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Foto del Giorno : ILVA nell’occhio del ciclone

Non avranno un nome come gli uragani degli Stati Uniti, ma in quanto a violenza e danni le trombe d’aria di casa nostra non hanno nulla da invidiare ai cugini americani. (Italia, penisola dei tornado: scopri dove e quando è più frequente che ci colpiscano).
Come quella che ieri mattina si è abbattuta su Taranto colpendo, tra l’altro, lo stabilimento siderurgico dell’Ilva, già nella bufera (questa volta in senso figurato) per lo scandalo inquinamento che la vede coinvolta. I danni sono ingenti: un capannone crollato, una ciminiera fatta a pezzi da un fulmine, diversi operai feriti e un lavoratore disperso, mentre si parla di morti e decine di feriti, tra cui 9 bambini, in tutta la città.

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Foto del Giorno : Il lusso che nasce nelle baraccopoli

(Andrew Biraj/Reuters)

I bambini, si sa, giocano con poco, ma in questo caso il poco che hanno è anche pericoloso. Saltare e tuffarsi può essere molto divertente, ma le montagne bianche che nell’immaginazione di questa bimba chissà in quale meraviglioso mondo si sono trasformate, in realtà sono prodotti di scarto di una conceria, che presto diventeranno mangime per polli.
Siamo a Dhaka, la capitale del Bangladesh, in una baraccopoli a Hazaribagh: è qui che nasce la pelletteria di lusso venduta in tutto il mondo, esponendo i lavoratori – bambini compresi – alle pericolose sostanze chimiche utilizzate nei processi produttivi senza alcuna precauzione.
Ma non è tutto: nessuna delle concerie di questo tristemente famoso e inquinato quartiere tratta le acque reflue contenenti carne animale, acido solforico, cromo e piombo, lasciandole fluire in canali di scolo aperti per finire poi nel fiume principale della città, il Buriganga.

Se questo non è bastato a farvi venire i brividi, guardate la gallery sull’impatto ambientale del boom economico cinese.

