Ginnastica Artistica, il futuro dell’Italia nei sogni di Casella

Ieri abbiamo tirato un bilancio della spedizione azzurra a Mosca e abbiamo analizzato le prestazioni delle nostre quattro ginnaste impegnate in gara (cliccate qui per leggere l’articolo).
Oggi ci concentriamo sulle parole di Enrico Casella pronunciate al termine della campagna di Russiae cerchiamo di capire un po’ il futuro della ginnastica artistica italiana al femminile.

 

Il succo del discorso è molto semplice: bisogna aumentare le difficoltà degli esercizi. È un punto molto caro al nostro Direttore Tecnico, su cui si era già soffermato dopo la prima tappa di Serie A ad Ancona. Anzi, diciamo proprio che è una delle sue convinzioni principali, una delle idee fondative del pensiero del grande coach bresciano. E certamente non è campata per aria.

Pensare di salire su un podio importante solo con un’esecuzione pulita è veramente utopico nel 2013. Le nostre avversarie osano (ed esagerano) molto più, esibendosi in elementi dall’alto coefficiente di difficoltà. Partire con un D elevata ti consente ti partire con un grosso vantaggio: a quel punto, combinando un’esibizione corretta, sì che si può lottare per i piazzamenti che contano. Sulle esigenze da presentare in gare è chiaro che ogni ginnasta deve riflettere seriamente col proprio allenatore, studiare attentamente in settimana, prima di giungere ad una conclusione idonea alle proprie possibilità. Ma tanto per rimanere sull’ultimo discorso di Enrico, Carlotta Ferlito potrebbe aggiungere uno Tsukahara al corpo libero e allora la musica cambierebbe radicalmente.

 

In sostanza il concetto è semplicissimo: non bisogna accontentarsi. Ed è proprio qui che subentra la rivoluzione caselliana e l’inizio di una nuova mentalità. Cioè il continuare a migliorarsi, a cercare quotidianamente un qualcosa di nuovo, un progresso pomeriggio dopo pomeriggio, in mille modi, deve essere la base e soprattutto la normalità per le top10 italiane (anche se il brixiano osserva molte più ginnaste, come ha fatto capire a Jesolo, prima di dare una scrematura decisiva). L’ha detto chiaro e tondo: “Noi vogliamo vincere e le ginnaste per prime non devono accontentarsi, trovando dentro di loro la volontà di spingersi oltre”. Inculcando questa fame di successi si farebbe davvero il passo decisivo, per mandare all’apice un movimento femminile che ci sta dando tantissime soddisfazioni, che si sta espandendo, che si fa amare. Ma che dovrà rispettare una parola d’ordine: stupire le giurie e il pubblico. Sorpresa, bellezza, eleganza, innovazione, esagerazione.

 

Fin qui tutto è fattibile. Anzi DEVE essere fatto, perché dipende solo dalle ragazze, dai coach, dal DT e dalla volontà di tutti quanti. Il materiale su cui lavorare c’è e si è ben visto agli Europei (potevamo vincere qualche medaglia certo, ma per il momento l’importante era ben figurare in un anno post olimpico e difficile).

C’è un’ultima parte del suo discorso che, però, implica qualcosa in più della buona volontà. Cioè l’acquisto di nuove pedane per il corpo libero: quelle in uso nelle gare internazionali spingono in maniera esagerata, quindi consentono salti ancora più alti e chissà che in futuro non ci si inventi nuovi elementi proprio grazie a questa “nuova elasticità”. Le nostre ragazze hanno fatto fatica ad abituarsi al nuovo habitat, come hanno testimoniato dopo la prova podio e con gli errori di Meneghini e Campana al quadrato magico. Passando, poi, per l’obbligo ad indossare i paracalli sulle parallele asimmetriche.

Personalmente, aggiungiamo noi a un discorso che non fa una grinza: si potrebbe rivedere qualcosa sul volteggio? Vogliamo più 25m… Un attrezzo che consente di entrare in finale olimpica con 14 e spiccioli merita di essere allenato nel migliore dei modi.

 

Innovazioni sostenibili al WT Award

Qualche faccia già vista, diverse novità originali e molte idee… di cui Focus vi ha dato qualche anticipazione in passato. Cosa hanno in comune? Vogliono migliorare la qualità della vita  – nei Paesi già “ricchi” come in quelli emergenti – cercando vie per uno sviluppo sostenibile e, perché no, strizzando un occhio al design. E sono candidati al Well Tech Award, il premio che ogni anno sceglie le migliori innovazioni nel campo della tecnologia. Per vederli dal vivo, e scoprire chi sarà il vincitore assoluto, l’appuntamento è a Milano, al palazzo della Provincia, dal 17 al 22 aprile prossimi.

