Pistola

Il termine pistola indica comunemente un’arma da fuoco di tipo convenzionale, detta anche “arma corta”, da usare con una sola mano, costituita da una canna di dimensione ridotte, un’impugnatura, un grilletto con cui fare fuoco tramite un percussore, il quale colpisce l’innesco provocandone lo scoppio. La maggior parte di queste armi è dotata anche di una sicura. La pistola è probabilmente l’arma da fuoco più diffusa nel mondo. Può essere di vari tipi, dalla semplice scaccia-cani a salve, alla pistola semiautomatica.

Pistole nella percezione comune

Le pistole sono in dotazione alle polizie e agli eserciti di tutto il mondo e, oltre che come armi da difesa, sono utilizzate anche come attrezzi sportivi, ad esempio nel tiro a segno.

Le pistole sono state uno dei simboli dell’epoca del Far West, nella quale venivano definite anche “sputafuoco”. La più famosa ditta produttrice di pistole è la statunitense Colt, nata nel 1836. I revolver di Samuel Colt furono tra i più comuni nell’Ovest americano.
In Italia la più grande produttrice di pistole (ma anche di altre armi) è la Beretta.
È da sottolineare che sia in Italia che nel resto d’Europa – Austria, Germania e Svizzera in particolare – si è sviluppata l’evoluzione e la produzione delle pistole semiautomatiche, fino a livelli di eccellenza tale da essere adottate dagli stessi Americani per il loro esercito (Beretta 92FS) o dall’ FBI e dalla DEA (SIG Sauer, Glock). È comunque l’arma da fuoco più conosciuta e più utilizzata.

Storia

Le prime pistole (distinte dal precedente archibugio) comparvero verso la metà del ‘500, secondo alcuni in Toscana, a Pistoia, ove fiorivano botteghe di valenti armaioli e il termine deriverebbe proprio dal nome di quella città. L’etimologia ufficiale lo fa invece derivare dal ceco píšťala (“tubo, canna”), mentre secondo altri trarrebbe origine da pistoles, moneta spagnola di diametro uguale al calibro degli schioppi d’allora.

Le prime pistole sfruttavano il sistema di accensione a ruota: sul fianco destro dell’arma era imperniato un dischetto di acciaio dal bordo zigrinato, caricato a molla e vincolato al grilletto. Premendo quest’ultimo il dischetto girava, sfregando contro una barretta di pirite, tenuta in posizione fra le ganasce di una morsa del cane, da cui si sprigionavano scintille, che incendiavano la polvere d’innesco.

Il sistema a ruota, costoso e delicato, non offriva ampie garanzie di affidabilità, per cui gli artigiani dell’epoca sostituirono al dischetto ruotante il cane stesso, dotato di una pietra focaia stretta fra due ganasce. Arretrandolo, si comprimeva una molla e lo si agganciava al dente di scatto. Premendo il grilletto, il cane si abbatteva su una piastrina d’acciaio (batteria), sfregandovi contro con la pietra e producendo le scintille, che incendiavano la polvere d’innesco.

Ai primi dell’800 si scoprì che alcuni composti chimici esplodevano se sottoposti a percussione: un piccolo involucro (capsula), contenente fulminato di mercurio, clorato di potassio e solfuro di antimonio, prese il posto dell’acciarino. La nascita del sistema a percussione, tuttora universalmente adottato, segna il definitivo ingresso nell’era moderna delle armi da fuoco: consente di ridurre enormemente le dimensioni fisiche dell’arma ed offre un’affidabilità di funzionamento pressoché totale.

Per anni però il numero di colpi di un’arma coincise con quello delle canne di cui essa era dotata: generalmente una, spesso due, al massimo tre, salve alcune esagerazioni poco diffuse, come le così dette “pistole a piede d’anitra” con quattro o più canne disposte a ventaglio su di un piano orizzontale che sparavano contemporaneamente o il fucile a sette canne dell’inglese Manton. Nel 1836 Samuel Colt, ispirandosi alle rivoltelle dette “pepperbox” (dotate di varie canne che sparavano una per volta venendo ruotate dall’azionamento del grilletto), depositò il brevetto relativo alla pistola a rotazione ad avancarica del tamburo, in cui il fascio di canne delle “pepperbox” era ridotto ad un corto cilindro (il tamburo, appunto) che, ruotando intorno al suo asse (dietro ad un’unica canna), presentava alla battuta del cane un colpo alla volta: era nato il revolver. Con l’invenzione della cartuccia metallica attribuita a Casimir Lefaucheux (che depositò nel 1836 a Parigi un brevetto per una cartuccia con innesco laterale a spillo), il principio della retrocarica conobbe la sua definitiva affermazione, venendo universalmente esteso a tutte le armi corte.

