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Ada Knight Arrow Barry Allen Daniel Saintcall Dominatore di Poteri Felicity Smoke Starling City The Flash

The Flash: 1.04 Going Rogue

Io e Ada vedemmo che Felicity Smoak e andata nel mondo di The Flash per vedere come sta Barry Allen e dove lavora per fare le missione da eroe dentro Central City . Barry sa che Felicity fa parte del team Arrow e cosi Cisco gli inizia a fare domande . Una volta che la visita di Felicity Smoak alle S.T.A.R era finito andammo a vedere The Flash in azione . Un vagone per depositare i soldi viene rapinato da alcuni . Uno di questi è un futuro nemico di The Flash . Per il momento li non era al suo massimo . L’ uomo che vide The Flash usare la super velocità decise di prendere e di distruggere il suo nemico una volta per tutte ma anche le altre persone che lo hanno ferito o gli hanno fatto un torto . Barry Allen non può fare nulla al momento visto che lui a una festa con Felicity Smoak e con Iris West . L’ uomo che The Flash ha fermato ha deciso di creare armi di ghiaccio e di usarle per fare del male alle persone . La prima che fa male è un uomo in un teatro e sembra che lo voglia rendere una bella statua di ghiaccio . Un poliziotto prova a fermarlo ma credo che ghiaccia pure lui . Felicity sa di queste notizie e avverte Barry e dopo un piccolo battibecco lui corre un vero fulmine .

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Demone Demoni Dr . Fiona Griffiths Dr Ilaria Fermi Emily Wells Erica Vanessa Arcieri

Dr . Fiona Griffiths visita Vanessa Arcieri

Quando Emily aveva portato Vanessa dalla Dottoressa Fiona , aveva capito che era una persona molto in gamba . Fiona prese subito Vanessa tra le sue braccia e la mise su un lettino vicino alla finestra . Fiona prese una torcia e apri con calma gli occhi di Vanessa e vide che erano normali . Prese il suo stetoscopio che aveva vicino al collo per vedere se la frequenza cardiaca stava per calare oppure no . Fiona in pochi minuti capì che Vanessa era solo svenuta e per questo non c’ era niente di cui preoccuparsi . Emily non se ne era andata visto che voleva stare vicino a Vanessa per vedere se stava bene oppure no . Emily non era li veramente per questo , ma non poteva dire in modo esplicito “ Sono qui per leggere la mente di Vanessa . Voglio vedere se si ricorda del nostro scontro e se so lo ricorda lo devo cancellare “ . Se Emily avesse detto una cosa del genere Fiona non ci avrebbe creduto per niente al mondo o se ci avesse creduto avrebbe chiamato subito la vigilanza . Ma anche se lo avesse , era lei che avrebbe fatto la figura della scema perché aveva fermata Emily Wells la ragazza che aveva fatto diventare questa scuola , una scuola che aveva grandi voti in ogni materia . Fiona prima di chiedere qualunque cosa a Emily , voleva vedere se Vanessa aveva qualche contusione oppure no . Fiona inizio dalle gambe e videro che li sopra non c’ era niente e poi andò sulla parte superiore e vide che dietro al collo c’ era una piccola contusione come se qualcuno le avesse dato uno schiaffo li sopra . Fiona prima di far andare Emily vicino al letto di Vanessa , voleva dirle alcune cose visto che se aveva fatto del male a una cosi piccola creatura avrebbe chiamato la sicurezza senza alcun problema . Fiona fece entrare Emily e la prese per un braccio – mi sta facendo male , mi lasci . Fiona era furibonda e voleva tanto chiudere la porta e ucciderla con i suoi bisturi , ma non lo fece visto che doveva salvare la vita di Vanessa e non diventare un assassina . Fiona ancora con la mano stretta al braccio di Emily e la porto vicino al corpo di Vanessa e le fece vedere la contusione sul collo – se non mi da una spiegazione su quella contusione subito chiamo la sicurezza e ti faccio vedere come ti faccio arrestare per aggressione e visto che sono un medico e la mia parola vale più della tua faccio in modo che tu venga accusata anche per violenza sessuale . Emily e Erica sapevano cosa significa e cosi Emily decise di dire la verità – mi dispiace non volevo . Eravamo li in palestra per allenarci un po’ visto che sapevo che lei era segno di scherni e molte persone la volevano far male e io allora ho deciso di darle qualche lezione di difese personale e cosi lei si poteva difendere contro ogni persona . Fiona credette alla storia di Emily visto che non le aveva dato prova del contrario e le lascio il braccio – adesso puoi vedere Vanessa . Ma la prossima volta non dire bugie . Se dicevi la verità sin da subito questo terzo grado con me te lo potevo risparmiare . Emily guardo in volto Fiona visto che adesso era felice e non più arrabbiata come prima – mi dispiace avevo paura . Non sapevo cosa mi succedeva se dicevo la verità e cosi ho detto una bugia . Emily aveva fatto teatro ed era la migliore in recitazione , sapeva piangere quando voleva e questo rese ancora più forte la sua teoria .

