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Spiego a Pandora e a Kratos la pizza

Dopo esseri tornati in camera io dissi a Kratos e a Pandora – ve lo spiego adesso tutto quello che c’ e da sapere sulla pizza e Kratos e Pandora dissero simultaneamente – avanti spiega e se ci sono foto faccele vedere e io dissi – ok . Dopo inizia a dire sia a Kratos sia a Pandora tutto sulla pizza – La pizza è un prodotto gastronomico che ha per base un impasto di acqua, farina di frumento, e lievito, che dopo una lievitazione di almeno ventiquattr’ore viene lavorato fino a ottenere una forma piatta, cotto al forno e variamente condito.

 

Etimologia

 

L’etimologia del nome “pizza” (che comunque non è necessariamente legata all’origine del prodotto) deriverebbe secondo alcuni, da pinsa, participio passato del verbo latino pinsere, cioè pestare, schiacciare, pigiare o dalla pita mediterranea e balcanica, di origine greca, secondo quest’ultima ipotesi la parola deriverebbe dall’ebraico פִּתָּה o פיתה, dall’arabo كماج e dal greco πίτα, da cui anche pita che appartiene alla stessa categoria di pane o focacce. Studi più recenti accreditano, oltre all’origine greca, anche altre ipotesi, cioè che la parola deriverebbe dal germanico (longobardo o gotico) dell’alto tedesco d’Italia bĭzzo-pĭzzo (da cui anche in tedesco moderno Bissen: “boccone”, “pezzo di pane”).

 

Questa ipotesi sarebbe pure confermata dall’area di diffusione originaria della parola, che coinciderebbe con il regno e i ducati longobardi di Benevento e Spoleto. Tuttavia la diffusa presenza, in area balcanica di pita, induce J. Kramer, riportato dalla stessa fonte, a cercare nel greco πίττα (di provenienza albanese) l’origine dell’italiano “pita”, da cui poi “pizza” per incrocio con “pezzo”. Appare comunque certo che la fortuna odierna della parola “pizza” venga da Napoli.

 

Origine

 

Benché si tratti ormai di un prodotto diffuso in quasi tutto il mondo, la pizza è generalmente considerata un piatto originario della cucina italiana ed in particolar modo napoletana. Nel sentire comune, infatti, ci si riferisce con questo termine alla pizza tonda condita con pomodoro e mozzarella, ossia la variante più conosciuta della cosiddetta pizza napoletana, la pizza Margherita.

 

La vera e propria origine della pizza è tuttavia argomento controverso: oltre a Napoli, altre città ne rivendicano la paternità. Esiste, del resto, anche un significato più ampio del termine “pizza”. Infatti, trattandosi in ultima analisi di una particolare specie di pane o focaccia, la pizza si presenta in innumerevoli derivazioni e varianti, cambiando nome e caratteristiche a seconda delle diverse tradizioni locali. In particolare, in alcune aree dell’Italia centrale, viene chiamata “pizza” qualsiasi tipo di torta cotta al forno, salata o dolce e alta o bassa che sia.

 

La pizza ha una storia lunga, complessa e incerta. Le prime attestazioni scritte della parola “pizza” risalgono al latino volgare di Gaeta nel 997. Già comunque nell’antichità focacce schiacciate, lievitate e non, erano diffuse presso gli Egizi, i Greci (maza) e i Romani (offa e placenta).

 

Tipologie

 

Pizza tonda

Per la pizza tonda l’impasto, previamente fatto lievitare in monoporzioni, viene steso in forma di disco, variamente condito e cotto a contatto del piano rovente di un forno. È la più conosciuta e consumata nel mondo e viene detta appunto anche pizza classica o pizza napoletana.

 

Tipica in diverse cucine regionali italiane, è divenuta famosa come specialità della cucina napoletana. La città di Napoli ha svolto infatti un ruolo importantissimo nella storia della pizza, creando ed esportando questa specialità che è ora la più diffusa nel mondo (vedi sez.”Dove si mangia la pizza”). Per questo motivo si usa ancora l’espressione “pizza napoletana” come sinonimo di “pizza tonda” anche se le sue caratteristiche sono spesso diverse rispetto a quelle della tradizione partenopea.

 

Soprattutto fuori dall’Italia invece della pasta di pane si usano spesso impasti più grassi e talvolta anche dolci; il condimento è sempre abbondante e varia notevolmente a seconda delle abitudini locali. La stesura dell’impasto in forma di disco può avvenire con l’uso del matterello oppure, preferibilmente, a mano girando e tirando le palline lievitate d’impasto sopra un piano di lavoro o con evoluzioni aeree. Specialisti di quest’ultimo metodo sono i pizzaioli acrobatici.

 

Pizza al taglio

 

Per la pizza al taglio o pizza in teglia la pasta lievitata viene stesa, condita e cotta in grandi teglie di metallo tonde o rettangolari e poi messa in mostra per essere venduta a peso a scelta del cliente o, in casa, consumata a tranci. La vendita di questa varietà di pizza è diffusa oltre che nelle pizzerie al taglio vere e proprie, anche nelle panetterie.

 

Poiché la pizza in teglia deve essere tenuta in mostra ed eventualmente riscaldata necessita dell’utilizzo di impasti molto acquosi che pure in queste condizioni non si secchino ma diano il massimo del gusto. A tal fine vengono usate farine forti e appositi procedimenti di rigenerazione che permettono di aggiungere agli impasti una maggiore percentuale di acqua, fino al 90%.[senza fonte] Questo ha anche un vantaggio dal punto di vista economico essendo la pizza venduta in alcuni casi a peso (questo metodo è ad esempio il più diffuso nella città di Roma).

