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1845 Ada Knight Aquila Assassin's Creed Victory Charles Dickens Confraternita degli Assassini Daniel Saintcall Dominatore di Poteri Dominatrice di Poteri

Assassin’s Creed Victory

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Io e Ada non sapevamo ancora cosa ci sarebbe aspettato nel mondo di Assassin’s Creed Victory . Non sapevamo chi era l’ assassino che avrebbe cercato di fermare il piano dei Templari di quel tempo e cosi non avrebbero fatto nulla di male alle persone e al popolo di Londra . Io e Ada eravamo nella nostra auto e stavamo cercando qualche universo da vedere . Io la guardai – ti va di andare a vedere se c’ e qualcosa di nuovo nel mondo di Assassin’s Creed . Ada teneva il finestrino aperto visto che faceva un sacco di caldo e i suoi capelli rossi si muoveva un pò . Ada si mise rimise i capelli in ordine visto che il vento glieli aveva spettinati e poi mi rispose – si , andiamo a vedere . Voglio sapere proprio chi sarà l’ Assassino che salverà Londra dai Templari e altri pericoli , Misi in moto la mia auto e poi ci fermammo li sul parcheggio e proprio a pochi passi da quel mondo . Una volta entrati ci trovammo a Londra e più precisamente nel 1845 . Una volta dentro a quel mondo trovammo un bar e ci sedemmo a un tavolo che era fatto di legno . Una volta seduti Io e Ada insieme all’ unisono vedemmo delle scritto . Vidi un aquila e li c’ era scritto Rooks . Forse era il cognome del nostro Assassino . Ada invece noto delle frasi di Charles Dickens e provenivano da un libro detto ” Il Grillo del Focolare ” . Io e Ada capimmo che eravamo nel mondo giusto e nel tempo giusto . Per il momento non avevamo scoperto chi era il nostro Assassino , chi erano i Templari in questo mondo e altre cose . Ma avevamo scoperto che in questo tempo c’ era un Assassino e che era pronto a fare di tutto per la Londra di questo tempo . Poi io notai che sul tavolo c’ era un tirapugni di ferro e forse era del nostro assassino . Forse eravamo seduti al suo tavolo e noi non lo sapevamo nemmeno . Io e Ada ce ne andammo prima di capire se quello era il suo tavolo oppure no . Se mi prendeva io avrei dovuto chi era e forse non mi avrebbe creduto visto che ero vestito in questo modo e quindi lui poteva pensare che io mentivo . Ma se avessi detto qualcosa questo mondo sarebbe cambiato e lui non avrebbe fermato più i Templari . Se mi avesse preso io per salvarmi avrei dovuto dire che faccio parte pure io della Confraternita degli Assassini .

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Bethany Ferrante Dafne Marino Foto

Tatuaggio dietro la schiena di Bethany

Quando Bethany ottenne il potere di vedere il futuro decise di farsi un tatuaggio davvero molto bello e per farselo fare senza chiedere consiglio ai suoi genitori chiese aiuto a Dafne .Una volta erano in palestra a fare un pò esercizio con il potere della telecinesi per sapere sempre come usarlo . Mentre lo faceva Bethany guardo Dafne – senti mi serve il tuo aiuto per una cosa . Ma voglio essere sicura che tu lo voglia fare perchè se lo facciamo veniamo messi in castigo forse per un mese . Dafne era amica intima di Bethany – la voglio fare . Se è una cosa molto bella , la voglia fare amica mia . Avanti non lasciarmi sulle spine . Bethany non lascio sulle spine la sua amica che non vedeva l’ ora di sapere cosa voleva fare la sua amica – voglio farmi il tatuaggio di un aquila dietro la schiena . Dafne sapeva perchè ma voleva sapere la risposta – perchè . Bethany mise a terra l’ oggetto che era in aria – perchè adesso non vedo solo il presente ma anche il futuro e il passato con le mie visioni . Quindi voglio farmi questo tatuaggio per dire che posso vedere tutto quello che voglio . Bethany non lo sapeva ma la sua amica Bethany era molto brava a fare tatuaggi – te lo faccio io . Sono molto brava a farli . Tu devi solo stare ferma e non ti devi muovere e ti faccio un tatuaggio perfetto sulla schiena . Bethany andò nello spogliatoio con Dafne e li si fece fare il tatuaggio . Durante tutto il progetto rimase calma e immobile come una stata Bethany e alla fine si ritrovo questa bellissima aquila sulla schiena . Bethany ringrazio Dafne che era molto felice di questa cosa .

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Adalind Foto

Foto dello Skateboard di Zara

Lo Skateboard di Zara era molto bello ed era davvero molto bello che appena lo vedevi ti veniva una grande invidia . Zara lo aveva rubato in modo molto bello cioè era entrata nel negozio e poi era scappata con la tavola mentre faceva acrobazie la sopra e poi se ne andò come se fosse nulla . Adesso vi faccio vedere la sua tavola che tiene sempre con se .

 

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Assassin’s Creed III: il DLC “La Tirannia di Re Washington” si mostra in immagini

Dopo aver fornito nuovi dettagli sul DLC La Tirannia di Re Washington di Assassin’s Creed III, Ubisoft svela finalmente nuove immagini di questo attesissimo contenuto aggiuntivo mostrando alcuni momenti di gioco

Fissato in uscita per i prossimi mesi e suddiviso in tre episodi (L’InfamiaIl Tradimento e La Redenzione), il nuovo DLC di Assassin’s Creed III permetterà ai giocatori di vestire nuovamente i panni di Connor per affrontare il più grande eroe della rivoluzione americana, George Washinton.

La Tirannia di Re Washington comprenderà anche la possibilità di accedere a nuovi potenziamenti di Connor (Potere dell’Orso, Potere dell’Aquila, Potere del Lupo, Simbolo di guerra e Maschio Alfa) che gli consentiranno di affrontare i nemici sfruttando abilità quasi sovraumane.

Lasciandovi alle immagini, ricordiamo che il contenuto aggiuntivo La Tirannia di Re Washington sarà disponibile solo per le versioni Xbox 360, PS3 e PC con il primo episodio, L’Infamia, disponibile dal 19 febbraio al prezzo di 800 Microsoft Point e 9,99€. I restanti capitoli sono invece previsti per il 19 marzo e 23 aprile.

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Foto degli uccelli visti da Kratos e Pandora

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Spiego a Kratos l’ uccello

Dopo aver detto a Kratos tutto sull’ aggressività , gli dissi – adesso ti spiego tutto sull’ uccello e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sull’ uccello –  Gli uccelli (Aves Linnaeus, 1758) sono una classe di vertebrati teropodi che si trovano in quasi tutti gli ecosistemi, dall’Artide all’Antartide.

 

A seconda delle varie correnti seguite dai tassonomi, il numero di specie di uccelli conosciute finora oscilla fra le 9.000 e le 10.200, delle quali al Si tratta di animali bipedi, alati, omeotermi ed ovipari. Le loro dimensioni variano dai 5 cm del piccolo e leggero colibrì di Elena ai 2,7 m dello struzzo, un uccello africano inadatto al volo.

