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20 – The Greatest Hits, Laura Pausini in conferenza stampa: “Grazie ai miei genitori, sono una persona felice. La mia vita? Fatta di coincidenze”

Oggi pomeriggio, a partire dalle 15:00, presso l’Hotel Armani di Milano, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione di 20 – The Greatest Hits, l’ultimo lavoro discografico di Laura Pausini per Warner Music Italy. Un doppio cd che contiene 38 tracce con brani ricantati, rimasterizzati e riarrangiati, 3 inediti e 2 “chicche” che completano il racconto musicale di una delle artiste italiane più amate al mondo.

Dopo un ascolto preliminare dei pezzi, la cantante ha risposto al fuoco di domande dei giornalisti presenti in sala. Presenti anche Virginio Simonelli, autore di Limpido e Dove resto solo io e Niccolò Agliardi, che ha collaborato nella scrittura di Se non te assieme a Paolo Carta:

Laura Pausini: come è nata la passione per la musica

Grazie ai miei genitori ho capito che l’educazione, seppure rigida, puo’ farti diventare una persona speciale. La nostra famiglia lo è. Il mio sogno da bambina era di diventare una cantante di pianobar, speravo del locale vicino casa. Una volta ho rubato il microfono a mio padre. Da quella sera per dieci anni ho lavorato con lui. Mi ha fatto ascoltare tanta musica perché volesse che avessi una direzione specifica. Mi sono avvicinata alla musica italiana, Claudio Baglioni, Eros Ramazzatti, Lucio Battisti, Raf, Vasco Rossi, Luca Carboni e le grandi interpreti della musica leggera italiana. Ho acquisito la capacità di saper accontentare tutti.

Il rapporto con la sua casa discografica

Un momento di commozione per i ricordi più belli con i genitori (“La maternità mi ha resa più sensibile”)

Non sono mai andata via dalla Warner anche se più volte son stata tentata di scappare a gambe levate. Sono rimasta sempre fedele anche nel lavoro. Quando sono andata in Warner per fare un Greatest Hits, ho cercato di mettere i primi due singoli di tutti gli album, suonati dalle radio in tutte le nazioni. Ho, poi, aggiunto dei duetti che mi hanno cambiato dal punto di vista musicale. Per esempio, Michael Bublè: non pensavo di riuscire a cantare con un crooner. Ho riarrangiato le canzoni più vecchie, desideravo spiegare cosa ho imparato in vent’anni dal punto di vista artistico dei miei colleghi.

Il duetto con Morricone:

Pensavo che avesse rifiutato. Ho cercato il suo numero di telefono. L’ho chiamato di mattina presto e poi ci siamo incontrati nel suo appartamento. Non gli ho dato nessuna indicazione su come riarrangiare La solituine. Ed ha accettato volentieri. Siamo stati rilassati e mi informava su tutti i cambiamenti in corso d’opera. Volevo farmi questo regalo. O la toccava un genio come lui (che la facesse diventare un film) o nessuno. Non ha voluto i cori, l’abbiamo registrata tra Roma e Praga. E’ stato dolcissimo e umile.

Le influenze del Sudamerica

Sono arrivata in Sudamerica. All’inizio a mio padre, in aereoporto, dicevo: “Ci sarà qualcuno famoso”, invece la gente aspettava me. Mi hanno adottato. Entro nella classifica dei local seppur seguita da discografici internazionali. Questo trattamento è più complicato in Europa. Ogni volta dobbiamo ricominciare sempre da capo, è una continua e stimolante sfida. In America Latina suonava Non c’è in spagnolo e vari remix. Ho chiamato Marc Anthony per farne una versione salsa. Mi sono divertita tantissimo ed è una delle rivisitazioni più azzeccate ma ha un significato rinnovato in questi venti anni.

Le collaborazioni

Celine Dion ha rifiutato solamente perché usciva con un album nella stessa settimana. Vivimi di Biagio Antonacci, l’ho cantata con Alejandro Sanz, è un artista molto raffinato e attento ai nostri cantautori. Mi ha chiesto di abbassare la tonalità col timore di perdere la magia. Invece, siamo riusciti a creare un nuovo sound. E, poi Lara Fabian che non sta molto bene perché un tecnico tv, non per cattiveria, le ha perforato il timpano ed ora è in ospedale. Lei avrebbe voluto cantare La solitudine ma ci siamo sbizzarrita con Je chante/io Canto. Ho cercato di riunire le lingue che ho imparato. A mia figlia Paola insegnerò a viaggiare, la cultura degli altri popoli.

