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Spiego a Kratos e a Pandora cosa è successo nel Mar Glaciale Artico

Dopo aver spiegato e fatto vedere le foto di alcune candele , io dissi a Kratos e a Pandora – adesso vi spiego quelle che è successo nel Mar Glaciale Artico e Kratos – comincia voglio sapere cosa è successo la . Io allora inizia a raccontare – una volta arrivato li nel Mar Glaciale Artico , prima ti ho iniziato a cercare in superfice perché pensavo che ti trovassi li e poi ho provato sotto e ti ho trovato dentro un blocco di ghiaccio , ho preso io blocco di ghiaccio e mi sono teletrasportato con tutto il blocco e poi ti ho scongelato con l’ energia nucleare e Kratos disse – grazie per avermelo detto .

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Foto delle candele viste da Kratos

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Spiego a Kratos le candele

Dopo aver trovato un cognome per lui e dopo aver detto il significato del suo nome con il suo cognome , io dissi a Kratos – adesso ti spiego le candele e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto sulla candela – La candela è una sorgente luminosa tipicamente costituita da uno stoppino immerso in una colonna di combustibile solido, in genere un qualche tipo di cera. La paraffina è oggi quella più comune, ma sono o erano usate anche cere animali (cera d’api) o vegetali (soia, palma e altre) o loro miscele anche con coloranti, profumi o additivi. Tra questi il più comune è la stearina, di origine animale o vegetale, che aumenta il punto di fusione ma soprattutto rende più rigido il materiale.

 

                                                                                                                                                   

La cera che è sullo stoppino vaporizza per il calore della fiamma. Una volta allo stato gassoso, essa si combina con l’ossigeno dell’atmosfera formando la fiamma. Questa fiamma produce calore sufficiente a mantenere accesa la candela tramite la seguente catena di eventi: il calore della fiamma scioglie la parte superiore della massa di combustibile, che sale lungo lo stoppino per capillarità, ed infine il combustibile liquefatto viene vaporizzato e brucia all’interno della fiamma.

 

 

La cera posta sul bordo della candela è raffreddata dalla corrente ascensionale dell’aria richiamata dalla fiamma, in questo modo si forma uno scodellino di cera liquida contornato da una sottile parete di cera solida. Nel caso di candele dentro un contenitore (tealight, lumini votivi, bicchieri) non si forma uno scodellino di cera liquida ma si liquefa un intero strato di cera (anche 2/3 cm) quindi in questo tipo di candele è presente un bottone metallico al fondo dello stoppino per evitare che lo stoppino stesso cada una volta che la liquefazione della cera giunga al fondo del contenitore.

 

 

La combustione avviene in varie regioni (come si evince dai diversi colori visibili all’interno della fiamma). Nelle regioni blu, che sono quelle più calde, l’idrogeno si separa dal combustibile e brucia producendo vapore acqueo. La parte gialla, più luminosa è costituita dalle rimanenti particelle di carbonio che si ossidano formando anidride carbonica.

 

 

Via via che la massa di combustibile si scioglie e si consuma, la candela si accorcia. Lo stoppino è studiato perché si pieghi nella fiamma toccandone la superficie a metà altezza dove la fiamma è più calda e dove il cotone può bruciare senza lasciare residui. Prima della diffusione dell’elettricità, le candele erano una comune fonte di illuminazione, a fianco della lampada ad olio. Grazie alla disponibilità locale e al costo dei materiali, per molti secoli, fino al diciannovesimo, le candele furono più comuni nel Nord Europa, mentre le lampade ad olio erano più diffuse nell’Europa mediterranea.

 

 

Le candele vengono usate in molte e diversificate occasioni:

 

come sorgente di luce nelle emergenze o in luoghi isolati scarsamente frequentati;

 

come candela votiva o per usi liturgici o nei cimiteri;

 

come decorazione (ad esempio nelle torte di compleanno, sulla tavola, in casa ma soprattutto nei ristoranti);

 

come emanatore di profumi di sostanze insetti fughe;

 

per illuminare giardini ed esterni in genere.

 

Poiché le candele bruciano ad un ritmo abbastanza regolare e costante, in passato venivano utilizzate per misurare il tempo, benché l’accuratezza sia discutibile. Alcune candele riportano sulla cera tali misurazioni, di solito in ore.

 

Le candele possono essere di paraffina (un sottoprodotto della raffinazione del petrolio), stearina, cera d’api (un sottoprodotto della raccolta del miele), gel (una miscela di resina e olii minerali), alcune cere vegetali (in genere di palma, di soia o cera carnauba) oppure, più raramente, di sego (un sottoprodotto della lavorazione dei grassi animali). Il metodo di produzione più semplice richiede la liquefazione della cera tramite l’applicazione controllata di calore: il liquido viene poi versato in stampi di forma opportuna oppure si fa solidificare attorno allo stoppino per immersione ripetuta. Alla cera possono essere aggiunte essenze per rendere profumata la candela. Le candele si possono anche colorare tramite l’aggiunta di opportuni coloranti, in genere tinture a base di anilina.

 

 

Una candela in genere produce circa 12,6 lumen di luce visibile per 40 watt di calore, benché questi dati siano soggetti a variabilità, dovute principalmente al tipo di stoppino utilizzato. Per confronto una lampadina da 40 watt produce 500 lumen. La candela è un’unità di misura originariamente definita in modo da corrispondere alla luminosità di una fiamma di candela.

