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Foto della bicicletta di Pandora vista da lei e da Kratos

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Modifico la bicicletta di Pandora

Dopo aver spiegato a Kratos la ferita e dopo aver fatto vedere sia a lui sia a Pandora la foto di alcune ferita , le dissi – Pandora puoi portare la tua bicicletta qui e Pandora  disse – cosa ci vuoi fare ? e le risposi – è troppo piccola per te , adesso te la faccio diventare più grande e Pandora disse – grazie . Mi concentrai e la modificai e diventò una bella bicicletta rossa e Pandora disse – è bellissima e Kratos disse – si infatti è bellissima .

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Foto della Ferita vista da Kratos e Pandora

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Spiego a Kratos la ferita

Dopo aver fatto apparire una bicicletta rossa per Kratos e dopo averla fatta vedere a Kratos , gli dissi – adesso ti spiego tutto sulla ferita e Kratos disse – ok , comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sulla ferita – Per ferita si intende l’interruzione dei tessuti causata da agenti esterni.

 

 

 

Tipologia e classificazione

 

 

 

In relazione al percorso e alla profondità le ferite possono essere distinte in:

 

 superficiali: quando interessano esclusivamente lo strato cutaneo e sottocutaneo

 

 profonde: quando coinvolgono lo strato fasciale e le strutture che si trovano al disotto

 

 penetranti: quando creano un tramite tra l’esterno e una delle grandi cavità dell’organismo (cranica, toracica, addominale)

 

 interne: quando interessano organi interni (fegato, milza, polmone, ecc.) a prescindere dal coinvolgimento delle strutture parietali che possono anche rimanere integre, come accade nei traumi chiusi.

 

 

 

Un sistema di classificazione importante è quello che si basa sul grado di contaminazione delle ferite. È opportuno tuttavia precisare che la presenza di germi patogeni nella ferita non determina necessariamente una infezione della stessa.

 

 Pulite: sono definite tali le ferite di origine non traumatica e nel cui ambito non vi siano interruzioni di alcuni apparati: digestivo, respiratorio, uro-genitale.

 

 Pulite-contaminate: sono le ferite in cui uno degli apparati è interrotto ma sotto controllo e non vi siano segni apparenti di contaminazione. A questo gruppo appartengono interventi molto frequenti quali la colecistectomia o l’appendicectomia.

 

 Contaminate: gruppo nel quale vengono inserite le ferite traumatiche recenti e quelle aperte, le ferite con interruzione non controllata dell’apparato gastro-enterico, quelle in presenza di fenomeni infiammatori acuti ma non purulenti, le incisioni delle vie biliari e urinarie in presenza di bile e urine infette.

 

 Sporche: sono le ferite traumatiche aperte non recenti o quelle dovute a fenomeni perforativi o in presenza di infiammazioni pregresse purulente.

 

 

 

Modalità

 

 

 

A seconda del meccanismo che le determina si distinguono:

 

 

 

Ferite da taglio

 

 

 

Sono prodotte da agenti affilati quali coltelli, rasoi, schegge di vetro o metalliche, premuti e fatti scorrere su un tessuto corporeo.

 

 Si presentano rettilinee o ad ampia curvatura, più lunghe che profonde, con una caratteristica coda iniziale breve (tratto iniziale del contatto) e una coda finale più lunga (allontanamento del tagliente dal tessuto). Una caratteristica ferita da taglio è quella chirurgica da bisturi.

 

 Hanno i margini netti e sono, in genere, fortemente sanguinanti. L’entità dell’emorragia è legata al numero, al diametro e alla natura arteriosa o venosa dei vasi interrotti, elementi spesso in relazione sia con la profondità del taglio che con il distretto coinvolto. Risultano particolarmente sanguinanti, ad esempio, le ferite del cuoio capelluto, molto meno quelle della linea alba, struttura preferita, per questo motivo, nelle grandi incisioni laparotomiche. Le ferite da taglio spesso provocano un sanguinamento diffuso e puntiforme dei bordi, detto a nappo.