La scelta dei tre inediti

Provino 41 canzoni che mi piaciucchiono per la musica ma poco per il testo. Arrivano, poi, quattro canzoni di Virginio. Limpido l’ho presentata alla mia manager. Volevo arrangiarla non in versione ballad ma con un arrangiamento lineare e asciutto. Volevo fare un duetto con Kylie Minogue perché è completamente diversa da me. Da lei ho imparato qualcosa che non so. Pensavo che lei fosse molto diva ma invece è semplicissima. Lei ha voluto anche la traduzione del testo, le è piaciuto immediatamente il signifcato ovvero l’atteggiamento da adottare verso le persone… sono come mi pare, per fortuna siamo tutti diversi.

La solitudine e il pensiero sull’omofobia

Trovo che Limpido, seppur leggera, riguardi anche i casi di omofobia. E’ molto importante che si invoglino tutti ad essere se stessi con tutte le difficoltà ad essere persone rilassate per se stessi e non gli altri. Dove resto solo io doveva chiamarsi Altrove e affronta la solitudine in un aspetto completamente opposto. Parlo di come sia splendido rimanere soli con noi stessi mentre tutto è spento. Mi immagino con mia figlia ed il mio compagno in questa solitudine romantica, complice.

Il significato di Se non te

In Se non te, io e il mio compagno, abbiamo pensato a tutte quelle persone che ci accompagnano sempre e non ci lasciano. Girando il videoclip ho pensato a Fabrizio e Gianna, i miei genitori, che stanno insieme da 40 anni. Quando si osservano o si fanno un sorrisino è tanta roba. Loro hanno perso tre figli prima di avere me. Mia mamma è stata nove mesi a letto. Mio padre ha rifiutato di suonare con i Pooh per stare accanto a lei.. Quello che è successo a me è stato il premio per la rinuncia. Lui canta meglio di me.

La maternità

Ho beccato quando Paola ha detto per la prima mamma e l’ho inserita in Celeste, dedicato a tutte quelle donne che provano ad avere dei figli ma non arrivano. Mi ero messa l’anima in pace. Mi scrivono tante donne. Questa canzone mi ha portato tanta fortuna. Devo raccontare la mia vita fatta di coincidenze. Sono una persona felice. Per me la musica deve essere una fonte d’istinto.

Annunciate 20 date del tour italiano, per ora (”Devo vedere come reagirà Paola”): 4 date a Milano, 4 a Roma e prove generali a Pesaro in attesa della trasferta europea ed americana nel 2014. Si presenterà con quattordici elementi d’orchestra. E’ stata concepita una scenografia che ricrei nel palasport la stessa atmosfera di un teatro (“Punto sull’essenzialità. Mi sento cambiata, vesto di nuova luce (rigorosamente Giorgio Armani, ndb”).

 

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Il mio Microsof Surface 2

Io come notebook ho il Microsoft Surface 2 , lo ottenni quando una volta andai a Londra nel 2013 con Sarah la Fenice Rossa ,lei era molto più espera di me nel teletrasporto e grazie a lei io sono riuscito ad ottenerlo e mi è servito tantissimo non solo per i fatti miei ma anche per trovare notizie , consultare documenti riservati del Dipartimento della Polizia Internazionale del Tempo , delo Spazio e dei Mondi . Ma mi serve anche per scrivere i miei documenti e altro . Adesso vi faccio vedere una foto del mio Microsoft Surface 2

 

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Person of Interest 3×08: anticipazioni, foto e video

Ritornano con un nuovo appuntamento i salvataggi di Person of Interest e della macchina che tira fuori numeri di soggetti in pericolo di vita. Continuate a leggere dopo il salto per le anticipazioni, le foto e il video promozionale.

Endgame si intitola l’ottavo episodio della terza stagione della serie. La guerra del team di POI si avvicina a un punto di ebollizione quando Finch riceve ben 38 numeri in una sola volta dalla macchina. Egli scopre che sono collegati ad un giocatore sconosciuto che staincitando una guerra totale tra l’organizzazione criminale e la mafia russa. Nel frattempo, una finestra sul passato di Carter viene aperta attraverso un flashback con il padre di suo figlio.

