’ e da sapere sul Mar Delle Filippine . Dopo pochi minuti io dissi a Pandora tutto quello che c’ e da sapere sul Mar Delle Fillippine – Il Mare delle Filippine è la zona occidentale dell’Oceano Pacifico compresa tra le Filippine e Taiwan a occidente, con il Giappone a nord, le Isole Marianne a est e le isole Palau a sud. Tramite lo stretto di Luzon comunica a occidente con il mar Cinese meridionale.

 

La placca tettonica filippina forma il fondo di questo mare e si introduce sotto la piatra tettonica Euro-asiatica, formando l’arcipelago delle Filippine. Tra le due placche si trova la Fossa delle Filippine.

 

Nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, vi venne combattuta la battaglia navale del Mare delle Filippine tra gli Stati Uniti d’America e il Giappone

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Foto del Mar Egeo visto da Pandora

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Spiego a Pandora il Mar Egeo

Dopo aver spiegato a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sul Mar Nero e avergli fatto vedere varie foto , gli dissi – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sul Mar Egeo e Pandora disse – ok , inizia pure quando vuoi . Dopo un po’ io inizia a dire a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sul Mar Egeo – Il mar Egeo (in greco: Αιγαίο Πέλαγος, Egeo Pelagos, [eˈʝeo ˈpelaɣos], in turco: Ege Denizi ) è un mare del mar Mediterraneo situato tra la parte meridionale della penisola balcanica e quella occidentale dell’Anatolia, cioè tra la Grecia e la Turchia rispettivamente. A nord è connesso con il mar di Marmara e quindi con il mar Nero attraverso lo stretto dei Dardanelli ed il Bosforo. Le isole egee si trovano al suo interno, mentre viene delimitato a sud dalle isole di Creta e Rodi. La regione egea è composta di nove province della Turchia sud-occidentale ed è bagnata in parte dal mar Egeo.

 

La zona settentrionale del Mar Egeo a nord del 40° parallelo, è detta Mar di Tracia.

 

Il mare era tradizionalmente conosciuto col nome di Arcipelago (in greco antico, Αρχιπέλαγος), nome con cui poi si indicarono le isole del mare ed in seguito passò ad indicare ogni gruppo di isole, dato che il mar Egeo è noto per la grande quantità di isole e arcipelaghi.

 

Etimologia

 

Nei tempi antichi furono proposte varie spiegazioni al nome Egeo. Si diceva che fosse stato nominato così per la città greca di Aigai (Ege), o per Egeo, un re, padre di Teseo, pensando che il figlio fosse morto si gettò in mare. Gli dei compassionevoli diedero al mare il suo nome , o Aigaion, “mare delle capre”, un altro nome di Briareo, un degli antichi ecatonchiri, o, specialmente tra gli ateniesi, per Egeo, il padre di Teseo, che si gettò in mare quando vide la nave del figlio con le vele nere, poiché credeva che l’eroe fosse morto cercando di portare a termine la sua missione. In realtà Teseo aveva solo dimenticato di issare vele bianche, che avrebbero invece simboleggiato la buona riuscita dell’impresa.

 

Una possibile etimologia deriva dal greco αγες – aiges = “onde” (Esichio di Alessandria; uso metaforico di αξ (aix) “capra”), da cui “mare ondoso”, si consideri anche αγιαλός (aigialos) “costa”.

 

In bulgaro (la Bulgaria ha confinato più volte in passato con il mar Egeo) il mare è noto anche come mar Bianco (Бяло море, Bjalo more, in grafia antica Бѣло море), in contrapposizione al mar Nero ( Черно море). Quest’uso deriva dal turco Ak Deniz (mar Bianco) e Kara Deniz (mar Nero), che a sua volta riflette l’antico uso in turco degli epiteti bianco e nero per indicare il sud ed il nord.[senza fonte]

 

Storia

 

La linea di costa odierna risale circa al 4000 a.C. Prima di allora durante il picco dell’ultima era glaciale (circa 16000 a.C.) il livello del mare era 130 metri più basso, e c’erano larghe pianure costiere al posto dell’odierno mar Egeo settentrionale. Quando vi si insediarono gli esseri umani, le odierne isole, inclusa Milo con la sua importante produzione di ossidiana, erano probabilmente ancora connesse con la terraferma. La forma generale della linea costiera odierna apparve circa nel 7000 a.C., mentre il livello del mare post-era glaciale sarebbe continuato a risalire per altri 3000 anni.

 

Le successive civiltà dell’età del bronzo in Grecia e la loro connessione con mar Egeo hanno dato origine al termine generale di civiltà egea. Nei tempi antichi il mare fu il luogo d’origine di due antiche civiltà: la civiltà minoica a Creta e quella micenea nel Peloponneso. In seguito sorsero le città stato (poleis) di Atene e Sparta, tra le molte altre che andavano a costituire l’area di influenza ateniese e la civiltà ellenica. Platone descriveva i greci che vivevano intorno all’Egeo “come rane intorno ad uno stagno”.Il mar Egeo fu poi invaso dai persiani e dai romani, e governato in seguito dall’impero bizantino, dai veneziani, dai turchi selgiuchidi e dall’impero ottomano. L’Egeo fu il luogo d’origine della democrazia, e le sue rotte furono le vie di contatto tra varie civiltà differenti del Mediterraneo orientale.

 

Situazione economica e politica

 

Molte delle isole del mar Egeo hanno porti e baie sicuri, ed in passato la navigazione attraverso il mare era più semplice che viaggiare attraverso il terreno accidentato della terraferma greca e dell’Anatolia. Molte isole sono di origine vulcanica e su le altre isole vengono estratti il marmo ed il ferro. Le isole più grandi hanno alcune valli fertili e pianure in genere costiere. Nel mar Egeo si trovano due isole che appartengono alla Turchia: Tenedo (in turco: Bozcaada, in greco: Τένεδος) ed Imbro (in turco: Gökçeada, in greco: Ίμβρος), mentre le rimanenti appartengono alla Grecia. Nel mar Egeo si trovano 1.415 tra isole e isolotti, dei quali 1.395 sono sotto la sovranità greca.

 

Situazione fisiografica

 

Il mar Egeo copre un’area di circa 214.000 km², e misura circa 610 km in longitudine e 300 km in latitudine. La profondità massima è 3.543 metri, al largo della costa orientale di Creta. Le isole egee si trovano nelle sue acque, con le seguenti isole che delimitano il mare a sud (da ovest verso est): Cerigo, Cerigotto, Creta, Caso, Scarpanto e Rodi.

 

Le isole del mar Egeo possono essere divise in sette gruppi:

 Isole dell’Egeo settentrionale

 Eubea

 Sporadi settentrionali

 Cicladi

 Isole del golfo Argosaronico

 Sporadi meridionali, che comprendono il Dodecaneso

 Creta.

 

La parola arcipelago veniva applicata in origine al mar Egeo ed alle sue isole. Molte delle isole egee o delle catene di isole sono in effetti estensioni delle catene montuose della terraferma. Una catena si estende attraverso il mare fino a Chio, un’altra si estende attraverso l’isola di Eubea fino a Samo, ed una terza si estende attraverso il Peloponneso e Creta fino a Rodi, dividendo l’Egeo dal Mediterraneo.

 

Le insenature dell’Egeo cominciando da sud e muovendosi in senso orario includono su Creta, il golfo di Mirabella, la baia di Almyros, la baia di Souda ed il golfo di Canea, mentre verso la terraferma si trovano il mar di Myrtoön ad ovest, il golfo Saronico a nordovest, il golfo di Petali, da cui si entra nel golfo meridionale di Eubea, il golfo di Volos, da cui si entra nel golfo settentrionale di Eubea, il golfo di Salonicco a nordest, la penisola di Calcidica, che include i golfi di Cassandra e del Monte Athos, a nord il golfo di Orfani e la baia di Kavala; le restanti insenature si trovano in Turchia: il golfo di Saros, il golfo di Edremit, il golfo di Dikili, il golfo di Çandarlı, il golfo di Smirne, il golfo di Kuşadası, il golfo di Gökova ed il golfo di Güllük..

