Felis silvestris catus

Il gatto domestico (Felis silvestris catus) è un mammifero carnivoro della famiglia dei felidi (genere Felis). Oggi si contano una cinquantina di razze differenti riconosciute con delle certificazioni. Essenzialmente territoriale e crepuscolare, il gatto è un predatore di piccoli animali, specialmente roditori. Il gatto per comunicare utilizza vari vocalizzi (più di 16), le fusa, le posizioni del corpo e produce dei feromoni. Il gatto può essere addestrato ad obbedire a semplici comandi e può imparare da solo a manipolare semplici meccanismi come le maniglie delle porte. La denominazione gatto deriva dal latino catus o cattus , di origine incerta, la cui radice presenta analogie con il nubiano kadis ed il berbero kadiska . Altre fonti ne fanno risalire l’origine alle lingue celto-germaniche (antico alto tedesco chazza, moderno alto tedesco katze, kater, cimbrico kâth, iro-gaelico cat, antico scandinavo kötr, anglosassone cat, svedese katt) .

Anatomia

La temperatura corporea del gatto oscilla fra i 38 e i 38,5 °C; la frequenza respiratoria normale è di 10/20 respiri al minuto e quella cardiaca di 110/140 battiti al minuto.

Scheletro e muscoli

Il suo corpo è agile, flessibile e massiccio, tale da consentirgli di camminare in modo silenziosissimo e di spiccare grandi salti; le sue unghie retrattili (più precisamente protrattili, dato che nella condizione ordinaria di riposo si trovano nascoste e sono estratte solo all’occorrenza) gli permettono di arrampicarsi con grande agilità.

Lo scheletro è formato da 250 ossa. Le vertebre del collo sono corte e la colonna vertebrale molto mobile. La clavicola dei gatti, come per tutti i felini, è piccola e collegata allo sterno unicamente da un legamento: ciò gli conferisce una grande mobilità visto che le spalle possono muoversi indipendentemente. Le vertebre caudali prolungano la colonna, il loro numero è variabile in funzione della razza. La coda ha un ruolo importante nel mantenimento dell’equilibrio.

Le zampe anteriori terminano con cinque dita fornite di artigli protrattili, formati da cheratina, ma solo quattro di essi toccano il suolo, visto che il pollice resta di fianco. Esistono comunque casi di polidattilia felina in cui il gatto risulta avere sei o addirittura sette dita per zampa.Le zampe posteriori, più lunghe di quelle anteriori, terminano con quattro dita fornite anch’esse di artigli retrattili. I cuscinetti sono costituiti da membrane elastiche che gli conferiscono un’andatura silenziosa. Sotto le zampe sono anche presenti le “Vibrisse” che hanno l’azione di controllare l’equilibrio del felino.

I muscoli dorsali sono molto flessibili e quelli delle zampe posteriori molto potenti. Queste specifiche conferiscono all’animale una grande agilità e un’ampiezza quando salta: può saltare ad un’altezza cinque volte superiore alla sua statura. Nella corsa può raggiungere i 50 km/h e può fare 100m in 7 secondi. Ma non è un corridore di lunghe distanze e si stanca molto velocemente. Contrariamente a quello che generalmente si pensa, tutti i gatti sanno nuotare molto bene e non esitano a gettarsi in acqua se costretti.

Un gatto pesa in media tra i 2.5 e i 4.5 kg e misura da 46 a 51 cm senza la coda che misura dai 20 ai 25 cm. Il record di peso e grandezza è detenuto da Himmy, un gatto castrato australiano che alla sua morte nel 1986 pesava 23 kg per 96.5 cm di lunghezza totale.

Sistema digestivo


Come tutti i carnivori, l’ultimo premolare superiore e il primo molare inferiore formano i cosiddetti “ferini”. Questi permettono ai gatti di strappare il cibo, grazie ai potenti muscoli fissati alle pareti laterali del suo cranio, inghiottendo senza masticare. La mandibola del gatto è fatta in modo che, pur consentendo unicamente una masticazione verticale, ha il vantaggio di permettere un effetto a forbice. L’osso ioideo è ossificato internamente, ciò permette al gatto di fare le fusa ma non di ruggire.

Contrariamente all’uomo, il gatto mastica poco ed il processo di digestione comincia nello stomaco e non in bocca.

Lo stomaco del gatto è piccolo (circa 300 millilitri), ma possiede un’acidità molto elevata che è utile anche come mezzo di prevenzione delle infezioni digestive. Il suo intestino piuttosto corto (circa un metro per l’intestino tenue e da 20 a 40 cm per il colon) è tipico dei cacciatori di piccole prede. Queste dimensioni spiegano perché il gatto deve mangiare frequentemente ma in piccole quantità (tra i 10 ed i 16 pasti). Il sistema digestivo del gatto è anche poco adatto alla varietà alimentare, che gli può causare delle diarree e dei vomiti. Infine il transito degli alimenti nel sistema digestivo dei gatti è rapido: tra le 12 e le 14 ore.

Il pelo


Il colore del pelo è molto vario in funzione delle razze, si va dalle razze a pelo lungo fino a razze quasi senza pelo come lo sphynx. Probabilmente in origine il pelo era di colore grigio-marrone tigrato adatto alla mimetizzazione durante la caccia.

La pelliccia del gatto è composta da peli lunghi che coprono la superficie esterna e da peli corti sotto. Questo permette un buon isolamento termico. Il manto di un gatto è composto da più colori che formano diversi motivi. Certi individui hanno delle grandi macchie mentre altri delle striature o delle macchie più piccole. Il colore del pelo di un gatto può avere più tinte (nero, bianco, rosso,…) più o meno diluiti o scuri. Il maschio per delle ragioni genetiche può assumere solo uno o due colori alla volta, salvo rare eccezioni. In principio solo le femmine possono portare tre colori.

