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Necropolis – La città dei morti

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Tutti cercano la città dei morti , ma nessuno dovrebbe farlo visto che una volta che ci sei entrato ti possono accadere qualcosa di strano . Anche se non sei morto li vedi alcune cose del tuo passato . Questi ragazzi che hanno deciso di fare questa impresa sono rimasti intrappolati dentro la caverna per colpa di un crollo . Adesso devono fare solo una cosa per andare in avanti e sarebbe andare li dentro la città dei morti . Anche se il posto più pericoloso di tutti però può essere un modo per uscire o per trovare un uscita verso la superficie .

La loro ricerca è inizia tramite una tavola di pietra

Una volta trovati un cunicolo ci vanno con torce e tutto quello che serve per restare vivi e vegeti

Dopo poco rimangono intrappolati li dentro .

Qua sotto sono morte molte persone e quindi è possibile che tu possa trovare un sacco di teschi

I corridoi di questi posti sono fatti con i teschi e con le ossa delle persone morte qui sotto

Per restare in questi posti ti devi portare tutto visto che non sai mai quando stai al buoi

In posti come questi in cui non sai se tornare indietro oppure andare in avanti si perde sempre qualcuno . Qualcuno in questi posti muore sempre

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Ada Knight Arrow Daniel Saintcall Dominatore di Poteri Foto Roy Harper

Arrow

Sono andato con Ada in avanti nel futuro e nell’ universo di Arrow per vedere se Oliver Queen e Sarah Lance sono riusciti a fermare Roy Harper oppure no . Roy a un certo punto si era rifugiato dentro il covo segreto di Sarah e li inizio un combattimento che non fini molto bene per Sarah e sopratutto per Oliver . Sarah ci ha provato ma Roy gli ha spezzato il bastone di metallo in due e poi a Oliver gli ha quasi spezzato la gamba . Per quanto posso vedere Oliver deve riposare per un bel pò di tempo visto che l’ osso della gamba non è rotto ma ci è andato molto vicino . Contro Roy ci vuole una persona con dei poteri oppure una grande strategia con cui batterlo prima che possa fare del male a molte persone . Oliver ha provato a fermare con una freccia e poi ha provato con le parole e contro di lui nessuna delle due cose ha funzionato e adesso bisogna trovare un modo per sconfiggere Roy .

 

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Katrine Chandler Mei Cheng Storm City Storm Square

Mei Cheng scappa da Storm Square

 

La donna che aveva scatenato questa invasione di Zombie era chiamata Mei Cheng ma nessuna sapeva se quello era veramente il suo nome oppure era un nome inventato cosi per scappare per sempre . Solo lei sapeva la verità e cosi doveva essere e l’ aveva scatenata cosi per caso solo per divertimento , solo per vedere come si portavano le persone in questa pericolosa occasione in cui si trovavano . Mei che non era più sotto le grinfie di Katrine la vide venire verso di lei pronta a ucciderla per quello che aveva fatto . Mei si si mise in posizione di combattimento e decise di attaccare la donna con dei calci ben assestati e poi decise di darle un calcio dritto nello stomaco bello forte . Mei non la vide subito crollare a terra e capi che era speciale – Hai una forte resistenza , adesso vedremo se te la cavi contro di me . Katrine vide che la donna parlava molto bene la sua lingua come se da un momento all’ altro aveva perso il suo accento cinese e poi aveva questa pronuncia italiana – Adesso vedrai che ti darò dei bei calci in culo e poi vedremo se sarai tu a soccombere oppure sarò io . Mei come prima cosa si fece ricrescere i suoi bellissimi neri grazie al suo potere di allungare e accorciare i capelli e di cambiarlo anche . Una volta fatto Mei andò contro la donna e cerco di trovare i punti deboli del corpo di Katrine . Anche se tu hai il potere della rigenerazione cellulare accelerata ti rimane sempre un punto debole e Mei Cheng e cinese e loro sono bravi nello scoprire i punti deboli del corpo umano . Mei decise di chiudere gli occhi visto che aveva imparato da un maestro ad ampliare i suoi sensi e cosi aveva imparato a combattere anche quando aveva gli occhi chiusi . Mentre teneva gli occhi chiusi sentiva tutto persone che scappavano , persone che urlavano di paura e poi sentiva un po’ di dolore nella gamba destra di Katrine . Mei decise di attaccare quel punto e cosi spezzare le sue ossa e anche se sapeva che le sue ossa si sarebbero rigenerate , ci avrebbe messo un po’ visto che doveva anche rimetterle dentro alla sua gamba . Quando si deve rigenerare le ossa di qualunque parte del corpo ci vuole un po’ di tempo visto che la rigenerazione e la parte più semplice di questo procedimento e senza dolore ma poi arriva la parte più complessa e sarebbe a dire che tu devi metterti dentro alla gamba o da qualunque parte del corpo le ossa dentro e quello fa molto male . Mei inizio a usare le mani per bloccare gli attacchi di Katrine e poi vide un punto cieco , un punto dove la sua barriera non difendeva la gamba e con un calcio molto forte le colpi la gamba . Mei prese la pistola e gliela sta puntando alla testa e poi disse una volta rimessa dentro al suo vestito rosso – non ti uccido sarebbe troppo facile ma ti lascio alla merce di quegli Zombie . Buona Fortuna . Alla fine se andò al suo attico che era stata rinforzato per un occasione del genere e non vedeva l’ ora con una bella bottiglia di una champagne del 1579 di vedere quello spettacolo da li sopra . Mei Cheng non vedeva l’ ora di vedere come se la cavava questa città contro gli Zombie e non appena sarebbe iniziato gli scontri non vedeva l’ora di stamparla e dire bere alla morte di tutte le persone dentro questa insulsa città . Uno degli uomini chiese a Mei visto che era curioso di sapere come mai non aveva ucciso quella donna – Coma mai non hai ucciso quella donna ? . Mei decise di rispondere al suo soldato vestito tutto di nero – se l’ avessi uccisa tutto sarebbe stato meno divertente . Tanto questa donna sarebbe morta sotto l’invasione degli Zombie . Katrine decise di non inseguire Mei Cheng visto che adesso aveva due compito uno salvare i suoi amici Runner che erano tornati alla Speed Run Company e poi salvare la sua famiglia . Aveva due cose molto importanti da salvare e la sua famiglia era molto importante .

 

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Alice Miller Jenna Milton New York The District The Watcher

Alice Miller va alla Torre dell’ Orologio

Alice sapeva che dentro la città vecchia di New York che era dentro l’ Universing c’ era una vecchia torre dell’ orologio che faceva paura a molte persone . Nessuno si avvicinava li visto che tutti sapevano cosa era successo li . Li era successo una cosa che nessuno dovrebbe sapere ma Alice lo scopri il giorno in cui andò li . Le persone che erano morte li dentro erano morte per suicidio e nessuno seppe il motivo di tale gesto . Per questo motivo nessuno ci sarebbe dovuto andare li e se qualcuno lo faceva non ci stava bene con la testa . Alice se ne fregava se era un luogo proibito oppure no le serviva un luogo dove operare le sue missione senza essere scoperta da nessuno . In qualunque mondo tu vada ci sono agenti di polizia ma le persone di cui parlo sono diversi e sarebbe a dire agenti corrotti . Agenti di Polizia che lavarono per il male visto che secondo loro si prendono più soldi lavorando per il male che lavorare per il bene e ottenere pochi soldi . Alice lo sapeva e cosi aveva deciso che le serviva un luogo molto oscuro e sicuro a cui nessuno si sarebbe avvicinato . Alice aveva paura che quegli agenti di polizia potevano distruggere prove o documenti e cosi fare in modo che se prima c’ era caso aperto ma adesso secondo la loro giustizia il caso era chiuso per sempre . Alice non sapeva molto di questa versione della città e non si portava sua sorella minore Jenna con lei . Anche se Alice era nata da un’ altra famiglia e aveva un altro nome e sarebbe a dire Miller riteneva Jenna sempre sua sorella minore anche se erano sorellastre . Alice era andata con The Watcher dentro un bar e lei teneva la testa coperta per non far vedere il suo volto . Si misero a sedere verso la fine del bar e The Watcher chiese ad Alice dopo aver bevuto una birra – dove lo vorresti questo rifugio che hai mente . Alice ci penso un attimo e poi dopo aver bevuto il suo martini liscio – lo vorrei in un posto isolato e oscuro . Un luogo molto alto dove io posso vedere tutta la città dall’ alto come se fosse ai miei piedi . Un luogo oscuro e proibito . The Watcher sapeva già cosa voleva dire Alice e aveva capito dalla descrizione che non era un luogo normale ma la vecchia torre dell’ orologio dedicata a New York ma per colpa di quei suicidi nessuno ci entro più . The Watcher dopo aver ordinato un Martini liscio come lo aveva fatto Alice – Ho capito cosa vuoi fare ? . Alice guardo negli occhi The Watcher e vide che lui aveva quegli occhi neri molto accesi e sempre pronti a capire tutto quello che vede – cosa vorrei fare secondo te . The Watcher fini di bere il suo Martini liscio e guardo negli occhi Alice che stava guardando i suoi bei occhi neri – vuoi trasformare la vecchia torre dell’ orologio nel tuo rifugio . Alice era pronta ad andare a vederla visto che voleva capire se era fattibile oppure no questa cosa . The Watcher si alzo dopo aver tolto la gamba destra sopra la gamba sinistra e poi andò con Alice a vedere questa cosa – vengo pure io visto che dopo mi chiederai se io posso fare delle modifiche dopo oppure no . Alice insieme a The Watcher andò nella zona vecchia della città e con calma vide la vecchia torre dove nessuno ci entrava da molto . Una volta entrata Alice dal portone principale vide un uomo a terra e vide che solo teschio e ossa visto che era li da molto tempo . Nessuno si era preoccupato di togliere i corpi da li visto che secondo loro tutto questo avrebbe dovuto mettere paura a tutti . Alice visto che era un agente di The District non si metteva nessuna paura visto che aveva visto persone morte con ferite da superpoteri e quindi un suicidio non gli faceva nessuna paura . The Watcher era fuori con un quaderno in mano visto che stava scrivendo che era fattibile trasformare la vecchia torre dell’ orologio in un rifugio per Alice . Alice capì che quelle persone erano morte per suicidio e nessuno aveva capito il perché . Alice una volta esplorato il posto sapeva già quello che voleva fare Alice cioè fare in modo che il posto fosse un posto dove lei ci poteva abitare e sopratutto un rifugio dove vivere . The Watcher voleva fare che il primo piano era con gli scheletri per dare quel senso di paura e sopra fare tutto quello che serve per rendere il posto abitabile per Alice . 

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Foto delle mani viste da Kratos

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Spiego a Kratos le mani

Dopo aver detto a Kratos tutto sul polso e dopo avergli fatto vedere una foto del polso a Kratos , gli dissi – adesso ti spiego tutto sulle mani e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sulle mani – Nell’uomo, la mano è l’organo prensile che si trova all’estremità del braccio, collegato a questa tramite il polso. Comprende cinque dita, che costituiscono la parte più predisposta al senso tattile.

 

 

 

La mano è il primo strumento dell’uomo, ed è anche un modo di espressione quando aiuta la parola o la sostituisce tramite il linguaggio dei segni.

