Categorie
Computer Database Foto Mare Mondo Panorama Presentazione Racconto Storia

Foto del Ferro visto da Kratos

Categorie
Computer Database Foto Mare Mondo Panorama Parlare con Kratos Presentazione Racconto Storia

Spiego a Kratos il Ferro

Dopo aver detto a Kratos tutto sul Mar di Galilea e dopo avergli fatto vedere alcune foto , gli dissi – adesso ti spiego tutto sul Ferro e Kratos disse – comincia quando vuoi. Dopo pochi minuti gli dissi tutto sul Ferro – Il ferro è l’elemento chimico di numero atomico 26.

 

 

 

Estremamente importante nella tecnologia per le sue caratteristiche meccaniche, la sua lavorabilità e in tempi recenti per le leghe da esso derivate, la ghisa e l’acciaio: in passato fu tanto importante da dare il nome ad un intero periodo storico, l’età del ferro.

 

 

 

Cenni storici

 

 

 

Le prime prove di uso del ferro vengono dai Sumeri e dagli Ittiti, che già 4000 anni prima di Cristo lo usavano per piccoli oggetti come punte di lancia e gioielli ricavati dal ferro recuperato da meteoriti. Poiché le meteoriti cadono dal cielo, gli antichi latini chiamarono Sider = stelle il ferro e quel ch’era ad esso legato siderurgico.

 

 

 

In alchimia, durante il medioevo, il ferro era associato a Marte.

 

 

 

La storia dell’impiego e della produzione del ferro è comune a quella delle sue leghe ghisa e acciaio.

 

 Caratteristiche

 

 Il ferro è il metallo più abbondante all’interno della Terra (costituisce il 34,6% della massa del nostro pianeta) e si stima che sia il decimo elemento per abbondanza nell’intero universo. La concentrazione di ferro nei vari strati della Terra varia con la profondità: è massima nel nucleo, che è costituito probabilmente da una lega di ferro e nichel e decresce fino al 4,75% nella crosta terrestre. La grande quantità di ferro presente al centro della Terra non può essere tuttavia causa del suo campo magnetico, poiché tale elemento si trova con ogni probabilità ad una temperatura elevata, dove non esiste ordinamento magnetico nel proprio reticolo cristallino (tale temperatura è detta temperatura di Curie). Il suo simbolo Fe è una abbreviazione della parola ferrum, il nome latino del metallo.

 

 

 

Il ferro è un metallo estratto da minerali: quasi mai si rinviene ferro puro in natura (nativo). Per estrarre il ferro dai suoi minerali, all’interno dei quali si trova nello stato ossidato, è necessario rimuovere le impurità per riduzione chimica del minerale. Il ferro si usa solitamente per produrre acciaio, che è una lega a base di ferro, carbonio ed altri elementi.

 

 

 

Il nucleo di ferro ha la più alta energia di legame per nucleone, perciò è l’elemento più pesante che è possibile produrre mediante fusione nucleare di nuclei atomici più leggeri e il più leggero che è possibile ottenere per fissione: quando una stella esaurisce tutti gli altri nuclei leggeri e arriva ad essere composta in gran parte di ferro, la reazione nucleare di fusione nel suo nucleo si ferma, provocando il collasso della stella su sé stessa e dando origine ad una supernova.

 

 

 

Secondo alcuni modelli cosmologici che teorizzano un universo aperto, vi sarà una fase dove, a seguito di lente reazioni di fusione e fissione nucleare, tutta la materia sarà convertita in ferro.

 

 

 

Forme allotropiche del ferro

 

 Esistono tre forme allotropiche del ferro, denominate:

 

 ferro alfa

 

 ferro gamma

 

 ferro delta.

 

 

 

Come si può vedere dal seguente diagramma di fase del ferro puro, ognuna di tali forme allotropiche esiste in un determinato intervallo di temperatura:

 

 il ferro alfa esiste a temperature inferiori a 910 °C;

 

 il ferro gamma esiste a temperature comprese tra 910 °C e 1394 °C;

 

 il ferro delta esiste a temperature comprese tra 1394 °C e 1538 °C.

 

 

 

Le varie forme allotropiche del ferro sono differenti dal punto di vista strutturale: il ferro alfa e il ferro delta presentano un reticolo cubico a corpo centrato (con una costante di reticolo maggiore nel caso del ferro delta), mentre il ferro gamma presenta un reticolo cubico a facce centrate.

 

 

 

Le soluzioni solide interstiziali del carbonio nel ferro assumono nomi differenti a seconda della forma allotropica del ferro in cui il carbonio è solubilizzato:

 

 ferrite alfa: carbonio in ferro alfa;

 

 austenite: carbonio in ferro gamma;

 

 ferrite delta: carbonio in ferro delta.

 

 

 

Disponibilità

 

 Il ferro è uno degli elementi più comuni sulla Terra, di cui costituisce circa il 5% della crosta. La maggior parte di esso si trova in minerali costituiti da suoi vari ossidi, tra cui l’ematite, la magnetite, la limonite e la taconite.

 

 

 

Si ritiene che il nucleo terrestre sia costituito principalmente da una lega di ferro e nichel, la stessa di cui è costituito circa il 5% delle meteoriti. Benché rare, le meteoriti sono la principale fonte di ferro reperibile in natura allo stato metallico. Sono da ricordare quelle del Canyon Diablo, in Arizona (USA).

 

 

 

Produzione

 

 Industrialmente, il ferro è estratto dai suoi minerali, principalmente l’ematite (Fe2O3) e la magnetite (Fe3O4), per riduzione con carbonio in una fornace di riduzione a temperature di circa 2000 °C. In una fornace di riduzione, la carica, una miscela di minerale di ferro, carbonio sotto forma di coke e calcare viene messa nella parte alta della fornace, mentre una corrente di aria calda viene forzata nella parte inferiore.