 

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Faster Than Light: espansione in arrivo su PC e iPad

Faster Than Light, uno degli indie più apprezzati del 2012, sarà presto disponibile anche per iPad.

Il titolo di Subset Games è stato ridisegnato per funzionare al meglio con l’interfaccia touch del dispositivo iOS ed include nuove aggiunte che saranno rilasciate a inizio 2014 come parte dell’espansione FTL: Advanced Edition (in arrivo anche su PC).

Tra queste figurano nuovi settori ed eventi scritti da Tom Jubert e Chris Avellone di Obsidian Entertainment.

L’uscita del gioco, che non riguarderà gli smartphone ma soltanto i tablet per una questione di usabilità, potrebbe toccare anche Android e Surface “ma non lo sappiamo per certo”, dicono i developer.

 

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Un fantastico Via Vai: nuova clip backstage con Maurizio Battista e Marco Marzocca

Dopo un promettente primo trailer (che trovate scorrendo l’articolo), oggi vi proponiamo una clip inedita che ci racconta il backstage del film, stavolta ad accompagnarci “dietro le quinte” della nuova commedia di Leonardo Pieraccioni ci sono i comici romani Maurizio Battista e Marco Marzocca, il primo ha collezionato una decina di apparizioni su grande schermo tra cui una da protagonista in Una cella in due al fianco di Enzo Salvi, mentre Marzocca volto noto della fictionDistretto di polizia ha all’attivo ruoli in Fascisti su MarteS.P.Q.R. 2000 e ½ anni fa e Mi fido di te.

 

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L’ultima ruota del carro: 4 nuove clip e intervista al regista Giovanni Veronesi

Dopo aver aperto fuori concorso Il Festival di Roma 2013 il prossimo giovedì debutta nei cinema L’ultima ruota del carro, la commedia con protagonisti Elio Germano e Ricky Memphisdi cui oggi vi proponiamo 4 clip con sequenze tratte dal film, più un’intervista al regista Giovanni Veronesi che trovate a seguire.

Se volete approfondire è anche disponibile la recensione in anteprima del film.

Giovanni Veronesi parla del film:

Come è nata l’idea di questo film?
Conoscevo da diversi anni Ernesto Fioretti, un autista di produzione romano poco più che sessantenne di cui nel tempo sono diventato amico, ma non avrei mai pensato che un giorno mi sarei ritrovato a raccontare in un film la sua vita più che movimentata. Tutto è nato quando un giorno, mentre uscivamo da un autogrill reduci da un pranzo non esaltante, Ernesto mi ha detto: «abbiamo mangiato peggio di quando facevo il cuoco d’asilo…». E io: «in che senso? raccontami… ».
E così, andando avanti e indietro nel tempo come in una sceneggiatura di Harold Pinter, ha iniziato a descrivermi la sua esistenza ricca di eventi grandi e piccoli, collettivi e privati, spesso ai limiti dell’incredibile, da lui vissuti come testimone privilegiato, facendo diversi mestieri, primo tra tutti l’autotrasportatore. Attraverso i suoi racconti ho visto passare davanti agli occhi quasi quaranta anni di storia italiana e ho pensato subito che, nascosta dietro quell’uomo così candido e discreto, ci fosse una vicenda umana sorprendente per le tante casualità e coincidenze che l’hanno caratterizzata. Una vita così meritava di essere subito portata al cinema!

