Categorie
Computer Database eroi Mondo Oggetti Parlare con Kratos Parlare con Pandora Presentazione Racconto Storia

Chiedo una cosa a Pandora e a Kratos e gli faccio una sorpresa

Dopo aver spiegato la pizza sia a Kratos sia a Pandora e avergli fatto vedere alcune foto , io dissi a Pandora – come sei stato con mio fratelloe ti ha imparato quello che gli ho detto di farti impsarare  e lei disse – sono stata bene e mi ha imparato l’ inglese e soprattutto come utilizzare il computer e io dissi – ok , adesso dormiamo e Kratos e Pandora disse – ma noi dove dormiamo e io dissi – Pandora vedi il mio armadio e Pandora disse – si , puoi aprire la seconda anta del mio armadio e vedi c’ e un letto per te e per Kratos . Kratos e Pandora dissero – ci puoi dire quando l’ hai fatto ? e io risposi – voi stavate riposando un po’ e io ho meso le mie mani su quell’ anta e ci ho messo una stanza da letto per te e per Kratos , perché mi ero detto Pandora deve trovare un posto dove dormire in santa pace e pure Kratos lo stesso e ho deciso di farlo . Kratos e Pandora disserò – grazie per averlo fatto e io dissi – non c’ e di che .

Categorie
Computer Database Foto Mondo Oggetti Panorama Presentazione Storia

Foto della Pizza vista da Pandora e da Kratos

 

Categorie
Computer Database Foto Mondo Oggetti Panorama Parlare con Kratos Parlare con Pandora Presentazione Racconto Storia

Spiego a Pandora e a Kratos la pizza

Dopo esseri tornati in camera io dissi a Kratos e a Pandora – ve lo spiego adesso tutto quello che c’ e da sapere sulla pizza e Kratos e Pandora dissero simultaneamente – avanti spiega e se ci sono foto faccele vedere e io dissi – ok . Dopo inizia a dire sia a Kratos sia a Pandora tutto sulla pizza – La pizza è un prodotto gastronomico che ha per base un impasto di acqua, farina di frumento, e lievito, che dopo una lievitazione di almeno ventiquattr’ore viene lavorato fino a ottenere una forma piatta, cotto al forno e variamente condito.

 

Etimologia

 

L’etimologia del nome “pizza” (che comunque non è necessariamente legata all’origine del prodotto) deriverebbe secondo alcuni, da pinsa, participio passato del verbo latino pinsere, cioè pestare, schiacciare, pigiare o dalla pita mediterranea e balcanica, di origine greca, secondo quest’ultima ipotesi la parola deriverebbe dall’ebraico פִּתָּה o פיתה, dall’arabo كماج e dal greco πίτα, da cui anche pita che appartiene alla stessa categoria di pane o focacce. Studi più recenti accreditano, oltre all’origine greca, anche altre ipotesi, cioè che la parola deriverebbe dal germanico (longobardo o gotico) dell’alto tedesco d’Italia bĭzzo-pĭzzo (da cui anche in tedesco moderno Bissen: “boccone”, “pezzo di pane”).

 

Questa ipotesi sarebbe pure confermata dall’area di diffusione originaria della parola, che coinciderebbe con il regno e i ducati longobardi di Benevento e Spoleto. Tuttavia la diffusa presenza, in area balcanica di pita, induce J. Kramer, riportato dalla stessa fonte, a cercare nel greco πίττα (di provenienza albanese) l’origine dell’italiano “pita”, da cui poi “pizza” per incrocio con “pezzo”. Appare comunque certo che la fortuna odierna della parola “pizza” venga da Napoli.

 

Origine

 

Benché si tratti ormai di un prodotto diffuso in quasi tutto il mondo, la pizza è generalmente considerata un piatto originario della cucina italiana ed in particolar modo napoletana. Nel sentire comune, infatti, ci si riferisce con questo termine alla pizza tonda condita con pomodoro e mozzarella, ossia la variante più conosciuta della cosiddetta pizza napoletana, la pizza Margherita.

 

La vera e propria origine della pizza è tuttavia argomento controverso: oltre a Napoli, altre città ne rivendicano la paternità. Esiste, del resto, anche un significato più ampio del termine “pizza”. Infatti, trattandosi in ultima analisi di una particolare specie di pane o focaccia, la pizza si presenta in innumerevoli derivazioni e varianti, cambiando nome e caratteristiche a seconda delle diverse tradizioni locali. In particolare, in alcune aree dell’Italia centrale, viene chiamata “pizza” qualsiasi tipo di torta cotta al forno, salata o dolce e alta o bassa che sia.

 

La pizza ha una storia lunga, complessa e incerta. Le prime attestazioni scritte della parola “pizza” risalgono al latino volgare di Gaeta nel 997. Già comunque nell’antichità focacce schiacciate, lievitate e non, erano diffuse presso gli Egizi, i Greci (maza) e i Romani (offa e placenta).

 

Tipologie

 

Pizza tonda

Per la pizza tonda l’impasto, previamente fatto lievitare in monoporzioni, viene steso in forma di disco, variamente condito e cotto a contatto del piano rovente di un forno. È la più conosciuta e consumata nel mondo e viene detta appunto anche pizza classica o pizza napoletana.

 

Tipica in diverse cucine regionali italiane, è divenuta famosa come specialità della cucina napoletana. La città di Napoli ha svolto infatti un ruolo importantissimo nella storia della pizza, creando ed esportando questa specialità che è ora la più diffusa nel mondo (vedi sez.”Dove si mangia la pizza”). Per questo motivo si usa ancora l’espressione “pizza napoletana” come sinonimo di “pizza tonda” anche se le sue caratteristiche sono spesso diverse rispetto a quelle della tradizione partenopea.