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Clouds of Sils Maria

Il suicidio e una cosa seria e molto persone che dentro soffrono lo fanno perchè pensano che cosi la sua sofferenza possa finire . Maria Enders un attrice di teatro che grazie al ruolo di Sigrid che lo ha fatto 20 anni e grazie a quel personaggio e diventa davvero molto famosa . Questa Sigrid e una giovane donna e molto seducente e che fa di tutto per spingere il suo capo Helena  al suicidio . Un giorno qualcuno chiede a Maria di rifare quello spettacolo sulle Alpi e non deve recitare Sigrid ma deve recitare Helena la donna che si suicida . Jo Ann Elis fa il ruolo di Sigrid ed e uguale a Maria ma solo nel comportamento visto che è molto e affascinante e questo le mette molto paura addosso . Stavo andando in questo universo e quando ho sentito che questo universo si svolgeva sulle Alpi mi sono detto – come mai si svolge sulle Alpi e non in un normale teatro . Mi stavo chiedendo il perchè ma poi io e Ada insieme capimmo perchè questa cosa si doveva fare sulle Alpi – forse non si tratta solo di una recita ma di un vero tentativo di far suicidare questa persona . Ada cerca di capire come era arrivato a questa mia intuizione e mi chiese –  perchè pensi questo ? .

Guarda bene dove stiamo e dimmi cosa vedi – le dissi mentre ero vicino al cofano della mia macchina e pure lei e Ada si inizio a girare in tutte le parti e vide quello che avevo visto io e sarebbe a dire montagne , i telefoni apparte i nostri non prendevano molto e poi questa recita su una storia di suicidio . Ada prese dalla tasca destra dei suoi pantaloni una sigaretta e poi prese l’ accendino e con calma giro la manovella per azionare la fiamma e poi si mise fumare la sigaretta e disse – adesso che facciamo ? . Io sapevo che fino a quando non c’ era niente non potevamo fare niente – per il momento possiamo solo osservare ma se succede qualcosa allora proviamo a fermare tutto visto che noi possiamo e cosi salviamo una vita .

Dopo essere stati sulle Alpi per capire cosa doveva succedere oppure no , andammo in un bar e li trovammo le persone che appartenevano a questa storia visto che non riguarda solo due ragazze ma molto di più visto che un per far fare un suicidio a una persona ci vuole del tempo .

 

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Angelica Wood Angelina Collezionisti Foto Shadow Black

Angelica Wood parte 30

Shadow Black stava soffrendo moltissimo per non aiutare Angelica Wood sconfiggere Domino Harvey cioè l’ Adrenalis che la stava cacciando . Shadow Black aveva fatto una scelta molto difficile e davvero molto utile e lo aveva fatto per salvare la vita di una persona a lui caro . Per salvare una persona cara tutti fanno tantissime cose e Shadow Black per salvare la vita di Angelica Wood a cui era molto legata doveva fare una cosa molto brutta e che gli sarebbe rimasta sul cuore e la doveva far catturare dai Collezionisti .

Shadow Black era nella camera da letto di Angelica e la vedeva li nel suo letto a dormire come un piccolo angioletto e in quell’ occasione Shadow Black era come un demone visto che lui non poteva aiutare Angelica . Angelica era nelle sue coperte rosse ed erano belle , calde e sopratutto un luogo sicuro dove lei per il momento era al sicuro dalle grinfie di tutti i suoi nemici sopratutto della Adrenalis Domino Harvey .Mentre era in quel rifugio fortificato nessuna la poteva toccare tranne i suoi amici per proteggerla da eventuali nemici .

Angelica Wood di nascosto aveva portato via dalla casa di Angelina un poster molto bello e che le piaceva moltissimo . Quello non era un poster di un cantante famoso o di una diva famosa ma era quello di Angelina Smith che era vestita in un bellissimo vestito rosso come il fuoco e ed era raffigurata li visto che era il poster di uno spettacolo del teatro . Angelica aveva imparato da Angelina a rubare e un giorno mentre era a casa di Angelina lei con calma e con passo molto lento e senza fare nessun minimo rumore prese uno dei poster di Angelina in cui era molto bella . Quando Angelica lo vide rimase davvero senza parole e aveva deciso di non rubarlo più e poi Angelina accese la luce dalla baciurra che era in salotto e sorprese Angelica che era davvero molto sorpresa di vederla li sul divano e non a dormire come aveva visto e poi disse guardando negli occhi di Angelica per cercare la risposta alla sua domanda che poco dopo gli avrebbe fatto – sono bellissima in questo poster ? .

Angelica non poteva dire di no perché Angelina poteva leggere la risposta di Angelica nei suoi bellissimi occhi che nel vedere tale poster era rimasta senza parole e poi mentre osservava Angelina che era seduta li – si sei bellissima in questo poster . Anche se rubare è peccato lo volevo prendere per appenderlo in camera mia .

