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Foto della porta vista da Kratos e da Pandora

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Spiego a Kratos la porta

Dopo un po’ di riposo , io dissi a Kratos – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sulla porta e Kratos disse – comicia quando vuoi e se ci sono foto faccele vedere e io dissi – certamente . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto sulla porta – La porta è un’apertura che permette il passaggio da un ambiente ad un altro.

 

Varie tipologie e forme di porta hanno caratterizzato gli edifici in tutta la storia continuando anche oggi a permettere l’identificazione di un ambiente in un determinato codice stile. In realtà nel campo dell’arredamento le porte sono essenziali alla finitura di un ambiente creando a volte un vero e proprio complemento caratterizzandosi come reali elementi di design. Nella realizzazione di porte, queste sono fissate su cardini incorporati in una intelaiatura o telaio (infisso), che a sua volta ricopre un cosiddetto falso telaio, generalmente in legno grezzo, ancorato al muro.

 

Dai grandi portali con archi o timpani che sovrastavano e sovrastano tutt’oggi le facciate di palazzi e chiese arricchendo il prospetto di questi, a quelle interne più o meno modanate, in materiali naturali o artificiali altamente tecnologici, arricchite con maniglie, chiudiporta e cerniere classiche decoratissime o minimali di ultima generazione, le porte offrono ai disegnatori una gamma infinita di possibilità stilistiche.

 

Non è da sottovalutare inoltre la possibilità di utilizzare questi varchi come elementi portanti per i giochi di luce in un ambiente, creando ad esempio varchi a tutta altezza con ante non a tampone lasciando così che la luce filtri dalle feritoie createsi o fornendo gli imbotti di corpi illuminanti. Applicando uno specchio su una porta si può ovviare alla mancanza di spazio per la sua collocazione oppure unendola ad una parete specchiata si trova l’effetto illusorio di raddoppiamento dello spazio. Anche nella progettazione (specie se in eclettismo storicistico) le porte determinano le altezze degli elementi circostanti fornendo un valido spunto alle proporzioni degli ambienti, ad esempio in un ingresso o un salone una porta “relativamente” bassa circondata da elementi scalari offrirà un punto di prospettiva più lontano donando aria all’ambiente.

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Foto delle scarpe viste da Kratos

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Faccio conoscere a Kratos cos’ e la Scarpa e la sua storia .

Dopo aver fatto apparire delle pantofole rosse per lui , io dissi a Kratos – adesso ti spiego cos’ e la scarpa e la sua storia e Kratos disse – comincia quando vuoi e se ci sono foto faccele vedere e io dissi – certamente . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto quello che c’ era da sapere sulla scarpa – Una scarpa è una calzatura, ovvero un oggetto da far indossare al piede, di cui riprende la forma. Si differenzia da uno stivale in quanto non copre la caviglia. Le prime scarpe furono fatte in epoca preistorica con pelli di animale o legno; ritrovamenti archeologici attestano, infatti, che il più antico paio di scarpe finora ritrovato risale a circa 9000 anni B.p., trovate negli Stati Uniti in materiale vegetale. Nelle regioni temperate le scarpe erano molto semplici (simili a moderni sandali), mentre nelle regioni fredde si usavano scarpe rivestite. La produzione di una scarpa era un processo complicato per l’epoca, per cui questi oggetti erano considerati articoli di lusso.

 

In epoca storica le scarpe divennero di uso comune. Tra gli antichi romani, come si vede dai dipinti ed affreschi, le scarpe più diffuse erano i sandali, ma la prima attestazione storica di cui si abbia testimonianza risale al periodo egizio e più precisamente all’Antico Regno, visibile nella cosiddetta “Paletta di Narmer”, che prende nome dal faraone (mitologico) Narmer; su una dei due lati della tavoletta di scisto verde scuro, si nota un servo che porge al faraone un paio di sandali, ed è datata intorno al 3000 a.C. Intorno al 1300 a.C. gli Ittiti inventarono il sandalo a punta ricurva, mentre è risaputo che i popoli del deserto avessero già sandali infradito con suola molto larga per non affondare nella sabbia. Ritornando ai Romani ed ai loro sandali, le fonti iconografiche e storiche ci hanno tramandato che si potevano sfoggiare più di una ventina di tipi di calzature differenti, e, che le tendenze già erano in voga presso di loro.

 

Nel medioevo la popolazione comune portava scarpe di legno (zoccoli), di pelle o semplici pezze di stoffa che venivano avvolte intorno al piede.

 

Nel XIV secolo in Inghilterra e Francia si affermarono le poulaine, scarpe della nobiltà con la punta superiore ai 15 cm, moda questa che (si dice) sia tramontata alla fine del XV secolo con Carlo VIII di Valois Re di Francia in quanto avendo sei dita doveva portare scarpe dalla punta tronca.