 

Pizza alla pala

 

La pizza alla pala, come la pizza in teglia, è una pizza di grandi dimensioni messa in mostra e venduta a peso ma la sua cottura avviene, analogamente alla pizza tonda, direttamente sul piano del forno.

 

Una delle sue varianti è la pizza al metro.

 

Tipologie per origine geografica

 

 Pizza genovese

 

La pizza genovese è pizza in teglia dalla pasta piuttosto alta e morbida, prodotta con farina di grano tenero, acqua, sale, lievito di birra e, talvolta, un poco di latte. Dopo la lievitazione viene stesa con le mani direttamente nella teglia e cotta in forno, preferibilmente a legna. Deriva dalla focaccia genovese.

 

“Verace” Pizza napoletana

 

La pizza napoletana è l’unico tipo di pizza italiano riconosciuto in ambito nazionale ed europeo. Dal 4 febbraio 2010, infatti, è ufficialmente riconosciuta come specialità tradizionale garantita della Comunità Europea.

 

Essa si presenta come una pizza tonda dalla pasta morbida e dai bordi alti (cornicione). Tale rigonfiamento del cornicione è dovuto all’aria, che durante la fase di manipolazione del panetto si sposta dal centro verso l’esterno. Nell’impasto classico napoletano non è ammesso nessun tipo di grasso. Soltanto acqua, farina, lievito (di birra o naturale) e sale. Nella più stretta tradizione prevede solo due varianti per quanto riguarda il condimento:

 Pizza marinara: con pomodoro, aglio, origano e olio extravergine di oliva.

 Pizza Margherita: con pomodoro, mozzarella STG a listelli, mozzarella di bufala campana DOP a cubetti o Fior di latte, basilico e olio extravergine di oliva.

 

La cottura della pizza napoletana, infine, avviene sempre ed esclusivamente tramite l’utilizzo del forno a legna e mai quindi utilizzando altri modi di cottura come per esempio il forno elettrico. Oggi la pizza napoletana è uno dei piatti più diffusi al mondo ed è presente in quasi tutti i ristoranti e locali di cucina italiana all’estero con il nome pizza napoletana o pizza Napoli.

 

Nel 2011, la pizza napoletana è stata presentata dall’Italia come candidata al riconoscimento UNESCO come Patrimonio immateriale dell’umanità.

 

Pizza romana

 

La pizza romana è una pizza tonda dalla pasta molto sottile e croccante. L’impasto viene prodotto con farina di grano tenero tipo 00 o 0, acqua, lievito di birra (oppure lievito naturale), olio d’oliva (oppure per ottenere una pizza più croccante si utilizza l’olio di semi) e sale in proporzioni tali che risulti duro e consistente, tanto da rendere spesso necessaria la stesura con il mattarello. Diffusasi a partire appunto dalla capitale solo dopo l’ultimo dopoguerra, si chiama Napoli la variante di condimento con pomodoro, mozzarella e alici. I libri di cucina tradizionale romana, sembrerebbero avvalorare che la variante con le acciughe sia un’usanza propria della Capitale; la pizza romana, secondo gli stessi ricettari, dovrebbe comprendere anche basilico tagliuzzato,pecorino e pepe.

 

Altre

 

A Napoli la cosiddetta pizza chiusa, ossia pizza ben condita e coperta dalla stessa pasta, si chiamava anche calzone, ma in seguito altre varietà di calzone con un tipo di pasta differente son state ideate e preparate nella vicina Puglia, ragion per cui il calzone al forno è divenuto di fatto un altro prodotto culinario.

 

Anche in Calabria si prepara qualcosa di simile quando si inforna il pane. Specie in passato, assieme al pane “normale” per la famiglia, si faceva spesso anche una pitta chjina (pitta ripiena, dove pitta è un nome generale per una forma di pane). Tale prodotto ha l’aspetto di una pizza chiusa, ovvero formata da due strati di pasta con il ripieno al loro interno.

 

In Sardegna la variante locale viene denominata panada, pizza morbida ed a pasta spessa farcita dei più svariati ingredienti quali pomodori, melanzane, zucchine, funghi, carne d’agnello, pesci (particolarmente ghiotta la variante alle anguille). La ricetta originale prevede che, una volta completata la cottura in forno a legna, la panada venga unta con un filo di olio extravergine bollente e poi lasciata riposare.

 

Una piccola pizza chiusa è il panzerotto, il quale può essere cotto al forno o fritto in padella.

 

In Sicilia vi sono diverse varianti collegate alla tradizione culinaria rurale che con la pizza vera e propria hanno poco a che vedere. E così, a Catania, è diffusissima da secoli l’uso della Scacciata, soprattutto nel periodo natalizio e per le ricorrenze in genere, formata da un primo strato di impasto, tuma e acciughe in città, oppure alla paesana con patate salsiccia broccoli , pepe nero , pomodoro , tuma , in entrambi i casi si chiude con un secondo strato di impasto, e infornata dopo una spennellata di uovo. Nel palermitano è diffuso lo sfinciuni, focaccia morbida con cipolla, caciocavallo, pomodoro e pangrattato; in Provincia di Siracusa, specie nei comuni di Solarino e Sortino, si può gustare il pizzòlu, una sorta di pizza tonda farcita; in provincia di Messina è cucinato il tradizionale piduni, piccolo calzone fritto o al forno ripieno di verdure ed è inoltre presente la focaccia alla messinese, che viene tradizionalmente preparata in teglia con verdure, formaggio, pomodoro e acciughe; e in provincia di Catania, specie a Zafferana Etnea e a Viagrande , la tipica pizza siciliana, un calzone fritto a pasta morbida con ripieno di formaggio, acciughe, funghi porcini e altri ingredienti.