 

Tutti gli uccelli hanno i due arti anteriori modificati in ali e questa caratteristica permette, a quasi tutti gli appartenenti alla classe, di volare. Proprio questa capacità di volare ha portato all’evoluzione di particolari adattamenti anatomici, tra i quali si possono citare anche il sistema digestivo unico ed il sistema respiratorio. La maggior parte degli uccelli ha dato prova di grande intelligenza, e specie come corvi e pappagalli sono considerate tra le più intelligenti tra gli animali. Molti pennuti sono infatti in grado di modificare ed usare piccoli oggetti per perseguire i propri scopi, ed è ormai accertato che in alcune specie vi sia una trasmissione delle conoscenze tra le generazioni. I volatili sono animali socievoli che spesso vivono in colonie, comunicando grazie a segnali di tipo visivo o di tipo uditivo. Spesso partecipano a comportamenti sociali quali caccia e difesa.

 

Le caratteristiche comuni grossomodo a tutti gli uccelli sono:

 

 il becco corneo privo di denti. Esistono differenti tipologie di becco, in base al comportamento alimentare proprio della specie di uccello: a spatola, a cesoia, ad uncino, ecc.

 

 mancanza di un vero e proprio naso: le narici si aprono direttamente sulla superficie superiore del becco;

 

 presenza di una palpebra accessoria, la “Membrana nittitante”, per ulteriore protezione dell’occhio;

 

 mancanza di un vero e proprio orecchio. Gli uccelli dispongono di aperture ai lati del capo,situate dove i mammiferi possiedono le orecchie,adatte a captare i suoni. Alcune specie (gufi, civette, barbagianni, allocchi) possiedono tali fori non simmetrici, ma sfalsati, in modo da captare sia la direzione dei suoni sia sul piano orizzontale (come nei mammiferi), sia sul piano verticale, caratteristica molto utile per i predatori notturni;

 

 la deposizione di uova dal guscio duro fatto di carbonato di calcio;

 

 cuore a due atrii e due ventricoli. La frequenza del battito cardiaco è più elevata di quella dei mammiferi per consentire il dispendio energetico connesso al volo;

 

 presenza di piume sul corpo. Le piume fungono da isolante termico verso l’ambiente esterno, esattamente come fanno i peli per i mammiferi. In alcune specie (cigni, anatre, oche, etc.) servono anche per rendere impermeabile all’acqua il piumaggio sottostante, isolando ulteriormente il corpo dell’animale dalla temperatura esterna e facilitandone anche il galleggiamento;

 

 presenza di penne sopra le piume che permettono un miglior controllo del volo;

 

 omeotermia che permette di mantenere costante la temperatura corporea, esattamente come i mammiferi e, stando ai recenti studi, i dinosauri.

 

 Distribuzione

 

Si calcola che al mondo esistano circa 10.000 specie viventi e che circa 120-130 specie si siano estinte, a partire dal XVII secolo, a causa delle attività umane; per centinaia di altre l’estinzione è avvenuta in tempi più remoti. Gli uccelli vivono e si stabiliscono per riprodursi nella maggior parte degli habitat terrestri, in tutti e sette in continenti, anche se le zone in cui si ritrova la maggiore diversità di volatili sono le regioni tropicali. Una grande quantità di specie si sono adattate per vivere sia sulla terra che sugli oceani, colonizzando quindi anche l’acqua, come, per esempio, i pinguini. Altre specie, come ad esempio gli uccelli domestici originari delle regioni tropicali, si sono diffuse a causa dell’attività umana, colonizzando territori in cui prima non erano presenti. Non è raro che esemplari di tali specie introdotte si siano ritrovati liberi, dando origine a delle piccole colonie.meno 120 si sono estinte in tempi storici. Gli uccelli hanno sviluppato alcune caratteristiche proprie ed uniche. A differenza dei mammiferi, essi non urinano, ma i nitrati vengono filtrati nei reni espulsi dalla cloaca sotto forma di cristalli di acido urico (la parte biancastra degli escrementi).

 

L’apparato scheletrico

 

 L’apparato scheletrico si è evoluto per permettere il volo, inducendo peculiari adattamenti quali la modifica dello sterno, che si è appuntito a formare la carena, più aerodinamica e maggiormente adatta all’inserzione dei potenti muscoli alari. Gli uccelli che posseggono la capacità di volare hanno ossa cave, con delle strutture, simili a puntelli, che le attraversano per renderle più resistenti. Le cavità ossee sono spesso collegate con i sacchi d’aria, che si sviluppano dai polmoni. Viceversa, le specie che non sono in grado di volare, come i pinguini, hanno solamente ossa non cave. Le ossa cave (o ossa pneumatiche) sono leggere e prive di midollo osseo e questa caratteristica non consente l’ematopoiesi (la produzione delle cellule del sangue), funzione riservata al fegato ed alla milza. Perciò le eventuali fratture ossee non possono essere riparate. Infine, la superficie della gabbia toracica è molto ampia rispetto al corpo dell’animale.

 

Gli uccelli, paragonati ad altre specie animali, hanno un numero di ossa molto basso e questa caratteristica è dovuta al fatto che le loro ossa sono fuse insieme a formare singole ma grandi ossificazioni.

 

I volatili hanno anche più vertebre cervicali di tutti gli altri animali, e questo permette loro una grandissima flessibilità del collo, che consiste di un numero di vertebre che varia da 13 a 25. Altra tipicità degli uccelli è il fatto che sono gli unici vertebrati ad avere le clavicole fuse una con l’altra, o in assenza di questo adattamento, uno sterno rovesciato, per permettere un solido attacco ai muscoli, in particolare i pettorali, utilizzati per il volo, o per il nuoto, nel caso degli uccelli acquatici. Altro adattamento tipico è la forma delle costole, che hanno un profilo uncinato che permette una resistenza maggiore agli sforzi del volo, incastrando questi uncini con quelli delle costole precedenti e successive.

 

Testa

 

 Gli uccelli sono dotati di una vista molto sviluppata, la migliore nel mondo animale: gli uccelli da preda, come la poiana, posseggono un’acutezza visiva molto sviluppata che permette una visione a distanza 6-8 volte migliore di quella umana, mentre un gufo riesce a vedere perfettamente nel buio più assoluto (grazie ad un sistema di amplificazione oculare della luce notturna). Questo adattamento è permesso dall’altissima densità di fotorecettori posti nella retina (in media 1.000.000 per millimetro quadrato, contro i 200.000 degli umani), da un gran numero di nervi ottici, da un secondo gruppo di muscoli che controllano gli occhi, assenti negli altri animali e, in alcuni casi, grazie ad una zona dell’occhio che permette una maggiore risoluzione dell’immagine. Molti uccelli, oltre a queste particolarità, possono anche captare la luce polarizzata e la radiazione elettromagnetica corrispondente ai raggi ultravioletti (invisibile all’occhio umano in quanto non possiede i fotorecettori sensibili a questa lunghezza d’onda / frequenza). Gli occhi occupano una parte del cranio considerevole e sono circondati da un anello osseo.

 

In correlazione con la testa è la presenza del cervello, che ha un peso relativo molto elevato, rispetto alla totale massa dell’animale e confrontato con quello di tutti gli altri animali. Questo implica, ed è conseguenza del fatto, che gli uccelli sono tra gli animali più intelligenti, caratterizzati da processi mentali complessi e avanzati. Tutti gli uccelli, ed in particolare quelli migratori, possiedono, all’interno di alcuni neuroni siti in determinati agglomerati (“nuclei”) del cervello sottilissimi aghi di magnetite in grado di permettere l’orientamento col campo magnetico terrestre in modo così perfetto da esser funzionale anche per migliaia di kilometri in mare aperto, un luogo notoriamente privo di punti di riferimento.