 

 

 

Nella fornace, il carbon coke reagisce con l’ossigeno dell’aria producendo monossido di carbonio:

 

 2 C + O2 → 2 CO

 

 

 

Il monossido di carbonio riduce il minerale di ferro (nell’equazione seguente, ematite) per fondere il ferro, diventando biossido di carbonio nella reazione:

 

 3 CO + Fe2O3 → 2 Fe + 3 CO2

 

 

 

Il calcare serve a fondere le impurità presenti nel materiale, principalmente biossido di silicio, sabbia ed altri silicati. Al posto del calcare (carbonato di calcio) è possibile usare la dolomite (carbonato di magnesio). Altre sostanze possono essere usate a seconda delle impurità che devono essere rimosse dal minerale. L’alta temperatura della fornace decompone il calcare in ossido di calcio (calce viva):

 

 CaCO3 → CaO + CO2

 

 

 

Poi l’ossido di calcio si combina con il diossido di silicio per formare la scoria

 

 CaO + SiO2 → CaSiO3

 

 

 

La scoria fonde nel calore dell’altoforno (il diossido di silicio da solo resterebbe solido) e galleggia sopra il ferro liquido, più denso. Lateralmente, l’altoforno ha dei condotti da cui è possibile spillare la scoria liquida o il ferro fuso, a scelta. Il ferro così ottenuto è detto ghisa di prima fusione, mentre la scoria, chimicamente inerte, può essere usata come materiale per la costruzione di strade o in agricoltura come concime, per arricchire suoli poveri di minerali.

 

 

 

Nel 2000 sono state prodotte nel mondo circa 1100 milioni di tonnellate di minerale di ferro, per un valore commerciale stimato di circa 25 miliardi di dollari, da cui si sono ricavate 572 milioni di tonnellate di ghisa di prima fusione. Anche se l’estrazione di minerali di ferro avviene in 48 paesi, il 70% della produzione complessiva è coperto dai primi cinque: Cina, Brasile, Australia, Russia e India.

 

 

 

Analisi

 

 

 

Analisi colorimetrica

 

 

 

Gli ioni ferro(II) (Fe2+) e ferro(III) (Fe3+) formano complessi di colore rosso con numerosi composti organici. Due di questi complessi sono usati a scopo analitico, la concentrazione dello ione ferro(II) o ferro(III) viene dedotta dalla misura dell’intensità del colore del complesso formatosi.

 

 

 

Metodo del tiocianato

 

 Il campione, in soluzione acida per acido cloridrico o acido nitrico 0,05 M – 0,5 M viene trattato con un eccesso di soluzione di tiocianato di potassio (KSCN); gli ioni tiocianato formano con gli ioni di ferro(III) dei complessi colorati rosso-ruggine, in eccesso di tiocianato lo ione complesso maggioritario è Fe[(SCN)6]3-. Gli ioni ferro(II) non reagiscono, ma possono essere preventivamente ossidati a ioni ferro(III).

 

 

 

L’assorbanza della soluzione viene letta alla lunghezza d’onda di circa 480 nm.

 

 

 

Tra i cationi che possono interferire nella misura vi sono l’argento, il rame, il nichel, il cobalto, lo zinco, il cadmio, il mercurio e il bismuto; tra gli anioni vi sono i fosfati, i fluoruri, gli ossalati e i tartrati, che possono formare complessi abbastanza stabili con gli ioni di ferro(III), competendo con il tiocianato. I sali di mercurio(I) e di stagno(II) vanno ossidati ai corrispondenti sali di mercurio(II) e di stagno(IV), perché distruggono il complesso colorato.

 

 

 

Qualora la presenza di interferenti sia eccessiva, è possibile precipitare gli ioni ferro(III) in forma di idrossido per trattamento con una soluzione acquosa di ammoniaca concentrata, separare l’idrossido di ferro(III) ottenuto e scioglierlo nuovamente nell’acido cloridrico diluito; oppure estrarre il complesso tiocianato di ferro (III) con una miscela 5:2 di 1-pentanolo ed etere etilico.

 

 

 

Metodo dell’o-fenantrolina

 

 

 

Gli ioni ferro(II) formano un complesso rosso-arancione con l’o-fenantrolina [(C12H18N2)3Fe]2+, la cui intensità dipende dal pH nell’intervallo tra 2 e 9.

 

 

 

L’assorbanza della soluzione viene letta alla lunghezza d’onda di 510 nm.

 

 

 

Gli ioni ferro(III) vengono preventivamente ridotti a ioni ferro(II) per trattamento con cloruro di idrossilammonio o idrochinone.

 

 

 

Tra gli interferenti vi sono il bismuto, l’argento, il rame, il nichel, il cobalto e gli ioni perclorato.

 

 

 

Applicazioni

 

 Il ferro è il metallo in assoluto più usato dall’umanità, rappresenta da solo il 95% della produzione di metalli del mondo. Il suo basso costo e la sua resistenza (nella forma detta acciaio) ne fanno un materiale da costruzione indispensabile, specialmente nella realizzazione di automobili, di scafi di navi e di elementi portanti di edifici. I composti del ferro più utilizzati comprendono:

 

 la ghisa di prima fusione, contenente tra il 4% ed 5% di carbonio e quantità variabili di diverse impurezze quali lo zolfo, il silicio ed il fosforo. Il suo principale impiego è quello di intermedio nella produzione di ghisa di seconda fusione (la ghisa propriamente detta) e di acciaio;

 

 la ghisa di seconda fusione, cioè la ghisa vera e propria, che contiene tra il 2% ed 3,5% di carbonio e livelli inferiori delle impurezze sopra menzionate, tali da non incidere negativamente sulle proprietà reologiche del materiale. Ha un punto di fusione compreso tra 1150 °C e 1200 °C, inferiore a quello di ferro e carbonio presi singolarmente, ed è, quindi, il primo prodotto a fondere quando ferro e carbonio sono scaldati insieme. È un materiale estremamente duro e fragile, si spezza facilmente, persino quando viene scaldato al calor bianco;

 

 l’acciaio al carbonio, che contiene quantità di carbonio variabile tra lo 0,5% e l’1,65%. Secondo il tenore o percentuale di carbonio si dividono in:

 

 extradolci (meno dello 0,15%);

 

 dolci (da 0,15% a 0,25%);

 

 semiduri (da 0,25% a 0,50%);

 

 duri (oltre lo 0,50%);

 

 il ferro comune (tecnicamente detto battuto o dolce), contenente meno dello 0,5% di carbonio (quindi da un punto di vista chimico si tratta comunque di acciaio). È un materiale duro e malleabile. Spesso tuttavia con il termine ferro viene indicato comunemente sia l’acciaio extradolce che quello dolce;

 

 un ferro particolarmente puro, noto come “ferro Armco” viene prodotto dal 1927 con particolari procedimenti ed è impiegato dove si richiede una elevatissima permeabilità magnetica ed un’isteresi magnetica trascurabile.

