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Far Cry 4

Dopo aver visto se i Guardiani della Galassia avrebbero trovato un piano . Quando noi ce ne siamo andati da li stavano ancora litigano – andiamo a vedere cosa succede nel mondo di Far Cry 4 . Ada lo voleva visitare , me lo aveva detto una volta ma io le avevo detto di no perchè dovevamo fare alcune cose . Adesso invece si e Ada accetto . Una volta arrivati li vedemmo che il protagonista li aveva un arma molto potente e per uccidere i suoi nemici aveva fatto saltare in aria una jeep

Questi criminali stavano uccidendo gli alleati del protagonista li da una jeep . Mentre lo li distraevano lui li colpiva con un fucile e cosi distruggeva da lontano la jeep

In questo mondo per andare da un posto a un altro e viaggiare con grande stile si viaggia con gli elefanti

In molti posti ci sono elefanti legati e se usati come arma possono uccidere io nostri nemici

Settembre era li e vedeva che in una scena c’ erano dei problemi . Li c’ erano le persone che distruggevano i ricordi e le storie e stavano distruggendo un momento importante del protagonista . Lui si doveva incontrare con una donna . Settembre ci fece passare in avanti e disse – voi andate in avanti a loro ci penso io . Andando in avanti il nostro protagonista era dentro una grotta a sparava contro ogni nemico

Per uccidere i nemici il protagonista di questo mondo usa alcune volte le bombe . Qui ci sono molti nemici e il tempo giusto per usare una di quelle bombe

Alcuni dei nostri alleati sono bravi a comandare gli elefanti e quindi ci possono dare una mano .e noi invece con le mitragliatrici

Le guardie si distraggono alcune volte . Noi stiamo nascosti e grazie a un segnale diciamo al nostro uomo di uccidere

 

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Angelica Wood parte 32

Domino Harvey aveva trovato in molti posti l’ odore nauseabondo di Angelica Wood e ogni volta non capiva come mai Angelica non si trovava li . Domino era andata in molti posti e pure li aveva trovato il suo odore ma non il suo bersaglio e si stava chiedendo come mai e cosa stava sbagliando nel suo modo di cercare Angelica Wood , la puttanella che doveva dare ai Collezionisti . Domino Harvey prima di ridare la caccia ad Angelica Wood doveva andare da un tipo un rivenditore di armi per comprare un fucile che poteva abbattere un mostro molto forte .

Domino Harvey non voleva un fucile normale come tutti gli altri ma voleva un fucile tipo che poteva abbattere un elefante con quel fucile . Il danno che voleva alla puttanella era un proiettile nelle braccia se solo provava a fare una stupidaggine contro di lei mentre la teneva a tiro con il suo fucile puntato su di lei .

Un’ altra dote di Domino Harvey e che lei sa contrattare molto bene con le persone ma se la provi a fregare ti manda in una tomba vivo cioè in poche parole ti porta al cimitero e ti seppellisce vivo .

Armando Croce era uno dei rivenditore di fucili e aveva provato a fregare Domino Harvey con un fucile scarso e di bassa qualità davvero molto bassa . Domino aveva in mano il fucile con i suoi occhi blu dopo essere divenuta una Adrenalis vide subito che il fucile non era un buon fucile e grazie alla sua vista vide che nessuna delle sue armi erano buono e che lui teneva nascosto le armi buone per lui .

Domino da dietro le spalle prese un minigun e puntandolo nelle sue parti basse e con voce molto forte e davvero molto forte – Te lo giuro se in tre secondi non fai vedere le armi buone non solo a me ma anche a tutta questa gente ti faccio un buco li sotto che poi per andare in qualunque posto dovrai strisciare per terra e rantolare aiuto .

Armando inizio a sudare e poi butto le armi che erano dei falsi a terra e poi con calma e facendo molto attenzione a quello che faceva visto che aveva un fucile vicino alle sua parti basse e mise le armi buone e molto ben funzionanti e prima che Domino decise di togliere l’ arma da la sotto prese uno delle armi che lui aveva messo e inizio a vedere che era buone come lui aveva detto in maniera molto agitata.