Angelina era commossa che Angelica le avesse detto la verità , per tutto il tempo che aveva per rispondere poteva dire una bugia ma lei preferì dire la verità visto che da lei ha ottenuto tutto e per questo ha decise di non rubare più quel quadro .

Angelina fece una cosa che sorprese Angelica visto che aveva paura che le poteva fare uno schiaffo o molto altro per questa cosa che aveva fatto nel cuore della notte . Angelica non l’ aveva chiesto ad Angelina perché aveva pensato che se l’ avrebbe chiesto lei avrebbe detto di no e lei non poteva avere nella sua stanza addobbata da Angelina per lei .

La cosa che fece sorprendere Angelica fu che lei si alzo tolse con calma il poster e lo mise in camera da letto di Angelica con tanta cura e senza spazzarlo . Angelica lo voleva sulla sua porta cosi ogni volta che entrava o usciva dalla stanza la poteva vedere in tutto il suo splendore e sopratutto la poteva vedere come l’ aveva visto quel primo giorno in teatro e fare in modo che lei la potesse vedere recitare davanti a tutte quelle persone .

Secondo Angelica era il suo idolo da ammirare da ricordare tutti i giorni e anche se era li nella oscurità a vedere lo spettacolo nella sua mente pensava “ quanto vorrei essere li sopra ad esibirmi con Angelina e con tutte le altre ballerine “ . 

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Spiego a Kratos e a Pandora il Sipario

Avevo detto sia a Kratos sia a Pandora tutto sul Teatro e dopo avergli mostrato alcune foto sul Teatro ,io dissi a loro – adesso vi spiego tutto sul Sipario e Kratos disse – comincio quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a loro tutto sul Sipario – Il sipario è quel drappo scorrevole che divide il palcoscenico di un teatro dalla sala e dagli spettatori. Spesso è un oggetto artistico decorato con passamanerie e ricami. Di solito è costituito da tessuti molto pesanti (velluto), poiché una delle sue funzioni è quella di non lasciar passare i rumori e le luci del palcoscenico durante i cambi di scena fra un atto e l’altro. Solitamente dietro al sipario esiste un velario, detto comodino, che si apre in due metà o cala a ghigliottina sul palcoscenico. Questo elemento, costituito da una tela rigida, spesso è dipinto ed ha una funzione anche decorativa.

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Foto del Teatro visto da Kratos e da Pandora

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Spiego a Kratos e a Pandora il Teatro

Avevo detto sia a Kratos sia a Pandora tutto sull’ Arena Coperta e avergli fatto vedere una foto su tale argomento , io dissi a loro – adesso vi spiego tutto sul Teatro e Kratos disse – comincia quando vuoi . Dopo pochi minuti io dissi a loro tutto sul Teatro – Il teatro è un insieme di differenti discipline, che si uniscono e concretizzano nella esecuzione di un evento spettacolare dal vivo.

 

Proveniente dal greco θέατρον (théatron, che significa “spettacolo”), dal verbo θεαομαι (théaomai, ossia “vedo”), comprende le arti tramite cui viene rappresentata, sotto forma di testo recitato o drammatizzazione scenica, una storia (un dramma, parola derivante dal verbo greco δραω drao = agisco). Una rappresentazione teatrale si svolge davanti ad un pubblico utilizzando una combinazione variabile di parola, gestualità, musica, danza, vocalità, suono e, potenzialmente, ogni altro elemento proveniente dalle altre arti performative. Più strettamente, non c’è necessità dell’esistenza del testo: il movimento del corpo in uno spazio con fini artistici ed illustrativi, eseguito di fronte ad un singolo spettatore, è definito di per sé teatro. È definito di per sé teatro non solo comico ma anche libero. Oltre al teatro di prosa in cui la parola (scritta o improvvisata) è l’elemento più importante, il teatro può avere forme diverse, come l’opera lirica, il teatro-danza, il kabuki, la danza katakali, l’opera cinese, il teatro dei burattini, la pantomima, che differiscono non solo per area di nascita, ma per il differente utilizzo sia delle componenti che costituiscono la rappresentazione, sia per i fini artistici che esse definiscono.

 

La particolare arte del rappresentare una storia tramite un testo o azioni sceniche è la recitazione, o arte drammatica. In molte lingue come il francese (jouer), l’inglese (to play), il russo (играть – pron. igra’t), il tedesco (spielen), l’ungherese (játszik) e nelle lingue nordiche il verbo “recitare” coincide col verbo “giocare”. Il termine italiano, invece, pone l’accento sulla finzione, sulla ripetizione del gesto o della parola (“citare due volte”).

 

Come qualsiasi altra forma artistica e culturale anche il teatro si è evoluto dalle origini ad oggi, nelle diverse epoche e luoghi. La storia del teatro occidentale pone come origine di questa disciplina la rappresentazione teatrale nella cultura dell’antica Grecia: i precedenti esempi teatrali (Egitto, Etruria ed altri) ci aiutano a comprendere la nascita di questo genere, ma non vi sono sufficienti fonti per delinearne le caratteristiche.

