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Dana Sherman Daniel Saintcall Dominatore di Poteri Dominatrice di Poteri Dr Alyssa Saintcall Lazarus Hawking Ronny Watson

Informo Dana Sherman del mio incontro con Lazarus Hawking e del suo nuovo messaggio di morte

Io avevo ricevuto un’ altro messaggio da Lazarus Hawking e lui poi più tardi mi aveva messo nel mio armadietto un messaggi che diceva che sarei morto io oppure Gabriella Roccaforte . Non avevo detto niente di tutte queste cose perché avevo paura di non dirlo a loro visto che questa volta voleva fare sul serio . Mia sorella Alyssa a mensa si mise vicino a me e mi lesse dentro la mente con grande facilità e poi mi disse con un tono basso per non far sentire a nessuno quello che mi doveva dire – Daniel è meglio se dai questo messaggio e dici a Dana Sherman e a Ronny Watson del tuo incontro con Lazarus Hawking e del suo nuovo messaggio di morte . Questo che stai facendo e ostacolazione a un indagine e per quello che stai facendo puoi finire dentro . Gabriella che era vicina a noi e aveva sentito quello che mia sorella Alyssa mi aveva detto a bassa voce e lei era molto preoccupata per me visto che Lazarus Hawking era solo uno delle molte persone che vogliono uccidere le persone e quindi il mio aiuto li dentro era necessario per salvare la vita alle varie persone in pericolo . Gabriella mi mise la mano nella mia mano sinistra che non stava facendo niente e mi disse – Daniel per favore , te lo chiedo per me . Porta queste cose a Dana Sherman . Qui dentro ci sono delle persone che servono il male e quindi noi abbiamo bisogno di te e anche io ho bisogno di te . Alla fine fui costretto da mia sorella Alyssa e poi da Gabriella Roccaforte a fare questa cosa . Decisi di andare dove Dana Sherman e Ronny Watson erano cioè nella sala di Filosofia visto che li non c’ era più nessuno e per alcuni giorni non c’era il nostro professore di filosofia visto che era andato a fare una questione familiare a Londra per alcuni giorni e quindi aveva deciso di andarsene . Io usci dalla mensa e andai con passo lento e deciso verso la Sala di Filosofia . Dana Sherman mi vide entrare e venne verso di me e disse a me con un tono calmo e mi vide in faccia che avevo qualcosa da nascondere – Daniel è successo qualcosa ? . Io alla fine decisi di dirlo a Dana Sherman anche se non volevo – Dana ti voglio dire una cosa molto importante e che non ti volevo dire e me la volevo tenere per me . Dana mi guardo in faccia e vide che stavo nascondendo qualcosa e capì subito che era una cosa su Lazarus Hawking e poi con un tono molto serio e lo sguardo era puntato su di me – Daniel se hai qualcosa sul caso lo devi parlare oppure ti arresto per aver ostacolato in un indagine di un omicidio . Con la mia mano sinistra presi il foglio in cui c’ era scritto la minaccia di Lazarus Hawking e lo misi tra le mani di Dana Sherman e lo inizio a leggere con molta attenzione per vedere che nessun dettaglio gli sfuggisse . Dana Sherman mi mise la mano sulla mia spalla sinistra e mi disse con un tono calmo visto che dopo si era calmata e gli disse – Daniel se hai parlato con Lazarus Hawking me lo devo dire . Io non volevo andare in carcere visto che per questo problema Gabriella Roccaforte e altre persone sarebbero potute morire e tutto per colpa mia e alla fine decisi di parlare con Dana Sherman del mio incontro con Lazarus Hawking . Dana Sherman mi vide andare via dalla Sala della Filosofia e poi mi guardo davvero molto severo – Daniel la prossima volta che sai qualcosa , devi dirlo non solo a me ma anche al mio collega Ronny . 

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Ada Knight Aqua Damon Saintcall Daniel Saintcall Dominatore di Poteri Dominatrice di Poteri Dr Alyssa Saintcall Spazio T.A.R.D.I.S Tempo Universo

Ada Knight si trasferisce nel mio T.A.R.D.I.S

Ada Knight con la sua moto era andata a casa sua e inizio a piegare i suoi vestiti e tutto quello che aveva li dentro . Dentro la casa di Ada Knight c’ erano poster della sua cantante preferita Avril Lavigne ma non aveva solo quello , aveva anche poster dei Paramore , Linkin Park , Rihanna e molte altre cantanti . Nel suo appartamento c’ erano le sue lauree , Ada si era laureata in filosofia , psicologia e medicina . Ada si era laureata in queste tre occupazioni perché le voleva utilizzare nel mestiere che avrebbe fatto li e quindi lei facendo qualche lavoro lei riesci a ottenere i soldi per fare tale cosa . Ada prese delle valigie e mise tutto li dentro , io feci apparire il mio T.A.R.D.I.S. in mezzo al suo appartamento e da quando al T.A.R.D.I,S usci Pandora e le disse – dammi a me quello che hai in mano e te lo porto in camera tua .