Domino tolse l’ arma dalle sue parti basse e lo sbatte sui fucili ma in modo che non né cadesse nemmeno uno e poi gli sussurro nell’ orecchio – tu provaci di nuovo a fregare me o una di persona te lo giuro verro io ti picchio a sangue . Armando pensò che la situazione in cui si era messo era finita ma Domino aveva appena iniziato e poi prese una delle sue pistole e gli sparò a un piede con precisione millimetrica e poi disse – questo è aver provato a fregare una Adrenalis . Prima di andarsene prese il fucile che voleva senza pagare e Armando non poteva dire niente , una sola parola e quella sarebbe stata l’ultima che avrebbe detto .

Armando non pote dire niente contro di loro visto che secondo il Comando delle Adrenalis tutti i commercianti che provano a truffare una Adrenalis vengono buttate nello spazio senza tuta e senza niente . Secondo loro era il castigo perfetto per loro e se uno di loro provava a dire una cosa la punizione perfetta per loro era buttarlo in un buco nero oppure seppellirlo vivo . 

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Spiego a Kratos e a Pandora l’ Avorio

Dopo aver detto sia a Kratos sia a Pandora tutto sulle rocce e dopo avergli fatto vedere alcune foto sulle rocce , io dissi a loro – adesso vi spiego tutto sull’ Avorio e Pandora disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a loro tutto sull’ Avorio – L’avorio un materiale che si ricava dalle zanne degli elefanti e che viene lavorato per farne oggetti di vario uso quali gioielli, suppellettili ed oggettistica per la casa.

 

Caratteristiche

 

Si parla impropriamente di avorio anche quando ci si riferisce al materiale di cui sono composti i denti di altri animali, come l’ippopotamo e il cinghiale, o di cui sono fatti i corni del rinoceronte anche se erroneamente in quanto questi sono composti da cheratina la stessa sostanza di cui son fatte le unghie umane. Anche alcuni mammiferi marini, come il capodoglio, il narvalo o il tricheco – con i suoi denti simili a zanne – vengono uccisi per sottrarre loro i denti che forniscono una sostanza simile all’avorio. È fatta di polvere di avorio invece la cosiddetta “avorina”.

 

Non si è trovato alcun materiale che fosse pari per bellezza ed elasticità all’avorio fornito dagli elefanti, neanche quello che si trova nel sottosuolo della Russia e dell’Alaska e che apparteneva ai grandi mammut vissuti in quelle zone quarantamila anni or sono ed ora fossilizzati. Di questo tipo d’avorio si fa oggi un uso abbastanza copioso ma esso, dopo tanti millenni di fossilizzazione, ha sviluppato una sostanza, la vivianite, assente nell’avorio nuovo, che sottoposta ai raggi U.V. diventa rossa, alterando il colore dell’avorio antico di mammuth, il quale per altro si trova già di rado di colore chiaro, perché col tempo è diventato verde, nero, blu, rossastro.

 

Conosciuto e adoperato sin dall’antichità dagli egizi, dai greci, dagli indiani, dai cinesi e dai giapponesi, ha avuto una considerevole diffusione nei tre continenti del mondo antico. Il suo uso tuttavia ha comportato una continua e sempre più ingente soppressione degli elefanti, dei quali oggi rimane un numero limitato tanto che ne è stato vietato l’abbattimento se non in rarissimi casi. Ciò ha determinato sul mercato una diminuzione dell’offerta a fronte di un aumento crescente della domanda che ormai interessa soprattutto l’Asia e l’Africa.

 

Fra tutti i materiali con cui si è tentato di sostituire l’avorio originale si annoverano l’avoriolina, l’ivorina, la plastica, ma anche porcellana, vetro e il così detto avorio vegetale, ossia un materiale ricavato dai durissimi semi di due tipi di palma, il corozo e la dum, che in ogni modo possono servire solo per imitare i chicchi delle collane o per realizzare piccoli oggetti. Tuttavia il colore, la grana, la lucidità dell’avorio originale non sono facilmente riproducibili con comuni imitazioni.

 

Storia

 

Tra gli oggetti del passato, rinvenuti per lo più nel corso di scavi archeologici operati nel bacino del Mediterraneo, sono da considerare i più antichi finora conosciuti alcuni bracciali appartenenti ad un gruppo di reperti presumibilmente risalenti al 4000 a.C.