 

 

La temperatura che può raggiungere la fiamma di una candela è di 1400 °C nel punto più caldo mentre di 800 °C nel punto più freddo. Il colore è un chiaro indicatore.

 

 

Spesso si crede che le candele fatte di cera d’api o di materiali vegetali a base di soia brucino in modo più pulito rispetto a quelle a base di paraffina. Tuttavia la paraffina molto pura, essendo composta principalmente di idrocarburi, brucia in modo pressoché pulito dando luogo a vapor d’acqua e anidride carbonica. Il tipo di stoppino e l’aggiunta di profumi e colori incidono molto più dei materiali nel determinare la quantità di polveri immessa nell’aria durante la combustione. Le candele più “pulite” saranno quindi quelle non profumate, non colorate, ben costruite e riparate da spostamenti d’aria.

 

Le candele vengono prodotte in varie forme, colori e dimensioni.

 

Lumino, piccolo e basso, usato negli scaldavivande, nei brucia essenze, nel fojòt, nei lumi.

 

Cero, candela votiva di grosse dimensioni, vedi cero pasquale.

 

Candelina da torta, da mettere sulla torta di compleanno o sull’albero di Natale, oggi in tutte le forme e colori.

 

Moccolo o candelotto candela di forma tozza, non ha bisogno di un supporto per stare in piedi

 

Cerone, candela in contenitore trasparente per uso votivo.

 

Le candele sono tra le maggiori fonti di rischio incendio in ambiente domestico.

 

 

In passato esistevano candele che utilizzavano un’anima di piombo per tenere dritto lo stoppino, situazione questa che ha dato luogo al timore che la combustione rilasciasse vapori del metallo, pericolosi per la loro tossicità. Dagli anni 1970 queste candele sono state progressivamente ritirate dal commercio, sostituite, nei casi in cui uno stoppino rigido sia necessario, da candele con anima di zinco o di lega di zinco. La rigidità può essere altrimenti ottenuta anche impiegando carta o cotone trattati in modo opportuno per formare lo stoppino.

 

 

L’ACI (associazione italiana dei produttori di candele) ha emanato un decalogo per la sicurezza.

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Trovo un cognome per Kratos

Dopo aver detto a Kratos tutto quello che c’ era da sapere sul cognome e io dissi a Kratos – Kratos prima di andare in avanti , ti dobbiamo trovare un cognome come ho fatto per Pandora prima di te e Kratos chiese – qual’ e il cognome di Pandora ? e Pandora rispose – Black e Kratos disse – bel cognome . Io dissi a Kratos – visto che tu sei lo zio di Pandora devi avere il suo stesso cognome , cioè Black , quindi tu adesso ti chiami Kratos Black e Kratos disse – bel cognome e io dissi – sai che significa mettendo insieme Kratos e Black , esce fuori potere nero , perché Kratos proviene da una lingua chiama il greco e significa Potere e Black che è inglese è significa nero e Kratos disse – anche se significa questo è un bel cognome e io dissi – si infatti è molto bello .

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Spiego a Kratos il cognome

Dopo aver detto a Kratos tutto quello che c’ era da sapere sul gunblade e dopo aver fatto vedere la foto di alcuni gunblade visti da Kratos e da Pandora , io dissi a Kratos – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sul cognome e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto sul cognome – Il cognome è quella parte del nome di una persona che indica a quale famiglia appartiene. In italiano il cognome viene generalmente scritto dopo il nome proprio, ad eccezione dei casi in cui sia indispensabile o logica l’anteposizione. L’uso del cognome come identificativo di una famiglia si fa risalire all’antica Roma. Infatti, se nei tempi arcaici veniva usato un solo nome, già negli ultimi secoli della Repubblica romana le persone libere adottavano tre nomi (tria nomina):

 

praenomen (che distingueva l’individuo ed era paragonabile al nome proprio di persona contemporaneo),

 

nome (che denotava la gens di appartenenza, paragonabile all’odierno cognome)

 

cognome (che era un soprannome dato all’individuo o ai membri del ramo di una famiglia).

 

Verso il V secolo la distinzione fra nome e cognome si fece sempre più sfumata e divenne comune l’uso di un nome unico (detto superuomini o signum), con le caratteristiche di non essere ereditato e di avere un significato immediatamente comprensibile (ad esempio il nome imperiale Augustus che significa “consacrato dagli auguri” o “favorito da buoni auspici”).

 

Dopo la caduta dell’Impero romano, ogni persona veniva identificata dal solo nome personale, di cui venivano usati vezzeggiativi in ambito familiare. Tali nomi si riferivano, anche, alle caratteristiche della persona, alla provenienza o alla paternità. L’avvento della religione cristiana e le ripetute invasioni barbariche facilitarono la diffusione di nuovi nomi che si aggiunsero a quelli già in uso. A seguito della grande crescita demografica avvenuta in Europa tra il X secolo e l’XI secolo, divenne sempre più complicato distinguere un individuo da un altro usando il solo nome personale.