 

 gli acciai speciali, addizionati oltre al carbonio di altri metalli quali il cromo, il vanadio, il molibdeno, il nichel e il manganese per conferire alla lega particolari caratteristiche di resistenza fisica o chimica;

 

 l’ossido di ferro(III) (Fe2O3), nelle varietà magnetite e maghemite usato per le sue proprietà magnetiche come materiale per la produzione di supporti di memorizzazione – ad esempio supportato sui polimeri nei nastri magnetici.

 

 

 

Ruolo biologico

 

 Il ferro è essenziale per la vita di tutti gli esseri viventi, eccezion fatta per pochi batteri.

 

 

 

Gli animali inglobano il ferro nel complesso eme un componente essenziale delle proteine coinvolte nelle reazioni redox, come la respirazione. Eccessi di ferro aumentano quindi le reazioni redox provocando così un aumento dei radicali liberi. Per evitare ciò, il ferro nel nostro organismo è legato a proteine, che regolano il suo stato di ossidazione. Il ferro inorganico si trova anche negli aggregati ferro-zolfo di molti enzimi, come le azotasi e le idrogenasi.

 

 

 

Esiste inoltre una classe di enzimi basati sul ferro che è responsabile di un’ampia gamma di funzioni di svariate forme di vita quali: la metano-monoossigenasi (converte il metano in metanolo), la ribonucleotide riduttasi (converte il ribosio in desossiribosio), le emeritritine (fissazione e trasporto dell’ossigeno negli invertebrati marini) e l’acido fosfatasi porpora (idrolizza gli esteri dell’acido fosforico).

 

 

 

La distribuzione degli ioni ferro nei mammiferi è regolata in maniera molto rigorosa. Quando, ad esempio, il corpo è soggetto ad un’infezione, l’organismo “sottrae” il ferro rendendolo meno disponibile anche ai batteri (si veda transferrina). Questo è il caso dell’epcidina, una proteina prodotta dal fegato, che legando e degradando la ferroportina, inibisce il rilascio di ferro dagli enterociti e dai macrofagi.

 

 

 

Tra le migliori fonti alimentari di ferro si annoverano la carne, il pesce, i fagioli, il tofu e i ceci. Contrariamente a quanto generalmente ritenuto, gli spinaci non sono tra i cibi più ricchi di ferro ed anzi sono tra i vegetali che, se assunti in congiunzione con alimenti ricchi di ferro, ne diminuiscono la biodisponibilità (perché con essi formano dei composti di coordinazione).

 

 

 

Il ferro assunto tramite integratori alimentari è spesso nella forma di fumarato o gluconato di ferro (II). Le dosi consigliate di ferro da assumere quotidianamente variano con l’età, il genere ed il tipo di cibo. Il ferro assunto come eme ha una maggiore biodisponibilità rispetto a quello presente in altri composti. I livelli di assunzione raccomandati (LARN) sono:

 

 10 mg/die per gli uomini dai 18 ai 60

 

 10 mg/die alle donne over 50

 

 12 mg/die per adolescenti maschi e femmine senza mestruazioni

 

 18 mg/die per donne dai 14 ai 50 e nutrici

 

 30 mg/die nelle gestanti.

 

 

 

Metabolismo

 

 

 

Del ferro introdotto con la dieta circa un 20 % è assorbito come Fe legato al gruppo eme (non è influente lo stato di ossidazione); il restante 80 % è assorbito come ferro non emico, che deve essere necessariamente nella forma ridotta. La riduzione avviene facilmente a pH acido, quindi nello stomaco o in presenza di sostanze riducenti, come la vitamina C. Il ferro viene assorbito a livello del duodeno.Nelle cellule e nei fluidi corporei (sangue e linfa) il ferro non è mai libero, ma legato a specifiche proteine di trasporto. All’interno delle cellula della mucosa intestinale, il ferro si lega alla apoferritina; il complesso neoformato si chiama ferritina. Dopodiché il ferro viene liberato e ossidato per raggiungere il circolo sanguigno. Nel sangue il ferro viene nuovamente ridotto e si lega alla transferrina. Come tale viene trasportato al fegato, dove si deposita come ferritina ed emosiderina. Dal fegato, a seconda delle necessità dell’organismo, il ferro viene trasportato ai vari organi, ad esempio al tessuto muscolare, dove è fondamentale per la sintesi della mioglobina o a livello del midollo osseo rosso dove è impiegato per la sintesi dell’emoglobina.

 

 

 

Isotopi

 

 Gli isotopi stabili del ferro esistenti in natura sono quattro: 54Fe, 56Fe, 57Fe e 58Fe.

 

 

 

Le abbondanze relative di ciascuno sono grossomodo le seguenti: 54Fe (5,8 %), 56Fe (91,7 %), 57Fe (2,2 %) e 58Fe (0,3 %). 60Fe è un nuclide radioattivo ormai estinto che ha un’emivita di 1,5 milioni di anni. Molti lavori di datazione basati sul ferro si basano proprio sulla misura del tenore di 60Fe in meteoriti e minerali.

 

 

 

56Fe riveste un particolare interesse per i fisici nucleari, dato che è il nucleo più stabile esistente. È l’unico nuclide che non è possibile coinvolgere in reazioni di fissione o di fusione nucleare traendone energia.

 

 

 

Nel corpo delle meteoriti Semarkona e Chervony Kut si è osservata una correlazione tra la concentrazione di 60Ni – il prodotto del decadimento di 60Fe – e le abbondanze degli altri isotopi stabili del ferro; questo prova che 60Fe esisteva all’epoca della nascita del sistema solare. È inoltre possibile che l’energia prodotta dal suo decadimento abbia contribuito, insieme a quella del decadimento di 26Al, alla ri-fusione ed alla differenziazione degli asteroidi al tempo della loro formazione, 4,6 miliardi di anni fa.

 

 

 

Tra gli isotopi stabili, solo 57Fe possiede uno spin nucleare (-½).

 

 

 

L’isotopo 54Fe può decadere emettendo due protoni, modalità estremamente rara, possibile solo a nuclei atomici con un numero pari di protoni e fortemente carenti di neutroni. L’unico altro nucleo atomico che esibisce tale fenomeno è lo 54Zn.

