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Foto della Pasqua visto da Kratos e Pandora

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Spiego a Kratos la Pasqua

Dopo aver detto a Kratos tutto quello che c’ era da sapere sul Natale e dopo aver fatto vedere sia a Kratos sia a Pandora alcune foto del Natale , io dissi a Kratos – ora ti spiego la pasqua e poi riprendiamo domani e Kratos disse – ok ,comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto sulla pasqua – La Pasqua è la principale festività del cristianesimo. Essa celebra la risurrezione di Gesù che, secondo le Scritture, è avvenuta nel terzo giorno successivo alla sua morte in croce. La data della Pasqua, variabile di anno in anno secondo i cicli lunari, determina anche la cadenza di altre celebrazioni e tempi liturgici, come la Quaresima e la Pentecoste.

 

La Pasqua cristiana deriva, e per certi aspetti dipende, dalla Pasqua ebraica.

 

La Pasqua ebraica, chiamata Pesach, celebra la liberazione degli Ebrei dall’Egitto grazie a Mosè.

 

La parola ebraica Pesach significa passare oltre, tralasciare, e deriva dal racconto della Decima Piaga, nella quale l’Angelo sterminatore vide il sangue dell’agnello del Pesach sulle porte delle case di Israele e “passò oltre”, colpendo solo i primogeniti maschi degli egiziani, compreso il figlio del faraone. In questo modo Israele è passato da una condizione di schiavitù ( sotto gli Egiziani ) ad una libertà con Dio verso la terra promessa.

 

La Pasqua con il Cristianesimo ha portato a compimento il suo significato originario, venendo a connotare un “passaggio”,

 

 nella morte e nella risurrezione di Gesù ,in quanto il credente per fede si identifica in essa e passa da una condizione di morte spirituale,lontano da Dio, di schiavitù a causa del peccato ad una liberazione da esso per i meriti di Gesù che ha portato il nostro peccato sulla croce e quindi ad una risurrezione di vita in Lui;facendo consapevolmente da adulto un battesimo di purificazione, che è un morire al peccato ( immersione in acqua),e un rinascere a vita nuova (fuoriuscendo da esse ) in cammino così verso la nostra terra promessa , i nuovi cieli e nuova terra che Dio ha promesso .

 

Perciò, la Pasqua cristiana è detta Pasqua di risurrezione,e di liberazione dalla schiavitù del peccato in novità di vita in cammino verso i nuovi cieli e nuova terra, mentre quella ebraica è Pasqua di liberazione dalla schiavitù d’Egitto in cammino verso la terra promessa che era l’ombra di ciò che doveva avvenire in Cristo Gesù. Quest’ultimo significato si ricava leggendo uno dei più importanti pensatori ebraici, Filone d’Alessandria, che nel suo De specialibus legibus scrive che la Pasqua è il ricordo e il ringraziamento a Dio per il passaggio del Mar Rosso, ma che ha anche il significato allegorico di purificazione dell’anima. La Pasqua ebraica può essere intesa anche come attesa per il Messia, come ad esempio attesta il Targum Exodi, che descrive la notte di Pasqua come il ricordo delle quattro notti iscritte nel libro delle memorie: la Creazione, il Sacrificio di Isacco il Passaggio del Mar Rosso ed infine la venuta del Messia e la fine del mondo. La Pasqua è la festività cristiana che ricorda la risurrezione di Gesù.

 

Dal punto di vista teologico, la Pasqua odierna racchiude in sè tutto il mistero cristiano: con la Passione, Cristo si è immolato per l’uomo, liberandolo dal peccato originale e riscattando la sua natura ormai corrotta, permettendogli quindi di passare dai vizi alla virtù; con la risurrezione ha vinto sul mondo e sulla morte, mostrando all’uomo il proprio destino, cioè la risurrezione nel Giorno Finale, ma anche il risveglio alla vera vita; infine, vi è l’attesa della Parusia, la seconda venuta, che porterà a compimento le Scritture.

 

I cristiani hanno trasferito i significati della Pasqua ebraica nella nuova Pasqua cristiana, seppur con significativi cambiamenti, che le hanno dato un volto nuovo. Questo è facilmente visibile, mentre è più complicato determinare quando ciò è avvenuto e le sue modalità, considerando che hanno influito numerosi fattori. Il primo di questi è sicuramente il fatto storico: Gesù è morto in croce il Venerdì Santo, come ci dicono i Vangeli. Inoltre, questo evento era visto come la realizzazione di quanto era stato profetizzato sul Messia. Ciò è più volte ribadito nella narrazione della Passione, durante la quale i quattro evangelisti fanno continui riferimenti all’Antico Testamento, e successivamente negli altri libri del Nuovo Testamento, come nella prima lettera ai Corinzi, dove Paolo scrive: « Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è resuscitato il terzo giorno secondo le Scritture »

 

L’accento si pone dunque sull’adempimento delle Scritture, per cui i giudeo-cristiani, seppur continuando, a festeggiare la Pasqua ebraica, dovettero immediatamente spogliarla del significato di attesa messianica, per poi superare anche il ricordo dell’Esodo, per rivestirla di nuovo significato, cioè la seconda venuta di Cristo ed il ricordo della Passione e risurrezione. Il passaggio sembra essere chiaramente avvertito già da Paolo, quando, nella prima lettera ai Corinzi, scrive: «Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, ma con azzimi di sincerità e verità». Alla Pasqua settimanale, la domenica, si aggiunse quindi anche la Pasqua annuale, il giorno più importante dell’anno, celebrato dai discepoli con la consapevolezza sempre più forte di aver istituito una festa nuova con nuovi significati. Il significato della Pasqua arrivò molto lentamente a riempirsi dell’intero mistero cristiano, ma sin dall’inizio ebbe più accezioni. Tale pluralità inizia già nei Vangeli, anzi, «la diversificazione più originaria della Pasqua nasce proprio qui: nel grado e nel modo diversi con cui essi “pasqualizzano” la vicenda di Gesù, presentandola come antica Pasqua» . Infatti, i tre sinottici “pasqualizzano” l’eucarestia, cioè vedono nella cena il momento in cui la Pasqua di Cristo sostituisce la Pasqua dei Giudei ed il ricordo della morte del Figlio sostituisce il ricordo del Passaggio, evidenziando l’immolazione mistica del cenacolo. Giovanni invece “pasqualizza” tutta la vita di Gesù, trovando continue corrispondenze tra questa e l’esodo del popolo d’Israele, ma alla fine pone l’accento sulla Passione, cioè sull’immolazione reale dell’Agnello di Dio che muore in croce e torna al Padre. Nel Nuovo Testamento non troviamo però l’identità tra il mysterium paschale ed il mysterium Christi, nonostante questo sia inscindibile dalla Passione. La Pasqua antica non comprendeva tutto il mistero cristiano, ma abbracciava solo i punti fondamentali: «Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è resuscitato il terzo giorno secondo le Scritture» .