 

Tra le principali difficoltà nell’individuare correttamente una persona e registrarla, dev’essere considerata la condizione, tipica dell’epoca medievale, di chi fuggiva dallo status di servo rurale per vivere in città: ci si registrava nelle corporazioni municipali fornendo il nome e la provenienza (Montanaro, Dal Bosco, ecc.) oppure un pregio o difetto fisico (Gobbo, Rosso, Mancino, ecc.) oppure un mestiere (Sella, Ferraro, Marangon, ecc.) oppure l’indicazione del padre e della madre (es. Petrus Leonis equivaleva a Pietro figlio di Leone, che in seguito divenne Pirellone o Pier di Leone) e, dopo un anno solare, il feudatario perdeva il diritto di riportare il fuggitivo nel feudo di provenienza.

 

Si rese così nuovamente necessario identificare tutti gli individui appartenenti alla medesima discendenza con un altro nome. Nacque, in tal modo, il cognome moderno, che poteva essere originato da una caratteristica peculiare delle persone, come, ad esempio, la loro occupazione, il luogo d’origine, lo stato sociale o semplicemente il nome dei genitori: “Rossi” (il cognome più diffuso in Italia) potrebbe far riferimento al colorito della carnagione o dei capelli di qualche antenato; “Fiorentini”, probabilmente, la provenienza originaria da Firenze, “Di Francesco” potrebbe indicare “figlio di Francesco”.

 

In Italia, l’uso dei cognomi è, inizialmente, una prerogativa delle famiglie più ricche. Tuttavia, tra il XIII secolo e il XIV secolo, l’uso si estende agli strati sociali più modesti.

 

Il Concilio di Trento del 1564 sancisce l’obbligo per i parroci di gestire un registro dei battesimi con nome e cognome, al fine di evitare matrimoni tra consanguinei.

 

I cognomi derivano principalmente da tre fonti:

 

onomastica (da nomi propri di persona) 40%

 

toponomastica (nomi comuni o generici o propri di luogo) 35%

 

soprannomi 25%.

 

I cognomi non sono universalmente in uso. In particolare, i tibetani e gli abitanti dell’isola di Giava spesso non ne utilizzano — persone note che non hanno un cognome comprendono Suharto e Sukarno. Inoltre, molte famiglie reali non utilizzano cognomi.

 

L’Islanda è l’unico paese europeo dove in luogo del cognome è in uso il patronimico. Vale a dire, ogni persona assume come cognome il nome del padre seguito dal suffisso son se maschio, dottir se femmina. Quindi, solo i fratelli maschi o sorelle femmine avranno cognome uguale fra loro, mentre nella stessa linea di fratelli e sorelle ci saranno due cognomi. L’elenco del telefono è compilato in ordine del nome di battesimo.

 

Anche in Russia viene utilizzato, prima del cognome, il patronimico, una sorta di secondo nome che il figlio, o la figlia, eredita dal padre. Per fare un esempio con un nome noto, Sergej Vasil’evič Rachmaninov è composto dal nome proprio, dal patronimico ereditato dal padre Vasilij ed infine dal cognome. Il patronimico, come tutte le parole russe, è naturalmente declinato in genere e caso.

 

In generale, nel mondo è comune per le donne cambiare il proprio cognome con quello del marito dopo il matrimonio[senza fonte] e trasmettere ai figli il cognome del padre.

 

In Italia, nonostante il codice civile, all’art. 143-bis, preveda che la «moglie aggiunga al proprio cognome quello del marito» l’attuale normativa sul diritto di famiglia prevede che la moglie conservi il suo cognome di nascita e questa aggiunta non viene riportata in alcun documento (carta d’identità, patente, passaporto) rimanendo quindi del tutto teorica. È possibile aggiungere, su richiesta, nei documenti ufficiali la dicitura … coniugata XXX, ma la donna che volesse quindi realmente modificare il cognome aggiungendovi quello del marito dovrebbe intraprendere una pratica burocratica dall’esito incerto.

 

Alcune nazioni, ad esempio la Romania, non permettono che la moglie mantenga un cognome diverso da quello del marito. Altre nazioni permettono di mantenere il cognome da nubile, ma il cambio è in qualche modo suggerito o incentivato. Altre nazioni ancora permettono l’opposto, cioè che l’uomo prenda il cognome della moglie, per esempio in Giappone dove entrambi i coniugi possono cambiare cognome. Alcune persone scelgono di mantenere ambedue i cognomi, spesso uniti con un trattino.

 

In Ungheria le donne sposate sono chiamate ufficialmente con il cognome e il nome del marito seguiti dal suffisso -né; ad esempio, la moglie di un uomo di nome János Szabó (o Szabó János, nell’ordine ungherese che pone prima il cognome) è chiamata Szabó Jánosné. In Lituania esistono regole simili sia per i figli sia per la moglie: un uomo il cui cognome è Danilevičius passerà ai figli maschi il cognome Danilevičius e alle figlie il cognome Danilevičiutė; la moglie invece dopo il matrimonio assumerà il cognome Danilevičienė.