 

Becco

 

 Il becco è una struttura anatomica esterna degli uccelli usato, oltre che per mangiare, per pulire le penne, per manipolare oggetti, per uccidere le prede, per ricercare il cibo, per nutrire i piccoli ed interviene, in alcuni casi, anche nel corteggiamento. Ci sono varie tipologie di becco, che mostrano diversi adattamenti da parte dei pennuti, avvenuti soprattutto per potersi procurare il cibo in base alle proprie abitudini alimentari. La regione compresa tra gli occhi ed il becco viene detta lore, ed in qualche caso si presenta senza piume e colorata. Il becco è composto da una mandibola superiore (o maxillia), e da una mandibola inferiore. Entrambe sono fatte d’osso, spesso cavo o poroso. La superficie esterna del becco è ricoperta da una sottile guaina di cheratina, chiamata rhamphotheca. Tra questo duro livello esterno, che ha il compito di fornire protezione al becco, e l’osso vero e proprio, vi è un livello vascolare che contiene capillari e le terminazioni nervose. Sulla superficie del becco si trovano due forellini, le narici, che connettono alla parte cava del becco stesso con il sistema respiratorio. In alcune specie le narici sono poste in una struttura carnosa, spesso cerea, posta alla base del becco, chiamata cere. La procellaria e l’albatross possiedono delle guaine esterne, chiamate naricorns, che proteggono le narici. In qualche specie, la punta del becco è dura ed è formata da tessuto morto usato per compiti che richiedono forti pressioni, come rompere noci o uccidere prede. In altre specie ancora, la punta è sensibile, e contiene terminazioni nervose, permettendo all’animale di identificare oggetti, toccandoli. Il becco di molti pulcini possiede anche un piccolo apparato osseo, detto dente d’uovo, che facilita la rottura dell’uovo durante la sua schiusa. Il becco è una struttura che deperisce velocemente con il tempo e, soprattutto, con l’utilizzo, ed è per questo che cresce costantemente per tutto l’arco della vita dell’animale.

 

Come notò Charles Darwin durante il suo viaggio alle Galapagos, i becchi degli uccelli si sono evoluti per adattarsi agli scopi ecologici nei quali essi intercorrono. Per questo motivo, per esempio, i predatori hanno becchi ricurvi per strappare la carne delle carcasse delle loro prede, i colibrì hanno becchi lunghi ed affusolati per arrivare al nettare presente nella parte più nascosta dei fiori, mentre le spatole hanno un becco con una forma che permette di filtrare l’acqua, procurandosi cibo.

 

Il sistema respiratorio

 

 Il sistema respiratorio degli uccelli è estremamente complesso. Vi sono tre differenti set di organi che intercorrono nella respirazione: i sacchi d’aria anteriori (divisi in interclavicolari, cervicali e toracici anteriori), i polmoni ed i sacchi d’aria posteriori (toracici posteriori ed addominali).

 

I sacchi d’aria (o sacchi aerei) posteriori ed anteriori, tipicamente nove, si espandono durante l’inalazione e sono strutture che possiamo trovare soltanto nei volatili. Non hanno un ruolo diretto nello scambio di gas con l’esterno, ma immagazzinano l’aria e si comportano come dei mantici, permettendo ai polmoni di mantenere un volume costante, grazie all’aria fresca che costantemente arriva dai sacchi. L’aria, durante l’inspirazione, entra all’interno del corpo dell’animale attraverso le narici, passando poi nella trachea. Il 75% supera i polmoni, senza entrarvi, e viene incanalata direttamente nei sacchi d’aria, che si estendono dai polmoni e si connettono con le cavità ossee, che vengono quindi riempite di gas. Il restante 25% di aria inalata, viene invece indirizzato direttamente nei polmoni. Durante l’espirazione, invece, l’aria utilizzata fuoriesce dai polmoni, mentre quella inutilizzata passa dai sacchi d’aria ai polmoni. Quindi, durante entrambe le fasi della respirazione, i polmoni di un uccello ricevono costante apporto di aria, fatto di fondamentale importanza in un’attività dispendiosa come il volo. Questo meccanismo consente ad alcune specie di volare ad altezze inimmaginabili, dove la concentrazione di ossigeno è estremamente rarefatta. Alcune oche egiziane sono state osservate in volo a 18.000 metri d’altezza. Dal momento che gli uccelli hanno un’alta richiesta metabolica, derivante dal volo, il loro organismo una grandissima domanda di ossigeno.

 

A differenza dei polmoni dei mammiferi, quelli degli uccelli non hanno alveoli, ma contengono milioni di piccoli passaggi, chiamati parabronchi, connessi l’uno con l’altro dai dorsobronchi e dai ventrobronchi. L’aria fluisce attraverso le pareti dei parabronchi, che hanno la stessa struttura tipica degli alveari, per finire poi nelle vescicole d’aria, chiamate atria, che si proiettano radialmente dai parabronchi stessi. Dalle atria, si sviluppano i capillari d’aria, dove l’ossigeno ed il biossido di carbonio sono scambiati per diffusione, passando nei capillari che trasportano il sangue. Gli uccelli non hanno un diaframma e perciò l’intera cavità del corpo funziona come un unico mantice, per muovere l’aria attraverso i polmoni. Per questo motivo, l’espirazione richiede la contrazione muscolare.

 

Strettamente legata all’apparato respiratorio è anche la produzione di suoni da parte dell’animale. La siringe è l’organo, caratteristico degli uccelli, che interviene per questo scopo, ed è localizzato alla base della trachea. Il suono viene prodotto grazie alle vibrazioni indotte dal passaggio dell’aria attraverso quest’organo, che permette, in alcune specie, l’emissione di più tonalità alla volta, producendo vocalizzazioni molto articolate e complesse.

 

L’apparato digerente

 

L’apparato digerente degli uccelli è provvisto di uno stomaco simile a quello dei mammiferi, il cui compito è quello di sciogliere il cibo ingerito mediante l’azione dell’acido cloridrico concentrato e dell’enzima proteolitico pepsina. Essendo sprovvisti di denti, essi dispongono di un secondo stomaco, lo stomaco trituratore, il ventriglio, che è interposto tra l’esofago e lo stomaco propriamente detto, il quale ha il compito di triturare il cibo vicariando così l’azione dei denti. A tale scopo gli uccelli, spesso, ingurgitano volontariamente piccoli sassi che incamerano nello stomaco trituratore, come del resto facevano i dinosauri, stando alle recenti scoperte.

 

Apparato riproduttore

 

 Anche se la maggior parte degli uccelli maschi non presenta un organo sessuale esterno, tutti hanno due testicoli che, durante la stagione riproduttiva si espandono e diventano attivi nella produzione di sperma. Anche le ovaie degli esemplari femminili si espandono e si attivano anche se si è notato che, solitamente, solo l’ovaio sinistro è funzionante e quello destro rimane inattivo per attivarsi nel caso in cui il sinistro smetta di funzionare.