 

Ritrovati a Mostagedda, in una tomba dell’Egitto predinastico, i bracciali, piuttosto piccoli, potrebbero essere stati ornamento di donne o bambini, forse come oggetti di distinzione sociale o tribale.

 

In India, sono stati rintracciati reperti di lavorazioni con avorio a Taxila, risalenti già al II secolo a.C.

 

Fiorente fu l’arte cretese dell’avorio come testimoniato dalle statuine rinvenute nel Palazzo di Cnosso, e da qui si trasferì sul continente.

 

Documenti scritti testimoniano l’uso dell’avorio in Grecia dove lo scultore Fidia realizzò magnifiche ed enormi statue delle divinità, tra cui quella di Zeus, in oro ed avorio, dette crisoelefantine, che non sono giunte sino a noi ma di cui l’antichità era a conoscenza. Le donne greche e romane usavano collane, bracciali, pettini, spille, fermacapelli in avorio, materiale usato anche nelle decorazioni degli interni delle case e anche delle navi da parata. Una spilla per capelli, ritrovata nella Britannia romana testimonia della diffusione dell’avorio sino ai margini del mondo mediterraneo. Infatti già in Etruria non mancarono esempi di produzioni di statuette e tavolette in stile fenicio e nel mondo romano si diffuse ampiamente l’arte eburaria, che raggiunse il suo massimo splendore durante la sua epoca finale, confermata dai dittici come quello di Probiano e di Stilicone.

 

L’Africa che poteva godere direttamente dell’uso di questo materiale, ne faceva pur sempre oggetti di pregio che avevano spesso funzione religiosa e sociale. Di questo tipo erano certamente alcuni bracciali del Benin in cui, tra quelli più recenti, appare il tentativo di riproporre forme mutuate dai gioielli di stile europeo. Essi sono ornati con figure in altorilievo e propongono immagini di soldati con la corazza. Risalgono al XVI secolo, quando il Benin, un impero dalla struttura complessa, il cui sovrano era ritenuto di origini divine, allargò il suo dominio sui territori circostanti. Le figure militari fanno ritenere di uso virile i due bracciali.

 

In Europa, alla fine del primo millennio, l’avorio era sfruttato per creare oggetti non solo ornamentali ma anche liturgici e raggiunse una ricca e pregevole produzione nel mondo bizantino. In età romanica divennero usuali soprattutto i pastorali e i reliquiari architettonici, mentre nell’eta gotica la Francia assunse il primato di queste attività artistiche.

 

In Sicilia e Spagna gli Arabi, che vi si erano insediati, facevano un grande uso dell’avorio che trattavano in maniera particolare, riuscendo a tagliare circolarmente le zanne degli elefanti in fogli sottili con cui poi ricoprivano cofanetti in legno che istoriavano e su cui incidevano le sure del Corano o scrivevano testi sacri. La Chiesa richiedeva lavori particolari, come reliquiari, pastorali, immagini della Madonna e dei Santi, crocifissi, acquasantiere. Principi e re collezionavano oggetti d’ogni genere tra cui straordinari avori preziosamente incisi. A tal proposito, capolavoro assoluto è il ciclo degli Avori Salernitani del XII secolo e frutto di varie maestranze, nonché unica opera giunta quasi nella sua interezza fino ai giorni nostri, e raffigurante scene bibliche.

 

La tendenza al collezionismo si fece più frequente dal XVI secolo in poi, anche per il desiderio di acquisire raccolte di naturalia e artificialia, ovvero di oggetti strani prodotti spontaneamente dalla natura e di oggetti originali creati dalle mani dell’uomo che vanno a confluire nelle così dette Wunderkammer, ossia le Camere delle meraviglie, che ospitavano mostri di natura e opere d’arte ricercate, perle, coralli, zanne di elefante al naturale e oggetti d’avorio abilmente lavorati.