 

Anche oltreoceano la pizza ha avuto una sua evoluzione fino alla pizza all’americana contraddistinta dalla morbidezza e dal notevole condimento. Non raramente all’impasto vengono aggiunti burro o margarina (o altri tipi di grassi) e zucchero.

 

Negli ultimi anni del XX secolo si è andata affermando anche la pizza senza glutine, preparata con farine non a base di frumento, adatte a chi soffre di celiachia.

 

Valori nutrizionali

 

La più celebre delle pizze, la pizza margherita, contiene varie sostanze nutrienti: i carboidrati sotto forma di amido (nella farina), i lipidi vegetali dell’olio extravergine d’oliva e quelli animali della mozzarella di bufala o fior di latte, proteine animali (ancora dalla mozzarella).

 

Queste indubbie qualità non devono però far dimenticare che la pizza non è un alimento ipocalorico adatto a qualunque regime dietetico: una margherita del peso di 300 gr. dà un apporto di oltre 800 calorie peraltro molto sbilanciate a favore dei carboidrati (circa 75%).

 

Impasto

 

Molto importante nella pizza, oltre che la qualità degli ingredienti, è la giusta maturazione e lievitazione. La maturazione è il processo necessario affinché l’amido contenuto nella farina (polisaccaride) venga da alcuni enzimi (alfa e beta amilasi) scisso in zuccheri semplici, questo fa si che la pizza, ben maturata, risulti digeribile. Mentre il lievito di birra compie il suo lavoro producendo nell’impasto anidride carbonica e gas nobili, da qui, la lievitazione, cioè il raddoppio del volume che avviene nell’impasto.

 

Dove si mangia la pizza

 

I luoghi dove si cucina e si consuma la pizza si chiamano pizzerie.

 

A causa della forte immigrazione ed influenza italiana, la città con il più alto consumo di pizza nel mondo è la città di New York seguita da San Paolo in Brasile con 30 milioni di pizze al mese. In quest’ultima città le pizze hanno spesso guarnizioni derivanti dalla gastronomia locale, come il palmito e il catupiry, un formaggio cremoso.

 

Negli Stati Uniti e in varie parti del mondo esistono numerose catene di pizzerie; una delle maggiori catene in franchising è pizza Hut, la quale ha aperto propri ristoranti in 86 paesi del mondo. Dal 1999 è attiva in Italia la catena Spizzico, collegata al marchio Autogrill, che propone un concetto a metà strada tra la pizzeria e il fast-food tipico del Nordamerica; inoltre Autogrill, attraverso una società americana acquisita nel 1999, controlla indirettamente Pizza Hut, non presente in Italia. In Spagna e Portogallo è popolare Telepizza, che effettua anche consegne a domicilio.

 

Record

 

La più grande pizza mai prodotta è quella dell’ipermercato Norwood Pick ‘n Pay (Johannesburg, Sudafrica). Secondo il Guinness Book of Records la pizza – preparata nel 1990 con 500 kg di farina, 800 kg di formaggio e 900 kg di salsa di pomodoro – aveva un diametro di oltre 37 metri .

 A Feltham, Londra, il nuovo record per la più distante consegna di pizza spetta a Lucy Clough. Una pizza vegetariana è stata cotta il 17 novembre 2004 ed ha percorso una distanza di 16949 km per essere consegnata in Ramsey Street, a Melbourne, il 19 novembre 2004. Il record è presente nell’edizione 2006 del Guinness Book of Records

 La Pizza Louis XIII per 2 persone costa € 8.300,00

 La pizza Royale 007 creata a New York costa € 3.000,00 .

 

Informazioni sulla Pizza

 

Origini

 IPA /ˈpi:tsʌ/

 Luogo d’origine Italia

 Diffusione Asia meridionale

 Asia centrale

 Asia occidentale

 Oceania

 Europa

 Americhe

 Dettagli

 Categoria piatto unico

 Ingredienti principali farina

 acqua

 olio di oliva

 sale

 Lievito di birra

 (altri ingredienti differiscono in base alle varianti)

 Varianti Pizza napoletana

 Focaccia

 Piscialandrea

 Pizza genovese

 Pizza siciliana.

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Spiega a Pandora il mondo sottomarino

Dopo aver detto a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sulle Immersioni Subacquea e aver fatto vedere a Pandora alcune foto , io dissi a Pandora – adesso ti spiego tutto quello sul mondo sottomarino e Pandora disse – ok , inizia quando vuoi . Dopo pochi minuti io inizia a dire a Pandora tutto quello che c’ e da sapere sul mondo sottomarino – Le attività subacquee (immersione subacquea) sono quelle attività che permettono all’uomo la permanenza in un ambiente sommerso, prevalentemente acquatico, sia di acque dolci che salate, quindi in ambito prevalentemente lacunare, fluviale e marino. E possibile praticare tale attività con o senza attrezzature e a seconda del caso prende il nome specifico di immersione in apnea o immersione con ARA o ARO, in pratica sistemi di respirazione autonomi o vincolati ad aria, ossigeno o miscele respiratorie, in inglese scuba diving (vedi SCUBA), sistemi che permettono quindi l’immersione per lunghi periodi di tempo.