Due bracciate tra le alghe
Un bambino nuota in un mare completamente ricoperte di alghe lungo la costa di Qingdao, nella provincia di Shandong.La crescita incontrollata di questi vegetali è provocata dagli scarichi industriali che riversano nei fiumi, o direttamente in mare, nitrati e altre sostanze fertilizzanti.
A pesca di veleni
Un pescatore tiene tra i denti la sua rete mentre si muove tra le acque, e i rifiuti galleggianti, del fiume Wuhan, nella provincia di Hubei.
Oltre la metà delle città cinesi è afflitta dal problema delle piogge acide e quasi un sesto dei principali fiumi del paese è così inquinato da essere inutilizzabile anche per l’agricoltura.
Per questo motivo la Cina potrebbe presto fronteggiare una delle crisi idriche più gravi del mondo, che potrebbe mettere in discussione i risultati economici conquistati negli ultimi anni.
Fatta la legge…
Una giornalista preleva dei campioni di acqua rossa dal fiume Jianhe, nella provincia di Luoyang. Secondo la stampa locale la fonte dell’inquinamento sarebbero due impianti chimici che scaricano clandestinamente nelle acque del fiume.
Il governo cinese è comunque consapevole che i danni provocati all’ambiente potrebbero annullare, se non adirittura mandare in negativo, le conquiste economiche dell’ultimo decennio. Per questo motivo sono state emanate numerose normative a tutela del patrimonio naturale declinate nei vari Piani Quinquennali.
Il problema principale è l’applicazione delle leggi in ambito locale, dove la corruzione e la logica del profitto ad ogni costo riescono a prevalere sulle disposizioni di legge.
Nero come il coke
Un operaio cammina lungo i binari della raffinera di coke di Changzhi, nella provincia di Shanxi. Il coke è un combustibile solido derivato dalla raffinazione del petrolio, ad alto potere calorifico ma anche altamente inquinante perchè ricco di zolfo.
La produzione di energia è il settore produttivo cinese con il maggior impatto ambientale: la corrente elettrica viene infatti prodotta per lo più in centrali a carbone o coke o in grandi impianti idroelettrici che hanno sconvolto l’orografia di intere regioni.
Pesce al rame
Un gruppo di pescatori carica su una ruspa sacchi di pesci morti raccolti nelle acque del fiume Mian Hua Tan, nella contea di Yongdin.
Responsabile della strage, che ha provocato l’avvelenamento di quasi 2.000 tonnellate di pesce, sarebbe una miniera di rame di proprietà della Zijin Mining Group che avrebbe riversato i propri scarichi nelle acque del fiume. Le azioni della società sono state immediatamente sospese dal listino della Borsa di Hong Kong dove sono quotate.
Frutti di mare tossici
Un agente chimico utilizzato nella raffinazione del greggio per separare il petrolio dallo zolfo è fuoriuscito da un impianto di Dailan, nella provincia di Liaoning, riversandosi in mare. La prima conseguenza è una strage di pettini, che vegono pescati dal fondo morti e ammassati per essere distrutti.
Ma il governo di Pechino sta inziando a capire la lezione; secondo il Libro Bianco sull’Amiente pubblicato dal Consiglio di Stato, negli ultimi tre anni sono stati contestati 75.000 casi di violazione delle norme anti inquinamento che hanno portato alla chiusura di 16.000 aziende e all’incriminazione di oltre 10.000 persone, poi condannate a riparare i danni commessi. Ma spesso non c’era più nulla da fare
Altro che Area C
Una tranquilla mattina di smog a Pechino: la coltre scura che avvolge case e auto è formata da una micidiale miscela tra la sabbia del deserto del Gobi portata dai venti e i fumi delle industrie e delle centrali termoelettriche. Secondo l’indice di vivibilità delle città pubblicato ogni anno dall’ Economist il livello di inquinamento di Pechino è a 4,5 su una scala di 5.
Eppure nell’ultimo Piano Quinquennale sono stati stanziati oltre 10 miliardi di euro per tentare di risolvere almeno il problema delle tempeste di sabbia che periodicamente si abbattono su Pechino, favorite dal disboscamento e dalla progressiva desertificazione delle aree attorno alla città.
Fumi di paglia
I contadini bruciano le stoppie e la paglia rimaste sui campi dopo il raccolto e così l’aria di Wuhan, una cittadina che sorge lungo il corso del fiume Yang Tze, si impregna per giorni di un denso fumo scuro che avvolge ogni cosa.
Sempre peggio
L’aria delle grandi città è così irrespirabile che sempre più persone escono di casa con il volto coperto da maschere operatorie, per altro assolutamente inutili contro gli agenti inquinanti più pericolosi.
E se la situazione nel nostro paese non è così grave, non mancano comunque casi di cattiva industrializzazione: il più clamoroso balzato agli onori, e agli orrori, delle cronache riguarda le acciaierie ILVA di Taranto, confinanti con la città e responsabili, secondo i giudici, di una sitazione ambientale disastrosa. E ora rischiano di farne le spese 11.000 operai, che potrebbero essere lasciati a casa in seguito al sequestro dell’azienda disposto dalla magistratura.
La buona notizia
Chiudiamo questa rassegna di eco orrori con l’immagine di un operaio che pompa colonie di cianobatteri aspirate dal lago Chaohu in un impianto di depurazione. I cianobatteri, chiamati anche alghe verdi azzurre, prolificano in maniera incontrollata nelle acque inquinate da fertilizzanti e detergenti.
La loro pericolosità è data dalla capacità di produrre neurotossine ed epatosissine in grado di attaccare il sistema nervoso e il fegato degli animali e dell’uomo. Secondo i media locali questo depuratore, di recente costruzione, tratta oltre 1000 tonnellate di cianobatteri al giorno.