 

Situazione idrografica ed idrochimica

 

Le acque superficiali del mar Egeo si muovono in senso antiorario, con le acque a salinità superiore del Mediterrano che si muovono verso nord lungo la costa occidentale della Turchia prima di venire disperse dal flusso di acqua meno denso proveniente dal mar Nero. La densa acqua del Mediterraneo scende in profondità sotto il flusso del mar Nero a circa 23-30 mt e quindi scorre attraverso lo stretto dei Dardanelli dentro il mar di Marmara ad una velocità di 5-15 cm/s. Il flusso in uscita dal mar Nero scorre verso ovest lungo le coste settentrionali della Grecia.

 

L’oceanografia fisica del mar Egeo viene controllata soprattutto dal clima regionale, dall’introduzione di acque fresche dai grandi fiumi che scorrono nell’Europa sudorientale e dalle variazioni stagionali nella corrente superficiale proveniente dal mar Nero.

 

Le analisi del mar Egeo durante il 1991 ed il 1992 hanno rivelato tre masse d’acqua distinte:

 Acque egee di superficie – di 40-50 mt di spessore, con temperature estive di 21-26 °C e temperature invernali che variano da 10 °C al nord ai 16 °C del sud.

 Acque egee intermedie – si estendono dai 40-50 mt ai 200-300 mt con temperature oscillanti tra i 11-18 °C.

 Acque egee di profondità – si estendono al di sotto dei 200-300 mt con temperature (13-14 °C) e salinità (39.1-39.2%) uniformi.

 

Curiosità

 

Al centro del mar Egeo si trova l’isola di Navarone, famosa per i bunker tedeschi fatti costruire durante la Seconda guerra mondiale, e molto probabilmente per aver ispirato il nome all’omonima fortezza dell’anime One Piece.

 

Alcune isole del mar Egeo hanno ospitato il set cinematografico del film I cannoni di Navarone.

 

 

 

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Foto del Mar Nero visto da Pandora

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Spiego a Pandora il Mar Nero

Dopo aver spiegato a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sul Mar del Nord e avergli fatto vedere qualche foto del Mar Del Nord , gli dissi – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sul Mar Nero e Pandora disse – ok . Dopo Il mar Nero (in russo: Чёрное море[?] Čërnoe more, in ucraino: Чорне море[?] Čorne more, in bulgaro Черно море[?] Černo more, in rumeno Marea Neagră, in turco Karadeniz, in georgiano: შავიზღვა, Shavi zgva) è un mare interno del bacino dell’Atlantico, situato tra l’Europa sud-orientale e l’Asia minore. È collegato al Mar d’Azov tramite lo stretto di Kerč e tramite il Bosforo, invece, al Mare di Marmara, che a sua volta, tramite lo stretto dei Dardanelli, è collegato con il mare Egeo che fa parte del Mediterraneo.

 

I flussi di acqua in ingresso, attraverso il Bosforo, sono di circa 200 km³ all’anno. Il suo bacino imbrifero è molto ampio (2 milioni di km²); dalle aree circostanti riceve acque dolci per un totale di circa 320 km3 all’anno. I fiumi più importanti che vi sfociano sono il Danubio, il Nistro, il Dnepr e il Buh Meridionale.

 

La sua superficie è pari a circa 436.400 km² (escludendo il Mar d’Azov) con una salinità pari a circa il 17‰. In profondità, oltre i 150 m, questo valore aumenta drasticamente. Il punto più profondo si trova a 2212 m, mentre nel centro la profondità è di circa 1830 m.

 

Nome

 

Il Mar Nero era chiamato dai greci πόντος εξεινος, pontos éuxeinos, ossia “mare ospitale”; il termine più antico, tuttavia, era πόντος ξεινος, pontos áxeinos, cioè “mare inospitale”, ed in tempi precedenti all’epoca classica, il nome originario è stato modificato per motivi apotropaici. Tuttavia il termine ξεινος, in principio, era una resa a orecchio della parola persiana “akshaina”, che significa appunto “nero”, interpretata in seguito dai greci come una parola nella loro lingua.

 

Già nell’antica Grecia, tuttavia, esistono attestazioni dell’uso di “mare nero” per “mare del nord” e “mare rosso” per “mare del sud”, e non è impossibile che questa accezione, poi trasmessa alla lingua turca, risalga proprio al colore dell’acqua del mar nero e delle sue alghe.[senza fonte]

 

Mentre nella tradizione onomastica italiana il mar Nero veniva denominato, in epoca medievale e rinascimentale, “Mare Maggiore”, venne chiamato Svartahaf (“mar nero”, appunto) già nell’opera cosmografica Heimskringla dell’islandese Snorri Sturluson nel XIII secolo, il che depone evidentemente a favore di un uso anche medievale di questa denominazione.

 

La denominazione moderna, tuttavia, è arrivata in Europa tramite la lingua turca: in turco il Mar Nero si chiama ‘Kara Deniz’ (mare nero), mentre il mar Mediterraneo si chiama ‘Ak Deniz’ (mare bianco). I colori “nero” e “bianco” avevano rispettivamente, nell’antica tradizione turca, il significato di “settentrionale” e “meridionale”, perciò i nomi ‘Kara Deniz’ e ‘Ak Deniz’ significano semplicemente “mare del nord” e “mare del sud” – visti in relazione alla penisola anatolica. Tramite la sua traduzione in francese (mer noire), si è diffuso in tutta Europa nel corso del XVII e del XVIII secolo e si è imposto, nelle rispettive traduzioni, in quasi tutte le lingue moderne..

 

Paesi bagnati

 

Si affacciano sulle sue rive:

 Turchia

 Bulgaria

 Romania

 Ucraina

 Russia

 Georgia

 

Le città più importanti sulle sue coste sono: Istanbul (precedentemente chiamata Costantinopoli e Bisanzio), Burgas, Varna, Costanza, Tulcea, Jalta, Odessa, Sebastopoli, Soči, Batumi, Trebisonda, Samsun, Zonguldak.

 

Fiumi e canali navigabili

 

Dal Bosforo si accede al mare Mediterraneo e attraverso lo stretto di Kerč al mar d’Azov. Tramite canali è assicurato l’accesso ai fiumi Don al Volga, al mar Caspio, al mar Baltico e al mar Bianco, e tramite il Danubio e il canale Reno-Meno-Danubio al mare del Nord..

 

Isole

 

Nonostante le rispettabili dimensioni il bacino è particolarmente povero di isole. Ricordiamo l’isola di Sant’Anastasia, l’isola di San Quirico, l’isola di Sant’Ivan, l’isola di San Tommaso, l’isola di Peuce e l’isola dei Serpenti. Sono tutte di dimensioni modeste, le prime quattro appartengono alla Bulgaria, la quinta alla Romania e l’ultima all’Ucraina, ma rivendicata dallo stato rumeno.

 

Caratteristiche fisiche

 

Il Mar Nero è il più grande sistema marino anossico. Ciò è determinato dall’elevata profondità e dalla salinità (e quindi densità) relativamente bassa dell’acqua. Le acque marine e quelle dolci che arrivano dai fiumi si mescolano solo nei primi 100-150 m di profondità, mentre le acque che si trovano sotto questo strato detto picnoclino hanno un ricambio ogni mille anni circa.

