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L’Uomo d’Acciaio, ascolta la musica del trailer realizzata da Hans Zimmer

Dopo tantissima attesa finalmente negli scorsi giorno è stato rilasciato il nuovo trailer de L’Uomo d’Acciaio, il nuovo reboot di Superman realizzato da Zack Snyder, prodotto da Nolan con protagonista Henry Cavill. Oltre a mostrarci nuove immagini del film, il trailer è accompagnato da un brano inedito della colonna sonora che è stata realizzata da Hans Zimmer dal titolo An Ideal of Hope. Un utente di Youtube ha estratto la musica dal video togliendo le varie voci, così da farcela ascoltare perfettamente. Vi ricordiamo che L’Uomo d’Acciaio arriverà nelle sale italiane il prossimo 20 giugno.

Qui sotto la nuova trama ufficiale del film e il brano composto da Hans Zimmer:

Un ragazzo scopre di avere straordinari poteri e di venire da un altro pianeta. Una volta cresciuto, viaggia per scoprire le sue origini e le ragioni per cui è stato mandato sulla Terra. Ma l’eroe che è in lui dovrà emergere per salvare il mondo intero dalla distruzione totale, così da diventare un simbolo di speranza per tutta l’umanità.
Il film vede la quattro volte candidata all’Oscar Amy Adams (The Master) nei panni della giornalista del Daily Planet Lois Lane, e Lawrence Fishbourne nelle vesti del suo direttore Perry White. I genitori adottivi di Clark Kent, Martha e Jonathan Kent, sono interpretati daDiane Lane (L’amore infedele) e il vincitore del premio Oscar per Balla coi lupi Kevin Costner.
Contro il supereroe protagonista si scaglieranno altri due sopravvissuti kryptoniani, il crudele generale Zod (Michael Shannon) e Faora (Antye Traue), la sua malvagia compagna. Dal pianeta alieno provengono anche la madre e il padre biologici di Superman, Lara Lor-Van (Ayelet Zurer) e Jor-El, portato sul grande schermo da Russell Crowe (premio Oscar per Il gladiatore).
Completano il cast Christopher Meloni, che interpreterà il colonnello Hardy, Harry Lennix(State of Play), che sarà il generale Swanwick, Michael Kelly, che vedremo nelle vesti del giornalista sportivo del Daily Planet Steve Lombard e Richard Schiff, ossia il dr. Hamilton.

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C’erano una volta i 90 minuti: se ad Hollywood i film diventano sempre più lunghi

C’era una volta il film da 90/100 minuti. 45/50 a tempo, con l’odiosa pausa pop corn, bagno e Coca Cola nel mezzo, per poi ricominciare fino alla fine. I titoli da due ore sono stati per anni ‘l’eccezione’, perché uno script da 90/100 pagine è da sempre lo script ‘perfetto’. Un minuto a pagina, ti insegnano a scuola di sceneggiatura, e il gioco è fatto.

Però qualcosa è cambiato in questi ultimi anni. Si è evoluto, modificato, allungando sempre più pellicole che fino al decennio passato sarebbero durate probabilmente la metà. Intanto perché più redditizie in sala. D’altronde un film da 3 ore ‘perde’ almeno uno spettacolo al giorno, rispetto ad un film da un’ora e mezza, con tutte le conseguenze sfacciatamente economiche del caso. Ma va anche detto che persino lo spettatore, un tempo disabituato ai ‘mattoni’ infiniti al buio di un cinema, si è lentamente ‘abituato’ all’operazione, ormai sempre più sposata dalle major di Hollywood. Anche perché se devo sborsarti 8 euro, voglio vedere ‘tanta’ roba. Ma da quando quantità fa rima con qualità?

‘E’ sconveniente che un film duri più del tempo medio di riempimento di una vescica’, diceva tra il serio e il faceto Alfred Hitchcock. Eppure negli ultimi mesi abbiamo assistito ad una vera e propria pioggia di titoli vicini alle 3 ore di durata. Parliamo di Django Unchained (165 minuti), Lincoln (150 minuti), Skyfall (143 minuti), Cloud Atlas (172 minuti), Les Miserables (157 minuti), Lo Hobbit (169 minuti), Zero Dark Thirty (157 minuti), Il cavaliere oscuro – Il ritorno (165 minuti), The Avengers (143 minuti), The Master (144 minuti), e tanti altri, se non già usciti davvero dietro l’angolo. Quando si va al cinema, paradossalmente, si sa quando si entra ma non quando si esce. La vecchia cara forbice in sala di montaggio, purtroppo, sembra quaso scomparsa tra le cianfrusaglie in soffitta.

Ciò che sembrava un’eccezione, e sono i numeri a parlare, sta infatti lentamente diventando una regola. Come se registi e sceneggiatori non riuscissero più a ‘compattare’ le proprie opere, dovendo sempre e comunque ‘allungare’, per non dire sbrodolare, mettendo troppo spesso a dura prova la pazienza di chi osserva. Novità produttive che hanno contribuito allo stravolgimento dei vecchi orari da cinema, tanto dal farci impazzire nel provare ad incastrare proiezioni serali costrette ad anticipare mostruosamente i tempi, pur di concedersi un ultimo speccatolo che spesso e volentieri abbatte l’una di notte. Per la gioia degli esercenti, ovviamente.

La scuola ‘vecchio’ stampo da 100 minuti, almeno in quel di Hollywood, rimane ovviamente ancorata al mondo ‘cartoon’, a meno che l’ipotesi ‘3 ore’ non venga in mente persino ai titolari di casa Pixar e/o Dreamworks. L’impressione, ovviamente provocatoria, è che un film d’autore o pseudo tale, per ambire all’agognata etichettatura, ‘debba’ abbondantemente superare le 2 ore di durata, perché in caso contrario ‘cheap’ rispetto alla concorrenza. Voli pindarici, casualità cinematografiche degli ultimi mesi o probabile verità? Nel dubbio, non possiamo far altro che rigirare a voi il quesito, chiedendovi a bruciapelo: ma a voi piace questa nuova moda da ‘film infinito’ in sala?