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Foto del Mar Ionio visto da Kratos

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Spiego a Kratos il Mar Ionio

Dopo aver detto a Kratos tutto sul Mar Tirreno e dopo avergli fatto vedere alcune foto sul Mar Tirreno , gli dissi – adesso ti spiego tutto sul Mar Ionio e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sul Mar Ionio – Il mar Ionio (in greco: Ιóνιo Πέλαγoς, in albanese: Deti Ion) è un bacino del mar Mediterraneo, situato tra l’Italia meridionale, l’Albania (Canale d’Otranto) e la Grecia (Isole Ionie).

 

 

 

Il mar Ionio, secondo la leggenda, prende il nome da Ionio, figlio di Durazzo, nipote a sua volta di Epidamno figlio di Poseidone. Fu ucciso erroneamente da Eracle nello scontro con i fratelli Durazzo. Così che si diede il nome al porto di Durazzo, alla città di Epidamno e al mare di Ionio. L’attestazione della dizione ’Ιώνιoς κόλπoς è riportata fino al IV secolo a.C. e designava proprio quel tratto di mare che separa la Grecia dall’Italia.

 

 

 

Lo Ionio è il bacino più profondo del Mediterraneo, infatti raggiunge in più punti una profondità di 4.000 m e tocca i 5.000 m a sud ovest del Peloponneso.

 

 

 

Vi si affacciano le regioni italiane

 

 Sicilia, con il Golfo di Catania

 

 Calabria, con il Golfo di Squillace e il Golfo di Corigliano

 

 Basilicata e Puglia, con il Golfo di Taranto.

 

 

 

È collegato

 

 al mar Tirreno tramite lo Stretto di Messina

 

 al mare Adriatico tramite il Canale d’Otranto, ossia lo stretto di mare fra Capo Linguetta, sulla costa albanese, e Punta Palascia, sulla costa italiana (linea A in figura)

 

 al mar Egeo attraverso il canale di Corinto, e – più a sud – tramite una linea di demarcazione compresa fra capo Malea nel Peloponneso e le coste occidentali dell’isola di Creta

 

 

 

Una linea di confine che da Capo Passero, in Sicilia, arriva fino all’isola di Creta segna il limite meridionale del mar Ionio.

 

 

 

Riguardo alla linea di demarcazione tra Ionio e Adriatico, occorre precisare che esistono altre due convenzioni nautiche, che per esigenze di semplificazione seguono la linea dei paralleli, discostandosi quindi dalla definizione fin qui data. In particolare:

 

 ai fini meteorologici (Meteomar) e delle Informazioni Nautiche degli Avvisi ai Naviganti, il limite marittimo tra Adriatico Meridionale e Ionio Settentrionale è dato dal 40º parallelo nord (linea B in figura): sulla costa italiana corrisponde a Punta Mucurone nei pressi di Castro: 40°00′00″N 18°25′48″E

 

 per i restanti Avvisi ai Naviganti (portolani, fari e fanali, Navarea III, ecc.) il limite convenzionale fra costa ionica e costa adriatica è invece posto a Santa Maria di Leuca (Punta Mèliso) a 18°22′ E. Secondo quest’ultima convenzione, il limite idrografico tra Mar Adriatico a nord e Mar Ionio a sud seguirebbe il parallelo 39°47′ N (linea C in figura) dal largo di Punta Mèliso alle coste settentrionali dell’isola di Corfù..

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Foto del Mar Tirreno visto da Kratos

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Spiego a Kratos il Mar Tirreno

Dopo aver detto a Kratos tutto sulle balene e dopo avergli fatto vedere una foto sulle balene , gli dissi – adesso ti spiego tutto sul Mar Tirreno e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sul Mar Tirreno – Il mar Tirreno è quella parte del mar Mediterraneo che si estende a ovest della penisola italiana.

 

 Geografia

 

 

 

Confini

 

 

 

Ê compreso fra la Corsica, la Sardegna, la Sicilia, la Calabria, la Basilicata, la Campania, il Lazio e la Toscana; è collegato al mar Ionio tramite lo Stretto di Messina ed è diviso dal mar Ligure dall’isola d’Elba, con il Canale di Corsica ad ovest e il Canale di Piombino a est. Il confine fra mar Tirreno e mar Ligure è quindi costituito dalla linea immaginaria che congiunge Capo Corso all’isola d’Elba ed al canale di Piombino, lungo il 43° parallelo. Questa suddivisione è ritenuta valida dall’Istituto Idrografico della Militare Italiana, che usa perlopiù “mar Ligure” nei portolani relativi alla costa toscana settentrionale.