 

 

 

Composti

 

 Gli stati di ossidazione più comuni del ferro comprendono:

 

 il ferro(0), che dà complessi organometallici come Fe(CO)5

 

 il ferro(II), che dà composti di Fe2+, è molto comune (il suffisso -oso è obsoleto, IUPAC).

 

 il ferro(III), che dà composti di Fe3+, è anche molto comune, per esempio nella ruggine (il suffisso -ico è obsoleto, IUPAC).

 

 il ferro(IV), Fe4+, che dà composti talvolta denominati di ferrile, è stabile in alcuni enzimi (e.g. perossidasi).

 

 È anche noto il ferro(VI), uno stato raro, presente per esempio nel ferrato di potassio.

 

 il carburo di ferro Fe3C è conosciuto come cementite.

 

 

 

Si veda anche ossido di ferro.

 

 

 

Precauzioni

 

 Un apporto eccessivo di ferro tramite l’alimentazione è tossico perché l’eccesso di ioni ferro(II) reagisce con i perossidi nel corpo formando radicali liberi[senza fonte]. Finché il ferro rimane a livelli normali, i meccanismi anti-ossidanti del corpo riescono a mantenere il livello di radicali liberi sotto controllo.

 

 

 

La dose quotidiana di ferro consigliata per un adulto è 45 milligrammi al giorno, 40 milligrammi al giorno per bambini fino a 14 anni.

 

 

 

Informazioni sul Ferro

 

 

 

Nome, simbolo, numero atomico ferro, Fe, 26

 

 Serie metalli di transizione

 

 Gruppo, periodo, blocco 8 (VIIB), 4, d

 

 Densità, durezza 7874 kg/m³, 4,0

 

 

 

Proprietà atomiche

 

 Peso atomico 55,845 uma

 

 Raggio atomico (calc.) 140 (156) pm

 

 Raggio covalente 125 pm

 

 Configurazione elettronica [Ar]3d64s2

 

 e− per livello energetico 2, 8, 14, 2

 

 Stati di ossidazione 2,3,4,6 (anfotero)

 

 Struttura cristallina cubica a corpo centrato

 

 cubica a facce centrate fra 907 °C e 1400 °C

 

 

 

Proprietà fisiche

 

 Stato della materia solido (ferromagnetico)

 

 Punto di fusione 1808 K (1535 °C)

 

 Punto di ebollizione 3273 K (3000 °C)

 

 Volume molare 7,09 · 10-6 m³/mol

 

 Entalpia di vaporizzazione 349,6 kJ/mol

 

 Calore di fusione 13,8 kJ/mol

 

 Tensione di vapore 7,05 Pa a 1808 K

 

 Velocità del suono 4910 m/s a 293,15 K

 

 

 

Altre proprietà

 

 Numero CAS 7439-89-6

 

 Elettronegatività 1,83 (scala di Pauling)

 

 Calore specifico 440 J/(kg·K)

 

 Conducibilità elettrica 9,96 · 106 /(m·Ω)

 

 Conducibilità termica 80,2 W/(m·K)

 

 Energia di prima ionizzazione 762,5 kJ/mol

 

 Energia di seconda ionizzazione 1561,9 kJ/mol

 

 Energia di terza ionizzazione 2957 kJ/mol

 

 

 

Isotopi più stabili

 

 iso NA TD DM DE DP

 

 54Fe 5,8% Fe è stabile con 28 neutroni

 

 55Fe sintetico 2,73 anni ε 0,231 55Mn

 

 56Fe 91,72% Fe è stabile con 30 neutroni

 

 57Fe 2,2% Fe è stabile con 31 neutroni

 

 58Fe 0,28% Fe è stabile con 32 neutroni

 

 59Fe sintetico 44,503 giorni β- 1,565 59Co

 

 60Fe sintetico 1,5 · 106 anni β- 3,978 60Co

 

 Un eccesso di ferro può produrre disturbi (emocromatosi); per questo l’assunzione di ferro tramite medicinali va eseguita sotto controllo medico ed in caso di oggettiva carenza di ferro.

Categorie
Computer Database Foto Mare Mondo Panorama Presentazione Storia

Foto del Mar di Galilea visto da Kratos

Categorie
Computer Database Foto Mare Mondo Panorama Parlare con Kratos Presentazione Racconto Storia

Spiego a Kratos il Mar di Galilea

Dopo aver detto a Kratos tutto sul Mar Morto e dopo avergli fatto vedere una foto su quel mare , gli dissi – adesso ti spiego tutto sul Mar di Galilea e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sul Mar di Galilea – Il Mare di Galilea, detto anche Lago di Tiberiade o di Gennesaret o di Kinneret, è il più grande lago d’acqua dolce dello Stato di Israele avendo una circonferenza di circa 53 km.

 

 

 

Situato a 209 m sotto il livello del mare, ha una profondità massima di 43 mt: si tratta del lago d’acqua dolce più grande della Terra sotto il livello del mare, superato per dimensioni solo dal Mar Morto che è però un lago d’acqua salata. Il lago si trova nella Grande Fossa Tettonica, depressione creatasi dal distacco delle placche araba e africana e nella quale, da nord a sud, scorrono le acque del fiume Giordano che alimentano il lago. Per tale motivo la zona è caratterizzata da elevata sismicità, mentre in passato era presente anche una certa attività vulcanica come testimonia la presenza di rocce basaltiche ed ignee.

 

 

 

È posto tra i territori di Israele e le alture del Golan annesse da Israele e rivendicate dalla Siria. Nel corso dei secoli ha avuto molte denominazioni in funzione delle principali città che nel tempo avevano la prevalenza sulle sue rive. Nell’Antico Testamento è chiamato Mare di Kinneret (Numeri 34,11) e (Giosuè 13,27), termine che potrebbe derivare dalla parola ebraica kinnot, ovvero arpa o lira in relazione alla forma del lago stesso. Nel Nuovo Testamento è chiamato lago o mare di Galilea, o di Tiberiade o di Gennèsaret: Galilea dal nome della regione in cui si trova; Tiberiade dal nome della città fondata da Erode Antipa intorno al 20 d.C. sulla sua riva nord in onore dell’imperatore Tiberio; Gennèsaret dal nome di una piccola pianura fertile situata sulle coste occidentali del lago. Il nome arabo del lago deriva da Tiberiade, la principale città all’epoca della conquista araba.