 

Soprattutto fuori dall’Italia invece della pasta di pane si usano spesso impasti più grassi e talvolta anche dolci; il condimento è sempre abbondante e varia notevolmente a seconda delle abitudini locali. La stesura dell’impasto in forma di disco può avvenire con l’uso del matterello oppure, preferibilmente, a mano girando e tirando le palline lievitate d’impasto sopra un piano di lavoro o con evoluzioni aeree. Specialisti di quest’ultimo metodo sono i pizzaioli acrobatici.

 

Pizza al taglio

 

Per la pizza al taglio o pizza in teglia la pasta lievitata viene stesa, condita e cotta in grandi teglie di metallo tonde o rettangolari e poi messa in mostra per essere venduta a peso a scelta del cliente o, in casa, consumata a tranci. La vendita di questa varietà di pizza è diffusa oltre che nelle pizzerie al taglio vere e proprie, anche nelle panetterie.

 

Poiché la pizza in teglia deve essere tenuta in mostra ed eventualmente riscaldata necessita dell’utilizzo di impasti molto acquosi che pure in queste condizioni non si secchino ma diano il massimo del gusto. A tal fine vengono usate farine forti e appositi procedimenti di rigenerazione che permettono di aggiungere agli impasti una maggiore percentuale di acqua, fino al 90%.[senza fonte] Questo ha anche un vantaggio dal punto di vista economico essendo la pizza venduta in alcuni casi a peso (questo metodo è ad esempio il più diffuso nella città di Roma).

 

Pizza alla pala

 

La pizza alla pala, come la pizza in teglia, è una pizza di grandi dimensioni messa in mostra e venduta a peso ma la sua cottura avviene, analogamente alla pizza tonda, direttamente sul piano del forno.

 

Una delle sue varianti è la pizza al metro.

 

Tipologie per origine geografica

 

 Pizza genovese

 

La pizza genovese è pizza in teglia dalla pasta piuttosto alta e morbida, prodotta con farina di grano tenero, acqua, sale, lievito di birra e, talvolta, un poco di latte. Dopo la lievitazione viene stesa con le mani direttamente nella teglia e cotta in forno, preferibilmente a legna. Deriva dalla focaccia genovese.

 

“Verace” Pizza napoletana

 

La pizza napoletana è l’unico tipo di pizza italiano riconosciuto in ambito nazionale ed europeo. Dal 4 febbraio 2010, infatti, è ufficialmente riconosciuta come specialità tradizionale garantita della Comunità Europea.

 

Essa si presenta come una pizza tonda dalla pasta morbida e dai bordi alti (cornicione). Tale rigonfiamento del cornicione è dovuto all’aria, che durante la fase di manipolazione del panetto si sposta dal centro verso l’esterno. Nell’impasto classico napoletano non è ammesso nessun tipo di grasso. Soltanto acqua, farina, lievito (di birra o naturale) e sale. Nella più stretta tradizione prevede solo due varianti per quanto riguarda il condimento:

 Pizza marinara: con pomodoro, aglio, origano e olio extravergine di oliva.

 Pizza Margherita: con pomodoro, mozzarella STG a listelli, mozzarella di bufala campana DOP a cubetti o Fior di latte, basilico e olio extravergine di oliva.

 

La cottura della pizza napoletana, infine, avviene sempre ed esclusivamente tramite l’utilizzo del forno a legna e mai quindi utilizzando altri modi di cottura come per esempio il forno elettrico. Oggi la pizza napoletana è uno dei piatti più diffusi al mondo ed è presente in quasi tutti i ristoranti e locali di cucina italiana all’estero con il nome pizza napoletana o pizza Napoli.

 

Nel 2011, la pizza napoletana è stata presentata dall’Italia come candidata al riconoscimento UNESCO come Patrimonio immateriale dell’umanità.

 

Pizza romana

 

La pizza romana è una pizza tonda dalla pasta molto sottile e croccante. L’impasto viene prodotto con farina di grano tenero tipo 00 o 0, acqua, lievito di birra (oppure lievito naturale), olio d’oliva (oppure per ottenere una pizza più croccante si utilizza l’olio di semi) e sale in proporzioni tali che risulti duro e consistente, tanto da rendere spesso necessaria la stesura con il mattarello. Diffusasi a partire appunto dalla capitale solo dopo l’ultimo dopoguerra, si chiama Napoli la variante di condimento con pomodoro, mozzarella e alici. I libri di cucina tradizionale romana, sembrerebbero avvalorare che la variante con le acciughe sia un’usanza propria della Capitale; la pizza romana, secondo gli stessi ricettari, dovrebbe comprendere anche basilico tagliuzzato,pecorino e pepe.

 

Altre

 

A Napoli la cosiddetta pizza chiusa, ossia pizza ben condita e coperta dalla stessa pasta, si chiamava anche calzone, ma in seguito altre varietà di calzone con un tipo di pasta differente son state ideate e preparate nella vicina Puglia, ragion per cui il calzone al forno è divenuto di fatto un altro prodotto culinario.

 

Anche in Calabria si prepara qualcosa di simile quando si inforna il pane. Specie in passato, assieme al pane “normale” per la famiglia, si faceva spesso anche una pitta chjina (pitta ripiena, dove pitta è un nome generale per una forma di pane). Tale prodotto ha l’aspetto di una pizza chiusa, ovvero formata da due strati di pasta con il ripieno al loro interno.

 

In Sardegna la variante locale viene denominata panada, pizza morbida ed a pasta spessa farcita dei più svariati ingredienti quali pomodori, melanzane, zucchine, funghi, carne d’agnello, pesci (particolarmente ghiotta la variante alle anguille). La ricetta originale prevede che, una volta completata la cottura in forno a legna, la panada venga unta con un filo di olio extravergine bollente e poi lasciata riposare.

 

Una piccola pizza chiusa è il panzerotto, il quale può essere cotto al forno o fritto in padella.

