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Storia di una ladra di libri – locandina italiana del dramma con Geoffrey Rush ed Emily Watson

Sono disponibili una locandina italiana e un set di nuove immagini per il dramma diretto dal regista inglese Brian Percival basato sul romanzo “La bambina che salvava i libri” dello scrittore Marcus Zusak.

Percival è al suo primo lungometraggio per il grande schermo dopo una lunga gavetta televisiva culminata con la regia di diversi episodi della miniserie Downtown Abbey che gli hanno fruttato un Emmy e un BAFTA televisivo.

Durante l’ascesa del nazismo e il perpetrarsi degli orrori della seconda guerra mondiale in Germania, la giovane Liesel Meminger (Sophie Nélisse) trova conforto rubando libri per condividerli con gli altri. Nella cantina della sua casa, un fuggitivo ebreo viene protetto dai suoi genitori adottivi Hans e Rosa Hubermann (Geoffrey Rush ed Emily Watson).

La trama del romanzo:

Fu a nove anni che Liesel iniziò la sua brillante carriera di ladra. Certo, aveva fame e rubava mele, ma quello a cui teneva veramente erano i libri, e più che rubarli li salvava. Il primo fu quello caduto nella neve accanto alla tomba dove era stato appena seppellito il suo fratellino. Stavano andando a Molching, vicino a Monaco, dove li aspettavano i loro genitori adottivi. Il secondo, invece, lo sottrasse al fuoco di uno dei tanti roghi accesi dai nazisti. A loro piaceva bruciare tutto: case, negozi, sinagoghe, persone… Piano piano, con il tempo ne raccolse una quindicina, e quando affidò la propria storia alla carta si domandò quando esattamente la parola scritta avesse incominciato a significare non solamente qualcosa, ma tutto. Accadde forse quando vide per la prima volta la libreria della moglie del sindaco, un’intera stanza ricolma di volumi? Quando arrivò nella sua via Max Vandenburg, ex pugile ma ancora lottatore, portandosi dietro il “Mein Kampf” e infinite sofferenze? Quando iniziò a leggere per gli altri nei rifugi antiaerei? Quando s’infilò in una colonna di ebrei in marcia verso Dachau? Ma forse queste erano domande oziose, e ciò che realmente importava era la catena di pagine che univa tante persone etichettate come ebree, sovversive o ariane, e invece erano solo poveri esseri legati da spettri, silenzi e segreti.