 

Si può distinguere tra subacquea ricreativa o tecnica/professionale. Le due tipologie di equipaggiamenti per la subacquea sono il sistema a circuito aperto detto A.R.A., l’autorespiratore ad aria con erogatore sviluppato da Jacques Cousteau con il nome di Aqua-lung, e il sistema a circuito chiuso detto A.R.O., l’autorespiratore ad ossigeno creato ed utilizzato per la prima volta dagli uomini rana della Marina Militare Italiana durante la seconda guerra mondiale, più recentemente evolutosi e chiamato Rebreather, termine anglosassone che significa letteralmente rirespiratore, sistema molto sofisticato e complesso che può essere a circuito chiuso (CCR)o semichiuso (SCR), meccanico o elettronico in grado a secondo del tipo di riutilizzare il gas espirato filtrandolo e riarricchendolo con l’ossigeno mancante, consentendo così di poter prolungare notevolmente la permanenza in immersione limitando il consumo dei GAS e riducendo la decompressione grazie alla “Best Mix” che fornisce in tutti i momenti dell’immersione stessa.

 

Storia

 

Il desiderio di andare sott’acqua è probabilmente sempre esistito: per cercare cibo, scoprire manufatti, riparare navi (o affondarle) e forse solo per osservare la vita del mare. Tuttavia, finché gli esseri umani non trovarono un sistema per respirare sott’acqua, le immersioni sono state necessariamente brevi e convulse.

 

Nel XVI secolo si iniziò ad utilizzare campane subacquee rifornite d’aria dalla superficie, il primo vero sistema per rimanere sott’acqua per un tempo illimitato. Due delle principali strade di investigazione, una scientifica e una tecnologica, accelerarono notevolmente l’esplorazione subacquea. La ricerca scientifica fu portata avanti dal lavoro di Paul Bert e Scott Haldane, provenienti rispettivamente dalla Francia e dalla Scozia. Allo stesso tempo i progressi tecnologici – pompe ad aria, scrubber, erogatori, ecc. – hanno reso possibile la permanenza dell’uomo sottacqua per lunghi periodi di tempo.

 

A partire dagli anni settanta si sviluppò, a fianco del crescente fenomeno del turismo internazionale, un turismo della subacquea mirato alla semplice “visita” dell’ambiente sottomarino. Oggigiorno i subacquei grazie alle nuove attrezzature, sempre più leggere, tecnologiche e confortevoli, sono autonomi dalla superficie e possono spostarsi nuotando quasi senza fatica, ma durante le immersioni può anche accadere di muoversi sfruttando un veicolo a propulsione, secondo le esigenze, o semplicemente sfruttando le correnti marine.

 

Attrezzature

 

Nello svolgimento dell’attività subacquea ci si avvale dell’uso di alcune attrezzature, nell’immersione con bombole possiamo iniziare l’elenco con le “mute subacque” che sono un’abbigliamento in grado di mantenere caldo il corpo durante l’immersione, esse sono divise principalmente in tre tipologie: Mute umide, Mute semistagne e Mute stagne. Le prime creano un velo d’acqua tra il corpo del sub e la muta, che va a riscaldarsi e crea una sorta di effetto isolante (ottima per ambienti con acqua calda), le seconde sono molto aderenti al corpo, di spessore maggiore tendono a far inumidire solo braccia e gambe isolando il busto del subacqueo (nasce per ambienti con l’acqua fredda); la terza tipologia, le Mute stagne isolano completamente il Sub dall’acqua lasciando che si bagnino solamente mani e testa (particolarmente adatte ad ambienti con acque molto fredde o permanenze prolungate in acqua). La seconda attrezzatura fondamentale è l’erogatore che viene montato sulla bombola e fornisce aria a “chiamata” cioè quando con la bocca si aspira. Tale erogatore che viene usato in doppio per sicurezza, fornisce sempre 1 atm in più rispetto alla pressione ambiente esterno e ciò per riprodurre la situazione che si ha alla quota di zero mslm. La terza attrezzatura utile allo scopo è il GAV o Giubbotto ad Assetto Variabile chiamato anche Jacket ha lo scopo di sostenere la bombola ed attraverso un comando che carica o scarica d’aria il medesimo garantisce un assetto neutro al subacqueo in acqua. La bombola che accennavamo prima è preposta a contenere la riserva d’aria per il subacqueo, viene caricata fino a 230 bar anche se in commercio possiamo trovare bombole fino a 300 bar. Uno strumento chiamato computer da polso, accompagnato da tabelle per il calcolo della decompressioneè di obbligo per chi vuole immergersi esso è chiamato a fornire la profondità Max effettuata, la profondità del momento e le tamme di decompressione da fare per poter uscire dall’acqua senza incorrere in patologie di decompressione. Ultime attrezzature ma non per questo meno importanti sono la cintura della zavorra e le pinne; servono per annullare la spinta positiva data dal nostro corpo immerso in acqua e le seconde servono come mezzo di propulsione.

 

Problematiche

 

In particolare sono di comune utilizzo alcune attrezzature mirate a risolvere alcuni problemi particolari che si possono verificare durante l’immersione del corpo in acqua.