 

In Sicilia vi sono diverse varianti collegate alla tradizione culinaria rurale che con la pizza vera e propria hanno poco a che vedere. E così, a Catania, è diffusissima da secoli l’uso della Scacciata, soprattutto nel periodo natalizio e per le ricorrenze in genere, formata da un primo strato di impasto, tuma e acciughe in città, oppure alla paesana con patate salsiccia broccoli , pepe nero , pomodoro , tuma , in entrambi i casi si chiude con un secondo strato di impasto, e infornata dopo una spennellata di uovo. Nel palermitano è diffuso lo sfinciuni, focaccia morbida con cipolla, caciocavallo, pomodoro e pangrattato; in Provincia di Siracusa, specie nei comuni di Solarino e Sortino, si può gustare il pizzòlu, una sorta di pizza tonda farcita; in provincia di Messina è cucinato il tradizionale piduni, piccolo calzone fritto o al forno ripieno di verdure ed è inoltre presente la focaccia alla messinese, che viene tradizionalmente preparata in teglia con verdure, formaggio, pomodoro e acciughe; e in provincia di Catania, specie a Zafferana Etnea e a Viagrande , la tipica pizza siciliana, un calzone fritto a pasta morbida con ripieno di formaggio, acciughe, funghi porcini e altri ingredienti.

 

Anche oltreoceano la pizza ha avuto una sua evoluzione fino alla pizza all’americana contraddistinta dalla morbidezza e dal notevole condimento. Non raramente all’impasto vengono aggiunti burro o margarina (o altri tipi di grassi) e zucchero.

 

Negli ultimi anni del XX secolo si è andata affermando anche la pizza senza glutine, preparata con farine non a base di frumento, adatte a chi soffre di celiachia.

 

Valori nutrizionali

 

La più celebre delle pizze, la pizza margherita, contiene varie sostanze nutrienti: i carboidrati sotto forma di amido (nella farina), i lipidi vegetali dell’olio extravergine d’oliva e quelli animali della mozzarella di bufala o fior di latte, proteine animali (ancora dalla mozzarella).

 

Queste indubbie qualità non devono però far dimenticare che la pizza non è un alimento ipocalorico adatto a qualunque regime dietetico: una margherita del peso di 300 gr. dà un apporto di oltre 800 calorie peraltro molto sbilanciate a favore dei carboidrati (circa 75%).

 

Impasto

 

Molto importante nella pizza, oltre che la qualità degli ingredienti, è la giusta maturazione e lievitazione. La maturazione è il processo necessario affinché l’amido contenuto nella farina (polisaccaride) venga da alcuni enzimi (alfa e beta amilasi) scisso in zuccheri semplici, questo fa si che la pizza, ben maturata, risulti digeribile. Mentre il lievito di birra compie il suo lavoro producendo nell’impasto anidride carbonica e gas nobili, da qui, la lievitazione, cioè il raddoppio del volume che avviene nell’impasto.

 

Dove si mangia la pizza

 

I luoghi dove si cucina e si consuma la pizza si chiamano pizzerie.

 

A causa della forte immigrazione ed influenza italiana, la città con il più alto consumo di pizza nel mondo è la città di New York seguita da San Paolo in Brasile con 30 milioni di pizze al mese. In quest’ultima città le pizze hanno spesso guarnizioni derivanti dalla gastronomia locale, come il palmito e il catupiry, un formaggio cremoso.

 

Negli Stati Uniti e in varie parti del mondo esistono numerose catene di pizzerie; una delle maggiori catene in franchising è pizza Hut, la quale ha aperto propri ristoranti in 86 paesi del mondo. Dal 1999 è attiva in Italia la catena Spizzico, collegata al marchio Autogrill, che propone un concetto a metà strada tra la pizzeria e il fast-food tipico del Nordamerica; inoltre Autogrill, attraverso una società americana acquisita nel 1999, controlla indirettamente Pizza Hut, non presente in Italia. In Spagna e Portogallo è popolare Telepizza, che effettua anche consegne a domicilio.

 

Record

 

La più grande pizza mai prodotta è quella dell’ipermercato Norwood Pick ‘n Pay (Johannesburg, Sudafrica). Secondo il Guinness Book of Records la pizza – preparata nel 1990 con 500 kg di farina, 800 kg di formaggio e 900 kg di salsa di pomodoro – aveva un diametro di oltre 37 metri .

 A Feltham, Londra, il nuovo record per la più distante consegna di pizza spetta a Lucy Clough. Una pizza vegetariana è stata cotta il 17 novembre 2004 ed ha percorso una distanza di 16949 km per essere consegnata in Ramsey Street, a Melbourne, il 19 novembre 2004. Il record è presente nell’edizione 2006 del Guinness Book of Records

 La Pizza Louis XIII per 2 persone costa € 8.300,00

 La pizza Royale 007 creata a New York costa € 3.000,00 .

 

Informazioni sulla Pizza

 

Origini

 IPA /ˈpi:tsʌ/

 Luogo d’origine Italia

 Diffusione Asia meridionale

 Asia centrale

 Asia occidentale

 Oceania

 Europa

 Americhe

 Dettagli

 Categoria piatto unico

 Ingredienti principali farina

 acqua

 olio di oliva

 sale

 Lievito di birra

 (altri ingredienti differiscono in base alle varianti)

 Varianti Pizza napoletana

 Focaccia

 Piscialandrea

 Pizza genovese

 Pizza siciliana.

Categorie
Colazione Database Foto Mondo Oggetti Panorama Parlare con Kratos Presentazione Racconto Storia

Kratos e Pandora provano la pizza

Io , Kratos e Pandora ci sedemmo a tavola e iniziamo a mangiare la pizza con molta calma e Kratos disse – è molto buona , pure Pandora disse lo stesso . Kratos e Pandora preserò 3 fette di pizza a testa e le iniziarono a mangiare piano piano con molta calma vista che era tiepida e dopo aver finto di mangiare Pandora prese il tovagliolo e si puli le labbra e Kratos fece lo stesso .