Il gatto impiega molto tempo nella pulitura del suo pelo perché questo è molto importante per regolare la sua temperatura corporea. La sua lingua è coperta da piccole papille che la rendono molto ruvida, e gli permettono di snodare il pelo durante la sua toelettatura (salvo casi particolari, i gatti si “lavano” ogni giorno). Avendo un elevato rapporto fra superficie epidermica e peso, il rischio di dispersione termica è grande. Se il pelo fosse in disordine o sporco, le caratteristiche isolanti sarebbero meno efficaci. Inoltre in estate, il fatto di bagnare la pelliccia provoca un raffreddamento grazie all’evaporazione della saliva. I gatti perdono il pelo all’inizio della stagione estiva per effetto della muta.

I sensi

Il gatto riesce a vedere in condizione di scarsissima luminosità grazie al tapetum lucidum, letteralmente ‘tappeto lucido’, formato da strati di cellule contenenti dei cristalli riflettenti posti sotto la retina, che hanno la funzione di rispecchiare la luce amplificandola. Come l’uomo, il gatto ha una visione binoculare che gli consente di percepire la distanza. Di giorno la sua vista è meno efficiente ma coglie comunque bene i movimenti, anche se distingue difficilmente i dettagli degli oggetti. È controversa la sua capacità di vedere i colori. Recenti studi hanno però dimostrato il contrario confermando la capacità cromatica dell’occhio felino. In alcune ricerche ne emergerebbe anche un certo daltonismo. Confonderebbero il bianco con il giallo, ed il rosso con il verde scuro.

Udito

Come molti predatori anche il gatto ha un udito molto fine, aiutato dalla capacità di orientare i padiglioni auricolari che isolano la fonte sonora interessata dai rumori ambientali rendendo possibile l’individuazione della sorgente. Tra i mammiferi, l’ampiezza dell’audiogramma del gatto è notevole ed arriva fino ai 50.000 Hz (mentre l’orecchio umano è limitato a 20.000). La maggiore sensibilità alla alte frequenze lo favorisce nella caccia ai roditori che emettono tipiche alte frequenze.La maggioranza dei gatti bianchi (più del 60%) è sordo da una o da entrambe le orecchie. È stato dimostrato che l’allele W, all’origine del colore del pelo, è direttamente responsabile di una degenerazione dell’orecchio interno che provoca la sordità. Il gatto nasce normale, ma dopo una settimana il suo orecchio invece di svilupparsi, subisce delle alterazioni progressive. La degenerazione si completa dopo tre settimane.

Olfatto

Il gatto possiede 200 milioni di terminazioni olfattive, molti di più rispetto al cane che ne ha dall’80 ai 100 milioni a seconda della specie e ai nostri 5 milioni; esse sono specializzate nell’individuazione del cibo. In effetti ha una sensibilità a vari composti azotati, consentendo all’animale di stabilire, con grande sensibilità, se il pasto è rancido e andato a male: mentre il cane azzanna il boccone che gli viene dato, il gatto lo ispeziona annusandolo. L’organo di Jacobson, che manca a noi umani ma è presente anche in altre specie come i cani e i cavalli, è in grado di rilevare sia sensazioni olfattive che gustative, ha lo specifico scopo di trasmettere gli stimoli sensitivi ai centri sessuali del cervello. L’olfatto è anche importante nella sua vita sessuale: il maschio riesce a sentire l’odore della femmina a centinaia di metri di distanza.

Gusto

Ha un senso del gusto molto sviluppato grazie al quale può percepire una minima variazione nel sapore dell’acqua. Il gatto percepisce poco i sapori dolci. Analogamente al cane, il gatto ha la maggior parte delle papille gustative sulla punta e sui bordi della lingua, ciò gli permette di ingurgitare direttamente i bocconi.

Tatto

Anche il suo senso del tatto è ben sviluppato. I suoi baffi, chiamati vibrisse, gli permettono di percepire piccole variazioni nella pressione dell’aria e ostacoli. È anche grazie ad essi che riesce ad orientarsi nel buio più assoluto e a percepire le dimensioni dei piccoli spazi. Possiede delle vibrisse anche sotto le zampe, sotto il mento e alle sopracciglia. I cuscinetti sotto le zampe sono molto sensibili alle vibrazioni e la sua pelle è coperta di cellule tattili estremamente sensibili.

L’equilibrio durante le cadute: l’organo vestibolare

Il suo organo vestibolare è particolarmente sviluppato, gli conferisce un buon senso dell’equilibrio. Ciò spiega la sua particolare capacità di rigirarsi durante una caduta per atterrare sulle sue zampe. Se un gatto cade anche da una decina di centimetri dal suolo ed è girato di schiena, può rigirarsi girando dapprima la testa in direzione del suolo, poi le zampe anteriori e infine quelle posteriori . Il gatto si ritrova allora con il ventre verso terra ed assume una posizione che ricorda quella degli scoiattoli volanti. Non sempre questa manovra riesce però a salvargli la vita .

Riproduzione

Maturità sessuale
Il maschio comincia a sviluppare le funzioni riproduttive verso i 3 mesi con l’aumento della produzione di testosterone. Verso i sei mesi appaiono delle spine sul pene del gatto[13]. A quest’età può cominciare a riprodursi sovente, marca il territorio spruzzando dei piccoli getti di urina dall’odore molto marcato.

La femmina diventa pubere al suo primo estro, periodo chiamato comunemente «calore» o «fregola», che sopraggiunge in media tra i sette e dieci mesi . A partire dal primo estro, che dura da uno a cinque giorni, la gatta è in grado di riprodursi. In seguito avrà numerosi periodi di fertilità, generalmente da primavera ad autunno. È possibile che una gatta sia nuovamente fecondata due settimane dopo il parto.

Accoppiamento
Durante l’accoppiamento, che dura tra 5 e 15 secondi, il maschio sale sulla schiena della femmina, le morde il collo e le controlla il torace agendo con le zampe sulla groppa per migliorare il controllo della postura e di conseguenza la penetrazione. Durante il coito la femmina tende a gemere e ad innervosirsi, perché le piccole spine presenti sul pene del maschio, orientate all’indietro, raschiano le pareti della vagina. Questa stimolazione della vagina è necessaria per attivare l’ovulazione . L’annidamento degli ovuli fecondati avviene uno o due giorni dopo l’accoppiamento e i gattini nati in uno stesso parto possono essere figli di padri differenti.