 

Definizioni di teatro

 

Da Aristotele ai giorni nostri, il termine ha subito diverse interpretazioni e sviluppi, ed è certo che il dibattito intorno ad una definizione esaustiva dell’evento teatrale continuerà in futuro.

 

Sintetizzando i punti di convergenza dei diversi insegnamenti che hanno attraversato il teatro contemporaneo negli ultimi decenni, da Jerzy Grotowski a Peter Brook, da Giorgio Strehler a Eugenio Barba, possiamo trovare elementi comuni per una definizione: il teatro è quell’evento che si verifica ogni qual volta ci sia una relazione tra almeno un attore che agisca dal vivo in uno spazio scenico e uno spettatore che dal vivo ne segua le azioni.

 

Silvio D’Amico ha definito appunto il teatro come «la comunione d’un pubblico con uno spettacolo vivente». « Non gl’immobili fantocci del Presepio; e nemmeno ombre in movimento. Non sono teatro le pellicole fotografiche che, elaborate una volta per sempre fuor dalla vista del pubblico, e definitivamente affidate a una macchina come quella del Cinema, potranno esser proiettate sopra uno schermo, tutte le volte che si vorrà, sempre identiche, inalterabili e insensibili alla presenza di chi le vedrà. Il Teatro vuole l’attore vivo, e che parla e che agisce scaldandosi al fiato del pubblico; vuole lo spettacolo senza la quarta parete, che ogni volta rinasce, rivive o rimuore fortificato dal consenso, o combattuto dalla ostilità, degli uditori partecipi, e in qualche modo collaboratori. »

 (Silvio D’Amico, Storia del teatro.)

 

In senso lato può avvenire anche fuori dagli spazi consueti, in ogni luogo dove sia possibile raccontare una storia o catalizzare l’attenzione di un pubblico. Gli elementi essenziali che distinguono un evento teatrale da, per esempio, una conferenza o dal vociare di un mercato pubblico, sono, nella pratica teatrale:

 la scelta consapevole di una forma (nella finzione drammatica il personaggio o la maschera);

 la definizione di uno spazio nel quale tale forma possa agire (il palcoscenico, tradizionale o improvvisato);

 il tempo stabilito dell’azione (l’elemento drammaturgico, la durata di un testo o di una partitura gestuale).

 

È utile notare come, in ogni caso, spesso l’improvvisazione renda variabili le costanti sopra descritte, anche se è opinione corrente dei maestri di questa disciplina che solamente il rigore di uno schema predefinito renda l’attore libero di variarlo.

 

Più in generale, ciò che separa il teatro da altri avvenimenti che coinvolgono un pubblico, è il carattere di compiutezza dell’azione scenica che la rende classificabile come arte e la distingue dagli altri eventi sociali, didattici o semplicemente quotidiani. Ciò non esclude del tutto che l’evento teatrale (la ‘magia’ di Eduardo) si possa temporaneamente manifestare anche in altri contesti: nella parentesi narrativa di un insegnante durante una lezione scolastica, o nella performance di un giocoliere in una piazza affollata.

 

Il teatro drammatico

 

Sicuramente può essere definito teatro uno spettacolo coreografico, il varietà, gli spettacoli musicali e i numeri da prestigiatore, le esibizioni dei giocolieri nel circo, così come i pagliacci. Di norma, però la storia del teatro restringe il campo della sua indagine alla forma «principe» di evento teatrale: il teatro drammatico. Vale a dire la rappresentazione, la finzione drammatica, in cui gli attori interpretano personaggi, storie, ambienti diversi dai propri, intendendo con questo dare vita ad una forma d’arte.

 

Nel teatro drammatico, è necessaria la presenza di tre elementi fondamentali: autore, attori e spettatori. Se in altre forme d’arte teatrale spesso l’autore non è necessario, in un dialogo teatrale, scritto o non scritto, esiste sempre un autore, che può talvolta coincidere, nel caso dell’improvvisazione, con l’attore stesso. Il teatro drammatico presuppone quindi l’esistenza di un testo, e la comunicazione verbale, anche quando non esclusiva, è comunque fondamentale.

 

Il concetto di dramma e di drammaticità è legato maggiormente ad un dialogo che non ad un monologo o ad una lirica (pur potendo etimologicamente essere riferita a qualunque forma letteraria destinata alla scena). È con la presenza di almeno un altro attore dialogante che si può meglio esprimere la caratteristica principale del teatro drammatico: il contrasto tra almeno due differenti elementi. Bernard Shaw, introducendo il suo primo volume di commedie, afferma: «Non c’è opera teatrale senza conflitto». Un contrasto può verificarsi anche in un testo leggero, e costituisce la sua ossatura.

 

Lo spazio del teatro

 

Nel teatro il concetto di spazio ha almeno due significati: il primo è lo spazio fisico, il luogo della rappresentazione, il secondo è lo spazio dell’immaginazione, quello che Vladimir Toporov definisce come mitopoietica[2].