 

In alcune specie i maschi non posseggono un organo copulatore. Lo sperma viene conservato nella glomera seminale, che si trova accanto alla protuberanza che interviene nell’atto sessuale, la cloaca. Durante la copulazione, la femmina sposta la propria coda di lato mentre il maschio, ponendosi sul suo dorso, accosta la propria cloaca a quella della femmina, permettendo la fecondazione. L’atto sessuale può essere spesso molto veloce durando, in alcuni casi, anche meno di mezzo secondo. Lo sperma viene poi conservato nei tubuli dell’apparato riproduttivo femminile per un periodo che, a seconda delle specie, può variare da una settimana ad un anno. Successivamente le uova vengono fecondate individualmente prima della deposizione. Le uova, e quindi le cellule riproduttive, continuano il loro sviluppo all’esterno del corpo della femmina. Alcune specie, soprattutto di uccelli acquatici, possiedono un fallo che, quando non utilizzato, viene nascosto all’interno della cloaca.

 

Il sistema nervoso

 

 La parte più sviluppata del sistema nervoso è quella deputata al controllo del volo, mentre al cervelletto sono demandate le attività di controllo dei movimenti e degli istinti riproduttivi (corteggiamento, costruzione del nido) e del comportamento in generale. Gli occhi sono ben sviluppati e, a seconda della specie, possono essere posti:

 

 lateralmente, per ottenere una visione ampia del territorio circostante;

 

 frontalmente, per una maggiore precisione nell’atterraggio e nella misura delle distanze;

 

 in combinazione tra le due posizioni precedenti.

 

Penne e piumaggio

 

 Le penne sono delle escrescenze epidermiche, tipiche degli uccelli. Vengono considerate le strutture dell’ apparato tegumentario più complesse nei vertebrati. Esse si sviluppano solamente in alcuni tratti ben definiti dell’epidermide degli uccelli, e intervengono nel volo, nell’isolamento termico, nell’impermeabilità e nella colorazione, aspetto di fondamentale importanza nella comunicazione dei volatili. Le penne si formano nei piccoli follicoli presenti nell’epidermide che producono proteine della cheratina. La loro struttura portante è composta dal calamo, la parte che permette l’attacco all’ala, e dal rachide, la continuazione del calamo. Al rachide sono attaccate le barbe che, a loro volta, presentano ai lati le barbule. La penna matura degli uccelli è una parte morta paragonabile al pelo nei mammiferi. Vi sono due tipi fondamentali di penne:

 

 piume mobili, che coprono la parte esterna del corpo;

 

 piume interne, che si trovano sotto le prime a contatto con l’epidermide.

 

Le penne vengono ricambiate periodicamente nel momento in cui una nuova piuma si forma nello stesso follicolo, da cui la vecchia viene espulsa. Il ricambio delle penne di un uccello viene attuato in maniera da non lasciare nuda nessuna parte del corpo e in modo tale da non compromettere il volo. Le penne della coda vengono cambiate a coppie simmetriche proprio per questo motivo. Le piume servono, inoltre, ad isolare il corpo degli uccelli proteggendoli dall’acqua e dalle temperature rigide. Alcune piume delle ali e della coda servono per regolare il volo. Queste hanno precise caratteristiche e sono disposte in punti ben precisi. Alcune specie hanno delle vere e proprie creste di piume sulla testa. Le piume non sono distribuite uniformemente sulla pelle degli uccelli, se non raramente (i pinguini). Nella maggior parte dei casi, le penne crescono in alcune aree specifiche dell’epidermide, chiamate pterylae, anche se vi sono delle zone in cui la cresci non avviene, dette apterylae. La disposizione delle penne, detta pteryloghrafia, varia molto tra le famiglie di uccelli, ed in passato veniva utilizzata per determinare i rapporti evolutivi tra le varie specie. Alcune specie possiedono, sulle ali, particolari penne strutturate in modo tale da permette la produzione di suoni per stridulazione. Nonostante le piume siano leggere, l’intero piumaggio di un uccello pesa circa tre volte di più del suo scheletro ed è colorato.

 

Il colore assume la funzione mimetica e sessuale, permettendo la distinzione degli individui maschi o femmine. In alcuni casi, tra i due sessi non vi è alcuna differenza di colorazione visibile. I colori delle piume sono prodotti dalla presenza di pigmenti, soprattutto melanine (che danno tonalità di colore che variano dal marrone, nero e grigio) e carotenoidi (che determinano i colori rosso, giallo ed arancio). Le melanine danno anche una notevole resistenza aggiuntiva, anche se le penne che contengono questo pigmento sono degradate più facilmente dai batteri, rispetto a quelle che contengono carotenoidi. Un’altra importante caratteristica che determina il colore è la struttura della penna stessa. In questo senso i colori blu e verde della maggior parte dei pappagalli, sono prodotti dall’interazione prodotta dalla riflessione della luce tra differenti livelli della struttura delle piume ed i carotenoidi di colore giallo. L’evoluzione della colorazione è strettamente collegata alla selezione sessuale ed è stato dimostrato che i pigmenti basati sui carotenoidi si sono evoluti perché sono un segnale di ottimo stato fisico, in quanto essi derivano dalla dieta dell’animale. In alcuni casi, il colore delle penne può essere modificato o creato grazie alle secrezioni di una speciale ghiandola, tipica degli uccelli, detta dell’uropigio. Queste secrezioni possono anche avere effetti sulla conservazione delle stesse piume, attaccando ed inibendo i batteri che si annidano sulla superficie. Le piume rappresenta l’habitat di molti ectoparassiti, pidocchi e acari. Gli uccelli cercano di mantenere la condizione ottimale delle loro piume bagnandosi in acqua, ricoprendosi di polvere o lisciandole con l’aiuto del becco.

 

Le varie teorie sull’evoluzione delle piume si sono basate sostanzialmente su tre punti di partenza:

 

 regolazione termina;

 

 volo;

 

 effetti visivi.

 

La scoperta di antenati fossili degli uccelli incapaci di volare, ma dotati di penne, ha portato a scartare l’ipotesi che le penne si siano sviluppate esclusivamente per il volo. In passato si pensava che potessere essere un’evoluzione delle squame dei rettili, da cui gli uccelli si sono evoluti. Attualmente vi sono varie obbiezioni a questa teoria, la più importante delle quali afferma che se fosse così, non si spiegherebbe il fatto che le penne degli uccelli odierni si sviluppano dai follicoli. Il numero di piume per unità di area risulta maggiore negli uccelli più piccoli rispetto a quelli più grandi, e questo sta ad indicare l’importanza che esse hanno nella regolazione termica, in quanto i primi perdono più calore, perché hanno una superficie relativamente ampia, in relazione alla loro massa. Questo fatto potrebbe avvalorare la teoria che le piume si siano evolute per regolare la temperatura degli animali, ma non vi sono prove certe.

 

Quasi tutte le specie di volatili mutano il piumaggio annualmente, di solito dopo la stagione degli accoppiamenti, e questo tipo di muta, detta pre-basica, forma il piumaggio basico. Molte specie però, intraprendono anche una seconda muta, anticipata rispetto alla stagione degli accoppiamenti, conosciuta come muta pre-alternata, che da origine al piumaggio alterno o nuziale. Questo tipo di piumaggio è spesso molto più chiaro rispetto a quello basico, allo scopo di attirare il partner con cui accoppiarsi, ma può anche venire utilizzato per nascondersi durante la covata, periodo durante il quale gli uccelli sono molto vulnerabili. Un esempio è dato dagli esemplari maschili delle anatre che hanno un piumaggio chiaro e ricco di colorazioni, mostrando un grande dimorfismo sessuale rispetto alle femmine della stessa specie, che viene però mutato in un piumaggio più pallido, simile a quello delle femmine, quando non si trovano nella stagione degli accoppiamenti. Questo piumaggio, meno appariscente, viene detto piumaggio d’eclissi, e nel periodo di muta dal piumaggio nuziale al piumaggio d’eclissi le anatre non sono in grado di volare, in quanto perdono gran parte della penne.