Quando i gatti vivono in gruppo, avviene una sincronizzazione tra l’estro delle femmine del gruppo. Questo favorisce la sincronizzazione delle nascite e permette un allevamento in comune dei giovani. L’allevamento comunitario è importante dato che in caso di scomparsa di una delle madri, i gattini orfani vengono allevati dalle altre femmine.

Gravidanza e parto
La gravidanza dura in media 65 giorni e una cucciolata comporta in media da 4 a 5 gattini, minori nelle primipare, il cui numero è mediamente di 3 gattini; il massimo è di 8. Il ventre della gatta comincia a gonfiarsi verso le quattro settimane di gestazione. A circa 35 giorni, le mammelle della femmina ingrossano e si arrossano. A sette settimane, comincerà a cercare un posto calmo e adatto per partorire.

Circa venti minuti dopo le prime contrazioni, la gatta partorisce il suo primo gattino, poi, in generale, gli altri gattini arrivano ogni quindici minuti. I gattini vengono al mondo in una sacca, la gatta lava immediatamente i suoi cuccioli, con dei colpi di lingua, per stimolare la prima inspirazione. Poi mangia la placenta, che è molto nutritiva, e taglia il cordone ombelicale.

L’allevamento dei gattini
Il gattino nasce cieco (con gli occhi chiusi) e sordo. Pesa da 100 a 110 grammi[14]; quando apre gli occhi, intorno agli otto-dodici giorni, questi hanno un colore blu, fino al cambiamento definitivo verso i due mesi . Tutti i gatti nascono con delle striature “fantasma” che spariscono lentamente con la crescita del pelo .

La gatta insegna ai gattini a lavarsi ed a nutrirsi. A quattro settimane gli porta la prima preda viva, poi a cinque settimane insegna loro i rudimenti della caccia . L’emancipazione si produce tra le otto e le dodici settimane, ma la separazione dalla famiglia avviene all’età di otto settimane.

Sterilizzazione e castrazione
Per impedire all’animale di riprodursi, si esegue un’operazione chirurgica. Per il maschio è chiamata castrazione e consiste nell’ablazione dei testicoli. Presso la femmina si chiama sterilizzazione e viene effettuata con l’ablazione delle ovaie, dell’utero o di entrambi (molti veterinari consigliano di togliere tutti e due gli organi perché anche senza ovaie l’utero può venire attaccato da varie malattie pericolosissime per la gatta).

Oltre all’arresto della riproduzione, la sterilizzazione modifica il comportamento e la psicologia dell’animale. Presso il maschio, una sterilizzazione precoce, prima della pubertà, limita il comportamento territoriale e diminuisce la tendenza a marcare con getti di urina e graffi. Nella femmina l’estro non si manifesta più. Il cambiamento ormonale può provocare un aumento del peso visto che i bisogni energetici sono diminuiti. La sterilizzazione del maschio, in caso di gatto domestico, è consigliata anche perché con l’arrivo della pubertà l’animale potrebbe scappare per accoppiarsi.

I gatti che vivono in libertà devono essere obbligatoriamente sterilizzati a cura dell’Autorità sanitaria municipale competente, come indicato all’art. 2 comma 8 della Legge 14 agosto 1991, n. 281, Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo .

Comportamento
Il gatto è un animale territoriale. Il territorio del gatto ha un raggio attorno alla sua dimora di almeno 5 chilometri . Il territorio viene delimitato emettendo i feromoni. L’interazione con gli altri gatti viene centrata sulla relazione con il territorio. La memoria del territorio viene costruita additivamente, impara quanto viene “aggiunto” al territorio, ma non si accorge di quanto viene tolto. Ad esempio un gatto ritornerà continuamente a controllare la tana di un topo che ha catturato, anche se sa che questa è vuota.

Il gatto non è un animale unicamente solitario: a seconda dello spazio e delle risorse disponibili, i gatti possono formare delle strutture sociali che vanno dal gatto solitario in ambiente rurale, a dei larghi e densi gruppi in ambiente urbano.

Comunicazione
I gatti comunicano tra di loro principalmente per mezzo dei feromoni e delle posizioni corporali .

Le ghiandole contenenti i feromoni si trovano in numerosi punti sul corpo: ghiandole anali, tra i cuscinetti sulle zampe, attorno alla coda, nel solco intermammario, attorno alla bocca e sulle guance. Nei primi due casi si tratta generalmente di feromoni di allarme, che stimolano l’animale ad evitare la zona quando non addirittura alla fuga. I feromoni si depositano anche sulla saliva, nel materiale fecale e nell’urina. Hanno il vantaggio di durare nel tempo, anche in assenza del gatto. Possono essere deposte volontariamente per marcare il territorio, come ad esempio i feromoni emessi dalle ghiandole interdigitali durante le graffiature, per stabilire dei contatti sociali (tipicamente dalle ghiandole caudali) e quando il gatto si pulisce, oppure involontariamente, per stress (feromoni di allarme), attaccamento della madre ai suoi piccoli (dal solco intermammario, sono denominate anche C.A.P., Cat Appeasing Pheromone), con i feromoni sessuali (sempre dalla zona anale/caudale). Con l’eccezione dei feromoni di allarme e sessuali, in generale l’effetto chimico agisce principalmente sullo stesso gatto che li ha emessi .

Attualmente sono stati evidenziati almeno cinque messaggi chimici mediati dai feromoni (F1-F5), di tre dei quali si è riconosciuto il significato[22]:
F2 – è una marcatura di tipo prettamente sessuale e viene emessa dal maschio in calore.
F3 – viene deposta sugli oggetti e nell’ambiente di cui fa parte il territorio del gatto. Ha una funzione tranquillizzante e inibisce lo stimolo alla marcatura urinaria. Esistono in commercio, per l’appunto, versioni sintetiche di queste secrezioni per i problemi di eccessiva marcatura urinaria dei gatti maschi negli ambienti domestici (Feliway®). Tali feromoni sono anche detti facciali, in quanto vengono emessi da ghiandole poste sul muso dell’animale, mediante sfregamento della parte laterale del viso, dalla connessura labiale fino alla zona posta al di sotto delle orecchie. In pratica, lo strusciare la guancia del gatto è in realtà un’azione di marcatura feromonale F3.
F4 – viene secreto per l’allomarcatura, ovvero la marcatura chimica dei conspecifici o dei familiari, incluso l’uomo. Uno degli effetti del feromone F4 è la riduzione dell’aggressività nel felino stesso.