 

 

 

Il Mare di Galilea è conosciuto soprattutto per essere stata, secondo i Vangeli, la sede principale della predicazione di Gesù. Essi narrano che Gesù visitò più volte molte località poste sulle rive del lago, attraversandolo spesso in barca.

 

 

 

Vicende bibliche

 

 

 

I Vangeli nominano questo lago varie volte:

 

 Il lago rappresentava il luogo di lavoro dei pescatori tra i quali Gesù scelse alcuni dei suoi apostoli: Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo e suo fratello Giovanni, questi ultimi figli di Zebedeo furono chiamati da Gesù mentre sulla riva del lago riassettavano le reti, e immediatamente lasciarono tutto e lo seguirono (Luca 5,1-11).

 

 Durante una traversata del lago, un’improvvisa tempesta mise in pericolo la fragile lancia su cui c’erano Gesù e gli apostoli. Siccome Gesù stava dormendo per la stanchezza, lo svegliarono, e con poche parole calmó la furia del mare e del vento (Luca 8,22-25).

 

 Un episodio simile avviene dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il Vangelo secondo Giovanni narra che Gesù allontanò la folla che voleva farlo re, allontanò anche i discepoli spingendoli sulla barca, e si ritirò sul monte in preghiera. Nel cuore della notte Gesù apparve ai discepoli camminando sulle acque del lago (Giovanni 6,16-21)

 

 Il Lago di Galilea vedrà anche un’apparizione pasquale di Gesù resuscitato: da distante, dalla riva, suggerirà ai discepoli estenuati per la notte passata senza pescar nulla, che tirassero la rete dalla parte destra della barca. A questa maniera i discepoli pescano una gran quantità di pesci, e riconoscono che quello sconosciuto “è il Signore!”. Pietro si tuffa e raggiunge a nuoto la riva, mentre gli altri raggiungono la riva con la barca. Al loro arrivo, Gesù sta arrostendo per loro pane e alcuni pesci, e li dà loro. Finito di mangiare, Gesù chiede per 3 volte a Pietro se lui lo ama, ad ogni risposta di Pietro Gesù risponde con la frase “pasci le mie pecorelle”. Questo dialogo, da parte cattolica, viene considerato come il momento in cui Gesù affida a Pietro la Chiesa.(Giovanni 21,1-19).

 

 

 

Informazioni su Mar di Galilea

 

 

 

Nazione Israele

 

 Mahoz Settentrionale

 

 Coordinate 32°49′00″N 35°34′00″E

 

 

 

Dimensioni

 

 Superficie 166 km²

 

 Altitudine

 

 Lunghezza 21 km

 

 Larghezza 13 km

 

 Profondità massima 48 m

 

 Profondità media 26 m

 

 Volume 4 km³

 

 Sviluppo costiero 53 km

 

 Immissari principali Giordano

 

 Emissari principali Giordano

 

 Tempo di ritenzione lacustre 5 anni.

Categorie
Computer Database Foto Mondo Panorama Presentazione Storia

Foto del Mar Morto visto da Kratos

Categorie
Computer Database Foto Mare Mondo Panorama Parlare con Kratos Presentazione Racconto Storia

Spiego a Kratos il Mar Morto

Dopo aver detto a Kratos tutto sul Mar Caspio e dopo avergli fatto vedere una foto su quel mare , gli dissi – adesso ti spiego tutto sul Mar Morto e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sul Mar Morto – Il Mar Morto (in ebraico: יםהמלח[?], letteralmente mare del sale e in arabo: البحرالميت) è – propriamente – un lago situato tra Israele (e il territorio della Cisgiordania parte dei Territori palestinesi) e la Giordania. Chiamato anticamente Asfaltide, il mar Morto si trova nella depressione più profonda della Terra.

 

 

 

Caratteristiche

 

 

 

L’acqua è troppo salata e questo non consente alcuna forma di vita fatta eccezione per i batteri: da qui il nome mar Morto.È un mare chiuso che ha come immissari le acque del fiume Giordano, del fiume Arnon e di altri corsi d’acqua di minore importanza, senza avere però alcun emissario.

 

 

 

La sua salinità aumenta con la profondità. La superficie è la parte meno salata, diluita dalle acque del Giordano che trovano difficoltà a scendere negli strati più bassi: scendendo a 40 m di profondità, la salinità diventa di 300 g per ogni chilogrammo di acqua, circa 10 volte quella degli oceani. Verso i 100 m di profondità la salinità aumenta a 332 g per ogni chilogrammo di acqua, saturandosi: il sale precipita e si accumula sul fondo del mare.

 

 

 

Le acque del Mar Morto vengono usate per la produzione di cloruro di potassio sia da società israeliane che giordane: vengono anche estratti bromo e magnesio, di cui il mare è ricco. L’estrazione viene fatta partendo dalle saline, visibili dallo spazio nella estremità sud del mar Morto.

 

 

 

L’acqua del Mar Morto, con densità di 1,24 kg/L, permette a chiunque di galleggiare senza alcuno sforzo, mentre rende molto difficile la pratica del nuoto, in quanto si emerge troppo dall’acqua.

 

 

 

Le sue acque erano conosciute fin dai tempi dei Romani e sono sfruttate ancora oggi, per le loro qualità curative, soprattutto per le malattie della pelle: il basso livello di raggi UV e l’alto tasso di ossigeno sono ottimi per la salute, l’alta concentrazione di minerali, tra cui il calcio e il magnesio, che sono utili rimedi contro le allergie e le infezioni delle vie respiratorie, il bromo che facilita il rilassamento, lo iodio che ha effetti benefici sulle disfunzioni ghiandolari e il fango per la cura della pelle.

 

 

 

Pericolo di sparizione

 

 

 

Secondo il dottor Alon Tal, il Mar Morto sta morendo, in quanto, essendo il punto più basso della superficie terrestre e anche tra i più caldi, la conseguente notevole evaporazione non è sufficientemente compensata dall’afflusso delle acque del Giordano e degli altri più aridi corsi d’acqua, a partire dalla metà del secolo scorso quando i contadini israeliani e giordani deviarono le acque dei fiumi, soprattutto del Giordano, per uso agricolo; la portata del Giordano si è ridotta del 10% rispetto alla sua portata naturale. Inoltre le industrie giordane e israeliane del carbonato di potassio che si trovano nella regione meridionale del mar Morto esasperano la discesa del livello del lago, che si è già abbassato di 27 metri.

