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Foto del Diagramma di Venn visto da Kratos

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Foto dei Numeri visti da Kratos e Pandora

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Spiego a Kratos i numeri

Dopo aver detto a Kratos tutto sull’ acqua dolce , io dissi a Kratos – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sui numeri e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto sui numeri – Un numero è una entità astratta usata per descrivere una quantità. I numeri sono generalmente descritti tramite delle cifre, secondo un sistema di numerazione.

 

I numeri possono essere manipolati tramite le quattro operazioni fondamentali, addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione. Lo studio delle proprietà di queste operazioni è parte dell’algebra elementare.

 

Tipi di numeri

 

Numeri naturali

 

 Vi sono differenti tipi di numeri. Quelli maggiormente conosciuti sono i numeri naturali

 

usati per contare, il cui insieme è indicato con N. La presenza dello zero fra i numeri naturali dipende dalla convenzione scelta. Lo zero è comunque previsto dagli assiomi di Peano.

 

Numeri interi relativi

 

Se si introducono la differenza di segno e lo zero, distinguendo tra numeri positivi e numeri negativi, si ottengono i numeri interi relativi (o semplicemente interi), il cui insieme è indicato con Z:

 

Numeri razionali

 

Se i numeri interi vengono utilizzati per definire un rapporto, si ottengono i numeri razionali, cioè esprimibili tramite una frazione (ratio in latino). Ad esempio:

 

Numeri algebrici

 

I numeri algebrici sono tutti i numeri ottenibili come radici di equazioni algebriche a coefficienti interi. I numeri razionali sono tutti algebrici, ma molti numeri algebrici non sono razionali. Ad esempio:

 

sono numeri algebrici che non possono essere descritti tramite una frazione.

 

Un numero non algebrico è detto trascendente. Ad esempio, π (pi greco) ed e sono trascendenti: non è possibile ottenere π come radice di un polinomio a coefficienti interi.

 

 Numeri reali

 

 L’insieme dei numeri reali comprende tutti i numeri esprimibili, con o senza la virgola, tramite il sistema numerico decimale. I numeri reali comprendono tutti i numeri elencati precedentemente. In particolare i numeri reali si dividono in razionali e irrazionali, oppure in algebrici e trascendenti.

 

L’insieme dei numeri reali è simboleggiato con R.

 

Numeri computabili

 

Sono i numeri reali esprimibili con una notazione posizionale in una qualche base e sono costituiti da una sequenza finita di cifre o da una successione illimitata di cifre che può essere generata da una procedura ben definita in grado operare illimitatamente.

 

Numeri complessi

 

L’insieme dei numeri reali non è sufficiente a fornire tutte le soluzioni delle equazioni algebriche. Per esempio, l’equazione

 

non ha soluzioni nel campo dei numeri reali, perché in questo insieme il quadrato di un numero è sempre positivo. Per risolvere questo problema, è stata introdotta l’unità immaginaria i, tale che

 

Tale numero non appartiene all’insieme dei numeri reali, bensì all’insieme dei numeri complessi. Più in generale, un numero complesso è una espressione del tipo

 

dove i è l’unità immaginaria e a,b sono numeri reali. L’insieme dei numeri complessi è indicato con C.

 

I simboli che indicano gli insiemi descritti sono spesso scritti in grassetto, così:

 

Quaternioni

 

I numeri complessi sono stati estesi a loro volta, ottenendo i quaternioni, ma la moltiplicazione dei quaternioni non è dotata della proprietà commutativa.

 

Ottonioni

 

Gli ottonioni, a loro volta, estendono i quaternioni, ma questa volta, si perde la proprietà associativa. Infatti, gli unici sistemi associativi con dimensione finita oltre ai reali sono i quaternioni e i numeri complessi.

 

Notazione

 

I numeri vanno distinti dai nomi utilizzati per indicare i numeri, dato che i numeri sono dei concetti e anche se i nomi utilizzati nelle varie lingue variano i concetti rimangono sempre gli stessi. La notazione di numero come serie di cifre è definita dai sistemi di numerazione. I popoli spesso associano a dei numeri utilizzati di frequente dei nomi particolari, oltre a quelli che vengono assegnati dal sistema di numerazione, spesso questi nomi sono utilizzati in contesti specifici, un classico esempio è la dozzina.

