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In the Dark: teaser trailer e poster del film horror del regista di Sell Out!

Ci sono dei film che purtroppo non ce la fanno a diventare dei cult, eppure lo meriterebbero. Lo meriterebbero perché hanno tutte le carte in regola per diventare dei film di culto, ma non ce la fanno perché a volte hanno un po’ di sfiga. Come quella che ha avuto il malese Yeo Joon Hancon Sell Out!, la sua opera prima.

Alla Mostra del cinema di Venezia 2008, dov’era stato presentato nella Settimana della Critica,Sell Out! sembrava destinato a diventare un vero cult assoluto. Si trattava di un “musical” originalissimo, che con un ritmo travolgente e della sana ironia grottesca prendeva in giro le ossessioni della società moderna. Aveva pure una colonna sonora per niente seria ma professionale e curata nei minimi dettagli, con brani travolgenti (già vi vedo che canticchiateYou’re not my type, voi che avete avuto la fortuna di vedere il film…).

Eppure Sell Out! è stato a livello economico un vero disastro al box office (colpa del marketing debole e confuso, a detta dello stesso regista) e un peso costante sul destino della carriera del regista. Addirittura i riconoscimenti vinti dal film in giro per i festival hanno marchiato Sell Out!come un film d’essai agli occhi dei possibili produttori… Infine il film è sparito nel nulla.

Yeo si è così trovato a dover decidere cosa fare con la sua opera seconda. Girare un film per famiglie sembrava una scelta piuttosto sicura, ma i produttori non ne erano convinti. Rimaneva solo l’horror low budget, “un genere che può viaggiare facilmente e funzionare bene con pochi soldi”. Nasce proprio così In the Dark, ormai bell’e pronto. Il regista di Sell Out! che gira un horror? We are in. Questa la sinossi:

Il mondo di Joseph sprofonda nell’oscurità quando sfida la profezia di un indovino e chiede a May di sposarlo. May muore e Joseph tenta invano di contattarla nell’Aldilà: invece invoca il fantasma di un uomo in coma che era con May il giorno della sua morte. In the Dark è un thriller soprannaturale sull’accettazione e la compassione in una società che si rifiuta di riconoscere l’unicità dei singoli.

In the Dark debutterà in prima mondiale al Golden Horse Film Festival di Taipei il 19 novembre 2013. Lo stesso festival che diede un premio a Sell Out!: speriamo che questa volta il destino del film sia diverso.

 

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La prima neve di Andrea Segre cade al cinema dal 17 ottobre 2013

A caccia di integrazioni possibili, conviene fare un salto nel Trentino della Val dei Mocheni, dove“ancora oggi si parlano due dialetti, quello italiano e quello tedesco d’origine bavarese” e La prima neve di Andrea Segre cade sull’esistenza di un esule fuggito alla guerra in Libia e la comunità locale che lo accoglie.

La prima neve è quella che tutti in valle aspettano.
È quella che trasforma i colori, le forme, i contorni.
Dani (Jean Christophe Folly) però non ha mai visto la neve.
Dani è nato in Togo, ed è arrivato in Italia in fuga dalla guerra in Libia.
È ospite di una casa accoglienza a Pergine, paesino nelle montagne del Trentino, ai piedi della Val dei Mocheni.
Ha una figlia di un anno, di cui però non riesce a occuparsi.
C’è qualcosa che lo blocca.
Un dolore profondo.
Dani viene invitato a lavorare nel laboratorio di Pietro (Peter Mitterrutzner), un vecchio falegname e apicoltore della Val dei Mocheni, che vive in un maso di montagna insieme alla nuora Elisa (Anita Caprioli) e al nipote Michele, un ragazzino di 10 anni la cui irrequietezza colpisce subito Dani.
Il padre di Michele è morto da poco, lasciando un grande vuoto nella vita del ragazzino, che vive con conflitto e tensione il rapporto con la madre e cerca invece supporto e amicizia nello zio Fabio (Giuseppe Battiston).
La neve prima o poi arriverà e non rimane molto tempo per riparare le arnie e raccogliere la legna.
Un tempo breve e necessario, che permette a dolori e silenzi di diventare occasioni per capire e conoscere.
Un tempo per lasciare che le foglie, gli alberi e i boschi si preparino a cambiare.
In quel tempo e in quei boschi, prima della neve, Dani e Michele potranno imparare ad ascoltarsi.

