Storia del parkour

La nascita di un movimento

Provare ad indicare con esattezza la nascita del parkour non è un compito facile. Questa cosa nebulosa e indefinibile che pratichiamo tende a sfuggire ad ogni tipo di classificazione. Oltretutto vanta molti nomi, in più di una lingua: Le parkour, the art of movement, freerunning, l’art du deplacement. E quando ti soffermi su un solo nome, arriva il piccolo problema di ciò a cui il nome si riferisce – è uno sport? un’arte? una filosofia forse? oppure è una disciplina fatta e finita?

La realtà è che non c’è nessun accordo su questo. E – cosa che ostacola enormemente il compito – non possiamo andare a chiederlo al padre fondatore della disciplina perchè questo grande movimento è abbastanza lontano dall’essere un normale figlio nel classico nucleo familiare. No. Tale figlio ha presentato una vasta gamma di patrigni che hanno influenzato il suo sviluppo negli anni, secoli, forse anche nei millenni. Ha avuto molte sorgenti, preso piccole ispirazioni da tutto, e attinto a molte fonti differenti durante la sua evoluzione – e non c’è modo di fermare tale processo.

Quindi da dove dobbiamo iniziare per tentare di raccapezzarci un po’? Non dall’inizio poichè solo Dio sa dov’è. Non dalla fine, perchè ancora non ci siamo e non è in vista. La cosa migliore sembra partire da un punto nel mezzo, e dare credito a chi dice che è partito da una piccola città in Francia.

La connessione francese

A sud di Parigi si trova la piccola, periferica e sonnolenta cittadina di Lisses, un posto non molto differente dalle altre realtà satellite della capitale francese, salvo per un unico piccolo fatto: Lisses è il paese natale di David Belle, uno dei tre uomini universalmente riconosciuti come maggiori esponenti nella creazione del parkour nella sua attuale forma attorno agli anni ’80. Gli altri due sono David Malgogne e Yann Hnautra, dei quali sappiamo poco circa il loro coinvolgimento…

Colui che ha influenzato e ispirato David e gli altri nell’esplorazione degli ambienti urbani e rurali in nuovi modi durante la sua infanzia è stato il padre di David, Raymond Belle. Infatti, il termine ‘parkour’ è attribuibile a Raymond Belle, che ha introdotto suo figlio al metodo di addestramento militare di Georges Hebert, un uomo che ha avuto una potente influenza nell’educazione fisica in Francia, particolarmente nel circuito militare, con la creazione del percorso del guerriero (parcours du combattant), un particolare percorso a ostacoli. Da ‘parcours’, che significa ‘percorso’, proviene la parola modificata ‘parkour’, che Hubert Kounde ha coniato per presentare il suo amico David Belle.

Il signor Belle si era allenato attraverso il metodo naturale di Hebert per un periodo, nell’arma francese. Il metodo di Hebert è ispirato in particolare dal naturale condizionamento fisico degli indigeni africani ed è ancora riscontrabile nella pratica dell’attuale parkour; molti praticanti parlano dell’importanza di sentire il proprio istinto naturale, di liberarsi dalle restrizioni per ritornare all’innato modo di muoversi senza sforzo che utilizza l’intero corpo ben oltre l’impiego di isolati gruppi muscolari. Il famoso ‘stato fluido’.

L’ifluenza del padre di David è stata molto più che il semplice introdurlo all’Hebertismo, egli ha instillato nel figlio i semi di ciò che poi sarebbe diventata la filosofia del parkour. Sebastien Foucan – che si è allenato con David durante la nascita critica del parkour – parla di quanto Raymond Belle li incoraggiasse entrambi a migliorare loro stessi, affermano che con dedizione potevano realizzare i loro sogni.

E’ importante riconoscere che Belle, dal quale si è sviluppato tutto, non era l’unico a praticare l’arte dello spostamento ai suoi esordi. Il Parkour è stato nutrito all’inizio da un largo gruppo di indiviui, inclusi Sthephane Vigroux, Yahn Hnautra, David Malgogne e Frederic Hnautra tra gli altri, e ognuno di essi ha contribuito all’arte dello spostamento nel suo stato embrionale. Sthephane Vigroux, per esempio, è stato essenziale per l’elaborazione del movimento ‘Saut de chat’ (anche conosciuto come King Kong Vault). E Yahn Hnautra era il maggior respondabile nel raccogliere la disciplina ed insegnare il metodo a tutto il gruppo.