 

Il luogo teatrale, spazio ‘concreto’ dell’azione scenica, può identificarsi con un teatro o una qualsiasi altra struttura adatta a ospitare una rappresentazione (nel caso del teatro di strada, al contrario, sono attori e pubblico ad adattarsi ad una struttura destinata ad altri scopi). All’interno del luogo teatrale può essere delimitato lo spazio scenico, ovvero il perimetro della rappresentazione vera e propria, affidata agli attori.

 

Lo spazio rappresentato, inesistente fino a un momento prima dell’inizio della rappresentazione, è il luogo mentale che viene evocato, grazie all’immaginazione dello spettatore e alla maestria dell’artista che ne crea i confini, con la possibilità, durante la performance, di variarne continuamente le dimensioni e la forma (si può citare, a questo proposito, lo spazio variabile creato dall’artista del mimo che voglia rappresentare una cella, un muro, o uno spazio sconfinato).A volte, lo spazio rappresentato può coincidere con il luogo teatrale. È il caso di spettacoli o performances iper-realistici, o di rappresentazioni teatrali (ne è un esempio lo spettacolo Barboni di Pippo Delbono, messo in scena in un androne della Stazione Centrale di Milano nel 1998) in cui gli attori, rappresentando sé stessi, compiono azioni teatrali in un luogo che coincide con il luogo reale in cui essi potrebbero agire quotidianamente.

 

Chiaramente definito, lo spazio rappresentato è stato, nel tempo e nella cultura occidentale moderna, incorniciato nell’arco scenico che, nel teatro all’italiana, divideva nettamente il luogo dell’azione scenica da quello della fruizione: solo in epoche recenti, rifacendosi agli esempi degli antichi, l’azione si è spostata anche nel luogo della fruizione, per tentare la “riconciliazione” tra una tipologia di teatro che non prevedeva la partecipazione dello spettatore ed una che, invece, sosteneva la sua importanza all’interno della relazione teatrale.

 

Tempi teatrali

 

L’elemento temporale, in una rappresentazione teatrale, è ciò che ne determina più di ogni altra cosa le caratteristiche di alterità rispetto all’esperienza quotidiana. Dalla ideazione, attraverso il tempo dedicato alle prove, fino alla rappresentazione, i tempi teatrali prendono il sopravvento sul tempo individuale, coinvolgendo alla fine all’interno di coordinate extra-quotidiane anche il pubblico, che tornerà al proprio tempo abituale al calare del sipario.

 

Lo studio del tempo è parte integrante e fondamentale dello studio dell’attore teatrale: evidente nel caso di una battuta comica, la precisione di tempo e ritmo nella parola e nell’azione determina la riuscita di una scena, e spesso dell’intera rappresentazione. Questo è particolarmente determinante in ogni azione performativa che si svolga dal vivo, in cui il riscontro del pubblico è immediato: lo spettatore stesso concorre a determinare il tempo comune dell’evento teatrale, di per sé irripetibile, anche durante le repliche di uno stesso spettacolo.

 

Si può quindi parlare di tempo teatrale come di un’esperienza transitoria e unica, in cui si incontrano il tempo dell’esecuzione con quello della fruizione. (cfr. Insulti al pubblico di Peter Handke)[3]

 

La durata della rappresentazione come evento, nella storia del teatro, fu definita in ogni epoca con modalità differenti. Nel teatro greco, il tempo della rappresentazione coincideva con la durata di una intera giornata, spesso coincidente con il tempo rappresentato nel testo (vedi l’esempio della tetralogia dell’Orestea di Eschilo, che si apre all’alba concludendosi con il calare del giorno). Nel teatro medioevale, si estese fino a comprendere, in alcuni misteri, anche 25 giorni consecutivi. Nel teatro colto del Cinquecento si arrivò alla divisione in tre atti, fino ad arrivare ai giorni nostri ai tradizionali due tempi con intervallo, rispettati nella maggior parte delle produzioni teatrali. Sperimentazioni, nel senso della sintesi estrema o al contrario della dilatazione, sono state eseguite da molti artisti e registi del Novecento. Un esempio di sperimentazione delle possibili variazioni temporali nell’evento teatrale sono gli spettacoli itineranti, che spesso hanno struttura ciclica, nei quali lo spettatore ha la possibilità di fruire della rappresentazione da un punto non necessariamente coincidente con l’inizio, e ripetere la visione per il tempo desiderato. Un esempio recente è lo spettacolo Infinities, allestito da Luca Ronconi nel 2001.

 

Il tempo narrato sulla scena, necessariamente ‘al presente’ anche quando si riferisca ad eventi passati, è il frutto di una convenzione che intuitivamente si stabilisce tra i due protagonisti dell’evento: l’artista e lo spettatore. Entrambi, sospendendo le regole che governano le rispettive esistenze, si prestano ad una sorta di gioco, spendendo le proprie energie nel costruire il rapporto che si genera. Durante una serata particolarmente riuscita, entrambi escono dall’edificio teatrale con una diversa percezione. Per molti attori questo si accompagna ad una sorta di ‘felice spossatezza’ fisica ed emotiva, fatto che ha portato molti maestri del teatro ad utilizzare, per l’esperienza performativa la similitudine con l’atto sessuale. Come in quest’ultimo, è stato detto non senza ironia, la riuscita è determinata dal rispetto di un climax, che porti l’attore e lo spettatore a raggiungere gradualmente il culmine dello spettacolo attraverso un sapiente aumento del ritmo dell’azione.

