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Cocktail Foto Galassia Galaxandra Evans

Il Segreto di Galaxandra

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Galaxandra Evans non ci aveva detto tutto del suo passato . Sopratutto perchè voleva essere un mistero . Non era una cosa di cui si doveva vergognare ma non voleva dirla e basta . Galaxandra durante uno dei suoi viaggi doveva trovare un lavoro per avere qualche skulls . Non sapeva cosa fare e decise per caso . Una delle varie scelte migliori della sua vita . Il lavoro che fece fu la barista . Galaxandra nel tempo libero andava in lungo e in largo per imparare nuovi cocktail . Lo faceva perchè si voleva tenere quel lavoro . Inoltre le poteva servire visto che lo poteva tramandare a qualcuno questa sua grande esperienza di cocktail . Galaxandra non lo sapeva se sarebbe servita a qualcuno ma almeno poteva servire a lei . Non avrebbe dovuto aspettare qualcuno , ma sarebbe potuta lei mettersi dietro al bancone per fare degli ottimi cocktail non solo per lei ma anche per gli altri .

 

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Foto dei Cocktail visto da Kratos

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Dico a Kratos e Pandora quello gli spiego oggi

Il giorno dopo io ,Kratos e Pandora ci svegliammo verso le 6 e con molta calma andammo in asala da pranzo , Kratos e Pandora si misero a sedere ai loro soliti posti , Pandora alla mia sinistra e Kratos davanti a me . Mentre loro si erano seduti vicino a me , io preparavo i cornetti per me , per Kratos , per Pandora e per Marco .Dopo averli fatti  portai il cornetto a Marco e poi andai a fare colazione con Kratos e Pandora e dopo io dissi a Kratos – adesso ti spiego alcune cose e Kratos disse – cosa mi spieghi oggi ? e io risposi alla sua domanda –  oggi ti spiego : vino , cocktail , noci , casa , calendario , cerotto , medicina , giardino e poi ti faccio vedere il mio giardino e poi ti diamo una data di nascita e Kratos disse – ok e se ci sono foto faccele vedere sia a me sia a Pandora e io dissi – certamente .

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Foto dei Cocktail visti da Pandora

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Spiego a Pandora cosa sono i cocktail

Dopo aver detto a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sul vino e avergli fatto vedere qualche foto , gli dissi – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sui cocktail e Pandora disse – ok , inizia pure quando vuoi e se ci sono foto fammele vedere e io risposi – certamente . Dopo aver detto questo a Pandora inizaia a spiegarle tutto quello che c’ era da sapere sui cocktail – Un cocktail è una bevanda, un drink, che si ottiene in genere con una miscela di diversi distillati e/o liquori, con l’eventuale aggiunta di altri ingredienti come zucchero, frutta, ghiaccio, bevande non alcoliche, spezie e aromi. Per estensione, vengono chiamati cocktail anche bevande non alcoliche ottenute dalla miscela di diversi ingredienti (cocktail analcolico).

Storia La parola cocktail appare per la prima volta nell’edizione del 16 maggio 1806 del Balance and Columbian Repository che ne dava la seguente definizione:

(IT)

 « Il “Cocktail” è una bevanda stimolante, composta di diverse sostanze alcoliche alle quali viene aggiunto dello zucchero, dell’acqua e dell’amaro. »

 (Balance and Columbian Repository )

La prima pubblicazione di una guida che includesse ricette di cocktail è del 1862: How to Mix Drinks; or, The Bon Vivant’s Companion, del professor Jerry Thomas. Oltre alla lista delle solite bevande con mix di liquori, vi erano scritte 10 ricette che erano chiamate “Cocktails”. L’ingrediente che differenziava i “cocktails” dalle altre bevande in questo compedio era l’uso degli amari, anche se questo tipo di ingrediente non si trova oramai quasi più nelle ricette moderne.

 

Durante il Proibizionismo negli Stati Uniti (1919-1933), quando il consumo di alcool era illegale, i cocktail erano comunque bevuti negli “speakeasies”. Durante questo periodo la qualità dei liquori era scadente rispetto ai periodi precedenti, per questo motivo i baristi tendevano a mescolare i liquori con altri ingredienti. Proprio durante questo periodo si fanno risalire le prime vere raccolte di ricette per cocktail dell’era moderna, soprattutto in Europa, con le 900 recettes de cocktail di Torelli nel 1927 a cura di Torelli (un barman di Parigi) e il The Sailoy Cocktail inglese del 1931. Anche cinema e letteratura hanno contribuito al successo dei cocktail.

Etimologia

 L’etimologia del termine cocktail non è chiara, esistono tuttavia diverse ipotesi sulla sua origine:

 potrebbe derivare dai termini inglesi cock (gallo) e tail (coda), forse dovuto al fatto che verso il 1400 nelle campagne inglesi si beveva una bevanda variopinta ispirata ai colori della coda del gallo da combattimento

 potrebbe derivare dal termine francese coquetier, un contenitore francese per uova che veniva usato a New Orleans per servire liquori durante il XIX secolo

 potrebbe essere una distorsione dal latino [aqua] decocta, cioè acqua distillata.

 potrebbe derivare dalla leggenda che narra di una nave di ricchi inglesi che approdando in Sud America, festeggiavano bevendo liquori europei e succhi tropicali mescolati con una colorata piuma di gallo.