Esistenze che si incontrano nel bosco, dove la luce entra insieme alle ombre, i silenzi si mescolano con i rumori insieme ai contrasti, sotto La prima neve, ultimo film diretto da Andrea Segre, e scritto con Marco Pettenello, prodotto da Jolefilm con Raicinema, che dopo i 10 minuti di applausi ricevuti durante la proiezione in Orizzonti alla 70. Mostra del Cinema di Venezia, si prepara a cadere al cinema con Parthenos, dal 17 ottobre 2013.

Nota di Regia

La luce entra nel bosco insieme alle ombre. Si alternano, si incrociano, giocano come vuoti e
pieni, come spazi di vita tra silenzio e rumore. Gli alberi sembrano voler scappare dal bosco.
Ma non possono. Crescono a cercare la luce, si allungano per superare gli altri, ma rimangono
tutti ancorati lì, uno affianco all’altro, in file regolari che segnano le prospettive.
È il bosco il luogo centrale dell’incontro tra Dani e Michele; è in quello spazio che i due si
seguono, si cercano, si respingono, si conoscono. È uno spazio in cui la natura diventa teatro.
Dove la realtà diventa luogo dell’anima e ospita significati e metafore che la trascendono.
Pronta a diventare sogno.
Come nel mio primo film Io Sono Li, anche La prima neve è costruito nel dialogo costante
tra regia documentaria e finzione, tra il rapporto denso e diretto con la realtà e la scelta di
momenti più intimi costruiti con attenzione ai dettagli della messa in scena. Così è anche
nel lavoro con gli attori: persone del luogo e attori professionisti interagiscono tra loro, in
un processo di contaminazione tra realtà e recitazione. Con il privilegio, in questo secondo film, di aver finalmente potuto lavorare con l’energia e l’imprevedibilità di bambini e giovani ragazzi.
Andrea Segre

Note di Produzione

Fare film che raccontino storie reali, film di finzione e documentari, che sono forme diverse di uno stesso linguaggio, di cinema. Con Andrea Segre condividiamo da sempre l’idea che con il cinema si possono raccontare storie difficili, locali, legate a un territorio particolare, dove però il dolore e la sofferenza dei protagonisti riescono a emozionare gli spettatori di ogni Paese.
Abbiamo provato a farlo ne “La prima neve” che racconta il superamento di un dolore
profondo attraverso la condivisione, il dialogo, l’affetto e l’ascolto.
Forse proprio la parola “condivisione” caratterizza anche il nostro modo di fare cinema.
Abbiamo costruito un gruppo di lavoro compatto, in cui tutti conoscono a fondo la storia,
ne parlano e ne discutono. Chiarezza, ascolto e appunto condivisione sono diventate le
caratteristiche principali dell’approccio produttivo e della strada che abbiamo percorso tutti insieme.

Il film ha raccolto inoltre il sostegno della Film Commission del Trentino e di Trentino
Marketing spa, la collaborazione di Rai Cinema, il contributo del Ministero per i Beni e le
Attività Culturali, e l’appoggio di partner privati, Montura e Davide Orsoni, che già ci avevano accompagnato durante il primo film Io sono Li.
Con la nostra squadra e con la preziosa partecipazione degli abitanti della Valle dei Mocheni abbiamo provato a raccontare questa storia, una storia reale, una storia difficile.
Nel nostro piccolo cerchiamo di cambiare l’approccio produttivo che contraddistingue il
cinema italiano.