 

Nel primo periodo, fino almeno agli inizi del III secolo, la Pasqua è prevalentemente cristologia, che ha un unico protagonista: non l’uomo e neppure il Dio dell’Antico Testamento, ma il Cristo Salvatore. La Pasqua assume quindi il doppio significato commemorativo ed escatologico, commemora tutto il mistero di Cristo, che culmina nell’evento salvifico della croce e che ridesta l’attesa. La molteplicità di significati nasce proprio da questo binomio, che porterà, già sotto papa Vittore I (189?-198?), alla prima crisi dell’unità cristiana. La festa della Pasqua cristiana è mobile, viene fissata di anno in anno nella domenica successiva alla prima luna piena (il plenilunio) successiva all’equinozio di primavera (il 21 marzo). Questo sistema venne fissato definitivamente nel IV secolo. Nei secoli precedenti potevano esistere diversi usi locali sulla data da seguire, tutti comunque legati al calcolo della Pasqua ebraica. In particolare alcune chiese dell’Asia seguivano la tradizione di celebrare la pasqua nello stesso giorno degli ebrei, senza tenere conto della domenica, e furono pertanto detti quartodecimani. Ciò diede luogo ad una disputa, detta Pasqua quartodecimana, fra la chiesa di Roma e le chiese asiatiche.

 

Dunque, nella Chiesa cattolica, la data della Pasqua è compresa tra il 22 marzo ed il 25 aprile. Infatti, se proprio il 21 marzo è di luna piena, e questo giorno è sabato, sarà Pasqua il giorno dopo (22 marzo); se invece è domenica, il giorno di Pasqua sarà la domenica successiva (28 marzo). D’altro canto, se il plenilunio succede il 20 marzo, quello successivo si verificherà il 18 aprile, e se questo giorno fosse per caso una domenica occorrerebbe aspettare la domenica successiva, cioè il 25 aprile.

 

Una piccola parte della Chiesa ortodossa segue il calendario giuliano per tutte le feste mentre il resto ne ha presa solo la data dell’equinozio e quindi la data della Pasqua può variare dal 4 aprile all’8 maggio.

 

La tradizione della Chiesa Cattolica vuole che la data della Pasqua venga annunciata ai fedeli dal Sacerdote durante i riti della festività dell’Epifania (6 gennaio). La Pasqua di risurrezione cristiana avviene con la visita al sepolcro, che risulterà vuoto con sorpresa dei presenti. Tutti gli evangelisti raccontano l’episodio. I presenti erano:

 

 Giovanni, 20:1: Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.

 

 Matteo, 28:1: Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro.

 

 Marco, 16:1: Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù.

 

 Luca, 24:10: Erano Maria di Màgdala, Giovanna e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli.

 

Le quattro versioni concordano sulla presenza di Maria di Magdala e forniscono informazioni diverse sulle altre donne che erano con lei.

 

Alcune divergenze sono presenti in merito a quanto videro i presenti, secondo gli evangelisti:

 

 Luca, 24:4: Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti.

 

 Matteo, 28:2: Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa (quindi, un angelo fuori dal sepolcro).

 

 Giovanni, 20:11,12: Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù (due angeli dentro il sepolcro).

 

 Marco, 16:5: Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura (un angelo dentro il sepolcro). La Pasqua è preceduta da un periodo preparatorio di astinenza e digiuno della durata all’incirca di quaranta giorni, chiamato generalmente Quaresima, che nel rito romano ha inizio il Mercoledì delle Ceneri. Nella forma ordinaria del rito romano, l’ultima settimana del tempo di quaresima è detta Settimana santa, periodo ricco di celebrazioni e dedicato al silenzio ed alla contemplazione. Comincia con la Domenica delle Palme, che ricorda l’ingresso di Gesù in Gerusalemme, dove fu accolto trionfalmente dalla folla che agitava in segno di saluto delle foglie di palma. Per questo motivo nelle chiese cattoliche, durante questa domenica, vengono distribuiti ai fedeli dei rametti di olivo benedetto (segno della passione di Cristo).

 

Nella forma ordinaria del rito romano, gli ultimi giorni della Settimana santa segnano la fine del tempo di Quaresima e la parte iniziale e centrale del Triduo Pasquale.

 

Durante il Giovedì Santo, di mattina, nella cattedrale si celebra la messa crismale, durante la quale il Vescovo consacra gli olii santi (crisma, olio dei catecumeni ed olio degli infermi), i quali serviranno durante tutto il corso dell’anno rispettivamente per celebrare le cresime e i battesimi, ordinare i sacerdoti e celebrare il sacramento dell’unzione degli infermi. L’Ora Nona del Giovedì Santo è l’ultima celebrazione liturgica del tempo di Quaresima che si conclude prima dell’inizio della Messa Vespertina in Coena Domini. I paramenti seguono le regole dei colori liturgici.

 

 Curiosità

 

 In spagnolo la parola “Pascua” viene a volte usata in maniera non corretta per indicare altre festività religiose; per esempio in Cile indica il giorno della nascita di Gesù (Natale), quindi il giorno di Pasqua è indicato come “Domingo de Resurrección” ovvero “Domenica di risurrezione”, mentre la festività viene comunemente chiamata “Semana santa” ossia Settimana santa.

 

 La Pasqua nel Maramureș viene festeggiata con grande attenzione a tutti gli aspetti sacri legati alla vita delle famiglie religiose romene. Le donne decorano le pareti con tessuti cuciti a mano dai colori vivaci, abbelliscono le tavole con tovagliette minuziosamente lavorate, appendono alle porte tendine in pizzo e preparano le uova pasquali. Il pranzo pasquale viene preparato il giorno prima di Pasqua, e per l’occasione si preparano focacce decorate con trecce che il giorno dopo verranno portate a benedire in chiesa. In cucina si radunano le donne della famiglia che di generazione in generazione imparano le ricette tradizionali(la cucina sembra racchiudere in se una sacralità, un calore domestico). Tutta la famiglia partecipa a questa festa dai più grandi ai più piccoli (digiuno in preparazione alla Pasqua e preparazione delle case) conferendo a questa festa grande sacralità: religiosa e familiare.

 

 A pasqua c’è l’abitudine di regalare uova di cioccolata. In realtà quest’abitudine è nata con il tempo, ma all’inizio si regalavano uova vere, con il guscio colorato, il cui significato è che la vita reinizia.

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Foto del Natale visto da Kratos e Pandora

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Spiego a Kratos il Natale

Dopo aver detto a Kratos tutto quello che c’ era da sapere sulla festa dell’ epifania e dopo aver fatto vedere sia a lui sia a Pandora alcune foto dell’ epifania e io dissi a Kratos – adesso ti spiego la festa del Natale e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto sul Natale – Il Natale è la festività cristiana che celebra la nascita di Gesù. Cade il 25 dicembre (il 7 gennaio nelle Chiese orientali, per lo slittamento del calendario giuliano).

 

Il termine deriva dal latino natalis, che significa “relativo alla nascita”. Si ritiene che la celebrazione cristiana si sia sovrapposta alla precedente festività pagana del Sol Invictus.

 

Secondo il calendario liturgico è una solennità di livello pari all’Ascensione e alla Pentecoste, ma inferiore alla Pasqua, la festività cristiana più importante. È comunque la festa più popolarmente sentita tra i cristiani e negli ultimi anni ha assunto anche un significato laico, legato allo scambio di regali, alla famiglia e a figure del folclore come Babbo Natale.

 

Sono strettamente legate alla festività la tradizione, di origine medioevale, del presepe e quella, più recente, dell’albero di Natale. Nella tradizione cristiana, il Natale celebra la nascita di Gesù a Betlemme da Maria. Il racconto ci è pervenuto attraverso i vangeli secondo Luca e Matteo, che narrano l’annuncio dell’angelo Gabriele, la deposizione nella mangiatoia, l’adorazione dei pastori, la visita dei magi. Alcuni aspetti devozionali (la grotta, il bue e l’asino, i nomi dei magi) risalgono invece a tradizioni successive e a vangeli apocrifi.