Solo quando hanno iniziato a prendere più sul serio i loro ‘giochi da bambini’ ed a progredire nelle loro capacità che Belle e i suoi compgni hanno iniziato a esporre ciò che, nell’arco di due decadi, sarebbe diventato un movimento globale. Da bambini che giocano per noia si sono evoluti in ragazzi con un obiettivo in testa, una finalità ispirata da molte sorgenti inclusa la filosofia del Taoismo tramite i lavori di Bruce Lee, le mosse arcobatiche e buffe dei film di Jackie Chan, e talvolta perfino lo shamanesimo urbano dell’uomo selvaggio di Parigi, Don Jean Haberey. Ma, nella sostanza, il parkour è comunque lontano da un semplice gioco infantile che cresce con la maturità del proprio creatore. Si delinea sullo spirito della funzionalità fisica che prevale in molte culture antiche e vecchie displine.

Come sostiene Foucan, l’inizio del ‘grande salto’ è avvenuto intorno all’età di 15 anni. Iniziarono a sviluppare e rifinire i movimenti fondamentali: capriole, salti, arrampicate e giravolte. Hanno insegnato a loro stessi ad essere atleti, a muoversi all’interno del loro ambiente in un modo mai visto prima in una scena urbana. Ovviamente è questo ‘grande salto’ che ha catturato l’attenzione del mondo dei media e la consapevolezza generale, anche se tutti i praticanti esperti sono rapidi a minimizzare il significato degli aspetti più spettacolari del parkour.
Il parkour è per sua natura, tuttavia, un’attività visivamente sbalorditiva, specialmente quando è mostrata da gente del calibro e potenza di Belle, Vigroux e Hnautra. Gli interessi esterni sono inevitabili. Come si è diffusa la reputazione dei praticanti originali, molti hanno cercato di contattarli ed imparare, e dopo di loro – come era prevedibile – sono arrivati coloro che hanno visto il potenziale che il parkour possedeva come ‘macchina per soldi’.

Tempo di spettacolo…

In definitiva è stato il dilungarsi di quest’ultimo interesse che ha provocato la prima spaccatura nel parkour: tra chi ha imboccato l’opportunità – il film di Besson del 2001 ‘Yamakasi: i samurai dei tempi moderni’, per esempio, è interpretato dall’omonimo gruppo (originariamente formato da Belle e Hnautra) ed è un famoso punto di riferimento della spaccatura – e chi invece ha rifiutato questo interesse improvviso, primo tra tutti David Belle stesso, forse per un desiderio di non entrare in un meccanismo che consideravano come una sorte di prostituzione dell’arte del movimento (nda. o più probabilmente ritenevano distorta la visione data del parkour).

L’interesse a seguito al film di Luc Besson era quasi perfetto: due morti sono state attribuite a comportamenti emulativi e molto dell’interesse suscitato non era diretto alla vera disciplina. Sebastien Foucan descrive l’atteggiamento di molti dopo il film: ‘oltre gli Yamakasi c’è un altro genere di persone, quelli “io salto io salto io salto, come nel film, ehi guardatemi sono sul tetto come nel film” ‘.

In segiuto alla scissione, l’ideatore ha coniato per se stesso il termine ‘traceur’: Traceur significa ‘pallottola’ ed è stata scelta per enfatizzare la realizzazione di un obiettivo di Belle e i suoi compagni, movimenti veloci ed efficienti su ogni terreno. Comprensibilmente, erano molto scettici nei confronti dei nuovi praticanti della disciplina; quelli che mostravano un interesse genuino continuavano ad essere i benvenuti ovviamente, ma non quelli che puntavano sulla spettacolarità, badando solo alla prossima corsa adrenalinica.