 

 

 

Tuttavia, nella percezione comune e secondo una tradizione radicata, prevale l’idea che il confine settentrionale tra il mar Ligure e il mar Tirreno sia situato alla foce della Magra, in Liguria, e che quindi tutta la costa toscana si affacci sul Tirreno. Questa versione tradizionale dei confini ha portato a varie conseguenze: vicino a Pisa negli anni trenta è stata fondata una località balneare denominata Tirrenia; il quotidiano di Livorno si chiama Il Tirreno e Viareggio e Castiglioncello sono popolarmente definite le Perle del Tirreno. Occorre tuttavia considerare che nelle carte dell’Ottocento il mare che bagnava la Toscana era talvolta chiamato semplicemente Mare Toscano[5]. L’Organizzazione idrografica internazionale, in un suo documento del 1953[6], adotta come confine la linea che congiunge Capo Corso (in Corsica) con l’isola Tinetto (nel golfo di La Spezia). Pertanto tutta la costa toscana ed il golfo di La Spezia farebbero parte del mar Tirreno. Questo confine è in via di ridefinizione: infatti la stessa Organizzazione ha pubblicato nel 1985 una bozza del documento definitivo sui limiti dei mari che fa coincidere il confine sud-orientale del mar Ligure con quello lungo il 43º parallelo da Capo Corso a Piombino.

 

 

 

Il confine fra il Mar Tirreno e il Mar Mediterraneo è costituito dalla linea immaginaria che congiunge Capo Boeo a Marsala in Sicilia con Capo Teulada in Sardegna

 

 

 

Caratteristiche

 

 

 

La sua profondità massima è di 3.785 metri in una fossa vicino all’isola di Ponza.

 

 

 

Il mare si trova vicino alla faglia che divide l’Africa dall’Europa. Di conseguenza le catene montuose sottomarine e i vulcani attivi abbondano.

 

 

 

Il mar Tirreno è poco pescoso, sicché i suoi porti sono generalmente utilizzati per il trasporto dei passeggeri e delle merci. I principali sono Piombino, Civitavecchia, Cagliari, Olbia, Napoli e Palermo.

 

 

 

I fiumi che vi sboccano sono soprattutto a regime torrentizio. I principali, da nord a sud, sono l’Ombrone, il Tevere, il Garigliano ed il Volturno.

 

 

 

Storia

 

 

 

Prende il nome dall’antico popolo dei Tirreni (Tyrsenoi o Tyrrhenoi), meglio noti come Etruschi i cui territori nel VIII secolo a.C. a nord si estendevano fino alla foce dell’Arno nei pressi di Pisa,[8] e che nei due secoli successivi ampliarono il loro raggio d’azione fino alla foce del fiume Magra in Liguria, mentre a sud si estendevano fino alla Campania, detta per questo anche Etruria Campana.

 

 

 

Narra infatti lo storico greco Erodoto nelle sue Storie di come il re della Lidia (attuale Turchia occidentale) dopo anni di carestia avesse deciso di far emigrare una metà del suo popolo alla ricerca di una nuova patria. Guidati dal principe Tirreno, i Lidi sbarcarono quindi sulle coste occidentali della penisola italiana e, preso possesso della nuova terra, mutarono il loro nome in “Tirreni” dal nome dell’ereo eponimo che li aveva guidati. Costoro, secondo il racconto greco, non sarebbero altri che gli Etruschi. Dal loro nome greco fu quindi detto “Tirreno” il mare che dominarono per secoli (talassocrazia etrusca).

 

 

 

Secondo altre fonti, Tyrrhenoi sarebbe l’epiteto con il quale i greci chiamavano i pirati che nel mediterraneo occidentale abbordavano con piccole e veloci imbarcazioni chiunque vi si avventurasse.

 

 

 

Isole ed arcipelaghi

 

 

 

Oltre alle isole maggiori che ne delimitano approssimativamente i confini, il Tirreno è caratterizzato dalla presenza di più di un arcipelago.

 

 

 

Nella parte settentrionale si hanno le isole dell’Arcipelago Toscano (Elba, Pianosa, Montecristo, Giglio, Giannutri e Formiche di Grosseto), eccetto la Gorgona e la Capraia che sono bagnate dal Mar Ligure. Nel 1996 le isole dell’Arcipelago Toscano sono entrate a far parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, grazie al quale sono salvaguardate le sette isole maggiori dell’arcipelago e i fondali con tutta l’importante fauna. È attualmente il più grande parco marino d’Europa.

 

 

 

Nella parte centrale del Tirreno si trova invece l’Arcipelago Pontino (o Isola Ponziane), del quale fanno parte Ponza, Palmarola, Gavi, Zannone, Ventotene e Santo Stefano. Di fronte alla città di Milazzo in Sicilia si trovano invece le isole Eolie: Stromboli, Alicudi, Filicudi, Lipari, Salina, Vulcano e Panarea.

 

 

 

Un altro arcipelago siciliano è quello delle Egadi, sito a est rispetto a Trapani, ed è composto da tre isole, Levanzo, Favignana e Marettimo.

 

 

 

Sulla costa nordorientale della Sardegna si trova l’Arcipelago della Maddalena, composto dalle due isole principali di La Maddalena e Caprera e da un gran numero di isolotti minori; alcuni chilometri più a sud si trovano l’imponente sagoma di Tavolara e l’isola di Molara.

 

 

 

Sono infine da annotare le quattro isole non facenti parte di arcipelaghi, ovvero Capri, Procida, Ischia ed Ustica.

 

 

 

In tutti i casi cui si è accennato il turismo gioca un ruolo molto importante a causa della scarsa urbanizzazione dei luoghi; spesso si è avuto quindi un afflusso di massa che ha trasformato le isole in siti assai affollati.