 

Il significato cristiano della festa risiede nella celebrazione della presenza di Dio. Con la nascita di Gesù, Dio per i cristiani non è più infatti un Dio distante, che si può solo intuire da lontano, ma è un Dio che si rivela ed entra nel mondo per rimanervi fino alla fine dei tempi.

 

Per quanto riguarda la liturgia, nella Chiesa latina il giorno di Natale è caratterizzato da quattro messe: la vespertina della vigilia, ad noctem (cioè la messa della notte), in aurora, in die (nel giorno). Come tutte le solennità, il Natale ha una durata maggiore rispetto agli altri giorni del calendario liturgico e inizia infatti con i vespri della vigilia.

 

Il tempo liturgico del Natale si conta a partire dai primi vespri del 24 dicembre, per terminare con la domenica del Battesimo di Gesù, mentre il periodo precedente al Natale comprende le quattro (sei nel rito ambrosiano) domeniche di Avvento. Nel corso dell’ultimo secolo, con il progressivo secolarizzarsi dell’Occidente, e in particolar modo dell’Europa Settentrionale, il Natale ha continuato a rappresentare un giorno di festa anche per i non cristiani, assumendo significati diversi da quello religioso. In questo ambito, il Natale è generalmente vissuto come festa legata ai bambini e alla famiglia, alla solidarietà, allo scambio di regali e a Babbo Natale.

 

 

 

Al tempo stesso la festa del Natale, con connotazioni di tipo secolare – culturale, ha conosciuto una crescente diffusione in molte aree del mondo, estendosi anche in Paesi dove i cristiani sono piccole minoranze. Tale è ad esempio il caso di India, Pakistan, Cina e Taiwan, Giappone e Malesia.

 

Al di fuori del suo significato religioso, il Natale ha inoltre assunto nell’ultimo secolo una significativa rilevanza in termini commerciali ed economici, legata all’abitudine dello scambio di doni. A titolo di esempio, negli Stati Uniti è stato stimato che circa un quarto di tutta la spesa personale venga effettuata nel periodo natalizio. Il Natale è una festa accompagnata da diverse tradizioni, sociali e religiose, spesso variabili da paese a paese.

 

Tra i costumi, le pratiche e i simboli familiari del Natale è possibile ricordare il presepe, l’albero natalizio, la figura di Babbo Natale, il calendario dell’Avvento, lo scambio di auguri e di doni.

 

In particolare il presepe, derivato da rappresentazioni medievali che la tradizione fa risalire a San Francesco d’Assisi, è una ricostruzione figurativa della natività di Gesù ed è una tradizione particolarmente radicata in Italia.

 

L’albero di Natale è invece un abete (o altra conifera sempreverde) addobbato con piccoli oggetti colorati, luci, festoni, dolciumi, piccoli regali impacchettati e altro. Le origini vengono in genere fatte risalire al mondo tedesco nel XVI secolo, sulla base di preesistenti tradizioni cristiane e pagane.

 

Babbo Natale, presente in molte culture, è un vecchio con la barba bianca che distribuisce i doni ai bambini, di solito la sera della vigilia di Natale. Deriva dalla figura storica di San Nicola di Bari, ma nella sua forma moderna si è diffuso a partire dal XIX secolo negli Stati Uniti.

 

Molte tradizioni natalizie sono infine legate alla musica (canti natalizi come Tu scendi dalle stelle e Jingle Bells), a particolari piante (l’agrifoglio, il vischio, la stella di Natale) e pietanze sia dolci (panettone, pandoro e altri dolci natalizi) che salati (zampone, cotechino), spesso con forte variabilità da regione a regione. Il Natale, e in particolare la scena della Natività di Gesù, è uno dei maggiori temi dell’arte cristiana fin dalle sue origini. Nell’ultimo secolo la festività ha continuato a ispirare numerose opere che comprendono, oltre alle tradizionali pitture e sculture, anche film, musiche sacre e romanzi.

 

Tra le opere più note al pubblico è possibile ricordare, ad esempio:

 

 in letteratura, il racconto Canto di Natale di Dickens (1843)

 

 in pittura, l’affresco sulla Natività di Giotto nella Cappella degli Scrovegni (1303-1305)

 

 nella musica, il motivo Stille Nacht di Joseph Mohr e Franz Xaver Gruber (1816)

 

 nella cinematografia, il film Il miracolo della 34ª strada di George Seaton (1947). La data di nascita di Gesù non è riportata nei Vangeli. Fin dai primi secoli, i cristiani svilupparono diverse tradizioni, basate su ragionamenti teologici. Questi fissavano il giorno della nascita in date diverse, tanto che il filosofo Clemente Alessandrino (150 – 215 d.c.) annotava in un suo scritto: Non si contentano di sapere in che anno è nato il Signore, ma con curiosità troppo spinta vanno a cercarne anche il giorno (Stromata, I,21,146).

 

La data tradizionale del 25 dicembre è documentata a partire dal III e dal IV secolo. Oggi sull’origine di questa data vi sono diverse ipotesi, che possono essere raggruppate in due categorie: secondo la prima, la data è stata scelta in base a considerazioni simboliche interne al Cristianesimo, mentre la seconda prende in considerazione la derivazione da festività celebrate in altre religioni praticate contemporaneamente al Cristianesimo di allora. Le due categorie di ipotesi possono coesistere.

 

Il primo gruppo di ipotesi spiega la data del 25 dicembre come “interna” al Cristianesimo, senza apporti da altre religioni, derivante da ipotesi cristiane sulla data di nascita di Gesù.

 

 Un’ipotesi piuttosto recente asserisce che la data del Natale corrisponda alla vera data di nascita di Gesù. L’ipotesi si basa sull’analisi dei testi presenti nella biblioteca essena di Qumran e su alcune informazioni fornite dal Vangelo secondo Luca. Secondo Luca, San Giovanni Battista fu concepito sei mesi prima di Gesù (e quindici mesi prima del Natale), e l’annuncio del suo concepimento fu dato al padre San Zaccaria mentre questi officiava il culto nel Tempio di Gerusalemme. Dai rotoli di Qumran si è potuto ricostruire il calendario dei turni che le vari classi sacerdotali seguivano per tali offici, ed è stato possibile stabilire che il turno della classe di Abia (a cui apparteneva Zaccaria) cadeva due volte l’anno. Uno dei due turni corrispondeva all’ultima settimana di settembre, ossia proprio quindici mesi prima della settimana del Natale.

 

 Un’ipotesi afferma che la data del Natale si fonda sulla data della morte di Gesù o Venerdì Santo. Dato che la data esatta della morte di Gesù nei Vangeli si colloca tra il 25 marzo e il 6 aprile del nostro calendario, per calcolare la data di nascita di Gesù si sarebbe seguita la credenza che i profeti siano morti nell’anniversario della loro nascita. Secondo questa ipotesi, si calcolò che Gesù fosse morto nell’anniversario della sua Incarnazione o concezione (non della sua nascita), e così si pensò che la sua data di nascita dovesse cadere nove mesi dopo la data del Venerdì Santo, tra il 25 dicembre e il 6 gennaio.

 

 Il sorgere del sole e la luce sono simboli usati nel Cristianesimo e nella Bibbia. Per esempio nel vangelo di Luca, Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, descrive la futura nascita di Cristo, con queste parole: “verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge”. Il Natale, nel periodo dell’anno in cui il giorno comincia a allungarsi, potrebbe essere legato a questo simbolismo.

 

Il secondo gruppo di ipotesi spiega la data del 25 dicembre come “esterna” al Cristianesimo, come un tentativo di assorbimento di culti precedenti al Cristianesimo con la sovrapposizione di festività cristiane a feste di altre religioni antiche.