 

Respirare sott’acqua

 

Il primo ed ovvio problema a cui il sommozzatore va incontro è il bisogno di respirare, non avendo come le diverse specie acquatiche appositi organi idonei all’immersione. Per risolvere questo problema si è ricorsi all’uso di bombole contenenti tipicamente aria compressa. È possibile usare anche altre miscele gassose studiate per risolvere alcuni fenomeni che si verificano respirando aria compressa (tossicità dell’ossigeno, narcosi da azoto, aumento delle microbolle di gas inerte nel sangue).

 

La respirazione subacquea avviene quindi tramite un autorespiratore ad aria o ad ossigeno, a seconda del tipo di immersione praticata. La differenza principale tra i due tipi di autorespiratori è nel circuito di filtraggio del gas e nella metodologia di immersione.

 

Nell’immersione con autorespiratore ad aria la respirazione attraverso l’erogatore avviene eseguendo la normale manovra di respirazione, come se non si fosse in immersione: l’aria inspirata dall’erogatore proviene dalla bombola e quella espirata, sempre attraverso l’erogatore, viene espulsa all’esterno.

 

L’autorespiratore ad aria fornisce aria alla stessa pressione dell’ambiente circostante. In immersione la pressione aumenta di 1 atmosfera ogni 10 metri di profondità, ai quali dobbiamo sommare l’atmosfera presente al livello del mare.

 

L’azoto presente nell’aria (78%) viene spinto dalla pressione nei tessuti corporei saturandoli. Questo genera la necessità di gestire la risalita, mediante soste a date profondità, dipendenti dal profilo d’immersione, evitando che l’azoto accumulato si liberi di nuovo allo stato gassoso in maniera repentina, formando bolle che potrebbero causare emboli e generare patologia da decompressione. È necessario prestare massima attenzione alla qualità dell’aria con la quale si caricano le bombole, infatti, i compressori usati per la ricarica sono lubrificati ad olio, pertanto sono provvisti di sistema di filtraggio che, quando inefficiente, lascia passare nelle bombole una certa quantità d’olio. Respirare una miscela di aria ed olio causa gravi danni alla salute.

 

Nell’immersione con autorespiratore ad ossigeno la respirazione avviene invece attraverso un sistema ciclico e chiuso: non viene espulso gas in quanto questo viene trattato tramite filtri per eliminare l’anidride carbonica e reintrodotto nel circuito. Questo tipo di autorespiratore è formato essenzialmente da erogatore, sacco polmone per contenere l’aria espulsa, bombola; quest’ultima solitamente contenente una miscela arricchita di ossigeno al posto di aria, fino ad avere ossigeno al 100%. L’ossigeno consumato durante la respirazione viene reintrodotto nel circuto nel sacco polmone che contiene i gas espirati.

 

È da considerare che, usando l’ossigeno come gas, la profondità è limitata a 6 metri per i subacquei sportivi ed a 10 mt per i militari, in quanto a queste profondità l’ossigeno diventa nocivo per l’organismo. Le tecniche per la pratica del filtraggio sono relativamente complesse e difficili da gestire se non si ha una certa pratica..

 

Vedere sott’acqua

 

Il problema della visione subacquea viene risolto con l’uso di una maschera subacquea (costruita fondamentalmente in gomma o silicone e vetro) o da un elmo da immersione, anche se a causa del fenomeno della rifrazione gli oggetti appaiono più grandi e più vicini del 30% circa. Occasionalmente i reparti militari specializzati in queste attività (uomini rana) utilizzano speciali lenti a contatto allo scopo di evitare il riflesso del cristallo della maschera da parte di una torcia o faro nemico.

 Comunicare sott’acqua

 

Per lo stesso motivo oltre alla respirazione sott’acqua è impossibile comunicare verbalmente, essendo immersi in un liquido. Per questo motivo è stato pensato un sistema di segnalazione subacquea composto da gesti più o meno standard, in modo da poter comunicare coi compagni durante l’immersione.

 

Evitare la perdita di calore corporeo

 

Questo causa l’ipotermia. L’acqua conduce il calore dal subacqueo 25 volte più dell’aria. Tranne che in acque molto calde, il subacqueo ha bisogno dell’isolamento termico che gli viene fornito da una muta subacquea. Le mute ad oggi utilizzate possono essere definite in tre tipologie: mute umide, stagne o semistagne; scelte in conseguenza della temperatura delle acque.

 

Evitare tagli ed escoriazioni

 

Le mute aiutano anche ad evitare che la pelle del subacqueo sia danneggiata da oggetti sottomarini ruvidi o appuntiti e da animali marini o coralli e rocce.

 

Malattia da decompressione

 

La malattia da decompressione è una patologia del subacqueo dovuta alla variabile di tempo di permanenza e di profondità raggiunta e conseguente relativo accumulo nei tessuti del suo organismo, dei gas inerti (azoto, ed eventualmente, in relazione alla composizione della miscela respirata, elio ed idrogeno), senza aver effettuato alla fine dell’immersione delle soste di decompressione, per la relativa necessaria desaturazionene degli inerti in eccesso nel caso esso abbia superato i limiti di non decompressione.

 

Muoversi sott’acqua

 

Il subacqueo necessita di potersi muovere sott’acqua. La mobilità personale è agevolata da pinne che vengono calzate ai piedi e da una corretta gestione del proprio Assetto. Altri equipaggiamenti per aumentare la mobilità subacquea comprendono veicoli di propulsione subacquea , campane subacquee e maialini. La NASA, l’agenzia spaziale americana utilizza l’immersione subacquea per addestrare gli astronauti a muoversi nello spazio, poiché è il metodo più conveniente e verosimile alle condizioni di assenza di gravità riscontrabile sulla terra.