Posizioni corporali
Il gatto utilizza per comunicare anche una larga gamma di posizioni corporali. La posizione generale del corpo, le sue mimiche facciali o il movimento della sua coda, degli occhi e delle orecchie indicano il suo stato emozionale. Quando è spaventato o aggressivo tira indietro le orecchie e tende i baffi. La coda sollevata è in segno di saluto. Quando è spaventato e vuole incutere paura all’avversario fa una gobba e rizza il pelo per apparire più grosso.

La coda ritta, con la sola punta piegata da un lato, è indice di benessere e di piacere. La coda agitata ritmicamente, talvolta sbattuta con una certa forza da un lato all’altro mostra invece nervosismo che può trasformarsi in aggressività. Altre volte la madre utilizza la sua coda per stimolare l’istinto di caccia della sua prole.

Miagolii
Il miagolio è un verso caratteristico del gatto; il verbo miagolare deriva dall’onomatopea miao, stilizzazione del verso. In genere il gatto è piuttosto discreto e miagola poco, ma alcune razze, come i siamesi, sono più loquaci di altre.

Il gatto grida sovente e fortemente quando cerca un compagno o una compagna. In questo caso i miagolii sono emessi dapprima dalle femmine, all’inizio dell’estro, poi durante tutta la durata dell’accoppiamento, sia dal maschio che dalla femmina, con numerose variazioni possibili. Più raramente il gatto emette un miagolio a scatti a bassa intensità, quando vede una preda fuori portata, come un uccello o un insetto volante. Questi miagolii sono sovente accompagnati dallo scatto delle mandibole, una sorta di “battere i denti”, alle volte accompagnati da vivi movimenti della coda.

Ringhi
Il meccanismo dell’emissione delle fusa dei gatti non è ancora conosciuto. I felini non sembrano possedere un organo dedicato alle fusa. Una prima ipotesi suppone una contrazione molto rapida dei muscoli della laringe, che comprimerebbe e dilaterebbe la glottide facendo vibrare l’aria che passa. Un’ipotesi più antica, evoca una vibrazione della vena cava, amplificata dai bronchi, dalla trachea e dalle cavità nasali. Queste vibrazioni sonore si ritrovano nella maggior parte dei felini, ma il loro meccanismo e la loro utilità non sono ancora spiegati completamente. I gatti sono gli unici felini che riescono a fare le fusa sia durante l’inspirazione che l’espirazione, senza “interrompere” il tipico suono.

Le fusa cominciano all’età di due giorni: durante l’allattamento i piccoli rassicurano in questo modo la madre che tutto va bene e questa non deve continuamente sorvegliarli. Le fusa della madre, a loro volta, rassicurano i piccoli che sono al sicuro. L’emissione delle fusa avviene anche durante la pulitura dei piccoli, ma può avvenire anche quando il gatto è malato, ferito o morente. In questi ultimi casi è probabile che le fusa servano a calmare l’animale e per richiedere un aiuto.

Sonno
Il gatto necessita tra 12 e 16 ore di sonno, ma in generale dorme di più: dalle 15 alle 18 ore al giorno. Resta così sveglio circa dalle 6 alle 9 ore una parte delle quali durante la notte per cacciare. Il sonno del gatto comprende una grande proporzione di fasi di sonno paradossale durante le quali sogna: la durata quotidiana di questa fase dura da 180 a 200 minuti, mentre per l’uomo si attesta sui 100 minuti . Per questa ragione il gatto viene utilizzato spesso per esperimenti nel quadro dei cicli del sonno.

Durante le fasi del sonno paradossale, l’attività elettrica del cervello, degli occhi e dei muscoli è molto importante . Si assiste al movimento delle vibrisse, a sussulti delle zampe o della coda, il pelo può rizzarsi e il gatto può cambiare posizione.

Il gatto effettua almeno 2 volte al giorno un sonno persistente, che occupa circa 6 ore. Quindi la giornata di un gatto è di circa 12 ore, e non come la nostra che è di 24. Infatti, i gatti durante la notte dormono all’incirca 6 ore. Ciò significa che dormono altre 6 ore durante il giorno.

Graffi

La crescita degli artigli del gatto è continua e compensa l’usura naturale. Il gatto può aggiustare la lunghezza e affilare i suoi artigli strofinandoli contro delle superfici rugose. I graffi sono dei marchi visuali e odorosi. Questo comportamento è per comunicare agli altri gatti l’appartenenza del territorio.

Pulizia

Durante la loro pulizia ingeriscono molti peli che poi si accumulano nel loro stomaco, formando delle palle di pelo chiamate bezoari. Questo perturba il transito intestinale e vengono dunque vomitate per evitare l’occlusione intestinale. La pulizia reciproca tra gatti è riservata solo tra quelli che si conoscono intimamente. Si leccano per scambiarsi l’odore e per depositare sull’altro dei feromoni calmanti .

Escrementi
I gatti in natura scelgono dei luoghi con terra molle per depositare i loro escrementi. Li coprono in seguito con della terra, grattando con le loro zampe anteriori. L’odore degli escrementi innesca il loro interramento; ciò permetteva al gatto allo stato selvatico di non far individuare il proprio odore dai predatori e di diminuire i rischi di infezioni da parassiti[26]. Questo, quindi, è un atteggiamento quasi istintivo, e viene inculcato dalla madre ai cuccioli molto presto.

Il gatto produce escrementi una o due volte al giorno[26] ed urina fino a cinque volte al giorno, senza contare le attività di marcatura urinaria del territorio. Quest’ultimo comportamento è riconoscibile perché il gatto alza la coda e rivolge la schiena verso l’oggetto che intende marcare. Anche la defecazione è utilizzata come marcatura del territorio quando gli escrementi vengono depositati ben in vista nei luoghi di passaggio dei gatti (per esempio sopra un ceppo). Con l’invecchiamento dell’animale il volume dell’urina può crescere a causa di frequenti problemi benigni di ipertiroidismo.