 

 

 

Descrizione

 

 La mano rappresenta la porzione più distale dell’arto superiore. In essa si distinguono il polso, che media la continuità della mano con l’avambraccio, il metacarpo, che ne costituisce la porzione più ampia, e le dita, la cui flessione e opposizione sul metacarpo conferisce alla mano l’abilità prensile, tipica delle scimmie e degli ominidi. La mano dell’uomo comprende cinque dita, comunemente dette:

 

 pollice, dal latino pollex-pollicis.

 

 indice, il dito utilizzato durante azioni in cui si indica un oggetto, una persona o una direzione.

 

 medio, il dito centrale, posto nel mezzo delle altre dita.

 

 anulare, il dito sul quale si porta la fede nuziale.

 

 mignolo, il dito più piccolo detto in latino digitus minimus.

 

 

 

In ambito scientifico e più prettamente anatomico si preferisce invece numerare le dita, assegnandole così un nome legato alla loro posizione. Si ha così che, in senso latero-mediale, il pollice è considerato primo dito, l’indice secondo dito, il medio terzo dito, l’anulare quarto dito ed il mignolo quinto dito.

 

 

 

La mano, completamente estesa, è detta aperta. La mano aperta permette di distinguere, nella posizione ortostatica, una superficie anteriore detta palmo o palma o superficie palmare della mano ed una superficie posteriore detta dorso della mano. Il palmo della mano si caratterizza per la presenza sul metacarpo di tre linee profonde, incise sulla pelle e presenti dalla nascita, che seguono i margini di due rilievi muscolari detti eminenza tenar, posto alla base del pollice, ed eminenza ipotenar, posto alla base del mignolo. Il dorso della mano invece si caratterizza per la presenza dei rilievi longitudinali, più o meno visibili, dei tendini del muscolo estensore comune delle dita. In particolare, nella porzione laterale del dorso della mano, i muscoli estensori propri del pollice delimitano una fossetta, particolarmente visibile a pollice abdotto ed esteso, che costituisce la tabacchiera anatomica o fossetta radiale.

 

 

 

Il pugno denota invece la mano chiusa, con tutte le dita flesse ed il pollice addotto. In questa posizione non è visibile il palmo della mano mentre sul dorso si rendono evidenti i quattro rilievi delle nocche della mano, corrispondenti ai rilievi delle teste delle ossa metacarpali nascosti, nella mano aperta, dalle basi delle corrispondenti prime falangi.

 

 

 

Ossa

 

 

 

La mano dell’uomo contiene almeno 27 ossa:

 

 Il carpo, che compone il polso, comporta 8 ossa disposte in due file, una prossimale ed una distale. La fila prossimale comprende: scafoide, semilunare, piramidale e pisiforme. La fila distale comprende invece: trapezio, trapezoide, capitato e uncinato. Il carpo entra in articolazione diretta con l’epifisi distale del radio, osso dell’avambraccio col quale instaura l’articolazione radio-carpale. L’ulna, altro osso dell’avambraccio, non si articola in modo diretto col carpo ma ne è separato mediante un disco articolare detto legamento triangolare dell’articolazione radio-ulnare distale;

 

 il metacarpo comprende 5 ossa lunghe, cave, ricche di midollo osseo. Si articolano prossimalmente con il carpo e distalmente con le falangi.

 

 le falangi, che compongono le dita e comportano 14 ossa. In particolare, ciascun dito risulta formato da tre falangi, distinte in falange prossimale o prima falange, che si articola col corrispondente osso metacarpale, falange media o seconda falange, che si articola con la precedente e falange distale o terza falange o falange ungueale, che porta l’unghia. Fa eccezione il pollice, nel quale sono presenti due sole falangi distinte in una falange prossimale o prima falange del pollice e falange distale o seconda falange o falange ungueale del pollice.

 

 

 

Si possono aggiungere a queste altre quattro ossa sesamoidi presenti nei tendini del muscolo flessore breve del pollice, del muscolo flessore proprio dell’indice e del muscolo flessore proprio del mignolo.

 

 Destri e mancini

 

 Durante la prima infanzia avviene un processo di specializzazione degli emisferi cerebrali, detto di lateralizzazione, che porta al prevalere di un emisferio sull’altro. Ne consegue che la maggior parte degli esseri umani usa prevalentemente e con maggiore abilità una mano rispetto all’altra, quella controllata dall’emisferio prevalente. Chi usa prevalentemente la mano destra è detto destro o destrorso, mentre chi usa la sinistra è detto mancino o sinistrorso. Secondo uno studio condotto nel 1998, il 7-10% della popolazione adulta mondiale è mancina.

 

 

 

In alcuni casi tuttavia la laterizzazione può non verificarsi, cosìcchè nessun emisfero prevalga sull’altro. In questi casi non si osserva la prevalenza di una mano sull’altra, e si parla quindi di ambidestri. In Italia gli ambidestri rappresentano circa il 4% della popolazione.

 

 

 

Gestualità

 

 

 

La gestualità delle dita e delle mani costituisce un vero linguaggio, in modo proverbiale nella lingua italiana.

 

 

 

Solo alcuni gesti sono universali: generalmente il significato di ogni movimento varia geograficamente. Le mani possono essere usate anche come simbolo religioso.

 

 

 

Scienze umane

 

 

 

Secondo Darwin, la mano è l’organo che distingue l’uomo dagli altri primati, e l’uomo non avrebbe mai raggiunto il suo posto predominante nel mondo senza l’uso delle mani. A differenza degli altri primati infatti la mano dell’uomo ha acquistato la capacità di opporre il pollice all’indice ed alle altre dita; in tal modo il movimento delle dita è molto più preciso e consente all’uomo di usare utensili molto piccoli e sottili, tenendoli fra il pollice e l’indice (ad esempio aghi per cucire, penne per scrivere etc).

 

 

 

Il filosofo Engels ha dato a questo aspetto una connotazione politica, nel saggio intitolato Del ruolo della mano nella trasformazione dalla scimmia all’uomo: la mano diventa qui sinonimo di lavoro e di dignità. Nelle società post-industriali, il lavoro e la mano sono valorizzati e spesso sovrapposti: “fatto a mano”, “cucito a mano” rappresentano attributi positivi, mentre “tenere le mani in tasca” o “stare con le mani in mano” indicano poca voglia di lavorare. Le mani denotano anche un’appartenenza ad una classe sociale: le mani curate delle professioni intellettuali contrapposte a quelle “callose” degli operai. “Sporcarsi le mani” è inoltre sinonimo di compromettersi.

 

 

 

Misura

 

 

 

Alcune distanze misurate con la mano

 

 

 

La mano è un frequente strumento di misura. Può misurare una quantità (una “mano” di farina) o una distanza (il pollice). La mano serve inoltre a contare, ed il sistema decimale deriva probabilmente dal numero di dita delle due mani.

 

 

 

Scrittura

 

 

 

Alcune scritture geroglifiche come quella egizia, maya o azteca utilizzano spesso la mano per simboleggiare l’azione. L’etimografia della lingua cinese, svolta soprattutto con lo studio dei caratteri su bronzo, mostra come la mano sia spesso parte di ideogrammi, ad esempio per le parole “finestra” o “pennello/pittura”.

 

 

 

Economia

 

 

 

La mano invisibile del mercato è un concetto economico sviluppato dall’economista liberale inglese Adam Smith, secondo cui tutto si svolgerebbe come se una “mano invisibile” mettesse a posto le cose affinché la somma degli interessi particolari risulti in un interesse generale.

 

 

 

La mano e le religioni, magie e credenze

 

 

 

Islam

 

 

 

La mano di Fatima, dal nome della figlia preferita di Maometto, simboleggia nella tradizione dei paesi islamici il posto della donna ed è un talismano costruito per scacciare il male. Nell’islam tradizionalista, non ci devono essere contatti diretti tra le mani di un uomo e di una donna non sposati.

 

 

 

Cristianesimo

 

 

 

La mano occupa un posto importante anche nel Cristianesimo. Il nuovo testamento descrive Gesù Cristo risuscitato che prova la sua identità ai suoi discepoli mostrando loro le stigmate (“guardate le mie mani ed i miei piedi”).

 

 

 

Gesti e significati della mano nel Vecchio e nel Nuovo Testamento

 

 

 

La parola greca per indicare la mano è cheìr e nella Bibbia assume diversi significati secondo il gesto a cui è collegata.

 

 

 

La mano di Dio indica la suprema maestà e la somma potenza. Ha creato cielo e terra e con entrambe le mani ne regge il corso. Quando invece si dice che Gesù e i discepoli sono stati dati nelle mani degli uomini significa che sono caduti in loro potere e arbitrio. Ma Gesù stende la sua mano anche per guarire, mentre il lavarsi le mani significa sia adempiere alle prescrizioni della purificazione, oltre che il voler manifestare l’innocenza e la coscienza pura.

 

 

 

La mano destra (dexià cheìr) invece indica soprattutto l’influsso e la forza di una persona, mentre il sedere alla destra (en dexia) vuol dire partecipare alla stessa potenza e dignità. L’angelo presso la tomba del Salvatore siede alla destra e così gli eletti nel giudizio finale  Gesù siede alla destra di Dio non nel senso di esercizio mondano del potere, ma di esercizio sovrano di colui che ha sacrificato la sua vita e per questo è stato posto al di sopra di tutti gli angeli. Santo Stefano lo vede in piedi alla destra di Dio, ad indicare la sua funzione di testimone a discarico davanti a Dio. Il testimone sta in piedi mentre il giudice rimane seduto.

 

 

 

L’imposizione delle mani (epitìthemi tas cheìras) infine ci riconduce al mondo greco ellenistico: Zeus, Asclepio e altre divinità o uomini saggi taumaturgi operavano guarigioni mediante l’imposizione delle mani. Nel Vecchio Testamento questo gesto fatto sulla vittima sacrificale era una trasmissione reale dei peccati sul capro espiatorio.

 

 

 

Ma il significato che conosciamo meglio, è quello della benedizione, la trasmissione della dignità e della sapienza. Nel caso di Gesù l’imposizione delle mani simboleggia la grazia della partecipazione al regno di Dio concessa ai piccoli, a coloro che hanno un atteggiamento filiale di fronte a Dio.

 

 

 

Anche l’ordinazione, cioè il conferimento di un ufficio da parte di persone qualificate, avviene tramite l’imposizione delle mani.

 

 

 

Chiromanzia

 

 

 

Nella chiromanzia, il chiromante studia le linee della mano e sostiene di dedurne il futuro del soggetto. In questa disciplina la mano è considerata composta di linee e monti. La chiromanzia è una disciplina molto antica, cui si sono interessati Aristotele, Ippocrate e Giulio Cesare, nonostante non poggi su alcun fondamento scientifico.

 

 

 

Simboli

 

 

 

Veicolo universale di comunicazione, la mano dell’uomo è spesso usata come simbolo.

 

 

 

Arte

 

 La prima forma di pittura realizzata dall’uomo, circa 40.000 anni fa, consta di impronte positive o negative della mano. Pur ignorando ovviamente lo scopo ed il significato di queste impronte, si suppone che possa essere molteplice: alcune mani mancano di dita, forse in seguito a mutilazioni rituali (grotte di Maltravieso, di Gargas, di Tibiran). Queste mutilazioni sembrano riguardare soprattutto gli uomini.

 

 La mano è al centro delle danze indiane tradizionali.

 

 Le proporzioni tra le ossa dell’indice mostrano la sezione aurea e servirono probabilmente di riferimento alle costruzioni delle piramidi d’Egitto, del Partenone e delle cattedrali. Va detto che tali proporzioni sono molto frequenti in natura.