 

Nel piumaggio possono esserci delle variazioni (sia di tipo ereditario sia non ereditario) molto rare, che vanno perciò a comporre un piumaggio anormale o aberrante. Un tipo di piumaggio anormale è dato dal leucismo, che include in parte l’albinismo, consistente nella mancanza di pigmenti in alcune parti o nella totalità del corpo. Il melanismo si riferisce invece ad un eccesso di colori neri o scuri. L’eritromelanismo indica, invece, l’eccessiva presenza di melanine rosse o marroni, che variano perciò il colore del piumaggio. Le variazioni di colore di un piumaggio, tra cui anche l’albinismo, vengono raggruppate comunque tutte sotto la dicitura di schizocromismo.

 

Evoluzione

 

 L’evoluzione degli uccelli da antenati teropodi celurosauri ha sempre rappresentato uno dei più grandi ed affascinanti misteri dell’evoluzione. In pieno dibattito fra sostenitori ed oppositori delle teorie di Darwin, venne trovata nel 1860 in Baviera la prima penna fossile e, poco dopo, lo scheletro dell’animale al quale tale penna era verosimilmente appartenuta. Si trattava del celeberrimo Archaeopteryx, risalente al tardo Giurassico e lungamente considerato quale membro più arcaico della classe Aves. Tale gruppo monofiletico è qualificato dalla presenza di penne omologhe a quelle degli uccelli attuali, tali da permettere all’animale di volare. La struttura scheletrica dell’Archaeopteryx, provvisto di coda ossea e privo di becco, fornisce, già di per sé, un’evidente prova del fatto che gli Uccelli discendono da un antenato appartenente ai dinosauri, anche se al tempo di Darwin gli scienziati non furono ancora in grado di stabilire tale collegamento. Solo il fido darwiniano Thomas Henry Huxley mise in relazione lo scheletro di alcuni dinosauri carnivori (teropodi) con quello degli Uccelli, considerandoli, però, soltanto dei lontani cugini. Il dromeosauride Cryptovolans era capace di volo attivo, uno sterno simile a quello degli uccelli attuali e costole con processi uncinati, il che lo faceva più simile ad un uccello rispetto al Archaeopteryx, che mancava di queste caratteristiche. Dopo il ritrovamento di Cryptovolans, alcuni studiosi hanno addirittura avanzato l’ipotesi che i dromeosauri fossero uccelli a tutti gli effetti, i cui membri di taglia maggiore erano inetti al volo. Altre scuole di pensiero vorrebbero gli uccelli ed i Maniraptora discendenti dei primi arcosauri come il Longisquama.

 

Recenti esami filogenetici hanno dimostrato che gli uccelli sono più strettamente imparentati coi dinosauri di quanto si pensasse, tanto da ritenere opportuno piazzarli nella clade dei teropodi (che fanno parte dei saurischi ), dove assieme all’ordine dei Crocodilia costituirebbero gli ultimi membri esistenti della clade Archosauria. Essendo gli uccelli una superfamiglia di Dinosauria, tutt’oggi si dibatte su di una eventuale unificazione delle classi Aves e Reptilia.

 

Dinosauri piumati

 

 Le penne di tipo moderno, presenti in tutti gli uccelli e, tra i rettili, solo in Caudipteryx (collegato ma non direttamente ancestrale ad Archaeopteryx) hanno uno stelo centrale, la cui parte superiore (rachide) sorregge un vessillo piatto costituito da barbe parallele. Ulteriori ramificazioni perpendicolari alle barbe (le barbule) si incastrano tra loro tramite piccoli uncini, creando una superficie compatta che permette una notevole resistenza all’aria. Si presume che nella linea generante gli uccelli, si sia intensificato l’uso degli arti anteriori, già ben sviluppati in tutti i celurosauri del gruppo dei Maniraptora, ponendo le basi al complesso sistema osseo e muscolare che porterà alla modificazione degli arti anteriori in ali, capaci di sostenere il volo attivo. Si precisa che il volo attivo comparirà successivamente, dato che in questi primi uccelli le penne consentivano un semplice volo planato, tale da permettere facili spostamenti tra i rami degli alberi ed una maggiore velocità nella caccia.

 

 

 

Lo sviluppo embrionale di squame e penne, molto simile nelle prime fasi, e la presenza in entrambi questi annessi di β-cheratina sono tra le prove che giustificano l’appartenenza di Rettili e Uccelli al gruppo dei Sauropsidi, e mostrano come l’evoluzione degli Uccelli sia più strettamente legata a quella dei Rettili attuali di quanto non sia a quella dei Mammiferi.

 

Non è granché supportabile l’ipotesi che faceva delle penne strutture primariamente evolutesi per il volo, bensì pare che queste abbiano avuto all’origine un ruolo di termoregolazione, al pari della pelliccia dei mammiferi. Successivamente, le penne potrebbero aver svolto ulteriori funzioni, ad esempio nella protezione dei nidi o a scopo intimidatorio o nuziale, analogamente a quanto avviene negli uccelli moderni attraverso la selezione di fogge e colorazioni specie specifiche.

 

I ritrovamenti di fossili in Asia hanno permesso di ricostruire più dettagliatamente la filogenesi dei primi uccelli e dei rettili che hanno condotto a loro. Per ulteriori informazioni si veda il dendrogramma dei Saurischia, in particolare a quei rettili già provvisti di penne primitive come Sinornithosaurus e Microraptor (Dromaeosauridae), Caudipteryx (Oviraptorosauria), Beipiaosaurus (Therizinosauria), Shuvuuia (Alvarezsauridae) e Sinosauropteryx (Compsognathidae), il più antico rettile piumato oggi noto. Dati i numerosi reperti rinvenuti, soprattutto in saurischia ma anche in ornitischia, non è da escludere che il connubio tra squame e piumaggio (nei suoi diversi stadi evolutivi) sia una caratteristica dell’intero Dinosauria.

 

Tassonomia

 

 Gli attuali uccelli (classificati fra i Neornithes), sembrano aver evoluto le proprie caratteristiche comuni alla fine del Cretaceo. I neorniti vengono a loro volta divisi in due superordini, Paleognathae (soprattutto uccelli inetti al volo), e Neognathae.

 

Di seguito è riportata la classificazione tradizionale degli Aves (il cosiddetto ordine di Clements). In seguito all’analisi molecolare la classificazione degli uccelli è stata rivisitata pesantemente: il modello avanzato da Sibley e Ahlquist, ad esempio, introduce il nuovo ordine dei Bucerotiformes, in origine inseriti nei Coraciiformi.