 

Immersioni profonde

 

Esistono tecniche specifiche per affrontare immersioni prolungate o profonde:

 immersioni tecniche – Immersioni che prevedono l’utilizzo di miscele ipossiche per gestire la tossicità dell’ossigeno in profondità, combinate con gas inerti (tipicamente elio) per limitare la narcosi d’azoto e iperossigenate per ottimizzare la decompressione; sono caratterizzate, quindi, da profondità e tempi che valicano i confini della subacquea ricreativa

 immersioni assistite dalla superficie – subacqueo assistito dalla superficie, grazie all’uso di uno scafandro;

 immersioni in saturazione – operazioni subacquee effettuate con l’ausilio di campane, e relative stazioni di superficie con ambienti iperbarici (camera di decompressione) abitabili e riscaldati, che permettono una unica decompressione/desaturazione graduale, a volte anche di molti giorni, alla fine di una serie di immersioni ad alta o altissima profondità, da ca 80 a 200 mt e oltre).

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Spiego a Pandora cos’ e l’ acqua dolce

Dopo aver detto a Pandora tutto quello che sapevo sull’ acqua di mare , gli dissi – adesso ti spiego tutto quello che so sull’ acqua dolce e Pandora disse – ok , inizia pure quando vuoi . Io allora iniziai a dire a Pandora tutto quello che sapevo sul acqua dolce – Il termine acqua dolce indica genericamente ogni tipo di corso d’acqua interno, derivato più o meno direttamente dallo scioglimento dei ghiacciai e/o dall’acqua piovana. La definizione esclude quindi tutte le acque marine e lagunari, definite salate e salmastre, e comprende quindi laghi, stagni, fiumi, torrenti e ruscelli, tutti corsi d’acqua caratterizzati, come vuole il nome, da una salinità relativamente bassa.

Origini delle acque dolci

La fonte pressoché unica di tutte le acque dolci sono le precipitazioni atmosferiche, nelle varie forme di pioggia, neve, grandine, nebbia e così via. Queste possono concorrere a formare i sistemi di acque interne direttamente, oppure permanere in forma solida, laddove le condizioni climatiche lo permettano, formando nevi e ghiacciai che si sciolgono per effetto delle variazioni di temperatura stagionali. Questo fenomeno permette, in molte zone del Pianeta, un rifornimento continuo di acque dolci anche nei periodi di siccità, un fattore fondamentale nell’ecologia di tali aree, che andrebbero altrimenti incontro a desertificazione più o meno parziale nei periodi estivi.

Enormi quantità di acqua dolce permangono in forma di ghiaccio nelle calotte polari, localizzate al Polo Nord e Sud. Va rilevato però che, nel caso della calotta polare artica, l’acqua dolce che la costituisce non deriva in massima parte dalle precipitazioni, bensì sia acqua di origine marina andata incontro ad un processo di desalinizzazione a seguito del congelamento.

Infine, una frazione veramente minima dell’acqua dolce presente sulla superficie della terra deriva da fenomeni eruttivi, come emissioni vulcaniche.

Composizione chimica

 Per definizione, le acque dolci contengono meno di 500 parti per milione (ppm) di sali disciolti. Il seguente schema ricapitola le salinità percentuali che definiscono i vari tipi di acque:Salinità dell’acqua

 Acqua dolce Acqua salmastra Acqua salata Salamoia

 < 0,05% 0,05-3% 3-5% > 5%

 < 450 ppm 500-30.000 ppm 30.000 – 50.000 ppm > 50.000 ppm

All’interno di questo ambito, comunque, i livelli di salinità e la composizione chimica relativi ad acque in zone diverse del globo può variare molto, così come tale composizione può variare nel tempo in una stessa zona. Le precipitazioni, da cui le acque dolci originano, portano al suolo diversi materiali presenti nell’atmosfera, così come elementi provenienti dalle masse di acqua marina da cui le nubi si sono formate, o dalle regioni che queste hanno attraversato. Un fenomeno limite è quello delle piogge acide, dovuto alla presenza nelle nubi che originano le precipitazioni di solfuri e composti azotati, derivati dalle attività industriali.

Nelle zone costiere, le precipitazioni possono contenere elevati livelli di salinità, qualora le condizioni atmosferiche, ad esempio il vento, abbiano portato nell’atmosfera delle gocce di acqua marina nebulizzata, che poi ricadono a terra come pioggia. Precipitazioni di questo tipo possono contenere livelli elevati di sodio, magnesio, solfati e cloruri oltre che tracce di numerosi altri elementi.

Nei terreni desertici, o comunque con suoli secchi e polverosi, il vento può portare in quota sabbia e polvere che, concorrendo a formare le nubi, vengono trasportate lontano insieme ad esse per poi ricadere sotto forma di precipitazioni, originando il fenomeno noto come “piogge di sabbia”. A causa dei potenti venti in quota, queste possono avvenire in regioni molto lontane dalle zona d’origine, esempi tipici sono le “piogge di sabbia” che avvengono in Europa o Sud America a causa di nuvole provenienti dal Sahara, e possono portare le acque dolci di tali regioni ad avere livelli elevati di elementi quali ferro ed altri minerali.