 

 

 

Potere

 

 In numerose culture, i sovrani hanno dei bastoni di comando che rappresentano delle mani.

 

 Nell’araldica, la mano chiusa significa il segreto e la mano aperta la fiducia.

 

 Giustizia

 

 

 

Amputazioni

 

 

 

In alcune culture, ad esempio quelle applicanti la legge coranica, si taglia (o tagliava) la mano dei ladri.

 

 

 

Espressioni che usano la parola “mano”

 

 A mani basse: ottenere qualcosa senza faticare particolarmente (usato per lo più in gergo sportivo e competitivo).

 

 Avere le mani in pasta: partecipare finanziariamente o più generalmente avere degli interessi personali.

 

 Avere le mani bucate: spendere molto, scialacquare denaro.

 

 Stare con le mani in mano: non lavorare, non fare nulla.

 

 Passare la mano: lasciare il proprio posto.

 

 Lavarsene le mani: non interessarsi ad un problema. Si riferisce all’attribuzione biblica di questa espressione a Ponzio Pilato.

 

 Dare una mano: offrire aiuto.

 

 Venire alle mani: passare dall’alterco alla rissa.

 

 Ci metterei la mano sul fuoco: essere sicuri di qualcosa. Deriva dal gesto di Muzio Scevola, cittadino dell’antica Roma.

 

 Essere colti con le mani nella marmellata: essere colti sul fatto.

 

 Patologie

 

 Deformità

 

 

 

Dito a martello

 

 Deformità a collo di cigno

 

 Fibromatosi palmare

 

 Deformità ad asola

 

 Altre

 

 

 

Malattia di Dupuytren

 

 Ectrodattilia

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Foto del braccio visto da Kratos

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Spiego a Kratos il braccio

Dopo aver detto a Kratos tutto sull’ arto , gli dissi – adesso ti spiego tutto sul braccio e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sul braccio – Il braccio è la porzione dell’arto superiore compresa fra le articolazioni della spalla e del corrispondente gomito. Nel linguaggio comune, il termine “braccio” (plurale braccia) è usato per indicare ciascuno degli arti superiori umani, nella sua interezza.

 

 

 

Ossa

 

 

 

L’omero è l’osso più lungo, largo e robusto dell’arto superiore, nonché l’unico osso del braccio. È un tipico osso lungo, con una diafisi centrale allungata e due espansioni distali, le epifisi. Si articola prossimalmente con la cavità glenoidea della scapola, formando un’enartrosi che è in assoluto l’articolazione più mobile di tutto il corpo umano e distalmente, tramite il suo condilo laterale, con il radio e tramite la troclea con l’incisura trocleare dell’ulna. La sua epifisi prossimale è costituita dalla testa, dal collo e da due tubercoli, maggiore e minore. La testa dell’omero costituisce poco meno della metà di uno sferoide, presenta una superficie levigata ed in vivo è ricoperta da uno strato di cartilagine ialina, più spesso al centro che ai lati. In posizione anatomica la testa guarda superiormente, medialmente e posteriormente, in questo caso la cavità glenoidea della scapola guarda antero-lateralmente. Il collo anatomico dell’omero è il leggero restringimento posteriore alla testa e anteriormente segna il limite d’inserzione della capsula articolare dell’articolazione gleno-omerale, medialmente invece la capsula può estendersi inferiormente sulla diafisi per un centimetro. Il tubercolo minore sporge anteriormente presso l’epifisi dell’omero ed appena posteriormente al collo anatomico dell’osso, forma il margine mediale del solco intertubercolare. Il tubercolo maggiore sporge lateralmente dall’epifisi dell’omero e ne costituisce tutta la porzione laterale, la sua parete mediale forma il margine laterale del solco intertubercolare. Entrambi i tubercoli sono importanti siti di inserzione muscolare. Presso il collo dell’omero e il tubercolo maggiore sono numerosi i fori vascolari. La diafisi dell’omero è cilindrica in sezione nella parte prossimale e assume la forma di un triangolo ad angoli smussi distalmente dove risulta più appiattita in senso antero-posteriore, possiede inoltre tre margini (anteriore, mediale e laterale) e tre facce (antero-mediale, antero-laterale e posteriore). Il margine anteriore discende dal tubercolo maggiore, contribuisce a delineare il tubercolo deltoideo ed è più marcato ed affilato nella porzione prossimale della diafisi mentre diviene smussato distalmente. Il margine laterale è poco distinguibile nella porzione prossimale della diafisi, ma inferiormente si ispessisce in un bordo affilato che discende sopra l’epicondilo laterale costituendo la cresta sopracondiloidea laterale. Il margine mediale è indistinto superiormente, nella sua porzione media è attraversato dal solco radiale (detto anche solco spirale) che decorre dalla faccia posteriore dell’omero discendendo inferiormente e lateralmente, portandosi alla faccia anteriore nella porzione distale dell’osso (da qui il suo nome alternativo). La faccia antero-laterale non presenta caratteristiche morfologiche di rilievo se non nella porzione media il tubercolo deltoideo su cui si inserisce il deltoide. La faccia antero-mediale è delimitata dai margini anteriore e mediale e in essa decorre il solco intertubercolare, ma il resto della superficie è levigato. All’incirca alla metà di questa faccia vi è il foro nutritizio principale dell’omero. La faccia posteriore è la più estesa delle tre, vi decorre per gran parte della sua lunghezza il solco radiale, su cui decorre il nervo radiale. L’estremità distale dell’omero è più estesa trasversalmente e le sue porzioni articolari, cioè la troclea per l’ulna e il capitello per il radio, sono curve anteriormente, mentre due espansioni giacciono lungo l’asse della diafisi dell’osso e sono l’epicondilo mediale e l’epicondilo laterale. Il capitello, diviso dalla troclea da un solco e laterale a questa, è una protuberanza di forma arrotondata, dunque convessa, che si estende anteriormente ed inferiormente ma non posteriormente e si articola con la testa del radio. La troclea è una sporgenza a forma di carrucola che costituisce la porzione mediale del condilo modificato dell’omero, si estende anteriormente, inferiormente e posteriormente. L’epicondilo mediale è posto medialmente alla troclea ed è una sporgenza smussata su cui termine la cresta sopracondiloidea mediale, mentre nell’epicondilo laterale termina la cresta sopracondiloidea laterale. Entrambi gli epicondili sono facilmente palpabili e sporgenti e sono i siti d’origine delle fibre dei muscoli flessori dell’avambraccio (mediale) ed estensori dell’avambraccio (laterale). Sopra la porzione articolare del condilo distale dell’omero sono presenti due fosse dalla forma a goccia o a pera, la fossa coronoidea, posta sopra la troclea, e la fossa radiale, posta sopra il capitello. Nella flessione del gomito il processo coronoideo dell’ulna si inserisce nella fossa coronoidea mentre la testa del radio nella fossa radiale. Sulla faccia posteriore del condilo si trova la fossa olecranica, più profonda ed estesa delle due precedenti, di forma tondeggiante, che accoglie l’olecrano dell’ulna. Tra la troclea e l’epicondilo mediale è distinguibile un solco dove decorre il nervo ulnare.

 

 

 

Muscoli

 

 

 

I muscoli principali del braccio sono il bicipite brachiale, il brachiale, il coracobrachiale e il tricipite. Tre altri muscoli sono considerati come parzialmente appartenenti al braccio, ovvero il deltoide, il brachioradiale e l’anconeo. Di questi il bicipite e il tricipite agiscono sia sull’articolazione della spalla che sul gomito, mentre il brachiale e l’anconeo agiscono solo sul gomito e il coracobrachiale solo sulla spalla.

 

 Il muscolo bicipite brachiale deve il suo nome ai due capi che lo originano, il capo lungo e il capo breve e ai due ventri muscolari conseguenti che si fondono distalmente per costituire un unico muscolo. Il capo breve origina dall’apice del processo coracoideo della scapola, mediante un tendine piatto ed allungato comune al muscolo coracobrachiale, ma che presto si divide andando a costituire i due diversi muscoli. Il capo lungo origina dal tubercolo sopraglenoideo della scapola, che in vivo è collocato all’interno dell’articolazione gleno-omerale, appena superiormente alla cavità glenoidea dove si articola la testa dell’omero. Il tendine, ricoperto dalla membrana sinoviale che a sua volta ricopre internamente la capsula articolare fibrosa, si porta superiormente e poi lateralmente a livello del solco intertubercolare dell’omero, per poi discendervi sempre ricoperto dalla guaina sinoviale continua con la borsa sottoscapolare. Il tendine è tenuto in sede dal legamento trasverso dell’omero, una banderella di tessuto fibroso trasversale, generalmente continua con la capsula fibrosa, che si inserisce sui due tubercoli creando un canale all’interno del quale decorre il tendine inguainato. La guaina sinoviale si interrompe 1-2 centimetri distalmente al passaggio sotto il legamento trasverso dell’omero. I due capi del muscolo con i rispettivi ventri muscolari si riuniscono in un unico muscolo circa sette centimetri prossimalmente all’articolazione del gomito. L’unione dei due ventri crea la caratteristica prominenza del muscolo nel braccio, che è appena sottocutanea e ricoperta solo dal sottile strato fasciale superiore della fascia brachiale. Il bicipite si inserisce nella parte posteriore della tuberosità del radio mediante un tendine piatto ma robusto che si porta in profondità verso l’articolazione del gomito; il tendine è separato dalla parte anteriore della tuberosità del radio da una piccola borsa bicipitale. Esso inoltre da origine medialmente ad un’espansione fibrosa, l’aponeurosi bicipitale, che si continua con la fascia brachiale profonda nella porzione ricoprente i muscoli pronatore rotondo e flessore radiale del carpo. La porzione prossimale del bicipite, cioè essenzialmente i due tendini e talvolta parte dei ventri muscolari, sono ricoperti in vivo dal deltoide e dal grande pettorale che si inseriscono sulla faccia antero-laterale della diafisi dell’omero (superiormente il grande pettorale, inferiormente e per un’area più estesa il deltoide che in realtà prosegue in parte sconfinando nella faccia posteriore). Il bicipite si trova superiormente ai muscoli brachiale e supinatore, è inizialmente laterale al coracobrachiale (presso il tendine comune) e poi diviene anteriore. Appena medialmente al bicipite decorre il nervo mediano e l’arteria brachiale che lo incrocia inferiormente con le due vene che la accompagnano, quindi il nervo cutaneo mediale dell’avambraccio, l’arteria collaterale ulnare superiore (ramo mediale dell’arteria brachiale) ed il nervo ulnare. È vascolarizzato nella porzione superiore da rami provenienti dall’arteria toracoacromiale e dall’arteria circonflessa anteriore dell’omero, mentre il ventre muscolare è vascolarizzato da circa otto piccoli rami dell’arteria brachiale che scendono lateralmente ed inferiormente al ventre muscolare portandosi sulla sua faccia profonda e irrorandolo con rami ascendenti e discendenti. Altri rami possono derivare da quasi tutte le arterie prossime ad esso, come l’arteria collaterale ulnare superiore o inferiore, l’arteria brachiale profonda, l’arteria collaterale radiale. È innervato dal nervo muscolocutaneo che vi decorre posteriormente. Il bicipite è un supinatore e un flessore agente sull’articolazione del gomito (la sua flessione è più potente in supinazione), ed un debole flessore dell’articolazione della spalla. Nell’estensione del gomito il bicipite entra in tensione per contrastare la forza di gravità.