 

In genere nei paesi slavi la moglie assume il cognome del marito. Siccome i cognomi si dividono tra cognomi invariabili per genere e cognomi che sono declinati come aggettivi, segue che, sebbene la moglie assuma il cognome del marito, il cognome può essere leggermente diverso. Un esempio di questi cognomi è Kowalski (al maschile, padre e figli) che diventa Kowalska (al femminile, per moglie e figlie). In polacco è possibile assegnare diverse terminazioni per distinguere, con il solo cognome, se ci si riferisce alla moglie o alla figlia di chi porta un cognome, ma questo uso si sta perdendo. Mediante il suffisso -ówna aggiunto al cognome paterno ci si riferisce ad una figlia, mentre col suffisso -owa si indica la moglie: Nowakowna (declinazione nominale) è la figlia del signor Nowak, Nowakowa (declinazione aggettivale) ne è la moglie. In realtà anche in Polonia si sta andando verso una sola forma di cognome che non varia, almeno per genere . Un esempio di cognome che è invariabile per genere anche tradizionalmente è Wajda (del regista polacco Andrzej Wajda). Tuttavia, in Polonia è comune ma non obbligatorio, il cambio del cognome della moglie. Anzi, al momento del matrimonio sono i coniugi a decidere tutti i cognomi: del marito, della moglie e dei futuri figli, scegliendo tra i propri cognomi, senza troppe difficoltà burocratiche. Tutti potranno avere il cognome del marito, entrambi i cognomi nell’ordine preferito o decidere in modo diverso. In realtà il cambio di cognome per il marito è rarissimo.

 

In Italia figli nati da coppie legalmente sposate prendono automaticamente il cognome del padre. In Spagna e nei paesi ispano-americani i figli assumono sia il primo cognome del padre che il primo della madre, eccetto che in Argentina , dove i figli assumono solo il cognome paterno.

 

In Portogallo e in Brasile i figli assumono, nell’ordine, l’ultimo cognome della madre e l’ultimo cognome del padre, di modo che non scompaia il cognome paterno, anche se questo in qualche momento è preceduto dal cognome materno oppure succeduto dal cognome del marito.

 

 

Per esempio:

 

 

Il figlio di Mario Ferrari Rossi e Maria Garibaldi Bianchi si chiamerà Giovanni Bianchi Rossi. Giovanni Bianchi Rossi, quando si sposerà, trasmetterà a sua moglie il cognome Rossi, in quanto quest’ultimo è il cognome di suo padre. Quindi, sua moglie, Giovanna Lambertucci Paolini, col matrimonio perde il cognome della propria madre, conserva quello del padre, aggiungendone quello del marito, diventando da Giovanna Lambertucci Paolini, Giovanna Paolini Rossi.

 

 

Per definizione, si può dire che il cognome paterno va mantenuto comunque, sia per l’uomo che lo trasmette alla moglie ed ai figli, che per la donna, che conserva sempre quello paterno, aggiungendone quello del marito.

 

 

Un cittadino non sposato dovrebbe avere sempre, in quest’ordine:

 

 

prenome + cognome materno + cognome paterno

 

 

Una donna sposata dovrebbe avere sempre, in quest’ordine:

 

 

prenome + cognome del padre + cognome del marito

 

 

L’uomo non subisce mai variazioni nel proprio cognome.

 

 

In alcuni Paesi, in particolare negli Stati Uniti, capita sempre più spesso che una coppia decida di chiamare il figlio con il cognome della madre, o comunque di aggiungerlo e anteporlo al cognome paterno: ad esempio, una coppia in cui il cognome di lui è Williams e quello di lei Hayes, una figlia può essere chiamata Julia Hayes Williams, dove Julia Hayes è il nome e Williams il cognome. In Italia si presenta il dilemma se pronunciare il cognome in base alla cittadinanza (tenendo conto delle lingue ufficiali nelle regioni a statuto speciale) oppure sulla base dell’origine del cognome. La questione si renderà più pressante nei prossimi anni via che gli immigrati prenderanno la cittadinanza italiana. La Francia ha adottato di fatto la regola di francesizzare la pronuncia di tutti i cognomi di origine straniera di cittadini francesi. Lo stesso cognome ungherese del Presidente della Repubblica è pronunciato in francese. In Italia esistono 350.000 cognomi e circa 7.000 nomi propri. Nella tabella che segue sono elencati i primi dieci cognomi italiani con più alto rango di occorrenze a livello nazionale, elaborati da dati inerenti agli utenti telefonici privati portatori del cognome; nella colonna di sinistra i dati elaborati da un rilevamento del 30 settembre 1979 a cura di Emidio De Felice, nella colonna di destra le informazioni più aggiornate fornite dal sito :

 

I primi 10 cognomi italiani De Felice Gens

 

1 Rossi Rossi

 

2 Ferrari Russo

 

3 Russo Ferrari

 

4 Bianchi Esposito

 

5 Colombo Bianchi

 

6 Esposito Romano

 

7 Ricci Colombo

 

8 Romano Ricci

 

9 Conti Marino

 

10 Costa Greco

 

 

È certo che tra questi cognomi, il più diffuso in Italia sia Rossi, presente in 4541 comuni italiani. Forma finale Esempio di composizione Origine

 

asco Bin-asco, Bagn-asco, Com-asco, Cev-asco, Pegli-asco, Pin-asco Liguri e Piemonte (basso Piemonte)

 

ago/aghi/ate/ati Air-aghi, Arcon-ato, Bramb-ati, Casir-aghi, Gess-ati Lombardi

 

atti/etti/otti Ors-atti, Giorg-etti, Pedr-otti, Luci-otti, Lucian-etti, Bel-otti, Arrigh-etti Lombardi

 

azzi Bott-azzi, Bertol-azzi, Bott-azzi, Fontan-azzi, Gale-azzi, Zan-azzi Emiliani o Lombardi (Bassa)

 

di/oldi Bol-di, Garib-oldi, Gast-oldi, Sav-oldi, Sol-di, Ub-oldi Lombardi (Germanici)