Ma qualsiasi ripercussione negativa non è solo il risultato di Yamakasi, il film che ha catapultato il movimento del parkour nella coscienza pubblica. L’arte del movimento è stata introdotta precedentemente al pubblico britannico tramite una pubblicità della BBC lo stesso anno, denominata ‘Rush hour’, interpretata da David Belle nella parte di un pendolare innovativo che sceglie di percorrere una strada alternativa sui tetti di Londra per evitare il caos e la ressa delle strade sottostanti. E ovviamente, da quando Belle si è impegnato in un numero di progetti commerciali, ha utilizzato il suo incredibile livello tecnico per entrare nel mondo dello spettacolo nei film di azione con la sua prima parte da protagonista in “Banlieue 13” di Luc Besson.

il Parkour è entrato nella scena globale, e il business è aumentato.

Jump!

Benchè il parkour sia stato mostrato dai media, non è ancora stato spiegato. In alcune parti del mondo, le persone addirittura si riferiscono erroneamente alla disciplina stessa con “Yamakasi”, un brutto malinteso. Ma si è anche sviluppata una sottocorrente, un desiderio di vedere altro riguardo al dinamismo e ‘joie de vivre’ che il parkour mostra, e piccoli gruppi di persone hanno silenziosamente appreso la pratica dell’arte del movimento da quel poco che hanno potuto vedere di essa.

Tuttavia, dobbiamo aspettare il 2003 per avere un accurato approfondimento sull’arte del movimento, quando Channel 4 rilascia un documentario innovativo (e premiato) per il pubblico di consumatori intitolato ‘jump london’, con Foucan e i fratelli Vigroux che hanno mostrato le loro capacità in un insospettabile panorama Londinese. Questo fu il punto di svolta, dove Foucan e Johann Vigroux trasportano l’aspetto filosofico del parkour gomito a gomito con la prestanza fisica, fornendo al vasto pubblico una chiave per iniziare a capire una disciplina in ascesa.

Il responso è stato dato. Ovunque sbucano gruppi di praticanti anche conosciuti come ‘crew’, clan’ o ‘Team’ e il termine Freerunning filtra nel vocabolario comune. La capitale Britannica divenne presto un luogo attivo e focale per la nascente comunità del freerun dovuto in gran parte al successo del documentario.

Non appena il livello dei nuovi praticanti Britannici si sviluppò, nel 2004 scelsero il nome di ‘Sedojin’ (un termine giapponese coniato da Dan Edwardes che significa ‘persone che intraprendono la via del silenzio’), ebbero occasione di unirsi con Foucan e Jerome Ben-Aoues e produrre il seguito del primo documentario: ‘Jump Britain’. In onda nel gennaio 2005, è stato il cavallo di battaglia del parkour, consolidando la sua posizione come sport valido per l’età moderna. Attraverso la serie ‘jump’ il parkour è stato letteralmete lanciato sotto i riflettori.

La Ri-Nascita del Movimento

Il Parkour, come abbiamo visto, non è qualcosa che si classifica facilmente. Tuttavia è forse inevitabile tentare di definire e classificare visto che la comunità cresce e i numeri si gonfiano. Naturalmente un’arte che incoraggia la libertà di movimento e l’espressione individuale è difficile – se non impossibile – da imbrigliare in una struttura formale che la contenga e allo stesso tempo permetta un approccio soggettivo dei praticanti. La faccenda si complica ulteriormente col semplice fatto che David Belle – riconosciuto come il guru del parkour – scelse al tempo di non dare una chiara definizione a cui gli altri possano fare riferimento, e quindi ci sono dibattiti accesi e scismi tra le differenti prospettive da seguire. (ndr: in realtà David Belle formalizza il parkour sia grazie ad un marchio registrato sia attraverso una definizione non chiusa ma aperta ad una certa interpretazione personale, indicando esclusivamente gli scopi e tralasciando i mezzi per raggiungerli, un po’ come nella filosofia zen o nel jeet kune do, questo perchè nelle discipline di ricerca non si può pretendere di fornire risposte ma solo domande, “se vuoi trovare la verità devi essere pronto ad accettare l’inaspettato” o anche, nel taoismo, “la vera via non è una via costante”, quindi ogni definizione rigida sarebbe controproducente per la finalità del parkour, che è automiglioramento attraverso la ricerca personale dell’efficacia. Nel mondo delle arti marziali questo tipo di mentalità è molto diffuso, legato ad una filosofia non più basata sul credere ed ubbidire tipico di altri modelli culturali utile ad indottrinare le masse ma meno utile per ciò che ci interessa, cioè lo sviluppo individuale).