Le feci dei gatti possono essere veicolo di trasmissione all’uomo della Toxoplasmosi attraverso ingestione delle oocisti sporulate.

La convivenza con l’uomo

Il gatto è un animale il cui addomesticamento è relativamente recente. Per questo conserva una sua naturale diffidenza e indipendenza. Nei gatti non esiste una struttura gerarchica come nei cani, e dunque il suo rapporto con gli umani è diverso: l’essere umano viene considerato come una madre sostitutiva che è utile per procurare il cibo e garantisce protezione. Il gatto infatti è un animale più legato al territorio che non al branco, a differenza del cane . Non per questo il gatto non può provare affetto verso le persone e può anche essere protettivo. Nella maggior parte dei casi se allevato da piccolo il suo atteggiamento verso il padrone è affettuoso e dolce. Il gatto può inoltre manifestare il proprio affetto verso il padrone succhiando la cute a livello della piega del gomito, e nel frattempo facendo le fusa ed allungando le zampe. In tali momenti resta con gli occhi chiusi ed il padrone, in una forma di imprinting, rappresenta per lui la vera madre. Un altro modo di riconoscere l’umano come una “mamma” è quello di grattare il torace o un’altra parte del corpo del compagno umano con le zampe anteriori. Questo comportamento è detto “fare la pasta”, in quanto le zampe si muovono come le braccia di un uomo quando impasta la farina, ed è un’azione tipica dei gattini sotto allattamento che in questo modo stimolano la lattazione dalle mammelle materne. Non è sempre un comportamento gradito agli umani, in quanto eseguito con le unghie sfoderate, ma va considerato comunque una dimostrazione di affetto in quanto viene appunto proiettata sul padrone la figura materna.

Le razze
Vi sono diverse razze di gatti domestici; le più note sono:
il soriano (o gatto meticcio)
i Gatti a pelo corto e gatti nudi:
l’ Abissino
l’ American Curl, variante Shorthair
l’ American Shorthair
l’ American Wirehair
il Blu di Russia
il Bengala, o Bengal
il Bombay
il British Shorthair
il Burmese
il Burmilla
il Certosino
il Cornish Rex
il Cymric
il Devon Rex: che ha ispirato il modello dell’alieno nel film E.T.
il Don Sphinx o Donskoi
l’Europeo, noto anche come Celtic Europeo
il Gatto di Ceylon
il German Rex
il Siamese: pelo con sfumature colourpoint
il Thai: pelo con sfumature colourpoint
l’Esotico: variante a pelo corto del persiano
i Gatti a pelo semilungo (che stanno spodestando i più noti persiani, a pelo lungo, sia nelle esposizioni feline che nelle preferenze del pubblico):
il Gatto American Curl, variante Longhair
l’ Angora Turco
il Balinese (siamese a pelo semilungo)
il Sacro di Birmania
il Gatto Ragdoll
il Maine Coon: sono i gatti di taglia più grossa, arrivano a pesare fino a 12 kg
il Turco Van
il Somalo abissino a pelo semilungo
il Siberiano
il Norvegese
i Gatti a pelo lungo
il Persiano.

Origini e storia

Evoluzione della specie
Albero filogenetico del Felis silvestris

Felis silvestris silvestris – Gatto selvaggio europeo

Felis silvestris cafra – Gatto selvaggio sub-sahariano

Felis silvestris ornata – Gatto ornato

Felis silvestris bieti – Gatto di Biet

Felis silvestris lybica – Gatto libico

Felis silvestris catus – Gatto domestico.

Addomesticazione del gatto
Le prime scoperte paleontologiche situavano i primi siti della domesticazione del gatto in Egitto, verso il 2000 a.C., ma la scoperta nel 2004 di resti di gatto vicino a quelli di uomini in una sepoltura a Cipro porta l’inizio di questa relazione tra i 7500 e i 7000 anni prima di Cristo . Il gatto scoperto presenta una morfologia molto simile a quella del gatto selvatico africano, senza le modifiche dello scheletro dovute alla domesticazione: si tratta di un gatto addomesticato piuttosto che domestico. La coabitazione dei gatti con gli uomini è probabilmente cominciata con l’inizio dell’agricoltura: l’immagazzinamento del grano ha attirato i topi e i ratti, che a loro volta hanno attirato i gatti, loro predatori naturali. Lo studio condotto da Carlos Driscoll su 979 gatti ha permesso di definire la probabile origine del gatto domestico nella regione della mezzaluna fertile in Mesopotamia .

Sebbene gran parte degli etologi concordino nel definire il gatto domestico discendente del gatto selvatico africano (Felis silvestris lybica), alcuni esemplari di Felis chaus, un piccolo felino africano parente stretto del gatto, sono stati ritrovati mummificati nelle tombe egiziane, presumilbilmente addomesticati. Questo, oltre alla similitudine morfologica del cranio, ha portato alcuni studiosi a formulare l’ipotesi che il gatto domestico discenda dal Felis chaus, e non dal Felis lybica; altri ancora sostengono che siano avvenute ibridazioni.

Il gatto domestico non è la sola specie tra le Felinae utilizzate come animale da compagnia. Anche il gatto selvatico e il jaguarondi  sono stati addomesticati per cacciare topi e ratti.

Antichità


Gli egiziani dell’antichità hanno divinizzato i tratti del gatto nella dea protettrice Bastet, simbolo di fecondità e dell’amore materno. Il suo culto si situava principalmente nella città di Bubasti. Gli archeologi hanno scoperto numerose mummie di gatto che mostrano la venerazione degli egiziani per questo felino. Anche la sorella di Bastet, Sekhmet, era un felino (anche se una leonessa) e lei aveva come animale sacro il gatto.

Per molto tempo la Grecia antica conoscerà solo i mustelidi (furetti e donnole) come cacciatori di roditori. I primi esemplari gli saranno venduti dai fenici, che li avevano rubati agli egiziani. Aristofane cita addirittura la presenza di un mercato dei gatti ad Atene che veniva chiamato ailouros (che muove la coda). Poi, a partire dal secondo secolo prima di Cristo, katoikidios (domestico).I romani avevano una passione per i gatti: dapprima erano riservati alle classi agiate, poi l’uso di possedere un gatto si propagò in tutto l’impero e in tutti gli strati della popolazione, assicurando così la propagazione dell’animale in tutta l’Europa .