Ecco Nau, il camper verde
Si tratta di un camper elettrico, che "fa il pieno" in stazioni di ricarica a 240V ma che - quando è a riposo- può accumulare energia attraverso i pannelli solari. La struttura portante è in alluminio, il design a goccia per rendere minima la resistenza all'avanzamento. A bordo ha anche un sistema per riciclare l'acqua e ridurre gli sprechi.
Embrace, l'incubatrice portatile
Se ne parla da un po', ha l'aspetto di uno di quei "sacchi-nanna" che ospitano i bebè nelle uscite invernali e invece si tratta di una incubatrice destinata ai neonati dei Paesi in via di sviluppo. L'interno contiene un particolare tipo di cera che, una volta riscaldata, mantiene la temperatura intorno ai 37 °C per circa 4 ore. Molto più economica di una tradizionale incubatrice, Embrace è pensata principalmente per quei Paesi dove sono frequenti le realtà rurali, povere e difficilmente raggiunte dall'energia elettrica.
Aeroclay, la plastica che viene dal latte
Si chiama Aeroclay, i suoi "ingredienti" sono proteine ricavate dal latte e dall'argilla, e si tratta di un materiale simile al polistirolo che potrebbe sostituire le comuni plastiche derivate dal petrolio. Mantiene inalterate le sue caratteristiche fino a 200° C e per le sue caratteristiche di isolamento termico e acustico potrebbe avere applicazioni nel campo dell'edilizia, oltre che nei trasporti e negli imballaggi.
The Aid, la stampella digitale
Avete presente la classica stampella usata da chi ha una gamba ingessata o qualunque altro problema di deambulazione? Immaginate che abbia una manciata di sensori sul polso, che misurano la frequenza cardiaca e la temperatura, un pulsante di emergenza sull'impugnatura per chiedere aiuto con un clic e un display per avere sotto controllo tutte le funzioni vitali. È quanto promette The Aid, la stampella hi-tech ideata dalla designer lituana Egle Ugintaite.
E-Bike, la Smart a 2 ruote
Tra i problemi delle bici a pedalata assistita (ovvero, quelle dotate di un motore elettrico sempre pronto a farsi carico di una parte della fatica) sono il look, di solito non proprio entusiasmante, e l'autonomia della batteria, che non è mai abbastanza. E-Bike sembra averli risolti entrambi: nel suo aspetto tutto sommato gradevole, concentra un motore elettrico, che si attiva quando si inizia a pedalare e si "stacca" quando si superano i 25 km/h, alimentato da una batteria agli ioni di litio che garantisce circa 100 km di autonomia. Un risultato notevole, raggiunto anche per merito del sistema che "ricicla" l'energia dissipata in fase di frenata.
Royal Light, la vela che illumina
Sono lampioni a basso consumo e a lunga durata, destinati all'illuminazione di parchi, percorsi pedonali e giardini panoramici. Il sistema sfrutta una serie di led la cui luce viene reindirizzata verso il basso da una "vela" di sommità, limitando sia l'inquinamento visivo del paesaggio sia il consumo di energia elettrica (ridotto fino al 75% rispetto ai "normali" lampioni).
Poetree, una pianta è per sempre
A metà tra una tomba-monumento e un'installazione, Poetree affronta in modo originale il tema della morte. È un'urna funeraria realizzata in materiale biodegradabile e destinata a contenere le ceneri del defunto. Volendo può contenere anche della terra e trasformarsi in un vaso per far crescere una pianta: quando quest'ultima è abbastanza grande, il tutto viene interrato in giardino, l'urna "scompare" e resta solo il disco di ceramica col nome del defunto ai piedi dell'albero.
Biolight, la luce "viva"
Biolight sfrutta il fenomeno della bioluminescenza: illumina grazie a colture di batteri che, a certe condizioni, emettono luce in ambienti saturi di metano. I microorganismi si trovano all'interno di recipienti di vetro (che nell'insieme hanno l'aspetto di una grande cellula) collegati a contenitori di compostaggio che ricava il metano a partire dai rifiuti organici domestici. La luce così ottenuta ha intensità e tempi di produzione imprevedibili, ma non ha bisogno di alimentazione elettrica.
Treepod, la plastica che respira
Pulire l'anidride carbonica dall'aria potrebbe essere più conveniente che ridurre le emissioni. E chi, meglio di un albero, può assorbire CO2 dall'aria che ci circonda? In questo caso, però, si tratta di un albero di artificiale: Treepod ha il tronco in plastica riciclata ed è dotato di 126 bulbi che funzionano da filtri per l'aria. Questi elementi, ispirati a una tecnologia sviluppata dalla Columbia University, sono costituiti da una resina alcalina: a contatto con l'aria, trattengono l'anidride carbonica e rilasciano prodotti più innocui.