“Cambiamento” è l’altra parola che contraddistingue le produzioni indipendenti e che in
questa 70a edizione della Mostra del Cinema di Venezia ha il suo riconoscimento: il DirettoreBarbera ha selezionato film indipendenti, con linguaggio innovativo, con formati eterogenei: ha selezionato il Cinema Italiano di oggi, senza vincoli e pregiudizi.
Francesco Nonsembiante e Marco Paolini

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Miss Violence: trailer, poster e foto del film di Alexandros Avranas in concorso a Venezia 2013

La violenza domestica sarà al centro di uno dei film più misteriosi del concorso della 70. Mostra del Cinema di VeneziaMiss Violence riporta in corsa per il Leone d’oro la Grecia, sulla cresta dell’onda nel panorama internazionale contemporaneo grazie anche a due autori che hanno avuto due film in competizione proprio a Venezia: Athina Rachel Tsangari con Attenberg (Coppa Volpi per la migliore attrice nel 2010) e Yorgos Lanthimos con Alps (Osella per la sceneggiatura nel 2011).

Una “nouvelle vague” nera e radicale sia dal punto di vista formale che contenutistico, che sembra nascere spontaneamente dalla situazione economica in cui il paese si è ritrovato negli ultimi anni. Alexandros Avranas, qui alla sua opera seconda dopo Without (presentato al MIFF 2008), sembra continuare su questa strada: basta dare un’occhiata al trailer ufficiale del suo nuovo film per ritrovare gli stessi stilemi folli delle opere dei suoi colleghi. La lunga sinossi ufficiale, poi, parla chiaro:

Nel giorno del suo compleanno, l’undicenne Angeliki si getta dal balcone e muore. Mentre la polizia e i Servizi Sociali investigano sul perché di questo apparente suicidio, la famiglia di Angeliki insiste che si è trattato di un incidente. Qual è il segreto che la ragazzina si è portata con sé? Perché la famiglia insiste nel provare a “perdonarla” e ad andare avanti con la loro vita? Queste sono le domande a cui i Servizi Sociali cercano risposta quando visitano la casa pulita e ordinata della famiglia. Il padre ha fatto sì che nulla manchi e che tutto sia al suo posto. Sembra che nulla possa tradirli. Ma senza volere, il fratello minore di Angeliki rivela degli indizi che pian piano scuotono il mondo educato della famiglia, costringendola a confrontarsi faccia a faccia con ciò che, per troppi anni, hanno nascosto o non osavano vedere. Cadranno uno ad uno, finché ancora una volta la violenza offrirà loro la soluzione, tenendo unita la famiglia unita e al sicuro il segreto.

Però. E Avranas, dal canto suo, sembra avere una visione piuttosto netta e pessimistica dei concetti di famiglia e società odierna. Così spiega le tematiche di Miss Violence e le domande che vuole porre:

Atene, 2013. In qualche posto vicino al centro della città. Isolati con appartamenti colorati creano un mondo grigio. La quiete di un giorno di insopportabile routine viene spezzata dal suicidio di una undicenne. Cosa può aver spinto una ragazzina a decidere che non voleva più vivere? E perché nessuno sapeva la verità? Questa ragazzina, quasi simbolo dei bambini di molte città moderne che sono costretti a sottostare alle regole di una società dura e senza speranza, agisce per mettere a nudo e rivelare ogni possibile sfruttamento e manipolazione di un sistema che qualcuno chiama ancora famiglia. Il Padre, da leader, comanda e definisce il modo in cui la famiglia funziona attraverso modalità che non sono poi così diverse da quelle di chi è abituato a manipolare la società. Gli altri membri della famiglia sono vittime che non possono più funzionare se non con le regole con le quali sono cresciute. Mi sono sempre chiesto chi ha il potere: quello che attacca o colui che prova dolore? La violenza più dura è quella del silenzio. Del non detto. Della regolarità che copre ogni vuoto emotivo creato dall’esercizio del potere.

Chissà. Ne riparlaremo dopo aver visto il film al Lido. Miss Violence è interpretato da Themis Panou, Reni Pittaki, Eleni Roussinou, Sissy Toumasi, Kalliopi Zontanou e Constantinos Athanasiades. Il film vede come produttore esecutivo Christos V. Konstantakopoulos, attivo sia in Grecia (è stato produttore esecutivo di Attenberg) sia in America (Take ShelterBefore MidnightOnly Lovers Left Alive e persino i prossimi due film di Terrence Malick). Uno che insomma ci vede lungo…

Qui di seguito potete vedere il trailer ufficiale del film, più una ricca gallery con poster e foto.