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2016 2017 50 Secolo 51 Secolo Daniel Saintcall Dominatore di Poteri Dominatrice di Poteri Nemici Wykeen

Curiosità su No Man’Sky

 

Sins_of_NeonCity_by_OmeN2501Molte persone non si sono fatte la domanda più importante cioè cosa è successo alla nostra astronave. Se uno vede l’astronave del nostro protagonista ha subito pochi danni e non dei gravi danni. Cioè i danni non sono molto gravi, cioè è come se fosse stato fatto apposta in modo che noi non possiamo trovare gli alieni noti come Wykeen. Come se quello che noi abbiamo deciso di fare sia stato visto come un tradimento da parte nostra e così una persona ha deciso di farci capire in modo chiaro e preciso che noi non dovevamo trovare gli alieni noti come Wykeen. Non importa quanti anni o secoli passano, alcuni umani non vedranno mai gli alieni come delle persone che possono darci una mano a diventare più forti e piu evoluti. Alcuni li vedono solo come dei mostri che devono essere uccisi visto che dentro la loro mente hanno un solo e unico scopo cioè uccidere noi e prendere il nostro mondo. Noi non abbiamo dato ai Wykeen la possibilità di farci vedere di cosa sono capaci e sopratutto farci apprendere la loro lingua antica quasi come il tempo stesso. Io so tutto questo perché dopo che ho visto la navicella spaziale precipitare su quel pianeta quello era il più vicino alla grande rotta verso il centro dell’universo, io sono andato a controllare come stava il Pilota e sopratutto in che condizioni era la nave. La nave non era danneggiato troppo, ciòe avevano rotto solo le parti della nave che ci avrebbero impedito di entrare dentro la galassia della razza detta Wykeen, visto che quello era l’unico modo per arrivare al centro dell’universo e capire cosa c’è li e sopratutto perché nessuno ci è mai arrivato prima.

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Cultura Daniel Saintcall Dominatore di Poteri Dominatrice di Poteri Helena Saintcall Lingua Maraxus Messaggero della Morte Morte Raven Terra

Raven

Helena Saintcall

Mia madre Helena Saintcall per far capire a tutti che il corvo è il Messaggero della Morte dovette fare un lungo viaggio sulla Terra , lo fece per capire la nostra cultura , le nostre lingue e le nostre usanze . Una volta imparato la lingua inglese in modo completo vide che tra tutte le parole ce ne era una che non era stata tradotta anche se erano passati giorni , mesi , anni o addirittura secoli e sarebbe a dire Raven . Quella parola in inglese non era stata tradotta e nessuno sapeva cosa potesse significare . Allora Helena decise di farlo lei e sarebbe a dire Raven – Corvo detto anche come Messaggero della Morte . Helena Saintcall aveva dato inizio al viaggio per far capire alla sua razza che il corvo era il male o per meglio dire la fine di tutto visto che era un animale associato alla morte che portava le anime nell’ aldilà , ma nel farlo lo aveva fatto capire pure alle persone sulla Terra . Adesso tutti i Dominatori di Poteri quando vedevano un corvo sapevano che quello era l’ animale della morte , cioè il suo modo unico e funzionate per capire chi doveva vivere e chi doveva morire . Grazie a mia madre Helena tutti sapevano che Raven era un modo per identificare il corvo e cosi tutti sapevano forse chi doveva morire e tutti forse erano pronti a dire addio a quella persona .

