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Alukard Saintcall Armi Armi da Taglio Dominatrice di Poteri Dr Alyssa Saintcall Foto

Aspetto della Rebellion di Helena Saintcall

Mia madre Helena si metteva in parecchi guai e se ne liberava da soli da questi guai e sopratutto grazie ai suoi poteri . Visto che stava sempre in mezzo ai guai la chiamavano piccola monella . Verso i 17 anni lei ottenne una spada che si chiamava Rebellion e rispecchiava in modo perfetto il suo comportamento da ribelle . La spada era davvero molto bella e lei grazie alla sua superforza la poteva maneggiare con calma e senza nessun sforzo . Invece se ci provava un umano non ci sarebbe riuscito e ci sarebbero voluti tre o forse quattro uomini . La spada era davvero molto potente e Helena non ci mise molto a capire come combattere visto che se ci non avrebbe messa molto forza sarebbe morta . Helena non cambio il nome della sua spada visto che gli piaceva moltissimo quel nome e poi neanche mia sorella cambio il suo nome visto che poi quando ebbe 18 anni ebbe lei quella spada e la utilizza per portare luce e speranza e per aiutare le persone di tutti i mondi , tempi , spazi e universi .

rebellion

 

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DmC – Devil May Cry in un nuovo trailer pieno d’azione

L’uscita di DmC – Devil May Cry, e Capcom continua il suo bombardamento mediatico per ammaliare più videogiocatori possibile. Questa volta tocca a un trailer nuovo di zecca che ci regala una sequenza d’intermezzo ricca di azione e combattimenti.

Il filmato rincuorerà tutti coloro che non riescono più a farsi dare un mutuo: a Dante va molto ma molto peggio, e quando entrano in banca si ritrova mostri e demoni vari al posto dei cassieri.

Questo DmC è il “reboot” della serie Devil May Cry che per la prima volta Capcom ha deciso di affidare al team di sviluppo esterno Ninja Theory. Finora il risultato era stato quello di attirare un enorme quantità di critiche da parte di fan e stampa specializzata, soprattutto a causa degli sconvolgimenti totale del look e delle caratteristiche distintive subiti dal protagonista Dante. La demo pubblica ha però stemperato le polemiche, rivelandosi discretamente convincente. Speriamo bene!

Sia la versione standard di DmC: Devil May Cry che l’edizione Son of Sparda saranno disponibili a partire dal 13 gennaio su PC, PlayStation 3 e Xbox 360.

 

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DMC- Devil May Cry Provato

Roma – Al Captivate romano abbiamo provato diversi titoli, tutti di valore e tutti profondamente diversi l’uno dall’altro. Ma, se dovessimo indicare quello che ci ha colpito di più per la sua cifra stilistica e per il gameplay indovinato, la scelta (personale, s’intende) ricadrebbe sulla discussa nuova incarnazione virtuale di Dante, DMC: Devil May Cry. Scopriamo insieme il perché di questo primo contatto positivo, e soprattutto se è rimasta intatta la giocabilità simbolo della serie.

Non è bello ciò ch’è bello, ma che bello, che bello, che bello 

Lo sappiamo, i fan più hardcore della serie di Devil May Cry hanno accolto il nuovo look di dante come un colpo basso, un bieco tentativo di indorare il prodotto per renderlo appetibile a un pubblico più vasto, più occidentale, più giovane, più Twilight.
C’è qualcosa di vero in tutto questo, altrimenti Capcom non avrebbe appaltato ai Ninja Theory lo sviluppo del titolo dandogli carta bianca in questa direzione, ma non ci sentiamo di liquidare l’operazione come un semplice restyling macina vendite per il mercato americano, perché quello che abbiamo visto è un prodotto di qualità e, soprattutto, stilisticamente decisamente indovinato.
Questione di gusti? Certo, ma se è vero che soggettivamente è bello ciò che piace, è anche vero che esiste un bello oggettivo, che più o meno viene riconosciuto da tutti.
Ecco, questo bello oggettivo è DMC: Devil May Cry.
Romanzo di formazione 
La cornice temporale scelta per l’ambientazione di questo prequel dedicato a Dante è la sua post adolescenza, quando ancora portava i capelli corti e si lasciava andare ai piaceri più fisici della vita senza curarsi tanto delle conseguenze. Proprio reduce da una serata brava lo incontriamo, senza vestiti, con in bocca il sapore dell’alcol e sul letto un reggiseno di chissà chi.
Ma non siamo in casa, non è la camera di un pulcioso motel di periferia, Dante vive in una roulotte dalla quale viene trascinato fuori per mezzo di un’altra donna chiamata Cat, una voce femminile più responsabile che si ripromette di aiutarlo nella sua avventura.
Cat è una medium, impossibilitata a varcare il confine tra limbo e mondo dei mortali, ma in grado di sentire la presenza dei demoni e di riuscire a comunicare tra le due dimensioni: tramite una spettacolare sequenza Dante ritrova tutti i suoi vestiti, le sue armi, e si innesca un rocambolesco inseguimento tra lui e il demone che gli da la caccia, con palazzi che crollano su loro stessi e ruote panoramiche sganciate nel limbo, che seminano il terrore nella realtà, rotolando lungo un molo pieno di persone in fuga.