Che cosa ha scelto di raccontare nella sceneggiatura scritta con Ugo Chiti, Filippo Bologna e il vero Ernesto Fioretti?
Quello che mi ha fatto scattare la molla, la voglia di fare di Ernesto il protagonista di una storia, è il fatto che lui sia rimasto uguale a se stesso. Tutto quello che si vede nel film è vero al 90%. Raccontando in chiave di commedia corale la sua vera vita, il nostro è stato un lavoro d’assemblaggio, di riassestamento cronologico di suoi ricordi ed aneddoti di vita reale. È un film dalla parte degli ultimi: quando si racconta l’esistenza di una persona bisogna essere rigorosi, non si può mancare di rispetto ai diretti interessati. Mi è capitato di raccontare episodi molto divertenti, ma anche eventi drammatici: la vita di Ernesto Fioretti è la sua e la rispetto. In L’ULTIMA RUOTA DEL CARRO l’ho mostrato in scena nei panni di un mite autista di camion, (ribattezzato Ernesto Marchetti e interpretato da un formidabile Elio Germano), che per quarant’anni ha girato tutta l’Italia: attraverso il suo sguardo privilegiato sulle avventure tragicomiche e sugli episodi incredibili di cui lui è stato protagonista e testimone, abbiamo avuto la rara opportunità di portare in scena anche la storia recente del nostro Paese, rendendoci conto però che l’unico modo per raccontare la nostra società degli ultimi decenni era lasciarla come cornice e sfondo della vita di un uomo comune, di una persona normale. Nato in una famiglia patriarcale romana, Ernesto cresce coltivando i desideri di ogni ragazzino degli anni 60: sposarsi, avere una vita felice e magari un mestiere già avviato come quello del padre – che fa il tappezziere. Ma gli imprevisti e gli amici (primo tra tutti il più che intraprendente Giacinto, interpretato da Ricky Memphis) lo costringeranno invece a vivere catapultato in una realtà che non gli appartiene. Subirà il proprio destino, ma rimarrà sempre e comunque un uomo onesto, un soldato semplice fedele ai propri principi e a sua moglie Angela (Alessandra Mastronardi). La loro storia sentimentale è un altro dei pilastri fondamentali di questa vicenda: peraltro – ci tengo molto a dirlo – è il primo film della mia vita dove nessuno si fa le corna, perché la vera protagonista è l’onestà. Ernesto riesce a dribblare tutte le occasioni che la vita gli offre per essere disonesto e per approfittare degli altri. Il tutto viene raccontato con molta leggerezza, senza mai avere l’ambizione di raccontare un pezzo di Storia, che fatalmente scorre alle spalle di questo personaggio piccolo e apparentemente insignificante. Quella di Ernesto è la storia di un soldato semplice che ha vinto la sua guerra personale rimanendo integro e coerente con i propri principi, passando attraverso quelli che sono stati forse gli anni più corrotti del nostro Paese. Anni difficili di devastazione etico-morale, corruzione, microcriminalità, evasione, malasanità che ci hanno contaminati tutti. Ernesto invece li ha attraversati indenne, e mi sembrava giusto rendergli omaggio perché rappresenta l’eccezione e l’antidoto, incarna quella normalità e quella lealtà venuta a mancare mentre tutti noi ci siamo impantanati e questo lo porta ad essere una mosca bianca e quindi un protagonista.

Come entrano in scena gli altri personaggi?
Le varie persone che affiancano Ernesto in scena sono tutte ispirate a modelli reali: Giacinto (Ricky Memphis), il suo amico più caro, è una presenza fondamentale al fianco di Ernesto: lo accompagna nell’arco di tutta la vita e rappresenta l’italiano medio voltagabbana, che sfrutta tutte le occasioni che gli capitano a tiro e cambia bandiera politica a seconda del vento. Tra i due nasceranno contrasti anche molto duri, ma alla fine essendo la loro amicizia radicata fin dall’infanzia, i due non si perderanno mai di vista.
Sua moglie Angela, interpretata da Alessandra Mastronardi, lo segue come una specie di devota e silenziosa compagna di strada, e si rivelerà significativa e decisiva per le sue scelte. Il Maestro, un pittore di fama internazionale interpretato da Alessandro Haber è un personaggio tipicamente rappresentativo degli anni’80-90, con quella sorta di maledizione addosso che portavano con loro gli artisti della Scuola romana. Con lui nasce un rapporto particolarmente amichevole, all’insegna della fiducia reciproca: Ernesto diventa il suo trasportatore ufficiale, ed entra nelle case più belle del Paese incontrando una moltitudine di persone a cui non sarebbe mai approdato nella sua vita di quartiere. Sergio Rubini dà vita invece ad un tipico politico socialista senza scrupoli dell’epoca: opportunista, cinico e spietato con se stesso e con gli altri, e soprattutto poco imparentabile a quel tipo di socialismo ideale alla Pertini di cui tutti andavamo fieri in passato. Virginia Raffaele incarna poi una sorta di prodromo di quelle donne senza scrupoli a cui, negli anni successivi, non erano più sufficienti i calciatori per arrivare e sentirsi realizzate. La novità è che si tratta di una donna moderna, arrivista e spietata, che si è evoluta e smania non più per stare accanto agli uomini di potere, ma per esercitarlo direttamente: è come se avessi dipinto una delle prime figure femminili abilissime ad industriarsi per ottenere tutto e subito quello che volevano all’interno della politica. Ubaldo Pantani interpreta il toscano, l’amico balordo che tutti noi abbiamo avuto, il nostro specchio negativo, quello che avremmo potuto diventare se fossimo stati meno accorti. Ma alla fine, della nostra storia, inaspettatamente, sarà proprio il toscano che abbiamo visto solo e sempre ai margini della vita ad offrire generosamente del lavoro ad Ernesto e a sua moglie, ormai anziani, come comparse sul set di una fiction tv. Questo rende, spero, il nostro film una commedia vicina a quelle – inarrivabili – di Risi, Monicelli e Scola, a cui mi sono sempre ispirato, dove era all’ordine del giorno l’umiliazione delle persone umili da parte del’arroganza del potere. Mi piace l’idea che il riscatto di certi personaggi sia disperato, che non porti ad una vera svolta nella vita: nel film, ad esempio, Ernesto viene coinvolto direttamente in un episodio di malasanità, rimanendo vittima di una diagnosi sbagliata. L’unico riscatto che riesce a prendersi è quello di mandare al diavolo la dottoressa che lo aveva profondamente ferito.