 

ingo/inghi/enghi/engo Ard-enghi, Borl-enghi, Girard-engo, Interl-enghi, Pol-enghi, Martin-engo Lombardi o Toscani (Germanici)

 

otti Andre-otti, Bartol-otti, Bel-otti, Chel-otti, Matte-otti, Mel-otti, Pap-otti, Tur-otti Lombardi

 

oni Alessandr-oni, Bori-oni, Bell-oni, Ceri-oni, Cesar-oni, Luci-oni, Vecchi-oni Lombardi o Marchigiani

 

ero/ario Accorn-ero, Barb-ero, Ferr-ero, Masp-ero, Molin-ero, Sobr-ero Piemontesi

 

esio Franc-esio, Gen-esio, Gorr-esio Piemontesi

 

audi/aldi Grib-audi, Ein-audi, Ramb-audi Piemontesi

 

ante Ador-ante, Ferr-ante, Parl-ante, Pom-ante, Viol-ante Abruzzesi

 

ieri Oliv-ieri, Piant-ieri, Ran-ieri Abruzzesi, Campani

 

illi (ille) Piccir-illi, Spit-illi, Verz-illi Abruzzesi

 

o Bass-o, Panariell-o, Scongliamigli-o Campani

 

occhi (òcchie) Ciarr-occhi, Fabi-occhi, Pir-occhi Abruzzesi

 

oli Cavacchi-oli, Frattar-oli, Frondar-oli, Vallar-oli Abruzzesi

 

ella Pezz-ella, Mont-ella Napoletani

 

iello Borr-iello, Panar-iello, Ricciard-iello, Roman-iello, Vit-iello Campani

 

edda Del-edda, L-edda, Z-edda, Fa-edda Sardi

 

au Bidd-au, Mad-au, R-au Sardi

 

as/is/us Cann-as, Pir-as, Marr-as, Solin-as, Ros-as, Vird-is, Lamp-is, Camp-us, Ang-us, Pint-us Sardi

 

u Cafedd-u, Al-u, Sor-u, Porc-u, Niedd-u, Schirr-u Sardi o Siciliani

 

aloro (aloru) Andaloro, Fav-aloro, Orgli-aloro Siciliani

 

ano Giord-ano, Catal-ano, Venezi-ano, Provenz-ano, Cusm- ano, Rom-ano Siciliani

 

ez/es Gonzal-es, Zingal-es, Martin-ez, Martin-es, Alvar-ez, Alvar-es Siciliani

 

aro (aru) Am-aru, Tod-aro, Caff-aro, Cannizz-aro, Cavall-aro, Finocchi-aro, Ferr-aro Siciliani

 

eri Oliv-eri, Palm-eri, Scud-eri, Tuv-eri, Cambar-eri Siciliani

 

isi Cass-isi, Penn-isi, Pugl-isi, Tro-isi, Ronn-isi, Par-isi Siciliani

 

oti Sid-oti, F-oti, Scilip-oti Siciliani o Calabresi

 

osi (usi) Al-osi, Albert-osi, Cangel-osi, Nicol-osi Siciliani

 

ulla Strazz-ulla, Zapp-ulla Siciliani

 

audo Grim-audo, Ribaudo Siciliani

 

ai/ini Ast-ai, Bott-ai, Boll-ai, Cas-ini, Casc-ini, Luc-ini, Fornari-ini, Paol-ini, Pont-ini Toscani o Lombardi

 

ucci (nome proprio)-ucci, Bell-ucci, Bertol-ucci, Ilari-ucci, Lambert-ucci, Marc-ucci Toscani

 

uoli/aiuoli Acciai-uoli, Casci-aiuoli Toscani

 

acco Acco, B-acco, Bazz-acco, Biss-acco, C-acco, Feltr-acco, Pol-acco Friulani

 

er Tauf-er, Pach-er, Pichl-er, Pineid-er Trentini, Sudtirolesi.

 

ato Marcon-ato, Donol-ato, Bellin-ato, Luc-ato, Francesc-ato Veneti

 

igo Barbar-igo, Bri-igo, Pasqual-igo, Sandr-igo Veneti

 

l/n/r/z/ Cana-l, Luci-n, Mani-n, Furla-n, Schiavo-n, Carre-r, Venie-r, Pani-z Veneti, Trentini o Friulani

 

ussi Bortol-ussi, Ben-ussi Friulani

 

utti/ut Gregor-ut, Martin-ut, Var-utti Friulani

 

az Beth-az, Bion-az, Cune-az, Lucian-az, Marguerett-az, Pasquett-az, Pr-az, Ros-az Valdostani (pronuncia alla francese) o Friulani

 

oz B-oz, Chabl-oz, Diemo-oz, Marc-oz, G-oz, Savi-oz, Vuillerm-oz Valdostani (pronuncia alla francese) o Friulani

 

ou Fi-ou Valdostani (pronuncia alla francese)

 

y Borne-y Valdostani

 

t Perre-t Valdostani (pronuncia alla francese)

 

ra Fiche-ra, Guarne-ra Siciliani

 

Prefissi Esempio di composizione Origine

 

De De Cesare, De Felice, De Stefano, De Pasqual, Demuru, De Carli, De Lorenzi, De Mari Suditaliani, Sardi e Norditaliani

 

Del Del Grosso, Del Vecchio, Del Porto, Del Pozzo, Del Negro, Del Pasqua, Del Piero Centro Italia e Norditaliani

 

Della Della Bella, Della Corte, Della Mea, Della Pasqua, Della Torre, Della Valle Norditaliani, Suditaliani, Centro Italia

 

Di Di Battista, Di Giovanni, Di Stefano, Di Luch, Di Centa, Di Bert, Di Lazzaro, Di Pietro Abruzzesi-Molisani, Siciliani, Friulani

 

La La Ferrera, La Fata, La Russa, La Malfa, La Rosa, La Pira, La Loggia, La Torre Siciliani

 

Lo (Lu) Lo Cicero, Lo Forte, Lo Giudice, Lo Iacono, Lo Nigro, Lu Piccolo, Lo Presti, Lu Vito Siciliani

 

Li Li Calzi, Li Causi, Li Greci, Li Pira, Li Puma, Li Volsi, Li Volti Siciliani.