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Ada Knight Daniel Saintcall Demone Demoni Dominatore di Poteri

Liberaci dal Male

Ralph ha visto molto male nel mondo ma stiamo parlando di quello che fanno gli uomini ma non ha mai visto quello che fanno i demoni . Nessuno li ha visti perchè pensano che loro non esistono e quindi non ci credono e quindi non sanno che quella cosa che hanno visto sulla scena del crimine non è il male fatto dall’ uomo ma fatto da un demone  . Ralphie si fa aiutare da un prete che è esperto nell’ esorcismo . Lui non sembra un prete e lui non sembra molto un poliziotto . Ralph scopre grazie a questo prete il male fatto dai demoni e in una di queste indagini vede delle scritte . Dopo averle gli succede qualcosa che non sa spiegare e per uscire fuori da tutto questo deve farsi aiutare dal prete . Il male fatto dai demoni e qualcosa di orribile e devi essere pronto quanto lo vedi perchè è qualcosa che tu non mai visto in tutta la tua vita . Devi stare attento oppure vomiti tutto a terra e contamini la scena del crimine . Quando hai un sesto senso per queste cose devi essere pronto perchè tu sei una calamita per queste cose e devi essere pronto oppure non ricavi niente apparte la tua morte e quella della tua famiglia .

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2012 Foto Ginnastica Artistica Vanessa Ferrari

Ginnastica, Vanessa Ferrari quinta in Coppa del Mondo!

Vanessa Ferrari al Coppa del Mondo
Vanessa Ferrari al Coppa del Mondo

 

Primo sabato di dicembre all’insegna della grande ginnastica artistica a Stoccarda (Germania) dove il circuito internazionale riapriva i battenti per la trentesima edizione della Deutscher Pokal, seconda tappa della Coppa del Mondo. La manifestazione sarà stata impoverita dall’assenza delle prime sette ginnaste classificatesi a Londra, ma si sono viste grandissime cose (a parte una rotazione alla trave letteralmente disastrosa).

Per l’Italia il tanto desiderato ritorno in pedana della nostra Vanessa Ferrari, decisa a mostrare tutta la sua immensa classe e la voglia di vendetta dopo l’ingiustizia del quarto posto al corpo libero della rassegna a cinque cerchi.

 

La fresca ventiduenne era la miglior piazzata del ranking grazie all’ottavo posto ottenuto ai Giochi Olimpici nel concorso generale ed era l’occasione buona per misurare il proprio stato di forma, vedere se gli allenamenti procedono per il verso giusto, verificare alcuni movimenti e, soprattutto, ricaricare la propria motivazione ed energia con la partecipazione a una competizione importante. Gli esercizi non erano ovviamente completi, semplificati in alcuni punti, proprio per non strappare eccessivamente una preparazione iniziata solo a metà settembre dopo alcuni dubbi spazzati via durante le vacanze. Una gara tedesca dalle due facce, con una brutta prima parte e una scatenata seconda metà che la porta a concludere in quinta posizione (54.065).

Al volteggio ha presentato un semplice Yurchenko con avvitamento e mezzo (nota di partenza di 5.3), concluso con un grosso passo laterale. In attesa dell’entrata in vigore del nuovo codice (dal 1° gennaio) l’esercizio le vale solo un 13.633.

Il momento no è proseguito quando alle parallele asimmetriche, dopo un esercizio sporcato qua e là con qualche imperfezione, è caduta in uscita durante il doppio salto mortale (12.633). A questo punto è settima.

Alla trave recupera un po’ di smalto e di grinta, conduce una prova senza esitazioni e solo con qualche un piccolo passetto in atterraggio che le vale un buon 13.433 (terzo miglior punteggio all’attrezzo). Qui riesce a scalare una posizione visto che diverse avversarie (Tunney, Goryunova, Steingruber) cadono pesantemente.

Al corpo libero, però, la ragazza della Brixia Brescia non si smentisce seguendo alla grande il suo brano musicale e svolgendo un’eccellente combinazione Tsukahara più salto indietro. L’atterraggio finale è perfetto e viene premiata da uno scroscio di applausi e da un ottimo 14.366, il migliore di giornata sul quadrato 12×12. Chissà dove sarebbe arrivata senza la caduta agli staggi e l’errore al volteggio…

 