 

Nella convenzione teatrale, spesso allo spettatore è affidato il compito di ricomporre cronologicamente i fatti che gli vengono presentati in una successione non sempre consequenziale. Nell’Edipo re di Sofocle, ad esempio, la storia inizia quasi dalla fine, nel giorno in cui Edipo, al termine della sua avventura, vedrà palesarsi il suo destino tragico. In questo caso, l’intervento dei messaggeri e del coro fornisce gli elementi necessari alla ricostruzione degli eventi. Aristotele, nella Poetica, definì il tempo di una rappresentazione come unitario, ossia un corso temporale che si svolga compiutamente dall’inizio alla fine. Il filosofo aveva anche asserito che l’azione dell’epopea e quella della tragedia differiscono nella lunghezza “perché la tragedia fa tutto il possibile per svolgersi in un giro di sole o poco più, mentre l’epopea è illimitata nel tempo”. Nella tragedia greca il coro, tra l’altro, era essenziale, per evitare incongruenze e spiegare gli antefatti. Orazio, come Aristotele, insistette sul concetto di unità. In epoca rinascimentale, ad Aristotele vennero attribuite le cosiddette tre unità, di azione, luogo e tempo, in cui quest’ultima sancirebbe la regola sopra descritta (peraltro presente come convenzione in molti testi del teatro greco antico, come nell’esempio citato).

 

Il teatro elisabettiano e spagnolo prima, e più radicalmente il teatro contemporaneo hanno mescolato e rivoluzionato non solo i generi, ma anche le convenzioni relative al tempo rappresentato. Brecht, Samuel Beckett, Tadeusz Kantor, Thomas Eliot, hanno proposto nuovi schemi narrativi, in cui l’elemento temporale entra a far parte delle scelte stilistiche. Con Brecht, l’uso epico del tempo teatrale (definito nella modalità di un racconto distaccato di avvenimenti lontani, anche quando il personaggio parla in prima persona) concorre all’effetto di straniamento perseguito dall’autore, in Beckett la durata è determinata dal tempo del pensiero non-logico, un tempo interiore contraddittorio, che rappresenta il dramma dei personaggi con l’utilizzo di un linguaggio e di azioni apparentemente innocenti. In Ionesco la definizione di tempi e silenzi è una precisa indicazione narrativa: « Altro silenzio. La pendola suona sette volte. Silenzio. La pendola suona tre volte. Silenzio. La pendola non suona affatto. »

 (La cantatrice calva di Eugène Ionesco)

 

Più recentemente sono stati mutuati nel linguaggio teatrale stili e modi provenienti dal cinema e dalle arti visive. L’utilizzo di flash-back e flash-forward, di video proiettati sul fondale o in schermi, moltiplicando le possibilità di raccontare tempi diversi, anche contemporaneamente.

 

Stili teatrali

 

Ci sono innumerevoli stili e generi che possono essere impiegati dai commediografi, dai registi e dagli impresari per venire incontro ai diversi gusti del pubblico, nei diversi contesti e culture. Possiamo elencarne alcuni, anche se la lista sarà sempre incompleta, considerando il fatto che i generi elencati non si escludono a vicenda. La ricchezza del teatro è tale che i praticanti di questa disciplina possono prendere in prestito elementi di ognuno di questi stili e presentare lavori multi-disciplinari in una combinazione virtualmente infinita.

 Tragedia: è un dramma di intento serio e di significato in genere elevato, generalmente di tema mitologico o storico e perciò spesso ambientata fra gli dei od alla corte di un re, (vedi tragedia greca) in cui un personaggio eroico affronta gli eventi o le conseguenze delle sue azioni, e generalmente si conclude con la morte dei protagonisti o con la descrizione della loro pena. In epoca classica, raccontava un fatto perlopiù noto a tutti.

 Commedia: perlopiù a lieto fine, la commedia ha temi leggeri, si occupa di problemi quotidiani e mette a nudo le debolezze dei suoi personaggi. Generalmente i personaggi sono persone comuni che si trovano negli ambienti del ceto medio-alto urbano (servi compresi). La risata è il segno più forte di complicità tra spettatore e attore, e la maestria nel delineare personaggi comici ha portato al successo numerosi attori teatrali.

 Musical: (abbreviazione di musical comedy) è un genere di rappresentazione teatrale in cui l’azione viene portata avanti sulla scena non solo dalla recitazione, ma anche dalla musica, dal canto e dalla danza.

 Commedia dell’arte: è una rappresentazione in cui gli attori, basandosi su un canovaccio, rappresentano vicende ispirate alla realtà quotidiana, arricchite con numeri acrobatici, danze e canti, e con l’ausilio di maschere.