 

 

 

Per la posizione isolata più di un’isola ha ricoperto ruoli di penitenziario (Pianosa, Santo Stefano) o di luogo ospite di esuli volontari ed esiliati per motivi politici (Napoleone all’Isola d’Elba, Augusto e Tiberio a Capri, Sandro Pertini e Altiero Spinelli a Santo Stefano)..

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Foto della Balena vista da Kratos

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Spiego a Kratos la balena

Dopo aver detto a Kratos tutto sui delfini e dopo avergli fatto vedere una foto sui delfini , gli dissi –adesso ti spiego tutto sulla Balena e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sulla Balena – In senso lato con ‘balena’ si intende qualsiasi cetaceo di gigantesca taglia (Capodogli, Balenottere, Megattere, Balene vere). Il termine è usato in questo senso in espressioni come “caccia alla balena”, “canto delle balene”, “protezione delle balene” ecc.

 

 

 

Comportamento

 

 

 

A causa del loro habitat, le balene sono “respiratrici coscienti”: devono decidere quando respirare. Ma allora come dormono? Tutti i mammiferi dormono e così fanno anche le balene, con l’unica differenza che non possono cadere in uno stato di incoscienza per periodi troppo lunghi, proprio perché devono essere coscienti per poter respirare. La soluzione a questo problema è ottenuta facendo sì che sia solo un emisfero per volta del loro cervello a dormire. Così le balene non sono mai completamente addormentate ma possono comunque riposare secondo i loro bisogni. I cetacei dormono circa 8 ore al giorno. Sulla sommità del dorso si può riconoscere un foro denominato cocchiume che viene utilizzato dal mammifero per espellere i residui idrici e mucosi presenti nell’apparato respiratorio.

 

 

 

Riproduzione

 

 

 

Le femmine di balena danno alla luce normalmente 10-11 piccoli lunghi dai 5 ai 7 m. Sono dei placentati. Nella maggior parte delle balene la maturità riproduttiva arriva tardi, tipicamente a sette-dieci anni. Questa strategia fornisce ad ogni nuovo nato un’alta percentuale di sopravvivenza.

 

 

 

Al parto il piccolo nasce facendo uscire prima la coda, in modo da minimizzare il rischio di affogare. Le madri delle balena nutrono i giovani in modo attivo, spruzzando il latte grasso nelle loro bocche.

 

 Filogenesi

 

 

 

Le balene sono discendenti dei mammiferi che vivevano sulla terraferma. I loro antenati hanno iniziato ad adattarsi alla vita acquatica approssimativamente 50 milioni di anni fa. Una recente scoperta (2009: la notizia è stata pubblicata dalla rivista americana online PLosOne, Public Library of Science) conferma l’ipotesi che i più antichi antenati dei cetacei attuali avevano origini terrestri: le balene venivano a terra per partorire.

 

 

 

Numeri

 

 

 

La balena azzurra è il più grande tra i cetacei viventi, le sue dimensioni arrivano a 33 metri di lunghezza per 160 tonnellate di peso, l’equivalente di 28-30 elefanti africani adulti. Queste balene possono avere un pene che arriva anche ai 2.4 metri di lunghezza notizia particolarmente interessante.

 

 

 

Balene ed esseri umani

 

 

 

Conservazione

 

 

 

La maggior parte delle specie di grandi balene sono a rischio di estinzione a causa della caccia a cui sono sottoposte. Tuttavia sono i delfini di fiume i cetacei che attualmente rischiano di più da questo punto di vista, soprattutto a causa dell’antropizzazione del loro habitat naturale. Questi cambiamenti sono nella maggior parte dei casi determinati dal crescente sviluppo economico come la costruzione di sbarramenti e dighe per scopi di irrigazione o produzione di elettricità. Per esempio la diga “Three Gorges Dam” sul fiume cinese Yangtze sta minacciando la sopravvivenza del delfino di Yangtse. Inoltre, le grandi dighe che sono progettate sul fiume di Irrawaddy in Myanmar e sul fiume Mekong lungo la Thailandia ed il Laos potrebbero condurre all’estinzione dei delfini di Mekong e di Irrawaddy. Alcune di queste dighe, come la diga di “Nam Theun 2 Dam” nel Laos, sono sostenute da gruppi internazionali a sostegno della conservazione naturale come la World Conservation Union.

 

 

 

Caccia alla balena

 

 

 

Per i secoli le grandi balene sono state cercate per l’olio, la carne, i fanoni e l’ambra. Fino alla metà del ventesimo secolo, la caccia alla balena ha condotto molte popolazioni di balene alla quasi estinzione. La commissione internazionale di caccia alla balena ha introdotto una moratoria sulla caccia alla balena nel 1986. Per vari motivi alcune eccezioni a questa moratoria esistono; le nazioni che correntemente praticano la caccia alla balena sono: la Norvegia, l’Islanda ed il Giappone. Oltre a queste ci sono anche le comunità aborigene della Siberia, dell’Alaska e del Canada del Nord, perché la caccia alla balena fa parte della loro tradizione culturale ed un mezzo di sostentamento primario della popolazione. Il 21 dicembre 2007 il Giappone rinuncia alla caccia alle specie a rischio estinzione, tuttavia non abolendola del tutto.