Ada guardo Pandora e disse – che ci fai tu qui ? , Pandora disse in maniera gentile – tu mi hai aiutato in alcune cose e sono venuta qui per darti un aiuto nel tuo trasloco nel T.A.R.D.I.S e sono felice che tu ti trasferisca qui . Ada inizio a dare le sue lauree in mano a Pandora e poi da li usci pure Aqua e inizio a prendere i bagagli di Ada . Ada era un po sorpresa di vedere Aqua e le disse – Aqua tu non eri nel Mare Oscuro ? . Aqua le disse – si c’ ero ma Daniel , Pandora e Kratos mi hanno salvato da li . Aqua con calma prese le borse di Ada e le porto nel T.A.R.D.I.S e poi usci io e Ada mi chiese – Perché non mi hai detto che hai salvato Kratos e Aqua e io le dissi – dovevo capire se mi potevo fidare di te oppure no . Come sai ci sono nemici e dovevo vedere se tu eri mia amica oppure eri mia nemica , adesso che so che sei mia amica io ti faccio vedere chi ho salvato . Ada mi disse – va bene , ma non mi nascondere niente e io la guardai e le dissi – non te lo posso promettere di dirti tutto , ma maggior parte delle cose te le dico . Ada mi disse e lo fece con uno sguardo un po scocciato – vedo che dovrò abituarmi al fatto che non mi dirai tutto . Ada una volta preso tutto entro nel T.A.R.D.I.S e le porte si chiusero dietro di noi e Ada vide che vicino ai comandi della console c’ ero io , Kratos , Aqua , Alyssa Saintcall e Damon Saintcall . Ada mi disse – chi sono quei due che partono con noi ? .

Io le dissi – quei due sono mia sorella Alyssa e mio fratello Damon e quei due come li chiami partono con noi nei nostri  viaggi nel tempo ,nello spazio e nei mondi e dovunque noi andiamo ti va bene e Ada mi guardo e disse – certo che mi va bene . Poi Ada mi chiese in modo gentile – Daniel quale è la nostra prossima destinazione? , io risposi guardando loro – ovunque . Io feci comparire il T.A.R.D.I.S giù e dissi ad Ada – Ada prendi la tua moto e mettila dentro al T.A.R.D.I.S .

Ada usci dal T.A.R.D.I.S prese le chiavi dalla tasca sinistra dei suoi pantaloni e la mise in moto e con calma lei entro con la sua moto e io la feci strada fino al T.A.R.D.i.S garage , dove noi mettevamo ogni veicolo e quando ci serviva un veicolo andavamo li .

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Spiego a Kratos e a Pandora l’ idea

Dopo aver detto sia a Kratos sia a Pandora tutto sul Concetto , io dissi a loro – adesso vi spiego tutto sull’ idea e Pandora disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a loro tutto sull’ idea – Idea (dal greco antico δέα, dal tema di δεν, vedere) è un termine usato sia nel linguaggio comune che in filosofia, con diversi significati riferibili in genere ad un concetto o un “disegno della mente”.

 

Platone

 

Platone è il primo a fare dell’”idea” il perno del suo sistema filosofico, ponendo le basi di tutta la storia della filosofia occidentale. Bisogna intendere però l’idea platonica non come “concetto” bensì come “forma” e difatti Platone utilizza indifferentemente i termini “idea”, “eidos” ed “ousìa” ad indicare la forma comune di tutti i concetti. L’idea platonica sottintende un’uniformità naturale, in cui alle diverse manifestazioni degli oggetti fa capo un’unica forma pura, o “idea”, che le accomuna tutte, in maniera simile a un modello o un archetipo. Platone colloca tutte le “idee” in un mondo distinto, il mondo “iperuranio” (dal greco υπερ “oltre” e ουρανος “cielo”), da cui sgorgano come da una fonte per poi arrivare alla coscienza dell’umanità.[4]

 

Per Platone le idee hanno queste due caratteristiche:

 Esse sono il fondamento ontologico della realtà: costituiscono cioè il motivo che fa essere il mondo, sono le “forme” con cui il Demiurgo lo ha plasmato.