 Teatro dell’assurdo: è in genere riferito ad un particolare stile teatrale di scrittori di teatro europei ed americani sviluppatosi tra gli anni quaranta e sessanta del Novecento; si caratterizza per dialoghi apparentemente senza significato, ripetitivi e senza connessioni logiche.

 Grand Guignol: è un dramma contenente scene macabre di pronunciata e spesso esagerata efferatezza, con l’ausilio di effetti speciali più o meno rudimentali.

 Mimo: è una rappresentazione di azioni, caratteri e personaggi che si serva solamente della gestualità piuttosto che della parola.

 Kabuki: è una forma di teatro, sorta in Giappone all’inizio del ’600. Le vicende sono espresse attraverso l’emotività dei singoli personaggi, il particolare prevale sempre su considerazioni morali o politiche di carattere generale. Al testo, che spesso non ha una unitarietà narrativa, si aggiungono movimenti stilizzati e un uso della voce vicino al canto.

 Nō: è una forma di teatro sorta in Giappone nel XIV secolo che presuppone una cultura elevata per essere compreso, a differenza del Kabuki che ne rappresenta la sua volgarizzazione. È caratterizzato dalla lentezza, da una grazia spartana e dall’uso di maschere caratteristiche.

 Generi a sé stanti

 

Alcuni eventi teatrali sono considerati dei generi a sé stanti, pur entrando nel novero delle rappresentazioni di carattere teatrale.

 Opera lirica: è un genere teatrale e musicale in cui l’azione scenica è sottolineata ed espressa prevalentemente attraverso la musica ed il canto. I cantanti sono accompagnati da un complesso strumentale che può allargarsi fino a formare una grande orchestra sinfonica. In genere non sono presenti attori, e il testo letterario, chiamato libretto, è perlopiù cantato nella virtuosa modalità della voce lirica.

 Teatro-danza: è una forma di danza allegorica, spesso simbolista, fortemente animata dalla fusione tra teatro e arti figurative, e dove l’elemento narrativo è connotato in modo astratto e antinaturalistico. In genere anche in questo caso non ci sono attori in scena, ma danzatori, escludendo quei casi di attori poliedrici in grado di eseguire complesse coreografie.

 Teatro dell’oppresso: è un metodo teatrale elaborato da Augusto Boal a partire dagli anni ’60, prima in Brasile e poi in Europa, che usa il teatro come mezzo di conoscenza e come linguaggio, come mezzo di conoscenza e trasformazione della realtà interiore, relazionale e sociale. È un teatro che rende attivo il pubblico e serve ai gruppi di “spett-attori” per esplorare, mettere in scena, analizzare e trasformare la realtà che essi stessi vivono. Ha tra le finalità quella di far riscoprire alla gente la propria teatralità, vista come mezzo di conoscenza del reale, e di rendere gli spettatori protagonisti dell’azione scenica, affinché lo siano anche nella vita.

 Teatro canzone: genere teatrale e musicale, nato su ispirazione e derivazione del musical, ma più espressamente figlio del teatro di Bertold Brecht e degli spettacoli francesi di cantanti come Edith Piaf, Jacques Brel, Juliette Greco. Il massimo esponente di questo genere è stato Giorgio Gaber che, con Sandro Luporini ha creato un vero e proprio filone di musica e teatro di narrazione, legato principalmente a tematiche sociali e politiche, fin dalla fine degli anni ’60. Attualmente molti cantautori e gruppi operano con stili e realizzazioni sceniche vicine al teatro canzone. Qui possiamo citare Flavio Oreglio, Marco Paolini coi Mercanti di Liquore, Yo-Yo Mundi, Banda Putiferio.

 Teatro ludico: è un genere teatrale in cui l’azione scenica introduce gli elementi per un gioco che implica la partecipazione del pubblico

 Il teatro dietro le quinte

 

Il teatro non è solo ciò che si vede sul palcoscenico. Uno spettacolo spesso coinvolge un intero mondo di persone nella creazione dei costumi, delle scenografie, dell’illuminotecnica, della musica, e tutti coloro che, dietro le quinte, concorrono al perfetto svolgimento dell’evento, i direttori di scena, gli attrezzisti, i macchinisti, i tecnici audio e luci, il trovarobe, le sarte, le parrucchiere e, ovviamente, il regista.

 Storia

 

Alle origini del teatro c’è l’aspirazione umana a rendere tangibile la relazione con le divinità, attraverso la rappresentazione del sacro nei riti e nelle danze, e allo stesso tempo il bisogno di intrattenere e definire i rapporti sociali, attraverso la forma della festa e della finzione ludica. Il ritrovamento di un papiro, nel 1928, da parte di Kurt Sethe, ha dimostrato come, mille anni prima della nascita della tragedia greca, il teatro fosse praticato nell’antico Egitto sotto forma del culto dei “Misteri di Osiride”. Dall’archeologia sappiamo inoltre come la civiltà minoica conoscesse l’uso di strumenti musicali, come la cetra e il flauto, e come l’arte della danza fosse già praticata come mimica di azioni di caccia o di guerra.