Categorie
Computer Database Foto Mondo Oggetti Panorama Parlare con Kratos Parlare con Pandora Presentazione Racconto Storia

Dico a mia madre che sono tornato e presento Kratos a mia madre .

Dopo che ci eravamo riposati un po’ , io dissi a mia madre – sono a casa e mia madre disse – Pandora me l’ ha detto che eri andato al Mar Glaciale Artico per salvare suo zio , come è andata e io dissi – è andata bene , sono riuscito a salvarlo , se vuoi te lo presento e mia madre disse – si . Dopo andai a chiamare Kratos e lui disse – che c’ e Marcello ? e io risposi – mia madre ti vuole conoscere . Io e Kratos andammo in cucina dove c’ era mia madre e io disse – mamma questo è Kratos lo zio di Pandora e Kratos disse – piacere di conoscere la madre della persone che mi ha salvato dai ghiacci del Mar Glaciale Artico . Mentre parlava con noi mia madre mi stava preparando la pizza per cena e mia madre disse – Kratos la vuoi pure la pizza e Kratos disse – si . Kratos mi chise – Marcello cos’ e questa pizza e io dissi – è molto buona da mangiare e poi domani mattina sia a te sia a Pandora spiego la pizza e la sua storia e Kratos disse – ok

Categorie
Computer Database Mondo Panorama Presentazione Video Musicali

Sonohra – L’ Amore

Categorie
Computer Database Foto Mondo Oggetti Parlare con Kratos Presentazione Racconto Storia

Dico a Kratos la storia Inglese

Dopo aver detto a Kratos come si accende e si spegne la tv , io dissi a Kratos – oggi ti spiego la storia inglese , poi ti faccio vedere un  videoclip e ci riposiamo un po’ per continuare domani e Kratos disse – ok . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto sulla storia inglese – L’inglese (nome nativo English, IPA: [‘ɪŋglɪʃ]) è una lingua indoeuropea appartenente al ramo occidentale delle lingue germaniche, assieme all’olandese, all’alto e basso tedesco, al fiammingo e al frisone. Conserva ancora un’evidente parentela col sassone continentale (dialetto del basso tedesco). L’inglese occupa una posizione del tutto particolare, non solo rispetto alle lingue germaniche, ma anche all’interno del gruppo linguistico indoeuropeo: ha talmente semplificato e alterato la propria struttura da avvicinarsi ormai a una lingua isolante piuttosto che ad una lingua flessiva. Dal punto di vista del vocabolario, inoltre, contiene dei termini di origine non germanica, alcuni termini adottati dal francese ed è verosimilmente la lingua più aperta all’ingresso di nuovi vocaboli di origine straniera.

 

Nel corso del XX secolo l’inglese è divenuto la lingua franca per eccellenza, abbattendo la precedente supremazia del francese che a sua volta aveva sostituito il latino a fini di comunicazione diplomatica e scientifica. È oggi anche strumento per la comunicazione fra etnie prive di connessioni culturali, scientifiche o politiche (non senza critiche)[1].

 

Si calcola che i parlanti inglese come lingua madre (English as a native language, ENL) siano circa 350 milioni, i parlanti di English as a second language (ESL), cioè accanto alla lingua nazionale o nativa, circa 300 milioni, i parlanti di English as a foreign language (EFL), cioè come una lingua appresa a scuola ma non in uso nel proprio paese, circa 100 milioni. Il numero di coloro che non usano l’inglese come lingua madre supera dunque quello di coloro che lo parlano dalla nascita. Dopo aver detto queste cose ripresi fiato e continuai a leggere – L’inglese è usato come lingua madre (ufficiale o di fatto) nei seguenti paesi:

 

in Europa

 

nelle Isole britanniche:

 

Isole del Canale (Isole Anglo Normanne) (assieme al francese)

 

Galles (assieme al Gallese)

 

Inghilterra

 

Irlanda del nord

 

Repubblica d’Irlanda (assieme all’irlandese)

 

Isola di Man (assieme al gaelico mannese)

 

Scozia (assieme al gaelico scozzese)

 

a Malta (assieme al maltese e all’italiano)

 

a Gibilterra (assieme allo spagnolo)

 

a Cipro (assieme al greco)

 

in Oceania e nel Pacifico:

 

Australia (assieme alle aborigene e a lingue portate con l’immigrazione, cioè cinese, vietnamita, etc.)

 

Nuova Zelanda (assieme al maori)

 

in Africa:

 

Liberia (assieme a lingue del gruppo Niger-Congo)

 

Sudafrica (assieme all’afrikaans e a Lingue bantu e Khoisan)

 

nelle Americhe e nell’Atlantico:

 

Anguilla

 

Antigua e Barbuda

 

Ascensione

 

Bahamas

 

Barbados

 

Belize

 

Bermuda

 

Canada (assieme al francese, anche se quest’ultimo è parlato in misura minoritaria)

 

Dominica

 

Cile

 

Isole Falkland

 

Isole Vergini americane e britanniche

 

Giamaica

 

Grenada

 

Guyana

 

Montserrat

 

Saint Kitts e Nevis

 

Sant’Elena

 

Santa Lucia (stato) (assieme al creolo)

 

Saint Vincent e Grenadine

 

Stati Uniti d’America (40 milioni di ispanofoni, altri 28 milioni con madrelingua diversa dall’inglese. In questo paese non vi è una lingua ufficiale nazionale a livello federale: il suo uso in atti formali è quindi meramente consuetudinario. L’inglese è però lingua ufficiale in 28 dei 50 Stati dell’Unione.