Medioevo e rinascimento
L’immagine del gatto nell’islam è principalmente positiva, grazie all’affetto che portava loro Maometto, dopo essere stato salvato da un morso di serpente da una gatta soriana, Muezza, che poi venne adottata ed amata dal Profeta . Per l’affetto e l’amore che nutriva nei confronti della sua gatta, Maometto regalò ai felini il dono di cadere sempre su quattro zampe. Tutt’oggi, nei paesi di cultura araba, il gatto è solitamente l’unico animale al quale è permesso di passeggiare liberamente nelle Moschee.

Al contrario, il gatto fu demonizzato nell’Europa cristiana durante la maggior parte del Medioevo, a causa dell’adorazione di cui era stato l’oggetto in passato da parte dei pagani . Nella simbologia medievale, il gatto era associato alla sfortuna ed al male, soprattutto quando era nero, ed anche all’essere sornioni e alla femminilità. Era un animale del diavolo e delle streghe. Gli si attribuivano dei poteri soprannaturali, tra cui la facoltà di possedere nove vite. Nella notte di San Giovanni, nelle piazze, venivano bruciati vivi centinaia di gatti rinchiusi in ceste assieme alle donne accusate di stregoneria. Le differenti epidemie di peste, dovute alla proliferazione dei ratti, potrebbero essere una conseguenza della diminuzione del numero dei gatti .

Nel Rinascimento il gatto venne rivalorizzato, soprattutto a causa dell’azione preventiva contro i roditori, divoratori dei raccolti.

Periodo moderno e contemporaneo

Malgrado delle nobili eccezioni come i cistercensi o il persiano bianco di Luigi XV re di Francia, il gatto non conobbe un vero ritorno di immagine fino al romanticismo. In questo periodo divenne l’animale romantico per eccellenza, misterioso ed indipendente. Sempre nel XIX secolo, diventò il simbolo del movimento anarchico. Nel XX secolo, si è mantenuta questa visione romantica, con un interesse anche scientifico verso il gatto.

Specie invasiva

L’introduzione e la naturalizzazione del gatto domestico in ambienti a lui estranei (specie in piccole isole) ha prodotto seri danni ecologici ed anche estinzione di specie endemiche di uccelli, anfibi ed altri piccoli animali. È inserito nell’Elenco delle 100 specie aliene più dannose del mondo.

Il gatto nella cultura

Nella letteratura e nella musica
Dei gatti si sono occupati diversi celebri scrittori come Lope de Vega (che scrisse La Gattomachia, un intero poema burlesco in sette canti, per raccontare gli amori del valoroso soriano Marramachiz e della bella gatta Zapachilda), come Kipling, Eliot, Neruda nella sua Ode al Gatto, Carroll (che fa colloquiare Alice nel Paese delle Meraviglie con un gatto del Cheshire) e come Perrault, che nella sua celebre fiaba al gatto fa addirittura indossare un paio di stivali.

Si ricorda qui, inoltre, Luis Sepulveda, con Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, romanzo ispirato dal suo gatto Zorba (soppresso a causa di una malattia), citato anche ne Le rose di Atacama.

Lo scrittore ceco Čapek ha descritto le vicissitudini dei suoi gatti in una serie di racconti, pubblicati dapprima come articoli su quotidiani cechi degli anni venti e trenta e successivamente raggruppati nella raccolta Měl jsem psa a kočku.

Anche lo scrittore giapponese Natsume Sōseki ha scritto un libro con protagonista un gatto intitolato, appunto, Io sono un gatto, in cui narra le vicende di una famiglia borghese del Giappone di inizio Secolo viste dal punto di vista dell’animale.

Tra gli autori italiani, il filosofo Piero Martinetti ha dedicato ai suoi gatti defunti i toccanti Brevi epitaffi. I gatti sono inoltre una presenza costante nelle opere di Giorgio Celli.

Infine, anche svariati fumetti moderni sono disegnati con gatti come personaggi: basti pensare a Felix il gatto, a Garfield, a Tom del duo Tom e Jerry, a Gambadilegno, a Birba, il gatto di Gargamella nei Puffi, e all’impareggiabile Gatto Silvestro. Un cartone animato della Disney (Gli Aristogatti) con protagonisti un’allegra banda di mici ha fatto divertire bambini di ogni generazione.

Il gatto ha stimolato anche la fantasia di numerosi poeti: basti pensare a Charles Baudelaire che l’ha citato nei suoi Fiori del male, e a Pablo Neruda, che a questo felino ha dedicato addirittura un’ode (Ode al gatto). Hanno scritto poesie sui gatti Dario Bellezza, Luce d’Eramo e la poetessa Rosella Mancini (Gatti stellari e terrestri).

Indimenticabili sono diventate alcune canzoni di successo come La gatta di Gino Paoli, Quarantaquattro gatti, Volevo un gatto nero ed El me’ gatt di Ivan Della Mea, o musical come Cats. Anche Freddie Mercury dedicò l’album Mr. Bad Guy ai suoi gatti e la canzone Delilah, dell’album dei Queen Innuendo, alla sua gatta che portava questo nome.

Sempre in campo musicale è da citare, infine, il Duetto buffo di due gatti, componimento musicale per soprano erroneamente attribuito a Gioachino Rossini.

Il gatto come simbolo


Il gatto è il simbolo araldico della famiglia nobiliare dei Fieschi, i conti di Lavagna, che lo posero a sormontare il loro blasone accompagnandolo al motto “Sedens ago” (Anche sedendo sono attivo).

Particolarmente diffuso in Giappone è il Maneki Neko, una statua di porcellana raffigurante un gatto e simbolo di buona fortuna. Si ritiene che tale tradizione risalga al XVI secolo, essendo il gatto giunto in Giappone dalla Cina intorno all’anno mille, ma inizialmente era considerato un essere malvagio e diabolico. In seguito, probabilmente grazie a influenze di origine cinese, l’atteggiamento cambiò.