 

 Questo tipo di ferita, in particolare quella chirurgica che è più netta e regolare, va incontro a guarigione con ottimi risultati estetici. È condizione essenziale però che sia adeguatamente suturata e che non sia contaminata. In presenza di fenomeni settici concomitanti (intervento per appendicite acuta purulenta o per perforazione intestinale) o insorti nel decorso post-operatorio (infezione secondaria del sito chirurgico) anche la sutura più accurata non riesce ad evitare danni al normale processo di guarigione della ferita con possibili esiti cicatriziali antiestetici.

 

 

 

Ferite da punta

 

 

 

Sono prodotte da agenti vulneranti appuntiti quali spine, aghi, chiodi, spilli, infissi nel tessuto.

 

 Si presentano con un foro di entrata più o meno piccolo ed un tragitto di lunghezza diversa e che ne determina la distinzione in: superficiali e profonde. Possono essere:

 

 trapassanti: quando attraversano completamente un segmento corporeo, quale un arto.

 

 penetranti: quando raggiungono una delle tre cavità: cerebrale, toracica o addominale.

 

 transfosse: quando la ferita penetrante presenta oltre al foro di entrata anche quello di uscita.

 

 

 

Le ferite da punta vanno incontro ad una rapida guarigione favorita dalla loro stessa conformazione che però implica anche maggiori rischi di:

 

 infezione

 

 La penetrazione dell’oggetto all’interno della ferita può introdurre materiale inquinante: polvere, terriccio, brandelli di stoffa che a causa della forma stretta e allungata della lesione vengono trattenuti. L’impossibilità di una detersione naturale e la difficoltà di praticarne una chirurgica favorisce quindi le infezioni localizzate con formazione di ascessi. Questo vale nelle lesioni di natura traumatica, ma anche in quelle legate a procedimenti chirurgici (iniezioni, ago-aspirati, paracentesi) per la presenza abituale di germi patogeni sulla superficie cutanea o eventualmente sui presidi chirurgici impiegati. È per tale motivo che ogni atto operatorio va eseguito nel rispetto della più rigorosa antisepsi e dopo lunga e accurata disinfezione della cute.

 

 complicazione

 

 La ferita da punta, essendo poco dolorosa e scarsamente sanguinante, tende in genere ad essere sottovalutata; inoltre è oggettivamente difficile stabilirne l’entità. Anche avendo a disposizione l’agente vulnerante non è possibile avere la certezza di quanto sia penetrato e quale direzione abbia seguito. Inoltre la sovrapposizione per scorrimento dei piani tissutali, dotati di elasticità diversa, una volta estratto l’oggetto appuntito, rende impossibile la definizione esatta del suo percorso. La stessa introduzione di uno specillo o di una sonda chirurgica scanalata che voglia seguire il tragitto può dare la sensazione, sbagliata, che esso sia più breve del reale, con conseguenze gravi.

 

 Un caso emblematico è quello delle ferite penetranti in addome ma non giudicate tali e quindi non ritenute meritevoli di ulteriori e più approfondite indagini. In questi casi le probabili lesioni degli organi interni comporteranno complicazioni gravi emorragiche o settiche con quadri clinici anche drammatici: addome acuto, shock.

 

 

 

Altre ferite

 

 

 

ferite da punta e taglio

 

 Sono inferte da agenti vulneranti particolari quali pugnali, spade, lance nei quali si combinano l’azione di pressione e quella di strisciamento. Sono potenzialmente pericolose in quanto sono in grado di raggiungere più facilmente i piani profondi e le grandi cavità.

 

 ferite lacere

 

 Sono dovute ad un’azione di strappamento o stiramento, oltre che di taglio. Si presentano edematose con vaste ecchimosi, aree necrotiche e margini fortemente irregolari; in generale sono scarsamente sanguinanti. Hanno spiccata tendenza all’infezione e richiedono quindi un’accurata toilette chirurgica con asportazione dei lembi mortificati ed irregolari. Non sempre è possibile suturarle, anzi, in determinati casi, è opportuno lasciare aperte in modo che guariscano per seconda intenzione.

 

 ferite contuse

 

 Sono conseguenza dell’azione vulnerante di oggetti smussi esercitata con energia sufficiente a vincere l’elasticità dei tessuti ma non quella dei vasi. L’area appare fortemente edematosa con ampie aree ecchimotiche.