Le prime pistole di Colt sparavano in “singola azione” (si doveva cioè armare il cane con il pollice prima di ogni colpo), ed avevano cinque o sei colpi. Con l’affermarsi della “doppia azione” il revolver raggiunse il punto massimo della sua evoluzione, rimanendo sostanzialmente inalterato fino ai nostri giorni. Il nuovo sistema consentiva infatti di sparare senza armare manualmente il cane ad ogni tiro, essendo sufficiente una decisa pressione sul grilletto per alzare il cane, far ruotare il tamburo ed esplodere il colpo. Nel 1880 la diffusione delle polveri senza fumo (smokeless), a base di nitrocellulose come cordite e balistite, oltre a ridurre drasticamente i problemi derivanti dall’accumulo di depositi carboniosi, consentì di fabbricare cartucce molto più potenti e generò la tendenza alla progressiva riduzione dei calibri in uso (un calibro più piccolo consente infatti una maggior velocità del proiettile e la velocità è la prima responsabile dell’ energia cinetica).

La retrocarica permise inoltre lo sviluppo dell’ultima grande innovazione nel mondo delle armi da fuoco portatili: il sistema di ripetizione semiautomatica, in cui l’energia cinetica del rinculo derivante dallo sparo viene utilizzata per far arretrare il carrello-otturatore, che espelle il bossolo vuoto, riarma il cane o il percussore, preleva una nuova cartuccia dal caricatore e la introduce in camera, aumentando significativamente la celerità di tiro. Un sistema simile era stato adottato per la prima volta nel 1884 da Hiram Maxim, inventore dell’omonima mitragliatrice.

Successivi miglioramenti vennero applicati alle armi corte da Hugo Borchardt, a cui si deve la nascita della prima pistola semiautomatica, la Borchardt-Luger, realizzata dal fabbricante austriaco Georg Luger. Da questa, nel 1897, derivò la famosa Luger Parabellum, poi mod. P. 08 (da: “Pistole 1908”), adottata da varie forze armate europee. Agli inizi del secolo Peter Paul Mauser brevettò un’altra rivoluzionaria pistola semiautomatica, con la sede del caricatore posta anteriormente al grilletto. In America invece gli studi di John Moses Browning diedero origine alla Colt Government 1911 in calibro .45 ACP, fino a pochi anni fa pistola d’ordinanza dell’U.S.Army e di molti corpi di Polizia, tuttora in produzione. Nel 1939 in Germania Karl Walther realizzò la famosa P.38 (da: “Pistole 1938”) in calibro 9 mm Parabellum, prima semiautomatica a sfruttare il principio della doppia azione, permettendo di tenere la cartuccia in canna e far fuoco alla semplice pressione del grilletto, senza arretrare preventivamente il carrello ed evitando così l’impiego di entrambe le mani.
Principali tipi

Manuali

Pistole che devono essere ricaricate o armate dopo ogni colpo.

Colpo singolo

Queste pistole sono in teoria le più semplici, dove la carica veniva introdotta e poi sparata con il medesimo sistema dei cannoni e come tali, essi sono stati sostanzialmente nulla più di cannoni in miniatura, piccole abbastanza per essere maneggiati.

Miglioramenti nei secoli successivi, come vari tipi di serrature (dispositivi d’accensione) sono stati inventati e usati sul Matchlock, poi il Wheellock. Nel XVII secolo si utilizza la pietra focaia, nel XIX secolo, sono state sviluppate le capsule a percussione, seguita di lì a poco integrato moderni di cartucce e martelli, quindi andando a sostituire le pietre focaie.
Colpi multipli
Sono pistole munite di un tamburo o tubo, dove i colpi possono essere gestiti in vari modi:
Colpi simultanei, i colpi presenti nel tamburo vengono sparati in contemporanea
Colpi singoli, i colpi nel tamburo vengono sparati singolarmente, ma il tamburo deve essere ruotato manualmente dopo ogni colpo per poter armare la pistola.

A ripetizione o semiautomatiche

Pistole che non devono essere ricaricate a ogni colpo e che possono quindi esplodere una serie di colpi semplicemente premendo il grilletto (in alcuni casi previo armamento manuale del cane).