Come ha scelto i suoi attori, che cosa cercava e cosa ha trovato in ognuno di loro?
Penso che Elio Germano sia l’interprete più dotato e completo in circolazione oggi in Italia. Ha 32 anni, un’età giusta per interpretare le varie fasi della vita di una persona. È molto duttile e intelligente, costruisce il personaggio con te gradatamente e non lo abbandona mai, è uno di quegli attori che ogni giorno ricorda a memoria tutto il film per intero come fa il regista. Con lui è come se ci fossero sempre sul set due persone che quotidianamente pensano al film nello stesso modo. Per una storia che abbraccia quaranta anni di vita italiana c’era bisogno di un attore del calibro di Elio che non molla mai il suo ruolo. Mi sono accorto che il personaggio avrebbe funzionato perché quando glie l’ho raccontato la prima volta gli si sono illuminati gli occhi; in quel momento ho capito che mi avrebbe detto sì. Elio ha un radar speciale per comprendere quello che vale davvero, separandolo poi da quello che vale meno, ed è dotato di una sorta di display per cui tu riesci a capire sempre quello che lui pensa davvero, è sempre molto vero. Era già bravissimo dieci anni fa, quando era stato uno degli interpreti principali del mio film CHE NE SARÀ DI NOI e non era ancora il numero uno tra gli attori italiani. Ora è diventato capace e versatile in ogni registro, puoi fargli fare un po’ di tutto, e lui riesce sempre a restituire la verità in modo straordinario, come solo i grandi attori sanno fare.
Non avevo mai lavorato con Ricky Memphis. Quasi tutti i miei colleghi gli avevano sempre offerto ruoli da bamboccione (quando non era impegnato a fare il poliziotto), mentre secondo me lui può contare su una faccia da vero figlio di mignotta. Mi sembrava quindi perfetto per dar vita al miglior amico di Ernesto, Giacinto, un personaggio opportunista, scaltro, sveglio, in soccorso del vincitore di turno, pronto a cambiare bandiera senza porsi il problema di dove sia finita la precedente. Un attore in grado di recitare un monologo su Berlusconi e la sua epoca così come è avvenuto in scena, insomma. Secondo me Ricky è fantastico perché riesce a dire le cose che dice rasentando il paradosso, ha una faccia talmente impassibile e immutabile… Ha una comicità naturale straordinaria, e poi, non c’è altra parola per definire il suo modo di essere comico: sa far ridere davvero, ma non te lo fa vedere.
Alessandra Mastronardi è stata un po’ una mia scommessa: non la conoscevo, sapevo solo che era un’attrice diventata popolare grazie ad alcune fiction, ma la mia compagna Valeria Solarino la stimava molto e ha insistito perché le facessi un provino. Mi sono fidato, e Alessandra si è rivelata bravissima nelle scene che ha recitato provando davanti alla telecamera insieme ad Elio. Ci siamo stupiti entrambi dell’alta qualità della sua recitazione realistica, sono sempre stato convinto che la naturalezza sia una dote fondamentale. Per lei era forse il primo ruolo complesso e completo della vita, ci siamo lanciati in questa avventura e la nostra è stata una cavalcata felice: Alessandra è una ragazza straordinaria, mi metteva quel buonumore di cui si ha bisogno tutte le mattine quando si va a lavorare, ogni volta che la incontravo avevo la consapevolezza che stavo facendo un lavoro straordinario.