 

 ferite lacero-contuse

 

 Questo tipo di ferita, che combina la natura di quelle lacere e di quelle contuse, rappresenta la lesione di natura traumatica più frequente. La loro caratteristica le rende particolarmente soggette all’infezione e di conseguenza a lunghi tempi di guarigione con esiti cicatriziali antiestetici.

 

 ferite da arma da fuoco

 

 Sono ferite dovute all’azione vulnerante dei proiettili lanciati dalle armi da fuoco: pistole, fucili, mitragliatrici o delle schegge da scoppio di ordigni esplosivi:bombe, mine, proiettili di mortaio.

 

 Nel primo caso le ferite sono caratterizzate da un foro di entrata relativamente piccolo, da un tragitto più o meno lungo e da un foro di uscita a margini estroflessi e di diametro maggiore (dovuto al corpo vulnerante che nel suo progredire crea una rosa di frammenti di tessuto e di osso che lo accompagnano). La gravità della ferita dipende alla forza viva del proiettile, dal distretto colpito, dal numero di organi interessati. Queste ferite hanno molte analogie con le ferite da punta e come queste vanno frequentemente incontro a infezione ed emorragie interne. Almeno inizialmente il dolore è modesto così come il sanguinamento esterno.

 

 Le ferite da scheggia somigliano a quelle lacero contuse aggravate dal fatto che la forza viva, in questi casi elevata, può determinare danni importanti fino alle conseguenze estreme definite di sfacelo traumatico..

 

 

 

Patologia

 

 

 

Le ferite hanno tendenza alla guarigione spontanea che avviene mediante il fenomeno della cicatrizzazione. I tempi e gli esiti sotto l’aspetto estetico e funzionale dipendono dai fattori ai quali si è accennato in precedenza.

 

 In alcune circostanze il processo cicatriziale evolve in senso francamente patologico:

 

 ipoplastico. Caratterizzato da una scarsa presenza di tessuto di granulazione con riepitelizzazione insufficiente. La cicatrice si presenta di colore più chiaro, infossata, ulcerata.

 

 iperplastico. Questa complicazione è legata a situazioni diverse: contaminazione, guarigione per II intenzione, presenza di corpi estranei (anche punti di sutura). La cicatrice si presenta rilevata, dura ed arrossata. La correzione chirurgica di questa lesione consiste nella asportazione della cicatrice e nella risutura dei lembi cutanei.

 

 metaplastico. Complicazione conosciuta anche come cheloide ha una eziopatogenesi non chiara mentre più certe sono alcune predisposizioni: individuali e familiari, la pelle nera, la localizzazione in sedi particolari quali il collo o i rilievi ossei. A differenza della precedente nonostante la correzione, richiesta dai gravi inestetismi che comporta, ha un’alta tendenza alla recidiva.

 

 canceroso. Costituisce una grave e fortunatamente rara complicazione legata a cause sconosciute..

 

 

 

Terapia

 

 

 

La terapia delle ferite è essenzialmente chirurgica. A questa va sempre associata una idonea copertura con antibiotici.

 

 Nel caso delle ferite da taglio non contaminate, a margini lineari e netti, una adeguata sutura favorisce la guarigione per prima intenzione nel giro di pochi giorni.

 

 Nel caso delle ferite lacere e/o contuse la prima operazione è quella di detergerle accuratamente asportando le aree mortificate o francamente necrotiche e di provvedere alla regolarizzazione dei margini. Ciò consentirà una adeguata valutazione del danno e la scelta di procedere alla sutura immediata della ferita, con o senza apposizione di drenaggi, o piuttosto di lasciarla aperta lasciandola ad una guarigione per seconda intenzione, più lunga ma meno rischiosa.

 

 Nel caso di ferite da punta è essenziale stabilire se esse siano penetrate in qualche cavità. Utili a questo scopo il ricorso ad alcuni esami quali quello ecografico o radiografico. In presenza di ferite penetranti il rischio di coinvolgimento di uno o più organi è molto alto. Ciò conforta la decisione di intervenire chirurgicamente con un’ampia laparotomia esplorativa o meglio, per la sua minore invasività, di ricorrere ad una laparoscopia esplorativa..