A tamburo (Revolver)

Il revolver o rivoltella è l’arma da fuoco semiautomatica costruttivamente più semplice; si compone di un telaio chiuso che ospita un tamburo, rotante intorno al proprio asse e basculante sul lato sinistro, al cui interno sono ricavate le camere cilindriche che alloggiano le cartucce. La pressione del grilletto determina la rotazione del tamburo e contemporaneamente (doppia azione) l’inarcamento del cane che, giunto alla sua massima estensione (punto morto), si abbatte sull’innesco della cartuccia o sul percussore. Per sparare di nuovo occorre ripetere l’operazione. Per un tiro più preciso, è quasi sempre possibile armare manualmente il cane, riducendo così drasticamente la corsa del grilletto e lo sforzo sul medesimo. Al riguardo, la maggior parte dei revolver dispone di doppia azione selettiva, consente cioè di sparare sia in doppia sia in singola azione; ve ne sono poi alcuni solo a singola azione (modelli prettamente sportivi o repliche dei vecchi Colt S.A.A.) ed altri solo a doppia azione (modelli compatti tipicamente da difesa a cane interno o carenato).

Pregi
Pregi essenziali del revolver, rispetto ad una semiautomatica, sono:
l’estrema facilità d’utilizzo, anche con una sola mano, non essendoci carrelli da arretrare;
la sicurezza di porto e custodia (quasi tutti sono privi di sicura manuale, inutile, perché per sparare occorre una trazione del grilletto decisa e quindi intenzionale);
l’immediata possibilità di verificare se è carico o meno, basta guardare il tamburo di profilo o anteriormente prestando attenzione;
la possibilità di utilizzare, a parità di calibro (ed entro certi limiti) munizioni di varia potenza, essendo quest’ultima ininfluente sul ciclo di sparo;
la possibilità, in caso di difettoso funzionamento della cartuccia, di esplodere subito un altro colpo, premendo nuovamente il grilletto, in quanto le cartucce sono già inserite in altrettante camere di scoppio indipendenti;
il minor numero di parti in movimento e, conseguentemente, le minori probabilità di guasti e rotture e le minori esigenze di manutenzione e lubrificazione;
una maggior precisione teorica, stante l’assenza di parti in movimento durante lo sparo che possono ingenerare vibrazioni parassite;
la totale insensibilità alle variazioni atmosferiche e climatiche;
abbinando un calcio, si può ridurre il forte rinculo dato dalle munizioni magnum calibro .45, fino all’80%;

Difetti
Principali difetti, invece, sono:
un minor numero di colpi, generalmente sei, ma spesso cinque, sette e talvolta otto, in stretta relazione al calibro;
l’elevato ingombro laterale, a causa del tamburo, necessariamente cilindrico;
il secco rinculo dei calibri più potenti, che si scarica interamente sul polso, non venendo neppure parzialmente assorbito da meccanismi di riarmo;
la propensione a sporcarsi dopo ogni seduta di tiro, a causa dello sfiato di gas combusti tra tamburo e canna;
le operazioni di espulsione dei bossoli e di rifornimento del tamburo sono lente e macchinose, specialmente in momenti di concitazione. Ciò rende il revolver un’arma assolutamente inadatta a situazioni di combattimento (ove la velocità si ricarica è un fattore importantissimo).

Pistola scarrellante

Questa pistola è esclusivamente del tipo semiautomatico (o automatico, vedi sezione “Pistole Automatiche”) ed è bene precisare che con il termine “pistola semiautomatica” si indica un’arma che funziona con il sistema di seguito descritto. La “pistola automatica” nella sua definizione corretta è invece un’arma che spara a raffica: ovvero che continua a sparare finché si tiene premuto il grilletto. Tale è il caso dei “mitra” (detti anche, appunto, “pistole mitragliatrici”) o di pochissime armi corte (ad esempio alcune vecchie Mauser o alcune Glock).