 

 Il muscolo brachiale origina dalla superficie anteriore della parte media e distale della diafisi dell’omero, con le fibre più prossimali che prendono origine appena sotto e attorno all’inserzione del deltoide sulla tuberosità deltoidea dell’osso. Il suo ventre muscolare è fusiforme e largo, le sue fibre si portano infero-medialmente e si inseriscono sulla superficie anteriore del processo coronoideo dell’ulna e sulla tuberosità ulnare mediante uno spesso tendine. Può essere parzialmente fuso con muscoli che gli sono vicini come il brachioradiale o il bicipite. Il nervo muscolocutaneo passa sulla sua superficie superiore provenendo dal muscolo coracobrachiale e ne perfora il ventre muscolare. È collocato posteriormente al bicipite, all’arteria brachiale, al nervo mediano, al nervo cutaneo mediale del braccio e dell’avambraccio, ma è anteriore alle arterie collaterali ulnare e radiale e mediale al nervo radiale. La sua vascolarizzazione dipende da un piccolo ramo dell’arteria brachiale nella porzione superiore e da un ramo dell’arteria brachiale o collaterale ulnare per quella inferiore. È innervato principalmente dal nervo muscolocutaneo e nella sua porzione laterale dal nervo radiale. Funge da flessore per l’articolazione del gomito.

 

 Il muscolo coracobrachiale origina all’apice del processo coracoideo, le sue fibre tendinee qui possono unirsi a quelle del tendine capo breve del bicipite, che gli sono laterali. Il tendine da origina ad un ventre muscolare di forma fusata e piatto che si porta infero-lateralmente sino a terminare in un corto ma robusto tendine sul margine mediale della diafisi dell’omero, a circa metà della sua lunghezza. Il coracobrachiale è mediale al bicipite nella sua porzione prossimale, mentre gli è posteriore nella sua porzione media e distale. Il suo ventre muscolare è perforato dal nervo muscolocutaneo che poco dopo essersi portato sulla sua superficie anteriore si biforca in due rami che si portano verso il muscolo brachiale. Si trova posteriormente al bicipite (nella parte prossimale è mediale ad esso) e al grande pettorale, all’arteria brachiale, al nervo mediano, al nervo cutaneo mediale del braccio e dell’avambraccio, al nervo ulnare, anteriormente all’arteria circonflessa anteriore dell’omero, ai tendini dei muscoli grande dorsale, grande rotondo e sottoscapolare. È vascolarizzato da piccoli rami dell’arteria ascellare e dell’arteria circonflessa anteriore dell’omero che lo perforano sulla faccia profonda. E’innervato dal nervo muscolocutaneo. Il coracobrachiale è un flessore del braccio e coadiuva il deltoide nell’abduzione.

 

 Il muscolo tricipite è il principale muscolo del compartimento posteriore del braccio. Il suo nome deriva dalla sua caratteristica di possedere tre origini tendinee. Il capo mediale è il più esteso ed origina dalla parte media e distale della superficie posteriore della diafisi dell’omero, il capo laterale origina dal setto intermuscolare laterale e da una cresta ossea posta sulla superficie posteriore della parte prossimale della diafisi dell’omero, mentre il capo lungo origina dalla parte superiore del margine mediale della scapola, appena sotto il tubercolo infraglenoideo. Le fibre del capo mediale e laterale scendono inferiormente, quelle del capo lungo infero-lateralmente. Tutte si fondono in unico e spesso ventre muscolare che scende inferiormente e le cui fibre nella porzione distale dell’omero si portano medialmente a formare un robusto tendine che si inserisce sull’olecrano dell’ulna. Il tricipite è posteriore all’omero, al nervo radiale, all’arteria brachiale profonda e all’arteria collaterale radiale. Il capo laterale e lungo scendendo inferiormente formano uno spazio tra i loro tendini dove passano l’arteria circonflessa posteriore dell’omero e il nervo ascellare. È vascolarizzato da rami dell’arteria brachiale profonda (ventre muscolare e capo laterale), dell’arteria collaterale ulnare (capo lungo e mediale) e dall’arteria circonflessa posteriore dell’omero. È innervato dal nervo radiale con un ramo per ciascun capo. Il tricipite brachiale è il principale estensore dell’articolazione del gomito in cui è coinvolto prevalentemente il capo mediale, mentre gli altri due fungono da capi accessori, mentre il capo lungo è un adduttore accessorio del braccio.

 

 

 

Fasce

 

 Gli strati fasciali più importanti del braccio sono la fascia profonda del braccio, il setto intermuscolare laterale e il setto intermuscolare mediale.

 

 La fascia profonda del braccio, o fascia brachiale, è una guaina connettivale che forma i setti fasciali che ricoprono ciascun muscolo del braccio, compartimentalizzandolo ed isolandolo rispetto agli altri. È una fascia a se stante alla cui formazione contribuiscono però le aponeurosi di grande dorsale e grande pettorale e il tendine del muscolo deltoide. Tende ad essere sottile nel compartimento muscolare anteriore e più spessa posteriormente o attorno all’omero.

 

 Il setto intermuscolare laterale è relativamente sottile, origina dal solco intertubercolare dell’omero, prosegue lungo la cresta sopracondiloidea laterale e si inserisce sull’epicondilo laterale. Al suo interno decorrono l’arteria collaterale radiale e il nervo radiale.

 

 Il setto intermuscolare mediale è più spesso del laterale, origina dal margine mediale del solco intertubercolare, segue la cresta sopracondiloidea mediale e si inserisce sull’epicondilo mediale dell’omero fondendosi con il tendine del muscolo coracobrachiale. È perforato dal nervo ulnare, dall’arteria collaterale ulnare superiore e inferiore.

 

 

 

Arterie

 

 Le arterie del braccio sono l’arteria brachiale, l’arteria brachiale profonda, le arterie circonflesse anteriore e posteriore dell’omero, le arterie collaterali ulnari superiore ed inferiore, l’arteria nutritizia dell’omero, l’arteria collaterale media e l’arteria collaterale radiale.

 

 L’ arteria brachiale è il vaso arterioso di più grosso calibro del braccio e rappresenta la continuazione dell’arteria ascellare. Il confine a partire dal quale si abbandona la dicitura di arteria ascellare per sostituirla con quella di arteria brachiale è il margine inferiore del muscolo grande rotondo. A sua volta, distalmente e anteriormente all’articolazione del gomito, l’arteria brachiale si sdoppia nelle due arterie principali dell’avambraccio, l’arteria radiale e l’arteria ulnare. L’arteria brachiale per la maggior parte del suo decorso si trova medialmente all’omero e solo nella porzione più distale si porta anteriormente all’articolazione del gomito prima di sdoppiarsi. È anteriore al muscolo coracobrachiale e mediale al muscolo bicipite, di cui segue intimamente il margine mediale sino all’aponeurosi bicipitale (che la separa dalla vena cubitale mediana), dove invece prosegue anteriormente nella fossa cubitale. I nervi cutaneo mediale dell’avambraccio, ulnare e cutaneo mediale del braccio le sono mediali così come una delle due vene satelliti e la vena basilica, mentre il nervo mediano le è mediale nel suo tratto prossimale e laterale nel suo tratto distale, infatti la incrocia anteriormente a livello del terzo distale del bicipite. La seconda vena satellite di norma le è laterale. È un’arteria superficiale, è infatti ricoperta solo dagli strati della cute e dalle fasce superficiale e profonda. L’arteria brachiale è responsabile della vascolarizzazione di gran parte della cute del braccio grazie ai suoi rami perforanti fasciocutanei (porzioni mediale e laterale) e muscolocutanei (porzione deltoidea).

 

 L’ arteria circonflessa anteriore dell’omero è un ramo laterale dell’arteria ascellare che si porta anteriormente all’epifisi prossimale dell’omero abbracciandone la sua circonferenza, posteriormente al coracobrachiale e al capo lungo del bicipite, per poi confluire posteriormente nell’arteria circonflessa posteriore dell’omero. Contribuisce alla vascolarizzazione del deltoide e della cute della porzione prossimale e anteriore del braccio.

 

 L’ arteria circonflessa posteriore dell’omero è un ramo posteriore dell’arteria ascellare che percorre una semicirconferenza attorno all’epifisi prossimale dell’omero, viene raggiunta dalla sua controparte anteriore. Vascolarizza il deltoide, la cute posteriore della parte prossimale del braccio, i muscoli grande e piccolo rotondo, rispetto ai quali è posteriore.

 

 L’ arteria brachiale profonda è un grosso ramo dell’arteria brachiale che origina posteriormente a quel vaso poco oltre il grande rotondo. Si porta posteriormente alla diafisi dell’omero decorrendo a spirale e poi segue fedelmente il decorso del nervo radiale immersa tra i capi mediale e laterale del tricipite. Da origine ad un lungo ramo, l’arteria collaterale media e poi prosegue sotto forma di arteria collaterale radiale all’interno del setto intermuscolare laterale. È in gran parte responsabile dell’irrorazione del tricipite, talvolta fornisce l’arteria nutritizia dell’omero.

 

 L’ arteria collaterale media è un ramo dell’arteria brachiale profonda, prosegue posteriormente alla diafisi dell’omero e tra il capo laterale del tricipite e il brachiale, con un decorso abbastanza rettilineo, anastomizzandosi dietro l’epifisi distale dell’omero con l’arteria ricorrente interossea e talvolta con l’arteria collaterale ulnare inferiore o con l’arteria collaterale radiale.

 

 L’ arteria collaterale radiale è la prosecuzione dell’arteria brachiale profonda nel setto intermuscolare laterale, prosegue inferiormente e postero-lateralmente alla diafisi dell’omero per poi portarsi anteriormente all’epicondilo laterale in un solco tra questo e il capitello, per gettarsi infine nell’arteria radiale distalmente ad essa.

 

 L’ arteria nutritizia dell’omero è un ramo dell’arteria brachiale o dell’arteria brachiale profonda, che si porta inferiormente penetrando nella diafisi dell’omero e proseguendo verso l’epifisi distale.

 

 L’ arteria collaterale ulnare superiore è un ramo mediale dell’arteria brachiale che si stacca distalmente all’arteria brachiale profonda. Si porta postero-medialmente decorrendo sulla superficie superiore del capo mediale del tricipite per poi portarsi posteriormente all’epicondilo mediale dell’omero e proseguire sotto forma di arteria ricorrente ulnare posteriore.

 

 L’ arteria collaterale ulnare inferiore è un ramo mediale dell’arteria brachiale che si stacca a livello della porzione distale della diafisi dell’omero. Spesso si biforca in due rami, uno, più corto curva posteriormente anastomizzandosi con l’arteria colleterale media, l’altro prosegue nel solco tra l’epicondilo mediale e la troclea e diventa arteria ricorrente ulnare anteriore.

 

 

 

Vene

 

 Sono quattro le vene più importanti del braccio: la vena basilica, la vena cefalica e le due vene satelliti dell’arteria brachiale (o vene brachiali).

 

 La vena basilica è la vena di grosso calibro della porzione mediale del braccio. Decorre medialmente al nervo cutaneo mediale dell’avambraccio ed è mediale all’arteria brachiale, al nervo ulnare, al nervo mediano e alle vene satelliti dell’arteria brachiale. Procedendo verso l’avambraccio il suo decorso si fa più superficiale; a livello dell’articolazione del gomito si porta anteriormente e medialmente e si interconnette con la vena cefalica grazie alla vena cubitale mediana.