 

In assenza di un ricambio di gas con la superficie il decadimento di materia organica nel sedimento consuma tutto l’ossigeno. Ciononostante, alcuni microrganismi estremofili riescono a vivere consumando, al posto dell’ossigeno, il solfato e rilasciando come scarto il solfuro di idrogeno (H2S) ed il diossido di carbonio (CO2). Queste emissioni a loro volta rendono quasi impossibile la presenza di ulteriori organismi pelagici e bentonici sotto i 180 m di profondità. Per contro la scarsissima presenza di microrganismi e di ossigeno ha permesso a svariate spedizioni di alta profondità di recuperare manufatti e scafi di navi risalenti a migliaia di anni fa.

 

Fauna

 

Le aree umide costiere offrono riparo a molte specie marine, alcune delle quali rilevanti da un punto di vista commerciale, come lo storione, e sono, inoltre, un importante punto di transito e nidificazione di numerose specie di uccelli. Il 75% degli uccelli presenti si concentra nella zona del delta del Danubio dove si trovano il marangone minore, l’oca collorosso (nidifica qui circa un decimo della popolazione mondiale), il pellicano bianco, il pellicano riccio e l’aquila dalla coda bianca.

 

Nel Mar Nero sono presenti quattro specie di mammiferi: la foca monaca, a forte rischio di estinzione, e tre specie di delfini, il tursiope, il delfino comune e la focena comune.

 

Clima

 

Le variazioni climatiche nella regione del Mar Nero sono influenzate dall’Oscillazione Nord Atlantica, un termine indicato per descrivere i meccanismi risultanti dall’interazione tra le masse d’aria provenienti dal nord Atlantico e dalle medie latitudini.

 

Aspetti economici

 

I paesi litoranei del Mar Nero, insieme a Armenia, Azerbaijan, Grecia e Moldavia, nel 1992 hanno formato l’Organizzazione per la cooperazione economica del Mar Nero (in inglese Organisation of the Black Sea Economic Cooperation – BSEC) con sede a Istanbul. L’organizzazione ha lo scopo di sostenere lo sviluppo economico della regione.

 

Aspetti ambientali

 

L’area del Mar Nero rientra nelle zone sotto tutela da parte dell’ACCOBAMS (“Agreement on the Conservation of Cetaceans of the Black Sea, Mediterranean Sea and Contiguous Atlantic Area”) che stabilisce delle regole per la protezione dei cetacei e, nel caso del Mar Nero, dei tursiopi.aver detto questo gli iniziai a dire a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sul Mar Nero – Il mar Nero (in russo: Чёрное море[?] Čërnoe more, in ucraino: Чорне море[?] Čorne more, in bulgaro Черно море[?] Černo more, in rumeno Marea Neagră, in turco Karadeniz, in georgiano: შავიზღვა, Shavi zgva) è un mare interno del bacino dell’Atlantico, situato tra l’Europa sud-orientale e l’Asia minore. È collegato al Mar d’Azov tramite lo stretto di Kerč e tramite il Bosforo, invece, al Mare di Marmara, che a sua volta, tramite lo stretto dei Dardanelli, è collegato con il mare Egeo che fa parte del Mediterraneo.

 

I flussi di acqua in ingresso, attraverso il Bosforo, sono di circa 200 km³ all’anno. Il suo bacino imbrifero è molto ampio (2 milioni di km²); dalle aree circostanti riceve acque dolci per un totale di circa 320 km3 all’anno. I fiumi più importanti che vi sfociano sono il Danubio, il Nistro, il Dnepr e il Buh Meridionale.

 

La sua superficie è pari a circa 436.400 km² (escludendo il Mar d’Azov) con una salinità pari a circa il 17‰. In profondità, oltre i 150 m, questo valore aumenta drasticamente. Il punto più profondo si trova a 2212 m, mentre nel centro la profondità è di circa 1830 m.

 

Nome

 

Il Mar Nero era chiamato dai greci πόντος εξεινος, pontos éuxeinos, ossia “mare ospitale”; il termine più antico, tuttavia, era πόντος ξεινος, pontos áxeinos, cioè “mare inospitale”, ed in tempi precedenti all’epoca classica, il nome originario è stato modificato per motivi apotropaici. Tuttavia il termine ξεινος, in principio, era una resa a orecchio della parola persiana “akshaina”, che significa appunto “nero”, interpretata in seguito dai greci come una parola nella loro lingua.

 

Già nell’antica Grecia, tuttavia, esistono attestazioni dell’uso di “mare nero” per “mare del nord” e “mare rosso” per “mare del sud”, e non è impossibile che questa accezione, poi trasmessa alla lingua turca, risalga proprio al colore dell’acqua del mar nero e delle sue alghe.[senza fonte]

 

Mentre nella tradizione onomastica italiana il mar Nero veniva denominato, in epoca medievale e rinascimentale, “Mare Maggiore”, venne chiamato Svartahaf (“mar nero”, appunto) già nell’opera cosmografica Heimskringla dell’islandese Snorri Sturluson nel XIII secolo, il che depone evidentemente a favore di un uso anche medievale di questa denominazione.

 

La denominazione moderna, tuttavia, è arrivata in Europa tramite la lingua turca: in turco il Mar Nero si chiama ‘Kara Deniz’ (mare nero), mentre il mar Mediterraneo si chiama ‘Ak Deniz’ (mare bianco). I colori “nero” e “bianco” avevano rispettivamente, nell’antica tradizione turca, il significato di “settentrionale” e “meridionale”, perciò i nomi ‘Kara Deniz’ e ‘Ak Deniz’ significano semplicemente “mare del nord” e “mare del sud” – visti in relazione alla penisola anatolica. Tramite la sua traduzione in francese (mer noire), si è diffuso in tutta Europa nel corso del XVII e del XVIII secolo e si è imposto, nelle rispettive traduzioni, in quasi tutte le lingue moderne..

 

Paesi bagnati

 

Si affacciano sulle sue rive:

 Turchia

 Bulgaria

 Romania

 Ucraina

 Russia

 Georgia

 

Le città più importanti sulle sue coste sono: Istanbul (precedentemente chiamata Costantinopoli e Bisanzio), Burgas, Varna, Costanza, Tulcea, Jalta, Odessa, Sebastopoli, Soči, Batumi, Trebisonda, Samsun, Zonguldak.

 

Fiumi e canali navigabili

 

Dal Bosforo si accede al mare Mediterraneo e attraverso lo stretto di Kerč al mar d’Azov. Tramite canali è assicurato l’accesso ai fiumi Don al Volga, al mar Caspio, al mar Baltico e al mar Bianco, e tramite il Danubio e il canale Reno-Meno-Danubio al mare del Nord..

 

Isole

 

Nonostante le rispettabili dimensioni il bacino è particolarmente povero di isole. Ricordiamo l’isola di Sant’Anastasia, l’isola di San Quirico, l’isola di Sant’Ivan, l’isola di San Tommaso, l’isola di Peuce e l’isola dei Serpenti. Sono tutte di dimensioni modeste, le prime quattro appartengono alla Bulgaria, la quinta alla Romania e l’ultima all’Ucraina, ma rivendicata dallo stato rumeno.

 

Caratteristiche fisiche

 

Il Mar Nero è il più grande sistema marino anossico. Ciò è determinato dall’elevata profondità e dalla salinità (e quindi densità) relativamente bassa dell’acqua. Le acque marine e quelle dolci che arrivano dai fiumi si mescolano solo nei primi 100-150 m di profondità, mentre le acque che si trovano sotto questo strato detto picnoclino hanno un ricambio ogni mille anni circa.

 

In assenza di un ricambio di gas con la superficie il decadimento di materia organica nel sedimento consuma tutto l’ossigeno. Ciononostante, alcuni microrganismi estremofili riescono a vivere consumando, al posto dell’ossigeno, il solfato e rilasciando come scarto il solfuro di idrogeno (H2S) ed il diossido di carbonio (CO2). Queste emissioni a loro volta rendono quasi impossibile la presenza di ulteriori organismi pelagici e bentonici sotto i 180 m di profondità. Per contro la scarsissima presenza di microrganismi e di ossigeno ha permesso a svariate spedizioni di alta profondità di recuperare manufatti e scafi di navi risalenti a migliaia di anni fa.