Il principio di funzionamento della “pistola scarrellante” è concettualmente semplice: il primo colpo va introdotto manualmente nella camera di scoppio, arretrando il carrello per prelevare una cartuccia dal caricatore ed armare il cane; al momento dello sparo l’energia cinetica prodotta dall’espansione dei gas, causati dalla rapidissima combustione della carica di lancio, spinge la pallottola attraverso la via che offre minore resistenza, cioè la canna; parte di tale energia (rinculo) viene utilizzata per far arretrare nuovamente il carrello, espellere il bossolo sparato e riarmare il cane. Sotto l’azione della molla di recupero il carrello ritorna in sede, prelevando una nuova cartuccia dal caricatore ed introducendola nella camera di scoppio. Per esplodere i colpi successivi basterà tirare ogni volta il grilletto, sparando in singola azione (cane già armato).
Pregi
Pregi essenziali dell’automatica, rispetto al revolver, sono:
maggior capacità di fuoco, generalmente da 7 a 17 colpi, secondo il calibro, con caricatore bifilare;
maggior celerità teorica di tiro, sia perché la velocità del moto rettilineo del carrello è superiore a quella di rotazione del tamburo, sia perché i colpi successivi al primo vengono sparati in singola azione, con minore sforzo;
possibilità di sostituire rapidamente il caricatore esaurito con un altro di riserva; generalmente quando un caricatore è esaurito l’arma rimane aperta col carrello arretrato, basta introdurre un altro caricatore, sganciare il carrello e la cartuccia è già camerata;
minor spessore e quindi, a parità delle altre dimensioni e di peso, maggior occultabilità e comodità di porto;
minore sensazione di rinculo, a parità di calibro, per l’azione ammortizzante della molla di recupero;
possibilità di silenziare l’arma tramite l’applicazione di un silenziatore sulla volata, cosa impossibile per quasi tutti i revolver dato che lo sfogo dei gas avviene, oltre che dalla canna, anche nel castello nella zona che ospita il tamburo.

Difetti
I principali difetti, invece, sono:
la maggior complessità costruttiva, che comporta una maggiore usura delle parti e, nei modelli più economici, può dar luogo a malfunzionamenti, guasti e rotture;
la necessità di servirsi di entrambe le mani per arretrare il carrello e camerare la prima cartuccia del primo caricatore, a meno che non la si porti con il colpo in canna, cosa consigliabile solo se l’arma dispone di adeguati sistemi di sicurezza che bloccano il percussore oltre che il cane e il grilletto;
l’impossibilità di sapere subito se il caricatore è pieno o no;
la difficoltà di sapere se la camera di cartuccia è vuota o meno;
la rumorosità di armamento;
l’elevato grado di addestramento necessario per padroneggiarla con sicurezza (probabilità di ferirsi durante lo scarrellamento dell’arma) ed efficienza;
la complessità delle operazioni di smontaggio e pulizia;
la necessità di utilizzare cartucce di una determinata potenza, sulla quale è stato tarato il cinematismo di sparo: variazioni in meno possono causare inceppamenti o mancato riarmo, variazioni in aumento possono risultare pericolose per l’integrità degli organi meccanici e per il tiratore;
i possibili problemi di alimentazione con palle non blindate (a punta molle, dette a piombo nudo) ovvero di forma diversa dall’ogiva tradizionale;
la necessità, in caso di inceppamento, di liberare l’unica camera di cartuccia scarrellando nuovamente;
la sensibilità alle variazioni climatiche (il freddo intenso può gelare l’olio di lubrificazione) e alle infiltrazioni di sporco;
la possibilità di malfunzionamenti se il caricatore viene lasciato a lungo pieno di munizioni, a causa dell’anomala compressione cui viene sottoposta la molla del caricatore stesso: essa si deforma e non è più in grado di fornire la necessaria spinta verso l’alto alle cartucce, che non vengono incamerate correttamente.

Pistola automatica o mitragliatrice

Anche se con il termine pistola mitragliatrice si indicano comunemente i mitra, il termine può essere usato, e forse più correttamente, per indicare un’arma da pugno automatica nel senso proprio del termine, che non necessita cioè della ripetuta pressione sul grilletto per poter sparare più colpi, sparando quindi a raffica e risultando una via di mezzo tra una pistola semiautomatica ed un mitra vero e proprio. Tipici esempi in questo senso sono la Beretta 93R e la Glock 18.

Nelle versioni a tamburo la spinta del rinculo è sfruttata per far ruotare il tamburo ed arretrare il cane, si tratta quindi di un revolver che fa fuoco in singola azione ma con la stessa rapidità di una pistola semiautomatica. Tipici esempi sono il Webley-Fosbery del 1895 che può funzionare sia come pistola semiautomatica sia come automatica e la moderna Mateba “autorevolver” del 1997.

Nel mondo e nel tempo potreste vedere un sacco di misteri e cose incredibili non solo nel tempo e anche nello spazio. Io con la mia famiglia e anche senza ho viaggiato nel tempo e nello spazio. Ogni tanto ho visto cose incredibili e ho scoperto che nel mondo le persone con i poteri hanno fatto grandi cose per vivere in pace senza con noi. Noi li abbiamo visti come dei mostri e loro si sono rintanati dentro una dimensione nota come Universing. Io sono Daniel Saintcall e sono uno dei tanti Dominatori di Poteri che è vivo e vegeto e cerca di capire cosa succede nel tempo e nello spazio. Se avete bisogno di aiuto chiedete pure e se invece dovete scrivere qualcosa la potete scrivere qui sotto

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...