 

Estensioni

 

 Gli ultimi sviluppi della teoria dei numeri sono stati i numeri iperreali e i numeri surreali, che estendono i numeri reali dai numeri infinitesimi fino ai numeri infinitamente grandi attraverso degli inserimenti. Mentre (normalmente) i numeri reali sono infinitamente prolungabili alla destra del punto decimale, si può anche provare a espandere i numeri anche a sinistra in modo infinito, ciò conduce ai numeri p-adici. Per gestire degli insiemi infiniti, i numeri naturali sono stati generalizzati nei numeri ordinali e nei numeri cardinali. Il primo insieme viene utilizzato per definire l’ordine di inserimento degli insieme il secondo definisce il formato di inserimento. Nel caso di insiemi finiti si equivalgono.

 

Le operazioni aritmetiche sui numeri sono addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione, queste operazioni sono state generalizzate in una branca dell’algebra chiamata algebra astratta, che contiene i concetti di gruppo, anello e campo.

 

Somiglianze nelle varie culture

 

 In molte culture la rappresentazione grafica dei numeri è assai simile. I numeri “uno”, “due” e “tre” degli antichi romani erano espressi come I, II, III (numeri romani). I cinesi usavano una notazione analoga, con le cifre in orizzontale, o in verticale, ma al contrario dei romani utilizzavano un sistema posizionale, simile al nostro attuale, con le cifre da 0 a 9. I numeri, detti tsu o hêng, cambiavano orientamento a seconda della posizione: | = | era 121, – || – ◦ era 1210. Gli tsu erano verticali, gli hêng orizzontali, i numeri sopra al cinque avevano una bacchetta disposta perpendicolarmente alle altre. Il sistema era impiegato con le bacchette da calcolo, che i cinesi manovravano a velocità tali da stupire i primi missionari nestoriani.

 

Tuttavia, non c’era un segno univoco per definire il quattro tra i romani, mentre per i cinesi era ||||. I romani usavano una notazione a sottrazione: esprimevano il quattro con una V preceduta da una I. La V indicava il numero cinque, il simbolo I anteposto indicava che andava sottratto, e cinque meno uno fa quattro. Nell’assegnare un simbolo particolare al cinque c’era un evidente vantaggio antropomorfico, la mano ha cinque dita ma vi era anche una motivazione nascosta che coinvolgeva il nostro cervello. Gli psicologi hanno dimostrato che il nostro cervello ha difficoltà a distinguere più di cinque simboli simili vicini: infatti provate con uno sguardo a dire se è più grande ||||||||| o |||||||||||; più semplice dirlo se scritti come IX e X.

 

Il sistema adottato adesso in Europa è il sistema di numerazione decimale, detto anche di numerazione araba, che in realtà proviene dall’India, e molto probabilmente deriva a sua volta dai numeri corsivi egiziani, i numeri copti. La cifra 1 è molto simile al simbolo romano, 2 e 3 sono delle varianti dello stesso simbolo che consentono di scrivere i numeri senza dover alzare la penna e quindi consentono una scrittura rapida ma comunque conservano l’idea della linea orizzontale, mentre col simbolo 4 la corrispondenza si perde.

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Foto dell’ Acqua Dolce visto da Kratos e Pandora

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Spiego a Kratos l’ acqua dolce

Dopo aver detto a Kratos tutto quello che c’ e da sapere sul’ acqua di mare e dopo avergli fatto vedere una foto di quel mare , io dissi a Kratos – adesso ti spiego tutto sull’ acqua dolce e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto sull’ acqua dolce – Il termine acqua dolce indica genericamente ogni tipo di corso d’acqua interno, derivato più o meno direttamente dallo scioglimento dei ghiacciai e/o dall’acqua piovana. La definizione esclude quindi tutte le acque marine e lagunari, definite salate e salmastre, e comprende quindi laghi, stagni, fiumi, torrenti e ruscelli, tutti corsi d’acqua caratterizzati, come vuole il nome, da una salinità relativamente bassa.