 

L’Area dello stato civile esamina le istanze di cambiamento di cognome o di aggiunta di altro cognome al proprio (art. 84 del d.P.R. n. 396/2000). Quella che segue è la procedura per il cambiamento del proprio cognome (e quella per il cambiamento di nome per cui è competente il Prefetto della provincia).

 

 

In sintesi il d.P.R. 396/2000 consente:

 

a) il cambiamento del nome o del cognome perché ridicolo o vergognoso o perché rivela origine naturale (art. 89);

 

b) il cambiamento del nome o aggiunta di altro nome al proprio (art. 89);

 

c) il cambiamento del cognome o aggiunta di altro cognome al proprio (art. 84).

 

 

I provvedimenti di cambiamento o modifica del nome o del cognome rivestono carattere eccezionale e possono essere ammessi solo ed esclusivamente in presenza di situazioni oggettivamente rilevanti, supportate da adeguata e pregnante documentazione e da solide e significative motivazioni.

 

La richiesta di cambiare il nome o il cognome perché ridicolo o vergognoso o perché rivela origine naturale va rivolta, in carta semplice, al Prefetto della provincia del luogo di residenza o del luogo di nascita.

 

 

Il Prefetto effettua l’istruttoria e, in presenza dei requisiti previsti, emana il decreto con il quale si autorizza l’affissione del sunto dell’istanza medesima nell’albo pretorio del comune di nascita e del comune di attuale residenza. Durante il periodo di affissione (trenta giorni), eventuali controinteressati possono presentare opposizione al Prefetto competente. Dopo questo periodo il Prefetto emana il provvedimento definitivo, che, se favorevole, andrà trascritto e annotato, a cura dell’interessato, nel registro di stato civile.

 

La richiesta di cambiare il nome o di aggiungere altro nome al proprio, per motivi diversi da quelli indicati nel punto a) va rivolta, su carta bollata, al Prefetto della provincia del luogo di residenza o del luogo di nascita.

 

 

La procedura è identica a quella già descritta nel punto a).

 

La richiesta di cambiare il cognome o di aggiungere altro cognome al proprio, per motivi diversi da quelli indicati nel punto a) va rivolta, su carta bollata, al Ministero dell’Interno, per il tramite del Prefetto della provincia del luogo di residenza.

 

 

Il Prefetto, effettuata l’istruttoria, trasmette la relativa documentazione, unitamente al proprio parere, al Ministero. Qualora la richiesta appaia meritevole di considerazione, il Ministro, o il Sottosegretario di Stato a ciò delegato, autorizza, con proprio provvedimento, l’affissione della richiesta stessa all’albo pretorio del comune di residenza e di nascita dell’interessato. Il prosieguo della procedura è identico a quello descritto nel precedente punto a), mentre il provvedimento definitivo è adottato dal Ministro o dal Sottosegretario di Stato a ciò delegato. L’istruttoria, sempre di competenza della Prefettura, comprende:

 

l’acquisizione delle certificazioni e degli atti a corredo dell’istanza (copia integrale dell’atto di nascita, residenza, stato di famiglia, etc…);

 

l’acquisizione delle informazioni tramite le Forze di Polizia locali ed eventualmente di altre fonti ritenute utili, relative alla rispondenza al vero delle dichiarazioni dell’interessato, all’eventuale esistenza di carichi pendenti o di motivi ostativi alla adozione del decreto di autorizzazione, ivi compreso il possibile nocumento che potrebbe derivare a terzi, e quant’altro ritenuto necessario (ad es. audizione del richiedente e di altre persone interessate) per valutare se vi siano i presupposti per l’adozione di un motivato provvedimento.

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Foto dei gunblade visti da Kratos e da Pandora

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Spiego a Kratos la storia del gunblade