 

 La vena cefalica è la vena di grosso calibro della porzione laterale del braccio. Decorre nel solco formato dai capi lungo del bicipite e il capo mediale del tricipite. È anteriore presso l’articolazione del gomito, a livello dell’epifisi distale dell’omero, ma si fa postero-laterale nel restante decorso nel braccio. È superficiale e ricoperta solo da cute e fascia superficiale.

 

 Le vene brachiali sono due vene che affiancano da ciascun lato l’arteria brachiale e la seguono per tutto il suo decorso. A livello del sottoscapolare confluiscono in un unico vaso di grosso calibro, la vena ascellare, tuttavia possono presentare rami che connettono reciprocamente le due vene formando numerose anastomosi ed altri che drenano il sangue nella vena basilica.

 

 

 

Linfa

 

 

 

I vasi linfatici del braccio sono distinti in profondi e superficiali. I vasi linfatici profondi seguono a grandi linee il decorso delle arterie mentre quelli superficiali seguono il decorso delle vene. I linfatici provenienti dalla mano e dall’avambraccio possono drenare nei linfonodi cubitali o sopratrocleari, generalmente tre, posti nella fossa cubitale. I restanti vasi linfatici e quelli in uscita dai linfonodi cubitali drenano generalmente nei 4-6 linfonodi ascellari laterali (quelli che seguono la vena basilica) o nel linfonodo deltoideo-pettorale (quelli che decorrono insieme alla vena cefalica).

 

 

 

Innervazione

 

 

 

I nervi del braccio derivano tutti dal plesso brachiale e sono il nervo mediano, il nervo muscolocutaneo, il nervo ulnare, il nervo radiale e i suoi rami, il nervo cutaneo mediale del braccio e il nervo cutaneo mediale dell’avambraccio.

 

 Il nervo mediano è formato dalla fusione dei rami terminali delle corde mediale e laterale del plesso brachiale. È un grosso nervo che decorre dapprima anteriormente all’arteria brachiale, poi si porta medialmente ad essa e segue il margine mediale del bicipite sino al suo terzo distale, dove incrocia di nuovo anteriormente l’arteria brachiale per poi gettarsi nella fossa cubitale. Durante tutto il suo decorso è superficiale al muscolo brachiale. Nel braccio non rilascia nessun ramo innervante muscoli ma solo rami per l’arteria brachiale.

 

 Il nervo muscolocutaneo è formato dal ramo terminale della corda laterale del plesso brachiale. Si getta quasi subito nella superficie posteriore ventre del muscolo coracobrachiale da cui riemerge sulla superficie anteriore per poi portarsi verso il brachiale. Prima di giungervi si biforca in due rami, uno innerva il muscolo brachiale e il muscolo bicipite brachiale, generalmente il mediale, e l’altro, laterale, a livello del tendine del bicipite costituisce il nervo cutaneo laterale dell’avambraccio e si dirige distalmente al braccio passando sopra l’epicondilo laterale dell’omero. È responsabile dell’innervazione di tutti e tre i muscoli flessori del braccio o del gomito (coracobrachiale, bicipite brachiale e brachiale).

 

 Il nervo ulnare è formato dai rami terminali delle corde mediale e laterale del plesso brachiale (la corda mediale fornisce molte più fibre nervose della laterale). Decorre medialmente all’arteria brachiale, al nervo mediano, al nervo cutaneo mediale dell’avambraccio e al bicipite brachiale, ma lateralmente al nervo cutaneo mediale del braccio, superiormente al coracobrachiale e al brachiale. Decorre seguendo l’arteria brachiale per poi portarsi medialmente e posteriormente all’epicondilo mediale. Non rilascia rami nel braccio.

 

 Il nervo radiale è formato dal ramo terminale della corda posteriore del plesso brachiale. Decorre anteriormente al sottoscapolare e al grande rotondo, nonché al tendine del grande dorsale, per poi portarsi inferiormente ed essere contenuto tra i capi laterale e mediale del tricipite. Decorre insieme all’arteria brachiale profonda di cui segue il corso e si immerge quindi nel setto intermuscolare laterale. Invia tre rami che innervano ciascuno un capo del tricipite, in particolare il nervo per il capo laterale è lungo e sottile e può decorrere in stretta vicinanza con il nervo ulnare. Un suo ramo laterale è il nervo cutaneo laterale inferiore del braccio, che innerva la parte laterale della metà inferiore del braccio dopo aver perforato il capo laterale del tricipite. Medialmente emette invece il lungo nervo cutaneo posteriore dell’avambraccio che scende posteriormente al capo mediale del tricipite per poi perforare il capo laterale, scendere verso l’avambraccio e passare posteriormente al muscolo anconeo. Un ultimo ramo cutaneo del nervo radiale è il nervo cutaneo posteriore del braccio che raggiunge la porzione dorsale dell’olecrano innervando la cute posteriore della porzione distale del braccio.

 

 Il nervo cutaneo mediale del braccio è il più piccolo ramo del plesso brachiale ed origina dalla corda mediale. Discende medialmente al bicipite brachiale e al fascio vascolonervoso del braccio, superiormente al capo lungo del tricipite. Innerva la cute della faccia mediale del braccio, ma anche la cute presso l’epicondilo mediale e l’olecrano.

 

 Il nervo cutaneo mediale dell’avambraccio è un ramo della corda mediale del plesso brachiale. Decorre lateralmente al nervo ulnare e al nervo cutaneo mediale del braccio ma medialmente al nervo mediano e all’arteria brachiale. Innerva la cute della parte distale posteriore e mediale del braccio.

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Spiego a Pandora la testa

Dopo aver spiegato a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sulla testa , gli dissi – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sulla testa e Pandora disse – ok , inizia pure quando vuoi e se ci sono foto fammele vedere e io dissi – certamente . Dopo iniziai a spiegare a Pandora tutto quello che c’ era da sapere sulla testa . Dopo iniziai a spiegare a Pandora tutto quello che c’ e da sapere sulla testa – In anatomia, la testa di un animale è la parte rostrale del corpo, dove sono situati in genere gli occhi, la bocca, le orecchie, il naso e il cervello. Alcune forme di vita molto semplici possono non avere una testa.

 

Anatomia umana

 

La regione frontale della testa, dove si trovano gli occhi, il naso e la bocca, è chiamata viso. L’area al di sopra degli occhi è chiamata fronte (regione frontale della testa). Sottostante la bocca c’è il mento.

 

Esseri umani di età giovane e meno giovane hanno una continua crescita di capelli nella parte superiore della testa. Solitamente le donne, con l’avanzare dell’età, non perdono la loro capigliatura, al contrario degli uomini in cui ciò avviene con frequenza (v. Calvizie).

 

Nella maggior parte degli organismi animali complessi, la testa è unita al resto del corpo tramite il collo.

 

Le ossa della testa

 Le ossa della Testa sono divise nel cranio (tutte le ossa eccetto la mandibola) e la mandibola stessa. Una caratteristica che distingue i mammiferi dai non-mammiferi è la presenza di ulteriori tre ossa (dette ossicini):

 martello

 incudine

 staffa

 

Tali ossicini sono, nei mammiferi, componenti fondamentali del senso dell’udito. Altre specie animali possiedono un singolo ossicino chiamato comunemente columella.

 

Il cranio può essere diviso in una calotta cranica, (o calvarium) e in una base cranica. Il cranium consiste in più ossa che si fondono insieme tramite giunture dette suture. Più suture si uniscono per formare uno pterion. Tale processo di fusione ossea inizia in utero per proteggere l’organo più importante del corpo, e cioè il cervello. Sebbene per la maggior parte il processo di fusione sia completo già prima della nascita, vi sono ampie aree di tessuto fibroso (dette fontanelle) dove la fusione è incompleta fino alla pubertà. La fontanella sulla parte frontale del capo nei neonati e nei bambini è particolarmente facile da identificare al tocco.

 

Il cranio adulto è diviso in diverse ossa, molte delle quali hanno l’equivalente sul lato destro e sinistro del cranio..

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Spiego a Pandora il naso

Dopo aver spiegato a Pandora tutto quello che c’ e da sapere sull orecchio e avergli fatto vedere la foto dell’ orecchio umano , gli dissi – adesso ti spiego tutto quello che c’ e da sapere sul naso e Pandora disse – ok . Dopo aver detto questo iniziai a spiegare a pandora tutto quello che c’ e da sapere sul naso – Il naso è un rilievo impari e mediano del viso che contribuisce, assieme alla faringe ed alla laringe, a formare le vie aerifere superiori. Permette di umidificare, riscaldare e filtrare l’aria inspirata ed è inoltre responsabile del senso dell’olfatto. Nell’uomo, il naso occupa la parte centrale del viso ponendosi in posizione mediana tra le cavità orbitarie, i rilievi delle due guance, superiormente al labbro superiore ed inferiormente alla fronte.

 

Anatomia macroscopica

 

Naso esterno

 

Il naso è un rilievo mediano dello splancnocranio e del volto di forma approssimativamente piramidale, ma di grande variabilità a seconda del soggetto considerato. Il naso esterno costituisce la struttura esterna, si continua superiormente con la fronte tramite la radice del naso, anteriormente e superiormente le due facce laterali si uniscono formando il dorso del naso, che scende inferiormente in un rilievo più o meno appuntito, l’apice del naso. La base del naso, che è la superficie inferiore, delimita in basso tramite due espansioni laterali, le ali del naso, due aperture ellissoidali (una per ciascuna ala) dirette inferiormente, dette narici, più larghe lateralmente e superiormente e gradualmente più strette procedendo medialmente e inferiormente, così che spesso sono piriformi. Il loro diametro antero-posteriore è di circa 1-2 cm e quello trasversale 0,5-1 cm. Le narici collegano il naso esterno al naso interno, ovvero alle cavità nasali, sono provviste di peli chiamati vibrisse e presentano sia ghiandole sebacee che sudoripare. La cute nasale è sottile, particolarmente sul dorso del naso, si ispessisce procedendo verso la radice del naso e si arricchisce, ispessendosi, di ghiandole sebacee sull’apice (particolarmente nel maschio) e nell’area cutanea circostante che possono contribuire, se numerose, alla sua forma. Ad occhio nudo quest’area appare spesso punteggiata. La cute nasale è adesa solo lassamente alla sottostante aponeurosi nasale o ai muscoli del naso. Su di essa, lateralmente e superiormente alle ali del naso è possibile distinguere il solco alare che si continua inferiormente e medialmente nel solco nasolabiale. Le linee di tensione della cute nasale sono trasversali presso la radice e il dorso del naso, sagittali sull’apice del naso e oblique in senso infero-laterale sulle pareti laterali.

 

Ossa

 

Il naso esterno è costituito dalla superificie esterna delle ossa che circondano l’apertura piriforme, in posizione mediana. Superiormente e lateralmente questa apertura è delimitata dal margine inferiore delle due ossa nasali, di forma quadrangolare, che si articolano tra loro mediante la sutura internasale e decorrono superiormente e posteriomente formando la base ossea della radice del naso assieme ai processi frontali delle due ossa mascellari, posti lateralmente alle ossa nasali e ai processi mascellari delle ossa frontali, posti supero-lateralmente ad esse. La sutura che articola il processo mascellare dell’osso frontale con ciascun osso nasale è detta frontonasale, quella che le articola con il mascellare sutura nasomascellare. Il punto antropometrico in cui si intersecano la sutura internasale e le due suture frontonasali è detto Nasion. Ciascun osso nasale è più spesso posteriormente presso la radice del naso e più sottile agli angoli nasofrontali e nella sua porzione inferiore. Il punto più inferiore della sutura internasale costituisce l’apice dell’apertura piriforme. Lateralmente ed inferiormente l’apertura piriforme, oltre che dall’osso nasale, è delimitata in maggior proporzione dal processo frontale dell’osso mascellare, che si continua da ciascun lato nel processo alveolare, il quale, articolandosi con il laterale nella fessura intermascellare costituisce la spina nasale anteriore, facilmente palpabile. Ne costituisce anche in piccola parte le pareti laterali, perlopiù cartilaginee o fibroadipose..