 

 

 

Reti da pesca

 

 

 

Parecchie specie di piccole balene restano impigliate nelle reti dei pescatori durante le fasi di pesca, questa situazione può impedire alle balene di risalire in superficie a respirare e le condanna ad una morte per annegamento. Questo capita specialmente durante la pesca del tonno nell’Oceano Pacifico dove ogni anno migliaia di delfini muoiono annegati. In vari paesi le piccole balene sono ricercate come fonte alimentare pregiata, per l’olio o per la carne da usare come esca.

 

 

 

Sonar e test sismici

 

 

 

Gli ecologi lungamente hanno sostenuto che alcuni cetacei, comprese le balene, sono messi in pericolo dai sonar usati nei mezzi navali più moderni.

 

 

 

Nel 2003 scienziati britannici e spagnoli hanno suggerito con vari articoli pubblicati sulla rivista Nature che i sonar possono causare spiaggiamenti e causare embolie gassose . Gli spiaggiamenti di balene sono diffusi tra varie specie (maggiormente tra quelle che usano un sistema di ecolocazione). Per studiare il fenomeno sono stati presi in considerazioni tutte le registrazioni di spiaggiamenti degli ultimi 1.000 anni riportate in scritti religiosi e nelle indagini scientifiche per cercare di valutare l’incidenza dei sonar in questo fenomeno.

 

 

 

A seguito di un crescente interesse pubblico, l’ordinamento giudiziario degli Stati Uniti ha ordinato al reparto della difesa degli Stati Uniti di limitare rigorosamente l’uso del sonar a bassa frequenza durante il periodi di pace. Tentativi per ottenere simili risultati sulle navi inglesi, effettuati in Gran Bretagna dalle società per la conservazione delle balene e dei delfini, non hanno per ora ottenuto esiti positivi. Il Parlamento Europeo d’altra parte ha chiesto ai membri dell’UE di limitare l’uso di sistemi sonar di una certa potenza fino a quando non si saranno fatti studi sugli impatti ambientali di tali tecnologie .

 

 

 

Inoltre i conservazionisti sono preoccupati anche che i test sismici usati per rilevare giacimenti di petrolio e di gas sottomarini possono danneggiare le capacità di ecolocazione e di udito delle balene. Suggeriscono anche che le modifiche, ai campi magnetici naturali, causate dai test possono essere a loro volta responsabili degli spiaggiamenti. A questo proposito si veda: test sismici e l’impatto di suoni ad intensità molto elevate sulle balene, Lindy Weilgart, Dipartimento di Biologia Dalhouise University (formato PDF)

 

 

 

Letteratura

 

 

 

Bibbia

 

 

 

La Bibbia sembra accennare alle balene per quattro volte: « e Dio creò le grandi balene »

 

 (Genesi 1:21)

 

 « Son io forse il mare oppure una balena (mostro marino), perché tu mi metta accanto una guardia? »

 

 (Giobbe 7:12)

 

 « tu sei come un giovane leone delle nazioni, e tu sei come una balena nel mare »

 

 (Ezechiele 32:2)

 

 « per come Giona erano tre giorni e tre notti nella pancia della balena; così il figlio dell’uomo sarà di tre giorni e tre notti nel cuore della terra »

 

 (Matteo 12:40)

 

 

 

Tutte le citazioni sono desunte dalla versione di re Giacomo. Tuttavia, non c’è prova o evidenza che provi che questi animali citati del mare erano effettivamente balene.

 

 

 

Famoso è il libro di Giona (nella versione di re Giacomo e in alcune altre traduzioni) non si usa la parola “balena”, riferendosi dappertutto a “un pesce” o a “un grande pesce”: « ora il Signore aveva preparato un pesce grande per ingoiare Giona. E Giona rimase nella pancia del pesce per tre giorni e tre notti. »

 

 (Giona 1:17)

 

 

 

Luciano di Samosata

 

 

 

Nel romanzo fantascientifico di Luciano di Samosata, Storia Vera, l’autore e il gruppo di compagni è inghiottito, nel libro II, da un κτος, cioè un cetaceo, una balena. I personaggi possono vivere per alcuni mesi nel corpo della balena nutrendosi dei pesci e degli uccelli che entrano nel corpo del cetaceo, costruendo abitazioni sui sedimenti che si trovano nell’enorme corpo della bestia.

 

 

 

Herman Melville

 

 

 

La caccia delle balene è l’argomento di uno dei classici della letteratura americana, Moby Dick di Herman Melville. Melville ha classificato le balene come “un pesce sputante con una coda orizzontale”, malgrado nel secolo precedente la scienza già suggeriva altrimenti.

 

 

 

Il libro di Melville è un lavoro straordinario, è in parte una storia di avventura, parte è un’allegoria metafisica e parte è storia naturale; è essenzialmente un sommario completo delle conoscenze del XIX secolo circa la biologia, l’ecologia e l’importanza culturale delle balene.lui si è ispirato al racconto di Owen Chease, che ha raccontato di aver visto una balena bianca nell’Oceano Pacifico. Gli abitanti di Moca la chiamarono Moca Dick, poiché è stata avvistata nai pressi della città di Moca.