Nel vivo dell’azione 

Dante è strafottente, arrogante e belloccio, e quando si ritrova catapultato nel limbo fa di tutto per mantenere alta la sua reputazione bellica. I combattimenti, vero fulcro dell’azione di gioco, sono divertenti, frenetici, e con una componente tattica che si amalgama piacevolmente senza risultare artificiosa.
La scelta dell’arma con cui attaccare va fatta tra le fidate pistole (utili per la distanza, ma dal danno basso e soprattutto poco efficaci in termini di punteggio) e le tre diverse armi da corpo a corpo disponibili. Avremo una spadone, una falce (collegata ai poteri angelici) e una pesante ascia a due mani (collegata a quelli demoniaci). Da segnalare poi la presenza di due diversi rampini, uno che tira verso di noi i nemici, e l’altro che invece trasporta Dante al livello del demone selezionato.
In un primissimo momento la quantità di mosse potrebbe spiazzare un novellino, ma già dopo una manciata di secondi ci si ritrova a inanellare sequenze interminabili di combo letali, alternando le diverse armi, i colpi volanti e balzando da un nemico all’altro.
L’ascia a due mani è un’arma pesante, lenta, ma dal grande potere distruttivo, indispensabile per mandare in frantumi gli scudi dei nemici più coriacei, mentre la falce angelica è rapida e affilatissima, aprendo così due diverse tipologie di scontro che si adattano alle varie sollecitazioni dei demoni.
I due rampini, poi, vengono utilizzati anche per delle semplici fasi platform, per raggiungere livelli lontani o per estrarre delle piattaforme dai muri dei palazzi.
Le opzioni sono molte, ma pad alla mano riescono tutte a dire la loro senza far rimpiangere gli scorsi capitoli della serie.
DMC: Devil May Cry è divertente da giocare, e anche questo è un giudizio oggettivo.

L’altra faccia della medaglia 

Il mondo come lo conosciamo trova una dimensione parallela nel limbo, ambientazione che riproduce quasi fedelmente le architetture reali, per infettarle però con molti elementi demoniaci e fantastici. Camminando in questa dimensione si possono vedere le ombre dei mortali che passeggiano per le strade della realtà, e si possono vedere le influenze infernali sul nostro mondo, con le insegne dei negozi che mutano rivelando la loro vera identità di tentazioni insalubri.
Il limbo è come un organismo che produce anticorpi, i demoni, per scacciare l’intruso, Dante. Ma non solo, sono le architetture stesse che si modificano, con palazzi che crollano, che cambiano forma, con pavimenti che cedono sotto i nostri piedi e pali della luce che si accartocciano come capelli bruciati.
L’impatto visivo, sebbene non incredibilmente dettagliato, è dunque dei migliori, grazie alla direzione artistica che indovina una trovata dopo l’altra, creando un mondo tanto distorto quanto affascinante.
Anche per quanto riguarda il design dei mostri non si può che esprimere un parere positivo, con piccoli demoni volanti che si alternano a guerrieri dotati di spadone e scudo, telecamere-occhi che lasciano il passo a combattenti sinuosi, e su tutti il demone visto nella presentazione, gigantesco e splendidamente perverso.

Commento Finale

DMC: Devil May Cry ci è piaciuto, sia per la giocabilità ragionata, ma intuitiva, che per lo stile personale e indovinato. Siamo sicuri che anche il giocatore più scettico, a patto di dargli una possibilità, tornerà sui suoi passi per riconoscere il valore di una produzione che sembra in grado di rinfrescare, senza snaturare, una serie tra quelle simbolo dei giochi d’azione. Rimanete su Spaziogames per saperne di più.