 

NEORNITHES

 

 Paleognathae:

 

 Struthioniformes

 

 Tinamiformes

 

Neognathae:

 

 Anseriformes

 

 Galliformes

 

 Gaviiformes

 

 Podicipediformes

 

 Procellariiformes

 

 Phaethontiformes

 

 Sphenisciformes

 

 Pelecaniformes

 

 Ciconiiformes

 

 Phoenicopteriformes

 

 Accipitriformes, detti anche Falconiformes

 

 Gruiformes

 

 Charadriiformes

 

 Pteroclidiformes

 

 Columbiformes

 

 Psittaciformes

 

 Cuculiformes

 

 Strigiformes

 

 Caprimulgiformes

 

 Apodiformes

 

 Coraciiformes

 

 Piciformes

 

 Trogoniformes

 

 Coliiformes

 

 Passeriformes

 

Oltre agli ordini esistenti di uccelli, durante il Mesozoico ne esistevano molti altri, attualmente estintisi senza lasciare discendenti: fra questi, si ricordano gli Archaeopterygiformes, i Confuciusornithiformes, gli Hesperornithes e Ichthyornithes dal becco munito di denti, e la sottoclasse degli Enantiornithes.

 

A seconda del loro comportamento o habitat, gli uccelli vengono invece tradizionalmente suddivisi in:

 

 Uccelli acquatici (p.es.: Anseriformi)

 

 Uccelli marini (p. es.: Sfenisciformi)

 

 Uccelli rapaci (p.es.: Falconiformi)

 

 Uccelli migratori

 

 Oscini o Uccelli canori.

 

Comportamento

 

 L’abilità al volo non è una proprietà caratterizzante della classe, poiché esistono uccelli inetti al volo (ratiti, pinguini, molte specie insulari) ed altri animali volatori (pipistrelli, molti insetti).

 

Gli uccelli possono praticare monogamia (91% delle specie), poliginia (2%) o poliandria (meno dell’1%). La monogamia può essere perpetua (come negli psittaciformi) o limitata al periodo riproduttivo. Specie con tendenze monogame perpetue hanno dimorfismo sessuale scarso od assente. Il motivo della predominanza della monogamia fra gli uccelli è da ricercarsi nella tendenza del maschio ad occuparsi della prole in misura uguale alla femmina, cosa assai rara fra gli altri animali.

 

La maggior parte degli uccelli è diurna ed erbivora, nutrendosi di semi, nettare, germogli o frutta; esistono però anche specie notturne (come i succiacapre o i gufi) e/o carnivore (i già citati gufi, i rapaci), dove per carnivoro si può intendere un animale che si nutre di insetti, pesci od altri vertebrati.

 

 

 

Alcune specie di uccelli sono stanziali, rimangono cioè nella stessa zona durante tutto l’arco dell’anno: in regioni temperate od inospitali, durante la stagione fredda, molte specie di uccelli tendono a migrare verso climi più miti, dove nidificare, per poi tornare nel paese d’origine.

 

 

 

Legami con l’uomo

 

 Da sempre, gli uccelli sono stati un’importante fonte di cibo per l’uomo, sia come uccello vero e proprio, sia come uovo: basti pensare al pollo domestico, alle varie anatre e tacchini, alla selvaggina.

 

 

 

Oltre all’utilizzo per la carne, degli uccelli sono state utilizzate (soprattutto in passato) penne e piume per ornamento o per imbottire materassi, oltre che il guano ricco di nitrati come concime e come componente della polvere da sparo.

 

Gli uccelli vivi, fino a tempi recenti, hanno trovato impiego presso l’uomo in varie forme: basti pensare al piccione viaggiatore, per secoli utilizzato come messaggero, o ai rapaci usati in falconeria, od ancora ai cormorani utilizzati dai pescatori mediorientali. Nella ricerca, polli e piccioni vengono utilizzati come cavie per la biologia e la psicologia comparata. Grazie alla loro sensibilità alle tossine, per decenni i canarini hanno fatto da spia per la presenza di gas tossici in trincee e miniere di carbone. Ancora, molti uccelli vengono abitualmente tenuti in casa come animali da compagnia (si pensi ai pappagalli o ai canarini).

 

Gli uccelli nella letteratura e nelle arti

 

Similitudine degli uccelli in poesia

 

La similitudine degli uccelli con gli uomini, già presente in Omero e in Sofocle (dove gruppi di persone gridano o fuggono come stormi d’uccelli), è un topos letterario molto significativo in Virgilio e Dante. Virgilio ad esempio l’utilizza nel canto della catabasi di Enea nell’Ade, paragonando le ombre che si affollano sull’Acheronte a uccelli a frotte che fuggono l’inverno oltre il mare verso terre calde. Il paragone più celebre di Dante (in cui è frequentissima la presenza di questi animali) è nel canto di Paolo e Francesca, le colombe dal disio chiamate, che con l’ali alzate e ferme al dolce nido / volan per l’aere, dal voler portate. Nello stesso quinto canto è ripetuta la similitudine delle anime con le gru, che van cantando lor lai, e con li stornei, che volano nel freddo tempo, a schiera larga e piena.

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Foto dell’ Aquila vista da Kratos e Pandora

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Spiego a Kratos l’ aquila

Dopo aver detto a Kratos e Pandora tutto sulla cara e dopo aver fatta vedere sia a Kratos sia a Pandora alcune foto della carta , io dissi a Kratos – adesso ti dico tutto quello che c’ e da sapere sull’ aquila e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a Kratos tutto sull’ aquila – Aquila è un genere di uccelli della famiglia Accipitridae. l gruppo delle aquile è caratterizzato da particolare robustezza e prestanza fisica, becco potente ed uncinato, testa grande, ali ampie, tarsi generalmente ricoperti di piume sino al piede. Dispiegano volo potente, spesso veleggiato, maestoso; piombano dall’alto sulle prede. Il cibo di questi rapaci è vario, ma sempre di origine animale. L’Aquila reale preda lepri, fagianidi, corvidi, tartarughe, piccioni, conigli, pica, giovani cerbiatti. L’Aquila codacuneata, preda anche grossi pitoni, koala, opossum, canguri, Wallabys, Uccelli del paradiso e piccoli marsupiali. L’aquila, grazie alle sue caratteristiche di grosso rapace, dalla vista acutissima, dal volo maestoso, dalla capacità di volare ad altezze irraggiungibili e piombare con velocità impressionante sulle prede, ha destato in tutti i popoli antichi il mito della invincibilità, paragonato ora al sole, ora al messaggero degli dei od allo stesso Dio. Se il leone è ritenuto il re degli animali terrestri, l’aquila è la regina dei volatili. Dell’antica arte sumerica si trovano reperti archeologici che mostrano un animale con corpo d’aquila e testa di leone: emblema di sovranità sulla terra e sull’aria. Simbolo celeste e solare, l’aquila indica pure acutezza mentale e d’ingegno, tanto che ancor oggi, parlando di un Tizio d’intelligenza mediocre, se non scarsa, si ricorre alla litote: «Tizio non è certo un’aquila». A “canonizzare” questa metafora ci pensa Dante Alighieri, allorché nella sua Divina Commedia parla di Omero, che ai tempi del sommo poeta era considerato una delle più grandi menti mai esistite: « Quel signor dell’altissimo canto, / che sovra gli altri com’aquila vola »

 

 (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, IV, 95-96)

 

D’altra parte anche l’antico proverbio latino

 

Aquila non capit muscas (L’aquila non cattura mosche)

 

che sta ad indicare come i grandi non si curino delle piccole cose, attribuisce automaticamente all’aquila il simbolo di grandezza. Nello sciamanesimo asiatico l’aquila era il simbolo di un dio e presso il popolo degli Jakuti Siberiani il suo nome è il medesimo del Dio Creatore e gli sciamani, intermediari fra il popolo e la divinità, erano detti “figli dell’aquila”. È l’aquila infatti, secondo tale credenza, che trasporta l’anima dello sciamano durante la sua fase d’iniziazione.