Dopo aver detto a Kratos tutto quello che c’ era da sapere sullo stiletto e dopo avergli fatto vedere una foto dello stiletto  , io dissi a Kratos – adesso ti spiego la storia del gunblade e Kratos disse – comincia a spiegare . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto quello che c’ era da sapere sul gunblade – The Gunblade (ガンブレード, Ganburēdo) è un arma ricorrente nella Final Fantasy serie, prima apparizione in Final Fantasy VIII . Si tratta di un originale arma: una fusione di spada e pistola , da cui il nome “Gunblade”. The Final Fantasy VIII Gunblades non poteva effettivamente proiettili di fuoco. Le versioni successive in altri giochi, come nella Compilation di Final Fantasy VII e Final Fantasy XIII , hanno cambiato queste armi a lavorare sia come una pistola e una lama, anche se sembrano essere più di una pistola con lame su di loro, piuttosto che un spada con un meccanismo di sparo. In Final Fantasy VIII, tutte le forme di Gunblade consistono in una sorta di lama di spada con un certo tipo di azione pistola integrato nel manico, con la sua canna in esecuzione all’interno della lunghezza della lama. Sono per lo più usati come spade normali, ma innescando un giro invia un onda d’urto attraverso la lama, creando una vibrazione come l’arma passa attraverso un avversario per aumentare i danni. In Dissidia Final Fantasy , Squall Leonhart uso s ‘del Revolver viene raffinato oltre il slash normale visto in Final Fantasy VIII, che prevedano l’impiego di Gunblade di rinculo del per uno stile di combattimento unico. Utilizzando il Crush Heel e Rough Divide tecniche, Squall innesca un giro mentre si tiene il Gunblade dietro di lui, il contraccolpo subito lo spingeva in avanti. Utilizzando il Barrel solido e Beat tecniche Fang, Squall spinte la lama nel nemico, solo per innescare un ciclo (che danneggia anche il nemico), il rinculo del colpo spinge la lama posteriore, dove Squall subito spinte di nuovo, ripetendo il processo di parecchi più volte.

 

Finora gli stili di combattimento per Gunblades dimostrato in grado di sparare proiettili (come visto in Final Fantasy XIII e la Compilation di Final Fantasy VII ) sono semplicemente alternando a distanza e combattimenti corpo a corpo con lo stile preferito a seconda del Gunblade utilizzato. Ad esempio, il Velvet Nightmare è più esperto di combattimento a distanza di mischia, mentre le pale accoppiato Terra e Cielo sono utilizzati principalmente come armi da mischia, anche se combattimento a distanza è davvero un’opzione. Diverse copie di Genesis Rhapsodos gunblades esercitare in grado sia di sparare proiettili e razzi. Prima apparizione durante l’attacco a Junon e possono essere incontrate sul missioni . Yazoo e Loz entrambi usano due Gunblades ornate chiamato Velvet Nightmare nel film. Nonostante il fatto che essi sono considerati ufficialmente Gunblades, non si vedono in possesso di ogni notevole capacità di taglio e sono utilizzati principalmente come armi, anche se possiedono una lama che corre lungo la parte superiore della canna, e una pala di dimensioni ridotte nella parte inferiore costituisce la parte anteriore fine del ponticello. Il debutto aspetto l’arma, il Gunblade è l’arma della scelta per Squall Leonhart e il suo rivale, Seifer Almasy . Si tratta di una spada con un meccanismo di fuoco, come una pistola (come con gli Hyperion Seifer), o revolver (come Squall Revolver ), che serve come il manico della lama. Nonostante il nome, non può non essere usato come una pistola reale, il che significa che non ha proiettili fuoco, e potrebbero quindi essere utilizzati solo nel combattimento corpo a corpo, rendendola più simile ad una pistola che completa una spada di una lama che completa un arma da fuoco, ad esempio un baionetta su un fucile. La cottura di giri del Gunblade di indotto un tremore nella lama, provocando ulteriori danni a trattare tutto ciò che ha colpito.

 

Si è rivelato in Dissidia che, a causa di come il Gunblade è utilizzato al fine di ottenere prestazioni ottimali, l’arma è considerata una moda e notoriamente difficile da usare un’arma vecchia rispetto a spade regolari. In gioco, si deve premere il tasto R1 proprio come Squall colpisce il suo avversario a tirare il grilletto. Quando Seifer è un personaggio giocabile, usando questa tecnica è leggermente più difficile, perché Seifer attacchi molto più veloce. Solo due persone che sanno come utilizzare un Gunblade appaiono nel gioco, Squall e Seifer. Laguna Loire utilizza uno brevemente in un mini-gioco e menzioni si è formato con uno nei suoi primi anni come soldato Galbadian.Ci sono sette tipi di gunblade / modelli disponibili per Squall a utilizzare durante il gioco, più proprio modello di Seifer. Di seguito è riportato un elenco dei Gunblades presenti nel gioco.

 

 

Rivoltella

 

Shear Trigger

 

Cutting Trigger

 

Fiamma Saber

 

Twin Lance

 

Punizione

 

Lion Heart

 

Hyperion.

 

Anche conosciuto in Giappone come Dualweapon (デュアルウェポン, Dyuaruwepon), questa arma ha la capacità unica di trasformare tra Gun-mode e Blade-mode. Usato da fulmini , questi gunblades sono in grado sia di corpo a corpo e proprietà a lungo raggio. gunblade Lightning ha una fondina che oscilla dietro la schiena di chi la impugna per l’arma a riposo. Nel romanzo web Final Fantasy XIII Episode Zero: Promise , il sergente maggiore Amoda menziona il fatto che prima arma di Lightning, l’Saber Blazefire, è un’arma usata solo dai soldati più esperti.

 

 

Di seguito una lista dei diciassette tipi Gunblade / modelli disponibili per Lightning utilizzare durante il gioco.

 

Blazefire Saber

 

Flamberge

 

Axis Blade

 

Accendere

 

Bordata Carbine

 

Razor Carbine

 

Lifesaber

 

Conciliatore

 

Gladius

 

Fretta

 

Ogranyx

 

Apocalisse

 

Hauteclaire

 

Durandal

 

Cuor di Leone

 

Ultima Weapon

 

Omega Weapon.