 

 

 

Sono state studiate diverse soluzioni per rialzare il livello del lago e, nonostante l’opposizione degli ambientalisti, al momento, la Banca Mondiale ha stanziato 15 milioni di dollari americani per lo studio di fattibilità di un collegamento col mar Rosso, battezzato “Condotto della Pace”, che incanalerebbe l’acqua ad Aqaba e la porterebbe alle sponde meridionali del mar Morto, con produzione di energia elettrica, e con un impianto di desalinizzazione che fornirebbe l’acqua ad Amman, con un costo previsto di circa 5 miliardi di dollari americani. L’opposizione ambientalista è dovuta ad una previsione di possibile innaturale reazione chimica delle acque e anche al fatto che la zona è altamente sismica.

 

 

 

Informazioni su Mar Morto

 

 

 

Tipologia bacino endoreico

 

 Dimensioni

 

 Superficie 650 km²

 

 Altitudine meno 413 m s.l.m.

 

 Lunghezza 67 km

 

 Larghezza 18 km

 

 Profondità massima

 

 Volume 135 km³

 

 Sviluppo costiero 135 km

 

 Immissari principali Giordano.

Categorie
Computer Database Foto Mare Mondo Panorama Parlare con Kratos Presentazione Storia

Foto del Mar Caspio visto da Kratos

Categorie
Computer Database Foto Mare Mondo Panorama Parlare con Kratos Presentazione Racconto Storia

Spiego a Kratos il Mar Caspio

Dopo aver detto a Kratos tutto sul Lago d’ Aral e dopo avergli fatto vedere una foto su quel lago , gli dissi – adesso ti spiego tutto sul Mar Caspio e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sul Mar Caspio – Il mar Caspio (rus. Каспийское море Kaspijskoe more, az. Xəzər dənizi, iran. دریایخزر, kaz. Каспий теңізі Kaspij Tenizi, turkm. Hazar deňizi) è la più grande massa d’acqua chiusa della Terra, ed è classificato come il più grande lago del mondo.

 

 

 

Le sue coste sono divise amministrativamente fra:

 

 Russia ( Dagestan, Calmucchia, Oblast’ di Astrachan’ )

 

 Iran

 

 Kazakistan

 

 Turkmenistan

 

 Azerbaigian

 

 

 

Sulla costa orientale, in Turkmenistan, c’è un’ampia baia, il Garabogazköl, che spesso diventa un lago a sé stante quando il livello della superficie si abbassa.

 

 

 

Due sono i fiumi maggiori che sfociano nel mar Caspio: il Volga e l’Ural.

 

 

 

Geografia

 

 

 

È un bacino endoreico situato a 28 metri sotto il livello del mare (Depressione Caspica), fra le zone meridionali della Federazione Russa e il nord dell’Iran. Ha una superficie di 371 000 km², un volume di 78.200 km³ e una profondità massima di 995 metri. È lungo 1.200 km, con una larghezza media di 310 km.

 

 

 

Un tempo, quando il bacino era allo stesso livello degli altri mari, faceva parte di una massa d’acqua molto più vasta, che si estendeva dal mar Nero sino al lago d’Aral.

 

 

 

Salinità

 

 

 

La definizione di mare è dovuta al fatto che i Romani, che per primi vi arrivarono, si resero conto che la sua acqua era salata. L’acqua del mar Caspio ha una salinità media del 13 per mille (circa un terzo della salinità media dell’acqua di mare). Essa varia notevolmente da zona a zona, passando da livelli quasi nulli (particolarmente nell’area del delta del Volga) a valori molto elevati a causa dell’intensa evaporazione; è quest’ultimo il caso dell’insenatura di Kara-Bogaz-Gol, dove la salinità raggiunge il 30‰. Queste differenze influiscono in modo rilevante anche sulla fauna presente, in genere abbondante e tipica sia delle acque dolci, sia delle acque marine.

 

 

 

Isole

 

 

 

Ashuradeh

 

 Bulla

 

 Çikil

 

 Çilov

 

 Gil

 

 Nargin

 

 Pirallahı

 

 Qara Su

 

 Qum

 

 Səngi Muğan

 

 Vulf

 

 Zənbil

 

 Caspiar.

 

 

 

Insediamenti

 

 

 

Le principali città che si affacciano sul bacino sono Baku, capitale azera, e Mahačkala.

 

 

 

Altre città in prossimità della costa o sul lago sono:

 

 Astara

 

 Baku

 

 Khachmaz

 

 Lankaran

 

 Oil Rocks

 

 Sumqayit

 

 Astara

 

 Babolsar

 

 Bandar Anzali

 

 Chaloos

 

 Noshahr

 

 Ramsar

 

 Rasht

 

 Sari

 

 Atyrau

 

 Aqtau (già Fort Ševčenko)

 

 Astrakhan

 

 Derbent

 

 Machačkala

 

 Türkmenbaşy (già Krasnovodsk).

 

 

 

Informazioni su Mar Caspio

 

 

 

Tipologia bacino endoreico

 

 Dimensioni

 

 Superficie 371.000 km²

 

 Altitudine −28 m s.l.m.

 

 Profondità massima 995 m

 

 Volume 78200 km³

 

 Bacino imbrifero 78.200 km²

 

 Immissari principali Volga, Ural, Kura, Terek.

Categorie
Computer Database Foto Mare Mondo Panorama Presentazione Storia

Foto del Lago d’ Aral visto da Kratos

Categorie
Computer Database Foto Mare Mondo Panorama Parlare con Kratos Presentazione Racconto Storia

Spiego a Kratos il Lago d’ Aral

Dopo aver detto a Kratos tutto sul Mare di Ross e dopo aver fatto vedere una foto su quel mare , gli dissi – adesso ti spiego tutto sul Lago D’ Aral e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sul Lago d’ Aral – L’Aral (in russo Aralskoje More, Аральскοе мοре; in kazako Арал Теңізі) è un lago salato di origine oceanica, situato alla frontiera tra l’Uzbekistan (nel territorio della repubblica autonoma del Karakalpakstan) e il Kazakistan. Erroneamente è chiamato mare d’Aral, poiché possiede due immissari (Amu Darya e Syr Darya) ma non ha emissari che lo colleghino all’oceano; è infatti un bacino endoreico.