 Teatro e rito

 

Il rapporto tra rito e teatro è in continuo sviluppo, dagli albori di questa disciplina fino ai giorni nostri. L’autonomia del teatro dal rito è una conquista progressiva: in origine, l’attore e il sacerdote si confondono. La maschera sacra che inizialmente è la rappresentazione del dio, diventa poi lo strumento di un gioco narrativo che si allontana dal senso originario. Durante le rappresentazioni dionisiache in cui, per usare le parole del filologo ungherese Károly Kerényi, «gli uomini passano dalla parte degli dei», accanto alle forme rituali si sviluppano forme teatrali e parateatrali, che assumono il carattere nuovo di affermazione dell’identità di gruppo e di condivisione di valori comuni. Rito e teatro, una volta distinti, assumono compiti diversi. Il teatro esplora la condizione umana, diventando coscienza critica sulle condizioni del mondo, dando forma alla tensione verso il futuro, alle speranze e progettualità sociali del gruppo.

 

In epoche successive, il confine tra teatro e rito si ridefinisce. Nelle corti rinascimentali le rappresentazioni (sacre e profane) esprimono l’essenza dello Stato Assoluto e le ragioni spirituali e politiche del potere. Nascono cerimoniali laici, esemplari del rapporto tra il Principe e la società, mentre il teatro celebra nuovi eroi, ricollegandosi ai miti classici. L’ultimo grande cambiamento nel rapporto tra rito e teatro si ha nella Rivoluzione Francese, che smantella il senso religioso come legame della collettività. Il teatro assume la sua forma mondana e commerciale, espressione della nascente borghesia.

 Teatro e cinema

 

«Il cinematografo non ha niente a che vedere col teatro», disse una volta Eduardo De Filippo. «L’attore quando muore deve morire. Basta! Deve sparire! Non deve lasciare quest’ombra, questa falsa vita». Peter Brook afferma che la vita di uno spettacolo teatrale dura, al massimo, quattro anni, dopodiché lo spettacolo «invecchia e muore». Una delle più evidenti differenze tra le due arti è il perdurare nel tempo dell’evento spettacolare. Il cinema definisce l’attore nella sua prestazione artistica, fissandola sulla pellicola. Nel teatro uno dei fondamenti del mestiere d’attore è la ricerca della perfezione sapendo di non poterla mai raggiungere. La pratica teatrale rivolge la sua maggiore attenzione sul processo più che sul risultato (che nel cinema è l’unico possibile elemento di valutazione).

 

Sia il teatro che il cinema tentano di rappresentare la realtà, non necessariamente in una modalità naturalistica. I temi e gli argomenti che toccano sono simili, e se la ‘settima arte’, più giovane, ha tratto elementi utili dal teatro, il travaso è avvenuto anche nella direzione inversa. Il cinema delle origini, fatto di inquadrature fisse, somiglia al teatro e del teatro utilizza i testi. Mentre il cinema prende il suo spazio e raggiunge una completa autonomia, il teatro sperimentale porta nelle sale le immagini proiettate, arrivando al ‘teatro multimediale’ degli ultimi anni, in cui è frequente la presenza di una videocamera sul palcoscenico, che riprende in modo più o meno insolito ciò che succede in scena, per rimandarlo immediatamente su uno o più schermi.

 Teatro e televisione

 

Negli anni cinquanta e sessanta, quando la Rai prefiggeva compiti pedagogici alla programmazione televisiva, il teatro di prosa occupava uno spazio rilevante nei palinsesti, con un appuntamento fisso settimanale, raddoppiato, poi, quando venne irradiato anche il secondo canale.

 

All’epoca le trasmissioni erano rigidamente in diretta, per cui il linguaggio di tali “teleteatri” era molto simile a quello del teatro tradizionale. In genere, però erano realizzati in studi televisivi e solo eccezionalmente riguardavano riprese di spettacoli teatrali dal vivo della scena.

 

Nel repertorio largo spazio era riservato a testi stranieri. Per quello che riguardava la produzione italiana un interessante filone fu quello del teatro “dialettale” come Eduardo De Filippo e Gilberto Govi.

 

Tra gli autori si spaziava da Aristofane ad Alfieri, Shakespeare, Schiller, Čechov, Goethe, Ibsen, Pirandello.

 

Con il sopravvento della teleregistrazione cambiò anche il genere, con il sorgere dello sceneggiato televisivo, la fiction e il definitivo allontanamento del linguaggio televisivo e quello teatrale.

 

Negli anni d’oro il mezzo televisivo contribuì grandemente alla conoscenza nel grande pubblico di autori, opere, registi, attori. In genere l’accoglienza fu entusiastica. Una operazione eccessivamente “intellettuale” fu nel 1959 il Dyskolos di Menandro (l’unica sua commedia pervenutaci pressoché intera) che suscitò una indignata serie di lettere di protesta per l’intreccio giudicato “puerile”