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Foto della bicicletta di Kratos vista da lui e da Pandora

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Faccio apparire una bicicletta per Kratos

Dopo aver spiegato a Kratos quasi tutto quello che gli spiegavo oggi , io dissi a Kratos – adesso scendiamo giù che ti faccio apparire una bella bicicletta e Kratos disse – ok , Pandora disse – posso venire anche io . Io , Kratos e Pandora iniziammo a scendere per le scale , una volta arrivati giù io mi concentrai e feci apparire per Kratos una bella bicicletta di colore rosso . Kratos quando vide la bicicletta disse è bellissima e Pandora – si infatti è molto bella .

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Foto della piattaforma di ghiaccio visto da Kratos

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Spiego a Kratos la piattaforma di ghiaccio

Dopo aver detto a Kratos tutto sulla calotta artica e dopo avergli fatto vedere una foto sulla calotta artica , gli disse – adesso ti spiego tutto sulla piattaforma di ghiaccio e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sulla piattaforma di ghiaccio – Una piattaforma di ghiaccio galleggiante (detta anche tavolato di ghiaccio o barriera di ghiaccio) è una spessa massa di ghiaccio che si forma laddove un ghiacciaio o una calotta di ghiaccio, giunti in corrispondenza della costa, si diffondono oltre, spingendosi fin sulla superficie dell’oceano: si trovano esclusivamente in Canada, Groenlandia e nell’Antartide.

 

 

 

Il bordo esterno delle piattaforme di ghiaccio galleggianti presenta un’imponente parete verticale, fino a 30 m di altezza, che ha indotto i primi esploratori dell’Antartico a denominarle Gran Barriera di Ghiaccio («Great Ice Barrier»). Il fronte si estende per chilometri e chilometri, presentandosi come una scogliera di ghiaccio con pochissimi punti di attracco, il che ha costretto molti esploratori dell’Antartide a navigare per giorni alla ricerca di un luogo dove fosse possibile lo sbarco.

 

 

 

Descrizione

 

 

 

Le piattaforme di ghiaccio galleggianti si estendono dalla costa verso la superficie dell’oceano spinte da forze gravitazionali con componente orizzontale. Tra la piattaforma galleggiante e il ghiaccio ancorato al terreno (bedrock) che la alimenta c’è una linea di confine denominata linea di galleggiamento («grounding line»): da quella linea in poi il ghiaccio comincia a protendersi in acqua, galleggiando, ancorato al ghiaccio della costa. Quando la linea di galleggiamento si ritira verso l’interno della costa, dell’acqua viene aggiunta all’oceano e il livello del mare si alza.

 

 

 

Il ghiaccio fluisce continuamente dalla linea di galleggiamento verso il fronte della piattaforma che galleggia nel mare. Di solito, il meccanismo principale di perdita di massa delle piattaforme galleggianti è il distacco degli iceberg, in cui un pezzo di ghiaccio si stacca dal suo fronte proteso nel mare: normalmente, il fronte della piattaforma si estende in avanti per anni o decenni prima che si verifichi un importante distacco di un iceberg. L’accumulo di neve sulla parte superiore della superficie e lo scioglimento del ghiaccio sulla parte inferiore a contatto con l’acqua dell’oceano sono anch’essi fattori fondamentali nel bilancio di massa della piattaforma galleggiante.

 

 

 

Lo spessore delle piattaforme di ghiaccio galleggianti va dai 100 m ai 1000 m. La differenza di densità fra il ghiaccio glaciale, che è più denso del ghiaccio normale e l’acqua liquida fa sì che solo 1/9 del ghiaccio galleggi sopra la superficie del mare.

 

 

 

Le più grandi piattaforme di ghiaccio galleggianti si trovano nell’Antartico e sono quelle di Ross e di Filchner-Ronne.

 

 

 

La piattaforma di ghiaccio galleggiante non va confusa con la banchisa (o ghiaccio marino), la quale non si genera da un ghiacciaio che si spinge in mare dalla terra ma dal congelamento della stessa acqua del mare che comincia a ghiacciarsi in superficie a temperature inferiori a -1,8 °C: in confronto, la banchisa è molto più sottile (generalmente sui 3-4 m) e, benché essa si formi su qualunque mare freddo dove la temperatura scende ai valori suddetti, di solito la si identifica con quella presente sull’Oceano Artico e sull’Oceano australe, intorno al continente antartico.