 

 La festa si sovrappone approssimativamente alle celebrazioni per il solstizio d’inverno (tipiche del nord Europa) e alle feste dei saturnali romani (dal 17 al 23 dicembre). Già nel calendario romano il termine Natalis veniva infatti impiegato per molte festività, come il Natalis Romae (21 aprile) che commemorava la nascita dell’Urbe, e il Dies Natalis Solis Invicti, la festa dedicata alla nascita del Sole (Mitra), introdotta a Roma da Eliogabalo (imperatore dal 218 al 222) e ufficializzato per la prima volta da Aureliano nel 273 d.C., e poi spostata al 25 dicembre. Ancora durante il regno di Licinio (imperatore dal 308 al 324 d.C.) il culto al dio solare veniva comunque celebrato il 19 dicembre, e non il 25. Alla luce delle fonti, si ipotizza in particolare che i cristiani avrebbero “ribattezzato” la festa pagana del Sole Invitto come “Festa della nascita di Cristo”, spostando la data dal 21 al 25 dicembre, per soppiantare quella pagana, largamente diffusa tra la popolazione. Secondo però i recenti studi di Thomas Talley l’ipotesi che la festa liturgica del Natale sia sorta per sostituire la festa pagana viene ridimensionata a favore di una possibile origine autonoma avvenuta all’interno delle comunità cristiane dell’Africa donatista, forse tra il 243 e il 311.

 

 C’è inoltre chi afferma che la nascita del Cristo derivi dalla tradizione e dalla festa ebraica della luce, la Hanukkah, che cade il venticinquesimo giorno di Kislev e all’inizio del Tevet. Il mese di Kislev è comunemente accettato come coincidente con dicembre. Sotto l’antico Calendario Giuliano, per scelta popolare, la nascita di Cristo venne fissata al 5 a.C., il venticinquesimo giorno di Kislev. In questo senso il Cristianesimo avrebbe ripetuto quanto già fatto [senza fonte] per le principali festività cristiane come Pasqua o Pentecoste, che sono derivate dalle corrispondenti festività ebraiche. Bisogna tuttavia considerare che la Hanukkah è divenuta per gli Ebrei una festa rilevante solamente nell’ultimo secolo, come risposta alla diffusione mondiale del Natale.

 

Il Natale non è presente tra i primi elenchi di festività cristiane di Ireneo e Tertulliano; Origene, probabilmente perché i primi cristiani non festeggiavano tale festa.

 

Il processo attraverso il quale il 25 dicembre divenne la ricorrenza della nascita di Gesù per tutta la cristianità, incominciò infatti solo dopo la fine del III secolo. Le prime evidenze di una celebrazione provengono da Alessandria d’Egitto, circa 200 d.C., quando Clemente di Alessandria disse che certi teologi egiziani, “molto curiosi”, definirono non solo l’anno, ma anche il giorno della nascita di Gesù il 25 Pachon, corrispondente al 20 maggio del ventottesimo anno di Augusto ma fecero questo non perché ritenessero che il Cristo fosse nato quel giorno ma solo perché quel mese era il nono del loro calendario. Altri scelsero le date del 24 o 25 Pharmuthi (19 o 20 aprile).

 

Un testo del 243, De paschae computus, attribuito a Cipriano ma probabilmente apocrifo, dichiara che la nascita di Cristo fu il 28 marzo perché fu in quel giorno che il sole fu creato.

 

Clemente dichiara anche che i Balisilidiani celebravano l’Epifania e con essa, probabilmente, anche la nascita di Gesù, il 15 l’11 Tybi (10 o 6 gennaio).

 

In un qualche momento la doppia commemorazione di Epifania e Natività deve essere diventata comune, sia perché l’apparizione dei pastori era considerata una delle manifestazioni della gloria di Cristo, sia forse a causa di una discrepanza del vangelo di Luca 3,22 presente in vari codici, tra cui il codice Bezae, in cui le parole di Dio sono rese houios mou ho agapetos, ego semeron gegenneka se (“tu sei il mio figlio prediletto, in questo giorno ti ho generato”) al posto di en soi eudokesa (“in te mi sono compiaciuto”).

 

Abraham Ecchelensis (1600-1664)riferisce della presenza di un dies Nativitatis et Epiphaniae da una costituzione della chiesa di Alessandria al tempo del Concilio di Nicea.

 

Epifanio riferisce di una cerimonia dai tratti gnostici ad Alessandria in cui, la notte tra il 5 e il 6 gennaio, un disco solare inquartato (oggi noto come “croce celtica”) detto Korê era portato in processione attorno a una cripta, al canto Oggi a quest’ora Korê ha dato vita all’Eterno.

 

Giovanni Cassiano (360-435) scrive tra il 418 e il 427 che i monasteri egiziani ancora osservano gli antichi costumi.

 

Il 29 Choiak (11 agosto) e 1 gennaio 433 Paolo di Emesa predica presso Cirillo di Alessandria, e i suoi sermoni mostrano che la celebrazione del Natale il mese di dicembre era già fermamente stabilita, e i calendari provano la sua permanenza; per cui la festa si era diffusa in Egitto tra il 427 e il 433.A Cipro, alla fine del IV secolo, Epifanio dichiara contro gli Alogi  che Cristo era nato il 6 gennaio ed era stato battezzato l’8 novembre.

 

Efrem il Siro (i cui inni si riferiscono all’Epifania e non al Natale) prova che la Mesopotamia ancora festeggiava la nascita tredici giorni dopo il solstizio d’inverno, ovvero il 6 gennaio.

 

Contemporaneamente in Armenia la data di dicembre era ignorata, e tuttora gli Armeni celebrano il Natale il 6 gennaio.

 

In Anatolia, i sermoni di Gregorio di Nissa su Basilio Magno (morto prima del 1 gennaio 379) e i due seguenti durante la festa di santo Stefano, provano che nel 380 il Natale era già celebrato il 25 dicembre.

 

Nel V secolo Asterio di Amaseia e Anfilochio di Iconio, contemporanei di Basile e Gregorio, mostrano che nelle loro diocesi le feste dell’Epifania e del Natale erano separate. Nel 385 Egeria scrive di essere rimasta profondamente impressionata dalla festa della Natività di Gerusalemme, che aveva aspetti prettamente natalizi; il vescovo si recava di notte a Betlemme, tornando a Gerusalemme il giorno della celebrazione. La presentazione di Gesù al tempio era celebrata quattordici giorni dopo. Ma questo calcolo inizia dal 6 gennaio, e la festa continuava per gli otto giorni dopo quella data successivamente menziona solo le due feste maggiori dell’Epifania e della Pasqua. Per cui il 25 dicembre nel 385 non era osservato a Gerusalemme.

 

Giovanni di Nikiu per convincere gli armeni a osservare la data del 25 dicembre fa notizia di una corrispondenza tra Cirillo di Gerusalemme e papa Giulio I in cui Cirillo dichiara che il suo clero non può, nella singola festa della nascita e del battesimo, effettuare una doppia processione tra Betlemme e il Giordano e chiede a Giulio di stabilire la vera data della Natività dai documenti del censimento portati a Roma da Tito; Giulio stabilisce il 25 dicembre.

 

In un altro documento si riferisce che Giulio scrisse a Giovenale di Gerusalemme (circa 425-458), aggiungendo che Gregorio Nazianzeno a Costantinopoli era stato criticato per aver dimezzato le festività, ma Giulio morì nel 352 e la testimonianza di Egeria rende questi ultimi due documenti di origine dubbia.