 Come conseguenza del primo punto, le idee sono anche il fondamento gnoseologico della realtà: esse sono la causa che ci permette di pensare il mondo, costituiscono cioè il presupposto della conoscenza.

 

Nelle idee consiste pertanto l’unione immediata di essere e pensiero che era stata enunciata la prima volta da Parmenide. Trovandosi tuttavia a dover conciliare la staticità di Parmenide col divenire di Eraclito, Platone le concepisce gerarchicamente, da un minimo fino a un massimo di essere, per rendere ragione della molteplicità del mondo. In cima a tutte sta l’idea del Bene, quella che possiede più propriamente l’Essere. Platone attribuiva infatti alle Idee una terza caratteristica:

 Esse sono un valore, in maniera simile al significato odierno di “ideale” o principio morale. Le idee sono il modello assoluto di riferimento per una vita giusta e saggia. E questo vale non solo in ambito etico, ma anche in quello estetico, poiché esse rappresentano la qualità somma di ogni oggetto terreno. Mentre nel mondo sensibile queste qualità sussistono solo come predicati o attributi delle singole realtà (per cui ad esempio si considera “bello” un quadro, “vero” un enunciato, “buona” una condotta), nel mondo iperuranio le idee costituiscono il Vero in sé, il Buono in sé, il Bello in sé, di cui quelle realtà sono semplici partecipazioni. Via via che si sale nella gerarchia, ad ogni aumento di essere corrisponde un aumento di valore.Poiché le idee sono anche il fine e la destinazione di ogni entità empirica, compito della filosofia è quindi risalire dai dati sensibili fino alle idee, che si trovano ad un livello trascendente rispetto a quelli, nel senso che superano le loro particolarità transitorie e relative. Le idee infatti sono la realtà compiuta, l’essere in sé e per sé, e sono perciò assolute, perché sussistono autonomamente e indipendentemente dagli oggetti del mondo fenomenico; questi ultimi invece esistono solo “in relazione” alle idee, e sono pertanto relativi, essendo mescolati al non-essere.

 

Strumento di elevazione è la dialettica, che permettendo il raffronto tra realtà diverse, rende possibile il sapere (che delle idee è emanazione). Così ad esempio bianco e nero rimangono termini contrapposti e molteplici sul piano sensibile; tuttavia, è solo cogliendo questa differenza di termini che si può risalire al loro fondamento e comune denominatore, cioè l’Idea di Colore. Non si può infatti avere coscienza del bianco senza conoscere il nero. L’Idea resta comunque al di sopra della dialettica stessa, perché può essere colta solo con un atto di intuizione: non è dimostrabile logicamente, né è ricavabile dall’esperienza. Quest’ultima svolge tuttavia una funzione importante, che è quella di risvegliare la reminiscenza (o ricordo) delle idee, le quali infatti si trovano già all’interno dell’anima, e sono perciò innate. L’uomo non le cercherebbe con tanto desiderio se non le avesse già viste con gli occhi dell’anima, prima di nascere; le idee platoniche costituiscono quindi un sapere interiore, corrispettivo sotto molti aspetti del daimon socratico.

 

Plotino e il neoplatonismo

 

Plotino e i neoplatonici ripresero, in forme più o meno simili, la concezione dell’Idea che era stata formulata da Platone. Plotino fece delle Idee la seconda ipostasi del processo di emanazione dall’Uno: l’Intelletto, da lui concepito aristotelicamente come un riflessivo “pensiero di pensiero”. Ma l’originalità di Plotino rispetto ad Aristotele sta proprio nel collocare in esso le idee platoniche: in tal modo, egli sottrae l’Intelletto all’apparente astrattezza aristotelica, dandogli un contenuto e rendendolo più articolato. Le idee platoniche così concepite, ovvero come infine sfaccettature dell’unico Intelletto, vanno quindi a costituire il principium individuationis degli individui, poiché Plotino le considera non solo trascendenti, ma anche immanenti, in quanto vengono veicolate dall’Anima in ogni elemento del mondo sensibile: esse diventano la forza che “plasma” gli organismi dall’interno secondo un fine prestabilito, la ragione del loro costituirsi (in maniera simile ai caratteri genetici). Plotino si avvicina in tal modo al concetto di entelechia aristotelica, o al Logos dello stoicismo.