 

Ripresi fiato e continuai a dire – È impiegato come lingua ufficiale in: Botswana, Camerun, Isole Cook, Figi, Filippine, Gambia, Ghana, Hong Kong, India, Kenya, Kiribati, Lesotho, Malawi, Malta, Mauritius, Namibia, Nauru, Nigeria, Pakistan, Palau, Papua Nuova Guinea, Porto Rico, Samoa Occidentali, Seychelles, Sierra Leone, Singapore, Isole Salomone, Tuvalu, Swaziland, Tanzania, Uganda, Vanuatu, Zambia e Zimbabwe.

 

 

Si sta affermando con grande diffusione a livello turistico e commerciale in: Sardegna, Sicilia, Corsica, Madera, Isole Azzorre, Isole Canarie e Isole Baleari.

 

 

L’Inglese si sta affermando di fatto come lo standard per la comunicazione scientifica ad alto e altissimo livello, venendo utilizzato come lingua preferenziale per lo scambio di informazioni tecniche/scientifiche tra persone di lingue madri differenti e soprattutto come lingua obbligatoria per la pubblicazione di contributi nelle principali riviste scientifiche di qualsiasi settore e per le relazioni nei congressi internazionali. Continuai a dire – Nel suo lungo sviluppo l’inglese si è notevolmente alterato. Convenzionalmente si divide l’evoluzione diacronica della lingua in cinque fasi:

 

Anglosassone (AS)

 

Inglese Antico (AI) o Old English (opera di riferimento, il Beowulf)

 

Medio Inglese (MI) o Middle English (opera di riferimento The Canterbury Tales, e, per la pronuncia del Middle English Ormulum)

 

Primo Inglese Moderno (PIM) o Early Modern English (opere di riferimento quelle di Shakespeare e Marlowe)

 

Inglese Moderno o Modern English

 

 

È possibile estrapolare delle date approssimative tra le molte proposte, e dire che l’AS va dall’invasione della Britannia ad opera di Sassoni, Juti e Angli (V secolo d.C.) fino alla più massiccia e seconda fase di cristianizzazione dell’isola. L’AI prende così il posto dell’AS, anche in virtù della supremazia del dialetto West Saxon su quello anglico, dovuto al rafforzarsi della situazione economica e politica degli stati del sud dell’Inghilterra rispetto a quella del nord (zona dei 5 regni) sino all’invasione normanna.

 

 

Il MI si può far terminare intorno all’inizio del XVI secolo.

 

 

Il PIM copre un periodo di tempo, che va da Shakespeare sino alla metà del Settecento. L’IM va dal Settecento, con la comparsa di romanzi quali Robinson Crusoe di Defoe, sino ai nostri giorni.

 

 

Benché la lingua parlata si sia evoluta in questi secoli (per esempio, in Inglese Moderno la pronuncia di molte parole usate nelle opere di Shakespeare è differente da quella del Primo Inglese Moderno), la sua struttura è rimasta sostanzialmente immutata. Continuai a dire – Secondo il resoconto del Venerabile Beda, le stirpi germaniche degli Angli, dei Sassoni e degli Juti, partite dallo Jutland e dalla Germania settentrionale e dalla futura Danimarca, si insediarono in quella regione della Britannia che è oggi l’Inghilterra nel 499 d.C. Gli Juti si stabilirono nel Cantium (Kent), gli Angli nell’Anglia orientale, nelle Midlands e in Northumbria, i Sassoni nell’Essex, nel Middlesex e nel Wessex – cioè rispettivamente regno dei Sassoni orientali, di mezzo ed occidentali. Sotto la spinta dei nuovi venuti i Celti in parte si spostarono a ovest (North Walas, West Walas o Galles, Sûth Walas o Cornovaglia).

 

 

A partire dal X secolo le atone brevi a, e, o e u tendono a confluire nel suono indistinto schwa [ə] così frequente nell’inglese moderno. L’AI, a differenza dell’IM, possiede una ricca flessione, sia nominale che verbale. I generi sono tre, maschile, femminile e neutro. Come in tedesco, il nome nell’AI presenta quattro casi: nominativo, genitivo, dativo, accusativo. Continuai a dire – Il Medio inglese, o Middle English, è il nome dato alla lingua storica che ha come origine le diverse forme di inglese parlato nel periodo compreso tra l’invasione normanna e il tardo Rinascimento inglese. Grazie a Geoffrey Chaucer il Medio inglese emerse come una lingua letteraria, soprattutto grazie alla sua più celebre opera, i Canterbury Tales.

 

 

Con Giovanni Senza terra pressoché tutti i possedimenti francesi andarono perduti (tranne le Isole del Canale, ultimo brandello del Ducato di Normandia). A partire dalla Guerra dei Cent’Anni i legami con la Francia, quindi, si affievolirono. Il vecchio proverbio “Jack wold be a gentilman if he cold speke Frensk” cominciò a perdere molto del suo significato. In Inghilterra cominciò a delinearsi un nuovo standard, basato sul dialetto di Londra e delle Home Counties.

 

Dopo aver preso un grandissimo fiato continuai a dire – L’introduzione della stampa in Inghilterra ad opera di William Caxton nel 1476 contribuì alla fissazione dell’ortografia ma, poiché ebbe luogo prima che si concludesse il Great Vowel Shift, determinò il primo grande divario tra scrittura e pronuncia.

 

Dopo la nascita della Chiesa d’Inghilterra nacque l’esigenza di una versione inglese della Bibbia. Nel 1611 fu data alle stampe l’Authorized Version. La stampa, la Riforma e l’affermazione del ceto medio (“middle class”) ebbero come conseguenza la diffusione di quella che si andava affermando come lingua standard.

 

L’espansione coloniale dell’Inghilterra diffuse la parlata in vasti territori dell’America del Nord, dell’Africa, dell’Asia e dell’Oceania.