 

The Gunblade è una delle principali armi utilizzate dall’esercito Garlean. L’antagonista principale del gioco, Zulvan , esercita anche un GunbSquall Leonhart esercita il suo Revolver a combattere ancora una volta, anche se questa volta il giro pistola non può essere attivato dal giocatore, invece eseguito automaticamente come parte del combo. attacco di stile Squall, chiamato Relentless Revolver, ruota attorno utilizzando il rinculo da un giro innescato a guidare la lama indietro dopo l’attacco e spostare velocemente in posizione per un secondo attacco, che gli consente di usare potenti-hit combo multi che ha colpito volte diverse rapida successione . Squall usa il Cuor di Leone nella sua EX Mode , aumentando la sua gamma e lasciarlo grilletto turni mentre attacca per i danni extra. Come un mimo, Bartz è in grado di utilizzare gli Revolver Squall in alcuni dei suoi attacchi.lade. Questo tipo di gunblade è in grado sia di mischia e attacchi a lunga gittata. Lightning esercita il Saber Blazefire in battaglia e gli scambi che per l’Omega Weapon nel suo EX Mode. Come in Final Fantasy XIII, Lightning utilizza sia arma di spada e le forme della pistola, in modo rapido il passaggio tra i due mentre attacca per combinare una stretta e lunga gittata tattiche, come sparare una raffica di arma da fuoco per poi immergersi in una barra spada. Bartz utilizza inoltre il Saber Blazefire in alcuni attacchi. Un gunblade fa un’apparizione in Parasite Eve II come arma che il gorilla come numero 9 usi. Dopo la sua sconfitta Aya possibile utilizzare l’arma come una delle sue armi segrete se gli obiettivi vengono soddisfatte determinate. E ‘giustamente intitolato “Gunblade”. Nel MMORPG World of Warcraft , i giocatori possono ottenere una rilegatura in rare pistola Equip denominato “Il Gunblade”. Cadere dai mostri della gamma-65 di medio livello si richiede un livello di 65 giocatori di equipaggiare. Un bonus è che aumenta la potenza di attacco di 36 punti su attrezzando. L’arma serve solo la sua funzione come una pistola, e non può essere usata come una spada. Nei film CG fanmade Dead Fantasy , Rinoa Heartilly esercita una gunblade nera chiamata Stella Fuoco. Possiede una componente pistola revolver con duello trigger e dispone di una lama con una piuma bianca e le parole Vanishing Star inscritto su di essa. Una canna di fucile effettivo in cima lama dell’arma, così come scarico sulla lama stessa, suggerisce che essa può essere usata come arma a distanza. Su detto canna del fucile, le parole Tutti nega l’esistenza sono iscritte: una citazione diretta di Artemisia in Final Fantasy VIII ‘s ultima battaglia . Rinoa è visto brandire con una mano sola in uno stile simile a fil di spada cinese Dao. Quando non in uso ha una fondina di cintura che si può allegare al sull’anca il portatore di.

 

Nel popolare Dion Rogers ‘Rinoa concept design di Rinoa, Rinoa è visto brandire questo gunblade che possiede un fucile e una maniglia Griever incisione sulla lama. E ‘stata soprannominata la Shotgunblade da Roger Dion commentando l’arte di progettare il.

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Erica Molinari – “Starò con me ”

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Foto dello Stiletto visto da Kratos

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Spiego a Kratos lo stiletto

Dopo aver detto a Kratos tutto quello che c’ e da sapere sul pugnale e dopo aver fatto vedere sia a Kratos e a Pandora le foto di un pugnale , io dissi a Kratos – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sullo stiletto e Kratos disse – ok , comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto quello che c’ e da sapere sullo stiletto – Lo stiletto (dal latino stilus, “piolo, bacchetta”) è un’arma bianca simile ad un pugnale, dalla lama molto sottile, lunga ed acuminata, generalmente a sezione triangolare (talvolta anche quadrata ma allora si parla più propriamente di quadrello): proprio per questa sua caratteristica è in grado di provocare ferite assai gravi perché di difficile rimarginazione.

 

Lo stiletto ha iniziato a guadagnarsi la sua fama durante il Medioevo quando era popolare come strumento contro i cavalieri pesantemente corazzati perché la sua lama sottile poteva passare agilmente attraverso le maglie della cotta.

 

Inoltre, lo stiletto, è stata una delle armi preferite dagli assassini, perché era un’arma facile da nascondere, che si poteva tenere in una manica o sotto il mantello. L’assassino poteva indossare abiti comuni, e colpire senza troppa violenza: data infatti l’estrema capacità di penetrazione della lama era sufficiente spingere con forza, evitando così di farsi notare e rendendo difficile una successiva identificazione.

 

Fu considerato, nel corso dei secoli, quasi sempre come arma particolarmente insidiosa e, a fasi alterne, ne fu proibito il porto e, naturalmente, l’uso.

 

Ancora oggi è considerato (come il pugnale) dalla legge italiana come “arma propria”, la cui naturale designazione è cioè l’offesa alla persona, ed il suo acquisto e detenzione richiedono una autorizzazione da parte della Questura di appartenenza e la successiva denuncia, al pari di qualsiasi arma da fuoco consentita.

 

Lo stiletto è usato anche per la decorazione alimentare. Per effettuare decorazioni e intagli sempre perfetti e precisi. Esempio: Stiletto Thailandese doppia lama.