Questi dibattiti tendono a ruotare intorno a ciò che costituisce o non costituisce il parkour. Include acrobazie, o si basa sulla filosofia chiave di Belle sull’efficienza? è una disciplina puramente pratica da applicare come le arti marziali o si può anche fare per divertimento e per la sensazione di libertà che inevitabilmente porta? Flippare o non flippare, questo è il problema…

Parkour Generation insegna alle persone che ‘Parkour’, termine che libera la gente dai limiti e dai metodi convenzionali di movimento e di spostamento, è comunque solo un termine. La loro visione è che benchè la comunicazione richieda l’uso di termini universalmente accettati, il concetto che si sta esprimendo è più importante di qualsiasi nome o etichetta. Il movimento è movimento, ed è la padronanza che ciascuno ha sul movimento che dovrebbe essere cercata attraverso la pratica del parkour.

Il parkour è cresciuto lontano dalle sue radici a Lisses, ed è diventata una pratica mondiale. E’ qualcosa che viene costantemente rinnovata ad ogni nuova generazione di praticanti che cresce e si fonde con essa. In effetti con ogni nuovo individuo che trova il parkour, la disciplina trova una nuova ed unica via di espressione di se stessa. E’ imprevedibile e nebulosa per natura, difficile da appuntare e estremamente difficile da comprendere interamente. Si evolve continuamente, ed è sempre naturale e salutare.

In cerca di adrenalina o di automiglioramento?

Sebbene molti praticanti neghino che il parkour sia uno sport estremo, ha comunque dei rischi notevoli. Praticare la corsa, saltare, atterrare sul cemento e interagire con una varietà di strutture urbane (esempio: tetti, scale, superfici sopraelevate, muri.. etc), in pratica porta ad una serie di potenziali infortuni. Alcuni degli infortuni più comuni tra i praticanti che non si sottopongono ad un adeguato condizionamento fisico preventivo includono caviglie slogate e infortuni da affaticamento delle ginocchia per sforzi ripetuti.

Comunque correre rischi eccessivi va contro la filosofia del parkour. “Una delle più marcate differenze tra il parkour e gli altri cosiddetti sport estremi è che non riguarda solamente il raggiungimento di particolari abilità fisiche ma anche il miglioramento del benessere mentale e spirituale della persona. Assicurare che il progresso fisico non avvenga a spese del progresso mentale è uno dei maggiori obiettivi di ogni buon traceur.”(cited in Jones n.d., par. 22).

I traceur con esperienza non si lanciano nell’attività con l’idea di provare una scossa adrenalinica che consegue ad un eccesso di rischio. Piuttosto vedono la loro pratica come una gara contro se stessi per superare i limiti e controllare la paura e l’inibizione. L’obiettivo di una completa funzionalità in ogni situazione è vitale e per realizzare questo stato mentale e fisico è necessario affrontare e superare le sfide che sono parte dell’allenamento di parkour.

letture consigliate:

– Jones, D. (n.d.). Parkour: A natural perspective.

– Wolf, Tony. George Hebert and the Natural Method of Physical Culture.

Nel mondo e nel tempo potreste vedere un sacco di misteri e cose incredibili non solo nel tempo e anche nello spazio. Io con la mia famiglia e anche senza ho viaggiato nel tempo e nello spazio. Ogni tanto ho visto cose incredibili e ho scoperto che nel mondo le persone con i poteri hanno fatto grandi cose per vivere in pace senza con noi. Noi li abbiamo visti come dei mostri e loro si sono rintanati dentro una dimensione nota come Universing. Io sono Daniel Saintcall e sono uno dei tanti Dominatori di Poteri che è vivo e vegeto e cerca di capire cosa succede nel tempo e nello spazio. Se avete bisogno di aiuto chiedete pure e se invece dovete scrivere qualcosa la potete scrivere qui sotto

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