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Foto del piede visto da Kratos

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Spiego a Kratos il piede

Dopo aver detto a Kratos tutto sul tallone e dopo avergli fatto vedere una foto del tallone , gli dissi – adesso ti dico tutto sul piede e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sul piede – Il piede (lat. pes-pedis: piede) è la struttura anatomica situata all’estremità distale della gamba alla quale è collegato dalla caviglia. Osservando e confrontando le caratteristiche generali del piede e della mano, entrambi dotati di cinque dita, si può rilevare una notevole somiglianza dovuta alla comune origine da strutture embrionali identiche successivamente specializzatesi.

 

 

 

Descrizione

 

 

 

Il piede rappresenta la porzione più distale dell’arto inferiore. In esso si distinguono la caviglia, che media la continuità con la gamba, il tallone, che costituisce l’estremità posteriore del piede, il metatarso, che costituisce la porzione anteriore del piede, e cinque dita del tutto simili a quelle della mano ma prive dell’abilità prensile a causa dei diversi rapporti che queste prendono con il metatarso.

 

 

 

Nella posizione ortostatica, il piede permette di distinguere una superficie inferiore detta pianta o superficie plantare del piede ed una superficie superiore detta dorso del piede.

 

 

 

Nomenclatura delle dita del piede

 

 

 

Diversamente da quanto avviene per le dita della mano, le dita dei piedi non possiedono una nomenclatura comune documentata. Fa eccezione il solo alluce, omologo del pollice e più voluminoso tra le dita del piede, per il cui nome esiste un uso diffuso e documentato sia nella letteratura che nella lingua parlata e che trova origine nel termine latino Hallux-Hallucis.

 

 

 

In ambito scientifico e più prettamente anatomico, laddove si ha la necessità di una nomenclatura, si è soliti invece numerare le dita del piede, assegnandole così un nome legato alla loro posizione. Si ha così che in senso medio-laterale, ossia dal dito più vicino all’asse del corpo verso quello situato più lateralmente, le dita del piede sono dette primo dito, secondo dito, terzo dito, quarto dito e quinto dito.In ambito medico è inoltre diffusa, sulla scia dell’uso anglosassone, la consuetudine di chiamare il terzo dito dito medio del piede ed il quinto dito piccolo dito del piede.

 

 

 

Tipologie di piede

 

 

 

Sulla base del rapporto di lunghezza che intercorre tra l’alluce ed il secondo dito, gli anatomisti sono soliti distinguere tre tipologie di piede :

 

 Piede Egizio, nel quale l’alluce supera in lunghezza il secondo dito.

 

 Piede Greco, nel quale il secondo dito supera in lunghezza l’alluce.

 

 Piede Romano, nel quale alluce e secondo dito hanno pari lunghezza.

 

 

 

Scheletro del piede

 

 

 

Lo scheletro del piede è un costituito dall’articolazione di 26 ossa (28 se si comprendono le ossa sesamoidi costanti del piede). Tale numero può tuttavia variare da persona a persona per la presenza di uno o più sesamoidi incostanti o di alcune ossa dette ossa accessorie del piede. Lo scheletro del piede può inoltre essere suddiviso, analogamente a quanto avviene per lo scheletro della mano, in tre gruppi di ossa con caratteristiche simili. Tali gruppi sono il tarso, il metatarso e le falangi.l tarso, che contribuisce a formare lo scheletro della caviglia e del tallone, presenta alcune omologie con il carpo della mano, essendo costituito da sette ossa che occupano tutte la metà prossimale del piede. Nel tarso si distinguono due file di ossa, delle quali una, detta fila prossimale o fila posteriore del tarso, è formata dal talo e dal calcagno, e l’altra, detta fila distale o fila anteriore, è formata, procedendo in senso medio-laterale lungo un piano coronale, dalle tre ossa cuneiformi, dall’osso scafoide del piede e dall’osso cuboide. Tutte le ossa del tarso sono ossa brevi che presentano un asse maggiore rivolto in senso antero-posteriore. Fa eccezione solo l’osso navicolare il cui asse maggiore è rivolto in senso medio-laterale.