 

Cartilagini

 

Le cartilagini del naso sono strutture di primaria importanza per il suo sostegno e partecipano in modo significativo a definirne la forma, che varia da individuo a individuo. Il naso è dunque formato da una cartilagine settale mediana, da due cartilagini laterali e da due cartilagini alari maggiori, cui si devono poi aggiungere un numero variabile di cartilagini alari minori e, talvolta, un numero variabile di piccoli cartilagini accessorie dette sesamoidi.

 La cartilagine laterale ha forma triangolare e sostiene la parte superiore e parte della parete supero-laterale del naso. La sua base si articola con il margine inferiore dell’osso nasale corrispondente e con una piccola parte del processo frontale dell’osso mascellare, la porzione superiore è in continuità con la cartilagine del setto, che la divide dalla controlaterale. Tra ciascuna cartilagine laterale e la cartilagine del setto vi è una stretta fessura. L’apice di ciascuna cartilagine laterale si articola con la cartilagine alare maggiore tramite del tessuto fibroso. I margini articolari possono essere più o meno estesi a seconda del soggetto e spesso è presente una cartilagine sesamoide interposta e collegata alle due tramite fibre di collagene.

 La cartilagine alare maggiore è una lamina sottile e ricurva che sostiene parzialmente le ali del naso (poiché la restante porzione è sostenuta da tessuto fibroadiposo e spesso da cartilagini alari minori, in numero da due a quattro, che si articolano con il mascellare), è costituita da una branca mediale, collocata sulla base del naso e divisa dalla controlaterale dalla cartilagine del setto (da cui è separata da una sottile fessura), da una branca intermedia, più spessa, che costituisce tutto l’apice del naso, e da una branca laterale che si piega sulla parete laterale del naso dirigendosi superiormente, ma senza essere sufficientemente estesa da aderire all’osso mascellare. Si articola superiormente, per un tratto di estensione variabile, con la cartilagine laterale e medialmente con la cartilagine del setto.

 

Muscoli

 I muscoli del naso sono deputati alla respirazione, alla mimica facciale, alla fonazione in coordinazione altri muscoli mimici del volto. Essi sono il procero, il nasale, il dilatatore anteriore della radice, l’elevatore del labbro superiore e dell’ala del naso e il depressore del setto nasale. Oltre a quelli elencati sono possibili muscoli accessori incostanti.

 Il muscolo procero ha forma piramidale, origina dal pericondrio della cartilagine nasale laterale, dal periostio delle ossa nasali e dall’aponeurosi del naso. Le sue fibre sono spesso fuse o si inseriscono nella porzione mediale del muscolo frontale e dall’aponeurosi epicranica posta tra i due ventri muscolari del frontale, si inseriscono inoltre sulla cute che ricopre la glabella. Il muscolo procero è un depressore della porzione mediale delle palpebre, viene azionato tipicamente nell’atteggiamento della concentrazione, in cui le sorpacciglia si corrugato e si formano rughe trasversali sulla radice nasale; in questa azione collabora con il muscolo corrugatore del sopracciglio e con il depressore del sopracciglio. Funge anche da muscolo accessorio all’orbicolare dell’occhio nel controllare l’apertura palpebrale quando si è esposti ad una luce intensa. È irrorato da rami dell’arteria faciale e dall’arteria sopratrocleare, ramo dell’arteria oftalmica. È innervato dai rami temporali e zigomatici del nervo faciale.

 Il muscolo nasale è un muscolo di forma piramidale, costituito da una porzione trasversa e da una porzione alare. La porzione trasversa è talvolta definita come muscolo compressore della radice, si attacca al processo frontale del mascellare e le sue fibre decorrono superiormente e medialmente, espandendosi e fondendosi con le controlaterali per interposizione dell’aponeurosi nasale sul dorso del naso. Le sue fibre si fondono con il muscolo procero a livello della sutura nasofrontale tramite una sottile aponeurosi, altre si fondono con il muscolo elevatore del labbro superiore e dell’ala del naso, che gli è laterale. La porzione alare, detto anche dilatatore posteriore della radice, possiede fibre che originando superiormente alle fosse incisiva e canina dell’osso mascellare si dirigono in alto e attorno all’ala del naso, fondendosi in parte con la cute, medialmente con il muscolo depressore del setto e superiormente con la porzione trasversa del muscolo nasale. La porzione trasversa di questo muscolo comprime le narici, per esempio quando si viene a contatto con cattivo odore, mentre la porzione alare le dilata. È irrorato dall’arteria dorsale del naso e angolare del naso, rami dell’arteria faciale. È innervato da rami buccali del nervo faciale e da rami del nervo infraorbitario, ramo del nervo mascellare (quindi dal trigemino).

 Il muscolo dilatatore anteriore della radice è un piccolo muscolo che origina dalla branca laterale della cartilagine alare maggiore, circondandola e da parte della cartilagine laterale e fonde le sue fibre con la porzione alare del muscolo nasale, contribuendo a mantenere dilatate le narici durante l’inspirazione. È irrorato dall’arteria angolare del naso. È innervato da rami zigomatici del nervo faciale.

 Il muscolo depressione del setto nasale è un piccolo muscolo triangolare che origina dal processo alveolare dell’osso mascellare sopra gli incisivi centrali e laterali. Le sue fibre passano al di sotto oppure si fondono con il muscolo orbicolare della bocca e si inseriscono sulla branca mediale della cartilagine alare maggiore, sulla spina nasale anteriore e sulla cartilagine del setto. La sua azione consiste nell’abbassare la columella e il setto nasale, collabora con i dilatatori della narice durante l’inspirazione, durante il sorriso abbassa l’apice del naso. Talvolta questo muscolo è assente. È irrorato dall’arteria labiale superiore, ramo dell’arteria faciale. È innervato da rami buccali del nervo faciale.

 Il muscolo elevatore del labbro superiore e dell’ala del naso è dotato di due fasci muscolari, uno mediale ed uno laterale, che originano comunemente sul processo frontale dell’osso mascellare. Il fascio mediale discende infero-medialmente per poi inserirsi sulla branca laterale della cartilagine alare maggiore del naso e sulla cute sopra di essa, mentre il fascio laterale discende obliquamente, passa dietro e appena lateralmente all’ala del naso, passa sotto al muscolo orbicolare della bocca e di fianco all’elevatore del labbro superiore (con cui si fondono alcune fibre) per inserirsi sulla cute del labbro e sulla cresta nasolabiale. Il fascio mediale del muscolo solleva la branca laterale della cartilagine alare maggiore, soprattutto durante l’inspirazione e funge da muscolo accessorio nella sua dilatazione, mentre il fascio laterale è un elevatore del labbro superiore, che può anche estroflettere. È irrorato dall’arteria angolare del naso, ramo dell’arteria faciale e dall’arteria infraorbitaria, ramo dell’arteria mascellare interna. È innervato da rami zigomatici e buccali superiori del nervo faciale..

 

Arterie

 

La cute del naso è vascolarizzata da rami dell’arteria faciale e dell’arteria mascellare interna. In particolare le ali del naso e la base del naso sono irrorate dall’arteria nasale laterale e settale, rami dell’arteria faciale, le pareti laterali e il dorso del naso sono irrorati dall’arteria angolare del naso, ramo dell’arteria faciale, dall’arteria sopratrocleare, ramo dell’arteria oftalmica, e dall’arteria infraorbitaria, ramo dell’arteria mascellare interna.

 

Vene

 

Il circolo venoso segue in generale quello arterioso. La cute del dorso, della base e delle pareti laterali del naso drena attraverso rami omonimi rispetto alle arterie e che decorrono con esse nella vena faciale, che a sua volta drena nella vena giugulare interna, mentre la cute della radice del naso drena nella vena oftalmica superiore. Numerose le anastomosi.

 

Linfa

 

I vasi linfatici del naso drenano nei linfonodi sottomandibolari, ma quelli della radice del naso drenano nei linfonodi parotidei superficiali.

 

Innervazione

 

I muscoli del naso, come detto, sono innervati da rami temporali, zigomatici superiori ed inferiori, buccali superiori del nervo faciale (VII), mentre l’innervazione sensitiva della cute è deputata al trigemino (V) nei suoi rami infraorbitario (ramo del nervo mascellare) per la base, il dorso e le pareti laterali del naso, nervo nasale esterno e e infratrocleare (rami del nervo nasociliare) per la radice del naso.

 

Ossa e cartilagini

 

Il pavimento della cavità nasale corrisponde alla volta della cavità orale, segue l’andamento del palato ed è quindi leggermente inclinato verso l’alto procedendo antero-posteriormente, mentre è leggermente concavo in senso trasversale. Il pavimento osseo del naso è costituito anteriormente dal processo alveolare dell’osso mascellare che si continua posteriormente nel processo palatino (che ne forma la maggior parte) del mascellare, il quale a sua volta si articola tramite la sutura palatomascellare con la lamina orizzontale dell’osso palatino, che si conclude posteriormente con la spina nasale posteriore. Nel processo alveolare dell’osso mascellare è scavato il canale incisivo che permette la comunicazione tra la cavità orale e quella nasale e si apre dietro gli incisivi centrali superiori, nella volta della cavità orale.

 La volta ossea della cavità nasale è costituita anteriormente dall’osso nasale, che si articola posteriormente con la spina frontale dell’osso frontale, il quale funge da “base” per il precedente. L’inclinazione della volta diretta superiormente sino a questo punto, si fa pressoché orizzontale a partire dall’osso frontale, in particolare dal pavimento dei seni frontali. L’osso frontale si articola posteriormente con la lamina cribrosa dell’osso etmoide, che costituisce gran parte della volta della cavità nasale, è inclinata leggermente verso il basso procendendo posteriormente ed è perforata da decine di piccoli fori in cui penetrano i fascetti di fibre olfattive del nervo olfattivo e che permettono il senso dell’olfatto. Vi sono inoltre tre ulteriori fori, più grandi, il foro cieco, all’apice della lamina cribrosa, il foro etmoidale anteriore, posto appena posteriormente al cieco, e il foro etmoidale posteriore, all’angolo postero-laterale della lamina cribrosa. L’etmoide si articola posteriormente con lo sfenoide, in particolare con il pavimento dei seni sfenoidali, che piegano inferiormente e posteriormente, completando la volta del naso. Sulla parete laterale è possibile distinguere l’orifizio del seno sfenoidale, un piccolo foro che si apre nella parete anteriore del seno sfenoidale.

 Le coane sono le aperture posteriori della cavità nasale. Sono divise dal margine posteriore del vomere, che si articola con la lamina perpendicolare dell’osso palatino. Sono delimitate superiormente e medialmente dalle ali del vomere, due protuberanze che a partire dal margine posteriore si piegano lateralmente, dal processo vaginale della lamina mediale del processo pterigoideo e più lateralmente dal processo sfenoidale dell’osso palatino. I loro margini laterali sono costituiti dalle lamine mediali del processo pterigoideo, mentre il pavimento è costituito dal processo orizzontale dell’osso palatino. Sono alte circa 2,5 cm e larghe 1-1,5 cm.