 

Origini delle acque dolci

 

La fonte pressoché unica di tutte le acque dolci sono le precipitazioni atmosferiche, nelle varie forme di pioggia, neve, grandine, nebbia e così via. Queste possono concorrere a formare i sistemi di acque interne direttamente, oppure permanere in forma solida, laddove le condizioni climatiche lo permettano, formando nevi e ghiacciai che si sciolgono per effetto delle variazioni di temperatura stagionali. Questo fenomeno permette, in molte zone del Pianeta, un rifornimento continuo di acque dolci anche nei periodi di siccità, un fattore fondamentale nell’ecologia di tali aree, che andrebbero altrimenti incontro a desertificazione più o meno parziale nei periodi estivi.

 

Enormi quantità di acqua dolce permangono in forma di ghiaccio nelle calotte polari, localizzate al Polo Nord e Sud. Va rilevato però che, nel caso della calotta polare artica, l’acqua dolce che la costituisce non deriva in massima parte dalle precipitazioni, bensì sia acqua di origine marina andata incontro ad un processo di desalinizzazione a seguito del congelamento.

 

Infine, una frazione veramente minima dell’acqua dolce presente sulla superficie della terra deriva da fenomeni eruttivi, come emissioni vulcaniche.

 

Composizione chimica

 

 Per definizione, le acque dolci contengono meno di 500 parti per milione (ppm) di sali disciolti. Il seguente schema ricapitola le salinità percentuali che definiscono i vari tipi di acque:Salinità dell’acqua

 

 Acqua dolce Acqua salmastra Acqua salata Salamoia

 

 < 0,05% 0,05-3% 3-5% > 5%

 

 < 450 ppm 500-30.000 ppm 30.000 – 50.000 ppm > 50.000 ppm

 

All’interno di questo ambito, comunque, i livelli di salinità e la composizione chimica relativi ad acque in zone diverse del globo può variare molto, così come tale composizione può variare nel tempo in una stessa zona. Le precipitazioni, da cui le acque dolci originano, portano al suolo diversi materiali presenti nell’atmosfera, così come elementi provenienti dalle masse di acqua marina da cui le nubi si sono formate, o dalle regioni che queste hanno attraversato. Un fenomeno limite è quello delle piogge acide, dovuto alla presenza nelle nubi che originano le precipitazioni di solfuri e composti azotati, derivati dalle attività industriali.

 

Nelle zone costiere, le precipitazioni possono contenere elevati livelli di salinità, qualora le condizioni atmosferiche, ad esempio il vento, abbiano portato nell’atmosfera delle gocce di acqua marina nebulizzata, che poi ricadono a terra come pioggia. Precipitazioni di questo tipo possono contenere livelli elevati di sodio, magnesio, solfati e cloruri oltre che tracce di numerosi altri elementi.

 

Nei terreni desertici, o comunque con suoli secchi e polverosi, il vento può portare in quota sabbia e polvere che, concorrendo a formare le nubi, vengono trasportate lontano insieme ad esse per poi ricadere sotto forma di precipitazioni, originando il fenomeno noto come “piogge di sabbia”. A causa dei potenti venti in quota, queste possono avvenire in regioni molto lontane dalle zona d’origine, esempi tipici sono le “piogge di sabbia” che avvengono in Europa o Sud America a causa di nuvole provenienti dal Sahara, e possono portare le acque dolci di tali regioni ad avere livelli elevati di elementi quali ferro ed altri minerali.

 

 Distribuzione delle acque dolci

 

Solo il 3% di tutta l’acqua presente sulla superficie della Terra è dolce, e più dei due terzi di questa percentuale si trova in forma solida nei ghiacciai. Dell’acqua liquida presente sulla superficie terrestre, gran parte costituisce i grandi bacini lacustri, come i Grandi Laghi nordamericani o il Lago Baikal in Russia, che trattengono lo 0,26% delle acque dolci totali, e le paludi che ne costituiscono lo 0,03%. A causa della loro estensione ridotta rispetto ai precedenti, i sistemi fluviali e le falde acquifere sotterranee costituiscono una percentuale relativamente limitata delle acque dolci totali, lo 0,006%. L’atmosfera, infine, contiene lo 0,4% delle acque dolci totali.