Davanti, intanto, una stellina iniziava a brillare. Gli addetti ai lavori la conoscevano già, nel suo Paese aveva già ottenuto risultati importanti, ma nessuno si aspettava di vederla in questo stato alla sua prima vera uscita internazionale. Elizabeth Price, americanina classe ’96, strabilia tutti e conquista la vittoria con un totale di punti (oltre a 15000 franchi svizzeri che a sedici anni fanno sempre comodo). Al volteggio si presenta con un Amanar spettacolare (15.733, migliore nella specialità), chiude le parallele con uno Tsukahara teso (14.933, primo posto nel segmento specifico di gara), alla trave ha una torsione letteralmente spettacolare sporcata solo da un piccolo squilibrio dopo un salto (13.166, quarta all’attrezzo) e al corpo libero controlla la situazione. Per la sedicenne arriva anche la testa della classifica generale: i cinquanta punti portati a casa oggi la proiettano al primo posto insieme alla connazionale Jordyn Wieber, vincitrice della prima tappa di New York a marzo e assente in Germania.

Secondo posto per l’idolo di casa Elisabeth Seitz (55.566) che sfrutta appieno la propria abilità tra gli staggi (14.033, non a caso è arrivata sesta nella finale di specialità a Londra), ma soprattutto è fantastica sui 10cm in cui primeggia a sorpresa. Vincere l’argento per un solo millesimo fa sempre sorridere…

Completa il podio l’elvetica Giulia Steingruber (55.565) che risale così su un podio autunnale dopo la prestigiosa vittoria al Memorial Gander. Medaglia di legno per Kim Bui (54.832), lei che è proprio di Stoccarda e voleva salutare al meglio i propri concittadini. Rebecca Tunney è sesta e sale a 40 punti in classifica, quinta appaiata a Larisa Iordache, dietro anche alla coppia Raisman-Seitz (45).

 

Tra sette giorni si replica a Glasgow (Scozia), terza e ultima tappa della Coppa del Mondo: il trofeo è ancora in bilico e rivedremo ancora la nostra Ferrari. Domani, invece, sempre a Stoccarda, sarà il turno degli uomini con un parterre di assoluto rilievo e la sfida tra l’idolo di casa Nguyen e l’americano Leyva.

 

Questa la classifica completa con il dettaglio di tutti i punteggi:

Elizabeth Price           v. 15.733         p. 14.933         t. 13.166         cl. 14.266        TOT: 58.098

Elisabeth Seitz            v. 14.533         p. 14.033         t. 13.700         cl. 13.300        TOT: 55.566

Giulia Steingruber       v. 15.400         p. 13.433         t. 12.866         cl. 13.866        TOT: 55.565

Kim Bui                      v. 13.633         p. 14.033         t. 13.600         cl. 13.566        TOT: 54.832

Vanessa Ferrari        v. 13.633     p. 12.633      t. 13.433    cl. 14.366        TOT: 54.065

Rebecca Tunney         v. 14.466         p. 13.966         t. 12.000         cl. 13.400        TOT: 53.832

Kristina Goryunova    v. 13.433         p. 13.433         t. 12.633         cl. 12.733        TOT: 52.232

Niamh Rippin             v. 13.800         p. 11.766         t. 12.133         cl. 12.366        TOT: 50.065

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Spiego a Kratos e Pandora la Cultura

Dopo aver detto sia a Kratos sia a Pandora tutto sulla Cultura , io dissi a loro – adesso vi spiego tutto sulla Cultura e Pandora disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sulla Cultura – La nozione di cultura (dal verbo latino colere, “coltivare”) appartiene alla storia occidentale. L’utilizzo di tale termine è stato poi esteso a quei comportamenti che imponevano una “cura verso gli dei”, da cui il termine “culto”.

 

Definizione

 

Il concetto moderno di cultura può essere inteso come quel bagaglio di conoscenze acquisite ritenute fondamentali e che vengono trasmesse di generazione in generazione. Tuttavia il termine cultura nella lingua italiana denota due significati principali sostanzialmente diversi:

 Una concezione umanistica o classica presenta la cultura come la formazione individuale, un’attività che consente di “coltivare” l’animo umano; in tale accezione essa assume una valenza quantitativa, per la quale una persona può essere più o meno colta.