 Distribuzione delle acque dolci

Solo il 3% di tutta l’acqua presente sulla superficie della Terra è dolce, e più dei due terzi di questa percentuale si trova in forma solida nei ghiacciai. Dell’acqua liquida presente sulla superficie terrestre, gran parte costituisce i grandi bacini lacustri, come i Grandi Laghi nordamericani o il Lago Baikal in Russia, che trattengono lo 0,26% delle acque dolci totali, e le paludi che ne costituiscono lo 0,03%. A causa della loro estensione ridotta rispetto ai precedenti, i sistemi fluviali e le falde acquifere sotterranee costituiscono una percentuale relativamente limitata delle acque dolci totali, lo 0,006%. L’atmosfera, infine, contiene lo 0,4% delle acque dolci totali.

Le acque dolci non sono distribuite uniformemente sulla superficie terrestre, essendo abbondanti in alcune regioni geografiche e pressoché assenti in altre. Queste variazioni dipendono dalla morfologia del terreno, dal clima (che a sua volta dipende in gran parte dalla latitudine), dalla temperatura, dai livelli di precipitazioni e via dicendo. Tutte queste variabili portano alla presenza di aree in cui le acque dolci sono estremamente scarse, come nelle regioni desertiche, e aree in cui invece la scarsità di acqua non si verifica quasi mai, come in molte regioni temperate e nelle foreste pluviali.

 Il lago nel termine naturale

L’acqua dolce come ecosistemica

Da un punto di vista ecologico, le acque dolci formano habitat raggruppabili in due grandi ecosistemi: gli ecosistemi lotici, che comprendono le acque in movimento, quindi quelle di fiumi, ruscelli, nonché le acque sotterranee che scorrono nelle falde acquifere, e gli ecosistemi lentici, costituiti da acque ferme e dunque da laghi, paludi, stagni, torbiere etc.

La vita in acqua dolce

Le acque dolci creano un ambiente ipotonico rispetto ai tessuti degli organismi viventi; una cellula vivente posta in tali condizioni assorbirebbe eccessive quantità di acqua attraverso il suo plasmalemma e si rigonfierebbe fino a lacerarsi o esplodere. Per questo motivo, gli animali acquatici adattatisi a vivere in acqua dolce hanno evoluto sistemi per liberarsi dell’acqua in eccesso, espellendone almeno tanta quanta ne viene assorbita. I protozoi ed altri organismi unicellulari utilizzano a questo scopo vacuoli contrattili, ma animali più complessi come i pesci d’acqua dolce possiedono organi appositi, quali nefroni e reni in grado di filtrare selettivamente il sangue ed espellere l’acqua in eccesso, insieme a sostanze di rifiuto quali composti azotati o anidride carbonica.

Questo sistema viene utilizzato anche da molti organismi terrestri, quali i mammiferi, per espellere l’acqua in eccesso assunta con la dieta.

L’acqua dolce come fattore ecologico

 L’acqua dolce è fondamentale per la sopravvivenza di tutti gli ecosistemi terrestri. La maggior parte degli organismi terrestri, fra cui i mammiferi, e la quasi totalità delle piante vascolari necessitano di acqua dolce per svolgere le funzioni fisiologiche, essendo impossibilitati ad utilizzare l’acqua salata a causa di problemi osmotici. Alcuni piccoli mammiferi come molti roditori ed altri animali riescono ad ottenere l’acqua necessaria per via metabolica, attraverso la digestione di piante e semi di cui si nutrono, ma la maggior parte degli animali deve avere accesso regolare ad una fonte di acqua dolce per sopravvivere.

Le acque dolci rappresentano perciò uno dei più importanti fattori ecologici; in ambiente terrestre essa costituisce in effetti il principale limitante per determinare la sopravvivenza di un determinato organismo in un particolare habitat.

L’evoluzione di metodi per ottimizzare gli scambi osmotici con l’ambiente esterno, per conservare la maggiore quantità di acqua possibile ed evitare l’essiccamento, ha guidato tutta l’evoluzione dei viventi una volta che questi hanno abbandonato i mari per colonizzare gli ambienti terrestri.

L’acqua dolce è importante anche per le attività umane in quanto, oltre ovviamente ad essere fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo stesso, la sua presenza o assenza condiziona attività produttive fondamentali quali l’agricoltura e l’allevamento, nonché molti tipi di industria. Per contro, le stesse attività umane possono portare ad inquinamento dei corsi d’acqua, o compromettere il ciclo idrologico portando in definitiva ad una diminuzione dell’acqua dolce disponibile, con conseguenti danni per gli ecosistemi che da essa dipendono.

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Spiego a Pandora cos’ e l’ acqua di mare

Dopo aver fatto vedere a Pandora le foto dei laghi , dei fiumi e dei mari come gli avevo detto , gli dissi – adesso ti spiego cos’ e l’ acqua di mare e Pandora disse – iniziai pure quando vuoi . Io allora iniziai a dire a Pandora tutto quello che sapevo sull’ acqua di mare – L’acqua di mare è l’acqua che costituisce i mari e gli oceani, in cui la concentrazione media dei sali disciolti è di 35 g/L. Negli oceani e nei mari si possono trovare molte forme di vita, tra cui vegetazione e animali (pesci).