 

Sofronio Eusebio Girolamo, scrivendo nel 411, rimprovera ai palestinesi di mantenere la celebrazione della nascita di Cristo nella festa della Manifestazione.

 

Cosma Indicopleuste suggerisce che anche alla metà del VI secolo la chiesa di Gerusalemme riteneva, basandosi sul passo evangelico di Luca, che il giorno del battesimo fosse il giorno della nascita di Gesù in quanto essere divino. La commemorazione di Davide e Giacomo l’Apostolo si svolgeva il 25 dicembre.

 

Il 25 dicembre 432 Paolo di Emesa pronunciava a Cirillo di Alessandria un discorso sul Natale. Ad Antiochia, dopo una lunga resistenza, la festa del 25 dicembre venne accolta nel 386 grazie all’opera di san Giovanni Crisostomo.

 

Durante la festa di san Filogonio del 386  San Giovanni Crisostomo predicò un importante sermone: in reazione ad alcuni riti e feste ebraiche invitò la chiesa di Antiochia a celebrare la nascita di Cristo il 25 dicembre quando già parte della comunità la celebrava in quel giorno da almeno dieci anni; dichiarò che in occidente la festa era già celebrata e che egli desiderava introdurla, che questa era osservata dalla Tracia a Cadice e che la sua miracolosamente rapida diffusione era un segno della sua genuinità.

 

Per giustificare la decisione interpretò gli episodi evangelici dicendo che il sacerdote Zaccaria entrò nel Tempio ricevendo l’annuncio del concepimento di Giovanni Battista in settembre; il vangelo data quindi il concepimento di Gesù dopo sei mesi, ovvero in marzo, per cui la nascita sarebbe avvenuta in dicembre.

 

Infine il Crisostomo dichiarò di sapere che i rapporti del censimento della Sacra Famiglia erano ancora a Roma e quindi Roma doveva aver celebrato il Natale il 25 dicembre per un tempo abbastanza lungo da consentire al Crisostomo di riportare con certezza la tradizione romana. Il riferimento agli archivi romani è antico almeno quanto Giustino di Nablus e Tertulliano. Papa Giulio I, nella falsificazione cirillina citata in precedenza, afferma di aver calcolato la data basandosi su Flavio Giuseppe, sulla base della stessa considerazione non provata riguardante Zaccaria. Nel 379/380 Gregorio Nazianzeno si fa iniziatore (in lingua greca: exarchos) presso la Chiesa di Costantinopoli della nuova festa, proposta in tre sue omelie predicate in tre giorni successivi nella cappella privata chiamata Anastasia; dopo il suo esilio nel 381, la festa scomparve.

 

Secondo Giovanni di Nikiu, Onorio, presente durante una delle sue visite, si accordò con Arcadio perché fosse osservata la festa nella stessa data di Roma. Kellner colloca questa visita nel 395; Baumstark tra il 398 e il 402; l’ultima data si basa su una lettera di Giacomo di Edessa citata da George di Beeltân, che dichiara che il Natale fu portato a Costantinopoli da Arcadio e Crisostomo dall’Italia dove secondo la tradizione si era tenuta fin dai tempi apostolici. Crisostomo fu vescovo tra il 398 e il 402, e quindi la festa sarebbe stata introdotta in questo periodo da Crisostomo vescovo allo stesso modo in cui era stata introdotta ad Antiochia da Crisostomo presbitero; però Lübeck prova che le evidenze su cui si basa la tesi di Baumstark non sono valide.

 

Secondo Erbes’ la festa è stata introdotta da Costantino I tra il 330 e il 335; esattamente nel 330 secondo l’opinione di alcuni storici , e probabilmente consigliato della madre Elena e dai vescovi del Concilio di Nicea . Riguardo alla Chiesa di Roma, la più antica fonte sulla celebrazione del Natale è il Cronografo del 354  compilato nel 354, che contiene importanti tre date:

 

 Nel calendario civile il 25 dicembre è indicato come Natalis Invicti.

 

 Nella Depositio Martyrum, una lista di martiri romani o di altra origine universalmente venerati, il 25 dicembre è indicato come VIII kal. ian. natus Christus in Betleem Iudeae.

 

 In corrispondenza del 22 febbraio, VIII kal. mart. è menzionata la cattedra di San Pietro.

 

Nella lista dei consoli sono indicati i giorni di nascita e di morte di Cristo e le date di ingresso a Roma e di martirio dei santi Pietro e Paolo.

 

Una citazione significativa è:

 

 « durante il consolato di Cesare (Augusto) e Paolo, nostro signore Gesù Cristo nacque otto giorni prima delle calende di Gennaio [ovvero il 25 dicembre ] un venerdì, il quattordicesimo giorno della Luna »

 

Queste indicazioni però sembrano scorrette e possono essere delle successive aggiunte al testo, per cui anche se la Depositio Martyrum è datata al 336 è probabile che questa indicazione debba essere datata al 354, anche se la presenza in un calendario ufficiale lascia supporre che siano esistite delle celebrazioni popolari precedenti.

 

Sul finire del IV secolo la festività passò a Milano e per poi diffondersi nella altre diocesi del nord: Torino, Ravenna, ecc.

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Foto dell’ epifania vista da Kratos e Pandora

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Spiego a Kratos l’ epifania

Dopo aver detto a Kratos tutto quello che c’ era da sapere sulla festa di Halloween e dopo aver fatto sia a Kratos sia a Pandora alcune foto di Halloween ,io dissi a Kratos – adesso ti spiego l’ epifania e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto sull’ epifania – L’Epifania (o Epifania del Signore), nel linguaggio contemporaneo, è una festa cristiana celebrata il 6 gennaio, cioè dodici giorni dopo il Natale. Con la Pasqua, l’Ascensione, la Pentecoste ed il Natale, quella dell’Epifania costituisce una delle massime solennità che la Chiesa celebra.

 

Il termine epifania deriva dal greco πιφάνεια, epifaneia, che può significare manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina, e dal verbo πιφάινω, epifaino, che significa “mi rendo manifesto”. Nella forma ‘Eπιφάνια (San Giovanni Crisostomo) assume la valenza di “Natività di Cristo”, oltre che di “Epifania” come noi[non chiaro] la intendiamo. Esiste anche l’aggettivo epifanico. Il termine πιφάνεια veniva utilizzato dai greci per indicare l’azione o la manifestazione di una divinità (mediante miracoli, visioni, segni, ecc.).

 

Nel III secolo i cristiani iniziarono a commemorare, con il termine Epifania, le manifestazioni divine (come i miracoli, i segni, le visioni, ecc.) di Gesù. In particolare, tra queste manifestazioni si sono sottolineate: l’adorazione da parte dei Re Magi, il battesimo di Gesù ed il primo miracolo avvenuto a Cana. Oggi con questo termine si intende, invece, la prima manifestazione pubblica della divinità, con la visita dei Magi (sacerdoti astronomi Persiani) al bambinello Gesù.

 

Nel mondo ortodosso, alcuni usano il termine Epifania per indicare la festa che cade sempre il 6 gennaio (o tredici giorni più tardi nelle Chiese che seguono il calendario giuliano) e viene più correntemente chiamata Teofania. In questo giorno viene celebrato il battesimo di Gesù nel Giordano, mentre la visita dei Magi, commemorata dai Cattolici di rito latino e da altre Chiese occidentali in una festa a sé, nelle chiese di rito bizantino viene celebrata il giorno stesso del Natale..