 

Le acque dolci non sono distribuite uniformemente sulla superficie terrestre, essendo abbondanti in alcune regioni geografiche e pressoché assenti in altre. Queste variazioni dipendono dalla morfologia del terreno, dal clima (che a sua volta dipende in gran parte dalla latitudine), dalla temperatura, dai livelli di precipitazioni e via dicendo. Tutte queste variabili portano alla presenza di aree in cui le acque dolci sono estremamente scarse, come nelle regioni desertiche, e aree in cui invece la scarsità di acqua non si verifica quasi mai, come in molte regioni temperate e nelle foreste pluviali.

 

 Il lago nel termine naturale

 

L’acqua dolce come ecosistemica

 

Da un punto di vista ecologico, le acque dolci formano habitat raggruppabili in due grandi ecosistemi: gli ecosistemi lotici, che comprendono le acque in movimento, quindi quelle di fiumi, ruscelli, nonché le acque sotterranee che scorrono nelle falde acquifere, e gli ecosistemi lentici, costituiti da acque ferme e dunque da laghi, paludi, stagni, torbiere etc.

 

La vita in acqua dolce

 

Le acque dolci creano un ambiente ipotonico rispetto ai tessuti degli organismi viventi; una cellula vivente posta in tali condizioni assorbirebbe eccessive quantità di acqua attraverso il suo plasmalemma e si rigonfierebbe fino a lacerarsi o esplodere. Per questo motivo, gli animali acquatici adattatisi a vivere in acqua dolce hanno evoluto sistemi per liberarsi dell’acqua in eccesso, espellendone almeno tanta quanta ne viene assorbita. I protozoi ed altri organismi unicellulari utilizzano a questo scopo vacuoli contrattili, ma animali più complessi come i pesci d’acqua dolce possiedono organi appositi, quali nefroni e reni in grado di filtrare selettivamente il sangue ed espellere l’acqua in eccesso, insieme a sostanze di rifiuto quali composti azotati o anidride carbonica.

 

Questo sistema viene utilizzato anche da molti organismi terrestri, quali i mammiferi, per espellere l’acqua in eccesso assunta con la dieta.

 

L’acqua dolce come fattore ecologico

 

 L’acqua dolce è fondamentale per la sopravvivenza di tutti gli ecosistemi terrestri. La maggior parte degli organismi terrestri, fra cui i mammiferi, e la quasi totalità delle piante vascolari necessitano di acqua dolce per svolgere le funzioni fisiologiche, essendo impossibilitati ad utilizzare l’acqua salata a causa di problemi osmotici. Alcuni piccoli mammiferi come molti roditori ed altri animali riescono ad ottenere l’acqua necessaria per via metabolica, attraverso la digestione di piante e semi di cui si nutrono, ma la maggior parte degli animali deve avere accesso regolare ad una fonte di acqua dolce per sopravvivere.

 

Le acque dolci rappresentano perciò uno dei più importanti fattori ecologici; in ambiente terrestre essa costituisce in effetti il principale limitante per determinare la sopravvivenza di un determinato organismo in un particolare habitat.

 

L’evoluzione di metodi per ottimizzare gli scambi osmotici con l’ambiente esterno, per conservare la maggiore quantità di acqua possibile ed evitare l’essiccamento, ha guidato tutta l’evoluzione dei viventi una volta che questi hanno abbandonato i mari per colonizzare gli ambienti terrestri.

 

L’acqua dolce è importante anche per le attività umane in quanto, oltre ovviamente ad essere fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo stesso, la sua presenza o assenza condiziona attività produttive fondamentali quali l’agricoltura e l’allevamento, nonché molti tipi di industria. Per contro, le stesse attività umane possono portare ad inquinamento dei corsi d’acqua, o compromettere il ciclo idrologico portando in definitiva ad una diminuzione dell’acqua dolce disponibile, con conseguenti danni per gli ecosistemi che da essa dipendono.

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Foto dell’ Acqua di mare visto da Kratos e Pandora

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Spiego a Kratos l’ acqua di mare

Dopo aver detto a Kratos tutto sul fiume e dopo avergli mostrato qualche foto , io dissi a Kratos – adesso ti spiego tutto sull’ acqua di mare e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto sull’ acqua di mare – L’acqua di mare è l’acqua che costituisce i mari e gli oceani, in cui la concentrazione media dei sali disciolti è di 35 g/L. Negli oceani e nei mari si possono trovare molte forme di vita, tra cui vegetazione e animali (pesci).