 

 Il metatarso, che contribuisce a formare la metà anteriore del piede, è costituito da 5 ossa dette ossa metatarsali che fungono da tramite tra il tarso e le falangi che compongono lo scheletro delle dita del piede. Le ossa metatarsali sono ossa lunghe nelle quali si distinguono due epifisi, delle quali una prossimale ed una distale, e una diafisi. Le diafisi delle ossa metatarsali si presentano curve con convessità rivolta verso il dorso del piede ed concavità rivolta verso la pianta del piede, contribuendo così, assieme alle ossa del tarso, alla formazione della volta plantare del piede.

 

 Le due ossa sesamoidi costanti del piede, distinte in mediale e laterale, comprese nei tendini del muscolo flessore breve dell’alluce.

 

 Le falangi del piede sono infine 14 piccole ossa lunghe che contribuiscono, analogamente alle falangi della mano, le dita del piede. Fatta eccezione per l’alluce, che come il pollice è formato da due sole falangi, tutte le dita del piede sono formate da tre falangi. Tuttavia raramente è possibile osservare individui nei quali anche il quinto dito del piede possiede solo due falangi. Rispetto alla mano le falangi del piede sono molto più brevi, schiacciate in senso latero-laterale, convesse dorsalmente e concave plantarmente. Caratteristica delle falangi intermedie del piede è quella di avere un’epifisi distale costituita da una troclea, che si articola con l’epifisi prossimale delle falangi distali.

 

 

 

Ossa accessorie del piede

 

 

 

Le ossa accessorie del piede sono ossa collocate in varie aree del piede e osservabili in un ristretto numero di individui della popolazione umana. Queste ossa sono solitamente il risultatato dell’insorgenza di centri di ossificazione multipli che suddividono il primitivo abbozzo cartilagineo di un osso in più ossa. Le più comuni ossa accessorie del piede sono:

 

 Le ossa intermetatarsali (lat. os intermetatarsale), di forma triangolare o allungata, si collocano sulla superficie dorsale del piede tra le basi di due ossa metatarsali adiacenti. Si possono ritrovare fino a quattro ossa intermetatarsali denominate in senso medio-laterale primo, secondo, terzo e quarto osso intermetatarsale. Le ossa intermetatarsali partecipano all’articolazione tarso-metatarsale del Lisfranc.

 

 Le ossa intercuneiformi (lat. os intercuneiforme), di forma triangolare e di lunghezza superiore a 1 cm, si collocano sulla superficie dorsale del piede tra due ossa cuneiformi adiacenti. Si possono ritrovare fino a due ossa intercuneiformi denominate in senso medio-laterale primo e secondo osso cuneiforme. Le ossa intercuneiformi partecipano all’articolazione cuneo-navicolare.

 

 Le ossa talo-navicolari (lat. os talonaviculare), di forma variabile, si collocano tra la superficie posteriore all’osso navicolare e la testa del talo. Si possono ritrovare fino a due ossa intercuneiformi delle quali una superiore, detta osso talo-navicolare dorsale, ed una inferiore, detta osso talo-navicolare plantare. Le ossa talo-navicolari partecipano all’articolazione mediotarsale dello Chopart.

 

 L’osso triangolare (lat. os trigonum), dalla forma a goccia e di lunghezza anche superiore ai 20mm, si colloca posteriormente nel piede prendendo rapporto con la superficie superiore del calcagno e la superficie posteriore del talo. Corrisponde ai tubercoli posteriori del talo e partecipa all’articolazione astragalo-calcaneare.

 

 L’osso del sustentacolo (lat. os sustentaculi), di forma quadrangolare e allungata, è poco più piccolo dell’os trigonum. Si colloca sulla superficie mediale del calcagno posteriormente al sustentaculum tali.

 

 L’osso tibiale esterno (lat. os tibiale externum), di forma variabile, si collocato sulla superficie supero-mediale del talo, posteriormente all’osso scafoide del tarso. Le sue dimensioni sono simili a quelle dell’osso del sustentacolo.

 

 L’osso calcagno secondario (lat. os calcaneus secundarius), di forma e dimensioni paragonabili a quelle dell’osso triangolare, si colloca lateralmente alla tasta del talo sulla superficie superiore del calcagno e del cuboide. La sua punta, rivolta anteriormante, talvolta raggiunge l’osso navicolare. L’osso calcagno secondario partecipa all’articolazione mediotarsale dello Chopart.