 

Epifanio ci racconta il Battesimo di Gesù come la manifestazione della sua divinità: « […] Quando tutto il popolo si fu battezzato, venne anche Gesù e fu battezzato da Giovanni. E allorché uscì dall’acqua, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito Santo in forma di colomba che discendeva e penetrava in lui. E dai cieli venne una voce che disse: Tu sei il mio figlio diretto: in te mi sono compiaciuto. E poi ancora: Io oggi ti ho generato. E in quel momento una gran luce illuminò tutto il luogo. Vedendolo Giovanni gli disse: Tu chi sei? E di nuovo una luce dal cielo a lui: Questo è il mio figlio diletto in cui mi sono compiaciuto. Allora Giovanni gettandosi ai suoi piedi disse: Ti prego Signore, battezzami tu! Ma egli vi si oppose, dicendo: Lascia, perché così conviene si adempiscano le cose »

 

 (Epifanio, Haer. XXX 13,7)

 

Riguardo alla nascita di Gesù il testo dei Vangeli, come quello di tutte le altre opere di scrittori antichi, è il frutto di un lavoro storico, filologico e dottrinale che richiede delle scelte tra alternative differenti. Ad esempio Epifanio cita un passo del vangelo di Luca 3,22 diverso da quello riportato dalle attuali traduzioni della Bibbia; questa discrepanza è presente in vari codici, tra cui il codice Bezæ: le parole di Dio sono rese σ εἶὁ υἱὸς μου ὁἀγαπητς, εγ σήμερον γεγέννεκα σε (su ei huios mou ho agapetos, ego semeron gegenneka se, Tu sei il mio figlio prediletto, in questo giorno ti ho generato) al posto di ν σο εδόκησα (en soi eudokesa, in te mi sono compiaciuto).

 

I Magi sono stati interpretati come Re Magi per l’influsso di Isaia 60,3, e sono stati attribuiti loro i loro nomi di Melchiorre (semitico), Gaspare (camitico) e Baldassarre (iafetico).

 

Secondo il Vangelo di Matteo (2,2) i Magi (non precisati nel numero), guidati in Giudea da una stella (αστερα, da στήρ, stella od astro), portano in dono a Gesù bambino, riconosciuto come “re dei Giudei” (Mt 2,2: βασιλευς των ιουδαιων), oro (omaggio alla sua regalità), incenso (omaggio alla sua divinità) e mirra (anticipazione della sua futura sofferenza redentrice) e lo adorano.

 

Con l’Epifania si celebra la prima manifestazione della divinità di Gesù all’intera umanità, con la visita solenne, l’offerta di doni altamente significativi e l’adorazione dei magi, autorevoli esponenti di un popolo totalmente estraneo al mondo ebraico e mediterraneo. Avvenimento di fondamentale importanza per la tradizione cristiana, che ha trovato riscontro in numerosissime opere d’arte.

 

Nelle chiese cristiane ortodosse (che seguono il calendario giuliano), il 7 gennaio si celebra la Nascita di Gesù, a causa di una differenza di tredici giorni fra calendario gregoriano, in uso in occidente dal 1582, e il calendario giuliano precedente, ancora in uso in certe chiese ortodosse. Nelle varie culture la celebrazione dell’Epifania si accompagna a simboli e tradizioni diverse di derivazione molto antiche (culti solari) frammiste a contaminazioni più recenti come:

 

 la Stella Cometa che guida i Re Magi (tradizione orientale contaminata dal cristianesimo);

 

 l’accensione di fuochi augurali (culti solari);

 

 lo scambio di doni;

 

 le feste popolari;

 

 la tradizione dei regali ai bambini (nella calza), soprattutto nei paesi di tradizione cattolica. In Italia, i doni sono portati dalla Befana (impersonificata da una vecchia brutta ma buona, legata secondo la tradizione all’adorazione dei Magi). In Spagna, i regali sono portati dai Re Magi. Non in tutti i paesi cristiani il 6 gennaio è riconosciuto come festività anche agli effetti civili. Oltre che in Italia (salvo che nel periodo 1978 / 1985), lo è in Austria, Croazia, Finlandia, in alcuni Länder della Germania, in Grecia, in Slovacchia, in Spagna, in Svezia, in alcuni cantoni della Svizzera, nella Repubblica Dominicana e nel territorio americano di Porto Rico.

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Foto di Halloween visto da Kratos e Pandora

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Spiego a Kratos Halloween

Dopo aver detto a Kratos e a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sulle varie feste e dopo avergli fatto vedere una foto su una festa , io dissi a Kratos – adesso ti spiego la festa di Halloween e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi kinuti io dissi a Kratos tutto quello che c’ era da sapere su Halloween – « Venite con me / È la festa di Ognissanti / Faremo tremare tutti quanti.

 

 Gli scherzi, stavolta, son giustificati / le risa e i lazzi perfino aumentati. »

 

 (Ray Bradbury, L’albero di Halloween, XX secolo)

 

Halloween o Hallowe ‘ en è il nome di una festa popolare di origine pre-cristiana, osservata prevalentemente in Irlanda, Scozia, Canada e Stati Uniti d’America, che si celebra la sera del 31 ottobre, ossia alla vigilia della festa di Ognissanti (è questo il significato della parola Halloween). Tuttavia, le sue origini antichissime affondano nel più remoto passato delle tradizioni europee: viene fatta risalire a quando le popolazioni tribali usavano dividere l’anno in due parti in base alla transumanza del bestiame. Nel periodo fra ottobre e novembre, preparandosi la terra all’inverno, era necessario ricoverare il bestiame in luogo chiuso per garantirgli la sopravvivenza alla stagione fredda: è questo il periodo di Halloween.

 

In Europa la ricorrenza si diffuse con i Celti. Questo popolo festeggiava la fine dell’estate con Samhain, il loro Capodanno. In irlandese antico Samhain significa infatti “fine dell’estate” (Sam, estate, e fuin, fine). A sera tutti i focolari domestici venivano spenti e riaccesi dai druidi che passavano di casa in casa con torce ravvivate presso il falò sacro situato a Tlachtga, vicino alla reale Collina di Tara.

 

Nella dimensione circolare-ciclica del tempo, caratteristica della cultura celtica, Samhain si trovava in un punto fuori dalla dimensione temporale che non apparteneva né all’anno vecchio e neppure al nuovo; in quel momento il velo che divideva dalla terra dei morti si assottigliava ed i vivi potevano accedervi.

 

I Celti non temevano i propri morti  e lasciavano per loro del cibo sulla tavola in segno di accoglienza per quanti facessero visita ai vivi, un’usanza, peraltro, sopravvissuta anche in alcune regioni dell’Italia settentrionale ed in parte della Puglia e Basilicata. Da qui l’usanza del trick-or-treat (in italiano “dolcetto o scherzetto?”). Oltre a non temere gli spiriti dei defunti, i Celti non credevano nei demoni quanto piuttosto nelle fate e negli elfi, entrambe creature considerate però pericolose: le prime per un supposto risentimento verso gli esseri umani; i secondi per le estreme differenze che intercorrevano appunto rispetto all’uomo. Secondo la leggenda, nella notte di Samhain questi esseri erano soliti fare scherzi anche pericolosi agli uomini e questo ha portato alla nascita e al perpetuarsi di molte altre storie terrificanti.

