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The Equalizer

Nelle diverse città ci sono pericoli come rapinatori o peggio come la mafia Russia . Se hai a che fare con loro sta attento perchè se non fai come dicono loro ti fai parecchio male . Robert McCall sa i pericoli che ci sono in questa città visto che lui è ex spia in pensione e decide di aiutare Teri una prostituta che si trova immischiata con la Mafia Russia . Loro due si incontrano in un bar , lui mentre legge un vecchio libro e lei invece sta li su una sedia . Tutto accade cosi . Un giorno una amica di Robert viene rapinata e da li decide di fare giustizia e cosi le fa riottenere quello che aveva perso . Ma adesso tocca alla sua più grande sfida e sarebbe sconfiggere la Mafia Russia . Ma per lui è uno scherzo visto che è un ex spia . Anche se adesso non è più in servizio non ce la fa vedere una ragazza sotto le mani di questi mostri . Adesso lui decide di dare inizio a queste guerra e di arrivare fino in cima e di uccidere questa persona tutto per liberare questa ragazzina . Teri se sta con loro quella volta ha preso uno schiaffo in faccia forte e l’ hanno buttata in macchina , ma la prossima volta potrebbe essere buttata già da un ponte e solo perchè non ha fatto come dicevano loro .

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Giovanni Falcone, l’auto della strage di Capaci trasportata a Mozzecane

Ha lasciato per la prima volta la Sicilia la carcassa della Croma bianca su cui viaggiava Giovanni Falcone e a bordo di un camion ha percorso più di 1000 chilometri sorvegliata dalla polizia. Destinazione: Mozzecane, piccolo comune del Veronese, 7 mila abitanti e un sindaco leghista, Tomas Piccinini, per il quale le commemorazioni delle stragi di Capaci e di via D’Amelio sono un punto d’onore.
MEMORIA FONDAMENTALE. «La memoria è fondamentale e il sacrificio di persone innocenti non va mai dimenticato ma chiede di essere continuamente testimoniato», spiega il primo cittadino di Mozzecane dove il 23 maggio, come accade da sette anni a questa parte, le lancette dell’orologio si sposteranno indietro, alle 17,58 del 23 maggio 1992, quando sulla A29, di ritorno da Roma e diretti a Palermo persero la vita dilaniati da 400 chili di tritolo il giudice Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, saltati in aria per primi e scaraventati con i resti dell’auto su cui viaggiavano a centinaia di metri di distanza.
GROVIGLIO DI LAMIERE. Della macchina, una Fiat Croma blindata, è rimasto un groviglio di lamiere carbonizzate per tutti questi anni custodite nell’autoparco della polizia di Messina. A chiedere il permesso per rimuovere da lì il relitto è stata Tina Martinez Montinaro, vedova di Antonio Montinaro, caposcorta di Falcone, da 20 anni impegnata in una battaglia infinita per la realizzazione del “giardino della memoria” proprio nel punto dove è avvenuta la strage.
L’area dove sono state collocate a ricordo delle steli si trova vicino allo svincolo di Capaci, nel territorio del comune di Isola delle Femmine che, a fine 2012, l’ex ministro Cancellieri sciolse per sospette infiltrazioni mafiose. «Di conseguenza è tutto fermo, i lavori per ultimare il giardino non procedono nonostante i soldi siano già stati stanziati con delibera dell’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo», fa sapere a Lettera43.it Tina Montinaro, che qualche tempo addietro aveva chiesto al capo della polizia Antonio Manganelli – venuto a mancare il 20 marzo scorso – di poter esporre in quel parco dedicato al ricordo i resti dell’auto dove viaggiava il marito.
IN UNA TECA DI VETRO. «Lui mi accordò il permesso», prosegue Montinari, «ma dal momento che il sito non è stato ultimato mi sono rivolta al ministero per sapere se i rottami potevano essere trasportati a Mozzecane per la commemorazione del 23. E ho ottenuto l’autorizzazione».
Le lamiere della Croma, contenuta in una teca di vetro, verranno esposte nel giardino di Villa Vecelli Cavriani. «È importante che la gente veda l’auto dove morirono Antonio, Vito e Rocco: aiuta a non dimenticare e a capire a che punto può arrivare la barbarie dell’uomo», spiega Tina che è presidente dell’associazione per i diritti civili Quarto Savona Quindici, nome in codice della storica squadra della polizia di Stato che proteggeva il giudice.
A Mozzecane, per ricordare l’amico e il collega, ci saranno anche Giancarlo Caselli, procuratore capo a Torino e procuratore antimafia a Palermo dal 1993 al 1999 e Luigi Savina, questore di Milano ed ex dirigente della squadra mobile di Palermo.