 

 

 

Il nome deriva dal chirghiso “Aral Denghiz”, che significa “mare delle isole”, a causa delle numerose isole che erano presenti nei pressi della costa orientale.

 

 

 

Geograficamente si pone ad est dell’altipiano dell’Ust-Urt che lo separa dal Mar Caspio. In origine il lago faceva parte di un vasto oceano che comprendeva anche il Mediterraneo ed il Mar Nero e che, ritirandosi, ha generato, oltre all’Aral, anche il Mar Caspio. Ne sono testimoni le numerose conchiglie fossili di cui è disseminato il deserto del Karakum, che si trova a sud.

 

 

 

Il lago ha sempre mostrato importanti variazioni nel suo livello in tempi storici ma con periodi del tutto non compatibili con quelli del ciclo di Brückner, ovvero 35 anni. Proprio in tempi recenti, sul fondo prosciugato del lago sono riapparsi i resti, risalenti al XIII-XIV secolo, di un’antica città. È da considerarsi errata l’idea che in tempi storici il lago sia scomparso e riapparso più volte. Le variazioni di cui si ha certezza sono quelle che lo hanno visto diminuire fino all’anno 1880. Da quel momento fino al 1908 si era osservato un innalzamento della superficie di circa 3 metri, nonostante fossero già stati avviati, seppur in piccola scala, i lavori di deviazione dei due immissari. Accertato invece è che nell’antichità avesse un emissario che portava le sue acque fino al mar Caspio e che fungeva da via navigabile collegata alla “via della seta”.

 

 

 

Il disastro ambientale

 

 

 

Il lago d’Aral è vittima di uno dei più gravi disastri ambientali provocati dall’uomo. L’evento è stato tra l’altro definito dal politico statunitense Al Gore, nel suo libro “Earth in the balance”, come il più grave nella storia dell’umanità.

 

 

 

Originariamente infatti, il lago era ampio all’incirca 68.000 km², ma dal 1960 il volume e la sua superficie sono diminuiti di circa il 75%. Nel 2007 il lago era ridotto al 10% della dimensione originaria[2]. Questo è stato principalmente dovuto al piano di coltura intensiva voluto dal regime sovietico dell’immediato dopoguerra. L’acqua dei due fiumi che tributavano nel lago è stata prelevata, tramite l’uso di canali e per gran parte della lunghezza dei fiumi stessi, per irrigare i neonati vasti campi di cotone delle aree circostanti. Sin dal 1950 si poterono osservare i primi vistosi abbassamenti del livello delle acque del lago. Già nel 1952 alcuni rami della grande foce a delta dell’Amu Darya non avevano più abbastanza acqua per poter sfociare nel lago. Il piano di sfruttamento delle acque dei fiumi a scopo agricolo aveva come responsabile Grigory Voropaev. Voropaev durante una conferenza sui lavori dichiarò, a chi osservava che le conseguenze per il lago sarebbero state nefaste, che il suo scopo era proprio quello di “far morire serenamente il lago d’Aral”. Era infatti così abbondante la necessità di acqua che i pianificatori arrivarono a dichiarare che l’enorme lago era ritenuto uno spreco di risorse idriche utili all’agricoltura e, testualmente, “un errore della natura” che andava corretto. I pianificatori ritenevano che il lago, una volta ridotto ad una grande palude acquitrinosa sarebbe stato facilmente utilizzabile per la coltivazione del riso. Per far posto alle piantagioni, i consorzi agricoli non hanno lesinato l’uso di diserbanti e pesticidi che hanno inquinato il terreno circostante. Nel corso di quattro decenni la linea della costa è arretrata in alcuni punti anche di 150 km lasciando al posto del lago un deserto di sabbia salata invece del previsto acquitrino. A causa infatti della sua posizione geografica (si trova al centro dell’arido bassopiano turanico) è soggetto a una forte evaporazione che non è più compensata dalle acque degli immissari. L’impatto ambientale sulla fauna lacustre è stato devastante. Il vento che spira costantemente verso est/sud-est trasporta la sabbia, salata e tossica per i pesticidi, ha reso inabitabile gran parte dell’area e le malattie respiratorie e renali hanno un’incidenza altissima sulla popolazione locale. Le polveri sono arrivate fino su alcuni ghiacciai dell’Himalaya.

 

 

 

Le conseguenze sull’economia della zona (ex) costiera

 

 

 

I numerosi insediamenti di pescatori che vivevano del pesce del lago sono stati via via abbandonati fino al 1982, anno della definitiva cessazione di ogni attività direttamente correlata alla pesca nel lago. Gli stabilimenti di lavorazione del pesce hanno continuato comunque a funzionare per molti anni grazie allo sforzo del governo di Mosca che aveva ordinato che parte del pesce pescato sul Mar Baltico fosse trasportato e lavorato presso gli impianti di inscatolamento di Moynaq in Uzbekistan. A lungo andare, tuttavia, gli irragionevoli costi di questa pratica ne imposero il fermo. Ogni attività produttiva legata al pesce ha quindi avuto termine. Nel corso degli anni sia la città di Moynaq (situata a sud del lago, in Uzbekistan, nel territorio della repubblica del Karakalpakstan) che la città di Aralsk (situata a nord-est del lago, in Kazakistan) sono diventate meta di un lugubre turismo che cerca le carcasse delle navi arrugginite abbandonate in quello che ora è un deserto di sale ed una volta era un florido lago.

 

 

 

A tutt’oggi, al di là di alcuni accordi formali tra loro, i governi delle nazioni che insistono nell’area interessata (oltre al Kazakistan e all’Uzbekistan anche il Tagikistan, il Turkmenistan, il Kirghizistan ed in parte l’Afghanistan) non hanno intrapreso significative azioni comuni per ripristinare l’afflusso delle acque verso il bacino del lago. Il motivo è che la coltivazione del cotone impiega ormai una quantità di lavoratori cinque volte maggiore di quella che una volta era impiegata nella pesca, che peraltro era concentrata nei soli Kazakistan ed Uzbekistan. Inoltre i terreni che le acque del lago hanno scoperto ritirandosi hanno mostrato di essere ricchissimi giacimenti di gas naturale. Nel corso del 2006 un importante accordo per lo sfruttamento del sottosuolo del lago è stato raggiunto tra il governo dell’Uzbekistan, la società russa LUKOil, la Petronas, la Uzbekneftegaz e la China National Petroleum Corporation. Un eventuale ritorno dell’acqua al livello originario sulla riva uzbeka renderebbe complicato questo genere di attività.