 

L’indipendenza degli Stati Uniti corrispose alla formazione di una varietà d’inglese, diversa dallo standard britannico, che si sarebbe affermata a livello mondiale nel XX secolo.

 

Dopo aver preso fiato dissi a Pandora – Il grande spostamento vocalico o Great Vowel Shift (GVS) è la più importante alterazione fonetica della storia della lingua inglese. Si può affermare che esso portò l’inglese alla sua pronuncia attuale. Il GVS non ebbe luogo nella stessa epoca nelle diverse regioni (in alcune, particolarmente al Nord, è assente nelle parlate locali al giorno d’oggi); si può comunque porre il suo inizio al XV secolo e considerarlo compiuto alla fine del XVI. Il GVS riguarda le vocali lunghe: Tra i dittonghi [iu] e [ɛu] confluiscono in [ju:] (mute). [ju:] tende a semplificarsi in [u:] dopo l, r, [tʃ] e [dʒ] (rude, chew, June pronunciati come rood, choo, joon).

 

[au] passa a [ɔ:] (law).

 

 

Le spiranti allungano il suono di una a che le preceda: mass [ma:s], bath [ba:θ], staff [sta:f].

 

 

La r, peraltro destinata a scomparire dopo vocale, impedisce il GVS introducendo uno schwa: door [doɜ], clear [kliɜ].

 

 

Scompaiono i suoni [x] e [ç], tranne in prestiti come lo scozzese loch [lox] o nei grecismi (e.g. chemistry [xemiztri] , . Il gh che li rappresentava perde ogni suono causando l’allungamento della vocale precedente (bright, night) ([briçt] > [brait], [niçt] > [nait]) oppure, specie in fine di parola, diventa [f] (cough). Caso particolare è il pronome di prima persona I, che deriva dall’antico *igh (cfr. tedesco ich), ma nel passaggio dal MI all’Inglese moderno, oltre al GVS subito dalla vocale lunga [i:], ha visto cadere anche nella lingua scritta il digramma gh.

 

 

[hw] diventa [w] (tranne che al Nord) ma si mantiene la grafia wh.

 

 

[j] tende a fondersi con la consonante precedente: ocean [‘o:sjən] > [‘o:ʃən], measure [‘mɛzjər] > [‘mɛʒə], future [‘fju:tjur] > [‘fju:tʃə], ecc.

 

 

Uno dei fatti più importanti è la scomparsa della r postvocalica. Questa è una caratteristica tipica del Sud, assente ancor oggi dai Midlands verso nord e in Scozia. È assente negli Stati Uniti tranne nel New England orientale e nel Sud.

 

Dopo aver preso un po’ di fiato continuai a dire – Il Sostantivo è Il plurale in -s si afferma decisamente. Restano alcune forme con umlaut (foot, feet) e alcuni plurali in nasale (oxen). Gli aggettivi sono normalmente invariabili, ma ci sono casi in cui il genere della lingua antica si è preservato, e.g. blond cambia a blonde con sostantivi femminili. I Verbi Diminuiscono notevolmente i verbi forti (ormai chiamati “irregolari”). All’interno di questa categoria scompare spesso la distinzione tra preterito e participio passato (cling, clung, clung).

 

Il congiuntivo si riduce fin quasi a scomparire. Nei rari casi in cui è impiegato è indistinguibile dall’indicativo tranne nei casi in cui ha una forma diversa (terza pers. sing. adesinenziale [he do], forma be del verbo essere).

 

La desinenza della terza persona singolare oscilla fra -(e)th (meridionale) e (e)s (settentrionale). Sarà quest’ultima forma a prevalere.

 

La forma progressiva (to be …ing) diventa regolare. La costruzione to be + participio passato (I am come) diventa molto rara con l’affermazione di to have in questa funzione. Inoltre, al preterito, i verbi regolari terminano con il suono [d], [t] o [id] (esempio:”Danced” [t], “changed” [d], “Started” [id]).

 

Dopo continuai a dire – La lingua germanica delle isole britanniche, per quanto sia difficile parlare di un antico inglese unitario, subì una notevole latinizzazione in 2 fasi principali:

 

l’arrivo dei monaci al seguito di Agostino di Canterbury (primate della Chiesa anglicana nel 601)

 

la sconfitta, nel 1066, di Aroldo II, ultimo re anglosassone, da parte di Guglielmo il Conquistatore, pretendente al trono inglese che devastò ed espropriò tutte le terre e i beni del paese che passarono ai vassalli e vescovi normanni a lui fedeli: questo momento terribile, in cui Wulfstan, l’arcivescovo di York volle vedere la fine del mondo (“Repent, for the Day of the Lord is at hand”, “Pentitevi, ché il Giorno del Signore è alle porte”), era destinato a cambiare per sempre il volto delle Isole britanniche. Continuai a dire – Di solito, quando una parola straniera è introdotta in una lingua essa subisce ciò che Baugh e Cable, adattando un termine dalla botanica, chiamano “arrested development”. In inglese è possibile trovare molte parole francesi nella “forma” in cui furono importate in Inghilterra nel Medioevo: si confronti en. default con fr. défaut, en. subject con fr. sujet. Dopo un travaso, la pianta non cresce più per un certo periodo, mentre un’altra della stessa età continua a svilupparsi normalmente: le parole francesi, quando non rimaneggiate dagli umanisti nel XVI secolo hanno quindi conservato la “forma” con la quale erano state introdotte nel Medioevo in quanto isolate in un contesto linguistico a loro estraneo.