 

 L’osso vesaliano del piede (lat. os vesalianum pedis), di forma tondeggiante , deve il suo nome ad Andrea Vesalio. L’osso vesaliano del piede si colloca sulla superficie infero-laterale del piede tra il cuboide ed il quinto osso metatarsale, partecipando all’articolazione tarso-metatarsale del Lisfranc.

 

 La pars peronea metatarsalis, è un osso accessorio che può raggiungere i 25 mm di lunghezza e si colloca sulla superficie plantare del piede con il suo asse maggiore postro trasversalmente tra il primo osso cuneiforme ed il primo osso metatarsale. Partecipa all’articolazione tarso-metatarsale del Lisfranc.

 

 L’osso cuboide secondario (lat. os cuboides secondarius) è il più voluminoso tra le ossa accessorie. Di forma ovale, può raggiungere i 30 mm di lunghezza ed è posto centralmente sulla superficie plantare del piede tra l’osso navicolare, il cuboide e il calcagno. Partecipa all’articolazione mediotarsale dello Chopart..

 

 

 

Patologie del piede

 

 

 

Podalgia

 

 Piede piatto

 

 Piede cavo

 

 Alluce valgo

 

 Piede torto

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Foto del tallone visto da Kratos e Pandora

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Spiego a Kratos il tallone

Dopo aver detto a Kratos tutto sulla caviglia e dopo avergli fatto vedere varie foto della caviglia , gli dissi – adesso ti spiego tutto sul tallone e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sul tallone – Il tallone è l’estremità posteriore del piede ed è costituito dal calcagno, uno delle sette ossa del tarso. Su di esso e sul metatarso si scarica il peso del corpo, sia in posizione eretta, sia durante la deambulazione.

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Foto della caviglia visto da Kratos

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Spiego a Kratos la caviglia

Dopo aver detto a Kratos tutto sul polpaccio  e dopo avergli fatto vedere alcune foto del polpaccio , gli dissi – adesso ti spiego tutto sulla caviglia e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sulla caviglia – Nell’anatomia umana la caviglia è la parte della gamba posta immediatamente al di sopra del piede e comprendente l’articolazione tibio-tarsica (di tipo a troclea o ginglimo) tra le estremità distali di tibia e fibula (o perone) e dell’astragalo (o talo) del piede (articolazione talocrurale).

 

 

 

L’articolazione tra tibia ed astragalo sopporta un peso maggiore rispetto all’articolazione tra quest’ultimo e la fibula.

 

 

 

Movimenti

 

 

 

L’articolazione della caviglia è responsabile della flessione sul dorso (come quando si sta in piedi soltanto sui talloni) e della flessione plantare (estensione) del piede (come quando si sta in piedi sulle punte). La caviglia non permette la rotazione, ma soltanto movimenti di flessione ed estensione. Nella flessione plantare i legamenti anteriori dell’articolazione diventano più lunghi, mentre quelli posteriori si accorciano. L’inverso accade nella flessione sul dorso.

 

 

 

Articolazione

 

 

 

Il malleolo laterale della fibula ed il malleolo mediale della tibia, assieme alla superficie caudale della tibia, si articolano con le tre faccette dell’astragalo. Queste superfici sono ricoperte da cartilagine. La parte anteriore dell’astragalo è più larga di quella posteriore. Quando il piede è flesso sul dorso, la parte più estesa dell’astragalo va ad articolarsi con le superfici corrispondenti di tibia e perone, creando una giuntura più stabile rispetto a quella che si crea nella flessione plantare.

 

 

 

Mezzi di unione

 

 L’articolazione talocrurale è rinforzata dal legamento deltoideo (o mediale) di forma triangolare, e da tre legamenti laterali: il legamento fibuloastragaleo anteriore, il legamento fibuloastragaleo posteriore ed il legamento fibulocalcaneale.

 

 

 

Il legamento deltoideo sostiene il lato mediale dell’articolazione; si distacca dal malleolo mediale della tibia e si espande in quattro fasci (due anteriori, uno mediale ed uno posteriore) che si inseriscono in quattro punti:

 

 il legamento tibionavicolare (posto anteriormente) si inserisce sullo ‘scafoide’*

 

 

 

il legamento tibioastragaleo anteriore (posto anteriormente) si inserisce sul collo dell’astragalo;

 

 il legamento tibiocalcaneale (posto medialmente) si inserisce sul sustentaculum tali del calcagno;

 

 il legamento tibioastragaleo posteriore si inserisce sulla faccia mediale dell’astragalo.