 

Fauna

 

Le aree umide costiere offrono riparo a molte specie marine, alcune delle quali rilevanti da un punto di vista commerciale, come lo storione, e sono, inoltre, un importante punto di transito e nidificazione di numerose specie di uccelli. Il 75% degli uccelli presenti si concentra nella zona del delta del Danubio dove si trovano il marangone minore, l’oca collorosso (nidifica qui circa un decimo della popolazione mondiale), il pellicano bianco, il pellicano riccio e l’aquila dalla coda bianca.

 

Nel Mar Nero sono presenti quattro specie di mammiferi: la foca monaca, a forte rischio di estinzione, e tre specie di delfini, il tursiope, il delfino comune e la focena comune.

 

Clima

 

Le variazioni climatiche nella regione del Mar Nero sono influenzate dall’Oscillazione Nord Atlantica, un termine indicato per descrivere i meccanismi risultanti dall’interazione tra le masse d’aria provenienti dal nord Atlantico e dalle medie latitudini.

 

Aspetti economici

 

I paesi litoranei del Mar Nero, insieme a Armenia, Azerbaijan, Grecia e Moldavia, nel 1992 hanno formato l’Organizzazione per la cooperazione economica del Mar Nero (in inglese Organisation of the Black Sea Economic Cooperation – BSEC) con sede a Istanbul. L’organizzazione ha lo scopo di sostenere lo sviluppo economico della regione.

 

Aspetti ambientali

 

L’area del Mar Nero rientra nelle zone sotto tutela da parte dell’ACCOBAMS (“Agreement on the Conservation of Cetaceans of the Black Sea, Mediterranean Sea and Contiguous Atlantic Area”) che stabilisce delle regole per la protezione dei cetacei e, nel caso del Mar Nero, dei tursiopi.

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Foto del Mar Del Nord vista da Pandora

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Spiego a Pandora il Mar Del Nord

Dopo aver finito di spiegare a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sul Mar Ionico e avergli fatto vedere le foto del Mar Del Nord , gli dissi – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sul Mar Del Nord e Pandora disse – ok e come ti avevo detto prima se ci sono foto fammele vedere e io dissi a Pandora – certamente . Dopo aver detto questo a Pandora gli iniziai a dire tutto quello che c’ era da sapere sul Mar Del Nord – Il mare del Nord è un mare marginale dell’oceano Atlantico della piattaforma continentale europea. Possiede una lunghezza di 970 km e una larghezza di 560 km, e si estende su una superficie di 570.000 km². Una parte considerevole dei bacini idrografici dei fiumi dell’Unione europea convogliano le loro acque verso questo mare. Il mare del Nord si collega con il resto dell’Atlantico attraverso il Passo di Calais (Stretto di Dover) e il Canale della Manica a sud, e attraverso il mare di Norvegia a nord.

 

La profondità media del mare del Nord è nell’ordine dei 100 metri, con una profondità massima di 700 metri, ed altre aree poco profonde in cui si possono toccare anche meno di 15 m. Il mare del Nord si trova sopra quello che era il punto di giunzione tra tre placche tettoniche continentali nel primo periodo dell’Era Paleozoica. Movimenti delle faglie associate a questi fenomeni possono ancor oggi causare terremoti e piccoli tsunami. Le caratteristiche della costa sono però il risultato di movimenti glaciali, piuttosto che tettonici. I profondi fiordi sono l’espressione più comune delle coste settentrionali, mentre le coste meridionali sono costituite maggiormente da spiagge sabbiose e distese fangose. Queste aree pianeggianti sono particolarmente esposte al rischio di inondazioni, soprattutto a causa della tempeste associate alle maree. Elaborati sistemi di dighe sono stati costruiti nel tempo per proteggere le zone costiere.

 

Lo sviluppo della civiltà europea è stata fortemente influenzata dal traffico marittimo nel mare del Nord. I Romani prima e i Vichinghi poi cercarono di estendere i loro territori in tutto il mare. Più tardi sia la Lega Anseatica che i Paesi Bassi hanno cercato di dominarne il commercio marittimo e utilizzarlo come ponte per accedere ai mercati del resto del mondo.

 

Lo sviluppo della stessa Gran Bretagna nel passato come potenza marittima dipendeva fortemente della sua posizione dominante all’interno mare del Nord, dove s’affacciavano alcune delle potenze sue rivali, in primo luogo i Paesi Bassi e la Germania, ma anche le nazioni scandinave e in misura minore la Russia attraverso il vicino mar Baltico. Le imprese commerciali, l’aumento della popolazione e la presenza di risorse limitate, sono tutti fattori che hanno portato le nazioni che si affacciavano sul mare del Nord a desiderarne il controllo degli accessi per interessi commerciali, militari, o come collegamento indispensabile verso le colonie d’oltremare.

 

La sua importanza si è andata trasformando da militare a economica. Le attività economiche tradizionali, quali la pesca e il trasporto marittimo, hanno continuato a crescere, e altre di nuove si sono aggiunte e sono state sviluppate, come ad esempio le estrazioni di combustibili fossili e l’energia eolica.

 

Storia del Nome

 

Il nome di “mare del Nord” deriva originariamente dal suo rapporto alla terra dei frisoni. La Frisia si trova direttamente a sud del mare del Nord, a ovest del mare Orientale (Oostzee, il Mar Baltico), a nord dell’ex mare Meridionale (Zuiderzee, l’odierno Lago d’IJssel, la propaggine interna dei Paesi Bassi del mare del Nord). Il nome “mare del Nord” venne utilizzato nelle regioni centro-settentrionali della Germania (che effettivamente possiede parti delle coste meridionali del mare), probabilmente mutuando il termine dato dai frisoni. Anche fra i primi nomi dati dagli spagnoli vi fu Mar del Norte.

 

Dal punto di vista della città anseatiche tedesche del Medioevo, il mare ad est era chiamato il “mare Orientale” (il mar Baltico in tedesco è letteralmente l’Ostsee), così come il mare a nord era il mare del Nord. La diffusione delle mappe utilizzate da mercanti anseatici favorì il diffondersi di questo nome nel resto dell’Europa.

 

Altri nomi comuni in uso per lunghi periodi furono mare di Frisia (o latino Mare Frisicum), o Oceanus Germanicus (Mare Germanicum), così come i loro equivalenti nelle lingue dei paesi che su di esso si affacciavano (in lingua inglese Frisian Sea e German Ocean).

 

“German Sea” o “Germanic Sea” (dal latino Mare Germanicum) fu usato comunemente in inglese e in altre lingue assieme a “Mare del Nord” fino agli inizi del XVIII secolo. Dalla fine del secolo XIX questi termini divennero via via più rari, e relegati ad un uso accademico.

 

Storia

 

Storia antica

 

I primi cenni al traffico marittimo nel mare del Nord provengono dall’Antica Roma, che cominciò ad esplorare il mare già nel 12 a.C. La Gran Bretagna venne formalmente invasa nel 43 d.C. e le sue regioni meridionali incorporate all’Impero Romano, cominciarono quindi in quel tempo gli scambi commerciali tra il mare del Nord e il Canale della Manica. I Romani abbandonarono successivamente il sud della Gran Bretagna nel 410 e nel vuoto di potere, popolazioni germaniche quali gli Angli e i Sassoni, iniziarono una grande migrazione attraverso il mare del Nord scacciando e soppiantando le popolazioni celtiche native delle isole.

 

L’espansione vichinga ebbe inizio nel 793 con l’attacco a Lindisfarne e nel successivo quarto di millennio i Vichinghi dominarono il mare del Nord creando colonie e avamposti lungo le coste.