 La parete mediale della cavità nasale è rappresentata dal setto nasale, di superficie piatta, costituito da una porzione cartilaginea anteriore e da una porzione ossea posteriore. La porzione ossea è formata postero-inferiormente dal vomere e dalle creste del processo palatino dell’osso mascellare e dalla lamina orizzontale dell’osso palatino, poste inferiormente al vomere, con cui si articolano. Superiormente, il vomere si articola con la lamina perpendicolare (o papiracea) dell’etmoide che risale antero-superiormente sino a formare la volta nasale per mezzo della lamina cribrosa. In minima parte il setto nasale è formato anche dalle ossa nasali, dall’osso frontale (antero-superiori) e dalla cresta dello sfenoide (postero-superiore). Anteriormente il setto nasale è costituito dalla cartilagine del setto, di forma quadrangolare, che si articola posteriormente ed inferiormente con il vomere, posteriormente e superiormente con la lamina perpendicolare dell’etmoide, superiormente tramite la sutura internasale con le ossa nasali, ed infine per un breve tratto inferiormente ed anteriormente con la cresta incisiva dell’osso mascellare. La cartilagine del setto è connessa alle cartilagini alari maggiori da tessuto fibroso e ne è separata da un solco su entrambi i lati.

 La parete laterale della cavità nasale è costituita, in direzione antero-posteriore, dalle cartilagini alari maggiori, dal processo laterale della cartalagine del setto superiormente a queste, posteriormente dalle cartalagini alari minori e sotto queste, a completare la parete laterale dell’ala del naso, da tessuto fibroadiposo. Posteriormente alla porzione cartilaginea la parete laterale è formata dal processo frontale dell’osso mascellare, superiormente ad esso da piccole porzioni laterali delle ossa nasali e del frontale, posteriormente invece dall’osso lacrimale. Dietro l’osso lacrimale protrudono tre lamine ossee dette cornetti nasali, una superiore, una media ed una inferiore, i primi due sono parte dell’osso etmoide, il terzo è a sé stante. Ciascun cornetto è ricurvo infero-medialmente e ciascuno di essi delimita un meato, per cui distinguono un meato superiore, uno medio ed uno inferiore. L’inferiore, che è il più ampio, è compreso tra il pavimento della cavità nasale e il cornetto nasale inferiore, il medio tra il cornetto inferiore e il medio, il superiore tra il cornetto medio e il superiore. Talvolta dalla parete laterale superiore può sporgere un quarto cornetto, che viene chiamato cornetto nasale supremo, il più superiore dei quattro in questo caso. Il meato compreso tra esso e il meato nasale superiore viene chiamato meato nasale supremo. Il cornetto nasale inferiore è il più esteso dei tre, si articola anteriormente con il processo frontale dell’osso mascellare, posteriormente con la lamina perpendicolare dell’osso palatino, superiormente con l’osso lacrimale e tramite il processo etmoidale con il processo uncinato dell’osso etmoide. Lateralmente alla sua parete laterale e nella sua porziona anteriore sbocca il canale nasolacrimale tramite l’omonimo orifizio. Il cornetto nasale medio è una lamina ossea ricurva infero-medialmente più piccola del cornetto nasale inferiore, collegata superiormente al cornetto nasale superiore, si articola anteriormente con l’osso lacrimale tramite il margine anteriore del processo uncinato ed inferiormente con il cornetto nasale inferiore. Lateralmente alla parete laterale del cornetto nasale medio si trova la bolla etmoidale, un rigonfiamento tondeggiante, dove è collocato l’orifizio delle celle etmoidali medie; poco anteriormente alla bolla etmoidale lo iato semilunare presenta l’orifizio per le cellule etmoidali anteriori inferiormente e superiormente l’orifizio del canale nasofrontale, che collega la cavità nasale con i seni frontali. nel meato medio, più stretto dell’inferiore, sboccano gli orifizi del seno mascellare. Il cornetto nasale superiore si articola inferiormente con il cornetto nasale medio, anteriormente con l’osso nasale e con il frontale, posteriormente con lo sfenoide e con la lamina perpendicolare dell’osso palatino. Lateralmente alla sua porzione posteriore sbocca l’orifizio delle cellule etmoidali posteriori. Il meato nasale superiore è il più stretto e più corto dei tre e vi sbocca il seno sfenoidale tramite il corrispondente orifizio. Posteriormente all’apice del cornetto nasale medio, nella lamina perpendicolare dell’osso palatino si apre il foro sfenopalatino. Nel vivente la cavità nasale è completamente ricoperta da mucosa nasale od olfattiva..

 

Mucosa

 Ciascuna cavità nasale è suddivisa in quattro aree: il vestibolo, l’atrio, la zona olfattiva e la porzione respiratoria.

 Il vestibolo è la porzione iniziale allargata dell’apertura anteriore di ciascuna narice. Lateralmente è limitata dalle cartilagini alari, dalle cartilagini nasali laterali e medialmente dalla parete inferiore del setto, posteriormente da un rilievo curvo detto limen nasi originato dalla sovrapposizione della cartilagine alare maggiore con la cartilagine nasale laterale. Il vestibolo è ricco di ghiandole sebacee e sudoripare, e nell’uomo adulto presenta peli detti vibrisse.

 L’atrio è rappresentato da una lieve depressione della parete laterale, situata al davanti delle conche. È delimitato in alto da una piega della mucosa: l’agger nasi.

 La zona olfattiva del naso presenta una mucosa molto spessa che si presenta scura a causa della presenza di un pigmento bruno. I recettori dell’olfatto inviano gli stimoli al cervello attraverso il nervo olfattivo, che si dirama nelle cavità nasali con numerose piccole fibre.

 

Arterie

 La cavità nasale è irrorata da arterie derivanti dall’arteria mascellare interna e dall’oftalmica superiore, ovvero l’arteria sfenopalatina, etmoidale anteriore, etmoidale posteriore, nasale esterna e labiale superiore.

 L’arteria sfenopalatina è il ramo di calibro maggiore dell’arteria mascellare interna che penetra nella cavità nasale. Vi entra attraverso il foro (o meglio, fessura) sfenopalatina, che perfora la lamina perpendicolare dell’osso palatino, nella sua parte posteriore. Appena penetrata nella cavità nasale, da origine ad un ramo settale posteriore e ad un ramo laterale posteriore. Il ramo settale posteriore si porta sulla parete mediale (setto nasale) e ne irrora la parte più posteriore, ramificandosi diffusamente, mentre uno dei suoi rami penetra si porta anteriormente ed inferiormente nel canale incisivo e qui si anastomizza con l’arteria palatina maggiore. Questo ramo, decorrendo obliquamente sull’osso, lascia spesso un solco distinguibile sul vomere. L’arteria sfenopalatina invia rami che si anastomizzano con rami settali dell’arteria etmoidale posteriore sulla cartilagine settale e sull’etmoide ed insieme ad essa irrorano la porzione centrale della cavità nasale. Il ramo laterale posteriore, si porta sulla parete laterale della cavità nasale, qui si divide in tre rami che si fanno orizzontali. Il ramo superiore irrora il cornetto nasale medio, quello mediano il cornetto nasale inferiore e quello inferiore il meato inferiore. I due che decorrono sui cornetti si biforcano ed inviano piccole ramificazioni che irrorano la mucosa posta dietro di essi che infine si anastomizzano a livello dell’osso lacrimale e del processo frontale del mascellare con rami laterali dell’arteria etmoidale anteriore. Il terzo, quello che decorre lungo il meato inferiore, si anastomizza biforcandosi con rami dell’arteria nasale laterale, ramo dell’arteria faciale. L’arteria sfenopalatina contribuisce quindi all’irrorazione della porzione posteriore e media (tranne la volta) del setto nasale e di quasi tutta la parete laterale (tranne la volta e il vestibolo). È quindi responsabile anche dell’irrorazione della maggior parte della mucosa nasale.

 L’arteria etmoidale posteriore è un ramo dell’arteria oftalmica superiore, penetra nella cavità nasale attraverso il foro etmoidale posteriore, collocato nell’angolo postero-laterale della lamina cribrosa dell’etmoide, a livello della parte posteriore della volta della cavità nasale. Entrata in cavità nasale, subito si biforca in un ramo settale e in uno laterale, che irrorano la volta posteriore della cavità nasale ciascuno sul suo lato, ma il ramo laterale irrora anche i cornetti nasali superiore ed, eventualmente, supremo, e i meati superiore (assieme ai rami laterali posteriori dell’arteria sfenopalatina) e supremo.

 L’arteria etmoidale anteriore è un ramo dell’arteria oftalmica superiore, penetra nella cavità nasale attraverso il foro etmoidale anteriore, collocato postero-lateralmente al foro cieco nella lamina cribrosa dell’etmoide, a livello della parte anteriore della volta della cavità nasale. Entrata in cavità nasale, si biforca in un ramo settale che scende inferiormente irrorando la mucosa corrispondente al processo frontale dell’osso mascellare e la porzione più anteriore della cartilagine del setto, oltre ad una piccola parte dell’alare maggiore, ed un ramo laterale, che discende obliquamente lungo la volta rilasciando progressivamente rami che si anastomizzano con quelli laterali anteriori della sfenopalatina, ed infine si anastomizza con l’arteria nasale esterna a livello della parete laterale cartilagine alare maggiore. Irrora quindi la volta anteriore e laterale della cavità nasale, la cartilagine nasale laterale e una parte della cartilagine alare maggiore.

 L’arteria nasale esterna, ramo della faciale, è poco rappresentata, penetra in cavità nasale per mezzo del tessuto fibroadiposo delle ali del naso, lo irrora assieme ad una piccola parte della parete laterale della cartilagine alare maggiore, poi si anastomizza con i rami laterali delle arterie sfenopalatina ed etmoidale anteriore.

 L’arteria labiale superiore, ramo della faciale, anch’essa poco rappresentata, invia rami che irrorano la parete mediale della cartilagine alare maggiore e in parte della porzione anteriore di quella settale, poi si anastomizza con i rami settali delle arterie etmoidale anteriore e sfenopalatina..

 

Vene

 

Le vene della cavità nasale seguono in generale il decorso delle arterie ed assumono il loro stesso nome, ma nessuna di esse si inoltra nel canale incisivo per contrarre anastomosi. Costituiscono plessi anastomotici complessi nel tessuto sottomucoso della cavità nasale, in particolare nella porzione posteriore della cavità nasale e nei cornetti medio ed inferiore. Le vene della porzione posteriore e media della cavità nasale, rappresentate dai rami della vena sfenopalatina, drenano attraverso il foro sfenopalatino nel plesso pterigoideo della fossa infratemporale, quella della porzione anteriore drenano attraverso le vene labiali superiori e nasali esterne alla vena faciale, mentre le vene della volta del naso (vena etmoidale anteriore e vena etmoidale posteriore) drenano, dopo essere penetrate nei rispettivi fori, nella vena oftalmica superiore, che a sua volta drena nel seno cavernoso nella fossa cranica media. Caratteristiche anastomosi artero-venose (costituite da vasi di piccolo calibro) sono presenti a livello delle ghiandole mucose e nella parte più profonda della mucosa nasale. Il foro cieco talvolta permette il passaggio di una vena nasale che segue il ramo dell’arteria etmoidale anteriore discendente lungo la volta nasale e che drena la porzione anteriore del naso assieme alla vena etmoidale anteriore. Essa sbocca nel seno sagittale superiore.

