Categorie
Cinema Film Mondo Mondo del Cinema Notizie Notizie dal Mondo

The Grandmaster – la colonna sonora del biopic con arti marziali di Wong Kar-Wai

Il regista cinese Wong Kar-Wai (In the Mood for Love) confeziona un suggestivo ritratto della vita di Yip Man, il maestro di arti marziali già interpretato da Donnie Yen ed Anthony Wong, che in questo nuovo biopic avrà il volto di Tony Leung (Bullet in the Head).

Le musiche originali del film sono state affidate al compositore giapponese Shigeru Umebayashi (La foresta dei pugnali volanti) supportato da francese Nathaniel Méchaly (Io vi troverò). Questa per Umebayashi è la quarta collaborazione con il regista Wong Kar-Wai per il quale ha musicato anche In the Mood for Love2046 e Un bacio romantico – My Blueberry Nights.

Alla colonna sonora che include due pezzi di Ennio Morricone (tratti da Come imparai ad amare le donne C’era una volta in America), ha contribuito anche l’italiano Stefano Lentini (Il sorteggio) che per il film ha composto il brano originale “Stabat Mater” per soprano ed orchestra.

1. Main Theme I – Opening (with Nathaniel Mechaly)
2. Main Theme II – Dreaming of the 64 Hands
3. Love Theme I
4. Love Theme II
5. Beijing Opera – Si Lang Tan Mu – Traditional
6. The Gold Pavilion
7. Manchuria Express (with Nathaniel Mechaly)
8. Action 150 (Vichaya Vatanasapt, Traithep Wongpaiboon & Nathaniel Mechaly)
9. Sorekara Epilogue I – Kokuhaku
10. Moyou
11. Opium
12. Casta Diva (from the opera “Norma”) (Vincenzo Bellini)
13. Main Theme IV – The Sacrifice
14. La Donna Romantica (Ennio Morricone)
15. Once Upon a Time in America: Deborah’s Theme (Ennio Morricone)
16. Manchurian Bolero (with Nathaniel Mechaly)

Categorie
2013 Film Foto Mondo Notizie dal Mondo Storia Tempo

C’erano una volta i 90 minuti: se ad Hollywood i film diventano sempre più lunghi

C’era una volta il film da 90/100 minuti. 45/50 a tempo, con l’odiosa pausa pop corn, bagno e Coca Cola nel mezzo, per poi ricominciare fino alla fine. I titoli da due ore sono stati per anni ‘l’eccezione’, perché uno script da 90/100 pagine è da sempre lo script ‘perfetto’. Un minuto a pagina, ti insegnano a scuola di sceneggiatura, e il gioco è fatto.

Però qualcosa è cambiato in questi ultimi anni. Si è evoluto, modificato, allungando sempre più pellicole che fino al decennio passato sarebbero durate probabilmente la metà. Intanto perché più redditizie in sala. D’altronde un film da 3 ore ‘perde’ almeno uno spettacolo al giorno, rispetto ad un film da un’ora e mezza, con tutte le conseguenze sfacciatamente economiche del caso. Ma va anche detto che persino lo spettatore, un tempo disabituato ai ‘mattoni’ infiniti al buio di un cinema, si è lentamente ‘abituato’ all’operazione, ormai sempre più sposata dalle major di Hollywood. Anche perché se devo sborsarti 8 euro, voglio vedere ‘tanta’ roba. Ma da quando quantità fa rima con qualità?

‘E’ sconveniente che un film duri più del tempo medio di riempimento di una vescica’, diceva tra il serio e il faceto Alfred Hitchcock. Eppure negli ultimi mesi abbiamo assistito ad una vera e propria pioggia di titoli vicini alle 3 ore di durata. Parliamo di Django Unchained (165 minuti), Lincoln (150 minuti), Skyfall (143 minuti), Cloud Atlas (172 minuti), Les Miserables (157 minuti), Lo Hobbit (169 minuti), Zero Dark Thirty (157 minuti), Il cavaliere oscuro – Il ritorno (165 minuti), The Avengers (143 minuti), The Master (144 minuti), e tanti altri, se non già usciti davvero dietro l’angolo. Quando si va al cinema, paradossalmente, si sa quando si entra ma non quando si esce. La vecchia cara forbice in sala di montaggio, purtroppo, sembra quaso scomparsa tra le cianfrusaglie in soffitta.

Ciò che sembrava un’eccezione, e sono i numeri a parlare, sta infatti lentamente diventando una regola. Come se registi e sceneggiatori non riuscissero più a ‘compattare’ le proprie opere, dovendo sempre e comunque ‘allungare’, per non dire sbrodolare, mettendo troppo spesso a dura prova la pazienza di chi osserva. Novità produttive che hanno contribuito allo stravolgimento dei vecchi orari da cinema, tanto dal farci impazzire nel provare ad incastrare proiezioni serali costrette ad anticipare mostruosamente i tempi, pur di concedersi un ultimo speccatolo che spesso e volentieri abbatte l’una di notte. Per la gioia degli esercenti, ovviamente.

La scuola ‘vecchio’ stampo da 100 minuti, almeno in quel di Hollywood, rimane ovviamente ancorata al mondo ‘cartoon’, a meno che l’ipotesi ‘3 ore’ non venga in mente persino ai titolari di casa Pixar e/o Dreamworks. L’impressione, ovviamente provocatoria, è che un film d’autore o pseudo tale, per ambire all’agognata etichettatura, ‘debba’ abbondantemente superare le 2 ore di durata, perché in caso contrario ‘cheap’ rispetto alla concorrenza. Voli pindarici, casualità cinematografiche degli ultimi mesi o probabile verità? Nel dubbio, non possiamo far altro che rigirare a voi il quesito, chiedendovi a bruciapelo: ma a voi piace questa nuova moda da ‘film infinito’ in sala?