 

Anche Agostino riprese la concezione neoplatonica delle idee, sottolineando che esse non erano in contrasto con la dottrina cristiana, ma anzi le si adattavano perfettamente. Da un lato, rifacendosi al pensiero biblico, egli affermò che Dio aveva creato il mondo dal nulla, dall’altro però, prima di creare il mondo, le idee esistevano già nella Sua mente. Le idee platoniche quindi erano in Dio, e in tal modo Agostino poté conciliare la creazione cristiana con le idee eterne.

 

Le idee mantengono in Agostino la loro duplice caratteristica di causa essendi e causa cognoscendi, ovvero la “causa” per cui il mondo risulta fatto così, e grazie a cui possiamo conoscerlo. In esse pertanto si trova anche il fondamento soggettivo del nostro pensare: per i neoplatonici il pensiero non è un fatto, un concetto collocabile in una dimensione temporale, ma un atto fuori dal tempo. Il pensiero pensato, posto cioè in maniera quantificabile e finita, è per essi un’illusione e un inganno, perché nel pensare una qualunque realtà sensibile, questa non si pone come un semplice oggetto, ma è in realtà soggetto che si rende presente al pensiero, quindi un’entità viva. In altri termini, la caratteristica principale del pensiero è quella di possedere la mente, non di esserne posseduto, e comporta dunque il rapimento della coscienza da parte del suo stesso oggetto: l’idea.

 

Cartesio, Spinoza, Leibniz

 

Con Cartesio, invece, l’idea viene a perdere il suo carattere ontologico, in favore di quello gnoseologico. Si può meglio comprendere la posizione di Cartesio raffrontandola con quella neoplatonica: per quest’ultima, pensare l’idea significava “essere” nell’idea; per Cartesio, invece, pensare l’idea significa “avere” delle idee.

 

In tal modo l’idea viene ridotta ad un semplice contenuto della mente: non è più qualcosa da cui si viene posseduti, ma qualcosa che si possiede. Pur rifacendosi all’innatismo platonico, Cartesio considera “idea” soltanto ciò che può essere riconosciuto come “chiaro ed evidente” dalla ragione, in virtù della sua valenza oggettiva. Essa è l’elemento su cui la ragione esercita il metodo conoscitivo del cogito ergo sum.

 

Mentre l’Idea cartesiana restava slegata dalla dimensione ontologica, Spinoza cercò di ricostruire un sistema coerente in cui vi fosse corrispondenza tra realtà e idee, ovvero tra forme dell’essere e forme del pensiero. Leibnitz per parte sua criticò Cartesio, affermando che le idee non sono solo quelle di cui si ha una coscienza chiara e distinta, ma che esistono anche idee inconsce, da cui il nostro pensiero viene mosso.

 

L’empirismo

 

Ma oramai con Cartesio, e poi soprattutto con gli empiristi, ci si era avvicinati al concetto odierno di “idea”. Anche per l’empirismo infatti, in maniera simile a Cartesio (sebbene questi partisse da una prospettiva opposta), le idee sono dei contenuti della mente, delle rappresentazioni di oggetti. Locke concepisce le idee come il riflesso delle impressioni prodotte dal contatto sensibile con gli oggetti: sono dunque il risultato di un processo essenzialmente meccanico. La prospettiva platonica risulta così rovesciata, non essendo le idee all’origine della sensazione, bensì il contrario. Locke assimila la mente umana a una tabula rasa nel momento della nascita, affermando che le idee non sono innate, e che nessun intelletto sarebbe in grado di partorirle a prescindere dall’esperienza.

 

David Hume analizzò ulteriormente il processo empirico che porterebbe a produrre delle idee: dopo le sensazioni (che si trovano a un primo livello) egli distinse due tipi di percezioni:

 le impressioni immediate e vivaci che il dato sensibile produce nella coscienza;

 e appunto le idee, che di quei dati sono la copia sbiadita, e sulle quali si esercita la memoria.

 

Hume affermò che non solo gli oggetti percepiti, ma anche il soggetto conoscente si riduce ad un insieme di impressioni e di idee opache. A differenza di Berkeley, secondo cui l’unica realtà esistente erano le idee create dalla percezione del soggetto, in Hume viene a cadere anche il principio soggettivo stesso sul quale fondare l’oggettività, e con lui si aprì così la via allo scetticismo.

 Kant

 

Kant si propose di correggere Hume, affermando che le idee non vengono dall’esperienza, ma nascono dall’attività critica dell’io. Rifacendosi al termine “idea”, Kant intendeva però distinguere i concetti dell’intelletto (o categorie) dai concetti della ragione (appunto le idee); diversamente da Platone, dunque, le idee kantiane si trovano nella ragione e non nell’intelletto. L’idea così concepita consiste nel collegamento che la ragione opera tra più concetti, per cui conoscere significa collegare: ad esempio, è d’uso ancora oggi l’espressione “farsi un’idea” di qualcuno o qualcosa, sulla base di più nozioni connesse insieme.