 

Cosa contiene

 

La concentrazione di sale varia a seconda dell’apporto dei fiumi e dell’intensità di evaporazione, siccome solo l’acqua pura evapora i sali rimangono sul fondo. Dunque più fiumi affluiscono nel mare, minore sarà la concentrazione di sali, perché le acque vengono rimescolate disperdendo i sali. La proporzione dei sali, invece, rimane sempre uguale: in tutte le distese di acqua salata il più presente è il cloruro di sodio (NaCl), più comunemente detto “sale da cucina”.

 

Nelle acque marine si trovano anche nitrati e fosfati, che risalgono in superficie grazie alle correnti e favoriscono lo sviluppo degli organismi autotrofi (alghe).

 

Oltre al sale, ai nitrati e ai fosfati, nell’acqua marina ci sono due gas disciolti, l’ossigeno e l’anidride carbonica. Questi gas disciolti servono per effettuare i due processi che garantiscono la vita agli esseri viventi che popolano il mare: la respirazione e la fotosintesi clorofilliana. Infatti i pesci non respirano gli atomi di ossigeno contenuti nelle molecole d’acqua, ma le molecole di ossigeno disciolte. Senza le correnti, l’ossigeno rimarrebbe solo nei venti metri più superficiali, ma grazie a questi movimenti marini, arriva anche nella zona più profonda, la zona afotica.

 

Proprietà

 

 Oltre alle proprietà dell’acqua (capacità termica, tensione superficiale, capacità solvente, ecc.), l’acqua salata ha un’ulteriore caratteristica: il sale disciolto causa l’abbassamento del punto di fusione (abbassamento crioscopico) dell’acqua di circa 2 °C, permettendo ad alcune specie di pesci di vivere a temperature prossime agli 0 °C.

 

A causa dei sali disciolti ha una densità maggiore (circa 1,03 kg/dm3) rispetto all’acqua dolce e per questo gli oggetti immersi in essa, ricevendo una spinta idrostatica maggiore, galleggiano meglio.

 

Dati di percentuale

 

 

 

L’acqua salata costituisce il 96% circa dell’idrosfera e ricopre il 71% circa della Terra.

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Foto di Fiumi visti da Kratos

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Spiego a Kratos i fiumi

Dopo aver detto a Kratos tutto sul lago e dopo avergli mostrato alcune foto sui fiumi , io dissi a Kratos – adesso ti spiego tutto sui fiumi e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto sui fiumi – Il fiume è un corso d’acqua perenne (non va mai in secca) che scorre principalmente in superficie ma che può essere parzialmente sotterraneo; può essere alimentato dalle precipitazioni piovose, dallo scioglimento di nevi o ghiacciai o dalle falde idriche sotterranee. Dalla sorgente il fiume comincia la discesa verso valle con una pendenza variabile all’interno di uno spazio fisicamente delimitato da spartiacque (anch’esso variabile nel tempo) a percorso preferenziale, detto letto, che costituisce il fondo di una valle, che altro non è che il risultato del lavoro d’erosione compiuto dal fiume stesso nel corso di millenni. Il punto in cui il fiume nasce (dove l’acqua sgorga dal terreno) è la sorgente. Durante il suo percorso verso il basso, al fiume si possono unire altri corsi d’acqua, che costituiscono i suoi affluenti. Il fiume termina, eccetto rari casi, in un corpo idrico recettore, come un lago, un mare o un altro fiume. Il punto in cui il fiume sbocca nel corpo recettore è la sua foce.

 

Il fiume di norma ha una pendenza maggiore nei primi tratti dopo sorgente, e man mano che si scende di quota la pendenza diminuisce, così come la velocità. Questo andamento longitudinale prende il nome di profilo del fiume. Esiste un profilo ideale, il profilo d’equilibrio, che rappresenta la situazione nella quale non c’è né erosione né sedimentazione per tutta la lunghezza del fiume. Se il profilo reale è diverso da quello d’equilibrio, nei tratti in cui il primo è più alto del secondo avviene erosione, viceversa avviene sedimentazione.

 

La forza delle acque è tale da erodere la roccia e trascinare con sé detriti di varie dimensioni: pietre, legna e altri residui vegetali, fango, sabbia. Dopo aver superato i pendii più ripidi, il fiume comincia a depositare detriti sempre più piccoli e, una volta arrivato in pianura, lascia solo sabbia, fango e materiale molto minuto.