 Una concezione antropologica o moderna presenta la cultura come il variegato insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo. Concerne sia l’individuo sia le collettività di cui egli fa parte. In questo senso il concetto è ovviamente declinabile al plurale, presupponendo l’esistenza di diverse culture, e tipicamente viene supposta l’esistenza di una cultura per ogni gruppo etnico o raggruppamento sociale significativo, e l’appartenenza a tali gruppi sociali è strettamente connessa alla condivisione di un’identità culturale.

 

Usi tipici

 

Alcuni usi tipici del termine, nella vita quotidiana, possono essere utili ad indicare l’estensione semantica del concetto:

 ”Ci sono enormi differenze culturali tra Oriente e Occidente”.

 ”Umberto Eco è una persona di grande cultura”.

 ”La musica pop è usata dai gruppi giovanili per affermare la loro identità culturale”.

 ”La cultura di massa ha un effetto di omologazione”.

 ”Le telenovela sono espressione della cultura sudamericana”.

 ”La cucina italiana è parte della tradizione culturale del nostro Paese”.

 ”Il dialogo tra le culture è necessario, ma difficile”.

 

Esistono quindi diversi significati del concetto di cultura:

 Secondo una concezione classica la cultura consiste nel processo di sviluppo e mobilitazione delle facoltà umane che è facilitato dall’assimilazione del lavoro di autori e artisti importanti e legato al carattere di progresso dell’età moderna.

 Secondo una concezione antropologica la cultura – o civiltà – presa nel suo più ampio significato etnologico è “quell’insieme complesso che include il sapere, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume, e ogni altra competenza e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società” secondo la nota definizione dell’antropologo inglese Edward Tylor (da Cultura primitiva, 1871).

 

Negli anni, la definizione antropologica di Cultura è molto cambiata, secondo l’antropologo Ulf Hannerz, “una cultura è una struttura di significato che viaggia su reti di comunicazione non localizzate in singoli territori”.

 

La definizione dell’Unesco considera la cultura come “una serie di caratteristiche specifiche di una società o di un gruppo sociale in termini spirituali, materiali, intellettuali o emozionali”.

 

L’uso popolare della parola cultura in molte società occidentali può riflettere semplicemente il carattere stratificato di queste società: molti usano questa parola per designare i beni di consumo, e attività come ad esempio la cucina, l’arte o la musica. Altri usano il termine di “cultura alta” per distinguere quest’ultima da una presunta cultura “bassa”, intendendo con quest’ultima l’insieme dei beni di consumo che non appartengono all’élite.

 

In antropologia

 

La cultura in senso antropologico consiste in:

 Sistemi di norme e di credenze esplicite, elaborati in modi più o meno formalizzati.

 Costumi e abitudini acquisite da esseri umani per il semplice fatto di vivere in determinate comunità, comprese quindi le azioni ordinarie della vita quotidiana.

 Artefatti delle attività umane, dalle opere d’arte vere e proprie agli oggetti di uso quotidiano e tutto quanto fa riferimento alla cultura materiale, al sapere necessario per vivere.

 

Le caratteristiche che definiscono la cultura nella concezione descrittiva dell’antropologia sono principalmente tre:

 La cultura è appresa e non è riducibile alla dimensione biologica dell’uomo. Ad esempio il colore della pelle non è un tratto culturale bensì una caratteristica genetica.

 La cultura rappresenta la totalità dell’ambiente sociale e fisico che è opera dell’uomo.

 La cultura è condivisa all’interno di un gruppo o di una società. Essa è distribuita in maniera omogenea all’interno di tali gruppi o società.

 

Perché un’azione o un tratto possano essere definiti “culturali” occorre quindi che siano condivisi da un gruppo. Ciò però non significa che un fenomeno “culturale” debba essere obbligatoriamente condiviso dalla totalità della popolazione: è necessario lasciare spazio per la normale variabilità individuale.