 

Si ricollega forse a questo la tradizione odierna e più recente per cui i bambini, travestiti da streghe, zombie, fantasmi e vampiri, bussano alla porta urlando con tono minaccioso: “Dolcetto o scherzetto?”. Per allontanare la sfortuna, inoltre, è necessario bussare a 13 porte diverse. L’etimologia Halloween deriva da All Hallows Eve, che vuole dire Vigilia di tutti i Santi festa che ricorre, appunto, il 1º novembre. Poiché la figura dei santi è tipicamente cristiana, quindi posteriore alla religione druidica, un etimo fantasioso nato tra i cultori del Neopaganesimo fa derivare la parola da All allows even, cioè la sera in cui tutto è permesso, inclusa la credenza che i defunti escano dalle tombe per far visita ai vivi. L’improbabilità di questa etimologia risiede nel fatto che la parola Halloween è attestata per la prima volta in epoca molto recente, nel XIX secolo, esclusivamente negli U.S.A.

 

Con il dominio romano, Samhain fu assimilata all’equivalente celebrazione di Pomona, una festa del raccolto, cosicché uscì dai confini etnici sviluppandosi in diverse varianti.[senza fonte] Dai Romani la festa fu chiamata Samonios.

 

Il Cristianesimo tentò di eliminare tutte le antiche festività pagane dando loro una connotazione diversa (integrandole o demonizzandole). Papa Bonifacio IV istituì la festa di Tutti i Santi (Ognissanti); in tale festività, istituita il 13 maggio 610 e celebrata ogni anno in quello stesso giorno, venivano onorati i cristiani uccisi in nome della fede. Per oltre due secoli le due festività procedettero affiancate, sino a che Papa Gregorio III ne fece coincidere le date, cancellando di fatto l’antica usanza celtica.

 

Secondo altre fonti, fu invece Sant’Odilone di Cluny che nel 1048 decise di spostare la celebrazione cattolica all’inizio di novembre al fine di spodestare il culto di Samhain, ancora molto popolare. Quell’anno l’Ognissanti fu spostata dal 13 maggio al 1 novembre per dare ai cristiani l’opportunità di ricordare tutti i santi e, il giorno dopo, tutti i cristiani defunti (Commemorazione dei Defunti).

 

Per questo nei paesi anglosassoni la festa divenne Hallowmas, che significa “messa in onore dei santi”; la vigilia divenne All Hallows Eve, il cui nome progressivamente si contrasse in Halloween. Dal 1630 al 1640 si ebbe una recrudescenza di proibizionismo, quando la Chiesa Inglese, in quel periodo di stampo Puritano, fece in modo di far sopprimere ogni tradizione di tipo pagano rimasta legata a Ognissanti e alla sua vigilia.

 

Negli Stati Uniti le diverse tradizioni legate alla festa di Ognissanti confluirono, fino ad arrivare alle consuete moderne celebrazioni. Inizialmente era una festa regionale, le cui caratteristiche erano legate alle culture degli immigrati ed alla fede religiosa personale. Nell’Epoca Vittoriana furono gli strati più elevati della società ad impadronirsi della festa: era di moda, negli Stati Uniti, organizzare feste, soprattutto a scopo benefico, la notte del 31 ottobre. Era necessario eliminare i collegamenti con la morte ed amplificare i giochi e la parte scherzosa della festa.

 

Già nel 1910 le fabbriche statunitensi producevano tutta una serie di prodotti legati unicamente a questa festa. Prende in questo periodo la connotazione di notte degli scherzi o notte del diavolo, durante la quale ci si abbandonava all’anarchia ed erano ricorrenti gli atti di vandalismo, fino al punto da ritenere opportuno l’annullamento della festività. Con la Seconda guerra mondiale si fece leva sul patriottismo americano e la festa servì a tenere alto il morale delle truppe ed il vandalismo degli scherzi di peggiore specie venne eliminato.

 

 

 

Terminato il conflitto mondiale i bambini si impossessarono della festa, anche grazie alle aziende, che dedicarono a loro tutta una serie di costumi, dolci e gadget trasformando la festa in un affare commerciale. Nella nota serie I Simpson, molte puntate, una per stagione televisiva, sono dedicate ad Halloween, sotto il nome (in italiano) di La paura fa novanta.

 

È usanza ad Halloween intagliare delle zucche con volti minacciosi e porvi una candela accesa all’interno. Questa usanza nasce dall’idea che i defunti vaghino per la terra con dei fuochi in mano e cerchino di portare via con sé i vivi (in realtà questi fuochi sono i fuochi fatui, causati dalla materia in decomposizione sulle sponde delle paludi); è bene quindi che i vivi si muniscano di una faccia orripilante con un lume dentro per ingannare i morti. Queste credenze sono probabilmente reminiscenze dell’antico culto druidico legato al fuoco sacro. Questa usanza fa riferimento anche alle streghe, che venivano bruciate sui roghi o impiccate; infatti, si pensava che queste vagassero nell’oscurità della notte per vendicare la loro morte (abbigliate in maniera più o meno orrenda) ed approfittassero del maggior potere loro conferito durante la notte di Halloween. L’usanza è tipicamente statunitense ma probabilmente deriva da tradizioni importate da immigrati europei: l’uso di zucche o, più spesso in Europa, di fantocci rappresentanti streghe e di rape vuote illuminate, è documentato anche in alcune località del Piemonte, della Liguria, della Campania, del Friuli (dove si chiamano Crepis o Musons), dell’Emilia-Romagna, dell’alto Lazio e della Toscana, dove la zucca svuotata era nota nella cultura contadina con il nome di Zozzo.

 

 

 

Anche in varie località della Sardegna la notte della Commemorazione dei Defunti si svolgono riti che hanno strette similitudini con la tipica festa di Halloween d’oltreoceano, in diversi paesi si preparano le Concas e sos mortos (le teste dei morti), ovvero zucche intagliate a forma di teschio, illuminate da una candela, in altre località si svolge il rito de “Is Animeddas” (Le Streghe), de Su bene ‘e is animas, o de su mortu mortu, dove i bambini travestiti bussano alle porte chiedendo doni . Questo rito in Molise viene chiamato “l’anim’ de le murt”.

 

Vi è anche una leggenda britannica che narra di un ragazzo, “Jack”, che compiva atti malvagi sulla terra e più di una volta aveva fatto gli scherzi al Diavolo, così, quando morì, diventò un fantasma che vaga con una lanterna ricavata da una zucca illuminata (Jack o’lantern, “Jack della Lanterna”).

 

È usanza ad Halloween intagliare delle zucche con volti minacciosi e porvi una candela accesa all’interno. Questa usanza nasce dall’idea che i defunti vaghino per la terra con dei fuochi in mano e cerchino di portare via con sé i vivi (in realtà questi fuochi sono i fuochi fatui, causati dalla materia in decomposizione sulle sponde delle paludi); è bene quindi che i vivi si muniscano di una faccia orripilante con un lume dentro per ingannare i morti. Queste credenze sono probabilmente reminiscenze dell’antico culto druidico legato al fuoco sacro. Questa usanza fa riferimento anche alle streghe, che venivano bruciate sui roghi o impiccate; infatti, si pensava che queste vagassero nell’oscurità della notte per vendicare la loro morte (abbigliate in maniera più o meno orrenda) ed approfittassero del maggior potere loro conferito durante la notte di Halloween. L’usanza è tipicamente statunitense ma probabilmente deriva da tradizioni importate da immigrati europei: l’uso di zucche o, più spesso in Europa, di fantocci rappresentanti streghe e di rape vuote illuminate, è documentato anche in alcune località del Piemonte, della Liguria, della Campania, del Friuli (dove si chiamano Crepis o Musons), dell’Emilia-Romagna, dell’alto Lazio e della Toscana, dove la zucca svuotata era nota nella cultura contadina con il nome di Zozzo.