 

Linfa

 

I vasi linfatici che decorrono nella porzione anteriore della cavità nasale drenano nei linfonodi sottomandibolari, quelli della porzione media e posteriore nei linfonodi cervicali profondi, mentre quelli del pavimento del naso nei linfonodi parotidei.

 

Innervazione

 

La cavità nasale è innervata da rami del nervo trigemino (V), deputato alla sensibilità generale, dal nervo infraorbitario e alveolare superiore rami del faciale (VII), dal nervo olfattivo (I), deputato al senso dell’olfatto e da fibre del sistema nervoso autonomo, deputate all’innervazione ghiandolare e vasomotoria.

 Il nervo etmoidale anteriore penetra nella cavità nasale attraverso il foro etmoidale anteriore, e si divide subito in due rami che si portano uno al setto nasale, l’altro alla parete laterale. Il ramo settale segue il profilo della volta nasale e la innerva inviando rami all’etmoide, alla cartilagine del setto e alla cartilagine alare maggiore, irrorando quindi la porzione anteriore settale del naso. Il ramo laterale segue anch’esso la volta, ma emette tre rami, uno scende verticalmente innervando la porzione anteriore del naso, un secondo innerva la cartilagine nasale laterale, alare maggiore ed alari minori ed un terzo perfora la cartilagine laterale e funge da ramo nasale esterno innervando la cute del dorso del naso.

 Il nervo nasopalatino, ramo del nervo mascellare, entra nella cavità nasale attraverso il foro sfenopalatino e subito si biforca in un ramo settale e in uno laterale. Il ramo settale segue i rami settali dell’arteria sfenopalatina, scendendo lungo il vomere e ramificandosi, per poi inviare un ramo che si anastomizza con il nervo palatino nel canale incisivo. È responsabile dell’innervazione sensitiva di tutta la porzione posteriore e media del setto nasale. Il ramo laterale segue anch’esso i rami laterali posteriori dell’arteria sfenopalatina, inviando un ramo sul cornetto medio, uno sul cornetto inferiore e uno lungo il meato nasale inferiore. Questo nervo è quindi il principale nervo sensitivo del naso.

 Il nervo infraorbitario, ramo del nervo faciale (VII) invia un ramo nasale che innerva il tessuto fibroadiposo delle ali del naso e parte della cartilagine alare maggiore.

 Il nervo alveolare superiore, ramo del nervo faciale (VII), invia un ramo nasale che perfora il processo frontale dell’osso mascellare ed innerva la porzione anteriore del meato nasale inferiore.

 Il nervo olfattivo penetra nella cavità nasale attraverso circa venti fascetti amielinici che discendono nei fori della lamina cribrosa e si ramificano nella mucosa del cornetto nasale superiore (ed eventualmente sul supremo) e nei meati superiore e supremo, ricoperti dalle meningi nel passaggio e poi da cellule di sostegno. La dura infatti si fonde col periostio nasale, l’aracnoide e la pia con il connettivo. Occupa quindi la volta posteriore e media del naso, sia lateralmente che medialmente. Questi fascetti originano tutti dal bulbo olfattivo, poggiante sopra la lamina cribrosa nella fossa cranica anteriore. Sono uno dei pochi se non l’unico esempio di neuroni che effettuano turnover nell’uomo.

 

Anatomia microscopica

 

Il vestibolo del naso sino al limen nasi è rivestito da una mucosa costituita da epitelio pavimentoso pluristratificato cheratinizzato che è in continuità con la cute del naso esterno e della columella con una lamina propria di tessuto connettivo sottostante. Questa cute presenta dei peli spessi, dette vibrisse, che piegano verso la cavità nasale ed aumentano notevolmente a partire dalla mezza età e fungono da filtro grossolano per le particelle in entrata con l’aria inspirata, in particolare delle più voluminose. Posteriormente al limen nasi l’epitelio diventa pavimentoso non cheratinizzato, per poi trasformarsi gradualmente in epitelio pseudostratificato ciliato di tipo respiratorio, con cellule che diventano progressivamente cilindriche o cubiche e la presenza sempre più consistente di cellule caliciformi mucipare. L’epitelio respiratorio ricopre tutte le strutture della cavità nasale, fatta eccezione per il vestibolo e alcune porzioni della volta che sono ricoperte da epitelio olfattivo, conserva una lamina propria di tessuto connettivo ed è strettamente aderente al periostio sottostante. Non tutte le cellule dell’epitelio respiratorio sono ciliate, ed il rapporto tra cellule ciliate e non ciliate è variabile all’interno della cavità nasale. La lamina propria contiene numerose ghiandole sieromucose, responsabili della secrezione del film mucoso che ricopre costantemente la mucosa nasale, il quale funge da superficie intrappolante le piccole particelle non respinte dalle vibrisse (sempre inferiori a 2,5 mm) che vi rimangono appiccicate. Successivamente il muco viene trasportato dalle vibrisse verso la rinofaringe alla velocità di circa 6 mm al minuto, per poi essere deglutito nell’orofaringe grazie ai movimenti del palato molle; una piccola parte invece ristagna nel vestibolo malgrado il pavimento della cavità nasale si sollevi leggermente procedendo verso le narici. Il muco nasale è costituito per il 95% da acqua, per l’1% da ioni inorganici, per il 0,3-0,5% da fosfolipidi, per il 3% glicoproteine (mucine) e per lo 0,1-0,5% da proteine antimicrobiche come lattoferrina, lisozima, β-difensina, IgA, IgG. La lamina propria dell’epitelio respiratorio risulta più spessa e fortemente vascolarizzata a livello dei cornetti nasali dai rami laterali dell’arteria sfenopalatina e dalle arterie etmoidale anteriore e posteriore e drenata dalle vene e dai sinusoidi venosi che seguono in generale il decorso delle arterie; a livello dei meati è invece più sottile. La mucosa respiratoria si continua con la mucosa dell’orofaringe attraverso le coane, della congiuntiva attraverso il condotto nasolacrimale e con i seni paranasali attraverso i loro canali che sboccano nella cavità nasale. La mucosa olfattiva ricopre la porzione superiore del meato medio, il meato superiore, la parte superiore della lamina perpendicolare e la superficie inferiore della lamina cribrosa dell’etmoide. La mucosa olfattiva è costituita da un epitelio pseudostratificato contenente sei tipi di cellule in superficie e profondamente da una lamina propria connettivale. Le sei tipologie cellulari della mucosa olfattiva sono:

 Le cellule con microvilli sono cellule dalla forma variabile (descritta come “a goccia” o “a fiasco”) e relativamente poco numerose se rapportate ai neuroni olfattivi. La loro membrana plasmatica apicale si estroflette in numerosi microvilli che sporgono nella cavità nasale ricoperte da un sottile film. La loro funzione è incerta.

 Le cellule di sostegno sono cellule dalla forma cilindrica che si interpongono tra i neuroni olfattivi ed in parte li ricoprono. La loro membrana plasmatica apicale presenta numerosi e lunghi microvilli. Il nucleo è voluminoso e si trova nella porzione apicale della cellula mentre la porzione basale accoglie dei residui lamellari di origine lisosomiale che contribuiscono a fornire all’epitelio olfattivo un colore brunastro-giallognolo. Come per molti altri residui di degradazione cellulare, sono più numerosi in età avanzata. Le cellule di sostegno sono unite tra loro prevalentemente tra desmosomi, ma si uniscono con i neuroni olfattivi tramite giunzioni serrate.

 Le cellule basali orizzontali sono cellule appiattite e aderenti alla lamina basale dell’epitelio olfattivo. I nuclei sono fortemente eterocromatici e nel citoplasma basofilo sono particolarmente ricche di filamenti intermedi di cheratina.

 Le cellule basali globose sono cellule tondeggianti, hanno nuclei eucromatici e citoplasma acidofilo. Sono collocate appena al di sopra della lamina basale. Sembrerebbero le cellule staminali rigeneranti i neuroni olfattivi dato che presentano un’intensa attività mitotica.

 Le cellule olfattive di rivestimento sono una tipologia di cellule gliali originanti dal placode olfattivo, sebbene mostrino somiglianze sia con gli astrociti che con le cellule di Schwann, che originano invece dalla cresta neurale. Queste cellule forniscono una guaina agli assoni di ciascun neurone olfattivo per tutto il suo decorso fino al bulbo olfattivo.

 I neuroni olfattivi sono una classe di neuroni bipolari che si trovano esclusivamente nell’epitelio olfattivo e forse l’unico tipo di neuroni che possiede un continuo turnover. I pirenofori sono localizzati approssimativamente al centro dell’epitelio olfattivo, sopra quelli delle cellule basali globose e sotto quelli delle cellule di sostegno. Il neurone olfattivo possiede un solo dendrite privo di ramificazioni che si porta verso la porzione superficiale dell’epitelio ed un singolo assone che si porta dalla parte opposta verso la lamina propria. Questo assone è ricoperto dalle cellule olfattive di rivestimento, un tipo speciale di cellule gliali. I dendriti fuoriescono dall’epitelio olfattivo e si ramificano solo a questo punto in terminazioni a forma di vescicola dalle quali si dipartono decine di lunghe e sottili ciglia. Le ciglia olfattive paiono non essere mobili e quindi avere la funzione di incrementare la superficie a disposizione per la captazione delle molecole olfattive nel film sieroso. Ciascuna molecola olfattiva o ciascun gruppo di molecole è specifico per un solo tipo di neuroni olfattivi. Gli assoni dei neuroni olfattivi si uniscono progressivamente in fasciscoli composti da decine di assoni e questi fascicoli si associano nei filuzzi olfattivi che penetrano attraverso i fori della lamina cribrosa dell’etmoide per raggiungere il bulbo olfattivo soprastante.

 

La lamina propria dell’epitelio olfattivo contiene le ghiandole di Bowman, tubuloalveolari, che riversano il loro secreto in dotti che penetrano nell’epitelio olfattivo e sboccano sulla sua superficie. Il secreto, che forma un sottile film sulle terminazioni nervose, è composto da proteine antimicrobiche come lisozima, lattoferrina, proteoglicani e IgA. I proteoglicani grazie alla loro struttura fortemente ramificata svolgono l’importante funzione di intrappolare le molecole odorose che poi vengono trasportate per diffusione alle ciglia delle terminazioni dei neuroni olfattivi.

 

Tipologie di naso

 

A seconda della forma del dorso e della punta del naso esterno, si è soliti distinguere 4 tipologie di naso:

 Naso greco, in cui il dorso del naso si continua in modo diretto con la fronte, risultando mancante l’incisura naso-frontale. Tale modello, tipico nelle staute della Grecia antica, si osserva molto raramente nella realtà.

 Naso retto o augusteo, in cui il dorso del naso si presenta rettilineo e la punta del naso è rivolta anteriormente. Questa modello di naso è anche detto augusteo o di Augusto poiché osservabile nelle statue dell’imperatore romano Ottaviano Augusto e molte altre statue romane di epoca augustea.

 Naso rincagnato o socratico, in cui il dorso del naso è concavo e la punta del naso è rivoltà in su. Questo modello è anche detto socratico o di Socrate poiché rinvenibile nelle statue di Socrate.

 Naso aquilino o dantesco, in cui il dorso del naso è convesso e la punta del naso è rivolta in giù, come il becco di un’aquila. Questo modello è anche detto dantesco o di Dante poiché rinvenibile nei dipinti e nelle statue che raffigurano Dante Alighieri..

 

Patologia

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 Rinolaringite

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