 

 

A differenza della forma, il significato delle parole mutuate del francese (che in Francia rimase sostanzialmente immutato), dovette invece adattarsi nell’inglese a causa della concorrenza di altre parole anglosassoni con il medesimo significato: spesso cambiandolo, o portando all’estinzione del termine. Così, ad esempio, mentre courir non attecchì per la maggiore frequenza di run, le parole che si riferivano alla vita dell’alta società (francofona) ebbero la meglio, come court (fr. moderno cour) e chivalry (senso di cavalleria) ed ancora: per “maiale” esistono due parole diverse: pig è la bestia viva, che diventava pork quando era cucinata dai ricchi normanni (i contadini anglosassoni non potevano permettersi di mangiare molta carne di maiale, però lo allevavano per i proprietari normanni). Ma esistono diverse altre “coppie sinonimiche”, in cui il termine corrente è di radice germanica (anglosassone) mentre quello “alto” ha radice latina (francese). Si tratta di un fenomeno tipico della lingua inglese, non certo limitato agli alimenti, ma esteso anche a concetti metafisici, dove l’accezione elevata tende sempre a sviluppare il termine da radici latino-francesi (a differenza, per esempio, di quanto avviene in tedesco). Ne sono esempi: – ox, cow, calf (bue, mucca, vitello); beef, carne di manzo (dal francese boeuf, bue); – time (tempo cronologico); tense (tempo grammaticale; dal francese temps); – freedom (libertà); liberty (l’idea di libertà); – strenght (forza); force (forza in fisica). In altri casi ancora è difficile rinvenire accezioni ben distinte nei due termini sinonimi, quello germanico e quello latino, come accade per esempio con wedding, marriage, matrimony, espousal (matrimonio).

 

Questo complesso scenario in cui le parole di origine romanza lottano per la sopravvivenza contro quelle anglosassoni, riflette il conflitto ben più drammatico tra civiltà anglosassone e normanna: dopo il distacco politico dell’Inghilterra dalla Francia (XIII sec) il francese perse, però, vigore: spassosa testimonianza ne è il personaggio della Monaca nei Canterbury Tales (I racconti di Canterbury), che parla maccheronicamente provocando l’ilarità della gente. Continuai a dire – Diverse furono le parole eliminate sia nell’anglosassone sia nel franco-normanno, per quanto nel lessico il vantaggio penda nettamente in favore del mondo romanzo per l’influenza esercitata dal prestigio letterario del mondo romanzo e quindi dal Rinascimento. Nell’età elisabettiana si (re) introdussero termini francesi in forma più moderna e molti lemmi italiani prima incogniti (si pensi solo all’influenza delle forme letterarie come il sonetto, la commedia dell’arte, la musica italiana e la tragedia senechiana mutuate su modelli italiani). Il teatro elisabettiano sfruttò tra l’altro la presenza di una folta compagnia di attori e letterati italiani. Questo processo di trasformazione è ancora in corso al giorno d’oggi: i verbi irregolari, influenzati da quelli di origine romanza, stanno assumendo poco a poco la -ed, per il passato e il participio passato (ad es. burnt > burned e dreamt > dreamed) mentre i genitivi sassoni sono ormai usati nelle forme più semplici: The Oxford Police (in cui Oxford è usato come semplice aggettivo) è molto più frequente di Oxford’s Police, e la -m del dativo anglosassone di whom (chi), è ormai assente nella conversazione informale. Tutti fenomeni indicatori del lungo processo che ha avvicinato l’inglese al mondo romanzo più di tutte le altre lingue germaniche, senza tuttavia perdere le qualità fondamentali che da esso la distinguono.

Categorie
Computer Database Foto Mondo Oggetti Parlare con Pandora Presentazione Racconto Storia

Faccio capire a Kratos come si spegne e come si accende la tv .

Dopo aver detto a Kratos tutto quello che c’ era da sapere sui videoclip , sui cantanti e sugli strumenti musicali , io dissi a Kratos – adesso ti spiego come si accende e come si spegne la tv , ppresi il telecomando in mando e dissi a Kratos – vieni qui , Kratos si avvicino a me e gli dissi – allora per accendere e per spegnere la tv si deve premere questo tasto rosso e Kratos – ok .

Categorie
Computer Database Foto Mondo Oggetti Panorama Parlare con Kratos Parlare con Pandora Presentazione Racconto Storia

Spiego a Kratos chi sono i Cantanti , i vari strumenti musicali e i videoclip .

Dopo aver spiegato a Kratos i vari tipi di torcia e il bengala e avergli fatto vedere alcune foto sia della torcia , torcia professionale e del bengala io dissi –adesso ti spiego chi sono i cantanti , gli strumenti musicali e i videoclip e Kratos – ok , inizia pure quando vuoi e io inizia a dire a Kratos tutto quello che c’ era da sapere sui Cantanti , videclip e i vari strumenti musicali – allora i cantanti siamo noi persone che utilizziamo la nostro voce per cantare canzoni . Non se al tuo tempo c’ era la musica , forse c’ era uno suonava l’ arpa non è che dico che l’ arpa fa schifo come strumento sto dicendo che al tuo tempo andava questo strumento , adesso nel nostro tempo . Kratos disse – quali strumenti esistono ? , io risposi – esistono la batteria , la chitarra elettrica , Il Basso e altri strumenti musicali , grazie a questi strumenti riescono a fare delle buona musica e hanno un successo enorme . Kratos  disse – quindi con questi strumenti i camtanti riescono a fare buona musica e diventano famosi , deve essere  , io risposi – si , diventano delle superstar e hanno moltissimi fan , Kratos disse – adesso mi puoi spiegare cosa sono i videoclip e io risposi – si , adesso si . Poi dissi a Kratos  tutto quello che sapevo sui videoclip. Io dissi a Kratos – Il videoclip (conosciuto in Italia anche come video musicale o anche semplicemente video o clip) è un breve filmato prodotto a scopo promozionale per un brano musicale, solitamente una canzone presente in tutta la lunghezza del video.