 

 

 

I legamenti ventrale e dfibuloastragalei anteriore e posteriore rinforzano la parte laterale dell’articolazione talocrurale, dal malleolo laterale della fibula alle estremità orsale dell’astragalo. Il legamento fibulocalcaneale si distacca dal malleolo laterale e si inserisce sulla superficie laterale del calcagno.

 

 

 

Origine del nome

 

 

 

Il termine caviglia deriva dalla parola tardo-latina cavìcla (cavicchia), che indicava un grosso chiodo, evolutasi poi nel provenzale cavilha (molto simile al termine italiano attuale).

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Foto del polpaccio visto da Kratos

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Spiego a Kratos il polpaccio

Dopo aver detto a Kratos tutto sul ginocchio e dopo avergli fatto vedere una foto sul ginocchio , gli dissi – adesso ti spiego tutto sul polpaccio e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sul polpaccio – Il gastrocnemio, noto anche col nome di gemelli o più comunemente come polpaccio, è un muscolo situato nella parte posteriore della gamba ed è, assieme al muscolo soleo, il principale responsabile della flessione del piede. Partecipa anche alla flessione del ginocchio.

 

 

 

Insieme al muscolo soleo è chiamato tricipite della sura poiché i tre tendini si uniscono a formare il tendine di Achille.

 

 

 

Anatomia

 

 

 

Il gastrocnemio è formato da due capi muscolari, mediale e laterale, ciascuno dei quali prende origine dalla parte superiore del corrispondente condilo femorale e dalla parte adiacente della capsula articolare del ginocchio, ai quali sono collegati mediante un robusto tendine che si espande a ventaglio per dare origine alle fibre dei corrispettivi ventri muscolari. Più precisamente, il tendine del capo laterale, che talvolta contiene al suo interno la fabella, un osso sesamoide, origina dalla tuberosità ischiatica; il tendine del capo mediale invece origina da una faccetta posta sulla parete posteriore del condilo mediale al di sotto del tubercolo del muscolo adduttore della gamba e da una zona rugosa della fossa poplitea. Entrambi i tendini sono separati dal ginocchio tramite una borsa mucosa; la borsa mucosa del capo mediale è in comunicazione, di solito, con la cavità articolare del ginocchio e con una borsa posta fra il capo mediale stesso ed il muscolo semimembranoso. I due capi formano i corrispondenti margini inferiori della fossa poplitea. Ciascuno di essi termina su un’aponeurosi che corrisponde alla faccia anteriore del muscolo, il mediale più in basso del laterale; le due aponeurosi poi si uniscono tra loro nel Tendine di Achille.

 

 

 

Innervazione

 

 

 

Nervo tibiale (o popliteo mediale) radici L5, S1 e S2.

 

 

 

Curiosità

 

 

 

I muscoli gastrocnemi delle rane sono stati utilizzati dai fisiologi per i primi studi sui meccanismi della contrazione muscolare e per dimostrare che le prime fonti d’energia muscolare sono anaerobiche.

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Foto del ginocchio visto da Kratos

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Spiego a Kratos il ginocchio

Dopo aver detto a Kratos tutto sulla coscia e dopo avergli fatto vedere una foto sulla coscia , gli dissi – adesso ti spiego tutto sul ginocchio e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sul ginocchio – Il ginocchio è la regione anatomica che unisce la coscia e la gamba, le quali, insieme al piede compongono l’arto inferiore. L’incavo posteriore è chiamato cavità poplitea.

 

 

 

L’articolazione del ginocchio è la più complessa articolazione dello scheletro umano. È un’articolazione estremamente mobile (diartrosi), classificata come un ginglimo angolare (o troclea). Ad essa partecipano il femore, con i suoi condili e con la superficie patellare, la rotula (o patella) e la tibia, con le sue superfici condiloidee. Il perone, invece, non partecipa alla formazione dell’articolazione del ginocchio, articolandosi solo con la tibia e parzialmente con l’astragalo.