 

Con il tramonto dell’era vichinga il commercio nel mare del Nord venne dominato dalla Lega Anseatica. La Lega, anche se centrata sul mar Baltico, ebbe importanti avamposti in questo mare. Merci provenienti da tutto il mondo attraversavano il mare del Nord lungo le rotte per la città anseatica.

 

Dal 1441 i Paesi Bassi, da un punto di vista economico e navale, iniziarono a configurarsi come la potenza rivale della Lega. Nel XVI secolo erano la principale potenza economica e il mare del Nord divenne crocevia del commercio tra le lontane colonie e i mercati di tutta Europa.

 

L’epoca moderna

 

Il potere olandese durante la sua epoca di massimo splendore fu ragione di crescente preoccupazione per l’Inghilterra, che vedeva il suo futuro nella marina mercantile e nelle colonie d’oltremare. Ciò fu alla base delle primi tre guerre anglo-olandesi tra il 1652 e il 1673. Alla fine della Guerra di Successione spagnola nel 1714, gli olandesi non erano più un attore fondamentale della politica europea.

 

La supremazia navale della Gran Bretagna, prima del XX secolo, vedeva come unici seri contendenti solo la Francia napoleonica e i suoi alleati continentali. Nel 1800 un’unione di potenze navali minori, chiamata Lega di neutralità armata, si formò per proteggere il commercio neutrale nel corso del conflitto tra Gran Bretagna e Francia. La Marina britannica sconfisse le forze unite della Lega di neutralità armata nella battaglia di Copenaghen del 1801 nel Kattegat. La Gran Bretagna successivamente sconfisse la marina francese nella battaglia di Trafalgar al largo delle coste della Spagna.

 

Il XX secolo

 

Le tensioni nel Mare del Nord si aggravarono nel 1904 con l’incidente del Dogger Bank, in cui in navi da guerra russe scambiarono delle navi da pesca britanniche per navi giapponesi e sparato su di esse. L’incidente, che avveniva in uno scenario caratterizzato da un’alleanza tra la Gran Bretagna e il Giappone combinato con una guerra russo-giapponese in atto, portò ad un’intensa crisi diplomatica. La crisi si ridimensionò con la sconfitta russa ad opera dei giapponesi e il pagamento di indennizzi per i pescatori.

 

Durante la Prima guerra mondiale la marina della Gran Bretagna e quella della Germania (la Kaiserliche Marine) si fronteggiarono sul Mare del Nord facendolo diventare il principale teatro della guerra per superficie di azione. La marina britannica, con una flotta maggiore, fu in grado di stabilire un efficace blocco navale per la maggior parte del periodo bellico, limitando così l’approvvigionamento di risorse indispensabili agli Imperi centrali. Le principali battaglie furono la Battaglia di Helgoland Bight, la Battaglia di Dogger Bank, la Battaglia dello Jutland, e la Seconda Battaglia di Helgoland Bight.

 

Anche la Seconda guerra mondiale ha visto operazioni nel Mare del Nord, anche se prevalentemente limitato alla caccia con sottomarini e a navi di più ridotte dimensioni. Il 9 aprile 1940 i tedeschi avviarono l’Operazione Weserübung in cui la quasi totalità del flotta tedesca si concentrò a nord verso la Scandinavia tra lo Skagerrak e il Kattegat. Durante l’occupazione tedesca della Norvegia, l’operazione Shetland Bus collegò segretamente la Gran Bretagna alla Norvegia.

 

Negli ultimi anni della guerra e nell’anno immediatamente successivo, enormi quantità di armi furono smaltite o affondate nelle acque del mare del Nord, rappresentate principalmente da granate, mine terrestri e navali, bazooka, cartucce, e armi chimiche. Anche se le stime variano ampiamente, centinaia di migliaia di tonnellate di munizioni furono qui disperse.

 

Dopo la guerra il Mare del Nord perse molto del suo significato militare, perché circondato esclusivamente da paesi membri della NATO. Acquisì però una notevole importanza economica a partire dagli anni sessanta con l’inizio dello sfruttamento petrolifero e dei giacimenti di gas metano.

 

Status politico

 

I paesi che affacciano sul Mare del Nord rivendicano tutti le dodici miglia nautiche di acque territoriali in cui hanno i diritti esclusivi di pesca. L’Islanda, tuttavia, a causa della guerra del merluzzo bianco ha diritti esclusivi di pesca per 200 miglia (320 km) al largo delle sue coste, toccando le acque del Mare del Nord. La politica comune della pesca dell’Unione europea esiste per coordinare i diritti di pesca e per assistere alle controversie tra i Paesi membri dell’Unione europea sulla frontiera con la Norvegia.

 

Dopo la scoperta delle risorse minerarie la Norvegia ha reclamato i suoi diritti ai sensi della Convenzione della piattaforma continentale. Gli altri paesi hanno seguito l’esempio. Questi diritti sono stati divisi in gran parte lungo una linea mediana che a “seconda dell’ampiezza della base di ogni mare territoriale di ciascun Paese si tenesse comunque equidistante dai linee meridiani dei Paesi prossimi”. Il confine delle acque tra Germania, Paesi Bassi, e la Danimarca è stato ridefinito solo dopo lunghi negoziati e una sentenza della Corte Internazionale di Giustizia.

 

Preoccupazioni di tipo ambientale hanno portato alla Accordi Marpol 73/78, che ha creato una zona di protezione larga 25 miglia (40 km) e lunga 50 mi (80 km). La Convenzione per la protezione dell’ambiente marino dell’Atlantico nord-orientale è stato siglata per la conservazione del mare in questa regione. Germania, Danimarca e Paesi Bassi hanno un accordo trilaterale per la protezione del mare di Wadden, distese prevalentemente fangose che si snodano lungo le coste dei tre paesi sul bordo meridionale del Mare del Nord.

 

Geografia

 

Per la maggior parte il mare si trova sulla piattaforma continentale europea. L’unica eccezione è una ristretta zona settentrionale del Mare del Nord al largo della Norvegia. Il Mare del Nord è delimitato dalla Gran Bretagna a ovest, e la parte continentale dell’Europa centrale e settentrionale sia a est che a sud, includendo Norvegia, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Francia.

 

Nel sud-ovest il Mare del Nord diventa il Canale della Manica al di là dello Stretto di Dover (Passo di Calais). A est, si connette al Mar Baltico tramite lo Skagerrak e il Kattegat. A nord si apre con un’ampia forna imbuto verso il Mare di Norvegia, che si trova nella regione nord-orientale dell’Oceano Atlantico.

 

A parte gli ovvi confini formati dalle coste dei paesi che su di esso si affacciano, il Mare del Nord, generalmente si considera delimitato ad est da una linea immaginaria che collega Lindesnes in Norvegia con Hanstholm in Danimarca correndo lungo confine con lo Skagerrak. Tuttavia a fini statistici lo Skagerrak e il Kattegat a volte sono inclusi come parte del Mare del Nord. Il limite settentrionale è meno definito. Tradizionalmente una linea immaginaria collega il nord della Scozia verso le isole Shetland fino ad unirsi a Ålesund in Norvegia. Secondo la Convenzione per la protezione dell’ambiente marino dell’Atlantico nord-orientale del 1962 il limite è posto più a ovest e più a nord, tra il 5° di longitudine ovest e 62° di latitudine Nord, alla latitudine di Geirangerfjord in Norvegia.

 

L’area della superficie del Mare del Nord pertanto è di circa 575.000 chilometri quadrati, con un volume di circa 54.000 chilometri cubi d’acqua. Ciò pone il Mare del Nord al 13º posto come mare più grande del pianeta.

 

Geologia

 Storia geologica

 

Scogliera del Mare del Nord

 

Il letto del Mare del Nord forma due bacini. Il più settentrionale si trova a nord di un crinale tra Norfolk e la Frisia, e ha avuto la sua origine nel Devoniano. Il bacino meridionale si spinge verso lo Stretto di Dover e da là verso il Canale della Manica. Questo bacino risale al Carbonifero.