KiteGen, l'energia dagli aquiloni
L'idea è semplice: sfruttare grandi aquiloni da alta quota per trasformarne, in modo "pulito", l'energia cinetica in energia elettrica. Gli aquiloni KiteGen volano a una quota compresa tra 800 e 1.000 metri, fascia dove sono in grado di catturare venti di grande intensità. Vengono manovrati, attraverso cavi, da un sistema automatico che, sulla base delle indicazioni provenienti dai sensori, disegnano le traiottorie in modo da rendere massima la produzione di energia.
Shweeb, la monorotaia a pedali
Ecco un'altra star che ha già fatto il giro del web. Shweeb si propone come mezzo di trasporto cittadino, divertente e a zero emissioni. È formato da una rotaia a cui sono agganciate "cabine" che si muovono spinte dalla pedalata dei passeggeri. La posizione si ispira alle bici "recumbment", le reclinate in modo da sfruttare in modo più efficiente la pedalata. Shweeb è stato progettato per durare tra i 50 e i 100 anni, è costruito in materiale riciclabile e quindi può essere facilmente smaltito.
Lotus, la foglia che dà la carica
Come saranno le aree di servizio del futuro? Forse avranno l'aspetto di Lotus, un sistema modulare capace di trasformarsi da semplice area di sosta con posti a sedere a stazione di rifornimento per vetture elettriche o stazione high-tech per i mezzi pubblici. La “foglia” fotovoltaica montata nella parte superiore funziona non solo da pensilina anti pioggia, ma può anche generare l'energia elettrica necessaria per far funzionare i display informativi e l'illuminazione.
Wetropolis, la città sull'acqua
Wetropolis è un progetto di insediamento urbano sostenibile sull’acqua. È pensato per le zone rurali di Bankok, spesso soggette a fenomeni alluvionali. In questo modo le catastrofi vengono "convertite" in opportunità di miglioraramento e usate come occasione per scegliere un modo di vivere alternativo, compatibile con la natura e con i suoi fenomeni.
La pellicola fotovoltaica trasparente
Di sicuro è tra le novità meno... visibili. Sviluppato dal Brookhaven National Laboratory e dal Los Alamos National Laboratory (entrambi americani), la pellicola – che esposta al sole immagazzina energia – è costituita da un polimero semiconduttore a base di carbonio, con una struttura microscopica a nido d'ape. Il risultato è un materiale "conduttivo" ma relativamente trasparente. In futuro potrebbe essere impiegato su vetri tradizionali, per esempio nelle finestre delle case, che così non richiederanno eccessive modifiche.
Ctrus, il pallone del futuro
Probabilmente questo pallone "intelligente" è ancora un po' acerbo perché la Fifa, la federazione internzazionale che gestisce il gioco del calcio, lo prenda in considerazione. Ma forse lo vedremo tra i piedi dei Totti e dei Del Piero del futuro. Ctrus, così si chiama, è un pallone che, in comune con quelli tradizionali, ha solo la forma e il peso (regolamentari). Non contiene aria, ma una serie di sensori di moviemento, di microchip e di trasmettitori che saranno utlli a tutti i protagonisti del gioco: gli arbitri, che così non avranno più dubbi in caso di... gol-non-gol, gli allenatori, che potranno così controllare in modo scientifico le performance dei loro atleti, e le tv, che dai dati memorizzati ricaveranno una miniera di informazioni e di statistiche da mostrare durante le telecronache.
Lo scuolabus a pedali
È un mezzo di trasporto originale, ecologico e "sano", che offre anche la possibilità di sensibilizzare i bambini a uno stile di vita meno sedentario. Lo scuolabus, ideato dall'azienda olandese Tolkamp, può trasportare fino a dieci bambini e un autista (meglio se adulto!) e viene spinto - oltre che dal movimento della pedalata - da un motorino elettrico ausiliario. Un adeguato livello di sicurezza è garantito da freni, indicatori di direzione, retromarcia e griglia protettiva. Vanta una velocità media di 13 km/h, mentre il motore elettrico offre un'autonomia di circa 35 km.
Smart Bendages, le bende intelligenti
Viene dall'Australia un'innovazione che potremmo ritrovare negli ospedali di domani. Smart Bendages è un tipo di benda intelligente, realizzato con una fibra che reagisce - cambiando colore - alle variazioni anche minime di temperatura. I possibili impieghi saranno la cura di ferite croniche e il monitoraggio delle ferite che presentano un particolare rischio di infezione. L'uso è semplice e immediato: sarà sufficiente confrontare la tonalità del bendaggio con un "catalogo" archviato di colori (e corrispondenti temperature).

 

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