 Mentre tuttavia le categorie sono costitutive dell’esperienza sensibile, le idee hanno soltanto una funzione regolativa, nel senso che guidano l’esperienza, dandole un senso e un fine.[8] Le idee infatti rappresentano per Kant i tre grandi ideali razionali: quello psicologico (lo studio dell’anima), quello cosmologico (lo studio del mondo), e quello teologico (lo studio di Dio).

 

Pur non trovando riscontro nella realtà fenomenica, si tratta di idee trascendentali che sul piano della pura ragione servono a spronare la conoscenza, mentre sul piano etico ed estetico recuperano in un certo senso le caratteristiche platoniche, rendendo possibile il finalismo della moralità e del bello.

 L’idealismo tedesco

 

Dopo Kant, l’idea si presenta nell’accezione di “idealismo”, a indicare una concezione filosofica che presuppone la supremazia dell’idea o del pensiero sulla realtà. Mentre in Kant le idee non avevano ancora una realtà ontologica, essendo soltanto degli ideali, sarà con l’idealismo tedesco che si avrà una vera formulazione in tal senso: ritorna così la concezione platonica che faceva dell’idea il fondamento non solo gnoseologico, ma anche ontologico del mondo.

 

Fichte rimane su una posizione più fedele al criticismo kantiano; pur facendo dell’Io la realtà assoluta, esso trascende il mondo fenomenico, e rimane quindi irraggiungibile. Per vie diverse, anche Schelling concepisce l’Assoluto come trascendente, intuibile solo nell’unione immediata di Spirito e Natura (che corrispondono in linea generale ai concetti neoplatonici di essere e pensiero).

 Hegel

 

Per Hegel invece, a differenza di Platone, l’Idea non è trascendente, bensì immanente alla logica, essendo il risultato di un processo dialettico. Essa non è più l’unione immediata di essere e pensiero, ma è il prodotto di una mediazione: è l’oggetto su cui il pensiero giunge a dedurre tutta la realtà. Mentre nella filosofia classica l’Idea era l’origine assoluta di tutto, principio primo in sé e per sé (che si giustificava da solo), nel sistema hegeliano essa deve essere giustificata sulla base del rapporto dialettico che instaura col suo contrario. In tal modo Hegel sovvertì la logica di non contraddizione, facendo coincidere ogni principio col suo opposto. L’Idea non viene colta a livello intellettivo, ma è un prodotto della ragione, un processo in divenire che si articola in tre momenti:

 Al livello della tesi, l’idea è soltanto in sè, come totalità puramente logica, cioè un assoluto inteso come semplice concetto;

 poiché secondo Hegel un’idea siffatta sarebbe irrazionale, essa ha bisogno del suo contrario (antitesi), estraniandosi nel tempo e nello spazio come “natura” allo scopo di darsi una realtà effettuale, diventando per sè;

 il terzo momento, quello della sintesi, è il ritorno a sé dell’idea, che acquista coscienza di se stessa e comprende di coincidere con la realtà assoluta; giunge così ad essere in sé e per sé, cioè Spirito.

 Schopenhauer

 

Schopenhauer criticò l’idea hegeliana, affermando che essa non è espressione di una razionalità compiuta, ma discende da una Volontà superiore che non riesce mai a razionalizzarsi completamente, ed è perciò soggetta al dolore e alla sofferenza. Schopenhauer resta fedele alla concezione neoplatonica (più che platonica) dell’idea, come principio universale che si oggettiva nelle forme della natura organica e inorganica, e che può essere colto solo elevandosi al di sopra della ragione dialettica.

 L’idea al giorno d’oggi

 

Secondo alcune definizioni già viste a proposito dell’empirismo, oggi l’idea sarebbe la raffigurazione che istintivamente la mente comporrebbe per il riconoscimento degli impulsi esterni, in guisa di elemento composto di piccoli elementi in precedenza appresi e con la cui combinazione sarebbe possibile la comprensione dello stimolo esterno. A questa funzione di comprensione si affiancherebbe la funzione di elaborazione progettuale.

 

In particolare, secondo Konrad Lorenz, scienziato-filosofo e fondatore dell’etologia moderna, le idee sarebbero il prodotto delle nostre categorie mentali derivanti filogeneticamente dall’evoluzione della specie, e perciò rivelatesi utili alla vita.