Nel Borneo malese, precisamente nello stato del Sarawak, la capitale Kuching è la città dei gatti: infatti Kuching significa “gatto” in malese. La graziosa cittadina si caratterizza per le molte statue ed un museo dedicati ai felini. Il gatto è il simbolo della città di Kuching. In novembre, e per un mese intero, si svolge il Pesta Meow (Festival del Gatto).

La caccia

Il gatto è essenzialmente carnivoro. Il suo organismo necessita della taurina, un derivato degli amminoacidi che non sintetizza autonomamente, ma che ritrova nella carne. Un gatto che non assimila una dose sufficiente di taurina svilupperà sintomi di disturbi oculari e cardiaci, un deficit immunitario e nelle femmine dei problemi riproduttivi.

Tecniche di caccia
Già nei primi mesi di vita si possono osservare dei giochi di caccia nei gattini, talvolta utilizzando la coda della madre. Anche il gatto utilizza le classiche tecniche di caccia dei Felidae, basate sull’appostamento e l’agguato. Tali tecniche vengono trasmesse dalla madre nell’infanzia dell’animale (primi 5-6 mesi di vita) tramite il gioco.

Per uccidere la preda il gatto la morde generalmente alla nuca, rompendo così la colonna vertebrale. Le prede più cacciate sono i piccoli roditori, ma possono anche essere lucertole, piccoli uccelli e insetti. Alle volte può anche attaccare ricci, conigli e serpenti. Non esita, in caso di bisogno, a nutrirsi anche di scarti.

I gatti domestici che hanno l’opportunità di cacciare fin da giovani divorano generalmente la loro preda. In genere, prima di ucciderla giocano con essa prima di divorarla. Alle volte la portano al padrone considerandolo un genitore adottivo poco abile nella caccia.

Il cioccolato è tossico per i gatti, poiché contiene la teobromina che non può essere metabolizzata dal loro organismo (come pure da quello dei cani).

Cura e accessori
Poche cose sono assolutamente indispensabili per un gatto che non sia libero di muoversi all’aperto: due ciotole per acqua e cibo, e una lettiera per i bisogni, da pulire ogni settimana e aerare il più possibile; l’erba gatta, che si vende anche in comodissime ciotole a cui aggiungere solo acqua, può favorire l’eliminazione di eventuale accumulo di peli che si forma nello stomaco.Esistono anche crocchette che svolgono un’azione simile all’erba gatta. È importante anche un tiragraffi, dove il gatto possa consumare le unghie. Esistono diverse tipologie: cartone ondulato, blocco di sughero e legno. In genere il tiragraffi dà anche modo al gatto di arrampicarsi e sostare. Tiragraffi alti, dotati di diverse piazzole possono essere quindi preferiti in quanto i gatti tendenzialmente amano riposare in alto, al sicuro da ogni “pericolo”. Tuttavia l’integrità di oggetti particolarmente fragili e delle stoffe non può essere garantita con un gatto (specie i più vivaci, che amano issarsi sulle superfici morbide usando le unghie come arpioni), è importante che ogni individuo possa limare e affilare i propri artigli in un posto sicuro. In assenza di un tiragraffi apposito infatti il gatto tende a trovarsene uno da solo e quindi rovinare porte, mobili o tappeti.

Il gatto non ha bisogno di una cuccia, poiché è perfettamente in grado di trovare un giaciglio che sia di suo gradimento: lo si può trovare a dormire ovunque, di solito negli angoli più caldi, più asciutti o più ventilati della casa – a seconda della stagione.

In generale, ogni alterazione ingiustificata dei comportamenti del gatto, animale abitudinario per eccellenza, deve far sospettare un possibile problema di salute. Tra i principali sintomi ci sono l’inattività, l’inappetenza e la tendenza a nascondersi (una misura instintiva di autoconservazione dai predatori).

Specialmente nei gatti in età avanzata possono sorgere patologie a carico dei reni, i cui sintomi sono inizialmente una tendenza a bere più del normale, alitosi e prostrazione, poi con l’aggravarsi della patologia, l’ammoniaca diviene ematica, col risultato di un forte odore della stessa che viene emesso dal pelo. Le patologie renali, quando non sono curate per tempo, sono solitamente fatali.

Per quanto riguarda la somministrazione di vermifughi per la vaccinazione, prima di vaccinare un gatto è indispensabile somministrargli, secondo le necessità, uno o più vermifughi. I parassiti diminuiscono infatti la resistenza degli animali così come la loro capacità di “rispondere” alla vaccinazione producendo anticorpi. Per proteggere i gatti, il veterinario dispone di molti vaccini. Quelli usati più comunemente sono quelli contro la panleucopenia infettiva (o gastroenterite infettiva), la coriza, la clamidiosi, la rinotracheite, la calicivirosi, la leucemia e la rabbia.
Panleucoponia infettiva o gastroenterite infettiva: Chiamata anche tifo, ha provocato numerose epidemie. Si tratta di una malattia contagiosa, di natura virale, propria dei gatti. Dovuta ad un Parvovirus, è caratterizzata da uno stato di intensa prostrazione, una gastroenterite e una leucopenia (caduta del numero dei globuli bianchi). La mortalità, molto elevata, è dell’80% nei soggetti di 6 mesi e del 40% in quelli che hanno più di 1 anno. Se il virus colpisce una gatta gravida, i piccoli che nasceranno potranno manifestare turbe nell’equilibrio, causate dalla localizzazione del virus nel cervelletto del feto. Molti laboratori veterinari propongono vaccini di efficacia vicina al 100%. La prima vaccinazione comprende in linea di massima 2 iniezioni sottocutanee, a 2-3 settimane d’intervallo l’una dall’altra. In seguito devono essere effettuati regolari richiami annuali.
La coriza: Comprende alcune malattie infettive, contagiose e d’origine virale (Herpesvirus, Calcivirus, Reovirus…) molto frequenti nel gatto. Colpisce in particolare animali che vivono in collettività (rifugi, allevamenti…).
La leucemia felina: Oggi sono stati identificati 2 virus responsabili della malattia: il primo e il più diffuso è il FeLV ed è stato scoperto dal professor Jarret un quarto di secolo fa, in Gran Bretagna. La vaccinazione protegge, anche se in modo incompleto, il felino da questo virus; la protezione è dimostrata solo negli animali che sono stati infettati dal virus e sono dunque sieronegativi. Il secondo è il FIV, identificato recentemente negli Stati Uniti e poi in Francia. Sia il FeLV che il FIV provocano un indebolimento dei meccanismi di difesa immunitaria,ed i gatti colpiti diventano sensibili alle altre infezioni. Questi virus sono responsabili di uno stato tumorale del gatto (sono oncogeni). Nessun gatto è al sicuro da questo pericolo. La vaccinazione per la leucemia necessita di un richiamo annuale. Non si è ancora trovata una cura definitiva contro questa malattia provocata dal virus FeLV, anche se sono stati ottenuti risultati incoraggianti dall’utilizzo di interferone o dall’acemannano, un principio attivo estratto dall’aloe vera.
La rabbia: Come il cane, anche il gatto è colpito da questa malattia, che è anche una zoonosi. Questa tipologia di vaccinazioni viene regolamentata e scadenzata per legge, per cui è obbligatorio rispettare le date indicate sui certificati. In Italia è obbligatoria per tutti i gatti che debbano essere condotti all’estero e i cui proprietari debbono richiedere il passaporto. Non è obbligatoria per i gatti che non viaggiano.
La clamidiosi: La clamidiosi felina (provocata dalla Chlamydia psittaci) è una malattia delle vie respiratorie caratterizzata da congiuntivite e secrezione nasale; è estremamente contagiosa ed anche l’uomo può contrarla. Nel gatto i sintomi della malattia sono simili a quelli della coriza, ma la congiuntivite è più marcata. Nel gattino esistono forme più gravi, con disidratazione e anoressia che possono provocarne la morte. Da qualche anno il vaccino utilizzato in Francia e negli Stati Uniti, è disponibile anche in Italia.