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Foto dei Delfini visti da Kratos

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Spiego a Kratos il Delfino

Dopo aver detto a Kratos tutto sui canguri e dopo avergli fatto vedere alcune foto di canguri , gli dissi – adesso ti spiego tutto sul delfino e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sul Delfino – Con il nome di delfini si indica comunemente un gruppo parafiletico di mammiferi marini appartenenti all’ordine degli Odontoceti e che raggruppa le famiglie Delphinidae (delfini oceanici) e Platanistidae (delfini di fiume), i cui membri generalmente sono di piccole dimensioni.

 

 

 

Il termine “delfino” talvolta viene utilizzato per riferirsi specificamente alle specie più conosciute: il tursiope ed il delfino comune.

 

 

 

Anche il narvalo e il beluga vengono occasionalmente chiamati delfini, pur essendo classificati nella famiglia Monodontidae. Sono state classificate quasi 40 specie di delfino suddivise in 17 generi. Variano in dimensione da 1.2 m e 40 kg (Cephalorhynchus hectori maui) a 9.5 m e 6 tonnellate (orca). La maggior parte delle specie pesano da 50 a 200 kg.

 

 

 

Sistematica

 

 

 

Sottordine Odontoceti (Odontoceti)

 

 Famiglia Delfinidi (Delphinidae)

 

 Genere Delphinus

 

 Delphinus capensis

 

 Delphinus delphis (Delfino comune)

 

 Genere Tursiops (Tursiope o delfino tursiope)

 

 Tursiops truncatus (Tursiope)

 

 Tursiops aduncus (Tursiope indo-pacifico)

 

 Tursiops gillii (Tursiope di Gill)

 

 Genere Lissodelphis (Lissodelfino o delfino-balena franca)

 

 Lissodelphis borealis (Lissodelfino del nord)

 

 Lissiodelphis peronii (Lissodelfino del sud)

 

 Genere Sotalia

 

 Sotalia o delfino di fiume (Sotalia fluviatilis)

 

 Sotalia della Guyana, (Sotalia guianensis)

 

 Genere Sousa

 

 Delfino bianco della Cina Sousa chinensis’

 

 Delfino del Camerun, Sousa teuszii

 

 Genere Stenella

 

 Stenella frontalis (Stenella maculata Atlantica)

 

 Stenella clymene

 

 Stenella attenuata (Stenella maculata Pantropicale)

 

 Stenella longirostris (Stenella dal lungo rostro)

 

 Stenella coeruleoalba (Stenella striata)

 

 Genere Steno

 

 Steno bredanensis (Steno o delfino dai denti rugosi)

 

 Genere Cephalorynchus (Cefalorinchi)

 

 Cephalorhynchus eutropia

 

 Cephalorhynchus commersonii (Cefalorinco di Commerson)

 

 Cephalorhynchus heavisidii

 

 Cephalorhynchus hectori (Cefalorinco di Hector)

 

 Genere Grampus

 

 Grampus griseus (Grampo)

 

 Genere Lagenodelphis

 

 Lagenodelphis hosei (Delfino del Borneo)

 

 Genere Lagenorhyncus (Lagenorinchi)

 

 Lagenorhynchus acutus (Lagenorinco dai fianchi bianchi)

 

 Lagenorhynchus obscurus

 

 Lagenorhynchus cruciger

 

 Lagenorhynchus obliquidens (Lagenorinco dai denti obliqui)

 

 Lagenorhynchus australis

 

 Lagenorhynchus albirostris (Lagenorinco dal becco bianco)

 

 Genere Orcaella

 

 Orcaella brevirostris (Orcella o delfino dell’Irravaddi)

 

 Orcaella heinsohni (Delfino coda smussata)

 

 Genere Peponocephalia

 

 Peponocephalia electra

 

 Genere Orcinus

 

 Orcinus orca (Orca)

 

 Genere Feresa

 

 Feresa attenuata

 

 Genere Pseudorca

 

 Pseudorca crassidens (Pseudorca)

 

 Genere Globicephala (Globicefali)

 

 Globicephala melas (Globicefalo nero)

 

 Globicephala macrorhynchus (Globicefalo indiano)

 

 Globicephala sieboldii (Globicefalo del Pacifico)

 

 Famiglia Platanistidi (Platanistidae), delfini di acqua dolce

 

 Genere Inia

 

 Boto (Inia geoffrensis), bonto, delfino amazzonico o delfino rosa

 

 Genere Lipotes

 

 Lipote (Lipotes vexillifer), o delfino bianco dello Yangtze

 

 Genere Platanista

 

 Platanista gangetica

 

 Platanista del fiume Gange (Platanista gangetica gangetica)

 

 Platanista del fiume Indo (Platanista gangetica minor)

 

 Genere Pontoporia

 

 Stenodelfo, stenodelfino (Pontoporia blainvillei, Stenodelphis blainvillei), delfino del Rio della Plata

