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The Grandmaster: clip in italiano con intervista al regista Wong Kar-wai

Visto che oggi debutta nei cinema italiani The Grandmaster, il nuovo biopic su Yip Man, leggendario maestro di kung-fu (stile Wing Chun) nonché mentore di Bruce Lee, cogliamo l’occasione per proporvi una video-intervista al regista del film, il cineasta cinese Wong Kar-wai(”In the Mood for Love”, “2046″).

A seguire Wong Kar-wai parla della genesi del film, mentre in coda all’articolo trovate la clip:

Fu in Argentina nel 1996, mentre stava girando Happy Together (con cui vinse la Palma d’oro per il Migliore regista a Cannes nel 1997) che Wong Kar-wai iniziò il suo viaggio di avvicinamento a THE GRANDMASTER. Stava passando davanti a un’edicola quando notò una rivista con la foto di Bruce Lee in copertina. Lo colpì il fatto che a vent’anni dalla sua morte, Lee fosse ancora un’icona internazionale. “Sono cresciuto guardando i film di Bruce Lee”, dice. “Li adoravo”. Il suo primo pensiero fu che doveva assolutamente fare un film su Bruce Lee. Ma più leggeva la stria del suo maestro Ip Man, e più ne restava affascinato. Uomo colto e raffinato, nato in una famiglia ricca della città di Foshan, nel sud della Cina, Ip Man finì in esilio a Hong Kong, dove divenne il massimo esponente di quella forma di Kung fu che si chiama Wing Chun. Tra i suoi allievi c’era Bruce Lee. Ip Man – come ha scoperto Wong Kar-wai – era solo uno dei tanti maestri di arti marziali che erano finiti a Hong Kong negli anni cinquanta, e che lì aprirono alcune scuole di arti marziali in concorrenza fra loro. Lungo certe strade, c’erano più scuole di kung fu che case, e i lottatori si sfidavano a vicenda, misurandosi in accesi combattimenti. Originariamente, Wong Kar-wai pensava di raccontare la storia di una strada e di un maestro. Ma più leggeva per documentarsi, e più si rendeva conto che quella strada rappresentava la storia di un’intera epoca. Alla fine, si è reso conto che quello che gli interessava era rievocare sul grande schermo il mondo delle arti marziali nell’epoca repubblicana (1911-1949), l’età dell’oro del kung fu cinese, con le sue rivalità, le sue tragedie e i suoi misteri esoterici Si è gettato a capofitto nel lavoro di ricerca, raccogliendo fotografie d’epoca, libri e documenti, e riempiendo diari e quaderni di ritagli e appunti. E così, ha intrapreso un difficile viaggio durato più di tre anni (documentati nel film The road to THE GRANDMASTER, prodotto da Jet Tone Films) che lo ha condotto in nove città della Cina e di Taiwan, sotto la guida del più grande maestro cinese di wushu (arti marziali), Wu Bin. Wu è stato il maestro di Jet Li, l’artista marziale più popolare nel mondo, dopo Bruce Lee. Wong Kar-wai è rimasto affascinato dal fatto che tanti maestri di kung fu fossero arrivati a Hong Kong dal nord della Cina, in particolare dal nord-est occupato dai giapponesi, negli anni trenta. Prima di essere costretti all’esilio, molti di loro avevano incontrato i grandi maestri del sud, per condividere le proprie conoscenze. Durante il lavoro di preparazione, il regista ha intervistato un gran numero di artisti marziali, che gli hanno parlato della loro filosofia e del loro lavoro, rivelandogli anche episodi e particolari inediti legati al mondo delle arti marziali. A un certo punto, si è reso conto di essere diventato il depositario di una preziosa eredità culturale che rischiava di andare perduta. Così, ha deciso che in questo film avrebbe documentato e valorizzato questa eredità, e in particolare gli stili di kung fu Wing Chun, Bagua, Xingyi e Baji. THE GRANDMASTER doveva essere un film epico e al tempo stesso profondamente autentico. A testimoniare la forza di attrazione che il kung fu e le arti marziali ancora esercitano sulla mente dei cinesi, la versione online del documentario The Road to THE GRANDMASTER (in lingua cinese) ha registrato 10 milioni di visualizzazioni ancora prima dell’uscita nelle sale del film THE GRANDMASTER.

 

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The Grandmaster – la colonna sonora del biopic con arti marziali di Wong Kar-Wai

Il regista cinese Wong Kar-Wai (In the Mood for Love) confeziona un suggestivo ritratto della vita di Yip Man, il maestro di arti marziali già interpretato da Donnie Yen ed Anthony Wong, che in questo nuovo biopic avrà il volto di Tony Leung (Bullet in the Head).

Le musiche originali del film sono state affidate al compositore giapponese Shigeru Umebayashi (La foresta dei pugnali volanti) supportato da francese Nathaniel Méchaly (Io vi troverò). Questa per Umebayashi è la quarta collaborazione con il regista Wong Kar-Wai per il quale ha musicato anche In the Mood for Love2046 e Un bacio romantico – My Blueberry Nights.

Alla colonna sonora che include due pezzi di Ennio Morricone (tratti da Come imparai ad amare le donne C’era una volta in America), ha contribuito anche l’italiano Stefano Lentini (Il sorteggio) che per il film ha composto il brano originale “Stabat Mater” per soprano ed orchestra.

1. Main Theme I – Opening (with Nathaniel Mechaly)
2. Main Theme II – Dreaming of the 64 Hands
3. Love Theme I
4. Love Theme II
5. Beijing Opera – Si Lang Tan Mu – Traditional
6. The Gold Pavilion
7. Manchuria Express (with Nathaniel Mechaly)
8. Action 150 (Vichaya Vatanasapt, Traithep Wongpaiboon & Nathaniel Mechaly)
9. Sorekara Epilogue I – Kokuhaku
10. Moyou
11. Opium
12. Casta Diva (from the opera “Norma”) (Vincenzo Bellini)
13. Main Theme IV – The Sacrifice
14. La Donna Romantica (Ennio Morricone)
15. Once Upon a Time in America: Deborah’s Theme (Ennio Morricone)
16. Manchurian Bolero (with Nathaniel Mechaly)