 

Anche per quanto riguarda le variazioni di comportamento tra individuo ed individuo all’interno di una società, però, è possibile individuarne dei limiti circoscritti proprio dalle norme sociali che regolano quel determinato gruppo.

 

Frequentemente gli individui appartenenti ad una determinata cultura non percepiscono la loro condotta regolata da tali norme che impongono quale comportamento sia consentito e quale no.

 

In antropologia l’insieme di queste norme sociali (comunemente chiamate “ideali”) vengono definite modelli culturali ideali.

 

Le proprietà antropologiche della cultura

 

La Cultura è:

 un complesso di modelli (idee, simboli, azioni, disposizioni) PER e DI:

 

In tutte le culture esiste un modello di (es. pulizia, decoro, legge), un modello attraverso cui si pensa qualcosa. I modelli di generano modelli per, modelli guida al diverso modo di agire

 operativa: permette un accostamento al mondo in senso pratico e intellettuale e un relativo adattamento ambientale. Permette quindi di passare dall’ideale all’operatività.

 selettiva: effettua infatti una selezione di modelli funzionali al presente

 dinamica: si mantiene nel tempo, ma non è fissa. Interagendo con altre culture vi sono cambiamiamenti reciproci.

 stratificata e diversificata: all’interno della stessa società si notano differenze culturali in base all’età, al genere, al reddito, ecc., e queste differenze condizionano i comportamenti sociali. A seconda delle società vi è inoltre una diversa distribuzione della cultura.

 

La cultura presenta al proprio interno dei dislivelli. Gramsci, schematizzando, parlò di Cultura Egemonica (che ha il potere di definire i suoi confini) e Cultura Subalterna che, non avendo tale potere, non ha possibilità di definirsi. Ad esempio la divisione tra Hutu e Tutsi è nata in seguito alla colonizzazione belga. Nella società moderna, pur essendo presenti differenze culturali su base linguistica ed etnica, esse sono tollerate perché viene favorita l’integrazione culturale tramite l’istruzione obbligatoria e le classi sociali non hanno confini rigidi: Baumann addirittura parla di «modernità liquida».

 basata sulla comunicazione: la cultura nasce infatti da uno scambio costante

 olistica: (da olòs, intero) ed è quindi formata da elementi interdipendenti tra loro. Ad esempio vi è un legame tra la religione e l’alimentazione di un paese e di conseguenza sull’economia. Secondo alcuni antropologi alcune culture sono più olistiche perché realizzano meglio questa interdipendenza tra elementi (es. la divisione nelle caste indiane e lo stretto legame tra di esse).

 porosa: vi sono continui sconfinamenti tra le culture ed è difficile definire un vero limite, un vero confine tra culture.

 

La Cultura non è apparato esteriore della vita. È consapevolezza pratica legata alla propria esperienza individuale (nihil in intellectu quod non fuerit in sensu) , divenuta anche teorica attraverso una rete concettuale via via più complessa in base all’apporto del mondo esterno, delle esperienze altrui, di quanto gli autori-aumentatori hanno trasmesso di loro e del loro mondo (della loro epoca). È fatto sia individuale che sociale. Sociale però anche in senso negativo: i modelli che provengono dall’esterno, proprio perché si pongono come modelli, ci rendono passivi se ci danno l’illusione di aver trovato il significato e persino il fine da perseguire. Più che di imitazione, dinamica ricerca di miglioramento, si tratta spesso di pura e semplice seduzione ovvero di sviamento. Negli aspetti sociali della cultura c’é più apparato esteriore che stimolo alla personalità di ciascuno: più paternalismo e padreternismo e madonnismo e machismo che autentica liberazione. Più competizione (siamo i primi, siamo gli unici, siamo i migliori) che autentica liberazione. In poche parole c’é più sussiego che autenticità e sviluppo. (Lucia degli Scalzi) Fritjof Capra rappresenta la Cultura di una rete sociale come una cellula con un nucleo culturale più definito e dei confini porosi. A seconda dei propri valori una cultura può essere aperta o chiusa, così come una cellula accetta alcuni elementi ed altri no.