 

La quantità d’acqua che scorre in un fiume si misura con la portata, cioè il volume d’acqua che passa attraverso una sezione trasversale del fiume nell’unità di tempo. Difficilmente questa è costante, nella maggior parte dei casi si possono distinguere tre situazioni:

 

 magra, nei periodi più secchi, quando nel fiume scorre poca acqua;

 

 morbida, nei periodi umidi, in cui nel fiume scorre abbondante acqua;

 

 piena, quando scorre una quantità eccezionale di acqua tale da inondare aree che normalmente sono asciutte.

 

Considerando una sezione trasversale del fiume, è possibile individuare

 

 il letto del fiume, che è il terreno sul quale l’acqua scorre;

 

 l’alveo, è la parte della sezione trasversale occupata dal flusso dell’acqua (essendo la portata variabile, si potranno distinguere alveo di magra, alveo di morbida e alveo di piena);

 

 gli argini, non sempre presenti, che sono due rilievi del terreno paralleli all’alveo, che lo delimitano; possono essere naturali (formati dalla deposizione ai lati del flusso del materiale trasportato) o artificiali, costruiti per contenere il flusso al loro interno ed evitare che inondi le zone circostanti;

 

 la valle o la pianura alluvionale, cioè il territorio nel quale il fiume scorre: nel primo caso è un’incisione a forma di V nel territorio circostante, generata dall’erosione del fiume e delle precipitazioni, per questo la pendenza dei versanti è maggiore quanto è maggiore la compattezza del terreno; nel secondo caso è una pianura formata dai sedimenti depositati gli uni sugli altri dalle piene del fiume.

 

 la riva destra e la riva sinistra: guardando nel senso della direzione di scorrimento.

 

Il bacino di un fiume, infine, comprende tutta l’area nella quale l’acqua delle precipitazioni si raccoglie, tramite scorrimento e affluenti, nel fiume stesso.

 

Un corso d’acqua quando subisce forti variazioni di portata, tali che in alcuni periodi dell’anno può rimanere asciutto, prende il nome di torrente.

 

L’alveo di scorrimento

 

 Si tratta della sede all’interno della quale si verifica lo scorrimento delle acque fluviali. È proprio l’azione erosiva esercitata dalle acque che, agendo sul substrato roccioso, ne determina la progressiva escavazione. Per ciascun corso d’acqua è possibile individuare, in sezione trasversale, tre distinti alvei:

 

 Letto ordinario (o alveo di piena): costituisce il canale di scorrimento del fiume nei periodi di piena ordinaria, che si ripetono in primavera ed autunno. È chiaramente delimitato lateralmente da sponde, o scarpate, sub-verticali, oltre le quali si individua il piano del letto maggiore, in posizione leggermente soprelevata. Nel letto ordinario sono contenuti materiali grossolani, depositati conseguentemente alle variazioni di corrente, responsabili anche del continuo rimaneggiamento (con conseguente irregolarità) dell’alveo di scorrimento. Risulta scarsa, in virtù dei fenomeni alluvionali di piena, la presenza di vegetazione arborea.

 

 Letto di inondazione (o alveo maggiore): è costituito dalla superficie massima inondabile dal fiume nel corso delle alluvioni, è sopraelevato e di dimensioni maggiori rispetto al letto di scorrimento ordinario. Paradossalmente, l’attività umana di prelievo (spesso indiscriminato) del sedimento fluviale, per la produzione di laterizi, può dal luogo ad un abbassamento del livello di scorrimento del letto di inondazione. In questo modo, anche in fase di piena, diviene più difficile per il fiume dar luogo a fenomeni alluvionali. Il letto di inondazione è caratterizzato dalla presenza di sedimenti e materiale grossolano, depositati dalle acque nelle fasi di esondazione.

 

 Letto di magra (o canale di scorrimento): rappresenta il canale in cui, nelle fasi di magra, si limita a scorrere la blanda corrente fluviale. Rappresenta la fascia di maggior profondità, e non è costituito da argini sufficientemente definiti da permetterne immediatamente la distinzione dal canale ordinario, nel quale si forma. In generale, è costituito da un canale di scorrimento che, spesso, tende a dividersi e riunirsi senza soluzione di continuità, in base all’azione di escavazione dei sedimenti del letto ordinario, esercitata dalla corrente di magra.