Classificazione

 La classificazione viene fatta in base a:

 Struttura

 Capacità

 Temperatura di servizio

 Momento di consumo

Quest’ultima risulta la più utilizzata ed è divisa in:

 Pre dinner

 After dinner

 Tutte le ore.

Pre dinner

 Vengono serviti come aperitivi, dal latino aperire (aprire); molti sono caratterizzati dalla proprietà di stimolare la salivazione e, di riflesso, l’appetito. Salvo eccezioni sono caratterizzati dalla prevalenza di aromi amareggianti.

In Italia vengono spesso supportati da stuzzichini di contorno.

After dinner

Serviti dopo cena non devono essere confusi come dei digestivi ma come finale morbido a un pasto, caratterizzati da:

 Presenza decisa di alcool

 Presenza di liquori e creme

 Presenza olfattiva e gustativa complessa

Any Time

Si servono in ogni momento, sono caratterizzati da:

 Presenza di base alcolica

 Aggiunta di soft drink

 Utilizzo di addolcitori (glucosi o saccarosi).

Tipologie

 Le tipologie di cocktail che troviamo sono:

 Short, se serviti nelle coppette da cocktail

 Medium se serviti in tumbler bassi o old fashioned

 Long drinks se serviti in tumbler alti o altri bicchieri di alta capacità (in genere i long-drink si caratterizzano per la presenza di succhi di frutta o bevande sodate).

Categorie

 Sono riconosciuti diversi tipi di categorie tra cui:

 After dinner (digestivo)

 Pre dinner (aperitivo)

 Analcolici

 Cobbler

 Collin

 Cup

 Dark drink

 Egg-nogg

 Exotic

 Fizz

 Flip

 Grog

 Linno Linno

 Julep

 Short drink

 Sparkling

 Mist

 Pousse-caffè

 Zombie.

Preparazione

 Tre sono le fasi di preparazione di un cocktail

 La base

 Il colorante

 L’aromatizzante

La base

 La base è l’elemento intorno al quale si costituisce il cocktail, di solito si tratta di un distillato bianco che dà struttura alla bevanda.

Struttura Distillato

 Neutra Vodka

 Rum light

 Rum industriale

 Parzialmente caratterizzata Bourbon Whisky

 Scotch Whisky

 Cachaça

 Rum agricolo

 Fortemente caratterizzata Gin

 Tequila

 Rum invecchiati.

Il colorante

Il colorante è l’elemento che arricchisce il ventaglio olfattivo e gustativo, liquori o creme sono generalmente quelli più usati che danno profumo e gusto. I coloranti in realtà non colorano il cocktail, ma lo aromatizzano.

 Grado zuccherino Liquore

 180 g/l Cointreau

 Bénédictine

 Galliano

 Grado zuccherino Crema

 220 g/l Baileys

 Rum Cream

 Tia Maria

 Crema limone

L’aromatizzante

L’aromatizzante migliora il colore e la piacevolezza della bevanda, è un soft drink come cola, tonica, sciroppi, frutta. Nel cocktail ne influenza l’aspetto visivo e il gusto.

Stile

 Lo stile del barman può essere:

 improvvisato

 classico

 flair bartender

Il primo si riferisce a un barman “casalingo”; il secondo a un barman compito come potrebbe esserlo quello di un albergo a cinque stelle; l’ultimo a un modello di bartender americano, il cui scopo è far da bere a un buon livello “divertendosi” con simpatici movimenti, che possono risultare coreografici a occhi inesperti, ma anch’essi finalizzati alla costruzione del cocktail. Il flair, sostanzialmente, si distingue in 2 tipologie: il Working Flair e l’Exhibition Flair. Il primo è quello caratterizzato da pochi ma essenziali movimenti, più che altro pratici e finalizzati alla preparazione di uno o più cocktail simultaneamente e, al contempo, distrarre e intrattenere il cliente. L’Exhibition, come dice la parola stessa, è un’esibizione vera e propria, dove i riflettori sono puntati sul barman per alcuni minuti: il bartender esegue veri e propri numeri acrobatici con le bottiglie per giungere alla fine alla realizzazione di un cocktail. Esistono competizioni su scala mondiale di questa disciplina.

Ricette

 Fino ad un decennio fa, gli ingredienti erano indicati in decimi (alcuni anche in terzi, come l’Alexander): ciò permetteva di realizzare le quantità necessarie in base al numero dei consumatori. Poi si è passato ai centilitri (cl), che permette un dosaggio preciso.

Nella tecnica definita “americana” gli ingredienti sono indicati in once (oz): anche questo permette di avere dosi più precise per ogni drink.

Attualmente l’AIBES ha iniziato ad usare la linea di ricette indicate in centilitri affiancata a quella decimale.I motivi del lento abbandono della notazione decimale vanno ricercati nella sua imprecisione e nel fatto che ogni bicchiere ha una capacità differente, e senza conoscerla a priori è impossibile realizzare un cocktail perfetto utilizzando il sistema in decimi, mentre il sistema in once e in cl non crea problemi di questo tipo. Inoltre con il sistema in decimi bisogna sempre indicare anche DOVE il cocktail verrà servito, mentre con il sistema in cl o in oz non è necessario indicare il bicchiere (anche se viene fatto comunque lo stesso nel ricettario). Le varie associazioni di barman, tra cui la Federazione Italiana Barman, l’Associazione Italiana Barman e Sostenitori, l’Associazione Italiana Bartender & Mixologist, si sono adeguate con le misure indicate in cl, in linea con le ricette dell’IBA.