 

Nel corso della più recente glaciazione gran parte del bacino settentrionale fu coperto dai ghiacci, e il resto, compreso il bacino meridionale, si ricoprì di tundra. Durante il periodo interglaciale si creò una diga naturale di gesso, il “Weald-Artois Anticline”. Anche se la cresta probabilmente collassò, costituito la parte più alta del ponte di terra che collegò momentaneamente l’Europa continentale con la Gran Bretagna.

 

Gli Storegga Slides furono una serie di frane sottomarine, in cui un pezzo della piattaforma continentale norvegese scivolò nel Mare di Norvegia. Le immense frane si verificarono tra il 8150 a.C. e 6000 a.C., e provocarono uno tsunami alto fino a 20 metri che attraversò il Mare del Nord abbattendosi maggiormente sulla Scozia e sulle Isole Fær Øer.

 

Tettonica a zolle

 

Le tre placche tettoniche che si incrociano nel Mare del Nord

 

Il Mare del Nord si trova sopra quello che era la giunzione tra tre placche tettoniche continentali risalenti all’inizio dell’Era Paleozoica. Successivamente, nel Mesozoico, si formò una faglia con andamento nord-sud al centro del Mare del Nord. Questa faglia che corre dal Canale della Manica causa terremoti occasionali, che possono anche provocare danni alle strutture sulla terraferma. Il terremoto che avvenne nello Stretto di Dover del 1580 è tra i primi terremoti storici registrati che provocarono ingenti danni sia in Francia che in Inghilterra, a cui si associò anche un maremoto. Il più grande terremoto mai registrato nel Regno Unito avvenne nel 1931 al largo delle sue coste verso il Dogger Bank, e misurò 6,1° sulla scala Richter e ha provocato uno tsunami che inondò parti della costa britannica.

 

Le tre placche continentali formate nel corso dell’Era Paleozoica sono l’Avalonia, la Laurentia e la Baltica.[15] La placca Baltica forma ora la costa orientale, e s’affaccia verso i paesi scandinavi; Avalonia consiste nella costa meridionale e occidentale del Mare del Nord lungo l’Inghilterra, il nord della Germania e la Francia; Laurentia segna il perimetro settentrionale del Mare del Nord con l’Oceano Atlantico.

 

Idrologia

 

Dati di base

 

La salinità dell’acqua varia sia da luogo a luogo che nel corso degli anni, ma generalmente è compresa tra le 15 e le 25 parti per mille nei pressi degli estuari dei fiumi, per arrivare fino alle 32-35 parti per mille[10] nella zone settentrionali del Mare del Nord, restano in linea generale inferiore alla salinità media del Nord Atlantico, che è nell’ordine delle 35 parti per mille.

 

La temperatura dell’acqua varia a seconda della influenza delle correnti atlantiche che della profondità, raggiungendo i 21 °C in estate e 6 °C in inverno, anche se le correnti artiche possono essere più fredde. Il lato orientale è sia il più caldo in estate che il più freddo in inverno. Nel Mare del Nord più settentrionale l’acqua rimane costantemente nell’ordine dei 10 °C durante tutto l’arco dell’anno a causa dei continui scambi con l’Oceano Atlantico. Le più grandi variazioni di temperatura sono registrate lungo le coste meridionali prossime alle Isole Frisone nel Waddenzee, dove si può presentare anche ghiaccio negli inverni particolarmente freddi.

 

Lo scambio di acqua salata tra il Mare del Nord e Atlantico si verifica attraverso il Canale della Manica, come pure nella zona settentrionale del Mare del Nord, lungo la costa scozzese e attraverso il Mare di Norvegia. Il Mare del Nord riceve acqua dolce non solo dal flusso dei fiumi, ma anche dalla bassa salinità del Mar Baltico che ne è collegato attraverso lo Skagerrak. Il bacino idrografico dei fiumi che si gettano nel Mare del Nord misura una superficie di 841.500 km² e fornisce un volume di 296-354 km³ di acqua dolce ogni anno. Il bacino idrografico che getta nel Mar Baltico misura una superficie quasi doppia (1.650.000 km²) e contribuisce con 470 km³ di acqua dolce ogni anno.

 

Circa 185 milioni di persone vivono nei bacini idrografici dei fiumi che si gettano nel Mare del Nord. Questi bacini ricoprono gran parte dell’Europa occidentale: un quarto della Francia, tre quarti di Germania, quasi tutta la Svizzera, una piccolissima porzione d’Italia, metà dello Jutland, la totalità dei Paesi Bassi e del Belgio, la parte meridionale della Norvegia, il bacino del Reno dell’Austria occidentale, e la parte orientale della Gran Bretagna. Questa area contiene una delle più grandi concentrazioni industriali del pianeta.

 

La circolazione dell’acqua

 

Il principale movimento delle acque all’interno del Mare del Nord è in senso anti-orario lungo le coste. L’acqua dalla Corrente del Golfo entra nel mare attraverso due direzioni: per il Canale della Manica verso la Norvegia, e aggirando a nord la Gran Bretagna e seguendone successivamente le coste verso sud. Questi movimenti generano altre piccole correnti che si dirigono verso est nella parte centrale del Mare del Nord. Un’altra corrente spazia a sud nella parte orientale del mare. Questa trasporta acqua fredda dal Nord Atlantico e nel periodo tra primavera e inizio dell’estate rinfresca le acque superficiali al largo dell’Inghilterra, mentre al largo delle Paesi Bassi e della Germania inizia una fase di riscaldamento. L’acqua che esce del Mar Baltico sale verso nord lungo la costa norvegese ritornando nell’Atlantico in quello che è chiamata Corrente norvegese.

 

Il tempo di permanenza medio dell’acqua all’interno del Mare del Nord è compresa tra 1 e due anni. Le acque più a nord sono scambiate più rapidamente, mentre per quelle meridionali possono passare anni prima di raggiungere le regioni settentrionali e fuoriuscirne verso l’Atlantico.

 

Fronti d’acqua basati sulla temperatura, salinità, nutrienti, e inquinamento possono essere chiaramente identificate, anche se con più facilità nel periodo estivo rispetto a quello invernale. Fra i principali si identificano il Fronte delle Frisone, che divide l’acqua proveniente dal Nord Atlantico da quella originaria della Manica, e il Fronte danese, che divide le acque costiere meridionali da quelle della parte centrale del Mare del Nord.

 

L’afflusso di acqua proveniente dai grandi fiumi si mescola molto lentamente con l’acqua marina. Le acque del Reno e dell’Elba, ad esempio, possono ancora essere chiaramente distinte in mare al largo della costa nord-ovest della Danimarca.

 

Portata dei fiumi del Mare del NordFiume Paese Portata in m³/s

 Reno / Mosa Olanda 2,524

 Elba Germania 856

 Glomma Norvegia 603

 IJsselmeer Olanda 555

 Weser Germania 358

 Skjern Å Danimarca 206

 Firth of Tay (include il fiume Tay e Earn) Scozia 203

 Moray Firth (include il fiume Spey e Ness) Scozia 168

 Schelda Belgio/Olanda 126

 Humber Inghilterra 125

 Forth Scozia 112

 Ems Germania 88

 Tweed Inghilterra 85

 Tamigi Inghilterra 76.

 

Maree

 

Le maree sono causate dall’onda di marea proveniente dal Nord Atlantico, siccome il Mare del Nord è troppo piccolo e troppo poco profondo per disporre di una propria marea consistente. Il flusso alternato è in un ciclo di 12,5 ore. L’ondata di marea lungo le coste della Scozia che scorre in senso anti-orario lungo la costa inglese, raggiunge la costa tedesca circa 12 ore dopo.