 

 Famiglia Monodontidae

 

 Genere Delphinapterus

 

 Delphinapterus leucas (Beluga)

 

 Genere Monodon

 

 Monodon monoceros (Narvalo)

 

 

 

Sei animali della famiglia Delfinidi sono occasionalmente ma impropriamente chiamati “balene”:

 

 Peponocephalia electra

 

 Orca (Orcinus orca)

 

 Feresa attenuata

 

 Pseudoorca crassidens

 

 Globicefalo nero (Globicephala melas)

 

 Globicefalo indiano (Globicephala macrorhynchus)

 

 

 

Struttura

 

 

 

Il delfino è un vertebrato appartenente alla famiglia dei mammiferi. Ha un corpo affusolato, adattato per nuotare velocemente, ed usa la pinna come organo motore. La testa contiene un organo particolare e voluminoso, utilizzato per l’orientamento e la ricerca del cibo. In molte specie le mandibole sono elongate e formano un becco, o rostro, distintivo; per alcune specie, come il tursiope, la bocca assume una curva con un’espressione simile ad un sorriso permanente. In molte specie i denti possono essere molto numerosi, fino a 250. Il cervello del delfino è largo e possiede una corteccia molto strutturata, per complessità paragonabile al cervello umano, anche se non è ancora chiaro per cosa sia utilizzato. La colorazione di base consiste di gradazioni di grigio con il lato del ventre bianco, spesso combinato con linee e macchie con tonalità differenti. La pupilla nell’occhio del delfino ha una figura a forma di cuore. La maggior parte degli odontoceti nuota rapidamente. Le specie più piccole occasionalmente riescono a cavalcare le onde, e i delfini sono spesso visti affiancare le navi e “accompagnarle” nuotando in superficie. I delfini sono anche famosi per le loro evoluzioni acrobatiche fuori dall’acqua. Arrivano a vivere sino a 35 anni..

 

 

 

Nutrizione

 

 

 

I delfini sono predatori e cacciano le loro prede in velocità. La dentatura è adattata agli animali che cacciano: le specie con molti denti si nutrono prevalentemente di pesci, mentre le specie con becchi più corti e minor numero di denti si nutrono di molluschi (seppie, calamari, polpi e moscardini). Alcune specie di delfini catturano anche crostacei, tra cui i granchi.

 

 

 

Etologia

 

 

 

Fin dall’antichità i delfini sono stati accreditati, nel Mar Mediterraneo, di mostrare un’intelligenza superiore a quella normalmente attribuita ai pesci, sia nel proprio gruppo che nei confronti dell’uomo, il che ha creato una precoce e persistente idea della loro socievolezza e li ha posti al centro di culti, miti e rappresentazioni, come a Creta. È ormai noto in effetti che i delfini, come gli altri cetacei, dispongono di un sistema di comunicazione complesso come un vero e proprio linguaggio, fondato non solo sulla capacità di produrre ultrasuoni significanti all’interno del gruppo, ma anche su schemi di movimento utilizzati come segni di comunicazione.

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Foto dei Canguri visti da Kratos

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Spiego a Kratos i Canguri

Dopo aver detto a Kratos tutto sul Mar Glaciale Artico e dopo aver fatto a Kratos alcune foto su quel mare , gli dissi – adesso ti spiego tutto sui canguri – I Diprotodonti (Diprotodontia) sono l’ordine dei marsupiali più ricco di specie ed include canguri, ratti canguro, potori, possum e koala.

 

 Descrizione

 

 

 

I diprotodonti sono caratterizzati dalla combinazione di due particolarità: la presenza di una sola coppia di larghi incisivi sulla mandibola (che dà il nome al taxon) e la sindattilia, cioè la fusione del secondo con il terzo dito fino alla base degli artigli (che sono separati).

 

 

 

L’ordine include i marsupiali di maggiori dimensioni. Il marsupio è in genere ben sviluppato.

 

 

 

Distribuzione e abitudini

 

 

 

I diprotodonti sono e sono sempre stati ristretti all’Australasia. Quasi tutte le specie sono erbivore, ma ve ne sono anche di insettivore e onnivore. Molte specie sono adattate alla vita al suolo, ma vi sono anche specie arboricole.

 

 

 

Tassonomia

 

 

 

Le 138 specie viventi sono raggruppate in 3 sottordini e 11 famiglie. Diamo qui un elenco che comprende tutte le famiglie con specie viventi e alcune di quelle estinte

 

 

 

Ordine Diprotodontia – Diprotodonti

 

 Famiglia Palorchestidae †

 

 Famiglia Thylacoleonidae †

 

 Sottordine Vombatiformes – Vombatiformi

 

 Famiglia Phascolarctidae – Fascolartidi (1 specie vivente: il koala)

 

 Famiglia Vombatidae – Vombatidi (3 specie viventi)

 

 Famiglia Diprotodontidae † – Diprotodontidi

 

 Sottordine Phalangeriformes – Falangeriformi

 

 Famiglia Phalangeridae – Falangeridi (28 specie viventi)

 

 Famiglia Burramydae – Burramiidi (5 specie viventi)

