Bruce Lee e la filosofia del parkour

Bruce Lee e la filosofia del parkour

Bruce Lee capì che proprio perchè immerse in migliaia di anni di tradizione, le arti marziali erano proprio questo, tradizioni.
(ndt. il discorso è nel contesto di un uomo che per 20 e più anni si è allenato con lavoro e costanza nelle arti marziali, per poi cercare una sua via)
Ci sono state troppe regole, troppi movimenti prefissati. Non vi era alcuna libertà di movimento, e così, l’immobilità del pensiero. Egli ritenne che uno sparring richiedesse individualità, al fine di essere utile, non solo una “non ragionata”, imitativa ripetizione. In tal modo, non riuscirai mai veramente a capire il movimento che stai intraprendendo. Al contrario, si diventa come un robot.

La stessa cosa vale per il parkour. Persone percorrono da un punto A ad uno B ignare del fatto che sono anche ‘in movimento’. Magari pensano che cosa c’è in TV quella sera o ciò che hanno mangiato per colazione. Essi sono completamente ignari che essi stessi sono ‘tradizionali’. Ognuno si muove così, perché tutti gli altri lo fanno. Bruce imparò che la tradizione in un tale contesto fu effettivamente un errore. Seguendo solo regole definite, perdiamo immediatamente la nostra libertà. Egli ha voluto sviluppare un arte marziale che consenta un movimento istintivo. Egli ritiene che la più efficace arte marziale dovrebbe avere una mancanza di pensiero come dottrina, non una rigida serie di pre-concetti.

In sostanza l’obiettivo non era quello di concentrarsi sul lavoro in una situazione, ma invece in qualche modo ‘essere nel pensiero già privo di pensiero. (Assenza di pensiero)’ Questo è difficile perché siamo esseri associativi, esseri senzienti. Tutte le nostre percezioni in qualsiasi momento si basano su tutte le sperienze che che hanno preceduto quell’istante. Pertanto, la ‘valutazione’ di una situazione, immediatamente si riferisce ad altrie che abbiamo vissuto e l’intero processo può portare con sé dubbi e negatività. Bruce ha detto della sua arte marziale, il ‘Jeet Kune Do’
“Puoi affrontare una situazione senza denominarla? Darle un nome, renderla una parola, provoca paura”.

Il concetto di cercare di non pensare alla situazione in cui si è, ma ci si limita a tentare di ‘sentire’ il vostro modo di passare attraverso essa, è fondamentale per il parkour, come è stato per Bruce. C’è un proverbio che collega le due cose perfettamente, “l’esitazione cause paura”. Ovviamente, il momento in cui state esitando, voi state pensando inutilmente. State valutando la situazione, confrontandola relativamente a situazioni precedenti. Questa è l’ultima cosa da fare nel parkour (ndt: da tener presente che il discorso filosofico a cui tende, non significa che non si debba valutare ogni cosa prima di qualunque allenamento). Nel pensiero di Bruce nelle arti marziali, essa può significare essere colpiti, mentre nel parkour potrebbe significare la morte. Molti praticanti di parkour ‘sentono’ questa filosofia, anche se essi non possono sapere che, in effetti, praticano questo metodo di ‘essere nel pensiero, già senza pensiero.’ E ‘il concetto di liberare la mente.

L’idea che appena prima di un salto l’ultima cosa che si deve pensare è, in realtà, il salto stesso (ndt: vedesi nota precedente). Si dovrebbe in realtà vedersi proiettati dall’altro lato. Dovresti “sentire” la sensazione del movimento che sta per accadere, non pensare a cosa accadrà se il movimento non viene eseguito correttamente. Una convinzione Zen per quanto riguarda il movimento umano stesso, che ha ispirato Bruce su questo punto, è stato :

“Sono in movimento e non mi muovo affatto. Non è, “sto facendo questo”, ma piuttosto, una realizzazione interiore che “questo sta accadendo attraverso di me” o “che sta facendo questo per me”. La coscienza di sé è il più grande ostacolo alla corretta esecuzione di tutta le azioni fisiche”.(ndt, ancora, la presa di coscenza iniziale è doverosa e necessaria. solo dopo partirà il percorso inverso di cui si parla)