 

Nel XVII secolo le scarpe in Europa vennero disegnate con tacchi alti, sia per gli uomini che per le donne, portate in auge dal Re Sole, che era piccolo di statura. Il tacco alto è rimasto fino ad oggi nelle calzature femminili, rimanendo invece talvolta solo in forma di tacco basso in quelle maschili.

 

Nel XVIII secolo a Venezia si affermò invece la scarpa “col pattino”, una sorta di ciabatta-involucro che serviva per non sporcare la scarpa vera e propria durante i tragitti da casa a casa, una volta giunti a destinazione questo veniva sfilato e riutilizzato solo al momento dell’uscita.

 

Con l’inizio dell’Industrializzazione nel XIX secolo le scarpe furono prodotte in serie in fabbrica; in questo periodo nacque anche la moda degli stivali corti. Oggi buone scarpe sono alla portata della maggior parte della popolazione nei paesi industrializzati. La scarpa serve per vari scopi:

 

Protezione, questa è la funzione principale, dove la scarpa proteggere dal contatto diretto con il suolo e di coprire il piede, mantenendo il calore in inverno.

 

Estetica, può far apparire il piede più curato ed attraente. La scarpa è formata comunemente da più parti:

 

la suola, ovvero la parte a contatto con il suolo, in cuoio (pelle), gomma o plastica, questa parte della scarpa può contraddistinguere anche un determinato tipo di scarpa, la zeppa, dove l’intera suola è rialzata di diversi centimetri. Oppure la suola può essere arricchita da:

 

plateau nel caso la scarpa sia munita di tacco alto

 

il tacco: un rialzo presente sotto la suola, a livello del tallone.

 

la soletta, cioè la parte interna che fa da intercapedine tra la suola e la tomaia

 

la tomaia, parte che copre il piede, che può avere diversi ornamenti o colorazioni.

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Foto delle Pantofole rosse di Kratos

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Spiego a Kratos la pantofola

Dopo aver detto a Kratos il suo colore preferito , io dissi a Kratos – adesso ti spiego la pantofola e Kratos disse – comincia quando vuoi e se ci sono foto faccele vedere e io dissi – faccio di meglio di meglio te ne do un paio come ho fatto  con Pandora . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto quello che c’ e da sapere sulla pantofola – La pantofola è una calzatura da casa. Differisce dalla ciabatta perché è chiusa e da una scarpa per l’uso e i materiali. Le pantofole devono essere comode e confortevoli, calde se usate d’inverno, per questo i materiali che le costituiscono sono: pelle morbida, panno, feltro, velluto e altri tipi di tessuti imbottiti per la tomaia. La suola, non dovendo uscire all’esterno, oltre che in cuoio può essere in feltro, eventuali rivestimenti in gomma hanno scopi antiscivolo e antirumore. Solitamente non hanno allacciatura ma si infilano, per chiudere modelli particolarmente alti si può usare una cerniera lampo, un bottone o l’elastico.

 

Dato il materiale morbido si possono facilmente realizzare a mano, con la maglia, l’uncinetto o il cucito. In commercio si trovano pantofole per bambini con l’aspetto di animaletti o pupazzi. Nel linguaggio comune mettersi in pantofole significa stare comodi e pantofolaio viene definito un individuo pigro che esce malvolentieri da casa.

Kratos disse – ma io non ho le pantofole e io dissi – rimediamo subito e feci apparire delle pantofole rosse giuste per Kratos e Kratos disse – molto comode e molto belle .

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Chiedo a Kratos qual’ e il suo colore preferito

Dopo aver detto a Kratos tutto sui colori e dopo aver fatto vedere i  colori sia Kratos sia a Pandora , io dissi a Kratos – qual’ e il tuo colore preferito ? e Kratos disse – il mio colore preferito è il rosso , io dissi – il colore preferito di Pandora è il blu e Kratos disse – ok .

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Foto dei Colori visti da Kratos e Pandora

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Spiego a Kratos i colori

Dopo aver detto a Kratos tutto sull’ abbigliamento e dopo aver fatto vedere sia a lui sia Pandora due foto sull’ abbigliamento , io dissi a Kratos – adesso ti spiego i colori e Kratos disse – comincia quando vuoi e se ci sono foto fammele vedere e  io dissi a Kratos – certamente . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto sui colori – Il colore è la percezione visiva generata dai segnali nervosi che i fotorecettori della retina mandano al cervello quando assorbono radiazioni elettromagnetiche di determinate lunghezza .La formazione della percezione del colore avviene in tre fasi:

 

Nella prima fase un gruppo di fotoni (stimolo visivo) arriva all’occhio, attraversa cornea, umore acqueo, pupilla, cristallino, umore vitreo e raggiunge i fotorecettori della retina (bastoncelli e coni), dai quali viene assorbito. Come risultato dell’assorbimento, i fotorecettori generano (in un processo detto trasduzione) tre segnali nervosi, che sono segnali elettrici in modulazione di ampiezza.