 

 

 

La base militare abbandonata

 

 

 

Per anni una grave preoccupazione era costituita dall’installazione militare sovietica abbandonata dal 1992, i cui resti si trovano tuttora su quella che una volta era l’isola di Vozroždenie. In quella base infatti venivano condotti esperimenti di armamenti chimico-batteriologici. A causa dell’abbassamento del livello del lago, tale isola ormai era di fatto diventata parte della terraferma e facilmente raggiungibile. La presenza di fusti di antrace e di altri agenti tossici era nota e confermata sia dalle autorità ex-sovietiche, sia dalle autorità uzbeke, sia da quelle statunitensi incaricate di indagare sulla effettiva pericolosità del luogo. Tale installazione è stata bonificata definitivamente nel 2002 con uno sforzo congiunto delle autorità del Kazakistan e dell’Uzbekistan coadiuvate da consulenti statunitensi. Periodici sopralluoghi vengono via via effettuati nella zona per accertare l’eventuale persistenza di agenti tossici.

 

 

 

I tentativi di recupero

 

 

 

Il lago, prosciugandosi, si è diviso, dal 1987, in due laghi distinti. Quello a sud, e quello (molto più piccolo) a nord. Il lago a nord (“Piccolo Aral”), dopo alcuni lavori di bonifica, è stato completamente isolato dalla parte sud con la costruzione, finanziata dalla Banca Mondiale, della diga chiamata Kokaral e nuovamente ricongiunto, seppur con un afflusso ridotto, all’antico affluente Syr Darya. La costruzione della diga è stata completata nel 2005. Essa è una parte di un progetto più grande che punta alla riqualificazione della parte kazaka del lago. Il completamento dei lavori, che tra l’altro prevedono una forte riduzione degli sprechi idrici del Syr Darya in modo da far arrivare al lago quanta più acqua possibile, è previsto per la fine del 2008.

 

 

 

I risultati sono stati sorprendentemente incoraggianti, tanto che in alcuni villaggi è ripresa l’attività di pesca dopo che alcune specie di pesci erano state reintrodotte proprio per tentare di rendere la pesca nuovamente praticabile. Le acque del lago, inoltre, sono risultate abbastanza pulite da essere potabili e la salinità è tornata livelli simili a quelli pre-1960. Notevole è stato l’aumento del livello delle acque. Dal 2003 al 2008 la superficie del Piccolo Aral è passata da 2.550 km² a 3.300 km². Nello stesso periodo la profondità è passata da 30 a 42 metri..

 

 

 

La costruzione di una nuova e più grande diga è allo studio. Sarebbe anch’essa finanziata per l’85% dalla Banca Mondiale e per il 15% dal governo del Kazakistan. L’obiettivo della nuova diga sarebbe quello di riportare il livello del “Piccolo Aral” fino a consentirgli di bagnare e rendere nuovamente operativo, entro il 2015, il porto di Aralsk, che al momento è ancora a circa 25 km di distanza dal lago. La nuova diga non andrebbe a sostituire l’attuale Kokaral bensì andrebbe ad integrarsi in un complesso sistema di nuove costruzioni e canalizzazioni localizzate principalmente nella baia di Saryshaganak, alla cui estremità sorge la città di Aralsk. I lavori, che ammonterebbero a 191 milioni di dollari, consisterebbero nella costruzione di un canale che porti l’acqua dal Syr Darya direttamente nella baia. La baia sarebbe poi chiusa dalla nuova diga. Nel giro di poco tempo, il livello dell’acqua dovrebbe tornare a bagnare il porto di Aralsk.

 

 

 

C’è da considerare tuttavia il fatto che il “Piccolo Aral” giace completamente sul suolo del Kazakistan e la sua divisione ha, in pratica, condannato a morte il “Grande Aral”, che invece giace in gran parte in Uzbekistan. Le autorità dell’Uzbekistan ritengono che ormai la situazione sia talmente compromessa che l’unica soluzione sia quella di investire nel rinverdimento del deserto lasciato dal lago evaporato invece di provvedere ad un suo eventuale nuovo riempimento. Stanno avendo un discreto successo delle opere di rimboschimento di Haloxylon ammodendron, un arbusto noto anche con il nome di “albero del sale”, in grado di vivere in ambienti aridi e dalla salinità elevata. Secondo un piano curato da autorità tedesche, uzbeke e kazake, nel giro di 10 anni circa 300.000 ettari saranno rimboschiti con questo tipo di vegetazione. L’obiettivo è quello di ridurre del 60%-70% la velocità del vento al suolo durante le frequenti tempeste di sabbia in modo da ridurre sensibilmente la quantità di polveri che i venti portano nei dintorni.

 

 

 

Ciononostante, l’esistenza di soluzioni per riportare il lago al livello originario è stata dimostrata in più occasioni da ingegneri idraulici e studiosi di varie parti del mondo. Oltre al sistema delle dighe e dell’ottimizzazione dello sfruttamento dell’acqua dell’Amu Darya e del Syr Darya, si è proposto:

 

 l’utilizzo di varietà di piante di cotone che richiedono un’irrigazione minore

 

 la realizzazione di canali che devino nell’Aral parte delle acque dei fiumi Volga, Irtyš e Ob’. Questa soluzione riporterebbe il lago al suo livello originario entro un massimo di 30 anni, ma i lavori implicherebbero un costo dai 30 ai 50 miliardi di dollari USA;

 

 la costruzione di un acquedotto che, previa desalinizzazione, porti acqua all’Aral dal mar Caspio .

 

 

 

Informazioni su Lago d’Aral

 

 

 

Nazioni Kazakistan

 

 Uzbekistan

 

 Coordinate 44°54′N 59°30′E

 

 

 

Tipologia endoreico

 

 Dimensioni

 

 Superficie 17.160 km²

 

 Profondità massima 42 m

 

 Immissari principali Amu Darya, Syr Darya.