 

L’ampiezza della marea è al suo picco massimo a The Wash sulla costa inglese, dove raggiunge 6,80 metri. L’ampiezza però è fortemente influenzata da una serie di fattori, come ad esempio la posizione della costa, il vento e l’azione dovuta a tempeste. Negli estuari fluviali, alti livelli d’acqua possono amplificare notevolmente l’effetto di alta marea.

 

Tempeste associate alle maree

 

Le mareggiate minacciano in particolare le coste dei Paesi Bassi, Belgio, Germania e Danimarca. Queste coste sono piuttosto piatte, e ciò comporta che un aumento relativamente piccolo del livello delle acque sia sufficiente a mettere in grandi distese di terra sotto il livello dell’acqua. Le tempeste da ovest sono particolarmente forti. Nel corso dei millenni le inondazioni causate dalle tempeste sono costate centinaia di migliaia di vite e hanno notevolmente contribuito a modellare la costa. Fino agli inizi tempi moderni il numero di vittime causate da una singola tempesta avrebbe potuto causare parecchie migliaia di morti, anche se stime più precise sono stimate con difficoltà.

 

La prima mareggiata che causò un’alluvione di cui si abbia notizia registrata fu di alluvione è stata la Julianenflut il 17 febbraio 1164. Una forte alluvione si verificò nel 1219. Una tempesta associata a marea nel 1228 provocò secondo stime più di 100.000 morti. La Grote Mandrenke nel 1362 colpì l’intera costa meridionale del Mare del Nord. Le cronache del tempo registrano ancora più di 100.000 morti, e parte della costa inghiottita dal mare, tra cui l’ormai leggendaria città di Rungholt.

 

Nel XX secolo tra le alluvione provenienti dal mare si segnala quella del 1953 che inondò le coste di diverse nazioni, e costò più di 2000 vite umane. 315 cittadini di Amburgo morirono nell’alluvione del 1962. Con l’alluvione del 1976 e del 1981 si toccò il record del livello dell’acqua sulla costa del Mare del Nord, ma a causa delle dighe costruite e migliorate dopo l’alluvione del 1962 comportarono solo danni materiali. Una tempesta si è verificata il 9 novembre 2007 causando una serie di inondazioni..

 

Coste

 

Le coste occidentali sono frastagliate, risultato dell’azione dei ghiacci durante le ere glaciali. I litorali lungo la parte meridionale sono più morbidi, ricoperti con i resti di depositati morenici che sono stati a loro volta scaricati in mare. Le montagne norvegesi si tuffano direttamente in mare e le coste sono caratterizzati da numerosi fiordi e arcipelaghi. A sud di Stavanger la costa si ammorbidisce e le isole si presentano in numero inferiore. La costa orientale scozzese è simile, anche se meno marcata rispetto a quella della Norvegia. A partire da Flamborough Head nel nord-est dell’Inghilterra, le scogliere diventano più basse e sono composte da minori depositi morenici, e le coste, erose più facilmente si presentano con contorni più arrotondati. In Olanda, Belgio e nell’Inghilterra orientale (East Anglia) il litorale è basso e paludoso. La costa orientale e sud-orientale del Mare del Nord (Waddenzee) hanno coste che sono principalmente di tipo sabbioso..

 

I fiordi e le scogliere del Nord

 

Le coste settentrionali portano ancora il segno degli immensi ghiacciai le ricoprivano durante le ere glaciali, creando il frastagliato paesaggio costiero. I fiordi sono nati dall’azione dei ghiacciai, che nel loro lento movimento verso il mare hanno raschiato e scavato profonde fenditure nel suolo. Con il ritirarsi dei ghiacci, l’innalzamento del livello dell’acqua tali solchi sono stati invasi dal mare. Il paesaggio si presenta spesso con coste ripide e le insenature marine possono essere anche profonde. I fiordi sono particolarmente comuni nella costa della Norvegia.

 

I firths sono simili ai fiordi, ma sono generalmente poco profondi e presentano baie più ampie all’interno delle quali possono essere presenti piccole isole. I ghiacciai hanno insistito qui su un’area più estesa e hanno scavato aree più ampie. I firths si trovano soprattutto nella Scozia settentrionale e lungo le coste inglesi.

 

Verso sud i firths cedono il passo alle scogliere, formatesi dalle morene glaciali. L’impatto delle onde sulla costa dà luogo a fenomeni di erosione. Il materiale eroso diviene fonte importante di sedimenti per la distese fangose che si trovano dall’altra parte del Mare del Nord.Il paesaggio delle scogliere è interrotta dai grandi estuari fluviali con i loro corrispondenti depositi di detriti, in particolare modo quelli del fiume Humber e Tamigi nel sud dell’Inghilterra.

 

Nel sud della Norvegia, come pure sulla costa svedese dello Skagerrak, si trovano fenomeni simili ai fiordi e ai firths. Qui l’azione dei ghiacci ha insistito e scavato su regioni ancora più vaste. Verso le coste si trovano dolci declivi che scendono dalle montagne e che si estendono per chilometri, tuffandosi poi sotto il mare, ma rimanendo ad una profondità di soli pochi metri.

 

I banchi meridionali e le distese fangose

 

Le scarsa profondità delle acque e la linea della coste meridionali e orientali fino alla Danimarca sebbene formate anch’esse dall’azione dei ghiacci nelle ere glaciali, devono maggiormente la loro forma all’azione del mare e al deposito dei sedimenti. Il mare di Wadden che si estende tra Esbjerg nella Danimarca del nord e Den Helder nei Paesi Bassi deve la conformazione del suo paesaggio alla forte influenza esercitata dall’azione delle maree. La zona costiera presenta acque poco profonde e il costante apporto di sedimenti. Grandi opere di bonifica hanno interessato questa regione, soprattutto ad opera degli olandesi. Il più grande progetto di questo tipo è stata la bonifica del IJsselmeer.

 

Conservazione delle coste

 

Le zone costiere meridionali, inizialmente, erano soggette ai capricci del mare. I territori limitrofi alle coste, costituite da un innumerevole intrico di canali, isolotti, delta fluviali e zone umide venivano regolarmente allagati e sommersi. In settori particolarmente vulnerabili alle mareggiate, le persone tendevano allora ad insediarsi su terreni rialzati e più protetti. Già nel 500 a.C., gli insediamenti iniziarono ad essere costruiti su delle colline artificiali, alte anche diversi metri. Fu solo intorno agli inizi del Medioevo nel 1200 che si è iniziato a collegare tra loro piccole dighe in linea lungo l’intera costa, rendendo quindi permanenti e definite le zone di terra da quelle di mare.

 

Dighe in senso moderno hanno iniziato a prendere forma nel XVII e XVIII secolo, costruite da imprese private nei Paesi Bassi. I costruttori olandesi hanno quindi esportato i loro disegni e modelli verso altre regioni del Mare del Nord.

 

Le alluvioni verificatesi sulle coste del Mare del Nord nel 1953 e nel 1962 sono state ulteriore impulso per l’innalzamento delle dighe, la sostituzione delle vecchie dighe in linea, il recupero di terreni e sbarramenti fluviali, in modo da ottenere da poca superficie interessata un grande risultato nella lotta contro il mare e le tempeste. Attualmente il 27% dei Paesi Bassi è sotto il livello del mare e protetto da argini e dune.

 

La conservazione costiera oggi consiste di vari livelli. La pendenza delle dighe riduce l’energia del mare in entrata, in modo che la diga stessa non riceva il pieno impatto. Alcune dighe che si trovano direttamente in mare e queste sono particolarmente rafforzata. Nel corso degli anni sono state più volte sollevate, a volte anche di 10 m, e sono diventate più orizzontali, al fine di meglio ridurre l’erosione delle onde. Le moderne dighe possono raggiungere un’altezza anche di 100 m. Dietro la diga solitamente è presente una strada di accesso e, in generale, l’area più prossima è scarsamente abitata. In molti luoghi un altro sistema di dighe è presente verso l’entroterra dopo diversi chilometri.