Gatti famosi
Il gatto con gli stivali, protagonista dell’omonima fiaba
La gatta bianca, protagonista dell’omonima fiaba
Il Gatto del Cheshire, o Stregatto, personaggio del romanzo Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll e del film Disney
Il Gatto cieco, che, insieme alla Volpe zoppa, truffa Pinocchio nel romanzo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Collodi; caratterizzato come molto stupido nel film Disney e in seguito “celebrato” insieme alla Volpe da una canzone di Edoardo Bennato
Zorba, protagonista del romanzo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepúlveda
Murr, il gatto autore, personaggio creato da Ernst Theodor Amadeus Hoffmann
Il gatto Behemot, uno dei personaggi de Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov]
Pluto, protagonista del “Gatto nero” di Edgar Allan Poe.

Cinema, televisione, fumetti e cartoni animati
Torakiki, cartone animato, amico del protagonista nella serie Hello Spank.
Felix, personaggio dei fumetti e successivamente cartoni animati
Fritz il gatto, protagonista di un fumetto underground e quindi di due film di animazione di Ralph Bakshi
Gatto Silvestro della Warner Bros
Tom di Tom & Jerry
Nei fumetti, cartoni animati e “classici” della Disney appaiono molti gatti.
Malachia, il gatto di Paperino
Garfield, personaggio di fumetti (creato da Jim Davis) e di due film omonimi
Cagliostro, il gatto di Dylan Dog]
Jinks, personaggio serie animata Pixie e Dixie (in inglese Pixie and Dixie and Mr. Jinks)
Salem Saberhagen, il gatto parlante di Sabrina nel fumetto, serie televisiva e cartone animato Sabrina, Vita da Strega
Palla di neve 1 e 2, il gatto de I Simpson e, nella medesima serie, Grattachecca, gatto coprotagonista del cartone animato “Grattachecca e Fichetto” guardato da Bart e Lisa
Doraemon, protagonista di una serie di cartoni animati giapponesi
Gatto Rognoso (Smelley Cat), il gatto di cui canta spesso Phoebe, personaggio della serie televisiva Friends
Grattastinchi e “Mrs Purr, rispettivamente il gatto di Hermione Granger e del custode Argus Gazza della saga di Harry Potter
Timothy, tutore stellato di Zick in Monster Allergy
Gatto con gli Stivali, comparso nel film Shrek 2, 3 e 4.
Brivido Cosmico, il gatto nero di Miss Price nel film Disney “Pomi d’ottone e manici di scopa”
Gobbolino, il gatto della strega (un libro per bambini di Ursula Moray Williams, titolo originale Gobbolino the Witch’s Cat)
Jonesy, il gatto del tenente Ripley, nel film Alien, che sopravvive anche ad un suo incontro diretto contro il mostro alieno, quando quest’ultimo è ancora nella fase di sviluppo.
G.G., gatto siamese protagonista del film Disney F.B.I. – Operazione gatto.
Il gatto compare in almeno 2 puntate della serie originale di Star Trek, uno di color nero quale mimetismo per un’avvenente aliena umanoide.
Spot, la gatta dell’androide Data nella serie televisiva Star Trek – The Next Generation e nel settimo film Star Trek: Generazioni
Hello Kitty, la celebre gattina
Juliano (ジュリアーノ) in Italia Giuliano il gatto di Andrea (personaggio della serie animata Kiss Me Licia)
Virgola, un gatto che appare nelle suonerie del telefonino.
Top Cat, il protagonista di un cartone animato prodotto da Hanna-Barbera.

Nel mondo e nel tempo potreste vedere un sacco di misteri e cose incredibili non solo nel tempo e anche nello spazio. Io con la mia famiglia e anche senza ho viaggiato nel tempo e nello spazio. Ogni tanto ho visto cose incredibili e ho scoperto che nel mondo le persone con i poteri hanno fatto grandi cose per vivere in pace senza con noi. Noi li abbiamo visti come dei mostri e loro si sono rintanati dentro una dimensione nota come Universing. Io sono Daniel Saintcall e sono uno dei tanti Dominatori di Poteri che è vivo e vegeto e cerca di capire cosa succede nel tempo e nello spazio. Se avete bisogno di aiuto chiedete pure e se invece dovete scrivere qualcosa la potete scrivere qui sotto

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