E ‘questo cio’ che collega direttamente il Jeet Kune Do con il parkour. Il parkour è percorrere da un punto ad un altro nel modo più efficiente possibile. E per questo, si deve raggiungere la ‘fluidità’. Il tempo impiegato a chiedersi se si può realizzare ciò che dovrà essere fatto è il tempo in cui la mente è occupata in un calcolo di negatività. Nel secondo in cui si pensa, ‘devo riuscire in questo salto a destra o sono morto’, immediatamente ostacolerà la vostra abilità provocando paura. Questo di per sé, può causare il fallimento a cui si era destinati. Se si riesce a raggiungere la convinzione interiore che voi siete ‘fluenti’ attraverso il vostro percorso, scorrerete lungo gli ostacoli del vostro percorso. Potrai incontrarli e muoverti liberamente oltre di essi. È necessario essere in grado di raggiungere una unicità tra il corpo e l’ambiente. Bruce ha imparato che, al fine di essere efficaci in questo, non è tanto la padronanza delle manovre che è importante, quanto invece la padronanza della propria volontà. Al fine di raggiungere una semplice profonda autocoscenza opposta al pensiero costante, è necessario dimenticare il risultato e la situazione.

Dimenticare di vincere e perdere, dimenticare l’orgoglio e il dolore. A questo proposito afferma:

“Jeet Kune Do non gira attorno al punto. Esso non possiede tortuose deviazioni. Ne consegue una linea retta per raggiungere l’obiettivo. La semplicità è la distanza più breve tra due punti. L’arte del Jeet Kune Do è semplicemente quello di semplificare”.

Egli avrebbe potuto parlare riguardo al parkour per ogni parola di questa dichiarazione. Il punto del parkour è, quindi, immaginare di essere inseguiti da un leone. L’obiettivo è quello di uscirne nel modo più efficiente possibile o di venire presi. Per farlo efficacemente, dobbiamo semplificare le cose per quanto possibile. Come per Bruce il punto finale è chiaro ed effettivo, parkour è raggiungere un altro punto nello spazio. Questo è il motivo per cui cose come salti mortali e acrobazie, se utilizzati nei momenti in cui soluzioni più semplicistiche sono disponibili, non sono parkour. Se vengono eseguite in questo modo, quindi, sono più d’abbellimento che efficienza e, di conseguenza, non sono parkour.

Il mondo è diverso visto attraverso ogni paio di occhi, e per seguire la strada giusta per voi si deve considerare il mondo attraverso i vostri occhi. Dobbiamo solo accettare che qualcuno ha deciso che un gruppo di muri e ringhiere determinerà il nostro percorso dal punto A al punto B. E, come pecore, noi seguiamo. Senza pensare. Non si gode più della libertà di espressione personale nel trovare la nostra strada, e, anche se ci sono molti là fuori che sono felici di questa mentalità, ci sono anche molti che non lo sono.

Ci possono essere molte strade da A a B, e chi voi siete deteminerà il tipo di percorso che sceglierete e come lo seguirete. E’ questa la vostra espressione del sé interiore attraverso la libertà del vero, istintivo movimento che mostra l’elemento artistico del parkour. Non ci si muove con inutili ‘palmspins’. Attraverso il parkour troviamo una più naturale, istintiva arte. Il JKD, anche se marziale, è un’ arte per lo stesso Bruce, a causa della sua ferma convinzione in questa forma artistica dell’affrontare il movimento. Ha fatto l’osservazione che:

“Un artista è espressione della sua anima resa apparente, della sua scuola, del suo ego. Dietro ogni movimento, la musica della sua anima è resa visibile. In caso contrario, il suo movimento è vuoto, ed è come una parola vuota – Senza significato. L’arte non è mai decorazione, abbellimento; invece, è l’opera di illuminazione. L’arte, in altre parole, è una tecnica per l’acquisizione di libertà”.

Nota – ‘arte non è mai decorazione, abbellimento’. Qui egli menziona anche la scuola. Questo è dovuto al fatto che prima di poter parlare, si deve imparare la lingua. Anche se si parla di parkour come il passare senza difficoltà gli ostacoli in modo efficiente, senza consentire il processo di pensiero, questo è, in sostanza, l’obiettivo finale. L’infinito perseguimento di tale ‘unicità’ è ciò che spinge il parkour come una disciplina. E’ adesso che è chiaro il motivo per cui è in effetti una disciplina come il JKD. Non è solo una forma d’arte, ma in realtà un esercizi fisico e psicologico rigoroso, al fine di conseguire l’obiettivo principale: essere sicuri della vostra abilità. Ma non si può diventare fiduciosi se non ci si allena a lungo e duramente. Il Parkour è considerato dalla maggior parte delle persone come uno sport – ma non lo è. Non c’è nessuno che vi obbliga ad allenarvi. Non ci sono regole o limiti di tempo necessarie da seguire per il raggiungimento della “grandezza”. Non avrai mai bisogno un punteggio da raggiungere. Come il monaco di Shaolin dice:

“Non importa quanto si va lento, finché non ci si ferma”.