 

Dove le dune sono sufficienti per proteggere la terra dall’avanzata del mare viene seminata dell’erba che cresca nella sabbia, in modo da proteggere le dune stesse dall’erosione del vento, dell’acqua e dal traffico a piedi.

 

Economia

 

Petrolio e gas

 

Nel 1958 i geologi scoprirono un giacimento di gas naturale a Slochteren nella provincia olandese di Groningen e si iniziò a sospettare la presenza di petrolio nel mare del Mare del Nord. Tuttavia in questa data i diritti di sfruttamento delle risorse naturali in alto mare erano ancora in fase di controversia.Nel 1962 i geologi scoprirono i primi giacimenti di petrolio in questo mare.

 

Prove di perforazione iniziarono nel 1966 e successivamente nel 1969 quando la Phillips Petroleum Company scoprì la Ekofisk (ora norvegese), che all’epoca era uno dei 20 più grandi giacimenti del mondo e si rilevò caratterizzata da una bassa presenza di zolfo. Lo sfruttamento commerciale iniziò nel 1971 con le navi cisterna e dal 1975 con oleodotti diretti a Cleveland in Inghilterra e dal 1977 anche a Emden in Germania.

 

Lo sfruttamento delle riserve del Mare del Nord ha avuto inizio poco prima della crisi petrolifera del 1973, e la successiva salita dei prezzi internazionali del petrolio hanno fanno sì che i grandi investimenti necessari per l’estrazione divenissero molto più interessanti e possibili in questa regione. Negli anni ‘80 e ‘90 seguirono ulteriori scoperte dei grandi campi petroliferi. Anche se i costi di produzione erano relativamente elevati, la qualità del petrolio, la stabilità politica della regione, e la vicinanza di importanti mercati in Europa occidentale ha fatto del Mare del Nord un’importante area di produzione. La più grande catastrofe ambientale fu la distruzione della piattaforma off-shore di Piper Alpha nel 1988 in cui 167 persone persero la vita.

 

Con più di 450 piattaforme petrolifere, il Mare del Nord è la più importante regione del mondo per la perforazione offshore. La sezione britannica del Mare del Nord è quella che possiede più piattaforme, seguita in ordine da quella norvegese, olandese e danese. Il più grande campo di gas naturale nel Mare del Nord, “Troll”, si trova sotto la giurisdizione norvegese ad una profondità di 345 metri. Una piattaforma gigante è stata necessaria per accedervi. La sezione tedesca possiede solo due piattaforme petrolifere (la più grande delle due è il Mittelplate) e si presenta come il paese meno dotato per le estrazioni minerarie in questo mare.

 

Nel 1999 le estrazioni raggiunsero il picco di tutti i tempi con quasi 6 milioni di barili (950.000 m³) di petrolio greggio e 28.000.0000 m³ di gas naturale al giorno. Oggi la risorsa nel Mare del Nord è un ben sviluppata. Tutte le grandi compagnie petrolifere sono state coinvolte nelle operazioni di estrazione. Ma negli ultimi anni alcune grandi società ne hanno interrotto l’estrazione e da quel 1999 l’importo estratto è diminuito continuamente a causa dell’ esaurimento delle riserve.

 

Il prezzo del Brent Crude, uno dei primi tipi di petrolio estratto dal Mare del Nord, è utilizzato oggi come un prezzo standard di confronto per il petrolio greggio dal resto del mondo.

 Pesca

 

Il pescato annuale è cresciuto ogni anno fino al 1980, quando si è raggiunto il punto massimo con più di 3 milioni di tonnellate di pesce. Da allora i numeri sono scesi a circa 2,3 milioni di tonnellate, con notevoli differenze tra i vari anni. Oltre al pesce commercializzabile si stima che 150.000 tonnellate di pescato senza mercato venga catturato e che circa 85.000 tonnellate sia la quantità di invertebrati che viene coinvolto o ributtato in mare ferito o morto.

 

Negli ultimi decenni lo sfruttamento eccessivo ha reso meno produttiva la pesca, alterando la catena alimentare marina e la dinamica dei costi e dei posti di lavoro nel settore della pesca. La pesca di aringhe, merluzzi e passera di mare potrebbe presto affrontare la stessa situazione della pesca allo sgombro cessata negli anni ‘70 a causa di sovra-sfruttamento.

 

Altre risorse minerali

 

In aggiunta al petrolio, gas naturale e alla pesca, gli Stati che si affacciano sul Mare del Nord estraggono milioni di metri cubi annui di sabbie e ghiaia. Questi sono poi utilizzati per progetti di costruzione, per rinforzare le spiagge e per proteggere le coste. Il più grandi Paesi estrattori di sabbia e ghiaia nel 2003 furono i Paesi Bassi (circa 30 milioni di m³) e la Danimarca (circa 10 milioni di m³).

 

Fonti energetiche rinnovabili

 

A causa dei forti venti, i paesi sul Mare del Nord, in particolare l’Inghilterra e la Danimarca, hanno utilizzato le aree vicino alla costa del mare per lo sfruttamento eolico per la produzione di energia elettrica a partire dagli anni ‘90. La prima turbina a vento è apparsa al largo della costa inglese vicino Blyth nel 2000 e poi al largo della costa danese nel 2002 vicino a Horns Rev.

 

Turismo

 

Le spiagge e le acque costiere del Mare del Nord sono popolari destinazioni per il turismo balneare. In particolare modo le attività sono sviluppate lungo la costa belga, olandese, tedesca e danese, some pure su quella britannica.

 

Il windsurf e la vela sono sport popolari favoriti dai forti venti, ma anche la pesca sportiva e le immersioni subacquee. Un’altra attività praticata è il mudflat hiking che consiste nel camminare sul fango che viene a galla dal mare durante i periodi di bassa marea in alcune zone geografiche particolari.

 

Traffico marittimo

 

Il Mare del Nord è molto importante per il traffico marittimo e presenta fra le più alte concentrazione di navi di tutto il mondo. Grandi porti di rilievo internazionale si trovano lungo le sue coste: Rotterdam, il terzo porto del mondo per movimentazione, Anversa e Amburgo (compresi nei top 25), così come Brema/Bremerhaven e Felixstowe.

 

Tutti i principali porti hanno facile accesso alle varie rotte sul Mare del Nord. Ma il traffico è particolarmente difficile, con un’elevata presenza di barche da pesca, piattaforme petrolifere e mercantile. La possibilità di colli di bottiglia è elevata, come presso il Canale della Manica, che vede 400 navi al giorno e il Canale di Kiel con in media più di 100 navi al giorno.

 

Alcuni porti sono collegati da importanti canali come il Canale del Nord, che abbreviato il collegamento tra il porto di Amsterdam ed il mare, e il canale di Kiel, che collega il Mare del Nord al Mar Baltico.

 

Fiumi

 

I principali fiumi che sfociano nel Mare del Nord sono:

 della Gran Bretagna

 Tamigi

 Nene

 Derwent

 Tweed

 Tay

 Dee

 Don

 Spey

 della Norvegia

 Otra

 della Svezia

 Gota

 della Danimarca

 Skjern

 dei Paesi Bassi

 Reno

 della Germania

 Elba

 Weser

 Ems

 della Francia

 Aa.

 

Le principali isole

 

Isole Orcadi

 Mainland

 Sanday

 Westray

 Rousay

 South Ronaldsay

 Hoy

 Isole Shetland

 Unst

 Fetlar

 Yell

 Isole Fair

 Isole Frisone

 Isole Frisone Occidentali

 Texel

 Terschelling

 Ameland

 Schiermonnikoog

 Rottumeroog

 Isole Frisone Orientali

 Borkum

 Memmert

 Juist

 Norderney

 Baltrum

 Langeoog

 Spiekeroog

 Wangerooge

 Isole Frisone Settentrionali

 Sylt

 Fohr.