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Marion Stride annuncia l’ uscita di Outlast: Whistleblower

Outlast quell’ universo in cui dentro un Ospedale sono successe cose che fanno davvero paura . Li dentro non potevi distogliere lo sguardo non solo dal davanti ma anche da dietro visto che ci poteva essere uno di quei mostri che ti voleva prendere per ucciderti o per farti diventare uno di loro . Una nuova storia di paura stava per accadere li e vi dico prima che Marion Stride vi dica di questa cosa spero che siate pronti visto che potrebbe fare più paura dell’ avventura originale . Marion si era messa alla sua postazione visto che adesso avevo cambiato un po le cose ed era come una postazione con davanti un alto parlante e dietro un proiettore che poteva essere tirato giù con un tasto e se collegavi un computer potevi far vedere a tutto anche un video . Marion si schiarì la voce e inizio a dire – Salve a tutti io sono Marion e sono qui per dirvi che il 7 maggio uscirà la nuova avventura di Outlast : Whistleblower . Non vedrete il vecchio personaggio ma uno nuovo e il suo nome è  Waylon Park che è un ingegnere di software e prende una sostanza che è molto pericolosa . Sta facendo degli esperimenti di cui adesso non sappiamo su che cosa e quindi si posso dire solo questo . Sette maggio venite e qui e ci godremo insieme questa avventura davvero spaventosa . 

 

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Spiego a Kratos e Pandora il Software

Dopo aver detto sia a Kratos sia a Pandora tutto sul lettore Dvd , io dissi sia a Kratos sia a Pandora – adesso vi spiego tutto sul Software e Pandora disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti gli dissi tutto sul Software – Il software è un programma o un insieme di programmi in grado di funzionare su un computer o qualsiasi altro apparato con capacità di elaborazione (smartphone, console, navigatori satellitari e così via).

 

Il termine è un vocabolo della lingua inglese costituito dall’unione di due parole, soft (morbido) e ware (manufatto, componente, oggetto, cosa). Il termine si contrappone tradizionalmente a hardware (la componente fisica di un sistema di calcolo). Nel tempo sono entrati nell’uso altri termini che descrivono elementi di un computer, come il firmware. Il suffisso -ware viene usato anche in altri termini che indicano particolari tipi di programmi: in funzione del ruolo che hanno in un sistema di calcolo (per esempio middleware); del tipo di licenza con cui sono distribuiti (freeware, shareware); e altro.

 

Storia del software

 

Il termine software ha origine durante la seconda guerra mondiale. I tecnici dell’esercito inglese erano impegnati nella decrittazione dei codici tedeschi di Enigma, di cui già conoscevano la meccanica interna (detta hardware, componente dura, nel senso di ferraglia) grazie ai servizi segreti polacchi. La prima versione di Enigma sfruttava tre rotori per mescolare le lettere.

 

Dopo il 1941, ad Enigma venne aggiunto un rotore, e il team di criptanalisti inglesi, capitanati da Alan Turing, si dovette interessare non più alla sua struttura fisica, ma alle posizioni in cui venivano utilizzati i rotori della nuova Enigma.

 

Dato che queste istruzioni erano scritte su pagine solubili nell’acqua (per poter essere più facilmente distrutte, evitando in tal modo che cadessero nelle mani del nemico) furono chiamate software (componente tenera), in contrapposizione all’hardware.

 

Il senso moderno del termine deriva dalle istruzioni date ai computer, ed è stato utilizzato per la prima volta nel 1957 da John Wilder Tukey, noto statistico statunitense.

 

Dal 1950 l’analogia tra l’hardware ed il corpo umano e quella tra il software e la mente umana si è fatta molto forte, dal momento che Turing ha sostenuto che il progresso tecnologico sarebbe riuscito a creare, entro il 2000, delle macchine intelligenti (in grado cioè di “pensare” autonomamente) atte alla risoluzione dei problemi.

 

Aumento del codice e potenziamento dell’hardware

 

Alla storia dell’evoluzione del software è legato lo sviluppo dell’hardware. Come evidenziato dalla seconda legge di Moore, una minaccia alla velocità di elaborazione, oltre ai costi, proviene dal software. Infatti ciò che conta per un utente non è tanto la velocità di elaborazione del processore, quanto la velocità effettiva di elaborazione del codice, calcolata in base al tempo che occorre alla CPU per eseguire un’operazione (come la scrittura di un testo, la creazione di una cartella, ecc.).