 

Secondo la mitologia greca, Zeus si trasformò in aquila per rapire Ganimede.

 

Nella mitologia dei pellerossa l’aquila è la rappresentazione tangibile di Wakan Tanka, il Grande Uccello del Tuono, che elargisce i raggi solari ed è la manifestazione del Grande Spirito, la divinità suprema. Il diadema che ornava la testa dei grandi capi indiani era fatto di penne d’aquila, simbolo solare, e penne d’aquila, artigli e addirittura teste di questo regale uccello costituivano un corredo di amuleti indispensabile ad ogni guerriero.Nella “Danza del Sole” i partecipanti indossavano piume di aquila ed un fischietto di osso dello stesso uccello.

 

Nella mitologia azteca il dio-sole Tonatiuh era rappresentato da un’aquila, confermando anche qui la valenza solare che il mito assegna a questo uccello.

 

L’aquila fu anche considerata uccello aruspice, messaggero che portava i presagi dagli dei agli uomini. Nell’Iliade Priamo, prima di recarsi presso il nemico Achille per ottenerne il corpo del figlio Ettore, ucciso dall’eroe greco, offre a Zeus una libagione chiedendogli che gl’invii «…l’uccello che ti è caro fra tutti e che ha la forza suprema […] e il prudente Zeus ascolta la sua preghiera e subito lancia l’aquila, il più sicuro degli uccelli, il cacciatore fosco che è chiamato il nero.»

 

L’aquila era, secondo la mitologia greco-romana, la portatrice dei fulmini di Giove e veniva anche raffigurata con i fulmini tra gli artigli. E così, leggermente modificata, compare nell’emblema degli Stati Uniti d’America.

 

Portatrice di fulmini ma anche protettrice da essi: secondo Plinio il Vecchio i greci antichi a questo fine inchiodavano aquile sulle porte delle loro case.

 

Essa è nemica mortale del serpente, che attacca e uccide. Così viene mostrata su antiche monete greche e galliche, mentre in Siria la leggenda vuole che Etana, pastore divenuto re, abbia salvato l’aquila dalle spire del serpente cui l’uccello aveva divorato i figli. L’aquila, per ricompensarlo, lo avrebbe portato sulle sue ali fino in cielo. Secondo la mitologia norrena, l’aquila è l’eccelso tra gli uccelli, poiché sa volare molto in alto e può fissare il sole: è dunque emblema della percezione diretta della luce divina e della suprema sublimazione.

 

 È altresì animale rapace, nemico dei serpenti, che strisciano sul terreno, e ciò ne accentua la simbologia di antagonista della materialità. Un’aquila con un falco tra gli occhi – immagine che simboleggia una straordinaria percezione visiva – è appollaiata sui rami dell’albero cosmico Yggdrasill e scambia continuamente cattive parole con il serpente Níðhöggr, che con altri ne rode le radici. La connessione dell’aquila con l’albero cosmico appare confermata non solo da un verso che recita «sui rami dei frassini si posano le aquile», bensì anche là dove si parla di un’aquila che si trova sopra la Valhalla, dimora di Odino, nello stesso luogo in cui cresce l’albero Læraðr, da identificare con l’albero cosmico.

 

 L’aquila è dunque un uccello sacro, iniziatico e dotato di grande sapienza, e sul suo becco sono incise le rune. È estremamente sapiente perché è l’uccello delle origini, il primo che vola sul mondo ogni volta che un nuovo ciclo ha inizio. Dall’alto dello spazio e dall’alto del tempo, essa ha chiara percezione del mondo.

 

 L’aquila è altresì uccello di Odino: sotto forma d’aquila egli compie il furto dell’idromele, che rende poeta chi lo beve; a tale mito alludono verosimilmente i suoi appellativi Arnhöfði, «testa d’aquila», e Örn, «aquila».

 

 Come un sacrificio al dio dev’essere presumibilmente intesa anche la pratica crudele di mettere a morte i nemici incidendo la cosiddetta «aquila di sangue» (rista blóðörn): ciò consisteva nello staccare le costole dalla spina dorsale, aprirle come ali d’aquila ed estrarre i polmoni della vittima.

 

 Alla definizione dell’aquila quale uccello di Odino non è estranea la qualità rapace dell’uccello, che si nutre di cadaveri: la metafora «rallegrare le aquile», «dare cibo all’aquila» vale «uccidere molti nemici».

 

 La trasformazione magica in aquila non è tuttavia prerogativa esclusiva del dio: così, infatti, è detto dello jarl Fránmarr che vuole proteggere due donne dall’assalto di un esercito; così soprattutto è detto di taluni giganti quali Þjazi, il rapitore di Idunn, Suttungr, derubato da Odino del sacro idromele, o Hraesvelgr, che col battito delle sue ali possenti genera il vento sulla terra. Nell’antico testamento il Libro di Ezechiele inizia con la descrizione di una visione del profeta-autore: « Al centro apparve la figura di quattro esseri animati che avevano sembianze umane ed avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. […] Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d’uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d’aquila. »

 

 (Ezechiele, 1, 5-10)

 

Si tratta del Tetramorfo, figura ripresa da San Giovanni evangelista nell’Apocalisse: « Il primo vivente era simile ad un leone, il secondo essere vivente aveva l’aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l’aspetto d’un uomo, il quarto vivente era simile a un’aquila mentre vola. »

 

 (Apocalisse di San Giovanni, 4, 7). La sua funzione di psicopompa si è evoluta, dalla leggenda siriana di Etana, nota sicuramente alle prime comunità cristiane, in immagine di Cristo salvatore, che porta le anime in cielo. Così già il Deuteronomio, nel Cantico di Mosé, assimila la figura di Dio all’aquila:

 

Come un’aquila incita la sua nidiata e aleggia sopra i suoi piccoli, così Egli spiega le ali, lo prende e lo porta sulle sue penne.

 

ove quell’Egli è il Signore.

 

Scrive Filippo di Thaon, monaco e poeta normanno del XII secolo: « L’aquila significa / il figlio di Santa Maria, / che è un re di tutti gli uomini / senza alcun dubbio, / sta in alto e vede lontano, / sa bene che cosa deve fare »

 

 ( Filippo di Thaon, Bestiario)

 

seguendo quanto ancor più esplicitamente aveva detto Sant’Ambrogio in proposito, nel suo commento ad un passo dei Proverbi:

 

L’aquila si comprende come quella del Cristo che, col suo volo, è sceso in terra. Questo genere di animale non riceve cibo prima che la castità di sua madre sia dimostrata quando con gli occhi aperti, senza battere le ciglia, può contemplare il sole. È dunque a giusto titolo che questo animale è paragonato al Salvatore perché, quando vuole catturare qualche essere, non calpesta il suolo, ma elegge un luogo elevato: così il Cristo, sospeso all’alta croce, in un fracasso terribile ed in un volo tonante prende d’assalto gl’inferi e porta via verso i cieli i santi che ha afferrato. L’aquila aveva anche fama di rigenerarsi. Secondo una leggenda, all’aquila anziana si annebbiava la vista e si appesantivano le ali. Essa allora volava in cielo e bruciava le sue ali e il velo che le copriva gli occhi al calore del sole, dopo di che scendeva in terra ed immersasi tre volte in una fonte tornava ad essere giovane e vigorosa. Questa leggenda fu ripresa nella iconografia cristiana grazie ai versi del Libro dei Salmi:

 

«Egli [il Signore] perdona tutte le tue colpe, / guarisce tutte le tue malattie; / salva dalla fossa la tua vita, / ti corona di grazia e di misericordia, / egli sazia di beni i tuoi giorni / e tu ti rinnovi come aquila la tua giovinezza.»