 

 

 

Il termine «piattaforma di ghiaccio catturata» viene utilizzato per il ghiaccio che si forma su un lago subglaciale, como quello di Vostok.

 

 

 

Piattaforme di ghiaccio in Canada

 

 

 

Tutte le piattaforme di ghiaccio galleggianti canadesi si incontrano nell’isola di Ellesmere e giacciono a nord dell’82º parallelo. Piattaforme di ghiaccio galleggianti ancora presenti sono quelle di Alfred Ernest, Milne, Ward Hunt e Smith. Quella di Ayles di è disgregata il 13/08/2005, quella di M’Clintock tra il 1963 e il 1966 e quella di Markham nel 2008.

 

 

 

L’elenco delle piattaforme dell’isola di Ellesmere è il seguente:

 

 Piattaforma di ghiaccio Alfred Ernest

 

 Piattaforma di ghiaccio di Ayles (disgregatasi nel 2005)

 

 Piattaforma di ghiaccio M’Clintock

 

 Piattaforma di ghiaccio Markham

 

 Piattaforma di ghiaccio Milne

 

 Piattaforma di ghiaccio Ward Hunt

 

 Piattaforma di ghiaccio Smith.

 

 

 

Piattaforme di ghiaccio nell’Antartide

 

 

 

 

 

 

 

Nell’Antartico, le piattaforme di ghiaccio galleggianti si incontrano lungo il 44% delle sue coste. Complessivamente esse ammontano a 1,541,700 km² .

 

 

 

Di seguito vengono elencate le singole piattaforme di ghiaccio, procedendo in senso orario, a partire dal bordo nord-occidentale dell’Antartide orientale:

 

 Piattaforma di ghiaccio Filchner

 

 Piattaforma di ghiaccio Brunt

 

 Piattaforma di ghiaccio Riiser-Larsen

 

 Piattaforma di ghiaccio Quar

 

 Piattaforma di ghiaccio Ekstrom

 

 Piattaforma di ghiaccio Jelbart

 

 Piattaforma di ghiaccio Fimbul

 

 Piattaforma di ghiaccio Lazarev

 

 Piattaforma di ghiaccio Hannan

 

 Piattaforma di ghiaccio Zubchatyy

 

 Piattaforma di ghiaccio Wyers

 

 Piattaforma di ghiaccio Edoardo VIII

 

 Piattaforma di ghiaccio Amery

 

 Piattaforma di ghiaccio Pubblicazioni

 

 Piattaforma di ghiaccio Occidentale

 

 Piattaforma di ghiaccio Shackleton

 

 Piattaforma di ghiaccio Università di Mosca

 

 Piattaforma di ghiaccio Voyeykov

 

 Piattaforma di ghiaccio Cook

 

 Piattaforma di ghiaccio Slava

 

 Piattaforma di ghiaccio Gillett

 

 Piattaforma di ghiaccio Nansen

 

 Piattaforma di ghiaccio McMurdo

 

 Piattaforma di ghiaccio Ross

 

 Piattaforma di ghiaccio Swinburne

 

 Piattaforma di ghiaccio Sulzberger

 

 Piattaforma di ghiaccio Nickerson

 

 Piattaforma di ghiaccio Getz

 

 Piattaforma di ghiaccio Dotson

 

 Piattaforma di ghiaccio Crosson

 

 Piattaforma di ghiaccio Cosgrove

 

 Piattaforma di ghiaccio Abbot

 

 Piattaforma di ghiaccio Venable

 

 Piattaforma di ghiaccio Stange

 

 Piattaforma di ghiaccio Bach

 

 Piattaforma di ghiaccio Giorgio VI

 

 Piattaforma di ghiaccio Wilkins

 

 Piattaforma di ghiaccio Wordie

 

 Piattaforma di ghiaccio Jones

 

 Piattaforma di ghiaccio Müller

 

 Piattaforma di ghiaccio Principe Gustavo

 

 Piattaforma di ghiaccio Larsen

 

 Piattaforma di ghiaccio Ronne.

 

 

 

Collasso delle piattaforme di ghiaccio

 

 

 

Negli scorsi decenni, i glaciologi hanno osservato una diminuzione consistente nelle dimensioni delle piattaforme di ghiaccio galleggianti a causa del loro scioglimento e del distacco degli iceberg, arrivando persino alla completa disgregazione di alcune di esse.