 

Nathan Myhrvold, direttore dell’Advanced Technology Group della Microsoft, ha effettuato uno studio sui prodotti Microsoft calcolando le linee di codifica per le successive release dello stesso software:

 Basic: da 4.000 linee di codice nel 1975 a 500.000 nel 1995

 Word: da 27.000 linee di codice nel 1982 a 2.000.000 nel 2002

 

La continua aggiunta di nuove funzionalità al software esistente giustifica la costante richiesta di processori più veloci, memorie sempre più grandi e più ampie capacità di I/O (Input/Output).

 

Infatti, anche le altre tecnologie si sono evolute di pari passo:

 i dischi rigidi da 10 MB (1982) a 1 TB (2007);

 i modem analogici da 110 bit/sec a 56 kbit/sec.

 

Myhrvold traccia un parallelismo con la legge di Moore: “abbiamo aumentato la dimensione e la complessità del software ancora più rapidamente di quanto non prevedeva la legge di Moore”, “gli utenti del software hanno sempre consumato le maggiori capacità di elaborazione ad una velocità uguale o superiore a quella con cui i produttori di chip le mettevano a disposizione” (Stewart Brand, 1995)..

 

Classificazione

 

I software possono essere classificati in base a diverse loro caratteristiche:

 funzione (videoscrittura, foglio elettronico, database management system, grafica ecc.);

 grado di apertura della licenza (software libero o software proprietario);

 sistema operativo su cui possono essere utilizzati (Unix, Mac OS, Windows ecc.);

 da installare o portabile;

 tipo di interfaccia utente (testuale o grafica).

 

I software possono essere divisi in quattro categorie principali:

 software di base (che a sua volta si divide in sistemi operativi, compilatori e interpreti, librerie);

 driver;

 firmware;

 programmi applicativi (cioè tutti quei software che vengono utilizzati nel quotidiano, dai programmi per l’ufficio, ai videogiochi).

 

Realizzazione del software

 

Un software viene normalmente realizzato utilizzando uno o più linguaggi di programmazione. Se il progetto diventa complesso, è opportuno dividere il programma in uno o più moduli, che possono essere così affidati a diversi programmatori, modificati più semplicemente e riutilizzati in altri progetti.

 

La fase detta di compilazione, traduce ogni file del codice sorgente, scritto nel o nei linguaggi di programmazione, in un file oggetto contenente il programma in linguaggio macchina adeguato all’architettura hardware di destinazione. In seguito tutti i file oggetto attraversano una fase di linking per giungere al prodotto finale: il file eseguibile.

 

Alcuni software non vengono compilati in quanto le istruzioni contenute nel codice sorgente vengono eseguite utilizzando un software detto interprete.

 

La gestione del processo di sviluppo è caratterizzato dalla scelta di un modello di sviluppo del software codificato nell’ambito dell’Ingegneria del Software (Software Engineering), esistono:

 Il modello classico, o a cascata (water-fall)

 Il modello a spirale (object oriented)

 

La realizzazione del software è un’attività complessa articolata in più fasi, per questo motivo spesso il software è associato ad un prodotto ingegneristico, ma se ne differenzia soprattutto per alcune caratteristiche:

 è molto “malleabile”;

 è un prodotto human intensive (e cioè un prodotto che richiede un considerevole sforzo in risorse umane perché si concentra soprattutto sulla progettazione e sull’implementazione).

 

Licenze d’utilizzo e distribuzione

 

La licenza d’uso è un documento che accompagna il software e specifica i diritti e i doveri di chi lo riceve e di chi lo diffonde.

 

Tutte le licenze d’uso traggono il loro valore legale dalle norme sul diritto d’autore (il copyright).

 

Esistono licenze libere, le licenze Open Source e licenze proprietarie. Nasce in seguito anche l’Open content che ha come scopo quello di trasferire le licenze su opere diverse dal software.

 

Le licenze di utilizzo e distribuzione del software libere ed Open Source sono numerose, ma quelle effettivamente diffuse sono poche. Per l’89% si tratta di GPL, LGPL e BSD (licenza storica di Unix, tornata in uso dall’avvento di Linux).

 

Alcune licenze libere:

 GNU-GPL (la licenza libera più diffusa)

 GNU-LGPL

 BSD

 Creative Commons

 

Ogni tipo di licenza differisce dagli altri per vari aspetti.

 

Brevettabilità del software

 

Nell’Unione europea, i software non possono essere oggetto di brevetto. Il 6 luglio 2005, il Parlamento Europeo ha respinto la proposta di direttiva per la “Brevettabilità delle invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici”, sostenuta dalla Commissione .

 

La proposta è stata rigettata alla prima votazione con 648 voti contrari, 32 favorevoli, rispetto a 680 schede scrutinate.

 

Il giorno prima della votazione, la Commissione Europea ha confermato che, in caso di bocciatura, non sarebbe stato presentato un nuovo testo sull’argomento.