 

La seconda fase avviene ancora a livello retinico e consiste nella elaborazione e compressione dei tre segnali nervosi, e termina con la creazione dei segnali opponenti, segnali elettrici in modulazione di frequenza, e la loro trasmissione al cervello lungo il nervo ottico.

 

La terza fase consiste nell’interpretazione dei segnali opponenti da parte del cervello e nella percezione del colore.ze d’onda e intensità. Infatti noi esseri umani siamo dei percettori di realtà.

 

Nella seconda fase i segnali di tristimolo vengono elaborati e compressi con modalità non ancora completamente note. Questa elaborazione avviene nella altre cellule della retina (cellule orizzontali, bipolari e gangliari) e termina con la generazione di altri tre segnali elettrici, questa volta in modulazione di frequenza, che sono chiamati segnali opponenti e vengono trasmessi al cervello lungo il nervo ottico. I segnali chimici opponenti che lungo i due nervi ottici (che sono costituiti dagli assoni delle cellule gangliari) raggiungono il cervello arrivano nei cosiddetti corpi genicolati laterali, che costituiscono una stazione intermedia per i segnali, che da qui vengono proiettati in apposite aree della corteccia visiva, dove nasce la percezione del colore. Berlin e Kay studiarono il numero di nomi dedicati ai colori nelle diverse culture stabilendo che si può passare da un minimo di 2, chiaro e scuro ad un massimo di 11. Dimostrarono inoltre che man mano che si procede con la definizione di più colori lo sviluppo è omogeneo in tutte le culture, ad esempio dopo il chiaro e lo scuro si indica come colore il rosso, poi il verde e il giallo e così via fino a giungere all’arancione che è il colore definito in meno culture. La teoria dei due antropologi era che il numero di colori dipendesse dalla complessità della cultura, ma questa teoria venne criticata in quanto essi non consideravano che alla percezioni colore erano legate delle sensazioni emotive e quindi la percezione del colore è legata alla cultura stessa. Al termine si lega quindi una connotazione, un alone di significati a seconda del contesto. Inoltre alcuni colori non vengono definiti se non associandoli al colore di un elemento naturale (es. “verde” diviene “foglia”) così come accade quando noi definiamo un rosso come “ruggine”. Inoltre dal rapporto fra colore e materia nascono due modi di interpretazione del colore, quali il “colore-qualità” nel quale il colore consente di qualificare la realtà, e di “colore-materia”, nel quale l’artista è impegnato a creare un avvenimento nuovo.

 

Nella cultura orientale “i colori sono inebrianti, magnifici; ma le forme sono meschine e brutte, volutamente meschine e brutte, e cattive”. La cultura occidentale precristiana era invece molto attenta alla forma e all’uso, ma poverissima di colore: in greco antico e in latino le poche parole che definiscono un colore si riferiscono in realtà al suo grado di opacità, oppure sono associate a un elemento naturale. Addirittura, le sculture e le pitture erano compiute con colori eccessivamente sgargianti ai nostri occhi, ma sotto-percepiti come normali dagli antichi greci. Solo con l’avvento del vangelo avviene l’integrazione della forma e del colore; tuttavia, vi sono zone, quali l’Europa settentrionale, in cui il cristianesimo si diffonde solo in forma idealistica, che mantengono perciò un forte squilibrio a favore della forma, determinato dal substrato germanico. Le civiltà tendenzialmente irrazionalistiche prediligono l’uso del colore, basti pensare ai mosaici bizantini, dove il colore assume il valore di materia in sé già preziosa, mentre nel tipo di atteggiamento opposto il colore risulta subordinato al disegno e quindi alla forma.

 

Se con gli Impressionisti si instaura un nuovo rapporto tra l’immagine e la pittura e quindi nasce l’antitesi fra il colore e l’immagine, entrambi sfumati e non completati, i Puntinisti e i Divisionisti utilizzano le scoperte della scienza positivista e con Van Gogh la tensione cromatica corrisponde simbolicamente allo stato psicologico da descrivere; infine i pittori “gestuali” e “informali” spingono verso l’idea del colore-oggetto come informazione naturale.

 

Per quanto riguarda l’indagine dell’utilizzo del colore nell’arte, assumono grande importanza i riflessi emotivi, quali il calore e la profondità, dato che abitualmente i colori “caldi” avanzano verso l’osservatore, all’opposto di quelli “freddi”. I contrasti cromatici si producono tramite l’accostamento di due o più colori diversi tra loro. È altresì vero che esistono processi fisiologici oculari che come per i contrasti luminosi permettono la visione al nostro occhio di due tipi di colore, quello reale e quello apparente. Dato un colore per esempio giallo, avremo delle percezioni diverse in base allo sfondo a cui lo sottoponiamo, questo perché tende alla tonalità complementare dello sfondo stesso. Se invece lo sottoponiamo ad uno sfondo che è il complementare del colore stesso, avremo maggiore luminosità per il principio del contrasto luminoso.

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Foto della Abbigliamento visto da Kratos e Pandora