 Dal 1600 in poi, almeno per quattro generazioni, alla corte dei re di Danimarca non solo fu collezionata una quantità incredibile di oggetti acquistata o ricevuta in dono dai sovrani ma essi stessi si dilettarono a lavorare l’avorio servendosi del tornio, cosa che anche le dame di corte consideravano un passatempo prediletto. Il Castello di Rosenborg, presso Copenaghen, custodisce ancora il banco da tornitore appartenuto a Sofia Maddalena moglie di Cristiano V.

 

Dalla Germania e dalle Fiandre giunse, nei secoli di cui parliamo, sino in Sicilia una copiosa produzione di oggetti in avorio acquisita sia dai privati sia dalla Chiesa.

 

Dal XII al XVII secolo vengono creati oggetti di varia destinazione, come per esempio degli agorai, che erano considerati indispensabili componenti dei corredi delle fanciulle nobili. Di grandezza variabile dai 14 ai 40 centimetri, erano tutti minuziosamente intagliati e istoriati con immagini della vita dei Santi e con gli stemmi della famiglia a cui apparteneva la damigella proprietaria dell’oggetto. La parte superiore dell’agoraio recava i buchi per gli aghi che vi dovevano essere conservati.

 

Nella produzione tedesca talvolta ai motivi sacri si sostituivano quelli profani, tratti dal mondo classico, come la scultura, opera di un anonimo maestro del XVII secolo, che riproduce il cavaliere romano Marco Curzio nell’atto di immolarsi agli Dei per salvare Roma. La scultura, come altre di pregevole fattura, è ospitata nel Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, a Firenze.

 

Altre opere di carattere devozionale furono create in Sicilia tra il XVII e il XVIII secolo: sculture riproducenti l’immagine della Madonna, soggetti ispirati ad argomenti o personaggi delle Sacre scritture, presepi o parti di essi.

 Sebbene di tali opere non si conoscano i nomi degli autori, per molti riferimenti è possibile attribuirle a maestranze trapanesi abituate a lavorare anche il corallo.

 

Molte di esse, pervenute sino al XX secolo come tanti altri oggetti da wunderkammer, si trovavano nel Museo di S.Martino delle Scale presso Palermo, il cui contenuto è ora stato suddiviso tra la Galleria Regionale della Sicilia e il Museo Nazionale di Palermo.

 

Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo l’interesse per la lavorazione dell’avorio andava diminuendo.

 L’unico filone lavorativo che resisteva era quello riferibile agli interessi femminili.

 Agorai di limitate dimensioni, oggetti posti in vendita come souvenirs, collane, braccialetti, orecchini, monili di poco prezzo avevano ancora un certo mercato, come crocifissi, rosari, cornici.

 

Oggi in Europa la maggior parte di questi oggetti è andata in disuso: l’avorio è ricercato solo se di esso si trova qualche pezzo realizzato nel passato e che perciò rientra nel mercato dell’antiquariato. La domanda odierna è comunque notevole in Asia e in Africa e il prezzo si mantiene ovunque piuttosto alto per l’impossibilità di reperire la materia prima, vincolata dai divieti imposti per legge.

 

Esemplari famosi

 

Al British Museum a Londra vi è il paio di zanne più pesanti al mondo lunghe 3,5 metri, con un diametro di 47 cm, con un peso di 97 e 102 kg e provenienti dal Kenia.

 

Un intarsio in avorio risalente al XIX secolo è esposto al Lizzardo Museum of Lapidary Art di Elmhurt negli Stati Uniti.

 

Presso Heidelberg è stato aperto un museo dedicato all’avorio con materiali prevalentemente provenienti in un periodo compreso tra il XVI ed il XVIII secolo.

 Caretteristiche chimico-fisiche

 

L’avorio è costituito da fosfato di calcio sottoforma di apatite microcristallina con basse porzioni di carbonato di calcio e di proteine come leganti.

 

A contatto con il fuoco l’avorio brucia

 Durezza (secondo la Scala di Mohs: 2,5-3

 Densità: 1,70-1,95 g/cm³

 Sfaldatura: assente

 Frattura: scheggiosa

 Colore: bianco caratteristico

 Colore della polvere/striscio: bianco

 Lucentezza: cerea

 Fluorescenza: bianco-azzurra, giallastra (specialmente in esemplari antichi)