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Almost Human, Karl Urban: “Voglio la vita che mi è stata rubata”

Karl Urban ha rilasciato una serie di dichiarazioni a Collider sul suo ruolo nella serie televisiva targata FoxAlmost Human e sul perfetto bilanciamento tra l’ambientazione futuristica ed il sentimento umano.

 

L’attore ci parla dei motivi che l’hanno spinto ad entrare a far parte dello show:

L’ambientazione futuristica, che mostra la nostra società tra 40 anni, che cerca di conservare la propria umanità, nonostante l’evoluzione tecnologica è stato uno dei motivi che mi ha spinto ad accettare di entrare a far parte dello show, dato che è una cosa che avevo apprezzato particolarmente in Star Trek; quando ho letto il copione, l’ho trovato particolarmente organico e mi sono sentito fortunato a poter esser parte di uno show formato potenzialmente da 22 episodi, che non solo mi avrebbe permesso di sviluppare il mio personaggio, ma che avrebbe insinuato il dubbio nel pubblico ed obbligato ad interrogarsi su alcune questioni morali molto scottanti e sul senso di essere umano.

L’attore ci parla del suo personaggio:

John Kennex si è risvegliato dal coma dopo due anni, durante i quali scopre di aver perso la moglie ed il suo migliore amico; il personaggio del pilot è il punto di partenza di un individuo che ha sofferto tanto e che sta cercando di reagire e di reclamare la vita che gli è stata rubata.

Infine, sul rapporto con gli altri personaggi, dice:

Il rapporto tra Kennex e Dorian è conflittuale, ma era già stato visto in altri film, ovvero di due partner che non si piacciono, ma che si ritrovano a collaborare e che sviluppano un certo umorismo fra loro; per quanto riguarda Captain Maldonado, Kennex sente di poter essere se stesso con lei, oltre al fatto che è l’unica persona della quale si fida, oltre al fatto che la donna rappresenta la sua bussola morale, che riesce ad arginare e contenere i suoi metodi poco ortodossi durante le indagini.

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Continuum 3, Simon Barry: “Parlerò del sacrificio”

In un’intervista a ColliderSimon Barry ci anticipa alcuni interessanti particolari sulla terza stagione di Continuum,che vi proponiamo subito dopo il salto.

 

Sul tema della stagione e sulle novità, dice:

Il tema di quest’anno sarà il sacrificio, che si sposa benissimo con il concetto dei viaggi nel tempo in quanto il cambiamento di un avvenimento porterà a sacrificare qualcosa nella linea degli eventi, mentre per quanto riguarda le novità, posso dire, senza rovinare troppo la sorpresa al pubblico, che verranno introdotti due personaggi molto interessanti.

Sui Freelancers, dice:

Non volevamo affrettare le cose, ma nella terza stagione sfrutteremo ogni ora che abbiamo per raccontare la mitologia dei Freelancers e permettere al pubblico di prendere confidenza con loro.

Su Carlos e Julian, dice:

Sono entrambi due personaggi con parecchio potenziale, ma che per un motivo od un altro risultavano fermi nella loro evoluzione, che però prenderà una piega inaspettata e sorprendente nella terza stagione.

Infine, sul futuro dello show, dice:

Ci siamo dati un periodo di sette anni per raccontare le vicende di Continuum, anche se penso che sia bello affrontare i cambiamenti di rotta e decidere giorno per giorno come far evolvere lo show.

 

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Game of Thrones, Martin è insoddisfatto del trono

Mentre i fan si accapigliano sui cambiamenti di personaggi ed eventi, l’autore di Game of Thrones è insoddisfatto per il trono. George R. R. Martin infatti ha pubblicamente dichiarate di non essere contento del modo in cui HBO e gli autori hanno costruito e ritratto il trono di spade e ha voluto dire la sua a riguardo.

In un articolo sul suo sito, riportato da Collider, Martin dice che il trono così come lo ha pensato lui è molto meno accogliente e molto più minaccioso, con una propria anima che ferisce o disturba chi non ne è meritevole, come il Re matto o Joffrey. Il trono della serie sarebbe più “bello” e meno imponente di come lo voleva Martin che allora ha pensato bene di farlo disegnare a Marc Simonetti, pubblicandolo (lo potete vedere qui sotto). Le differenze non paiono così evidenti, ma forse a Martin, impegnato a scrivere furiosamente i nuovi libri, serviva un diversivo.