 

In sociologia

 

Influenzata dagli studi dell’antropologia culturale, la sociologia si dedica con particolare attenzione allo studio della cultura.

 Il contributo di Émile Durkheim

 

Émile Durkheim, ponendosi il problema del perché la società mantenga un livello minimo di coesione, ritiene che ogni società si stabilisce e permane solo se si costituisce come comunità simbolica. Nel suo studio, e in quello dei suoi allievi, hanno una grande importanza le rappresentazioni collettive, cioè insiemi di norme e credenze condivise da un gruppo sociale, sentite dagli individui come obbligatorie. Esse sono considerate da Durkheim vere e proprie istituzioni sociali che costituiscono il cemento della società, consentendo la comunicazione tra i suoi membri e mutando con il cambiamento sociale.

 Il contributo della scuola di Chicago

 

Gli autori legati alla Scuola di Chicago sono interessati alla vita culturale nelle città americane e studiano i nuovi processi di integrazione, di comunicazione e mobilità sociale delle realtà urbane. Il sociologo William Thomas studia gli immigrati nelle società statunitensi e ritiene che le differenze di integrazione siano legate alla cultura e che la cultura abbia un carattere interattivo e processuale.

 Il contributo di Talcott Parsons

 

Dopo anni di scarso interesse da parte dei sociologi, Talcott Parsons riprende il tema della cultura e la considera come uno dei sottosistemi del suo sistema generale dell’azione (lo schema AGIL).

 

Parsons afferma che la cultura è costituita da sistemi strutturali o ordinati di simboli (che sono gli oggetti dell’orientamento all’azione), da componenti interiorizzate della personalità degli individui e da modelli istituzionalizzati dei sistemi sociali (Sistema sociale, 1951).

 

Parsons distingue quattro dimensioni idealtipiche principali della cultura:

 Coerenza/incoerenza – Le proposizioni culturali costituiscono un insieme in cui sono individuabili dei principi ordinatori e non un agglomerato di elementi tra loro sconnessi. Il grado interno di coerenza è tuttavia variabile. Il conflitto (fra gruppi, nel gruppo e/o nell’individuo) per esempio può non essere fattore di disgregazione, ma di ordine. Maggiore è la complessità culturale, più difficile è mantenere conformità e coerenza.

 Pubblico/privato – La cultura è pubblica nel senso che le proposizioni da cui è costituita sono codificate entro simboli e linguaggi collettivi all’interno di gruppi sociali e accessibili da tutti.

 Oggettività/soggettività – La cultura è un fatto oggettivo, nel senso che va al di là degli individui per occupare uno spazio e una rilevanza sociale autonoma. Esiste infatti un lato soggettivo della cultura, costituito dalle interpretazioni che di questa danno gli individui

 Esplicito/implicito – La cultura può essere manifesta, esplicitata, più o meno elaborata teoricamente, o può essere tacita, non tematizzata. In questo caso gli individui la condividono senza saperla necessariamente giustificare (il senso comune).

 

Oltre a queste dimensioni analitiche, si distinguono quattro componenti della cultura: valori, norme, concetti e simboli.

 Nell’era della globalizzazione

 

Con l’avvento della globalizzazione lo studio della cultura si complica e semplifica allo stesso tempo. Se nella modernità i territori erano concepiti come contenitori di culture, nell’epoca contemporanea la cultura viene studiata in una prospettiva relazionale e reticolare. L’antropologo svedese Ulf Hannerz afferma infatti che “in quanto sistemi collettivi di significato le culture appartengono innanzituto alle relazioni sociali e ai network di queste relazioni. Appartengono ai luoghi solo indirettamente e senza una necessità logica” (da La complessità culturale, 1998).