 

 Famiglia Tarsipedidae – Tarsipedidi (1 specie vivente)

 

 Famiglia Petauridae – Petauridi (11 specie viventi)

 

 Famiglia Pseudocheiridae – Pseudocheiridi (17 specie viventi)

 

 Famiglia Acrobatidae – Acrobatidi (2 specie viventi)

 

 Sottordine Macropodiformes – Macropodiformi

 

 Famiglia Macropodidae – Macropodidi (61 specie viventi)

 

 Famiglia Potoroidae – Potoroidi (8 specie viventi)

 

 Famiglia Hypsiprymnodontidae – Ipsiprimnodontidi (1 specie vivente)

 

 

 

specie di Diprodontia

 

 

 

Famiglia Phascolarctidae

 

 

 

koala Phascolarctos cinereus

 

 Vombato comune, Vombatus ursinus

 

 Vombato dal naso peloso meridionale, Lasiorhinus latifrons

 

 Vombato dal naso peloso settentrionale o yaminon, Lasiorhinus krefftii

 

 Burramydae

 

 

 

possum pigmeo di montagna Burramys parvus

 

 Famiglia Tarsipedidae

 

 

 

possum del miele Tarsipes rostratus

 

 Genere Dactylopsila

 

 Dactylopsila megalura, triok dalla coda grande

 

 Dactylopsila palpator, triok dal dito lungo

 

 Dactylopsila tatei, triok di Tate

 

 Dactylopsila trivirgata, possum striato

 

 Genere Gymnobelideus

 

 Gymnobelideus leadbeateri, possum di Leadbeater

 

 Genere Petaurus

 

 Petaurus abidi, petauro settentrionale

 

 Petaurus australis, petauro dal ventre giallo

 

 Petaurus biacensis, petauro di Biak

 

 Petaurus breviceps, petauro dello zucchero

 

 Petaurus gracilis, petauro di Mahogany

 

 Genere dorcopsidi

 

 Dorcopside di Macleay, Dorcopsulus macleayi

 

 Dorcopside minore, Dorcopsulus vanheurni

 

 Petaurus norfolcensis, petauro scoiattolo

 

 Genere Hemibelideus

 

 Hemibelideus lemuroides, possum dalla coda ad anelli lemuroide

 

 Genere Petauroides

 

 Petauroides volans, petauro maggiore

 

 Sottofamiglia Pseudocheirinae

 

 Genere Petropseudes

 

 Petropseudes dahli, possum dalla coda ad anelli delle rocce

 

 Genere Pseudocheirus

 

 Pseudocheirus peregrinus, possum dalla coda ad anelli comune

 

 Genere Pseudochirulus

 

 Pseudochirulus canescens, possum dalla coda ad anelli di pianura

 

 Pseudochirulus caroli, possum dalla coda ad anelli di Weyland

 

 Pseudochirulus cinereus, possum dalla coda ad anelli cinereo

 

 Pseudochirulus forbesi, possum dalla coda ad anelli dipinto

 

 Pseudochirulus herbertensis, possum dalla coda ad anelli del Fiume Herbert

 

 Pseudochirulus larvatus, possum dalla coda ad anelli mascherato

 

 Pseudochirulus mayeri, possum dalla coda ad anelli pigmeo

 

 Pseudochirulus schlegeli, possum dalla coda ad anelli di Vogelkop

 

 Sottofamiglia Pseudochiropinae

 

 Genere Pseudochirops

 

 Pseudochirops albertisii, possum dalla coda ad anelli di D’Albertis

 

 Pseudochirops archeri, possum dalla coda ad anelli verde

 

 Pseudochirops corinnae, possum dalla coda ad anelli dal manto felpato

 

 Pseudochirops coronatus, possum dalla coda ad anelli recluso

 

 Pseudochirops cupreus, possum dalla coda ad anelli ramato

 

 

 

genere Acrobatidi

 

 Acrobata pigmeo Acrobates pygmaeus

 

 possum dalla coda a penna Distoechurus pennatus

 

 genere macropodidae

 

 famiglia lagostropidi

 

 wallaby lepre fasciato Lagostrophus fasciatus

 

 

 

famiglia dendrogadi

 

 Canguro arboricolo brizzolato, Dendrolagus inustus.

 

 Canguro arboricolo di Lumholtz, Dendrolagus lumholtzi.

 

 Canguro arboricolo di Bennett, Dendrolagus bennettianus.

 

 Canguro arboricolo orsino, Dendrolagus ursinus.

 

 Canguro arboricolo di Matschie, Dendrolagus matschiei.

 

 Canguro arboricolo di Doria, Dendrolagus dorianus.

 

 Canguro arboricolo di Seri, Dendrolagus stellarum.

 

 Canguro arboricolo di Goodfellow, Dendrolagus goodfellowi.

 

 Canguro arboricolo dal mantello dorato, Dendrolagus pulcherrimus.

 

 Canguro arboricolo di pianura, Dendrolagus spadix.

 

 Dingiso, Dendrolagus mbaiso.

 

 Tenkile, Dendrolagus scottae.