Come e perché ha scelto due sue vecchie conoscenze come Alessandro Haber e Sergio Rubini?
Ho aspettato 20 anni per scritturare di nuovo Haber, dopo PER AMORE SOLO PER AMORE: per quel mio film lui vinse tutti i premi in circolazione, ma tutti dissero che fu bravo perché il suo personaggio era… muto! Gli avevo tagliato la lingua stroncando la sua proverbiale logorrea, ma questa volta si potrà apprezzare ugualmente la grandezza di un attore che quando è ben diretto e ha gli stimoli giusti può fare delle cose uniche. Penso ad esempio ad alcuni sguardi e a certe riflessioni che sfoggia nella scena del monologo in cucina: mentre lo recita mangiando il riso con le mani sembra di stare a casa sua! Il suo ruolo è quello di un pittore di talento e di fama, un po’ schizzato, che si avvicina molto al suo modo di vivere e di pensare: anarcoide e sregolato, ma quasi senza averne una piena consapevolezza.
Sergio Rubini era l’interprete perfetto per dar vita al personaggio del politico socialista corrotto. Da anni chiedo a Sergio di interpretare nei miei film tutti i ruoli che in quelli da lui diretti secondo me non reciterebbe mai: il gay, il marito tradito, il cinico spietato… è un attore poliedrico, per me sarebbe pertinente in ogni film che giro. Per un regista inquadrare la sua faccia è una goduria perché è asimmetrica, ma ha una sua geometria precisa che va bene per gli obiettivi e la cinepresa: sembra fatta apposta per essere inquadrata. E poi siamo amici, lo trovo molto simpatico, è uno dei pochi colleghi che vedo spesso e volentieri nel mondo del cinema.
Avevo bisogno infine di una spinta iniziale che facesse capire le origini di Ernesto e dovevo scegliere un interprete che potesse incarnare bene quel tipo di padre-padrone che era il babbo del protagonista. Anche in questo caso tutto quello che avviene è vero, avevo bisogno di un attore che sapesse portarsi dietro quel tipo di romanità un po’simpatica ma anche molto cinica, e Massimo Wertmuller ha fatto un grandissimo provino, il suo ingaggio è stato pienamente meritocratico.

Si tratta di un affresco dell’Italia degli ultimi 40 anni che le permette di coltivare ambizione più alte…
In questa occasione mi sono sentito molto libero di raccontare quello che volevo grazie al bel rapporto di totale stima, fiducia, rispetto e amicizia reciproca che si è instaurato con il produttore Domenico Procacci, che ha sposato il progetto e mi ha lasciato andare avanti da solo così come io ho lasciato felicemente libero lui. Questo mi era accaduto anche in altre occasioni, ma non necessariamente la libertà di movimento coincideva con il risultato migliore di un certo film: forse oggi sono abbastanza grande per scegliere meglio i progetti e per soffermarmi sulle persone che racconto con maggiore consapevolezza, senza l’ansia di dover ottenere necessariamente un risultato comico dal personaggio in sé, ma andando a cercare ironia e comicità in tante situazioni della vita che sono poi quelle che fanno ridere davvero. Ho scelto di intraprendere una strada diversa in un momento in cui, per quanto riguarda la commedia, il mercato italiano si è fossilizzato su due/tre stili soltanto perché funzionano. Io però resto sempre ottimista sul pubblico e sulla sua capacità di scegliere…

 

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NCIS 11×09: anticipazioni, foto e video

Alibi è il titolo dell’ottavo episodio dell’undicesima stagione di NCIS. Ritroviamo il team di Gibbs alle prese con un nuovo caso da risolvere. Su cosa lavorerà la squadra al centro del telefilm ideato dal papà di Magnum, P.I. Don Bellisario. A seguire anticipazioni, foto e video.