 

Anche in varie località della Sardegna la notte della Commemorazione dei Defunti si svolgono riti che hanno strette similitudini con la tipica festa di Halloween d’oltreoceano, in diversi paesi si preparano le Concas e sos morto (le teste dei morti), ovvero zucche intagliate a forma di teschio, illuminate da una candela, in altre località si svolge il rito de “Is Animeddas” (Le Streghe), de Su bene ‘e is animas, o de su mortu mortu, dove i bambini travestiti bussano alle porte chiedendo doni . Questo rito in Molise viene chiamato “l’anim’ de le murt”.

 

Vi è anche una leggenda britannica che narra di un ragazzo, “Jack”, che compiva atti malvagi sulla terra e più di una volta aveva fatto gli scherzi al Diavolo, così, quando morì, diventò un fantasma che vaga con una lanterna ricavata da una zucca illuminata (Jack o’lantern, “Jack della Lanterna”).

 

Nel mondo cristiano vi sono posizioni di aperta condanna ritenendo che Halloween sia addirittura una festa satanica e che quindi chi la festeggia adori inconsciamente Satana. Alcuni vescovi della Chiesa cattolica si sono espressi più volte contro tale festa. Secondo il portavoce dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII Halloween sarebbe un “giorno particolare significativo per i satanisti in cui vengono celebrate numerose messe nere e riti satanici”. Secondo l’associazione “l’elogio del macabro, non sarebbe altro che un modo subdolo per avvicinare anche i più piccoli al Satanismo”.

 

Ovviamente le religioni neopagane hanno una posizione opposta e contestano la discriminazione subita ed il fatto che le chiese più diffuse etichettino di satanismo e demoniaco tutto ciò che concerne questa festività. Infatti proprio tra il 31 ottobre e il 1º novembre alcuni dei principali culti neopagani celebrano Samonio: tra questi i Wiccan, per i quali Samonio è una delle festività maggiori, nello specifico quella in cui allegoricamente il Dio muore e la Dea ne piange la scomparsa; e i ricostruzionisti celtisti, per i quali è una festività etnica tradizionale.

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Foto della festa vista da Kratos e Pandora

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Spiego a Kratos e a Pandora la festa

Dopo aver detto a Kratos tutto quello che c’ era da sapere su Gesù e dopo aver fatto vederer alcune foto su Gesù sia a Kratos sia a Pandora , io dissi a Kratos e Pandora – adesso vi spiego tutto quello che c’ e da sapere sulla festa e Kratos e Pandora disserò in contemporanea – comincia a spiegare quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos e a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sulla festa – Per festa o festività, si intende la celebrazione nel giorno dell’anniversario di un importante evento religioso o laico, di uno stato. Il calendario delle festività varia per ogni nazione.

 Classificazione

 

Oggigiorno, le festività che ricordano date di avvenimenti ben precisi ( per esempio il ss. Natale, 1º maggio, 25 aprile) sono definite fisse; altre, che possono variare il proprio giorno di celebrazione, in corrispondenza di esigenze astronomiche, climatiche o lavorative sono chiamate mobili ( per esempio la Pasqua).

 

Nel giorno della celebrazione, la maggior parte delle attività lavorative sul territorio nazionale vengono interrotte.

 Esistono festività anche a carattere regionale o cittadino ( come per esempio le feste che si tengono per il patrono); in questo caso l’astensione dal lavoro sarà osservata solamente da quella determinata regione o zona territoriale.

 

Etimologia

 

Dal latino festum e dall’aggettivo sostantivo dies festus (giorno di festa), il termine indica “gioia pubblica, giubilo, baldoria”. Con la stessa valenza veniva utilizzato feri-ae come “astinenza dal lavoro in onore degli dèi”.

 

Storia

 

Le feste erano giorni destinati alla celebrazione di ricorrenze di carattere religioso in cui si manifestava la separazione tra «tempo sacro» e «tempo profano».

 La loro frequente coincidenza con eventi astronomici o con momenti del ciclo agrario ne rivela il più antico significato rituale, di carattere magico.

 

Grecia antica

 

In Grecia, per esempio, i giorni del mese erano generalmente consacrati a qualche divinità o eroe (e gli ultimi tre ai morti e alle divinità sotterranee); la sospensione delle normali attività era prevista solo nel caso di determinate ricorrenze ufficiali cui si aggiungevano festività familiari come le Anfidromie o i matrimoni, le feste cultuali dei tiasi o quelle in onore di eroi capostipiti ecc.

 Le feste potevano avere periodicità annuale o pluriennale; una stessa festa poteva avere celebrazioni distinte, di maggiore o minore solennità, nell’arco dello stesso anno (è il caso, per esempio, delle grandi e piccole Dionisie) o nell’intervallo pluriennale.

 Non erano previste feste mobili analoghe alle feriae conceptivae dei romani.

 

Le celebrazioni comprendevano, come momenti salienti, la processione e il sacrificio, seguito da un banchetto, e in alcuni casi giochi e spettacoli (agōn); a queste manifestazioni si aggiungevano fiere che si tenevano soprattutto in occasione delle feste celebrate presso i maggiori santuari.

 

Alcune feste avevano carattere locale, mentre altre accomunavano più città; altre ancora erano dette panelleniche per il concorso di partecipanti e ambascerie da tutto il mondo greco (come le Olimpiadi e i giochi Istmici, Pitici, Nemei o i Giochi Panellenici).

 

Nei VI e V secolo a.C. andò accentuandosi la grandiosità dell’apparato, e le feste furono anche espressione delle aspirazioni politiche delle città.

 A Sparta le feste principali erano le Gimnopedie, le Glacinzie (o Iacinzie) e le Carnee; ad Atene le Panatenee, le Antesterie, le Grandi Dionisie, le Lenee, le Targelie, le Tesmoforie, le Apaturie (dal nome di alcune di esse derivò quello dei mesi); nel V secolo a.C. il calendario ateniese comprendeva un numero di feste equivalente a un terzo dei giorni dell’anno.

 

I giorni festivi nel mondo

 America latina

 

Argentina

 

1 gennaio : Capodanno

 2 Aprile: giorno commemorativo dell guerra delle Malvine

 giovedì e venerdì santo

 1 maggio giorno del lavoro e giorno della costituzione

 25 maggio: giorno della patria (primo governo)

 20 giugno :giorno della bandiera (día de la bandera)

 9 luglio : giorno dell’indipendenza (Proclamación de la Independencia)

 17 agosto : morte del generale San Martín (Muerte del General José de San Martín)

 12 ottobre : Scoperta dell’America (Día de la Raza)

 8 dicembre : jImmacolata (Inmaculada Concepción)

 25 dicembre : Natale (Navidad)

 

Brasile

 gennaio Capodanno

 20 gennaio: San Sebastiano, patrono di Rio de Janeiro (Rio de Janeiro solamente).

 25 gennaio : Fondazione di São Paulo (São Paulo solamente)

 (data mobile) : Carnavale e i tre giorni che lo precedono Martedì prima della quaresima

 (date mobile) : Venerdì Santo

 21 aprile: morte di Tiradentes

 1 maggio : Festa del lavoro

 (data mobile) : Corpus Christi

 7 settembre : Festa dell’Indipendenza

 12 ottobre : Madonna dell’Apparizione

 2 novembre : Giorno dei morti

 15 novembre : Proclamazione della Repubblica

 24-25 dicembre : Natale

 

31 décembre : Ultimo dell’anno (mezza giornata).