 

Da un punto di vista morfologico, il letto di inondazione è il più ampio, ed al suo interno contiene il letto ordinario il quale, a sua volta, comprende il più piccolo letto di magra.

 

L’alveo di un fiume può assumere diverse forme a seconda della natura dei territori attraversati e della loro pendenza. In particolare nelle zone dove la pendenza è maggiore i corsi d’acqua possono superare salti di roccia poco erodibile con cascate o rapide oppure approfondire il proprio corso fino a formare canyon. In aree pianeggianti o sub-pianeggianti lo scorrimento del fiume dà spesso origine a meandri, lanche o canali intrecciati.

 

La foce

 

 La foce di un fiume, cioè il punto in cui si immette in un corpo d’acqua, può infatti essere di tre tipi: semplice, a delta o ad estuario.

 

 La foce semplice è una foce ad un solo ramo.

 

 La foce a delta è la foce nella quale le acque del fiume si dividono in due o più rami, prendendo una caratteristica forma triangolare cosicché la forma della foce ricorda quella della lettera delta dell’alfabeto greco. Essa si forma quando la corrente del mare (poco profondo) è così debole che non riesce a portar via i sedimenti trasportati dal fiume, le sabbie si depositano e impediscono alle acque di arrivare direttamente al mare e quindi si dividono in più rami (tra i fiumi con una foce a delta ci sono il Po, il Danubio, il Nilo ed il Mississippi).

 

 La foce ad estuario è quella in cui le sponde del fiume si allargano ad imbuto (come per esempio nei fiumi Senna, Congo e Tamigi) e si forma quando la forza del mare (onde e flussi di marea) è così violenta che spazza subito via i sedimenti del fiume. Il mare col tempo allarga sempre di più la foce e abbassa il letto del fiume (estuario, in latino, vuol dire appunto “luogo dove le acque sono agitate”).

 

Caratteristiche

 

 Le caratteristiche strutturali più importanti di un fiume (e che quindi lo caratterizzano in modo particolare) sono sicuramente:

 

 il profilo (il percorso che segue dalla sorgente alla foce) che per fenomeni di erosione, trasporto e sedimentazione cambia nel tempo, fino a che non raggiunge una particolare forma detta profilo di equilibrio, cioè l’andamento più breve e più stabile che il fiume può avere

 

 la portata (il volume d’acqua che passa in una sezione del fiume in un minuto-secondo)

 

 il regime (ovvero l’insieme delle variazioni della portata durante un periodo annuale)

 

 il coefficiente di deflusso (il rapporto fra il deflusso, ossia il volume di acqua che esce attraverso una sezione nell’unità di tempo, e l’afflusso meteorico, ossia le precipitazioni).

 

 

 

Tutte queste caratteristiche sono da rapportare alle condizione climatiche, e geolitologiche del territorio attraversato dal corso d’acqua in esame. Anche il letto di un fiume (come la sua foce), può assumere aspetti differenti (si possono suddividere infatti i letti di un fiume in letti di magra o di piena), e lo studio della sua sezione è utile per la determinazione delle sue caratteristiche, ed in particolare per quelle di sedimentazione. La capacità di sedimentazione di un fiume, infatti, se molto elevata in pianura, porta sovente alla sopraelevazione del suo letto rispetto al piano di campagna (come nel caso di un fiume pensile).

 

Molto importanti, a questo proposito, sono quindi le opere d’ingegneria, con cui s’intende governare i corsi d’acqua, diminuirne l’azione erosiva, migliorarne la navigabilità, e difendere abitanti e campagne dalle loro piene (a volte disastrose).

 

Diritto

 

A livello nazionale il R.D.L. n. 3267 del 31/12/1923 impone il vincolo (denominato impropriamente “forestale”) per determinati territori individuati all’interno dei singoli bacini fluviali, che soggetti a determinati usi, possono subire danni di carattere idrogeologico. Tale legge è stata in molte regioni superata dalla normativa regionale, competente ormai in materia.

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Foto del Lago visto da Kratos