Il team degli NCIS è costretto a riesaminare un caso di incidente con omissione di soccorso quando un ex agente dell’FBI, oggi informatore legale, confida a Gibbs (Nick Harmon) che l’alibi della sua cliente è molto forte. Nel frattempo, McGee (Sean Murray) è preoccupato dal comportamento di Tony Di Nozzo (Michael Weatherly).

 

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Caught in the Web – trailer e poster del film di Chen Kaige

Disponibile un trailer e una locandina per Caught in the Web, ultima fatica del cineasta cineseChen Kaige, già regista di Addio mia concubina (Palma d’oro a Cannes e candidato all’Oscar come miglior film straniero), Le tentazioni della luna e del thriller Killing Me softly – Uccidimi dolcemente sua prima produzione in lingua inglese.

Tematica attualissima quella del nuovo film di Kaige che mette sul piatto lo sciacallaggio mediatico a cui assistiamo quotidianamente in tv, troppo spesso spacciato per giornalismo e dovere di cronaca e la condivisione selvaggia di contenuti online, che come racconta il film una volta assunta una connotazione cosiddetta “virale” riescono a devastare la vita privata di chiunque si trovi sotto l’obiettivo di un “Grande fratello” divenuto digitale e globale.

Da Chen Kaige, l’acclamato regista di “Addio mia concubina” e “L’imperatore e l’assassino”, arriva una storia cinese contemporanea ispirata mondo digitale di oggi . La storia inizia quando una giovane donna, dopo aver appreso di essere affetta da una malattia terminale, viene ripresa in video mentre maltratta un anziano passeggero su un autobus. Il video fa scintille e innesca un intenso dibattito su Internet. Informazioni personali e il video diventano virali  e la sua vita e la vita di tutti intorno a lei scivolano nel caos e sotto il controllo dei media. Di fronte alla scelta di esporre la sua verità o trovare rifugio in clandestinità, spetta unicamente a lei scegliere tra il ritrovare l’equilibrio di una vita privata o alimentare una frenesia tutta mediatica.

Il film è interpretato da Gao Yuanyuan, Yao Chen, Mark Chao, Wang Xueqi, Chen Hong e Wang Luodan.

Se volete vedere il trailer di Caught in the Web : http://www.cineblog.it/post/336013/caught-in-the-web-trailer-e-poster-del-film-di-chen-kaige

 

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Chicago Fire 2×06: anticipazioni, foto e video

Joyriding è il titolo della sesta puntata della seconda stagione della serie televisivaChicago Fire, che andrà in onda sul network americano NBC e della quale vi proponiamo, subito dopo il salto, un breve riassunto, una galleria fotografica ed un video promozionale.

 

In questo episodio, Severide, durante una sessione di jogging, si imbatte in un sito di costruzione isolato dove un ragazzo è rimasto intrappolato e chiede aiuto disperatamente; intanto, Boden e McLeod continuano a scontrarsi sul futuro della caserma e Boden condivide con Casey alcune notizie sul suo futuro.

Infine, durante il giorno delle elezioni, Mouch e Greg Sullivan partecipano ad un dibattito durante la trasmissione di Otis e mentre il futuro del bar Game Day sembra essere compromesso, il dito viene puntato contro il bar di Molly.

Se volete vedere il trailer di Chicago Fire 2×06 : http://www.serietivu.com/chicago-fire-2×06-anticipazioni-foto-e-video-188582.html

 

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Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. 1×07: anticipazioni, foto e video

The Hub è il titolo della settima puntata della serie televisiva Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D, che andrà in onda sul network americano ABC e della quale vi proponiamo, subito dopo il salto, un breve riassunto, una galleria fotografica ed un video promozionale.

 

In questo episodio, la squadra dell’agente Coulson viene tenuta all’oscuro di pericolosi segreti, che potrebbero minare l’incolumità dei membri stessi del gruppo, proprio mentre Coulson lavora sul sistema per riuscire a salvare Ward e Fizz, ai quali è stata assegnata una pericolosa missione di livello 8, la classificazione che viene assegnata alle missioni che potenzialmente potrebbero finire in tragedia.