 

In alcune parti del mondo, come in Giappone, è anche detto promozionale video, abbreviato in PV. I videoclip utilizzano differenti forme stilistiche ed espressive per commentare visivamente il brano musicale: molti di essi si compongono della semplice riproduzione filmica del cantante o del gruppo musicale che eseguono il brano; altri creano minifilm con trama (recitati talvolta dagli stessi componenti del gruppo) oppure non narrativi e si possono avvalere di sequenze animate o di immagini documentaristiche.

 

La pratica di abbinamento di immagini filmate a brani musicali risale sin dagli anni cinquanta, ma il videoclip diviene molto popolare a partire dall’inizio degli anni ottanta con la nascita delle prime televisioni con palinsesto interamente musicale. Poi ripresi fiato e dissi – Come ha dimostrato con le sue ricerche Michele Bovi, i primi filmati musicali a colori che usano le immagini per accompagnare una canzone sono realizzati in Italia, a partire dal 1959. In quell’anno infatti si sperimenta un juke-box ad immagini: il Cinebox, brevettato come “fonografo visivo” dall’inventore Pietro Granelli e realizzato dalla Ottico Meccanica Italiana diretta da Paolo Emilio Nistri. Le prime pellicole del Cinebox, girate dai registi RAI Vito Molinari, Beppe Recchia ed Enzo Trapani, sono interpretate da Peppino Di Capri, Domenico Modugno, Johnny Dorelli, Renato Rascel, Giorgio Gaber, i Brutos, Gino Paoli, Edoardo Vianello e altri. Nel 1963 il Cinebox viene esportato sul mercato americano col nome di Colorama coinvolgendo star come Paul Anka e Neil Sedaka, ma in breve tempo l’esperimento è abbandonato.

 

Tra gli altri precursori del videoclip contemporaneo si possono elencare i soundie (cortometraggi abbinati a brani musicali trasmessi da un rudimentale videojuke-box detto “panorama soundie” nei primi anni cinquanta negli Stati Uniti), gli scopitone (corrispettivi francesi dei soundie girati in technicolor e lanciati sul mercato nel 1964) e le performance che sopperivano all’assenza delle band in studio in alcuni celebri show televisivi degli anni sessanta come Ready Steady Go! (trasmesso dalla BBC) o l’Ed Sullivan Show.

 

Il primo vero successo cinematografico del videoclip avviene in Italia nel 1965 con la proiezione nelle sale dei tre film del regista Tullio Piacentini: 008 Operazione ritmo, Viale della canzone e Questi pazzi, pazzi italiani. Questi film, realizzati in funzione ad un accordo avvenuto agli inizi degli anni ’60 tra Tullio Piacentini e la RCA che prevedeva la realizzazione di almeno 200 ‘filmati musicali’, contengono ognuno una raccolta di decine di videoclip (interpretati dagli esordienti Gianni Morandi, Peppino di Capri, Luigi Tenco, Gigliola Cinquetti, Jimmy Fontana, Bobby Solo, Fred Bongusto, ecc.) e intervallati da barzellette animate. Forme vicine al videoclip contemporaneo vengono realizzate da registi di fama dalla fine degli anni sessanta: i The Beatles per fronteggiare la continua richiesta delle loro apparizioni in giro per il mondo per promuovere i nuovi singoli, realizzarono dei video, col tempo sempre più particolari e fantasiosi, che venivano trasmessi dalle Tv o dai programmi televisivi, una sorta di proto-MTV ante litteram, idea seguita anche da Bob Dylan con il video di Subterranean Homesick Blues girato dal documentarista D. A. Pennebaker e inserito in apertura del film del 1967 Dont Look Back, che si avvale della presenza del poeta Allen Ginsberg come “figurante speciale”.

 

Nel 1974 gli ABBA fecero uscire il loro primo videoclip, Waterloo, diretto da Lasse Hallström (che dirigerà la maggior parte dei loro video), seguendo poi ad accompagnare l’uscita dei loro singoli con dei clip promozionali. Nel 1975 i Queen realizzano un lungo videoclip, considerato erroneamente il primo della storia grazie al lancio ideato dai loro promoter, del loro brano Bohemian Rhapsody per il programma televisivo Top of the pops. Con la nascita di MTV (che il 1º agosto 1981 ha ironicamente aperto le proprie trasmissioni con il videoclip Video Killed the Radio Star dei Buggles) e di altre televisioni musicali il videoclip ha assunto sempre maggiore importanza nelle strategie di lancio promozionale dei brani musicali e si è fortemente evoluto dal punto di vista artistico.

 

Il primo videoclip con un alto budget di produzione è stato quello del brano Thriller di Michael Jackson nel 1983, che fu studiato e girato come un vero film dal regista John Landis. Il successivo videoclip considerato ancora oggi tra i più costosi fu quello di Wild Boys dei Duran Duran nel 1984.

 

Il record di videoclip più costoso al mondo è stato raggiunto di nuovo da Michael Jackson con il singolo Scream, uscito nel 1995 appartenente all’album HIStory, videoclip costato 7.5 milioni di dollari, seguito al secondo e al terzo posto da Madonna con il costo di 6 milioni di dollari con il singolo Die Another Day, e al terzo con il singolo Bedtime Story del 1994, con un costo di 5 milioni di dollari. Di entrambi il regista è Mark Romanek.

 

Dopo aver spiegato a Kratos la storia del videoclip, i cantanti e gli strumenti musicali  Kratos disse –se ha avuto tutto questa fama allora deve essere una cosa bellissima , poi dissi – domani ti mostrerò vari video musicali di gruppi del mio tempo e spero tanto che ti piaceranno e Kratos disse – non vedo l’ ora di sentire alcuni di queste canzoni spero tanto che mi piacciano .

Categorie
Computer Database eroi Mondo Oggetti Panorama Presentazione Storia

Foto dei vari di tipi di torcia e del bengala visto da Kratos e Pandora