 

 dorcopsidi

 

 Dorcopside nero, Dorcopsis atrata

 

 Dorcopside dalle strisce bianche, Dorcopsis hageni

 

 Dorcopside grigio, Dorcopsis luctuosa

 

 Dorcopside bruno, Dorcopsis muelleri

 

 lagorcestidi

 

 Wallaby lepre dagli occhiali, Lagorchestes conspicillatus

 

 Wallaby lepre rossiccio, Lagorchestes hirsutus

 

 Genere Macropus

 

 Sottogenere Notamacropus

 

 Wallaby agile, Macropus agilis

 

 Wallaby dalle strisce nere, Macropus dorsalis

 

 Wallaby tammar, Macropus eugenii

 

 Wallaby toolache, Macropus greyi (estinto)

 

 Wallaby di boscaglia occidentale, Macropus irma

 

 Wallaby parma: Macropus parma (ritenuto estinto per 100 anni, ma riscoperto)

 

 Wallaby dalla faccia graziosa: Macropus parryi

 

 Wallaby dal collo rosso: Macropus rufogriseus

 

 Sottogenere Osphranter

 

 Canguro antilopino, Macropus antilopinus

 

 Wallaroo di Woodward, Macropus bernardus

 

 Wallaroo orientale, Macropus robustus

 

 Canguro rosso: Macropus rufus

 

 Sottogenere Macropus

 

 Canguro grigio occidentale, Macropus fuliginosus

 

 Canguro grigio orientale, Macropus giganteus

 

 onicogaleidi

 

 il wallaby dalla coda unghiuta dalle briglie, Onychogalea fraenata.

 

 il wallaby dalla coda unghiuta lunato, Onychogalea lunata.

 

 il wallaby dalla coda unghiuta settentrionale, Onychogalea unguifera.

 

 Genere Petrogale

 

 Gruppo di P. brachyotis

 

 Wallaby delle rocce dalle orecchie corte, Petrogale brachyotis

 

 Monjon, Petrogale burbidgei

 

 Nabarlek, Petrogale concinna

 

 Gruppo di P. xanthopus

 

 Wallaby delle rocce di Proserpine, Petrogale persephone

 

 Wallaby delle rocce di Rothschild, Petrogale rothschildi

 

 Wallaby delle rocce dai piedi gialli, Petrogale xanthopus

 

 Gruppo di P. lateralis/penicillata

 

 Wallaby delle rocce alleato, Petrogale assimilis

 

 Wallaby delle rocce di Capo York, Petrogale coenensis

 

 Wallaby delle rocce di Godman, Petrogale godmani

 

 Wallaby delle rocce di Herbert, Petrogale herberti

 

 Wallaby delle rocce disadorno, Petrogale inornata

 

 Wallaby delle rocce dai fianchi neri, Petrogale lateralis

 

 Wallaby delle rocce di Mareeba, Petrogale mareeba

 

 Wallaby delle rocce dalla coda a spazzola, Petrogale penicillata

 

 Wallaby delle rocce dal collo viola, Petrogale purpureicollis

 

 Wallaby delle rocce del Monte Claro, Petrogale sharmani

 

 setonidi

 

 quokka Setonix brachyurus

 

 Genere Thylogale

 

 Pademelon della Tasmania, Thylogale billardierii

 

 Pademelon di Brown, Thylogale browni

 

 Pademelon scuro, Thylogale brunii

 

 Pademelon di Calaby, Thylogale calabyi

 

 Pademelon di montagna, Thylogale lanatus

 

 Pademelon dalle zampe rosse, Thylogale stigmatica

 

 Pademelon dal collo rosso, Thylogale thetis

 

 wallabidi

 

 Wallabia Wallabia bicolor

 

 Sottofamiglia Potoroinae

 

 Genere Aepyprymnus

 

 Ratto canguro rossiccio, Aepyprymnus rufescens

 

 Genere Bettongia

 

 Bettongia orientale, Bettongia gaimardi

 

 Boodie, Bettongia lesueur

 

 Woylie, Bettongia penicillata

 

 Bettongia settentrionale, Bettongia tropica

 

 Genere Potorous

 

 Potoroo dai piedi lunghi, Potorous longipes

 

 Potoroo dal naso lungo, Potorous tridactylus

 

 Potoroo di Gilbert, Potorous gilbertii

 

 ipsirimontidi

 

 ratto canguro muschiato Hypsyprymnodon moschatus .

 

 

 

Informazioni sull’ Animale

 

 

 

Classificazione scientifica

 

 Dominio: Eukaryota

 

 Regno: Animalia

 

 Sottoregno: Eumetazoa Bilateria

 

 Superphylum: Deuterostomia

 

 Phylum: Chordata

 

 Subphylum: Vertebrata

 

 Infraphylum: Gnathostomata

 

 Superclasse: Tetrapoda

 

 Classe: Mammalia

 

 Sottoclasse: Theria

 

 Infraclasse: Metatheria

 

 Superordine: Australidelphia

 

 Ordine: Diprotodontia

 

 Owen, 1866

 

 

 

Sottordini

 

 Vombatiformes

 

 Phalangeriformes

 

 Macropodiformes.