 

 

 

La piattaforma di ghiaccio galleggiante dell’isola di Ellesmere si è ridotta del 90 % nel XX secolo, facendo sì che venissero separate fra loro quelle di Alfred Ernest, Ayles, Milne, Ward Hunt e Markham.

 

 

 

Uno studio del 1986 sulle piattaforme di ghiaccio galleggianti canadesi ha rilevato che 48 km², corrispondenti a 3,3 km³, di ghiaccio si è staccato da quelle di Milne e di Ayles tra il 1959 e il 1974. La piattaforma di ghiaccio galleggiante di Ayles, come già detto, ha poi finito per disgregarsi completamente, scomparendo il 13 agosto 2005. Quella di Ward, la più grande rimasta sulla costa settentrionale dell’isola di Ellesmere con uno spessore superiore ai 10 m, ha perso 600 km² di ghiaccio a causa di distacchi massicci di iceberg nel periodo 1961-1962, si è ulteriormente ridotta del 27% in spessore (13 m) tra il 1967 e il 1999, subendo infine un altro importante distacco di ghiaccio nell’estate del 2002.

 

 

 

Due sezioni della piattaforma di ghiaccio galleggiante antartica, Larsen, si sono spezzate in centinaia di insoliti piccoli frammenti di meno di un metro tra il 1995 e il 2002.

 

 

 

Queste disgregrazioni potrebbero essere connesse al riscaldamento polare che fa parte del più generale riscaldamento globale: tra le ipotesi più accreditate ci sono una aumentata fessurazione della parte superiore delle piattaforme a causa dell’acqua sciolta in superficie e un aumentato scioglimento della parte inferiore delle piattaforme a causa dell’acqua oceanica più calda che circola sotto di esse. E’ da ricordare che i vari distacchi glaciali devono essere studiati singolarmente e le cause di un distacco possono essere di varia natura. Ad esempio recenti studi dell’Istituto Antartico Argentino di Buenos Aires, hanno messo in luce il ruolo determinante giocato da alcuni ghiacciai interni nel crollo di alcune piattaforme (come la piattaforma Larsen): infatti i ghiacci interni che non riescono a scaricare i propri ghiacci in mare a causa dello sbarramento provocato dalle banchise, aumentano di volume fino a determinare il crollo della piattaforma per poi trovare accesso al mare.

 

 

 

L’acqua fredda e dolce prodotta dalla fusione della parte sottostante le piattaforme di ghiaccio di Ross e di Ronne-Flichner è una componente importante della corrente di fondo dell’Antartide.

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Foto della Calotta Artica vista da Kratos

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Spiego a Kratos la Calotta Artica

Dopo aver detto a Kratos tutto sugli iceberg e dopo avergli fatto vedere alcune foto sugli iceberg , gli dissi – adesso ti spiego tutto sulla Calotta Artica e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sulla Calotta Artica – La calotta glaciale artica, detta anche banchisa artica, è una crosta di ghiaccio insapore derivante dal congelamento dell’acqua marina che copre la zona del Mare Glaciale Artico. Nella parte centrale, sopra al Polo Nord, è costituita da ghiacci in perenne movimento e deriva.

 

 

 

Secondo gli esperti ogni 10 anni va incontro a una riduzione dell’8-10%, ed è stato calcolato che la formazione del ghiaccio negli anni 1978-2000 ha subito un drastico ridimensionamento.

 

 

 

Tale meccanismo è in continuo aumento dal momento che, mentre il ghiaccio ha la proprietà di riflettere maggiormente la luce e quindi il calore, le acque lo assorbono maggiormente per cui l’innalzamento della temperatura del Mare Artico comporta un ulteriore maggiore scioglimento dei ghiacci. D’altro canto la riduzione della morsa del ghiaccio, dovuta all’innalzarsi della temperatura, libera ogni anno zone sempre più ampie che diventano ottimali per lo sfruttamento minerario di idrocarburi, argento, nickel, titanio, diamanti e cromo.

 

 

 

Solo nel 1926 l’uomo conquista il Polo Nord, nella famosa impresa ispirata da Roald Amundsen, attraverso una stupefacente trasvolata della calotta artica con il dirigibile Norge.