 

e Sant’Ambrogio fa sua quest’interpretazione nei suoi Sermoni:

 

«A dire il vero si tratta di una sola, autentica aquila, Gesù Cristo, nostro Signore, la cui gioventù è stata rinnovata quando è risuscitato dai morti. Infatti, dopo aver deposto le spoglie di un corpo corruttibile, è rifiorito rivestendo una corona gloriosa.». L’aquila è stata attribuita come simbolo a San Giovanni Evangelista in quanto con la sua visione descritta nel Libro dell’Apocalisse avrebbe contemplato la Vera Luce del Verbo, come descritto nel Prologo del suo Vangelo, così come l’aquila può fissare direttamente la luce solare.Tale attribuzione è attestata ai tempi di Sant’Agostino (IV – V secolo). San Giovanni Evangelista viene paragonato all’aquila da Dante Alighieri, quando nella cantica del Paradiso immagina di parlare proprio con l’Evangelista: « Non fu latente la santa intenzione / dell’aguglia [aquila, n.d.r.] di Cristo, anzi m’accorsi / dove volea menar mia professione. »

 

 (Dante Alighieri, Paradiso, XXVI, 52-54)

 

L’aquila viene anche considerata come simbolo del cristiano, chiamato dal battesimo a nuova vita e la frase del Vangelo secondo Luca: «laddove sarà il corpo , le aquile si raduneranno» venne interpretata da commentatori medievali che paragonarono il corpo al Cristo e le aquile che vi si radunano intorno, alle anime cristiane. L’aquila, a causa della sua voracità e della rapidità con la quale si avventa sulla preda, ebbe anche connotazioni simboliche negative. La credenza che si cibi di pesci raggiunti e ghermiti mentre nuotano tranquilli, ne ha determinato un’interpretazione negativa, soprattutto riguardo al fatto che il pesce era considerato dai primi cristiani un simbolo di Cristo. Sotto questo aspetto essa venne vista anche come simbolo di Satana, che attacca e ghermisce le anime, sottraendole alla loro normale destinazione cristiana. A questa interpretazione simbolica negativa ha contribuito certamente anche la classificazione dell’aquila come animale impuro, quindi non edule, che viene data nel Deuteronomio. Con questa ricchezza di attribuzioni simboliche, l’aquila non poteva mancare negli emblemi e stemmi di qualsiasi genere: rappresentativi di eserciti, città, nazioni o di casate nobiliari.

 

Essa fu adottata nei labari delle legioni romane, a cominciare dal consolato di Mario. Classificazione scientifica

 

 Dominio: Eukaryota

 

 Regno: Animalia

 

 Sottoregno: Eumetazoa

 

 Superphylum: Deuterostomia

 

 Phylum: Chordata

 

 Subphylum: Vertebrata

 

 Superclasse: Tetrapoda

 

 Classe: Aves

 

 Sottoclasse: Neornithes

 

 Ordine: Accipitriformes

 

 Famiglia: Accipitridae

 

 Sottofamiglia: Buteoninae

 

 Genere: Aquila.

 

 

 

Specie

 

 Aquila chrysaetos

 

 Aquila heliaca

 

 Aquila adalberti

 

 Aquila nipalensis

 

 Aquila rapax

 

 Aquila clanga

 

 Aquila pomarina

 

 Aquila verreauxii

 

 Aquila gurneyi

 

 Aquila wahlbergi

 

 Aquila audax

 

 Aquila morphnoides

 

 Aquila kienerii

 

 Aquila fasciata ex Hieraaetus fasciatus

 

 Aquila pennata ex Hieraatus_pennatus

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animali Daniel Saintcall Dominatore di Poteri Dominatrice di Poteri Pandora Pandora Black

Faccio conoscere a Pandora l’ aquila

 

250px-AidenRenderIl 22 aprile del 2011 qui a Giugliano in Campania successe una cosa particolare e molto bella e sarebbe a dire un aquila era sui cavi del telefono . Pandora la stava vedendo con calma e voleva vedere se quello era Zeus oppure no . Pandora sapeva nei tempi degli dei se vedeva un aquila non era una vera aquila quello era Zeus che era li e la stava venendo a prendere non solo il braccio ma anche per i capelli e portala li dentro la casa di Efesto e farla rimanere vicino al vaso oppure avesse perso un braccio o le avrebbe strappato un parte dei suoi capelli . Ma Pandora vide che non era Zeus ma una vera Aquila . Resto li con me vicino al bancone e vicino alla finestra . Pandora la vedeva li fiera e mentre agitava le ali con calma . Pandora aveva letto che loro si cibano di carne e andò in cucina e prese un pò di carne e la diede all’ aquila e lei la prese al volo . Cioè la sua preda andava a terra e Pandora la vide con i suoi occhi andare giù in picchiata e la prese al volo e poi dopo averla mangiata torno li al suo posto e si mise a parlare con Pandora visto che li in quel momento scopri il potere di parlare con gli animali – grazie ragazzina era molto buona . Ma sta attenta alle altre aquile . Tu sei fatta di carne e ti possono far del male . Una volta tornata dentro con me – perchè ho capito quello che ha detto ? . Era arrivato il momento di dirle del potere di parlare con gli animali – vedi tesoro alcune persone hanno poteri e uno tra quali e quello di parlare con gli animali . Tu adesso hai scoperto tale potere e quindi adesso puoi parlare con ogni tipo di animale .

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animali Daniel Saintcall Dominatore di Poteri Dominatrice di Poteri Pandora Pandora Black

Faccio conoscere a Pandora il regno animale

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Pandora quando era nel suo tempo sapeva che esistevano gli animali ma non sapeva il loro nome . Sapeva che esistevano diversi animali ma non sapeva se erano pericolosi oppure no . Allora lei voleva sapere qualcosa di più sugli animali e venne in camera mia – Daniel so che esistono gli animali ma vorrei saperne di più . Vorrei sapere quali sono pericolosi e quali non sono pericolosi . Vorrei sapere quanti tipi di animali ci sono . Io quando ero nel mio tempo vedevo gli animali ma non sapevo quali erano i nomi e non sapevo quanto possono essere pericolosi , Io allora presi Pandora per la mano e presi una sedia molto simile alla mia e poi ci mettemmo al pc per vedere alcune . Mentre andavamo sulla pagina Wikipedia – allora di animali ce ne sono tantissimi . Alcuni sono pericolosi e altri invece sono dolci e carini come non mai e quando te ne parlo e li vedrai dal vivo te ne innamorai e forse mi chiederai di fartene avere uno . Pandora adesso voleva sapere i nomi – quali sono i nomi di questi animali carini che dici tu . Allora io guardai Pandora negli occhi – allora sono il gatto , il coniglio , il criceto . Ma di animali pericolosi ci sono il lupo , l’ aquila e molti altri animali . Adesso con calma non dal pc ma dal vivo ti faccio vedere questi animali e se sei in pericolo io ti aiuto .