 

 Anatomia

 

 

 

Ossa e superfici articolari

 

 Le ossa coinvolta nell’articolazione del ginocchio sono il femore, la patella (o rotula) e la tibia.

 

 

 

La patella è il più grande osso sesamoide del corpo umano. E’ un osso piatto che possiede due superfici, una anteriore ed una posteriore, tre lati ed un apice diretto inferiormente ma la sua forma è molto variabile. La superficie anteriore è molto ricca di fori nutritizi (dove penetrano rami delle arterie genicolate e della ricorrente anteriore tibiale) ed appare scabra, con rilievi longitudinali che possono essere più o meno marcati a seconda dell’individuo e che sono le aree di inserzione del tendine del muscolo quadricipite femorale. Prossimalmente presenta un’area più liscia dove si inseriscono i muscoli vasto intermedio e retto del femore. Lungo i lati mediale e laterale si inseriscono rispettivamente il retinacolo patellare mediale e il retinacolo patellare laterale. La superficie posteriore è invece più liscia di quella anteriore. La porzione superiore è divisa longitudinalmente da un rilievo, detto spigolo, in due faccette articolari, con la laterale più estesa della mediale. Tramite le due faccette la patella si articola con la superficie patellare del femore. La porzione inferiore sino all’apice è invece molto scabra, qui infatti si inserisce il tendine patellare che la collega alla tibia. La patella è costituita da una lamina di osso compatto superficiale che ricopre una più spessa porzione trabecolare, con le trabecole parallele alla superficie dell’osso nella porzione anteriore, più raggiate in quella posteriore.

 

 

 

La superficie articolare del femore è costituita dalla sua epifisi distale espansa. L’epifisi distale del femore è costituita dai due condili, mediale e laterale, che anteriormente si fondono per poi formare la diafisi, mentre posteriormente divergono lateralmente; lo spazio che ne deriva è la fossa intercondiloidea. Superiormente e lateralmente ad esso, ciascun condilo possiede il corrispondente epicondilo. La porzione superiore dell’epicondilo mediale forma una sporgenza detta tubercolo adduttorio, poiché vi si inserisce una parte del tendine del muscolo grande adduttore. La superficie dell’epifisi distale posteriore compresa tra le due linee sopracondiloidee (mediale e laterale), detta poplitea, è scabra appena superiormente ai condili. Scabra è anche la superficie anteriore dei condili e degli epicondili, ma è liscia posteriormente sui condili e nella fossa intercondiloidea. Anteriormente all’epifisi distale vi è un’area triangolare liscia, la superficie patellare che si articola con la patella; è concava trasversalmente e convessa verticalmente. La superficie articolare del femore, costituita dalla superficie inferiore dei due condili è liscia ed ha la forma di una “U” rovesciata, essa si articola con il piatto tibiale, cioè la superficie superiore dell’epifisi prossimale della tibia, mentre non prende contatto con il perone

 

 

 

Il menisco laterale ha una forma quasi circolare, mentre quello mediale è più grande ed ha una forma semilunare. Entrambi prendono inserzione sull’eminenza intercondiloidea della tibia.

 

 

 

Naturalmente, come ogni diartrosi, il ginocchio è circondato da una capsula articolare, formata da una parte esterna e da una interna, che costituisce la membrana sinoviale, che delimita una cavità dove è presente liquido sinoviale. Esistono altre capsule che non sono comunicanti con questa, presenti tra la cute e la patella.

 

 

 

Molti legamenti concorrono a tenere in situ il ginocchio: molto importanti sono i legamenti crociati, che sono due (anteriore, posteriore), prendono inserzione sull’eminenza intercondiloidea e si incrociano a livello della fossa intercondiloidea, i legamenti collaterali, che sono sempre due (mediale o tibiale, e laterale o fibulare), che si originano dagli epicondili femorali per poi prendere inserzione rispettivamente sulla tibia e sulla testa del perone, il legamento patellare, che unisce la patella alla tuberosità tibiale.

 

 

 

Movimenti

 

 

 

L’articolazione del ginocchio consente movimenti di estensione e flessione della gamba rispetto alla coscia. I movimenti di rotazione sono limitati dalla presenza dei legamenti crociati e collaterali.