Ci sono molti modi in cui il corpo può muoversi naturalmente, e ci vuole molto tempo e molta dedizione per trovare ciò che il proprio corpo è capace di fare. Ci sono alcuni modi di superare gli ostacoli che fanno sentire a proprio agio alcuni e ad altri a disagio -ancora una volta un’ altra maniera nella quale l’espressione della propria anima diventa evidente. Si consiglia di lasciare l’energia del moto ‘passare attraverso di voi’, invece di cercare di comandare questo flusso. Quando si raggiunge un ostacolo, vuoi che il tuo corpo già conosca il modo in cui esso si dovrà spostare. Questo richiede tempo, impegno, disciplina, dedizione e pratica per imparare. Bruce si addestrò così con il JKD. Egli non ha voluto cercare di indovinare quale mossa sarebbe stata più adatta prima, egli avrebbe cercato di ‘sentire’ invece di cercare di predeterminare ogni movimento. Egli ha descritto il processo di “Movimenti con uno scopo. Lo scopo è il movimeno stesso, piuttosto che i risultati. Non vi è alcun attore, ma l’azione; non c’è esperto, ma l’esperienza… L’arte completa la padronanza delle tecniche, sviluppata dalla riflessione dell’anima “.

Siamo così giunti alla conclusione inevitabile per quanto riguarda il confronto delle filosofie di Bruce Lee dietro il Jeet Kune Do e le filosofie fondamentali che guidano parkour come una disciplina e uno stile di vita. Dobbiamo diventare liberi di impostare i modi e le tradizioni che subiamo su di noi da parte di coloro che sono venuti prima e dobbiamo trovare noi stessi. All’interno di noi è dove dobbiamo guardare al fine di vedere veramente l’essenza.

Ricorda, che le cose sono come le vediamo attraverso i nostri occhi, non quelli di qualcun altro. Non seguire chi sceglie di farsi seguire come una pecora. Non accettare ciò che ti martella dentro, anzi chiediti il motivo per cui desideri controllare i tuoi pensieri, tenere lontana la tua libertà. Perché gli altri cercano di tenerci tranquilli, di tenerci quieti? Non essere una loro preda. Non muoverti come un robot nelle le gabbie che hai dentro. Invece sii libero ed senza forma fissa.

Come l’acqua. Alcune persone credono che il parkour possa essere approssimativamente tradotto in inglese come ‘freerunning’. Questo, contrariamente a quanto diffusamente si crede, non descrive il concetto di correre in giro liberamente, ma invece è l’idea di acqua che scorre libera, l’idea che si dovrebbe essere come l’acqua e il flusso libero – come l’acqua di un fiume. Quando incontra degli ostacoli, non esita ma passa, semplicemente segue il percorso, liberamente gira, passa sotto o attraverso. Se l’acqua è intesa come lo scorrere di un ruscello, si può abbattere su una roccia con la sua potenza o può agevolmente passare con il suo flusso, perché non ha alcuna forma predeterminata e così fluisce liberamente. Pertanto, come Bruce ha detto:
“Siate come l’acqua che trova la propria via attraverso fessure. Non essere assertivo, ma regolati sull’oggetto, devi trovare un modo per circolare o attraversarlo. Se non si rimane con una forma rigida, le cose si riveleranno per come sono. Svuota la tua mente, sii informe, senza forma, come l’acqua. Se si mette l’acqua in una tazza, essa diventa la tazza. Metti l’acqua in una bottiglia e diventa la bottiglia. Mettila in una teiera e diventa la teiera. Ora, l’acqua può fluire o può bloccarsi. Sii acqua amico mio”.

E’ così che, secondo me, Bruce Lee ha effettivamente le stesse convinzioni filosofiche rispetto al nocciolo duro del pensiero del parkour.

Note:
Le citazioni di Bruce Lee sono prese dal libro ‘il tao del Jeet Kune Do’
Le citazioni Shaolin sono prese da anni di formazione e…non posso ricordare, guardare un poi voi.

Nel mondo e nel tempo potreste vedere un sacco di misteri e cose incredibili non solo nel tempo e anche nello spazio. Io con la mia famiglia e anche senza ho viaggiato nel tempo e nello spazio. Ogni tanto ho visto cose incredibili e ho scoperto che nel mondo le persone con i poteri hanno fatto grandi cose per vivere in pace senza con noi. Noi li abbiamo visti come dei mostri e loro si sono rintanati dentro una dimensione nota come Universing. Io sono Daniel Saintcall e sono uno dei tanti Dominatori di Poteri che è vivo e vegeto e cerca di capire cosa succede nel tempo e nello spazio. Se avete bisogno di aiuto chiedete pure e se invece dovete scrivere qualcosa la potete scrivere qui sotto

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