Cosa contiene

La concentrazione di sale varia a seconda dell’apporto dei fiumi e dell’intensità di evaporazione, siccome solo l’acqua pura evapora i sali rimangono sul fondo. Dunque più fiumi affluiscono nel mare, minore sarà la concentrazione di sali, perché le acque vengono rimescolate disperdendo i sali. La proporzione dei sali, invece, rimane sempre uguale: in tutte le distese di acqua salata il più presente è il cloruro di sodio (NaCl), più comunemente detto “sale da cucina”.

Nelle acque marine si trovano anche nitrati e fosfati, che risalgono in superficie grazie alle correnti e favoriscono lo sviluppo degli organismi autotrofi (alghe).

Oltre al sale, ai nitrati e ai fosfati, nell’acqua marina ci sono due gas disciolti, l’ossigeno e l’anidride carbonica. Questi gas disciolti servono per effettuare i due processi che garantiscono la vita agli esseri viventi che popolano il mare: la respirazione e la fotosintesi clorofilliana. Infatti i pesci non respirano gli atomi di ossigeno contenuti nelle molecole d’acqua, ma le molecole di ossigeno disciolte. Senza le correnti, l’ossigeno rimarrebbe solo nei venti metri più superficiali, ma grazie a questi movimenti marini, arriva anche nella zona più profonda, la zona afotica.

Proprietà

 Oltre alle proprietà dell’acqua (capacità termica, tensione superficiale, capacità solvente, ecc.), l’acqua salata ha un’ulteriore caratteristica: il sale disciolto causa l’abbassamento del punto di fusione (abbassamento crioscopico) dell’acqua di circa 2 °C, permettendo ad alcune specie di pesci di vivere a temperature prossime agli 0 °C.

A causa dei sali disciolti ha una densità maggiore (circa 1,03 kg/dm3) rispetto all’acqua dolce e per questo gli oggetti immersi in essa, ricevendo una spinta idrostatica maggiore, galleggiano meglio.

Dati di percentuale

 

L’acqua salata costituisce il 96% circa dell’idrosfera e ricopre il 71% circa della Terra.

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Dominatrice di Poteri Pandora Pandora Black

Pandora conosce l’ acqua

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Pandora non ce la faceva a stare li ferma dentro la casa di suo padre Efesto e alcune volte se ne andava in giro per i fatti suoi e una volta in queste uscite scopri l’ acqua questa cosa magnifica . Pandora non conosceva molto cose visto che secondo Efesto e Zeus lei doveva stare li vicino al vaso e vedere se qualcuno lo voleva aprire oppure no . Ma Pandora un giorno se andò in giro . Quel giorno conobbe l’ acqua . Lei era molto sporca e lo poteva vedere e lo poteva sentire . Tutti lo vedevano ma agli non importava . Per gli altri era importante che Pandora stava li vicino al vaso e che se non doveva andare in giro . Ma Pandora voleva esplorare visto che dentro al suo cuore c’era una grande curiosità e lei non voleva frenarla anzi le dava ascolto ogni volta , Pandora nelle sue scoperto trovò una piscina olimpionica in cui non c’ era nessuno e li dentro c’ era l’ acqua . Pandora si tolse i vestiti e se ne andò li dentro . Tutto il nero spari e lei era divenuta pulita come non mai . Pandora tocco l’ acqua e vide che era una cosa magnifica . Senza saperlo li c’ era Venere che la vedeva dentro l’ acqua . Venere entro dentro l’ acqua e si avvicino a Pandora – finalmente posso vedere il tuo bellissimo viso . Quei deficienti di Efesto e di Zeus non ti voglio far fare niente . Io gli ho detto che tu devi darti una pulita ma non mi hanno dato retta e vedo che tu scappi ogni volta e fai bene . Pandora non se ne andò via da li e rimase con Venere – posso sapere cosa è questo oggetto in cui siamo dentro ? . Venere sapeva che Pandora non sapeva cosa era l’ acqua – questa è l’ acqua cerca di berne un sacco oppure puoi morire disidratata . Se vuoi ti nascosto ti porto qualcosa da bere e da mangiare . Cerco di non farmi scoprire e lo farò . Pandora grazie alla dea Venere aveva scoperta l’ acqua .  

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Pandora conosce la Nutella

Pandora aveva mangiato negli ultimi giorni una cosa molto buona e lei non sapeva cosa era ma pur di restare in forze avrebbe mangiato di tutto anche la cosa più bruta di tutto il mondo . Adesso Pandora voleva sapere cosa stava mangiando e me lo chiese quando stavo bevendo un pò di acqua – nelle merendine che mi hai dato ho visto questa cosa marrone in mezzo mi puoi dire cosa era . Io per farla contenta glielo dissi ma non prima di averle mostrato una cosa e sarebbe a dire il barattolo di nutella . Io glielo diedi in mano e Pandora lo teneva in modo molto saldo tra le sue mani e con una mano sopra lo apri . Mise la sua mano destra li dentro e ne mise un pò in bocca e vide che era buona – ora non mangiarne troppa oppure ti fa male lo stomaco e poi non ti senti per nulla bene . Quindi se non nè vuoi più me lo dici e lo do a mia sorella Alyssa . Pandora lo chiuse e lo diedi in mano a me e io poi lo diedi in mano a mia sorella Alyssa che stava li fuori dalla porta e prima di andarsene – la prossima volta mi avverti prima di far sparire il barattolo di Nutella . Sto morendo di fame e mi serve . Prima di andare via da li saluto Pandora – visto che ti piace la cioccolata ti va un bel cornetto al cioccolata oppure no . Pandora accetto e se ne andò con mia sorella .